FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Posts Tagged ‘Papa Francesco’

«Noi andiamo alla Messa non a un museo.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/11/2017

«Continuiamo con le catechesi sulla Santa Messa. Per comprendere la bellezza della celebrazione eucaristica desidero iniziare con un aspetto molto semplice: la Messa è preghiera, anzi, è la preghiera per eccellenza, la più alta, la più sublime, e nello stesso tempo la più “concreta”. Infatti è l’incontro d’amore con Dio mediante la sua Parola e il Corpo e Sangue di Gesù. È un incontro con il Signore.

Ma prima dobbiamo rispondere a una domanda. Che cosa è veramente la preghiera? Essa è anzitutto dialogo, relazione personale con Dio. E l’uomo è stato creato come essere in relazione personale con Dio che trova la sua piena realizzazione solamente nell’incontro con il suo Creatore. La strada della vita è verso l’incontro definitivo con il Signore.

Il Libro della Genesi afferma che l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, il quale è Padre e Figlio e Spirito Santo, una relazione perfetta di amore che è unità. Da ciò possiamo comprendere che noi tutti siamo stati creati per entrare in una relazione perfetta di amore, in un continuo donarci e riceverci per poter trovare così la pienezza del nostro essere.

Quando Mosè, di fronte al roveto ardente, riceve la chiamata di Dio, gli chiede qual è il suo nome. E cosa risponde Dio? : «Io sono colui che sono» (Es 3,14). Questa espressione, nel suo senso originario, esprime presenza e favore, e infatti subito dopo Dio aggiunge: «Il Signore, il Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe» (v. 15). Così anche Cristo, quando chiama i suoi discepoli, li chiama affinché stiano con Lui. Questa dunque è la grazia più grande: poter sperimentare che la Messa, l’Eucaristia è il momento privilegiato per stare con Gesù, e, attraverso di Lui, con Dio e con i fratelli.

Pregare, come ogni vero dialogo, è anche saper rimanere in silenzio – nei dialoghi ci sono momenti di silenzio -, in silenzio insieme a Gesù. E quando noi andiamo a Messa, forse arriviamo cinque minuti prima e incominciamo a chiacchierare con questo che è accanto a noi. Ma non è il momento di chiacchierare: è il momento del silenzio per prepararci al dialogo. È il momento di raccogliersi nel cuore per prepararsi all’incontro con Gesù. Il silenzio è tanto importante!

Ricordatevi quello che ho detto la settimana scorsa: non andiamo ad un uno spettacolo, andiamo all’incontro con il Signore e il silenzio ci prepara e ci accompagna. Rimanere in silenzio insieme a Gesù. E dal misterioso silenzio di Dio scaturisce la sua Parola che risuona nel nostro cuore. Gesù stesso ci insegna come realmente è possibile “stare” con il Padre e ce lo dimostra con la sua preghiera. I Vangeli ci mostrano Gesù che si ritira in luoghi appartati a pregare; i discepoli, vedendo questa sua intima relazione con il Padre, sentono il desiderio di potervi partecipare, e gli chiedono: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1).

Abbiamo sentito nella Lettura prima, all’inizio dell’udienza. Gesù risponde che la prima cosa necessaria per pregare è saper dire “Padre”. Stiamo attenti: se io non sono capace di dire “Padre” a Dio, non sono capace di pregare. Dobbiamo imparare a dire “Padre”, cioè mettersi alla sua presenza con confidenza filiale. Ma per poter imparare, bisogna riconoscere umilmente che abbiamo bisogno di essere istruiti, e dire con semplicità: Signore, insegnami a pregare.

Questo è il primo punto: essere umili, riconoscersi figli, riposare nel Padre, fidarsi di Lui. Per entrare nel Regno dei cieli è necessario farsi piccoli come bambini. Nel senso che i bambini sanno fidarsi, sanno che qualcuno si preoccuperà di loro, di quello che mangeranno, di quello che indosseranno e così via (cfr Mt 6,25-32). Questo è il primo atteggiamento: fiducia e confidenza, come il bambino verso i genitori; sapere che Dio si ricorda di te, si prende cura di te, di te, di me, di tutti.

