FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Posts Tagged ‘Mirjana’

“Dio, (…) qualcuno che entra dentro di noi e nella disponibilità di ognuno di noi, opera…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/04/2015

Si è guadagnato il secondo posto al Festival di Sanremo 2015 con l’energetica “Fatti avanti amore”, vincendo anche il premio delle cover e il premio della Sala Stampa Radio-tv-web.

Filippo Neviani, in arte Nek, racconta in questo video la sua esperienza di fede bella e forte.

<<Il mio rapporto con la fede è in continua crescita anche oggi, grazie anche all’esperienza fatta con Nuovi Orizzonti, il desiderio di vedere di più, di conoscere di più, di sentire qualcosa di più, e questo credo che sia importante soprattutto per i giovani che hanno un’idea magari non troppo chiara di cosa sia la fede, che deve essere una forza, qualcosa che si alimenta quotidianamente, qualcosa che ti supporta soprattutto (parlo di esperienza personale) nei momenti in cui sembra che tutto ti debba crollare addosso.

Le sofferenze che ci sono all’interno di una qualsiasi comunità – in questo caso parliamo di Nuovi Orizzonti perché io ho deciso di supportare e mi sento parte integrante di questa grande famiglia – le sofferenze delle persone che stavano per perdere la dignità di essere, che rischiavano di morire fisicamente e spiritualmente e hanno trovato qualcuno su cui aggrapparsi. Quindi lì per esempio Dio non è più visto come una divinità ma come qualcuno che entra dentro di noi e nella disponibilità di ognuno di noi, opera, quindi c’è sempre questa sorta di collaborazione.

Chiara_Amirante_Banzato_Nek

Nell’ordine: don Davide Banzato, Chiara Amirante (fondatrice di Nuovi Orizzonti), Nek e la moglie Patrizia

…Essere esempi noi stessi. Io ho tanto da imparare (…).

Per me essere Cavaliere della Luce intanto è un onore perché si tratta intanto di conoscere se stessi. E’ quella di rischiare un po’, anche attraverso il mio mestiere far conoscere delle realtà che io ho conosciuto da poco ma ho conosciuto. Dire esattamente nei momenti convenienti o sconvenienti quello che la fede su di me ha agito, come ha agito, l’esempio pratico che posso dare a una persona che di Dio ha una visione tutta sua oppure lontana.

…mettermi in gioco tutti i giorni attraverso uno strumento fondamentale in continua crescita dentro di me, che è la fede.>>

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“Lì stavo bene e il mio cuore era invaso da questo amore materno”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/04/2015

Girando per internet ho trovato un blog di viaggi, ben scritto da Francesco un giovane di ventitré anni appassionato di viaggi, fotografia e scrittura, come me che però di anni ne ho, fra qualche mese, esattamente il doppio…

Francesco_01Vi propongo la sua testimonianza del viaggio a Medjugorje, invitandovi a guardare il suo sito VIAGGI MEDIEVALI gradevole e interessante.

Sarà tutto vero o è la più grande truffa di tutti i tempi? Cos’è realmente Medjugorje? Queste sono alcune domande che si pongono molte persone. Stando a casa si possono leggere mille libri, vedere filmati e leggere mille commenti sia positivi che negativi, ma per farsi un’idea propria e reale su questo luogo, per comprenderlo al meglio, bisogna andare fra quei monti e vedere cosa si prova nel profondo del cuore e dell’animo. Io credo profondamente negli avvenimenti mariani di Medjugorje per moltissime motivazioni e segni che ci sono stati in questi anni, ma su questo argomento tornerò con un altro articolo, facendo un’analisi più approfondita.

I luoghi del pellegrinaggio

Francesco_02_krizevacI luoghi fondamentali di preghiera per chiunque si reca a Medjugorje sono: la Collina del Podbrodo, il luogo delle prime apparizioni ai veggenti e il punto dove si dovrebbe compiere secondo quanto riferito dalla Vergine Maria ai veggenti, un miracolo prodigioso che gli uomini non potranno rinnegare. Sulla sommità c’è la statua della Madonna in marmo, illuminata nelle ore notturne.

Il Monte Krizevac, alto 448 metri, sulla cima è posta una croce bianca alta 8.5 metri e larga 3.5, eretta dai parrocchiani del posto in onore dell’Anno Santo della Redenzione 1933-’34. Si racconta di molti miracoli e strani avvenimenti accaduti sulla sommità del monte.

Altri luogo fondamentale è la parrocchia di San Giacomo, durante i primi tempi delle apparizioni i veggenti, perseguitati dalla polizia della dittatura comunista, si rifugiavano nella sacrestia per incontrare la Beata Vergine.

Inoltre c’è la statua dedicata alla madonna nel piazzale di San Giacomo e la statua del Cristo Risorto di bronzo da dove misteriosamente fuoriescono delle goccioline d’acqua dalla gamba destra; per molti un fenomeno fisico, per altri no, molte persone dichiarano di essere guarite da malattie dopo aver toccato quel misterioso liquido.

La mia esperienza

Francesco_03Ho avuto la fortuna di recarmi in pellegrinaggio in questo luogo nel Luglio del 2013, cinque intensi giorni per capire e pregare.

La mia esperienza è stata bellissima, non ho assistito a miracoli prodigiosi ma posso dire con enorme gioia che Medjugorje è un’esperienza profonda. In quei giorni non sarei mai voluto andare a dormire per rimanere a pregare nel piazzale di San Giacomo oppure avventurarmi in solitaria sul sentiero duro e sassoso che porta dalla Madonna sul Podbrodo. Ogni singolo istante passato li mi ha donato qualcosa o fatto capire tanto. Ho avuto anche la fortuna di essere presente nel momento in cui la Madonna è apparsa alla veggente Marija Paplovic, il giorno Mercoledì 23 Luglio, un evento maestoso che la mente umana non può comprendere fino in fondo.

