FERMENTI CATTOLICI VIVI

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«La mia vita era un fallimento: Gesù Cristo ha colmato quel senso di vuoto che avevo.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/07/2018

Lorenzo della comunità Nuovi Orizzonti racconta con una sincerità e un’onestà disarmanti, la sua storia di conversione.

 

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«Ogni volta che ti avvicini alla luce, essa ti smaschera e proprio in questo sta il cammino comunitario: accogliere in noi il Signore e lasciarci raggiungere dalla sua luce.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/06/2018

Prima di entrare a Nuovi Orizzonti stavo vivendo un periodo terribile della mia vita, ero proprio all’inferno già su questa terra, e ne avevo combinate di tutti i colori, ero nel buio più profondo. Mi sembrava di aver perso del tutto la dignità, di essere arrivato al fondo di tutto, e già il fatto che mi bucavo mi faceva sentire finito come persona. Ero in un mare di desolazione, una cosa brutta da spiegare, solo chi sta in questo baratro lo può capire. Avevo vigili, carabinieri, giudici, magistrati, polizia, tabaccai, fornai, che mi correvano dietro!

L’ultima volta che mi sono bucato ero a Roma e quel giorno stavo proprio nell’inferno, finché non ho incontrato Nuovi Orizzonti e lì ho sentito proprio che la Madonna mi ci aveva portato e che il Signore mi diceva: “Ecco, io ti metto dentro a questa casa e qui tu troverai pace”. Perché usando droga ho cominciato a fare avanti e indietro dal carcere, poi la vita del tossicodipendente è un inferno: devi lottare in continuazione per rimediare la dose giornaliera, devi sempre tradire tutti coloro che ti stanno vicino, insomma fregare il prossimo, quando in realtà non freghi il prossimo, ma te stesso, perché già nel momento in cui ti droghi, stai fuori dalla grazia di Dio.

E quindi son arrivato a Nuovi Orizzonti, dove mi hanno proposto innanzitutto la Parola di Dio. Quando Chiara, con quel viso d’angelo, mi ha detto: “Qui viviamo il Vangelo!”, io stavo con un piede fuori e uno dentro. Mi chiedo che fare. Se mi guardavo indietro ero finito. E io mi ricordo un particolare: quando ci riunivamo la mattina per la meditazione del Vangelo, ogni volta che lo leggevo mi prendeva un mal di stomaco proprio forte, terribile.

E poi col passare del tempo, ho capito che era il Signore che mi diceva “Ama il prossimo” e io questo prossimo non ce la facevo proprio ad amarlo, perché sembra impossibile amare il prossimo se non riesci nemmeno ad amare te stesso. Questo fratello andava amato! Però in giro avevo incontrato tanta indifferenza, come dice Nek nella canzone: “Hey Dio, avrei bisogno anch’io!”, avevo bisogno anch’io di Dio, del suo amore, di Dio come papà. La prima volta che ho visto mio padre era al manicomio con la camicia di forza. Questa cosa, elaborata nel tempo, mi ha fatto capire che questo papà con la camicia di forza lo proiettavo anche su Dio, ma ero io ad avere la camicia di forza e Dio non poteva fare nulla se non mi aprivo al suo amore.

Poi ho capito pian piano che il Signore stava operando dentro di me, stava cercando di risanare quelle ferite che mi ero fatto con l’eroina, la cocaina ed il carcere. La comunità ti aiuta proprio, insieme a tutti gli altri, a proseguire questo cammino di incontro con te stesso, per rinascere a nuova vita.

Certamente c’è una battaglia, quella che devi affrontare con te stesso: la grande sfida è quella di riuscire finalmente a dire sì alla vita, sì all’amore. La più grande lotta è quella con te stesso per riuscire ad amare.

Chiara Amirante

Oggi posso dire che sono un altro Paolo, oggi si! Certo, prima però ho dovuto fare un cammino, ho trovato un deserto davanti a me, con gli scorpioni, i serpenti, le vipere, la notte, la solitudine, tutte cose che io non sapevo neppure esistessero… perché se ti droghi, l’eroina copre tutto, quindi la tua giornata è già finita.

E io poi ho dovuto combattere con me stesso per risorgere, per venir fuori, ho dovuto combattere io, ma anche avere tanto aiuto delle persone che mi stavano vicine. Poi per me è stato ancora più difficile lasciarmi aiutare, venendo da una famiglia dove tutti e tre noi figli ci drogavamo.