La seconda predisposizione, anch’essa propria dei bambini, è lasciarsi sorprendere. Il bambino fa sempre mille domande perché desidera scoprire il mondo; e si meraviglia persino di cose piccole perché tutto è nuovo per lui. Per entrare nel Regno dei cieli bisogna lasciarsi meravigliare. Nella nostra relazione con il Signore, nella preghiera –domando – ci lasciamo meravigliare o pensiamo che la preghiera è parlare a Dio come fanno i pappagalli? No, è fidarsi e aprire il cuore per lasciarsi meravigliare. Ci lasciamo sorprendere da Dio che è sempre il Dio delle sorprese? Perché l’incontro con il Signore è sempre un incontro vivo, non è un incontro di museo. È un incontro vivo e noi andiamo alla Messa non a un museo. Andiamo ad un incontro vivo con il Signore.

Nel Vangelo si parla di un certo Nicodemo (Gv 3,1-21), un uomo anziano, un’autorità in Israele, che va da Gesù per conoscerlo; e il Signore gli parla della necessità di “rinascere dall’alto” (cfr v. 3). Ma che cosa significa? Si può “rinascere”? Tornare ad avere il gusto, la gioia, la meraviglia della vita, è possibile, anche davanti a tante tragedie? Questa è una domanda fondamentale della nostra fede e questo è il desiderio di ogni vero credente: il desiderio di rinascere, la gioia di ricominciare. Noi abbiamo questo desiderio? Ognuno di noi ha voglia di rinascere sempre per incontrare il Signore? Avete questo desiderio voi? Infatti si può perderlo facilmente perché, a causa di tante attività, di tanti progetti da mettere in atto, alla fine ci rimane poco tempo e perdiamo di vista quello che è fondamentale: la nostra vita del cuore, la nostra vita spirituale, la nostra vita che è incontro con il Signore nella preghiera.

In verità, il Signore ci sorprende mostrandoci che Egli ci ama anche nelle nostre debolezze. «Gesù Cristo […] è la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo» (1 Gv 2,2). Questo dono, fonte di vera consolazione – ma il Signore ci perdona sempre – questo, consola, è una vera consolazione, è un dono che ci è dato attraverso l’Eucaristia, quel banchetto nuziale in cui lo Sposo incontra la nostra fragilità. Posso dire che quando faccio la comunione nella Messa, il Signore incontra la mia fragilità? Sì! Possiamo dirlo perché questo è vero! Il Signore incontra la nostra fragilità per riportarci alla nostra prima chiamata: quella di essere a immagine e somiglianza di Dio. Questo è l’ambiente dell’Eucaristia, questo è la preghiera.»

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 15 novembre 2017

(Fonte: http://www.vatican.va)

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«Nella mia tasca porto sempre due cose…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/10/2017

 

«Vi racconto una confidenza.

Nella mia tasca, porto sempre due cose: un rosario per pregare e una cosa che può sembrare strana.

Cosa è questo? Questa è la storia del “fallimento” di Dio.

E’ una via Crucis, una piccola via Crucis e così come Gesù ha sofferto da quando è stato condannato a morte fino a quando è stato sepolto.
Con queste due cose, faccio del mio meglio. Ma grazie a queste due cose, non perdo la speranza.»

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UN MINUTO PER LA PACE

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/06/2017

Papa Francesco all’udienza generale del 7 giugno 2017 ha fatto un appello:

Domani, alle ore 13, si rinnova in diversi Paesi l’iniziativa “Un minuto per la pace”, cioè un piccolo momento di preghiera nella ricorrenza dell’incontro in Vaticano tra me, il compianto Presidente israeliano Peres e il Presidente palestinese Abbas.

Nel nostro tempo c’è tanto bisogno di pregare – cristiani, ebrei e musulmani – per la pace. [Udienza generale in Vaticano il 7 giugno 2017]

E noi?

Ci uniamo al Papa alle ore 13?