I momenti più forti di preghiera li ho avuti sulla collina del Podbrodo dove sono salito ben tre volte. Un sentiero duro. In quel luogo ho provato delle emozioni e ho avuto delle esperienze uniche. Li stavo bene e il mio cuore era invaso da questo amore materno.

Medjugorje è stato bello per la tante persone speciali che ho conosciuto e per la tante esperienze stupefacenti che ho ascoltato da persone che erano in pellegrinaggio come me.

Consiglio a tutti di recarsi in questo posto, credenti o non credenti, scettici e meno scettici.

La mia esperienza la posso descrivere con queste parole: “Li l’anima trova pace e l’uomo sta bene, dimentica le difficoltà della vita di tutti i giorni e trova una risposta alla propria esistenza”.

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“Non so cosa mi sia successo però che da quel momento ho iniziato ad avere una gioia intensa”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/03/2015

Paola_Toeschi_01Paola Toeschi, attrice e moglie di Dodi Battaglia, chitarrista dei Pooh, racconta la sua malattia e l’esperienza di Medjugorje.

Dal buco nero della malattia alla speranza della guarigione ritrovata anche grazie alla fede e a una visita a Medjugorje. È la storia di Paola Toeschi Battaglia, 45 anni, borgomanerese, attrice e moglie di Dodi Battaglia, chitarrista dei Pooh. Ha raccontato la sua «quasi conversione» in un libro appena uscito per le edizioni Piemme, «Più forte del male».

Anni di attività e successi nel mondo del cinema e della pubblicità, il matrimonio con Dodi, la nascita di Sofia e, all’improvviso, la malattia. «Era ottobre 2010. Fino alla sera prima stavo bene, il mattino dopo la crisi e la diagnosi: tumore al cervello. Il mondo ti cade addosso».

Paola_Toeschi_02Paola subisce interventi chirurgici e affronta cicli di terapie: «Pensavo a mia figlia, che era piccolina e sarebbe rimasta sola, e mi chiedevo perché fosse capitato a me. Non ero una credente, o meglio avevo una fede superficiale. Poi un giorno, dopo l’intervento, leggo il libro di uno psichiatra francese, David Servan-Schreiber, che consigliava la preghiera come strumento terapeutico: scandisce il tuo respiro, ti aiuta a tranquillizzarti.

E’ quello che ho fatto, in modo molto banale, mi aiutava a stare meglio. Poi chiedevo l’aiuto dei santi, anzi, siccome pensavo che i santi importanti fossero troppo impegnati, pregavo don Domenico Masi, fondatore della scuola materna frequentata da mia figlia».

E’ Dodi, il marito, a presentarle un amico che era stato a Medjugorje e stava organizzando un pellegrinaggio: «Ci sono andata la prima volta nel giugno del 2013, non so cosa mi sia successo. So però che da quel momento ho iniziato ad avere una gioia intensa, quel luogo mi ha trasmesso un’energia enorme. Ho iniziato a pregare, a ringraziare la Madonna per il regalo che mi aveva dato. Ho ringraziato per la malattia, perché se non ci fosse stata non avrei potuto avere questa esperienza».

Non è guarita completamente dal punto di vista fisico; deve continuare a tenere sotto controllo i residui tumorali, «ma sono totalmente guarita sotto il profilo spirituale, è cambiata la mia mentalità, ormai non ho più nessun timore». A Medjugorje Paola torna due volte l’anno, venerdì ha presentato il libro a «La vita in diretta» e conta di farlo presto anche a Borgomanero: «Lì vive mia mamma e a Pasqua andiamo tutti a trovarla per stare in famiglia, spero di potere raccontare anche ai miei concittadini questa mia avventura meravigliosa».

 

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Medjugorje. La scienza dice che…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/01/2015

Su Medjugorje si dice di tutto, a favore e contro ma forse non tutti sanno che i veggenti del noto paesino bosniaco sono, tra tutti, quelli su cui è stato possibile effettuare i più approfonditi test scientifici che hanno sorpreso molti, anche medici atei o contrari al fenomeno delle apparizioni.

Ecco un video con molte risposte interessanti…


Per un’informazione piu dettagliata circa le indagini scientifiche relative ai veggenti di Medjugorje visita i seguenti link:

1 – Medjugorie. La parola alla scienza. Gli studi di un accademico di Montpellier https://fermenticattolicivivi.wordpress.com/2014/01/13/1-medjugorie-la-parola-alla-scienza-gli-studi-di-un-accademico-di-montpellier/

2 – Medjugorie. La parola alla scienza. Elettroencefalogrammi, elettrocardiogrammi, test oculari… https://fermenticattolicivivi.wordpress.com/2014/01/20/2-medjugorie-la-parola-alla-scienza-elettroencefalogrammi-elettrocardiogrammi-test-oculari/

3 – Medjugorie. La parola alla scienza. – Elettrooculogrammi, test uditivi e molto altro… https://fermenticattolicivivi.wordpress.com/2014/01/27/3-medjugorie-la-parola-alla-scienza-elettrooculogrammi-test-uditivi-e-molto-altro/

4 – Medjugorie. La parola alla scienza. Conclusioni dell’équipe medica guidata dal Prof. Joyeux https://fermenticattolicivivi.wordpress.com/2014/02/03/4-medjugorie-la-parola-alla-scienza-conclusioni-dellequipe-medica-guidata-dal-prof-joyeux/

