FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Posts Tagged ‘Papa Francesco’

Padre Nostro

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/11/2018

In questi giorni si affastellano le polemiche attorno alla traduzione del Padre Nostro che è stata approvata dalla Conferenza Episcopale Italiana.

C’è chi la loda e chi la critica, chi crea polemiche affermando che se è giusta una traduzione, per anni abbiamo pregato con quella sbagliata, chi afferma esattamente il contrario non accettando la traduzione che comparirà nella terza edizione del Messale Romano.

Secondo me – e qui espongo la mia personale opinione – chi critica non si rende pienamente conto di diventare strumento di divisione, quindi del Male, che crea ferite difficilmente sanabili nel Corpo di Cristo che è la Chiesa.

Un amico che stimo enormemente ha scritto su Facebook: «”Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. A me basterebbe prendere sul serio questa invocazione. Che tutto il clamore suscitato dalla nuova traduzione ci faccia riscoprire parole spesso pronunciate meccanicamente.»

Penso che abbia centrato il problema e spero anch’io che questa notizia ci spinga a meditare meglio nel cuore le parole che pronunciamo con le labbra

Quanto alla traduzione, già Sant’Ambrogio, padre della Chiesa, diceva “non permettere che cadiamo in tentazione”, per rendere meglio il significato in italiano, e in altre lingue il problema non si pone in quanto utilizzano da sempre traduzioni più vicine al senso originale.

No ho gli strumenti linguistici per entrare nel merito della traduzione ma, non osando improvvisarmi esegeta, accetterò la nuova traduzione che somiglia tanto a quella utilizzata da sempre dai miei fratelli spagnoli o di lingua portoghese, pensando a quanto è costata a Gesù la nostra unità e alla sua preghiera al Padre, struggente e piena di amore:

«[Padre santo,] non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.» (Gv 17, 20-21)

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«Qual è il protocollo sul quale il giudice ci giudicherà?»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/11/2018

Vi do un compito da fare a casa.

Prendete il Vangelo, quello che portate con voi… Ricordate che dovete sempre portare un piccolo Vangelo con voi, in tasca, nella borsa, sempre; quello che avete a casa.

[…] Alla fine del mondo noi saremo giudicati. E quali saranno le domande che ci faranno là? Quali saranno queste domande? Qual è il protocollo sul quale il giudice ci giudicherà?

E’ quello che troviamo nel venticinquesimo capitolo del Vangelo di Matteo. Oggi il compito è leggere il quinto capitolo del Vangelo di Matteo dove ci sono e beatitudini; e leggere il venticinquesimo, dove c’è il protocollo, le domande che ci faranno il giorno del giudizio.

Non avremo titoli, crediti o privilegi da accampare. Il Signore ci riconoscerà se a nostra volta lo avremo riconosciuto nel povero, nell’affamato, in chi è indigente ed emarginato, in chi è sofferente e solo.

E’ questo uno dei criteri fondamentali di verifica della nostra vita cristiana, sul quale Gesù ci invita a misurarci ogni giorno.

(Papa Francesco, Udienza Generale del 6 agosto 2014)

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«Dobbiamo dire agli uomini e alle donne del mondo: non disprezzate la vita!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/10/2018

Mi interpellano e mi fanno pensare le parole del Papa all’udienza generale del 10 ottobre 2018.

«Si potrebbe dire che tutto il male operato nel mondo si riassume in questo: il disprezzo per la vita. La vita è aggredita dalle guerre, dalle organizzazioni che sfruttano l’uomo – leggiamo sui giornali o vediamo nei telegiornali tante cose –, dalle speculazioni sul creato e dalla cultura dello scarto, e da tutti i sistemi che sottomettono l’esistenza umana a calcoli di opportunità, mentre un numero scandaloso di persone vive in uno stato indegno dell’uomo. Questo è disprezzare la vita, cioè, in qualche modo, uccidere.

Un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? Io vi domando: è giusto “fare fuori” una vita umana per risolvere un problema? E’ giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Non si può, non è giusto “fare fuori” un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. E’ come affittare un sicario per risolvere un problema.»

Provoca, mette in crisi, papa Francesco, senza mezzi termini, ma dà anche la soluzione:

«Vale la pena di accogliere ogni vita perché ogni uomo vale il sangue di Cristo stesso (cfr 1 Pt 1,18-19). Non si può disprezzare ciò che Dio ha tanto amato!