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Papa Francesco vende i Giardini Vaticani! (*)

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/02/2017

giardini-vaticani-01

Non mi dite che ci avevate creduto? Si tratta di un titolo volutamente paradossale in questo caso, che è palesemente inventato(*), ma è ciò che accade ogni giorno con le parole del Papa.

Il Papa parla di rispetto per le religioni ma tutti diffondono la frase ad effetto sul pugno, strappandola dal contesto di un discorso bello e complesso. Il Papa parla di prudenza nel credere alla apparizioni troppo ciarliere e tutti l’attribuiscono a una sola.

Il Papa tuona al Parlamento Europeo dicendo con forza che questa Europa “incapace di aprirsi alla dimensione trascendente della vita, è un’Europa che lentamente rischia di perdere la propria anima”, ma vengono riportati solo gli stralci del discorso che fanno comodo a questa o a quella testata giornalistica.

Nel web e nei social questo accade in maniera ancora più leggera e incosciente, così come nella vita: chiunque si riempie la bocca con frasi attribuite al Papa senza aver letto nemmeno un rigo di ciò che ha scritto, senza arrivare fino infondo ad ascoltare i suoi discorsi e le sue omelie.

Dieci volte su dieci mi ritrovo a rettificare ciò che molte persone capiscono delle parole del Papa prese senza prendersi la briga di ascoltare tutto fino in fondo. Lo faccio volentieri, per amore della verità, ma sento anche il bisogno di aggiungere qualcosa.

Ti giunge all’orecchio una notizia ambigua su Papa Francesco? Leggi un tweet che riporta una frase ad effetto senza citarne correttamente la fonte?

Non dimenticare mai che l’attuale Pontefice parla su più livelli, facendo discorsi complessi, usando (e bene) la comunicazione non verbale, come lo sguardo, il tono della voce la capacità dell’uditorio di ascoltare ciò che dice.

giardini-vaticani-02E’ un Papa che va ascoltato, e letto fino infondo per capirlo bene.

Ecco allora OTTO passi per fare chiarezza sulle notizie e le citazioni che trovi in rete e che riguardano le dichiarazioni del Papa:

1 – LEGGI – Non limitarti al titolo ma leggi tutto l’articolo.

2 – DUBITA – Se non provvede a citare le fonti autorizzate (e, per quanto ne sappia, l’unica è http://www.vatican.va il sito della Santa Sede).

3 – NON CONDIVIDERE se non sei sicuro dei passi uno e due, non ritwittare, non mettere “mi piace” sui social.

4 – VERIFICA la notizia sulle fonti ufficiali del Vaticano http://www.vatican.va

5 – CONDIVIDI IL VERO CONTENUTO.

6 – CORREGGI le false notizie con quelle vere, citando le giuste fonti.

7 – COLLABORA, e lo puoi fare condividendo sempre e solo le notizie vere e dicendo a voce, su Facebook, Twitter, dove puoi, solo le informazioni vere.

8 – NON SEGUIRE account non verificati o fake.

(*) bufala D.O.C.

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«E quanto sarebbe bene che tutte le confessioni religiose dicessero: “Uccidere in nome di Dio è satanico”!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/09/2016

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Nella Croce di Gesù Cristo – oggi la Chiesa celebra la festa della Croce di Gesù Cristo – capiamo pienamente il mistero di Cristo, questo mistero di annientamento, di vicinanza a noi.

Lui, «essendo nella condizione di Dio – dice Paolo –, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, a una morte di croce» (Fil 2,6-8).

Questo è il mistero di Cristo. Questo è un mistero che si fa martirio per la salvezza degli uomini. Gesù Cristo, il primo Martire, il primo che dà la vita per noi. E da questo mistero di Cristo incomincia tutta la storia del martirio cristiano, dai primi secoli fino a oggi.

I primi cristiani hanno fatto la confessione di Gesù Cristo pagando con la loro vita. Ai primi cristiani era proposta l’apostasia, cioè: “Dite che il nostro dio è quello vero, non il vostro. Fate un sacrificio al nostro dio o ai nostri dei”. E quando non facevano questo, quando rifiutavano l’apostasia, venivano uccisi.