5 – Medjugorie. La parola alla scienza. Percezione oggettiva o soggettiva? https://fermenticattolicivivi.wordpress.com/2014/02/10/5-medjugorie-la-parola-alla-scienza-percezione-oggettiva-o-soggettiva/

6 – Medjugorie. La parola alla scienza che… non può dire cosa sia l’apparizione ma può affermare cosa non è https://fermenticattolicivivi.wordpress.com/2014/02/17/6-medjugorie-la-parola-alla-scienza-che-non-puo-dire-cosa-sia-lapparizione-ma-puo-affermare-cosa-non-e/

“Questi ragazzi sono sereni, intelligenti, normali, sono strani quelli che li hanno portati qui” (Dottoressa Dzuda, comunista e di religione musulmana, nota in tutta la Jugoslavia) https://fermenticattolicivivi.wordpress.com/2014/11/07/questi-ragazzi-sono-sereni-intelligenti-normali-sono-strani-quelli-che-li-hanno-portati-qui/

 

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“Questi ragazzi sono sereni, intelligenti, normali, sono strani quelli che li hanno portati qui”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/11/2014

04_Medjugorje_Studi_01

Apparizione del 6 ottobre 1984 durante la quale i veggenti sono stati sottoposti ad accurate indagini medico-scientifiche

Domanda: “Come hai reagito tu e come la Madonna quando voi veggenti siete stati sottoposti alle prove mediche per vedere se l’apparizione autentica o frutto della vostra immaginazione?”

Personalmente ho trovato questi esami molto pesanti. Tutto è avvenuto senza nessuna particolare richiesta o preparazione. Non mi aspettavo che gli esami sarebbero stati eseguiti proprio il giorno dell’anniversario quando vennero i medici francesi.

Ero un po’ nervosa perché sapevo che avrei anche ricevuto il messaggio. Di solito annoto il messaggio subito dopo l’apparizione ma quella volta ho dovuto aspettare fino a quando gli strumenti furono staccati.

E’ stato fastidioso perché era tutto molto insolito. Grazie a Dio tutto è andato bene, possa tutto avvenire a gloria di Dio!

Spero che dopo tanti anni di indagini tutti saranno soddisfatti e capiranno che la Madonna ci appare davvero. Ci hanno persino interrogati sotto ipnosi.

Se tutto questo è servito affinché molti che erano scettici finalmente possano credere alla presenza della Madre celeste, allora sono particolarmente contenta che siano stati fatti questi esami su noi veggenti.

Per quanto riguarda gli esami, tutto questo non ha turbato affatto la Madonna.

Non ci proibisce, né ci ordina di sottoporci alle indagini.

Ivan

Il veggente Ivan che si sottopone nuovamente ad esami scientifici durante l’apparizione del 26 giugno 2005 a Medjugorje

Ci lascia il libero arbitrio in tutto, anche in questa questione.

Siamo noi stessi a decidere se accettare o no gli esami.

Anche questo è stato un esempio di come possiamo rendere testimonianza. Ci sono ora delle prove e i risultati dimostreranno l’autenticità delle estasi. Spero anche grazie a ciò di poter avvicinare sempre più cuori alla Madonna e per questo ho acconsentito.

Anche se devo dire che sono ormai stanca di tutte le inchieste e gli esami e che no so di che altro la gente abbia bisogno per accettare infine la verità…

Noi tante volte prendiamo in giro i giornalisti che arrivano e che chiedono se siamo schizofrenici o abbiamo visioni fasulle o altro e gli diciamo che siamo normali e che abbiamo i documenti con le prove che dicono che siamo normali. Poi gli diciamo: “Quando tu avrai un documento come il mio ritorna e poi parleremo”.

Scherziamo con loro ma è anche vero che per quanto riguarda la scienza siamo a posto perché ci hanno visitato un fiume di medici ed equipe di tutto il mondo, compresa una vostra equipe italiana condotta dal dottor Frigerio di Milano.

Domanda: “Tra i medici che vi hanno visitato c’erano anche non cattolici?”

Certo. Tutti i primi medici erano non cattolici. Uno era la dottoressa Dzuda, comunista e di religione musulmana, nota in tutta la Jugoslavia. Dopo averci visitato, disse: “Questi ragazzi sono sereni, intelligenti, normali, sono strani quelli che li hanno portati qui”.

Tratto dal periodico: Tutto Maria, periodico gratuito, Anno X, Settembre/Ottobre 2014, n. 59)

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A Medjugorje la gente continua a convertirsi, e a guarire…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/09/2014

gigliola_candian_01Da qualche giorno gira nel web la notizia di una donna veneta guarita dalla sclerosi multipla dopo essere stata a in pellegrinaggio a Medjugorje.

Questa la notizia:

Malata di sclerosi torna a camminare: “Miracolata a Medjugore”

La notizia sta già facendo il giro del web, la protagonista è una 48enne di Fossò e la parola utilizzata è quasi sempre la stessa: “Miracolo”. Naturalmente ora gli approfondimenti medici faranno la loro parte, ma la storia sta suscitando davvero grande clamore. Gigliola, una donna di Fossò, ha raccontata di essere guarita dalla sclerosi multipla dopo un pellegrinaggio a Medjugorje. Come riporta Il Gazzettino, la 48enne ha raccontato di aver sentito un gran caldo alle gambe per poi vedere una forte luce davanti a sé. “Da quel momento ho realizzato che potevo camminare” ha spiegato la donna, ancora incredula.

gigliola_candian_02Sarebbe successo tutto lo scorso sabato, quando la donna si è recata per un nuovo viaggio (altri ne aveva già fatti in passato) nella piccola località bosniaca che dal 1981 è divenuta meta per migliaia di fedeli dopo la presunta apparizione della Madonna a sei piccoli veggenti del posto. La donna di Fossò è malata di sclerosi multipla da oltre dieci anni e da dicembre 2013 era costretta in una sedia a rotelle. Stava assistendo alla liturgia quando, a un certo punto, sotto gli occhi della figlia è riuscita ad alzarsi e camminare da sola.