Dobbiamo dire agli uomini e alle donne del mondo: non disprezzate la vita!»

(Fonte: www.vatican.va)

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Una precisa richiesta di papa Francesco, a tutti noi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/10/2018

Statua di San Michele Arcangelo sita nello Stato Città del Vaticano

Una cosa ho imparato nella vita: nei momenti duri, in quelli davvero difficili, la cosa più sensata da fare è affidare tutto e affidarci davvero a Dio, pregando.

E’ per questo che non posso che accogliere l’invito di Papa Francesco che ha chiesto espressamente che i fedeli di tutto il mondo pregassero il Rosario ogni giorno per la Chiesa, concludendo con la preghiera “Sub tuum praesídium” e la celebre preghiera a san Michele Arcangelo composta da papa Leone XIII dopo una visione avuta il 13/10/1884 in cui in una conversazione tra Gesù e il diavolo, questo si vantò di potere distruggere la Chiesa Cattolica.

Riporto di seguito il testo del comunicato Sala Stampa della Santa Sede del 29 settembre 2018.

Il Santo Padre ha deciso di invitare tutti i fedeli, di tutto il mondo, a pregare il Santo Rosario ogni giorno, durante l’intero mese mariano di ottobre; e a unirsi così in comunione e in penitenza, come popolo di Dio, nel chiedere alla Santa Madre di Dio e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo, che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi.

Nei giorni scorsi, prima della sua partenza per i Paesi Baltici, il Santo Padre ha incontrato padre Fréderic Fornos S.I., direttore internazionale della Rete Mondiale di Preghiera per il Papa; e gli ha chiesto di diffondere in tutto il mondo questo suo appello a tutti i fedeli, invitandoli a concludere la recita del Rosario con l’antica invocazione “Sub tuum praesídium”, e con l’invocazione a San Michele Arcangelo che ci protegge e aiuta nella lotta contro il male (cfr. Apocalisse 12, 7-12).

La preghiera – ha affermato il Pontefice pochi giorni fa, l’11 settembre, in un’omelia a Santa Marta, citando il primo capitolo del Libro di Giobbe – è l’arma contro il grande accusatore che “gira per il mondo cercando come accusare”. Solo la preghiera lo può sconfiggere. I mistici russi e i grandi santi di tutte le tradizioni consigliavano, nei momenti di turbolenza spirituale, di proteggersi sotto il manto della Santa Madre di Dio pronunciando l’invocazione “Sub tuum praesídium”.

L’invocazione “Sub tuum praesídium” recita così:

«Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;
nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus,
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.»

«Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o vergine gloriosa e benedetta.»

Con questa richiesta di intercessione, il Santo Padre chiede ai fedeli di tutto il mondo di pregare perché la santa Madre di Dio ponga la Chiesa sotto il suo manto protettivo: per preservarla dagli attacchi del maligno, il grande accusatore, e renderla allo stesso tempo sempre più consapevole delle colpe, degli errori, degli abusi commessi nel presente e nel passato, e impegnata a combattere senza nessuna esitazione affinché il male non prevalga.

Il Santo Padre ha chiesto anche che la recita del Santo Rosario durante il mese di ottobre si concluda con la preghiera scritta da Leone XIII:

«Sancte Míchael Archángele, defénde nos in próelio;
contra nequítiam et insídias diáboli esto praesídium.
Imperet illi Deus, súpplices deprecámur,
tuque, Prínceps milítiae caeléstis,
Sátanam aliósque spíritus malígnos,
qui ad perditiónem animárum pervagántur in mundo,
divína virtúte, in inférnum detrúde. Amen».

«San Michele Arcangelo, difendici nella lotta,
sii nostro presidio contro le malvagità e le insidie del demonio.
Capo supremo delle milizie celesti,
fa’ sprofondare nell’inferno, con la forza di Dio,
Satana e gli altri spiriti maligni che vagano per il mondo
per la perdizione delle anime. Amen.»

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«Non ha risonanza mediatica il fatto che, insieme ad altri sacerdoti, io…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/08/2018

Lettera di un sacerdote cattolico al NEW YORK TIMES

«Caro fratello e sorella giornalista:

Sono un semplice sacerdote cattolico. Sono felice ed orgoglioso della mia vocazione. Da vent’anni vivo in Angola come missionario.

