FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘miracolo a Medjugorje’

«Non si poteva decidere di buttar via un figlio per star bene la mamma…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/12/2019

Diana Basile, una delle prime miracolate di Medjugorje racconta la sua guarigione, documentata e certificata dai medici.

Dopo quasi trent’anni è in ottima salute e condivide con gioia e serenità la sua avventura con la Regina della Pace.

«Non si poteva decidere di buttar via un figlio per star bene la mamma…»

«Non volevo entrare perché dicevo, la Madonna ci vede se siamo dentro o simo fuori, non è necessario insistere per entrare. Mi sono trovata dentro, dopo un po’ avevo la stessa sensazione che avevo quando abbracciavo per la prima volta i miei bambini quando erano dentro di me. Mi sono vista passare davanti tutta la vita.»

«Quando i veggenti si cono alzati, mi sono alzata insieme a tutti… Ho cominciato a correre…»

«Dodici anni di malattia, quindi una malattia conclamata, succede quel viaggio e siamo in presenza di una guarigione con un ripristino anatomo funzionale completo, istantaneo e stabile nel tempo, con una stabilità che ad oggi è di 26 anni.» (Dott. Botta)

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Salti di gioia

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/01/2018

Medjugorje. Una pellegrina coreana affetta da diversi anni da una paralisi alle gambe, si alza dalla sedia a rotelle con le sue sole forze e davanti agli sguardi attoniti dei presenti comincia a ballare e saltare lodando nel contempo il Signore per la grazia ricevuta.

Ecco che la folla di presenti cade in ginocchio e ringrazia con gli occhi colmi di lacrime la Madonna per l’ennesima guarigione straordinaria…

La Chiesa in maniera materna e prudente vigila su tutto e nel frattempo le grazie, soprattutto di conversione del cuore, continuano copiose in quella terra benedetta.

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«Nel cuore sapevo, avevo la certezza, che in qualche modo il Signore mi aveva ascoltato»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/04/2017

Un’altra guarigione a Medjugorje…

Sono una ragazza di 27 anni. All’età di 19 me ne andai di casa: volevo essere libera, e fare la mia vita.

Ero cresciuta in una famiglia cattolica, ma ben presto arrivai a dimenticare Dio. Un matrimonio sbagliato e due aborti segnarono la mia vita. Ben presto mi ritrovai sola, nell’angoscia e alla ricerca di chissà che cosa! Illusioni! caddi inevitabilmente nella droga: anni orrendi, vivevo costantemente nel peccato mortale; divenni bugiarda, impostora, ladra, ecc.; ma c’era nel mio cuore una piccola, piccolissima fiammella, che satana non riusciva a spegnere! Ogni tanto, anche distrattamente, chiedevo aiuto al Signore, ma pensavo che non mi ascoltasse!!

Non avevo spazio in quel periodo nel mio cuore per Lui, il mio Signore. Come non era vero!!! Dopo quasi quattro anni di questa vita tremenda e orribile, scatto in me qualcosa che mi fece decidere di cambiare questa situazione. Volli smettere con la droga, abbandonai tutto, era arrivato il momento in cui Dio cominciava a trasformarmi!

Tornai dai miei genitori, ma purché bene accolta, essi mi facevano pesare tutta la situazione, non mi sentivo più a casa mia, (premetto che mia mamma morì quando avevo 13 anni e mio papà si sposò poco più tardi); andai ad abitare con la mia nonna materna, fervente religiosa, terziaria francescana, la quale col suo esempio silenzioso mi insegnò a pregare.

L’accompagnavo quasi tutti i giorni alla S. Messa, sentivo che qualche cosa nasceva in me: “il desiderio di Dio!!” Cominciammo a recitare il rosario tutti i giorni: era il momento più bello della giornata. lo quasi non mi riconoscevo, i giorni neri della droga stavano diventando ormai un ricordo lontano. Era arrivato il momento che Gesù e Maria mi presero per mano e mi aiutarono a rialzarmi, nonostante che di tanto in tanto, ma molto raramente, continuassi a fumare gli spinelli. Con la droga pesante avevo chiuso: mi resi conto di non avere avuto bisogno ne di medici ne di medicine; ma non ero ancora a posto.

