FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘padri’

5 motivi per cui gli uomini dovrebbero amare san Giuseppe

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/03/2018

San Giuseppe passa spesso inosservato per il suo atteggiamento silenzioso e per la sua vita nascosta, ma ha molto da insegnarci su come crescere in santità.

Ecco cinque motivi per riscoprire san Giuseppe.

1. E’ il santo patrono dei lavoratori.

Il lavoro degli uomini occupa gran parte delle nostre vite. Spesso cerchiamo di lottare per un lavoro che renda gloria a Dio, ebbene, san Giuseppe ci può insegnare a lavorare bene se glielo chiediamo. Un dei modi per farlo è cominciare la nostra giornata di lavoro pregando.

Puoi invocare san Giuseppe anche quando hai difficoltà a trovare un lavoro. Ha ricevuto l’incarico di provvedere al Figlio di Dio, per questo può capire davvero la pressione che gli uomini devono subire e affrontare per provvedere alle proprie famiglie. Nella mia vita ho sperimentato personalmente il potere dell’intercessione di san Giuseppe per trovare un lavoro.

2. La sua intercessione è potente.

Un seminarista un giorno mi spiegò, relativamente alla potente intercessione del santo, che ogni volta che aveva bisogno di qualche cosa, chiedeva l’aiuto di san Giuseppe e i suoi bisogni venivano accolti. In questi ultimi anni ho sperimentato nella mia vita che san Giuseppe ha risposto a molte delle mie preghiere, come trovare un lavoro e fondare una famiglia. (…)

Pare che Dio abbia dato a molti santi la grazia di soccorrerci nelle nostre molte necessità, ma la mia esperienza è stata che questo santo soccorre a tutte le necessità, e che il Signore ci vuole insegnare che, com’è stato sotto la sua protezione sulla terra (per essere stato il suo custode, per essere stato chiamato suo padre) così in Paradiso, Egli continua a operare ciò che il santo gli chiede.

3. E’ un modello di paternità per noi uomini.

Dio Padre ha scelto san Giuseppe tra tutti gli uomini per essere il padre putativo di Gesù. Questo ci dice molto sulla sua persona; gli è stata affidata la guida, il compito di provvedere e proteggere il Figli di Dio e la più grande tra le creature di Dio, la Madonna. Giuseppe ha servito fedelmente la Santa Famiglia proteggendola dal pericolo affinché potesse compiere la missione di Dio.

San Giuseppe ha insegnato a Gesù, nella sua umanità, a essere un uomo. Senza dubbio gli avrà insegnato a essere un ebreo fedele, così come il mestiere di carpentiere. Egli è un modello per noi padri, per essere dei leaders spirituali nelle nostre famiglie. Come san Giuseppe siamo chiamati a mostrare l’amore di Dio Padre alla nostra moglie e ai nostri figli.

4. E’ stato un uomo obbediente.

Ogni volta in cui Dio gli ha chiesto di fare qualcosa, Giuseppe non ha esitato a dire il suo sì. Quando doveva prendere Maria come sua sposa, andando a Betlemme per il censimento, o scappando in Egitto con la sua famiglia, Giuseppe ha sempre seguito prontamente la volontà di Dio. In un’epoca in cui ci viene detto di fare sempre a modo nostro, San Giuseppe ci ricorda che la vera grandezza si trova nel seguire la volontà di Dio, non la nostra.

5. E’ stato un uomo di silenzio.

Non si è mai sentita una parola da San Giuseppe perché è stato un uomo di silenzio. Grazie a questo silenzio, era capace di ascoltare la voce di Dio e di discernere la sua volontà per la Sacra Famiglia. Nell’epoca del rumore e delle troppe parole, Giuseppe ci ricorda che se vogliamo ascoltare la voce di Dio, dobbiamo far tacere i nostri cuori ed entrare nel silenzio.

Rivolgetevi a San Giuseppe!

Queste sono solo alcuni dei tanti motivi per cui ogni uomo cattolico dovrebbe sviluppare una sana devozione verso san Giuseppe.

La festività di San Giuseppe è il tempo giusto per apprendere qualcosa su questo grande santo e chiedere la sua intercessione per vivere una vita santa.