Questa storia si ripete fino a oggi; e oggi nella Chiesa ci sono più martiri cristiani che non ai primi tempi.

Oggi ci sono cristiani assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non rinnegano Gesù Cristo.

In questa storia, arriviamo al nostro père Jacques: lui fa parte di questa catena di martiri.

I cristiani che oggi soffrono – sia nel carcere, sia con la morte o con le torture – per non rinnegare Gesù Cristo, fanno vedere proprio la crudeltà di questa persecuzione.

E questa crudeltà che chiede l’apostasia – diciamo la parola – è satanica.

E quanto sarebbe bene che tutte le confessioni religiose dicessero: “Uccidere in nome di Dio è satanico”.

Padre Jacques Hamel è stato sgozzato sulla Croce, proprio mentre celebrava il sacrificio della Croce di Cristo.

Papa Francesco 01Uomo buono, mite, di fratellanza, che sempre cercava di fare la pace, è stato assassinato come se fosse un criminale. Questo è il filo satanico della persecuzione.

Ma c’è una cosa, in quest’uomo che ha accettato il suo martirio lì, con il martirio di Cristo, all’altare, c’è una cosa che mi fa pensare tanto: in mezzo al momento difficile che viveva, in mezzo anche a questa tragedia che lui vedeva venire, un uomo mite, un uomo buono, un uomo che faceva fratellanza, non ha perso la lucidità di accusare e dire chiaramente il nome dell’assassino, e ha detto chiaramente: “Vattene, Satana!”.

Ha dato la vita per noi, ha dato la vita per non rinnegare Gesù. Ha dato la vita nello stesso sacrificio di Gesù sull’altare e da lì ha accusato l’autore della persecuzione: “Vattene, Satana!”.

E questo esempio di coraggio, ma anche il martirio della propria vita, di svuotare sé stesso per aiutare gli altri, di fare fratellanza tra gli uomini, aiuti tutti noi ad andare avanti senza paura. Che lui dal Cielo – perché dobbiamo pregarlo, è un martire!, e i martiri sono beati, dobbiamo pregarlo – ci dia la mitezza, la fratellanza, la pace, e anche il coraggio di dire la verità: uccidere in nome di Dio è satanico.

Papa Francesco, meditazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae, Santa Messa in suffragio di Padre Jacques Hamel, mercoledì, 14 settembre 2016 (fonte: sito ufficiale della Santa Sede http://www.vatican.va)

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«Ricordati che, quando moriremo, porteremo con noi soltanto la valigia della carità»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/09/2016

Comastri_01Il 4 settembre 2016 è stata proclamata santa Madre Teresa di Calcutta. Vi propongo un passaggio bellissimo del card. Angelo Comastri, in un suo libro:

“La prima volta che incontrai Madre Teresa, fui colpito dal suo sguardo: mi guardò con occhi limpidi e penetranti. Poi mi chiese: «Quante ore preghi ogni giorno?». Rimasi sorpreso da una simile domanda e provai a difendermi dicendo: «Madre, da lei mi aspettavo un richiamo alla carità, un invito ad amare di più i poveri. Perché mi chiede quante ore prego?». Madre Teresa mi prese le mani e le strinse tra le sue quasi per trasmettermi ciò che aveva nel cuore; poi mi confidò: «Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri! Ricordati: io sono soltanto una povera donna che prega. Pregando, Dio mi mette il Suo Amore nel cuore e così posso amare i poveri. Pregando!».

Non ho più dimenticato questo incontro e queste parole: il segreto di Madre Teresa sta tutto qui.

Ci siamo rivisti tante altre volte. Nel 1988 Madre Teresa venne nella parrocchia di Santo Stefano al Monte Argentario dove ero parroco: fu un dono immenso, inatteso, meraviglioso. Madre Teresa fissò come una bambina lo scenario unico del Monte Argentario e parlò così: «Come è bello questo luogo! In un luogo così bello, anche voi dovete preoccuparvi di avere anime belle». Bastarono queste parole per far vibrare il cuore di oltre ventimila persone.