Nel frattempo mi accorsi di aspettare mio figlio. Ero felice, lo volevo, era per me un grande dono di Dio! Aspettai la nascita con gioia, e fu proprio durante questo periodo che seppi di Medjugorje: credetti subito, nasceva in me il desiderio di andarci, ma non sapevo quando, ero disoccupata e con un bambino in arrivo! Aspettai e misi tutto nelle mani della cara Mamma celeste!

Nacque Davide, il mio bambino. Purtroppo, dopo vari esami medici, si scoprì che sia io che il mio bambino eravamo sieropositivi dell’AIDS; ma non ebbi paura. Mi resi conto che, se questa era la croce che dovevo portare, l’avrei portata! A dire la verità temevo solo per Davide. Ma avevo fiducia nel Signore, ero sicura che mi avrebbe aiutato.

Iniziai i quindici sabati alla Madonna in novena, per chiedere la grazia, Quando il mio bambino compì 9 mesi realizzai finalmente il desiderio di andare in pellegrinaggio a Medjugorje (trovai lavoro come domestica e racimolai la somma che occorreva per il pellegrinaggio). E, combinazione, mi accorsi che la fine della novena l’avrei passata a Medjugorje. Ero decisa a tutti i costi ad ottenere la grazia per la guarigione del mio bambino. Arrivata a Medjugorje, un’atmosfera di pace e serenità mi avvolse, vivevo come fuori dal mondo, sentivo costantemente la presenza della Madonna, che mi parlava attraverso le persone, che incontrai.

Conobbi ammalati stranieri tutti raccolti in preghiera nelle diverse lingue, ma uguali innanzi a Dio! E’ stata un’esperienza meravigliosa! non la dimenticherò mai più. Rimasi tre giorni, tre giorni pieni di grazie spirituali; compresi il valore della preghiera, della confessione, anche se non ebbi la fortuna di confessarmi a Medjugorje per la troppa gente che c’era in quei giorni, ma mi ero confessata il giorno prima della partenza a Milano.

Mi resi conto, quando eravamo in procinto di tornare a casa, che per tutto il tempo della mi permanenza a Medjugorje non avevo chiesto la grazia per il mio bambino ma solo di poter accettare questa malattia del bambino anche come dono, se questo era per la gloria del Signore! E dicevo: “Signore se vuoi puoi, ma se questa è la tua volontà, che così sia”; e promisi solennemente di non fumare più gli spinelli. Nel cuore sapevo, avevo la certezza, che in qualche modo il Signore mi aveva ascoltato e mi avrebbe aiutato. Tornai da Medjugorje più serena e preparata ad accettare qualsiasi cosa il Signore volesse domi!

Due giorni dopo l’arrivo a Milano, avevamo l’appuntamento con il medico specialista di questa malattia. Fecero gli esami al mio bambino; una settimana dopo ebbi l’esito: “Negativo”.

Il mio Davide era completamente guarito!!! più nessuna traccia di questo terribile virus! Checché ne dicano i medici (che era possibile una guarigione, avendo i bambini più anticorpi) io credo che il Signore mi abbia fatto la grazia; ora il mio bambino ha quasi 2 anni e sta benone; io porto ancora la malattia ma confido nel Signore! e accetto tutto!

Ora frequento un gruppo di preghiera di adorazione notturna in una chiesa di Milano, e sono felice, li Signore mi e sempre vicino, ho ancora qualche piccola tentazione quotidiana, qualche perplessità, ma il Signore mi aiuta a superarle. Il Signore ha sempre bussato alla porta del mio cuore anche nei momenti più duri, ed ora che l’ho lasciato entrare, non lo faro più andare via!! Da allora sono ritornata a Medjugorje ancora una volta a capodanno di quest’anno: altri frutti e altre grazie spirituali!

A volte non riesco a dire molte cose se non… grazie Signore!!!

 

Fonte: Eco di Medjugorje nr.54

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“Sei mesi di vita. Ma la Madonna è intervenuta a Medjugorje”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/08/2016

Boyle_01Indipendentemente dal pronunciamento della Chiesa in merito alle apparizioni a Medjugorjie, stanno uscendo in più parti del mondo, testimonianze di guarigioni miracolose, di conversioni, di vocazioni avvenute in occasione di visite, confessioni, preghiere nella terra di Erzegovina.

A questo proposito le edizioni ARES pubblicano la storia di Arthur (Artie) P. Boyle guarito in modo davvero sorprendente da metastasi ai polmoni.