Vedo in molti mezzi di informazione, soprattutto nel vostro giornale, l’ampliamento del tema dei sacerdoti pedofili, con indagini condotte in modo morboso sulla vita di alcuni sacerdoti. Così si parla di uno di una città negli Stati Uniti negli anni ‘70, di un altro nell’Australia degli anni ‘80, e cosi a seguire di altri casi recenti…

Certamente questo è da condannare!

Si vedono alcuni articoli giornalistici misurati ed equilibrati, ma anche altri pieni di preconcetti e persino di odio.

Il fatto che persone, che dovrebbero essere manifestazioni dell’amore di Dio, siano come un pugnale nella vita di innocenti, mi provoca un immenso dolore. Non esistono parole che possano giustificare tali azioni. E non c’è dubbio che la Chiesa non può che schierarsi a fianco dei più deboli e dei più indifesi. Pertanto ogni misura che venga presa per la protezione e la prevenzione della dignità dei bambini sarà sempre una priorità assoluta.

Tuttavia, incuriosisce la disinformazione e il disinteresse per migliaia e migliaia di sacerdoti che si spendono per milioni di bambini, per tantissimi adolescenti e per i più svantaggiati in ogni parte del mondo! Ritengo che al vostro mezzo di informazione non interessi che io nel 2002, passando per zone minate, abbia dovuto trasferire molti bambini denutriti da Cangumbe a Lwena (in Angola), poiché né se ne occupava il governo, nè le ONG erano autorizzate.

E neanche vi importa che io abbia dovuto seppellire decine di piccoli, morti nel tentativo di fuggire dalle zone di guerra o cercando di ritornare, né che abbiamo salvato la vita a migliaia di persone in Messico grazie all’unica postazione medica in 90.000 Km2, e grazie anche alla distribuzione di alimenti e sementi. Non vi interessa neppure che negli ultimi dieci anni abbiamo dato l’opportunità di ricevere educazione ed istruzione a più di 110.000 bambini…

Non ha risonanza mediatica il fatto che, insieme ad altri sacerdoti, io abbia dovuto far fronte alla crisi umanitaria di quasi 15.000 persone tra le guarnigioni della guerriglia, dopo la loro resa, perché non arrivavano alimenti nè dal Governo, nè dall’ONU.

Non fa notizia che un sacerdote di 75 anni, Padre Roberto, ogni notte percorra la città di Luanda e curi i bambini di strada, li porti in una casa di accoglienza nel tentativo di farli disintossicare dalla benzina e che in centinaia vengano alfabetizzati.

Non fa rumore che altri sacerdoti, come Padre Stefano, si occupino di accogliere e dare protezione a ragazzi picchiati, maltrattati e persino violentati.

E non interessa che Frate Maiato, malgrado i suoi 80 anni, vada di casa in casa confortando persone malate e senza speranza.

Non fa notizia che oltre 60.000, tra i 400.000 sacerdoti e religiosi, abbiano lasciato la propria terra e la propria famiglia per servire i loro fratelli in un lebbrosario, negli ospedali, nei campi profughi, negli istituti per bambini accusati di stregoneria o orfani di genitori morti di AIDS, nelle scuole per i più poveri, nei centri di formazione professionale, nei centri di assistenza ai sieropositivi…o, soprattutto, nelle parrocchie e nelle missioni, incoraggiando la gente a vivere e ad amare.

Non fa notizia che il mio amico, Padre Marco Aurelio, per salvare alcuni giovani durante la guerra in Angola li abbia condotti da Kalulo a Dondo e sulla strada di ritorno alla sua missione sia stato trivellato di colpi; non interessa che frate Francesco e cinque catechiste, per andare ad aiutare nelle aree rurali più isolate, siano morti per strada in un incidente; non importa a nessuno che decine di missionari in Angola siano morti per mancanza di assistenza sanitaria, per una semplice malaria; che altri siano saltati in aria a causa di una mina mentre andavano a far visita alla loro gente.

Nel cimitero di Kalulo si trovano le tombe dei primi sacerdoti giunti nella regione…nessuno è arrivato ai 40 anni!

Non fa notizia accompagnare la vita di un sacerdote “normale” nella sua quotidianità, tra le sue gioie e le sue difficoltà, mentre spende la propria vita, senza far rumore, a favore della comunità di cui è al servizio.

La verità è che non cerchiamo di fare notizia, bensì semplicemente cerchiamo di portare la Buona Notizia, quella che senza rumore inizió nella notte di Pasqua. Fa più rumore un albero che cade, che non un bosco che cresce.