Al termine della veglia di preghiera accadde un fatto. Un ricco industriale manifestò l’intenzione di regalare a Madre Teresa la sua villa per accogliere i malati di Aids. Egli aveva già in mano le chiavi per consegnarle alla Madre. Madre Teresa rispose: «Debbo pregare, debbo pensarci: non so se è cosa buona portare i malati di Aids in un luogo di grande turismo. E se fossero rifiutati? Soffrirebbero due volte!». Quanta saggezza! Quanta libertà interiore! Ma a tutti noi, uomini di poca fede, sembrava che Madre Teresa stesse perdendo una bella e rara occasione. Un signore che aveva assistito al dialogo, si sentì in dovere di consigliare: «Madre, intanto prenda le chiavi e poi si vedrà…». Madre Teresa, senza alcuna esitazione, forse sentendosi ferita in ciò che aveva di più caro e di più prezioso, chiuse il discorso dicendo risolutamente: «No, signore! Perché ciò che non mi serve, mi pesa!».

Comastri_02Il 27 maggio 1991 Madre Teresa venne a Massa Marittima, dove ero vescovo da appena un anno, per comunicarmi la decisione di aprire a Piombino una casa per le suore contemplative delle Missionarie della Carità. In elicottero andammo poi all’Isola d’Elba per un incontro di preghiera. A un certo punto, durante il tragitto, un uomo che ci accompagnava nel volo, cadde in ginocchio accanto a me e, con voce tremante, mi disse: «Padre, io non so che cosa mi stia accadendo! Mi sembra che Dio, sì Dio, mi stia guardando attraverso gli occhi di quella donna». Riferii subito alla Madre le parole appena ascoltate. Ella, con tranquillità disarmante, commentò: «Gli dica che Dio lo sta guardando da tanto tempo: lui prima non se ne accorgeva!». E, rivolta all’uomo, gli strinse la mano con affetto e gli consegnò alcune medagliette della Madonna: sembravano baci, che portavano il profumo dell’amore di Dio.

Nel mese di maggio del 1994 partecipai a una Santa Messa nella chiesa di San Gregorio al Celio: era presente anche la Madre. Un fotografo, con fastidiosa insistenza, scattava fotografie avvicinandosi al volto della Madre in preghiera. Mi permisi di dire: «Abbia un po’ di delicatezza. Non vede che la Madre sta pregando? La lasci in pace». Il fotografo si acquietò un momento e poi mi disse: «Voglio fotografare gli occhi di Madre Teresa: ho fotografato occhi di principi, di principesse, di attori, di gente famosissima… Ma non ho mai visto due occhi così felici e così luminosi. Chissà qual è il segreto?!». Terminata la Santa Messa, riferii alla Madre il desiderio del fotografo petulante. La Madre, con la serena pazienza di sempre, si sottopose ad alcuni scatti ravvicinati e poi prese la mani del fotografo e, quasi sussurrando, gli disse: «Vuoi sapere perché i miei occhi sono felici? Il segreto è molto semplice: i miei occhi sono felici, perché le mie mani asciugano tante lacrime». Meravigliosa risposta. E aggiunse: «Faccia così anche lei e avrà due occhi bellissimi!».

MT_01Ho visto Madre Teresa per l’ultima volta il 22 maggio 1997: era affaticata, respirava con difficoltà e si avvertiva che era vicina la partenza per il Cielo. Mi disse: Vengo da New York e mi fermo qualche giorno a Roma per visitare le mie suore e i miei poveri, poì devo andare a Dublino, dove seguiamo tanti alcolisti, poi devo andare a Londra dove portiamo un po’ di amore ai poveri che dormono sotto i ponti del Tamigi, poi.. Fu spontaneo, da parte mia, reagire dicendo: «Madre, ma questa è una follia! Non può affrontare questa enorme fatica: neppure un giovane potrebbe resistere a un ritmo simile». La Madre mi ascoltò e fece qualche istante di silenzio. E poi mi fissò con dolcezza estrema e mi disse: «O mio caro vescovo, la vita è una sola: non è come i sandali che ne ho un paio di ricambio. La vita è una sola, io debbo spenderla tutta per seminare amore fino all’ultimo respiro. Ricordati che, quando moriremo, porteremo con noi soltanto la valigia della carità».