Il libro, che ha per titolo “Sei mesi di vita. Ma la Madonna è intervenuta a Medjugorje”, è stato scritto da Eileen McAvoy Boylen, collaboratrice del quotidiano statunitense The Boston Globe.

La storia di Artie è incredibile.

Una moglie piena di fede, Judy, amata fin da giovanissimo; tredici figli, di cui uno, Joseph, morto ancora nella culla e un secondo, Artie Jr., affetto da autismo.

Un cognato (Kevin) e un amico (Rob) premurosi e pronti a dare la vita per gli amici.

È questo il contesto umano di Arthur Boyle quando a 45 anni scopre di avere i giorni contati – “Sei mesi al massimo”, è la diagnosi – per una metastasi al polmone recidiva di un cancro al rene, da cui era già sorprendentemente scampato 8 mesi prima….

Boyle_03Trovandosi sul baratro, l’Autore, forte del sostegno di Judy decide di affidarsi totalmente a Dio. Contro il parere dei medici – “Il paziente potrebbe non riuscire a sostenere il viaggio” –, ma con i suoi due amici sempre al fianco, Artie attraversa l’Oceano per recarsi a Medjugorje.

E qui accade veramente di tutto… a incominciare dal cuore del protagonista fino al suo polmone malato. Il lieto fine: Artie dice di essere stato un cristiano molto tiepido: a 15 anni dalla sua guarigione inspiegabile ha dedicato questo libro alla Madonna e porta in giro per il mondo questa sua testimonianza: “È Gesù il Signore della vita”.

ll ‘caso di Boyle’ negli USA è stato analizzato e ha tenuto a lungo banco su tutti i principali media nazionali, e, a distanza di quindici anni, per i medici la sua guarigione resta un mistero.

A proposito del libro ha scritto Jim Caviezel, attore protagonista di The Passion:

“Senza Medjugorje, non avrei mai recitato la parte di Gesù in The Passion di Mel Gibson. Dopo essere stato in questo luogo remoto, per la prima volta nella mia vita ho preso coscienza che Gesù mi guardava, che era preoccupato per me e che mi amava. […] Quando ho letto Sei mesi di vita sono stato colpito di nuovo da questa verità”.

E Ray Flynn, già ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, “Artie offre in questo meraviglioso libro la storia impressionante della sua guarigione fisica e della sua conversione. Se avete mai avuto curiosità o dubbi sulla forza della fede, la testimonianza di Artie vi lascerà senza fiato. Essa dimostra che a Dio veramente nulla è impossibile.”

Il dottor James Michaelson, del Laboratory for Quantitative Medicine del Massachusetts General Hospital, aveva detto “Le probabilità di una sopravvivenza di 15 anni in questo stadio del tumore e con questa velocità di sviluppo sono “zero”.

Boyle_02Nell’Oxford Journals, Annals of Oncology, al volume 15, issue 4; American Urological Association è scritto “I pazienti ai quali è stato diagnosticato un carcinoma a cellule renali dello stadio quattro hanno una aspettativa media di vita di 10 mesi”.

L’urologo dr. Francis McGovern, del Massachusetts General Hospital, aveva affermato “Data la gravità e il progredire della malattia di Arthur Boyle, un carcinoma a cellule renali metastatico, per la medicina è difficile spiegare come sia possibile che egli oggi sia vivo: le probabilità di una remissione spontanea del carcinoma sono, infatti, fra l’1% e il 2%. Così ogni volta che lo incontro, mi sento sicuro che Dio esiste. Questa vicenda prova che c’è sempre una speranza”.

Bobby Orr, campione di Hokey su ghiaccio, celebrato nella Hall of Fame della NHL-National Hockey League, ha raccontato: “Una chiacchierata fatta per caso su una pista di hockey su ghiaccio conduce Artie e i suoi amici a un’esperienza che cambia le loro vite. Conosco la famiglia Boyle da tanti anni, e sono certo che la storia di Artie si rivelerà illuminante per chiunque legga questo libro”.

Bill Brett, ex direttore della fotografia del Boston Globe: “Artie Boyle ci racconta come la fede, la famiglia e gli amici lo hanno aiutato a ottenere un miracolo. Un libro che ispira, un libro indimenticabile. Assolutamente da leggere!”.

E Mary Lou Quinlan, attrice ed autrice di The God box, best-seller per il New York Times (www.marylouq.com), ha aggiunto “Sei mesi di vita segue tre uomini normali in un viaggio disperato intrapreso per salvare la vita a uno di loro. Ricca di scoperte notevoli, questa è una storia indimenticabile di amicizia, di speranza e di fede incrollabile. Siate pronti a credere ai miracoli”.