Prima ovviamente molto lentamente, poi acquisendo più sicurezza, sempre tenendo conto della mancanza di muscolatura alle gambe. E’ tornata a Fossò in pullman, incredula, senza più usare la carrozzina. Negli ultimi giorni ha camminato da sola per la casa, ha fatto delle piccole passeggiate in giardino e si fa aiutare da un deambulatore per migliorare giorno dopo giorno. Effetto delle cure o guarigione davvero miracolosa? Una risposta ovviamente non c’è, visite specialistiche sono in programma nei prossimi giorni

gigliola_candian_03Fonte: http://www.veneziatoday.it/cronaca/malata-sclerosi-miracolata-medjugore.html

Che stia migliorando per le cure (cosa poco probabile perché purtroppo ancora non ce ne sono che provochino tali repentini miglioramenti), o per l’intercessione della Regina della Pace, è l’ennesimo segno che lì il Cielo si è aperto un varco, da più di tre decenni.

Lì milioni di persone (tra cui il sottoscritto), hanno sperimentato che Dio è vivo, trovando pace e gioia, quella pace e quella gioia che mi hanno toccato il cuore dove e come nessuno è mai riuscito…

Gigliola non è andata a chiedere la guarigione a Medjugorje, perché lì aveva già trovato la Pace. Questo è il vero miracolo di quella terra benedetta e, se talvolta il Cielo decide di dare una mano in più a questa nostra natura malata, perché non gioirne, ringraziandolo col cuore contento?

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“Chi di voi vuole diventare un ragazzo buono?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/09/2014

Don_Ivan_01Storia di Ivan che grazie alla Comunità Cenacolo e alla Misericordia di Dio si è liberato dalla dipendenza della droga e ora è sacerdote

Sono contento purché posso testimoniare a voi tutti la “risurrezione” della mia vita. Tante volte, quando si parla di Gesù vivo, Gesù che si può toccare con le mani, che cambia le nostre vite, i nostri cuori sembra tutto così lontano, nelle nuvole, ma io posso testimoniare che ho sperimentato tutto questo e che l’ho visto realizzarsi anche nella vita di tanti, tanti ragazzi. Ho vissuto per molto tempo, circa 10 anni, prigioniero della droga, nella solitudine, nell’emarginazione, immerso nel male. Iniziai ad assumere marijuana quando avevo solo quindici anni. Tutto cominciò con la mia ribellione verso tutto e tutti, dalla musica che ascoltavo che mi spingeva verso una libertà sbagliata, iniziai facendo, ogni tanto, una canna, poi passai all’eroina, infine all’ago! Dopo la scuola superiore non riuscendo a studiare a Varazdin, Croazia, andai in Germania senza un obiettivo ben preciso. Iniziai a vivere a Francoforte dove lavoravo come muratore, ma ero insoddisfatto, desideravo di più, desideravo essere qualcuno, avere molti soldi. Cominciai a spacciare eroina. I soldi iniziarono a riempire le mie tasche, vivevo una vita di classe, avevo tutto: macchine, ragazze, bei momenti – il classico sogno americano.

Intanto, l’eroina si impossessava sempre di più di me e mi spingeva sempre più in basso, verso l’abisso. Facevo un sacco di cose per denaro, rubavo, mentivo, ingannavo. In quell’ultimo anno trascorso in Germania, vivevo letteralmente per le strade, dormivo nelle stazioni dei treni, fuggivo dalla polizia, che ormai mi stava cercando. Affamato com’ero entravo nei negozi, afferravo pane e salame e mentre scappavo mangiavo. Dirvi che nessun cassiere mi bloccava più e’ sufficiente per farvi capire che aspetto io potessi avere. Avevo solo 25 anni, ma ero così stanco della vita, della mia vita, che desideravo solo morire. Nel 1994 fuggii dalla Germania, ritornai in Croazia, in queste condizioni mi trovarono i miei genitori. I miei fratelli mi hanno subito aiutato ad entrare in Comunità, prima a Ugljane vicino a Sinji e poi a Medjugorje. Io, stanco di tutto e desideroso solo di riposarmi un po’, sono entrato, con tutti i miei bei progetti su quando uscire.

Non dimenticherò mai il giorno in cui, per la prima volta, ho incontrato Madre Elvira: avevo tre mesi di Comunità e mi trovavo a Medjugorje. Parlando in cappella a noi ragazzi, all’improvviso ci ha rivolto questa domanda: “Chi di voi vuole diventare un ragazzo buono?” Tutti attorno a me hanno alzato la mano con gioia nei loro occhi, sui volti. Io invece ero triste, arrabbiato, avevo già i miei progetti in testa che non avevano nulla a che fare col diventare buono. Quella notte però non riuscii a dormire, sentivo un grande peso dentro di me, ricordo di aver pianto di nascosto nei bagni ed al mattino, durante la preghiera del rosario, ho capito di voler diventare buono anch’io. Lo Spirito del Signore aveva toccato il mio cuore in profondità, grazie a quelle semplici parole pronunciate da Madre Elvira. All’inizio del cammino comunitario ho sofferto tanto a causa del mio orgoglio, non volevo accettare di essere un fallito.