Io ascoltavo e non avevo il coraggio di ribattere: il ragionamento della Madre seguiva perfettamente la logica dell’amore! Alla fine concluse: «Porteremo con noi soltanto la valigia della carità: riempila, finché sei ancora in tempo!».

Queste parole mi risuonano dentro l’anima ogni mattina quando mi sveglio e ogni sera quando chiudo la giornata: «Ho messo qualcosa nella valigia della carità? Se non ho messo niente, ho perso inutilmente una giornata».”

Dal libro “Ho conosciuto una Santa” del cardinale Angelo Comastri ,edizioni S.Paolo

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Da quanto tempo non facciamo memoria delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/07/2016

Mate_01Vado a Messa in un piccolo paesino del litorale laziale e incontro dopo ventisette anni (ventisette!) dalla mia maturità, la mia professoressa di matematica delle superiori.

Era già anzianotta quando insegnava limiti e integrali al sottoscritto, adesso sarà sulla novantina, per questo non speravo che mi riconoscesse ma lo ha fatto.

E’ in salute, lucidissima, con un bel sorriso ulteriormente addolcito dall’età, e dopo un po’ si è ricordata tutto.

La ricordo timida, riservata, per bene, appassionata per la matematica.

Quando alla lavagna spiegava un teorema o risolveva un esercizio si girava di scatto con un movimento che ricordava la brunetta dei Ricchi e Poveri, sorrideva entusiasta (con tanto di mani aperte alla Brambati) esclamando: “Ecco! Non è divertente?”, e siccome spiegava bene, alla fine divertente lo era diventato davvero, e per tutta la classe.

Trasmetteva questo suo divertirsi con la matematica tanto che nessuno in classe aveva sotto il sette e il mio otto fisso ai compiti in classe, usciva senza sforzo e col piacere di aver fatto una cosa divertente.
L’incontro di oggi mi ha fatto pernsare che troppo spesso ci lamentiamo di questo o di quello ma non ci soffermiamo mai a considerare con gratitudine le persone buone e belle che Dio ci ha messo davanti.

CMate_02e lo ha ricordato anche Papa Francesco poco più di un mese fa nella sua omelia a Santa Marta:

“Io vi consiglio questo, semplicemente: fate memoria! Com’è stata la mia vita, come è stata la mia giornata oggi o come è stato questo ultimo anno? Memoria. Come sono stati i miei rapporti col Signore. Memoria delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi.” (Omelia della Messa di Santa Marta del 21 aprile 2016)

E noi, da quanto tempo non facciamo memoria delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi?

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“Per Gesù provare pietà equivale a condividere la tristezza di chi incontra, ma nello stesso tempo a operare in prima persona per trasformarla in gioia”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/05/2016

PapaFrancesco_ColombaTutti i giornali enfatizzano la frase sugli animali, spesso cambiandone anche le parole, dell’intero discorso dell’odierna udienza giubilare di Papa Francesco, senza aggiungere quello che dice dopo.

“(…) la pietà non va confusa neppure con la compassione che proviamo per gli animali che vivono con noi; accade, infatti, che a volte si provi questo sentimento verso gli animali, e si rimanga indifferenti davanti alle sofferenze dei fratelli. Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti, ai cani, e poi lasciano senza aiutare il vicino, la vicina che ha bisogno… Così non va.”

Ma aggiunge il Papa:

La pietà di cui vogliamo parlare è una manifestazione della misericordia di Dio. E’ uno dei sette doni dello Spirito Santo che il Signore offre ai suoi discepoli per renderli «docili ad obbedire alle ispirazioni divine» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1830).

Tante volte nei Vangeli è riportato il grido spontaneo che persone malate, indemoniate, povere o afflitte rivolgevano a Gesù: “Abbi pietà” (cfr Mc 10,47-48; Mt 15,22; 17,15).

A tutti Gesù rispondeva con lo sguardo della misericordia e il conforto della sua presenza.