Non è mia intenzione fare un’apologia della Chiesa e dei sacerdoti. Il sacerdote non è nè un eroe, né un nevrotico. È un semplice uomo che, con la sua umanità, cerca di seguire Gesù e di servire i suoi fratelli. In lui ci sono miserie, povertà e fragilità come in ogni essere umano; ma ci sono anche bellezza e bontà come in ogni creatura…

Insistere in modo ossessivo e persecutorio su un tema, perdendo la visione di insieme, crea realmente caricature offensive del sacerdozio cattolico e di questo mi sento offeso.

Giornalista: cerchi la Verità, il Bene e la Bellezza. Tutto ciò la renderà nobile nella sua professione.

Amico… le chiedo solo questo…

In Cristo,

Padre Martín Lasarte sdb

“Il mio passato, Signore, lo affido alla tua Misericordia; il mio presente al tuo Amore; il mio futuro alla tua Provvidenza”.»

 

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19 modi per far sapere ai sacerdoti quanto li apprezziamo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/08/2018

Ecco 19 consigli utili (soprattutto il quindicesimo), per sostenere i nostri sacerdoti.

I nostri parroci sono tra i membri più lavoratori della Chiesa. Il tipico sacerdote parrocchiale lavora il weekend e durante le vacanze, vive nello stesso posto in cui lavora e ha solo un giorno di riposo a settimana, senza parlare del fatto che al giorno d’oggi gli si chiede di curare più anime e di assumere più responsabilità e funzioni che in qualsiasi altra epoca.

Abbiamo chiesto ad alcuni parroci come potremmo far sapere loro che siamo grati per tutto il lavoro che svolgono per noi. Ci hanno dato queste risposte, senza alcun ordine particolare:

1. Prega per il/i tuo/tuoi sacerdote/i.

“La cosa più importante che il fedele può fare per il suo sacerdote è pregare per lui. Preghiamo sempre per qualcuno, e dobbiamo offrire la Messa tutte le domeniche e i giorni di precetto a beneficio della comunità. È bello sapere che anche i fedeli pregano per noi tutti i giorni”.

(…) “Offri le tue preghiere per il sacerdote e il suo lavoro pastorale. È una grande gioia per me perché so che più la mia comunità prega per me, più efficaci saranno i frutti del mio ministero sacerdotale”.

2. Preparargli un pasto, soprattutto nei giorni di eccessivo lavoro.

“Sarebbe bene che qualcuno si assicurasse che il parroco abbia cibo ben preparato la domenica e i giorni festivi della Chiesa, quando c’è più attività. Spesso non abbiamo chi cucini per noi, e dopo una lunga giornata sarebbe piacevole tornare a casa e mangiare qualcosa che non abbiamo dovuto cucinare da soli”.

“Scopri il suo piatto preferito e preparaglielo”.

3. Festeggia i suoi giorni speciali.

“È una buona idea festeggiare il compleanno del sacerdote o il giorno della sua ordinazione”.

“È bello che mi ricordino il giorno della mia ordinazione sacerdotale”.

4. Prega di più, lamentati di meno.

“La gran parte delle interazioni che abbiamo sembra ruotare intorno a una lamentela sul sacerdote, la parrocchia, un’altra persona della comunità, la musica, la temperatura in chiesa, una lampadina fulminata, una decisione, ecc., e raramente sulle realtà spirituali soprannaturali”.

5. Offri il tuo aiuto.

“Non aspettare che ti chiedano se puoi fare qualcosa, offriti! Noi sacerdoti abbiamo la vocazione di dare e servire, per noi è difficile chiedere cose”.

“Offrire volontariamente il tuo tempo alla parrocchia è un segno di sostegno e di servizio”. (…)

6. Partecipa alla Messa e/o alla confessione.

“Nulla farà più felice un sacerdote”.

“Scegli un giorno per andare alla Messa che sta celebrando, ed esorta la gente a sedersi nelle prime file. Quando il sacerdote dopo la Messa chiederà perché lo hai fatto, digli che stavi offrendo la tua partecipazione alla Messa in rendimento di grazie per il suo sacerdozio”.