Don_Ivan_03Una sera, nella fraternità di Ugljane, dopo aver raccontato molte bugie sulla mia vita passata per apparire diverso da come ero realmente, con sofferenza ho capito quanto male mi fosse entrato nel sangue, vivendo tanti anni nel mondo della droga. Ero arrivato al punto che non sapevo nemmeno più quando dicevo la verità e quando mentivo! Per la prima volta nella mia vita, seppur a fatica, ho abbassato l’orgoglio, ho chiesto scusa ai fratelli e subito dopo ho provato una grande gioia per essermi liberato dal male. Gli altri non mi hanno giudicato, anzi, mi hanno voluto ancora più bene; ho sentito “fame” di questi momenti di liberazione e di guarigione e ho cominciato ad alzarmi la notte per pregare, a chiedere a Gesù la forza di vincere le mie paure, ma soprattutto di donarmi il coraggio di condividere con gli altri le mie povertà, i miei stati d’animo ed i miei sentimenti. Lì davanti a Gesù Eucarestia la verità ha iniziato a farsi strada dentro di me: il desiderio profondo di essere diverso, di essere amico di Gesù. Oggi ho scoperto quanto è grande e bello il dono di una amicizia vera, bella, pulita, trasparente; ho lottato per riuscire ad accettare i fratelli così come erano, con i loro difetti, accoglierli nella pace e perdonarli. Ogni notte chiedevo e chiedo a Gesù di insegnarmi ad amare come Lui ama.

Ho trascorso tanti anni nella Comunità di Livorno, in Toscana, li, in quella casa, ebbi modo di incontrare tante volte Gesù e di andare più in profondità nella conoscenza di me stesso. In quel periodo, inoltre, soffrii molto: i miei fratelli, cugini, amici erano in guerra, mi sentivo colpevole per tutto quello che avevo fatto alla mia famiglia, per tutte le sofferenze arrecate, per il fatto che io me ne stavo in Comunità e loro in guerra. Inoltre mia madre, in quel periodo, si ammalò e mi chiese di ritornare a casa. Fu una scelta molto combattuta, sapevo cosa stava passando mia madre, ma nello stesso tempo sapevo, che per me uscire dalla Comunità sarebbe stato un rischio, era troppo presto e sarei stato un peso grosso per i miei. Pregaii per notti intere, chiedevo al Signore di fare capire a mia madre che io non ero solo suo, ma anche dei ragazzi con i quali vivevo. Il Signore ha fatto il miracolo, mia madre ha compreso e oggi lei e tutta la mia famiglia sono molto contenti della mia scelta.

Passati quattro anni di Comunità, era arrivato il momento di decidere che cosa fare della mia vita. Mi sentivo sempre più innamorato di Dio, della vita, della Comunità, dei ragazzi con cui condividevo le mie giornate. All’inizio, pensai di studiare psicologia, ma più mi avvicinavo a questi studi, più le mie paure aumentavano, avevo bisogno di andare al fondamento, alla essenzialità della vita. Decisi, allora, di studiare teologia, tutte le mie paure sparivano, mi sentivo sempre più riconoscente verso la Comunità, verso Dio per tutte le volte che mi e’ venuto incontro, per avermi strappato dalla morte e avermi risuscitato, per avermi ripulito, vestito, per avermi fatto indossare il vestito della festa. Più procedevo negli studi, più la mia ‘chiamata’ diventava chiara, forte, si radicava dentro di me: volevo diventare sacerdote! Desideravo donare la mia vita al Signore, servire la Chiesa dentro la Comunità Cenacolo, aiutare i ragazzi. Il 17 luglio 2004 sono stato ordinato sacerdote.

(Per ogni approfondimento http://www.comunitacenacolo.it/)

In questo video don Ivan racconta la sua storia a TV2000

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«E’ molto importante essere vicino a Gesù o no? » – « Sì, possiamo ricevere tutto »

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/08/2014

wpid-slavko01.jpg(Una catechesi di Padre Slavko Barbaric del 4 agosto 1985)

Tutti siamo aperti, tutti vogliamo la pace e la riconciliazione. Ma è molto pericoloso se siamo impediti da qualche cosa, se abbiamo trovato una scusa per non incominciare con la preghiera, col digiuno.

Perché sono importanti la preghiera, il digiuno, come mezzi: sono la strada, la via per arrivare alla fonte.

La Madonna non domanda da noi la preghiera per farci perdere tempo, e non domanda il digiuno perché è piena di gioia se noi abbiamo fame. Non si tratta di questo, si tratta di due mezzi che noi dovremmo usare per avere la pace, per aprirci alla pace. E domanda ogni giorno il Credo, sette Padre Nostro, il Rosario intero, leggere la Bibbia.

Poi domanda di digiunare due volte alla settimana e la confessione ogni mese. Perché? Sono cose molto semplici, ma sono convintissimo che domanda questo per aiutarci, perché non troviamo di nuovo le scuse; tutti possiamo cominciare o, se abbiamo cominciato, continuare. E ogni giorno si sviluppa la vostra preghiera. Se vi succede come a S. Francesco di cominciare il Padre Nostro e pregare tutta la notte solo il Padre Nostro e sentite nella bocca dolcezza, nel cuore un po’ caldo, fate bene, fate più di quello che la Madonna domanda. Questa è per noi una scuola della fede. Ma si deve cominciare con le cose molto semplici.