In tali invocazioni di aiuto o richieste di pietà, ognuno esprimeva anche la sua fede in Gesù, chiamandolo “Maestro”, “Figlio di Davide” e “Signore”.

Intuivano che in Lui c’era qualcosa di straordinario, che li poteva aiutare ad uscire dalla condizione di tristezza in cui si trovavano.

Percepivano in Lui l’amore di Dio stesso.

vecchi04E anche se la folla si accalcava, Gesù si accorgeva di quelle invocazioni di pietà e si impietosiva, soprattutto quando vedeva persone sofferenti e ferite nella loro dignità, come nel caso dell’emorroissa (cfr Mc 5,32).

Egli le chiamava ad avere fiducia in Lui e nella sua Parola (cfr Gv 6,48-55).

Per Gesù provare pietà equivale a condividere la tristezza di chi incontra, ma nello stesso tempo a operare in prima persona per trasformarla in gioia.

Anche noi siamo chiamati a coltivare in noi atteggiamenti di pietà davanti a tante situazioni della vita, scuotendoci di dosso l’indifferenza che impedisce di riconoscere le esigenze dei fratelli che ci circondano e liberandoci dalla schiavitù del benessere materiale (cfr 1 Tm 6,3-8).

Guardiamo l’esempio della Vergine Maria, che si prende cura di ciascuno dei suoi figli ed è per noi credenti l’icona della pietà.

Dante Alighieri lo esprime nella preghiera alla Madonna posta al culmine del Paradiso: «In te misericordia, in te pietate, […] in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate” (XXXIII, 19-21). Grazie.”

Vale sempre la pena di leggere tutto, naturalmente e sempre su www.vatican.va

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AMORIS LAETITIA

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/04/2016

amoris-laetitia-574x493Non vi fidate di quanto scrivono i giornali, a partire dall’Ansa, sull’esortazione apostolica di Papa Francesco AMORIS LAETITIA.

Fanno titoloni ad effetto azzardando conclusioni che nell’esortazione NON CI SONO, mettendo sulla punta della penna del Papa, PAROLE CHE NON HA MAI SCRITTO, con semplificazioni in malefede solo per fare titoloni ad effetto.

Prendetevi del tempo e LEGGETELA DIRETTAMENTE DA QUI

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html

Questa è l’unica fonte ufficiale, il sito del Vaticano.

E’ complessa, vale la pena perderci del tempo resistendo alla tentazione di conclusioni approssimate e affrettate, in ogni direzione.

AMORIS LAETITIA tratta un argomento complesso e delicato, con tutta la delicatezza e la profondità che occorrono.

Buona lettura!

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Rosario a Piazza San Pietro, tutti i giorni del Giubileo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/10/2015

ROSARIODal sito ufficiale del Giubileo

Il modo più semplice e diretto con cui la pietà popolare ci ha insegnato ad invocare la misericordia di Dio attraverso l’intercessione della Vergine Maria è la pratica del Rosario.

Per questo, ogni sera dell’anno giubilare, con inizio alle ore 18,00 presso la statua di San Pietro, in Piazza San Pietro, si reciterà il Rosario animato da alcune Parrocchie di Roma, Istituti Religiosi e Confraternite.

Ci lasceremo guidare – come pellegrini – dal volto materno di colei che per prima ha sperimentato la misericordia del Padre “volgendosi all’umiltà della sua serva”.

Il Pensiero di questo Anno Santo sarà quindi rivolto, in modo del tutto particolare, alla Madre della Misericordia.

Per giungere alla tenerezza del Padre, passiamo per lo sguardo e l’amore materno di Maria.

Al numero 24 della Misericordiae Vultus il Papa dice: “Nessuno come Maria ha conosciuto la profondità del mistero di Dio fatto uomo. Tutto nella sua vita è stato plasmato dalla presenza della misericordia fatta carne.

La Madre del Crocifisso Risorto è entrata nel santuario della misericordia divina perché ha partecipato intimamente al mistero del suo amore”.

Ci andremo in tanti vero? 😉

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