«Alcuni santi hanno ricevuto il privilegio di assisterci con efficacia in alcuni bisogni particolari, ma non in altri; non il santo patrono Giuseppeche ha il potere di assisterci in tutte le circostanze, in ogni necessità, in ogni impresa.» (San Tommaso d’Aquino)

(Tradotto dall’originale inglese: https://www.catholicgentleman.net/2015/02/5-reasons-every-man-love-st-joseph/)

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«Diventi padre ma nessuno ti dà le istruzioni per l’uso…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/03/2018

Eccone 7! Sette istruzioni per l’uso per padri coraggiosi.

«Diventi padre ma nessuno ti dà le istruzioni per l’uso…», quante volte abbiamo sentito una frese del genere, e quante volte siamo stati noi stessi a pronunciarla di fronte alle sfide della vita.

Sbagliato!

Le istruzioni ci sono (ce le dà il Padre per eccellenza), basta seguirle, o per lo meno cercare di farlo con amore e buona volontà; magari non vedrai andare tutto per il verso giusto ma comincerai a vedere le cose che si muovono nell’ordine dell’amore, e pian piano comincerai anche a vederle andare per il verso giusto.

1 – Metti Dio al primo posto e tutte le altre cose si riordineranno.

«Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore» (Deuteronomio 6,5-6)

Non abbiamo forze? Attingiamone alla Fonte. Non sappiamo che pesci prendere con sfide che non capiamo? Chiediamo a Dio e a Dio solo la forza e la sapienza per affrontarle.

2 – Passa il tempo con la tua famiglia.

«Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai» (Deuteronomio 6,6-7).

E’ il tempo meglio speso. Passalo senza guardare l’orologio, lascia che i tuoi figli interrompano i tuoi hobby, il tuo programma preferito, dà loro il messaggio che ti piace stare con loro.

3 – Dai la tua vita.

«E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei» (Efesini 5,25).

Date la vostra vita, morite per vostra moglie e per i vostri figli. Si può morire ogni giorno senza particolari atti eroici, morire piano piano, a fettine, semplicemente mettendosi all’ultimo posto. Può sembrare autolesionismo ma è dimenticandosi di sé che si vive e fa vivere veramente felici. Come affermava Catherine de Hueck-Doherty, “Se metto Dio al primo posto e il fratello al secondo, io sono il felice terzo.”

4 – Correggi i tuoi figli senza complessi ma…

«E voi, padri, non inasprite i vostri figli, ma allevateli nell’educazione e nella disciplina del Signore» (Efesini 6,4).

Non aver paura di correggere i figli, soprattutto in questi tempi in cui la nostra società sembra essere preda della paura di farlo. Chiedi a Dio la sapienza e il discernimento per correggerli sempre per e con amore, ma non tacere quando vedi o senti che stanno sbagliando.

5 – Dai l’esempio con le opere buone.

«Cerchiamo anche di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Ebrei 10, 24)

Fai opere buone e coinvolgi i tuoi figli nel farlo; una raccolta per i terremotati, una spesa per i poveri della parrocchia, un panino a un clochard. Vinci la pigrizia e ti sorprenderai nel vedere che saranno felici di seguirti.

6 – Sii fedele ai sacramenti e…

«…senza disertare le nostre riunioni, come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma invece esortandoci a vicenda; tanto più che potete vedere come il giorno si avvicina.» (Ebrei 10,25).

Dai l’esempio pregando, celebrando i sacramenti con fede, invitando i tuoi figli a fare altrettanto, soprattutto nei momenti in cui le sfide della vita sembrano essere più grandi di noi. I figli non fanno tanto quello che diciamo loro quanto quello che facciamo con fede e convinzione.

7 – Impara a comunicare.

«Lo sapete, fratelli miei carissimi: sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira» (Giacomo 1,19).

Presta attenzione a quello che dicono i figli, evitando reazioni esagerate; dimostrati interessato senza essere soffocante. Se si saranno davvero ascoltati si sentiranno liberi di condividere la loro vita con te.

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Eri già donna… e come tale di una cosa avevi bisogno prima di tutto: lo sguardo di due occhi che ti fissassero con amore

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/11/2015

Non_piu_due_01Ho appena finito di leggere “Non più due”  di Andrea Torquato Giovanoli.

Seguo con piacere Andrea sui social da un po’ ma devo confessare di aver acquistato il libro per la copertina: quel Cristo che teneva unite le due fedi era proprio l’immagine del matrimonio cristiano come lo concepisco e come, mia moglie e io cerchiamo di vivere giorno dopo giorno.

