FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Da quanto tempo non facciamo memoria delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/07/2016

Mate_01Vado a Messa in un piccolo paesino del litorale laziale e incontro dopo ventisette anni (ventisette!) dalla mia maturità, la mia professoressa di matematica delle superiori.

Era già anzianotta quando insegnava limiti e integrali al sottoscritto, adesso sarà sulla novantina, per questo non speravo che mi riconoscesse ma lo ha fatto.

E’ in salute, lucidissima, con un bel sorriso ulteriormente addolcito dall’età, e dopo un po’ si è ricordata tutto.

La ricordo timida, riservata, per bene, appassionata per la matematica.

Quando alla lavagna spiegava un teorema o risolveva un esercizio si girava di scatto con un movimento che ricordava la brunetta dei Ricchi e Poveri, sorrideva entusiasta (con tanto di mani aperte alla Brambati) esclamando: “Ecco! Non è divertente?”, e siccome spiegava bene, alla fine divertente lo era diventato davvero, e per tutta la classe.

Trasmetteva questo suo divertirsi con la matematica tanto che nessuno in classe aveva sotto il sette e il mio otto fisso ai compiti in classe, usciva senza sforzo e col piacere di aver fatto una cosa divertente.
L’incontro di oggi mi ha fatto pernsare che troppo spesso ci lamentiamo di questo o di quello ma non ci soffermiamo mai a considerare con gratitudine le persone buone e belle che Dio ci ha messo davanti.

CMate_02e lo ha ricordato anche Papa Francesco poco più di un mese fa nella sua omelia a Santa Marta:

“Io vi consiglio questo, semplicemente: fate memoria! Com’è stata la mia vita, come è stata la mia giornata oggi o come è stato questo ultimo anno? Memoria. Come sono stati i miei rapporti col Signore. Memoria delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi.” (Omelia della Messa di Santa Marta del 21 aprile 2016)

E noi, da quanto tempo non facciamo memoria delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi?

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Un popolo che non rispetta i nonni, non ha futuro, perché non ha memoria

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/07/2014

vacchi01Siamo in piena estate.

Come ogni estate, si moltiplicano, a ragione, gli spot contro l’abbandono degli cani, amici a quattro zampe il cui affetto fedele viene ricambiato da crudeli e ingrati abbandoni lungo le autostrade.

Giusto. Giustissimo. Ma perché non fare analoghe pubblicità progresso per i vecchi che in estate, più soli del solito, con meno servizi del solito, vivono, silenziosi, rassegnati, la solitudine che subiscono perché la società di oggi li mette tra le realtà che non si vogliono più vedere?

I nostri vecchi sono meno importanti dei nostri cani?

Anziani, i nuovi “invisibili”. E questo è il periodo dell’anno in cui questo salta più agli occhi. Quando vado da mia zia a fare i consueti “viaggi nel tempo” nell’ora delle visite trovo sempre meno parenti e amici…

vecchi02Un proverbio africano recita: “Quando muore un anziano è come se bruciasse una biblioteca”. E’ vero, non è retorica, per me, ogni volta che sprofondo negli emozionanti racconti dei miei amici vecchietti, è come se leggessi un libro, come se vedessi un suggestivo cinegiornale dell’Isituto Luce.

Ma oggi queste enciclopedie, questi cinegiornali non li vuole consultare più nessuno… Non sappiamo cosa ci perdiamo.

Ce lo ricorda anche Papa Francesco nella sua omelia a Santa Marta del 20 novembre scorso, in cui ci invita a custodire e venerare i nonni.

Noi viviamo in un tempo nel quale gli anziani non contano. E’ brutto dirlo, ma si scartano eh? Perché danno fastidio.

Gli anziani sono quelli che ci portano la storia, che ci portano la dottrina, che ci portano la fede e ce la danno in eredità.

vecchi03Sono quelli che, come il buon vino invecchiato, hanno questa forza dentro per darci un’eredità nobile.

[Ricordo] una storiella ascoltata da piccolo. Protagonista è una famiglia, papà, mamma, tanti bambini e il nonno che, quando a tavola mangiava la zuppa, si sporcava la faccia.

Infastidito, il papà spiega ai figli perché il nonno si comporti così; quindi compra un tavolino a parte dove isolare il genitore.

Quello stesso papà, un giorno torna a casa e vede uno dei figli giocare con il legno. “Cosa fai?”, gli chiede. “Un tavolino”, risponde il bimbo. “E perché?”. “Per te, papà, per quando tu diventi vecchio come il nonno”.

Questa storia mi ha fatto tanto bene per tutta la vita. I nonni sono un tesoro. La Lettera agli Ebrei (13,7) ci dice: “Ricordatevi dei vostri capi, che vi hanno predicato, quelli che vi hanno predicato la Parola di Dio. E considerando il loro esito, imitatene la fede”.

La memoria dei nostri antenati ci porta all’imitazione della fede. Davvero la vecchiaia tante volte è un po’ brutta eh? Per le malattie che porta e tutto il resto, ma la sapienza che hanno i nostri nonni è l’eredità che noi dobbiamo ricevere.

Un popolo che non custodisce i nonni, un popolo che non rispetta i nonni, non ha futuro, perché non ha memoria, ha perso la memoria…

vecchi04Ci farà bene pensare a tanti anziani e anziane, tanti che sono nelle case di riposo, e anche tanti – è brutta la parola ma diciamola – abbandonati dai loro. Sono il tesoro della nostra società.

Preghiamo per i nostri nonni, le nostre nonne, che tante volte hanno avuto un ruolo eroico nella trasmissione della fede in tempo di persecuzione. Quando mamma e papà non c’erano a casa e anche avevano idee strane, che la politica in quel tempo insegnava, sono state le nonne che hanno trasmesso la fede.

Quarto comandamento: è l’unico che promette qualcosa in cambio. E’ il comandamento della pietà. Essere pietoso coi nostri antenati.

Chiediamo oggi la grazia ai vecchi Santi, chiediamo la grazia di custodire, ascoltare e venerare i nostri antenati, i nostri nonni”

(Papa Francesco, omelia in Santa Marta del 20 novembre 2013)

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