Boyle_04Lo scrittore Jack Sacco, autore di “Where the birds never sing, Above the tree tops…”, ha commentato “In un’epoca in cui l’umanità fa sempre più assegnamento sulla tecnologia per soddisfare le proprie esigenze, Artie Boyle non può fare altro che ricorrere alla fede. Affetto da un tumore terminale e non potendo sperare niente dalla medicina, questo padre di tredici figli è partito in viaggio per un paese lontano alla ricerca di un miracolo. Contro ogni previsione, è tornato a casa guarito. Il viaggio miracoloso di Artie vi scalderà il cuore…”.

E Glen Sather, presidente e amministratore delegato dei New York Rangers, “Uomini che si trovavano più a loro agio in un campo da golf, in una pista di hockey su ghiaccio o in un consiglio di amministrazione partono verso un posto che li attira per motivi spirituali, e tornano a casa completamente cambiati. Una testimonianza avvincente”.

Padre Johann Roten, SM, direttore della ricerca, dell’arte e dei progetti speciali dell’International Marian Research Institute / Marian Library di Dayton, Ohio, ha sostenuto “Il racconto illuminante del signor Boyle – la cronaca di una guarigione fisica e di una trasformazione spirituale – è uno dei molti esempi dei ricchi frutti spirituali, psicologici e fisici di Medjugorje. Ci assicura che Maria ci ama incondizionatamente e che desidera intercedere per i suoi figli”.

Brian Boyle, figlio di Artie, giocatore di hockey su ghiaccio dei New York Rangers e dei Tampa Bay Ligtning, ha raccontato “La guarigione di mio padre è stata una fonte di conversione per me e per i miei undici fratelli.Ci ha cambiato tutti per sempre. Siamo immensamente grati a Gesù e a Maria per gli ultimi quindici anni con mio padre e per le cose che siamo stati in grado di condividere come famiglia. Spero che i lettori traggano incoraggiamento da questa storia di fede, di amore familiare e di amicizia”.

(Fonte: https://it.zenit.org/)

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“Il mio compito è raccontare quanto è accaduto, essere apostolo e portare la luce”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/02/2015

Andrea_01Andrea De Luca, ventunenne di Castellammare di Stabia, ha raccontato di quando, all’età di tredici anni, fu colpito dal morbo di Perthes, malattia rara che porta allo sfaldamento della testa del femore e dell’anca, causando dolori insopportabili, la paralisi e il ‘crollo’ della spina dorsale.

«Ero affetto da tre anni da questa malattia ed ero stanco per i dolori che dovevo sopportare – ha proseguito Andrea – Poi, a Medjugorje, ho potuto abbandonare la sedia a rotelle».

I medici che lo avevano in cura, il prof. Anastasio Tricarico, docente di Ortopedia e traumatologia della II Università di Napoli e il dottor Pasquale Guida, ortopedico del Santobono di Napoli, presenti al lancio del libro di Brosio, hanno attestato di persona lo «spappolamento dell’osso» ma anche la sua inspiegabile «saldatura», al ritorno dell’ammalato da Medjugorje.

Un racconto impressionante, con la proiezione delle radiografie del «prima e dopo» l’evento prodigioso, con la ricomposizione dei pezzi d’ossa che prima si presentavano spezzati e mancanti.

Gianni Improta, ex calciatore del Napoli ed ex allenatore della Juve Stabia, ha donato ad Andrea una maglia gialloblù, la squadra in cui il giovane militava prima che la malattia lo paralizzasse.

(Fonte: http://www.solonotizie24.it/wip/2014/03/12/miracolato-a-medjugorje-riceve-la-maglia-della-juve-stabia-da-improta-2/18798)

Andrea_02DALLE GIOVANILI ALLA MALATTIA FINO AL VIAGGIO A MEDJUGORJE E ALL’IMPROVVISA GUARIGIONE

Come si svolge la vita quotidiana di una persona che ha ricevuto un miracolo? Quella di tutti i giorni, dal rapporto con gli amici alle difficoltà di ordine pratico. «Sai che Lui è accanto a te e puoi fare affidamento in tutto, dalle cose più semplici a quelle più complesse. Il mio compito è raccontare quanto è accaduto, essere apostolo e portare la luce come ho sentito una voce dirmi sul pullman di ritorno a Castellammare».