Come nella copertina, Cristo ci aiuta ad accogliere la diversità dell’altro come ricchezza, le tiene insieme e quando ci riusciamo, ad accogliere la diversità dell’altro, tutto funziona alla grande.

In quest’ottica Andrea scrive alla figlia per parlarle degli uomini, da uomo, da padre e con una scrittura gradevolissima, qua e là parla anche del Padre, quello con la “p” maiuscola.

Ma lascio (col suo permesso appena accordato) la parola a lui.

Era mezzogiorno e mi trovavo una volta tanto da solo a casa con te, che avevi solo un anno.

Così ti ho preparato la tua pappa (abbondando con il condimento, come mio standard), ti ho apparecchiata sul tuo seggiolone, ti ho messo il tuo bavaglino (quello rosa, con il tuo nome ricamato dalla tua mamma) ed ho cominciato a darti da mangiare.

Nulla: non mi aprivi neanche la bocca.

Allora ho provato a darti uno dei giochini del tuo campionario: me lo hai scaraventato a terra.

Te ne ho passato un altro: stessa fine.

Ed a quel punto ho iniziato a sentire le mie budella aggrovigliarsi, ma ho sorriso e ho cambiato strategia: magari avevi sete, così ti ho passato il biberon, dal quale effettivamente hai iniziato a sorseggiare con bramosia.

PNon_piu_due_02erciò mi son detto: “Ecco vedi: voleva bere. Adesso mangerà”.

Allora ti porto ilcucchiaio pieno di anellini stracotti nel brodo preparato la sera prima da tua madre e insaporiti con un gustoso formaggino (roba buona, insomma, per aver la quale inalcune parti del globo si arriverebbe anche ad uccidere): niente, neanche unboccone.

A quel punto stavo già per arrendermi (perché lo sai che sono uno di quelli che starebbe ore a giocare coi bimbi, ma se devo dar loro da mangiare la mia pazienza si riduce a cifre prossime allo zero) e stavo seriamente pensando di riparare su uno Yogurt alla banana: buono, nutriente, già pronto e facile da somministrare, tanto più che fresco com’è avrebbe potuto pore darti sollievo ai dentini (hai visto mai)…

Poi però ho deciso di provarci un’ultima volta: ti ho preso il visino nella mano, ti ho guardata dritto negli occhi e ti ho porto il cucchiaino col boccone.

E lì è successa una cosa straordinaria: tu mi hai sorriso, hai aperto la bocca ed hai cominciato a mangiare.

Così abbiamo iniziato una specie di gioco ripetuto: mi bastava incrociare il tuo sguardo un momento prima di darti ilboccone per ottenere il tuo sorriso e che mi aprissi la bocca per mangiare.

E’ stato in quel preciso istante che ho capito, come una sorta di illuminazione: perché tu, bambina mia, eri figlia femmina, a te non bastava (come per i pirlotti dei tuoi fratelli) darti in mano un giochino per condirti via nello sfamarti, tu esigevi di metterti in relazione, e nello specifico pretendevi l’attenzione del tuo uomo, che per allora (e spero ancora per qualche anno) ero io, interamente su di te.

Non_piu_due_03Eri già donna, non c’era nulla da fare.

E come tale di una cosa avevi bisogno prima di tutto: lo sguardo di due occhi che ti fissassero con amore, facendoti sentire parte di un rapporto esclusivo.

Oggi sono i miei, domani saranno quelli di tuo marito, ma in realtà l’unico sguardo che davvero potrà saziare questa tua innata fame di relazione è quello del Padre, di cui io ora sono rifrangenza, così come poi lo sarà (dovrà esserlo!) il tuo sposo.

Perché guarda, piccola mia, che i figli non basta nutrirli nel corpo e nella mente, ma poiché appartenenti a quell’umanità fatta a immagine di Dio, hanno la primaria necessitàd’essere saziati nello spirito, con una relazione d’amore che abbia origina, si alimenti a sua volta e abbia come scopo e meta Colui che solo è Amore.

Altrimenti, di quella fame, muoiono.

(“Non più Due” di Andrea Torquato Giovanoli, Gribaudi, Milano 2015, pag- 61-63)

Vi è piaciuto?