7. Scrivi un biglietto esprimendo la tua riconoscenza.

(…) “La mia attività preferita è ricevere lettere dalle persone. Ma non un biglietto con un paio di parole. Anche questi sono piacevoli, ma adoro ricevere una lettera o un biglietto che contenga un messaggio significativo. È molto potente sentire qualcuno descrivere esattamente come quello che ho detto o fatto è stato fruttuoso. È un promemoria del fatto che Gesù è molto più grande di me, e che può fare grandi cose con il poco che ho da offrire”.

8. Ringrazia.

“Ringrazia il sacerdote per ogni Messa. Anche se il sacerdote non ti piace particolarmente, la Messa ruota sempre intorno alla presenza di Gesù”.

“Può significare molto una cosa semplice come dire al sacerdote dopo la confessione: ‘Grazie per il suo ministero, pregherò per lei’”.

9. Elogia.

“Cerca opportunità per lodare i sacerdoti. Anche quelli che non ti piacciono particolarmente”.

10. Preoccupati per il benessere del sacerdote.

Esorta il sacerdote a fare una pausa nel lavoro (in genere sono così occupati da dimenticarsi che devono anche riposare e curare la propria salute, fino ad ammalarsi).

11. Evita i drammi e i pettegolezzi in parrocchia. Tieni queste cose per te.

“Evita e ferma i pettegolezzi su sacerdoti e parrocchie”.

“Non spettegolare e non criticare, offriti invece per aiutare e costruire. Mi chiedo quante vocazioni si sono rovinate quando i giovani con inquietudini religiose hanno sentito gli adulti criticare e distruggere i sacerdoti, in genere per qualche piccola disputa in parrocchia”.

12. Fa sapere al sacerdote che lo sostieni.

Quando sei testimone di una situazione in cui qualcuno è scortese o ingiusto con il sacerdote, fagli sapere che lo hai notato ed esprimigli vicinanza.

13. Stabilisci un rapporto prima di correggerlo.

“Non dirgli quello che non ti piace o quello che ti dà fastidio se è la prima volta che ti sei scomodato a rivolgerti a lui”.

“Salutalo prima di dirgli quello che non ti sembra corretto”.

14. Nutri aspettative realistiche e utili.

“Probabilmente non è un idraulico, per cui non pretendere che risolva problemi di tubi. Puoi però senz’altro chiedergli se crede che ci sia una perdita” (ovvero sii realista, il sacerdote NON ha tutte le risposte a tutte le possibili situazioni della tua vita, ma se hai un problema puoi andare da lui e chiedergli la sua opinione).

15. Non accaparrarti il sacerdote.

“Non credere di avere il sacerdote solo per te, soprattutto la domenica. Non aspettarti di essere il miglior amico del sacerdote. È il tuo pastore e il tuo servitore, e ha bisogno di mantenere le cose a un livello professionale. Non vantarti davanti agli altri membri della comunità, perché crea rivalità e gelosie, e questo suscita molte tensioni nei sacerdoti”.

16. Sii solidale.

“Ogni volta che in parrocchia c’è qualcosa di stressante o un momento difficile, si apprezza molto il sostegno. Non ne ho avuto molto in questi miei primi cinque anni, ma ricordo alcuni momenti estremamente difficili in cui le persone hanno inviato un bel biglietto. Ricordo di aver scoperto una montagna di biglietti custoditi qui a Santa Maria risalenti a 23 anni fa, quando venne chiusa la scuola. I giornali e poche persone molto rumorose hanno attaccato il sacerdote accusandolo di essere ‘razzista’ e ‘trascurato’. Egli ha tenuto le dozzine di messaggi di persone che gli hanno offerto la propria comprensione per la difficilissima decisione che ha dovuto prendere”.

17. Lasciagli il suo spazio.

“A volte è anche bene stare da soli e in pace. Tieniti lontano da una ‘bontà ansiosa’ che presume che il sacerdote possa essere depresso, stressato, triste, solitario, ecc., quando a volte ha semplicemente bisogno di un po’ di tempo per rilassarsi da solo”.

18. Invitalo alle attività.

“È bello quando la gente tiene conto di me invitandomi alle riunioni familiari: compleanni speciali o anniversari, cene nei giorni festivi – in generale non posso andare perché sto con la mia famiglia, ma è bello essere invitato”.

19. Cerca la santità.

“La cosa più importante che desidera Dio è che siamo santi. Non c’è nulla di più emozionante per un sacerdote che essere testimone della santità nella vita delle persone che assiste. Non è solo un’esperienza di grazia del fatto che il suo lavoro sta portando frutti, ma è anche estremamente edificante per la propria ricerca di santità”.