Io dico di nuovo che la Madonna non domanda centocinquanta Ave Maria. Che cosa può succedere se qualcuno ha capito che la Madonna domanda centocinquanta Ave Maria? Prenderà il Rosario e in quindici minuti le avrà dette tutte e dirà: « Per oggi ho finito, grazie a Dio ». Non si tratta di questo, pregando il Rosario si tratta di un avvicinarsi a Gesù, di vivere con Gesù, con la Madonna in ogni situazione della giornata: quando lavoro, quando mangio, quando sono nella famiglia, sempre.

wpid-slavko02.jpgQuesto non significa che si può sempre pregare, ma si può pregare più spesso di quanto noi pensiamo. Se uno fuma e fuma venti sigarette, se non trova una camera dove può stare solo a fumare, è pronto a fumare anche in fabbrica dove cento altri devono fumare con lui e fa l’aria impura. Fuma e non si vergogna.

Ma noi, quando si tratta di pregare, diciamo che non possiamo. Allora vedete come abbiamo perso il senso di essere vicino a Gesù, di essere vicino alla Madonna. Come ha detto la Madonna, se non puoi trovare il tempo per il Rosario intero nella tua casa, perché devi alzarti presto al mattino e torni tardi alla sera, puoi pregare guidando la macchina, puoi prendere venti minuti per il Rosario, come li prendi per il caffè o le sigarette. lo vedo che non si tratta del tempo, qualche volta manca soprattutto il senso del valore della preghiera. E la Madonna domanda la preghiera per invitarci ad essere vicini a Gesù.

E adesso la domanda: «È importante essere vicini a Gesù o no?». La Madonna ha detto: «Pregate e avrete la gioia più profonda, avrete la pace, supererete la vostra stanchezza, diventerete anche belli e belle. Avrete la forza anche per la riconciliazione».

Allora su questo punto possiamo proprio essere egoisti: se noi viviamo vicino a Gesù, vicini alla Madonna, in Dio, avremo la gioia anche quando saremo nella sofferenza, avremo la pace e potremo portare la pace, la riconciliazione dove gli altri fanno solo conflitti. Da chi si può sperare in questo mondo la pace dove gli altri fanno i conflitti se non dai cristiani? Ma guardate come siamo lontani da questa sapienza della Croce e di Gesù.

Ho detto che possiamo essere egoisti: se tu preghi, tu avrai la tua gioia, supererai la tua stanchezza, risolverai i tuoi problemi.

wpid-slavko03.jpgChe cosa significa quando la Madonna dice che supererai la tua stanchezza? Chi è stanco? È stanco chi dice: «non posso». Una famiglia divorziata è un segno di stanchezza nel mondo odierno. Una famiglia che non può risolvere i suoi problemi ed è nei conflitti è – una famiglia stanca. Un giovane che prende le pastiglie, o beve, o prende la droga è uno stanco. E ce ne sono molti in questo mondo. La Madonna dice: «Pregate e supererete la vostra stanchezza».

Quando dico che la preghiera è un mezzo per diventare belli, non lo dico per scherzo.

Jelena ha domandato una volta alla Madonna: «Perché sei così bella?», la risposta era: «Io sono bella perché amo. Se volete diventare belli, amate». Questo è un messaggio profondo teologicamente: noi tutti siamo creati ad immagine del Signore, belli e belle, pieni di pace.

Questa è l’immagine del Paradiso: essere riconciliati col Signore e con tutti gli altri. Quando è entrato il peccato nella vita dell’umanità, nella nostra vita, ha rovinato la nostra anima, il nostro cuore. Pregare, aprirsi, perché con il dono della grazia e dell’amore si diventa belli, creati ad immagine del Signore. Ma è bene dire che se abbiamo capito che la bellezza esteriore dipende anche un po’ dalla bellezza interiore, forse è più facile deciderci per questa bellezza interiore, per l’amore che il Signore ci offre.

Allora la risposta alla mia domanda: «E’ molto importante essere vicino a Gesù o no?» è: «Sì, possiamo ricevere tutto».

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“Cosa c’era a Medjugorje tanto da ribaltare la vita di quella moltitudine? O meglio: chi c’era?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/07/2014

Med01Francesca, abortista, lesbica, a Medjugorje ritrova la sua identità più profonda, e la Pace

Ricordo bene quel giorno di febbraio. Ero all’università. Ogni tanto guardavo fuori dalla finestra e mi chiedevo se Sara fosse già partita. Sara era rimasta incinta durante un rapida storia chiusa con un test di gravidanza positivo. Si era rivolta a me per un aiuto, non sapeva che fare. “È solo un grumo di cellule” dicevamo. Poi arrivò quella decisione. Mi sentivo fiera di aver consigliato Sara di abortire. Credevo fermamente in quella libertà che concede alla donna di gestire la propria sessualità e di controllare la maternità, fino a eliminarla del tutto. Figli compresi.

Eppure, quel giorno di febbraio qualcosa si frantumò. Se ero così sicura delle mie convinzioni, perché ogni anno mi tornava alla mente l’anniversario di quel pomeriggio, l’odore dell’ospedale, il pianto di Sara? Perché ogni volta che vedevo un neonato, ripensavo a quella scelta con profonda tristezza? La risposta arrivò qualche anno dopo, durante un seminario pro-life al quale partecipai. Lì, scoprii cosa fosse realmente un aborto: un omicidio. O meglio: quello che chiamavo diritto all’aborto era in realtà un omicidio multiplo dove la madre e il bambino rappresentavano le principali vittime alle quali andavano aggiunte le morti interiori collaterali. Io appartenevo a questo gruppo. Approvando l’aborto, mi procurai una lacerazione interiore di cui però non mi resi subito conto. Un piccolo buco nel cuore a cui non prestai attenzione, troppo presa dall’entusiasmo di una buona carriera lavorativa appena iniziata e dall’atmosfera progressista nella quale ero immersa.