Accattatevìllo! 😉

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Papà!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/07/2015

papà_01Condivido con gioia la testimonianza di Gianluca, un iscritto alla mailing list “Informazioni da Medjugorje”, che dimostra come Dio ci sia vicino in tutto, anche nelle cose che a noi sembrano le più piccole.

E i bambini anche insegnano; quando sono in braccio possono sbraitare oppure cercare la posizione più comoda possibile… Se solo avessimo questo secondo atteggiamento anche noi con Dio…

Buongiorno, condivido con voi questa “coincidenza” che mi è capitata circa due anni fa ma che a me ha fatto pensare tantissimo.

Una mattina di circa due anni fa stavo solo con mia figlia che aveva appena sei mesi e la cullavo tra le mie mani per calmarla un pò perchè era nervosa.

Avvicinandomi ad una scrivania dove ho delle foto, mi avvicino ad una cartolina che avevo comprato a Manoppello, raffigurante il Volto santo di Gesù dicendo con un sorriso a mia figlia, “saluta Gesù, papà nostro!” naturalmente senza aspettarmi una risposta da parte di Miriam, vista la sua età, sono andato in salotto e appena l’ho messa seduta la prima parola che ha detto è stata “Papà!”.

Mi si è gelato il sangue perché ho associato subito questa parola con quello che avevo detto dieci secondi prima a mia figlia e non posso essermi sbagliato nel sentirla perché ho visto anche il labiale, in quanto mia figlia era di fronte a me. Miriam aveva detto il suo primo “papà” al Padre celeste, come a volerlo ringraziare di averla messa al mondo, rafforzando la mia convinzione che Miriam, e tutti noi in generale, siamo figli di Dio, cioè Dio ci ha voluti e ci ha messo al mondo ed i genitori sono custodi ed “accompagnatori” dei figli, che sono di Dio.

papà_02Miriam è venuta al mondo dopo diversi mesi e dopo che la ginecologa di mia moglie ci disse che l’unica possibilità di avere un figlio era adottarlo o tentare varie tecniche (che ho rifiutato da subito).

Oltre a questo è capitata un’altra coincidenza, cioè dopo la visita del Santo Padre, Benedetto XVI ad una parrocchia romana e dopo essere riuscito a dargli la mia mano ed incrociare i suoi occhi che infondevano pace, serenità e qualcosa che diceva: “pregherò per voi, non vi preoccupate”, il mese dopo mia moglie è rimasta incinta.

Potere delle preghiere del Santo Padre o della mia preghiera, misera, distratta, disperata, a volte sconfortata ma piena di speranza dell’aiuto di Dio, pur accettando sinceramente la Sua volontà, hanno permesso a Miriam di venire al mondo.

Dio sorprende sempre!
Non aggiungo altro.
Un saluto.

(Fonte: Mailing List Informazioni da Medjugorje, col permesso della moderazione)

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“Papà, quanti soldi guadagni in un’ora?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/05/2015

Papà_00

 

Figlio: “Papà, posso farti una domanda?”

Papà: “Certo, di cosa si tratta?”

Figlio: “Papà, quanti soldi guadagni in un’ora?”

Papà: “Non sono affari tuoi, perché mi fa una domanda del genere?”

Figlio: “Volevo solo saperlo. Per favore dimmelo, quanti soldi guadagno in un’ora?”

Papà: “Se proprio lo vuoi sapere, guadagno 50€ in un’ora.”

Figlio: “Oh!”, con la testa rivolta verso il basso, “Papà, mi presteresti 24€?”

Il padre si infuriò.

Papà_01Papà: “La sola ragione per cui me lo hai chiesto era per chiedermi in prestito dei soldi per comprare uno stupido giocattolo o qualche altra cosa senza senso, adesso tu fili dritto nella tua stanza e vai a letto. Pensa al perché stai diventando così egoista. Io lavoro duto ogni giorno per questo atteggiamento infantile!”

Il bambino andò in silenzio nella sua stanza e chiuse la porta.

L’uomo si sedette e divenne ancora più arrabbiato pensando alla domanda del ragazzo: “Ma come ha avuto il coraggio di farmi una domanda simile solo per avere dei soldi?”

Dopo un’oretta l’uomo si calmò e cominciò a pensare: “Forse c’era qualcosa di cui aveva davvero bisogno di comprare con 25€, non chiede soldi così spesso…”

Papà_02L’uomo andò nella stanza del figlio e aprì la porta.

Papà: “Stai dormendo figlio?”