Spero che questo elenco ti abbia ispirato a fare qualcosa per il tuo sacerdote. Ricorda che ogni sacerdote ha le proprie preferenze. Ad alcuni piacerebbe davvero che li invitassi a cena, mentre altri sacerdoti potrebbero preferire recuperare le forze cenando da soli. Tutti i sacerdoti che contattiamo apprezzano molto le lettere ben pensate, in cui le persone manifestano loro i modi specifici in cui sentono di essere state aiutate da loro. Può essere un modo per iniziare. Facciamo sapere ai nostri sacerdoti quanto ci preoccupiamo per loro.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

(Fonte: https://www.comepecoreinmezzoailupi.com/)

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«Ma voi cristiani siate un po’ più normali, come le altre persone, ragionevoli!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/06/2018

Giugno è il mese del Sacro Cuore, lo celebra la Chiesa che, aperta in maniera prudente ma saggia al soprannaturale, ha accolto le apparizioni avute da Santa Margherita Maria Alacocque.

Ricordo come se fosse ieri, mia figlia a sei anni che, commentando l’immagine del Sacro Cuore di Gesù esclamò: “Papà, Gesù ha un cuore! Allora è vivo!”, cogliendo in maniera istintiva, come solo i bambini sanno fare, l’aspetto fondante e più importante della fede cristiana, semplicemente che Gesù è vivo.

Per me questo è questione di esperienza… Quando dai 23 ai 30 anni sono stato vittima di quel mostro che oggi chiamano depressione, resistente a terapie, farmaci, amici e persino all’amore della fidanzata (che mi ha sopportato e aspettato pazientemente fino a diventare, poi, mia moglie), solo una cosa, mi ha portato fuori da questa esperienza tanto dolorosa quanto tenace, l’Eucaristia quotidiana. Non è questa l’incontro col Risorto che è passato per la Croce? Con Dio fatto uomo, con un cuore che pulsa? Col Sacro Cuore di Gesù?

Chi ne ha sofferto lo sa, essere depressi non è star giù di corda, avere il morale a terra per qualche dispiacere, è ben altro e molto di più; significa consistere in qualcosa che muore e non si può fare altrimenti. Io lo ero, e la terapia ha cominciato a fare effetto solo quando ho cominciato ad affiancarla alla preghiera e all’Eucaristia quotidiana e gradualmente sostituivo i farmaci col Rosario, il mio antidepressivo senza contro indicazioni.

A volte non riuscivo neanche a pregare, ma il contatto quotidiano del mio corpo sofferente col corpo e il sangue gloriosi di Gesù, mi portava ogni giorno fuori di un pezzettino dal sepolcro della mia sofferenza dell’anima.

Piano piano, giorno dopo giorno, questo Gesù mi ha guarito, completamente, totalmente. Dio porta a compimento i suoi progetti, sempre. Ecco perché non posso che professare un Dio incarnato, vivo, sanante, dal Cuore pulsante d’amore per me, per noi.

Qualche anno fa in ‘un’omelia a Santa Marta, Papa Francesco ha detto cose interessanti in proposito. Ne butto giù alcuni stralci, senza aggiungere altro, per non rovinare quelle che secondo me sono le parole più forti e belle che l’attuale Pontefice abbia mai detto, e che rivelano chi realmente sia in profondità.

Quante volte si sente dire: ‘Ma voi cristiani siate un po’ più normali, come le altre persone, ragionevoli!’. ‘Ma, non venite con storie, che Dio si è fatto uomo’! (…) Noi possiamo fare tutte le opere sociali che vogliamo e diranno: ‘Ma che brava la Chiesa, che buona l’opera sociale che fa la Chiesa’. Ma se noi diciamo che facciamo questo perché quelle persone sono la carne di Cristo, viene lo scandalo. E quella è la verità, quella è la rivelazione di Gesù: quella presenza di Gesù incarnato”.

La Chiesa è la famiglia di Gesù. La Chiesa confessa che Gesù è il Figlio di Dio venuto nella carne: quello è lo scandalo, e per questo perseguitavano Gesù… Condannato a morte… Questo è il centro della persecuzione… Se noi diventiamo cristiani ragionevoli, cristiani sociali, cristiani di beneficenza soltanto, quale sarà la conseguenza? Che non avremo martiri: quella sarà la conseguenza.