E così il giorno più brutto della vita di Andrea De Luca, l’1 novembre del 2006, diventa «il più bello, quello che mi ha cambiato l’esistenza».

Sognava di essere un calciatore professionista con la Juve Stabia. Al Romeo Menti allenamento dei giovanissimi regionali prima delle convocazioni. Sotto la curva sud San Marco, Andrea, allora tredicenne, si blocca. «Mi passarono anche il pallone – racconta – ma non riuscii a stopparlo, mi superò. Ero come una statua. Un dolore lancinante che partiva dalla coscia e prendeva la schiena».

Era il morbo di Perthes, una malattia degenerativa della testa del femore che colpisce in età infantile. Arriva ad essere invalidante il che significa stampelle prima, sedia a rotelle poi… comincia il giro d’Italia degli ospedali.

L’essere in età di sviluppo complica le cose. Il dramma della paralisi si manifesta progressivamente nel 2008. Medjugorje è un viaggio fatto più per tacitare parenti e amici che per convinzione. Ed invece Medjugorje diventerà la vita che cambia.

wpid-slavko05.jpgLa collina del Podbrdo è un calvario. In salita si spezza una stampella, in discesa si rompe l’altra. «Non capimmo che era un primo segnale».

Domenica 20 settembre 2009 non è un giorno qualsiasi. Un vialetto buio accanto all’albergo porta ad un giardinetto con una statua della Madonna. «Ero solo. D’improvviso il volto della statua si illumina come se un faro potente proiettasse un fascio di luce bianco, intenso, molto forte. Sono rimasto senza parole. Mi sono girato e c’erano Emanuela, una amica conosciuta durante il viaggio, papà, mamma. Ho chiesto conforto, hanno visto anche loro».

Quel fascio di luce fa il miracolo, perfora, tocca il femore, colpisce il cuore.

La vita è cambiata.

La scienza ne prende atto.

I miglioramenti sono costanti.

Il 22 Andrea torna a Castellammare, il 25 corre sul lungomare, qualche mese dopo una partita a calcetto.

«Non ho più niente, solo la certezza che Lui è accanto a me».

Sabato Andrea sarà al Menti, premiato da Gianni Improta, dg della Juve Stabia che ieri gli ha regalato la maglia con il suo nome.

«Le gambe mi tremano per il regalo e per l’idea di tornare allo stadio».

La storia di Andrea è una delle tante presenti in “Raggi di luce”, il libro nato da un’inchiesta giornalistica di Paolo Brosio, presentato ieri a palazzo Alabardieri, nel quale si raccontano, attraverso prove documentali, le storie di miracoli, guarigioni, santi e luoghi dedicati a Maria. Vicende diventate testimonianze di fede quotidiane.

(Fonte: http://medjugorjetuttiigiorni.blogspot.it/)

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“Trovi tutto in un posto dove non c’è nulla”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 31/01/2015

Med03Un ex bancario oggi sessantanovenne, in perfetta salute da quattro anni dopo aver iniziato a pregare e dopo un viaggio a Medjugorje, racconta al quotidiano “La Nazione” la sua malattia invalidante e progressiva e la guarigione straordinaria avvenuta nel paesino bosniaco.

«SONO NATO a San Marcello Pistoiese – racconta – ma da 40 anni vivo a Livorno nel quartiere Fabbricotti, ero un bancario. Oggi faccio il consulente tributario. Una decina di annifa a Pisa mi hanno diagnosticato la Sindrome di Ménière, diagnosi che hanno poi confermato a Livorno. E’ una malattia terribile sembra di precipitare da una scala a chiocciola. Le mie crisi erano frequenti, poi frequentissime. I medici mi avevano spiegato che con il tempo la situazione sarebbe peggiorata fino a diventare invalido e stavo facendo domanda per l’invalidità quando ho deciso di andare da Luca Mastrosimone un otorino molto bravo. Oggi penso che quell’incontro sia stato il primo segno di cosa stava per accadere».

Perché?