Figlio: “No papà, sono sveglio.”

Papà: “Stavo pensando: forse sono stato troppo duro con te prima. E’ stato un giorno faticoso per me oggi e mi sono scaricato su di te. Questi sono i 25€ che mi hai chiesto.”

Il bambino si sedette subito e cominciò a sorridere dicendo: “Oh! Grazie papà!”

Papà_03Dopo, da sotto il cuscino tirò via delle banconote stropicciate. L’uomo vide che il bambino aveva già dei soldi e iniziò a infuriarsi di nuovo. Il bambino iniziò lentamente a contare i suoi soldi dopodiché guardò il padre.

Papà: “Perché vuoi degli altri soldi se già ne hai?”

Figlio: “Perché non ne avevo abbastanza ma adesso si. Papà, adesso ho 50€. posso comprare un’ora del tuo tempo? Per favore vieni prima domani, mi piacerebbe cenare con te.”

Il padre rimase impietrito. Abbracciò il bambino e lo implorò di perdonarlo.

(Author unknown)

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Francesco ha cambiato il mio sguardo sul mondo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/03/2015

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E Dio creò il padre

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/03/2014

padri01In questi tempi in cui la paternità è sempre più messa in disussione, mi capita sempre più spesso di essere colpito da libri, scritti, blog, che ne parlano, come queste due pagine del libro “C’è Qualcuno lassù?” di Bruno Ferrero.

<<Quando il buon Dio decise di creare il padre, cominciò con una stuttura piuttosto alta e robusta.

Allora un angelo che era lì vicino gli chiese: “Ma che razza di padre è questo? Se i bambini li farai alti come un soldo di cacio, perché hai fatto il padre cosìgrande? Non potrà giocare con le biglie senza mettersi in ginocchio, rimboccare le coperte al suo bambino senza chinarsi e nemmeno baciarlo senza quasi piegarsi in due!”.

Dio sorrise e rispose: “E’ vero, ma se lo faccio piccolo come un bambino, i bambini non avranno nessuno su cui alzare lo sguardo”.

Quando poi fece le mani del padre, Dio le modellò abbastanza grandi e muscolose.

L’angelo scosse la testa e disse: “Ma… mani così grandi non possono aprire e chiudere spille da balia, abbottonare e sbottonare bottoncini e nemmeno legare treccine o togliere la scheggia da un dito”.

Dio sorrise e disse: “Lo so, ma sono abbastanza grandi per contenere tutto quello che c’è nelle tasche di un bambino e abbastanza piccole per poter stringere nel palmo il suo visetto”.

padri02Dio stava creando i due più grossi piedi che si fossero mai visti, quando l’angelo sbottò: “Non è giusto. Credi davvero che queste due barcacce riuscirebbero a saltar fuori dal letto la mattina presto quando il bebé piange? O a passare fra un nugolo di bambini che giocano senza schiacciarne per lo meno due?”.

Dio sorrise e rispose: “Sta’ tranquillo, andranno benissimo. Vedrai: serviranno a tenere in bilico un bambino che vuol giocare a cavalluccio o a scacciare i topi nella casa di campagna oppure a sfoggiare scarpe che non andrebbero bene a nessun altro”.

Dio lavorò tutta la notte, dando al padre poche parole ma una voce ferma e autorevole, occhi che vedevano tutto, eppure rimanevano calmi e tolleranti.

Infine, dopo essere rimasto un po’ sovrappensiero, aggiunse un ultimo tocco: le lacrime. Poi si volse all’angelo e domandò: “E adesso sei convinto che un padre possa amare quanto una madre?”>>

(Erma Bombeck)

padri03

Degli studenti universitari ebbero come compito per il fine settimana un lungo caloroso abbraccio al loro papà.

“Non posso farlo” protestò uno, “mio padre morirebbe”.

E poi disse un altro, “mio padre sa che lo amo”.

“Allora è facile” replicò il professore. “Perché non lo fai?”.

Il lunedì seguente tutti parlavano, sorpresi, di come fosse stata soddisfacente l’esperienza.

“Mio padre si è messo a piangere!” diceva uno.

E un altro: “Strano. Mio padre mi ha ringraziato”.

[Fonte: “C’è Qualcuno lassù? Piccole storie dell’anima”- ELLEDICI – Pag 37 e 39]

…con un pensiero speciale al mio, di padre…

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