Ero una terzomondista pronta a promuovere ogni tipo di diritto che potesse rendere la società più equa e giusta, secondo le idee promosse dalle avanguardie culturali. Ero anticlericale: parlare di Chiesa significava scandali, pedofilia, ricchezze smodate, preti il cui interesse era coltivare qualche vizio. Riguardo all’esistenza di Dio, lo consideravo un passatempo per vecchiette in pensione. Nelle relazioni, scoprivo uomini profondamente in crisi con la propria mascolinità, intimoriti dall’aggressività della donna e incapaci di gestire e prendere decisioni. Conoscevo donne stanche (tra cui me stessa) di condurre relazioni con uomini simili a bambini impauriti e immaturi. Provavo sempre più sfiducia verso l’altro sesso, mentre vedevo cresceva una forte complicità con le donne, che si rafforzò quando iniziai a frequentare associazioni e circoli culturali.

I dibattiti e i laboratori erano momenti di confronto sulle questioni sociali, tra cui l’instabilità dell’esistenza umana. Oltre al lavoro, la precarietà aveva iniziato a corrodere lentamente la sfera affettiva. Bisognava rispondere promuovendo le forme di amore basate sulla fluidità dell’emozione e sull’autodeterminazione, dando via libera a quelle relazioni in grado di tenere il passo con i mutamenti della società, cosa che, secondo tale pensiero, la famiglia naturale non era più in grado di assolvere. Era necessario svincolarsi dal rapporto maschio-femmina, reputato ormai conflittuale anziché complementare.

Stefano_05In un clima così effervescente, nel giro di poco tempo mi ritrovai a vivere la mia omosessualità. Accadde tutto in modo semplice. Mi sentii appagata e credetti così di aver trovato una completezza interiore. Ero certa che solo con una donna al mio fianco avrei trovato quella piena realizzazione che era la giusta combinazione di sentimento, emozioni e ideali. Poco alla volta, però, quel vortice di condivisione emotiva che si instaurava con le donne sotto le false spoglie di feeling, iniziò a consumarmi fino ad alimentare quel senso di vuoto nato dall’aborto di Sara.

Appoggiando la propaganda abortista, infatti, avevo iniziato ad uccidere me stessa, a partire dal senso di maternità. Stavo negando qualcosa che comprende sì il rapporto madre-figlio, ma oltre. Infatti, ogni donna è madre che sa accogliere e tessere i legami della società: la famiglia, gli amici e gli affetti. La donna esercita una “maternità allargata” che genera vita: è un dono che conferisce senso alle relazioni, le riempie di contenuti e le custodisce. Avendo strappato da me questo dono prezioso, mi ritrovai spogliata della mia identità femminile e in me si creò “quel piccolo buco nel cuore” che poi divenne una voragine nel momento in cui vissi la mia omosessualità. Attraverso la relazione con una donna, stavo cercando di riprendere quella femminilità di cui mi ero privata.

Nel pieno di questo terremoto, mi giunse un invito inaspettato: un viaggio per Medjugorje. Fu mia sorella a propormelo. Anche lei non era una fan della Chiesa, non estremista come me, ma quel che bastava perché la sua proposta mi spiazzasse. Me lo chiese poiché vi era stata qualche mese prima con un gruppo di amici: ci andò per curiosità e ora voleva condividere con me questa esperienza che, a detta sua, era stata rivoluzionaria. Mi ripeteva spesso “tu non sai cosa vuol dire” a tal punto che accettai. Volevo proprio vedere cosa ci fosse. Di lei mi fidavo, sapevo che era una persona ragionevole e dunque qualcosa doveva averla toccata. Comunque, rimanevo della mia idea: dalla religione non poteva giungere nulla di buono, tantomeno da un posto dove sei persone dichiaravano di avere delle apparizioni che per me significava una banale suggestione collettiva.

Con questo mio bagaglio di idee, partimmo. Ed ecco la sorpresa. Ascoltando il racconto di chi stava vivendo questo fenomeno (i diretti protagonisti, gli abitanti del posto, i medici che avevano condotto analisi sui veggenti), mi resi conto dei miei pregiudizi e di come questi mi rendessero cieca e mi impedissero di osservare la realtà per ciò che era. Ero partita ritenendo che a Medjugorje fosse tutto finto semplicemente perché per me la religione era finta e inventata per opprimere la libertà di popoli creduloni. Eppure, questa mia convinzione dovette fare i conti con un fatto tangibile: lì a Medjugorje c’era un flusso oceanico di persone che accorrevano da tutto il mondo. Come poteva essere finto questo evento e rimanere in piedi per più di trent’anni?

commemorazione-dei-defuntiUna menzogna non ha lunga durata, dopo un po’ emerge. Invece, ascoltando molte testimonianze, la gente tornando a casa continuava un percorso di fede, si accostava ai sacramenti, situazioni drammatiche famigliari si risolvevano, malati che guarivano, soprattutto dalle malattie dell’anima, come quelle che comunemente chiamiamo ansie, depressioni, paranoie, che spesso spingono al suicidio. Cosa c’era a Medjugorje tanto da ribaltare la vita di quella moltitudine? O meglio: chi c’era? Lo scoprii ben presto. Lì c’era un Dio vivo che si occupava dei suoi figli attraverso le mani di Maria. Questa nuova scoperta si concretizzò con l’ascolto delle testimonianza di chi era passato in quel luogo e aveva deciso di rimanere per prestare servizio in qualche comunità e per raccontare ai pellegrini come questa Madre operi laboriosamente per togliere i propri figli dall’inquietudine. Quel senso di vuoto che mi accompagnava era uno stato dell’anima che potevo condividere con chi aveva vissuto esperienze simili alle mie, ma che a differenza di me, aveva smesso di vagare.