«Perché tramite lui ho conosciuto padre Nike, da tempo non entravo in chiesa, ma quando sono entrato alla Rosa ho sentito che avevo voglia di tornarci. E con mia moglie siamo venuti a senitire la testimonianza su Medjugorie della veggente Jelena. Ecco in quel momento ho sentito che nel mio cuore, nella mia anima stava accadendo qualcosa e ho sentito il desiderio di pregare. Da quel giorno la mia vita è cambiata. Ho cominciato a stare meglio. E ho deciso di andare a Medjugorie con mia moglie ma qualcosa era già successo. Una delle mie figlie non poteva avere figli. Oggi ne ha due un maschio ed una femmina. Quando sono andato sulla collina a Medjgorie l’esperienza si è fatta fortissima. Trovi tutto in un posto dove non c’era nulla».

Ora come sta?

Medjugorje«A distanza di quattro anni non ho mai più avuto una crisi. Sa la mia malattia non è un tumore che si vede con un esame. La realtà è questa non più avuto una crisi. Il medico non ha potuto fare altro che prenderne atto. Frequento la parrocchia di Santa Rosa e prego».

Questa esperienza come le ha cambiato la vita?

«Molto. Mi chiedo perché è successo a me: la risposta non ce l’ho».

Graziano – nome di fantasia in quanto vuole mantenere l’anonimato – non lo dice, ma oggi da consulente tributario davanti a clienti in difficoltà lavora gratuitamente.

(Fonte: http://www.lanazione.it/livorno/guarito-medjugorje-padre-nike-1.620603 articolo di Maria Nudi)

 

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A Medjugorje la gente continua a convertirsi, e a guarire…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/09/2014

gigliola_candian_01Da qualche giorno gira nel web la notizia di una donna veneta guarita dalla sclerosi multipla dopo essere stata a in pellegrinaggio a Medjugorje.

Questa la notizia:

Malata di sclerosi torna a camminare: “Miracolata a Medjugore”

La notizia sta già facendo il giro del web, la protagonista è una 48enne di Fossò e la parola utilizzata è quasi sempre la stessa: “Miracolo”. Naturalmente ora gli approfondimenti medici faranno la loro parte, ma la storia sta suscitando davvero grande clamore. Gigliola, una donna di Fossò, ha raccontata di essere guarita dalla sclerosi multipla dopo un pellegrinaggio a Medjugorje. Come riporta Il Gazzettino, la 48enne ha raccontato di aver sentito un gran caldo alle gambe per poi vedere una forte luce davanti a sé. “Da quel momento ho realizzato che potevo camminare” ha spiegato la donna, ancora incredula.

gigliola_candian_02Sarebbe successo tutto lo scorso sabato, quando la donna si è recata per un nuovo viaggio (altri ne aveva già fatti in passato) nella piccola località bosniaca che dal 1981 è divenuta meta per migliaia di fedeli dopo la presunta apparizione della Madonna a sei piccoli veggenti del posto. La donna di Fossò è malata di sclerosi multipla da oltre dieci anni e da dicembre 2013 era costretta in una sedia a rotelle. Stava assistendo alla liturgia quando, a un certo punto, sotto gli occhi della figlia è riuscita ad alzarsi e camminare da sola.

Prima ovviamente molto lentamente, poi acquisendo più sicurezza, sempre tenendo conto della mancanza di muscolatura alle gambe. E’ tornata a Fossò in pullman, incredula, senza più usare la carrozzina. Negli ultimi giorni ha camminato da sola per la casa, ha fatto delle piccole passeggiate in giardino e si fa aiutare da un deambulatore per migliorare giorno dopo giorno. Effetto delle cure o guarigione davvero miracolosa? Una risposta ovviamente non c’è, visite specialistiche sono in programma nei prossimi giorni

gigliola_candian_03Fonte: http://www.veneziatoday.it/cronaca/malata-sclerosi-miracolata-medjugore.html

Che stia migliorando per le cure (cosa poco probabile perché purtroppo ancora non ce ne sono che provochino tali repentini miglioramenti), o per l’intercessione della Regina della Pace, è l’ennesimo segno che lì il Cielo si è aperto un varco, da più di tre decenni.

Lì milioni di persone (tra cui il sottoscritto), hanno sperimentato che Dio è vivo, trovando pace e gioia, quella pace e quella gioia che mi hanno toccato il cuore dove e come nessuno è mai riuscito…

Gigliola non è andata a chiedere la guarigione a Medjugorje, perché lì aveva già trovato la Pace. Questo è il vero miracolo di quella terra benedetta e, se talvolta il Cielo decide di dare una mano in più a questa nostra natura malata, perché non gioirne, ringraziandolo col cuore contento?

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