Per me oggi Nuovi Orizzonti è una palestra per imparare ad amare, il che non è facile, è l’incontro-scontro ogni giorno con la Parola di Dio, che comunque ti lavora dentro. Io mi rendo conto che una cosa del genere, il tentare di vivere concretamente il Vangelo, in un mondo del tutto proiettato verso il consumismo e l’edonismo, può sembrare una cosa da extraterrestri. Invece il Signore ci dice: “Io vado e ti preparo un posto”. Il Signore va e prepara un posto per te, proprio per te, per me Paolo e, come per me, per tutti gli altri.

Io sono stato chiamato a fare questo, ad entrare dentro l’amore di Dio e della Madonna, mentre c’è magari chi deve aspettare, o sarà chiamato in un altro modo. Ognuno è diverso e il Signore sa come aiutarlo. L’amore di Dio in qualche modo arriva e non fa distinzioni, il suo Amore non guarda da dove arrivi.

Oggi io vivo dentro la comunità, con i ragazzi in programma: non faccio niente di speciale, però ci sto, e già questo significa tanto. Vivere in comunità per me vuol dire mettersi a nudo: noi ci nascondiamo dietro a cento mila maschere. Camminare in comunità significa allora mettere a nudo quella parte di te che non vuoi vedere e non vedresti mai, per farti incontrare con te stesso. La comunità intesa come Vangelo vissuto, perché la comunità è Vangelo incarnato, non altro.

La vita spirituale consiste nell’avvicinarsi alla luce: se ci avviciniamo a Dio, vediamo quanto ancora siamo sporchi. Ogni volta che ti avvicini alla luce, essa ti smaschera e proprio in questo sta il cammino comunitario: accogliere in noi il Signore e lasciarci raggiungere dalla sua luce.

Noi ci alziamo la mattina e abbiamo come dei tiranni che ci parlano intorno, dicendoci: “Fai questo, vai là, di’ questo a quello, di’ quella cosa a quell’altro”. Ti vorresti imbellettare tutto, no? Ma questo è il progetto che hai fatto tu, mentre ci sta il progetto che ha fatto Dio, e se tu lasci il tuo progetto, Lui ti mostra il suo, altrimenti non lo potrai mai scoprire.

Ringrazio Dio perché mi ha fatto incontrare Nuovi Orizzonti, Chiara, Loredana, Tonino, che mi hanno sopportato. Materassi per terra, partite di calcio con Tonino… era questo lo spirito di Nuovi Orizzonti. Oggi, vedendo tutte le meraviglie del Signore, non riesco più a parlare della parte negativa di me. La conferma che il progetto di Dio va avanti sono tutti quelli che hanno deciso di seguire questo carisma. L’amore di Dio passa attraverso i fratelli. Uniamo il nostro amore finito col suo amore che è infinito.

(Fonte: http://www.nuoviorizzonti.org/)

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Una piacevole chiacchierata con un uomo fervente nella fede

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/02/2017

Sono convinto che il caso non esiste e che Patrizia mi sia stata affiancata per guidarmi.

Lei è molto più forte di me e compensa le mie mancanze.

Mi reputo un uomo di provincia che rimane a bocca aperta quando succedono le cose…

L’uomo è stato creato per aspirare a tanto… Il mondo ti sporca, ti devia…

Mi sono reso conto di quanto sono fragile e poi ho avuto modo di conoscere persone come Chiara Amirante, persone che della loro vita hanno fatto un servizio.

Ho fatto un cammino e dal tiepido che ero sono molto più fervente, sebbene ci sia largo margine per migliorare…

Nella canzone “In te (il figlio che non vuoi)”, era l’uomo che chiedeva alla sua compagna: “Tieni il bambino”. A me aveva emozionato e la cantavo. Mi hanno insultato, sputato, fatto di tutto.

Dio per me era un dogma, non una presenza, poi è diventato tale.

Ho fatto esperienza di Dio attraverso la mia curiosità, non mi sono fermato al sentito dire. Mi sono reso conto che Dio è molto più vicino di quello che si pensa.

Attraverso determinati consigli, quelli che ci sono nel Vangelo…

Volti che Dio ha usato: Chiara Amirante e la grande famiglia di Nuovi Orizzonti, persone che rischiavano di morire e oggi accolgono quelli che sono border line.

Anche se non credi, i consigli evangelici sono consigli che portano frutto, non hanno effetti collaterali.

La Chiesa è fatta dagli uomini e gli uomini sono corruttibili, ma è fatta anche dei grandi santi.

Qui, un Nek ventenne che canta la vita in “In te (il figlio che non vuoi)”

 

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