Da quel momento, iniziai a pormi dei quesiti: Qual era la realtà in grado di portarmi ad una piena realizzazione? Lo stile di vita che avevo intrapreso corrispondeva effettivamente al mio vero bene oppure era un male che aveva contribuito a sviluppare quelle ferite dell’anima? A Medjugorje avevo fatto un’esperienza di Dio concreta: la sofferenza di chi aveva vissuto un’identità frantumata era anche la mia sofferenza e l’ascolto delle loro testimonianze e della loro “resurrezione” mi aveva aperto gli occhi, quegli stessi occhi che in passato vedevano la fede con le lenti asettiche del pregiudizio.

Ora, quell’esperienza di Dio che “non lascia mai soli i suoi figli e soprattutto non nel dolore e non nella disperazione” iniziata a Medjugorje continuò nella mia vita, frequentando la Santa Messa. Avevo sete di verità e trovavo ristoro solo attingendo a quella fonte di acqua viva che si chiama Parola di Dio. Qui, infatti, trovai inciso il mio nome, la mia storia, la mia identità; poco alla volta compresi che il Signore pone un progetto originale per ciascun figlio, fatto di talenti e qualità che conferiscono unicità alla persona.

Lentamente, la cecità che offuscava la ragione si sciolse e in me nacque il dubbio che quei diritti alla libertà nei quali avevo sempre creduto, fossero in realtà un male camuffato da bene che impedivano alla vera Francesca di emergere nella sua integrità. Con occhi nuovi, intrapresi un percorso nel quale cercai di comprendere la verità della mia identità. Partecipai a dei seminari pro-life e lì mi confrontai con chi aveva vissuto esperienze simili alla mia, con psicoterapeuti e sacerdoti esperti sulle tematiche legate all’identità: finalmente, ero senza lenti teoriche e vivevo la realtà.

Med03Infatti, qui misi insieme i pezzi di questo intricato puzzle che era diventata la mia vita: se prima i pezzi erano sparsi e incastrati in malo modo, adesso stavano assumendo un ordine tale per cui iniziavo a intravedere un disegno: la mia omosessualità era stata la conseguenza di una identità tagliata del femminismo e dell’aborto. Proprio ciò in cui per anni avevo creduto potesse pienamente realizzarmi, mi aveva uccisa, vendendomi menzogne spacciate per verità.

Partendo da questa consapevolezza, iniziai a riconnettermi con la mia identità di donna, riprendendo ciò che mi era stato rubato: me stessa. Oggi sono sposata e al mio fianco cammina Davide che mi è stato vicino in questo percorso. Per ciascuno di noi esiste un progetto creato da Colui che é l’unico in grado di guidarci realmente a ciò che siamo. Tutto sta nel dire il nostro sì come figli di Dio, senza avere la presunzione di uccidere quel progetto con false aspettative ideologiche che mai potranno sostituire la nostra natura di uomini e donne.

Fonte: http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-io-lesbica-e-abortista-convertita-a-medjugorje-9755.htm#.U8eGaMlyzqB

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Medjugorje, 34° anniversario. Dai loro frutti li riconoscerete!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/06/2014

Oggi è il 34° anniversario dalla prima apparizione a Medjugorje.

Recita il Vangelo di Matteo

anniversario00In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! DAI LORO FRUTTI LI RICONOSCERETE! Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni, e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque, li riconoscerete. (Matteo 7,15-20)

Al di là di tutte le chiacchiere che si fanno sui mass-media, premessa una totale ubbidienza filiale al giudizio della Chiesa che ancora non c’è stato, per il momento ecco, a mio avviso, il parametro principale (almeno per noi credenti, la Chiesa poi farà il suo discernimento con la sua sapienza millenaria) con cui valutare le apparizioni forse tra le più lunghe della storia.

Dai loro frutti li riconoscerete!

La mia conversione è uno di questi frutti.

Guarigioni come quella di Cristian Filice guarito dalla SLA o di Raffaella che lì ha recuperato la vista e la fede, di Linda che a Medjugorje ha abbandonato la sedia a rotelle, o del piccolo Dario di Palermo guarito da un raro tumore al cuore si continuano a verificare in quella terra benedetta dove il Cielo sembra essersi aperto un varco…

anniversario01Qualcuno non è guarito fisicamente come Chiara Corbella ma lì ha sperimentato una santità più profonda (insieme a un autentico cammino di fede) creando attorno a sé un fermento di fervore, conversione, pace e gioia che solo Dio può creare… Chiara è unica e speciale ma, quante storie di straordinaria santità come le sue.

E poi, il vero miracolo di Medjugorje, milioni di pellegrini da tutto il mondo e milioni di conversioni. Conversioni e conversioni… come quella di Fabio, scrittore e regista, o di Angela, satanista, ora consacrata a Maria.

Medjugorje: le uniche apparizioni in cui i veggenti sono stati analizzati con strumenti scientifici e trovati autentici. Quante storie come quella di Padre Eugenio che è andato a Medjugorje per scoprire l'”imbroglio”… tornando convinto che davvero lì il Cielo si è aperto un varco per noi, o di Heather Parsons, giornalista protestante che va a Medjugorje per lavoro e torna conquistata dalla Madonna.

Un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.

All’ombra di quest’albero buono io vivo e trovo forza, per vivere con pace e gioia le sfide della vita, ma soprattutto all’ombra di quest’albero buono trovo Cristo, nella Chiesa.

Cara Gospa auguri di vero cuore, quel cuore che grazie a te batte di amore e fervore per quel Gesù che ci presenti e offri da 33 anni…

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