(Papa Francesco, omelia della Messa quotidiana di Santa Marta, 1 Giugno 2013. Fonte: Avvenire)

Cosa aggiungere?

Se fossi stato ragionevole, ‘normale’, se non avessi creduto alla ‘storia’ di Dio che si è fatto uomo, non avrei mai sperimentato il Risorto che è passato per la Croce, non sarei guarito scoprendo che si può vivere nella pace e nella gioia ogni giorno.

Ecco il perché di questo blog in cui, in comunione con la Chiesa Cattolica e il suo sapiente Pontefice, con le parole di San Paolo, posso scrivere con gioia e convinzione:

“Noi predichiamo Cristo Crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio” (1Cor 1,22-23)

Buon mese del Sacro Cuore di Gesù.

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«La vita va sempre tutelata e amata dal concepimento al suo naturale tramonto»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/05/2018

 


“L’amore per gli altri non può essere riservato a momenti eccezionali, ma deve diventare la costante della nostra esistenza”.

“Ecco perché siamo chiamati a custodire gli anziani come un tesoro prezioso e con amore, anche se creano problemi economici e disagi, dobbiamo custodirli.

Ecco perché ai malati, anche se nell’ultimo stadio, dobbiamo dare tutta l’assistenza possibile.

Ecco perché i nascituri vanno sempre accolti; ecco perché, in definitiva, la vita va sempre tutelata e amata dal concepimento al suo naturale tramonto”.

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Il tabernacolo al centro

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/04/2018

Don Tonino Bello raccontato dal suo segretario.

In tanti mi hanno chiesto in questi giorni una testimonianza su don Tonino. Solo ora mi sto rendendo conto che pur avendo toccato tanti aspetti importanti della sua vita di credente e di pastore, non ho dato il giusto risalto alla sua vita interiore, alla sua preghiera.

Spero di poter recuperare una così grave omissione con questo piccolo contributo. Anche perché – alla luce della stessa esperienza di Gesù riportata nei vangeli – tutte le sue scelte coraggiose partono, secondo me, proprio da questo suo rapporto speciale con Dio nella preghiera.

La lusinga del potere non risparmia nessuno e la si può vincere solo se si lascia entrare Dio nella vita. Anche Gesù, subito dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, quando la folla si mette sulle sue tracce per farlo re, si ritira sul monte a pregare (cfr. Gv 6, 15).

La forte e determinata distanza critica da ogni forma di potere, da dove proverrebbe in don Tonino se non da una sua frequentazione diuturna e sincera con Dio nella preghiera?! E così pure il suo impegno coraggioso per la pace, l’accoglienza per gli immigrati, la carità “sine modo” per gli ultimi, da dove lo avrebbe attinto?! Non ho dubbi: da quella sorgente di amore e di vita che è la preghiera.

Ebbene, quando ricordo don Tonino che prega non posso fare a meno di immaginarlo nella cappella dell’episcopio, una specie di piccolo cenacolo dove trascorreva i momenti più importanti della sua giornata di Vescovo in compagnia del Signore.

Era lì al mattino presto, prima di entrare nel vortice delle tante incombenze pastorali; nel pomeriggio, prima di uscire per raggiungere le varie comunità e gruppi della Diocesi; la sera, dopo cena, prima di ritirarsi nella sua cameretta.

Il tabernacolo al centro, incastonato nel meraviglioso altare dell’ottocento pieno di intarsi preziosi posto sulla parete di fronte, un inginocchiatoio davanti, sulle pareti laterali i quadretti di una modesta via crucis color argento e subito, appena si entra a sinistra, una piccola scrivania con sopra la Bibbia, il breviario, una penna e qualche foglio bianco; e accanto una libreria essenziale.

Spesso nel cuore della notte si raccoglieva in preghiera e nel clima dell’adorazione notturna, seduto a quella scrivania, scriveva le lettere, le omelie e i discorsi, i messaggi augurali di Natale e Pasqua, i programmi pastorali annuali; quei testi bellissimi, insomma, che avevamo poi la possibilità di leggere sul nostro settimanale diocesano.

E mi pare di vederlo ancora là. Sì, perché almeno un paio di volte, svegliato da qualche rumore – quello della porta della sua stanza che si apre e quello dei suoi passi – e attratto da quell’unica luce accesa nel grande appartamento dell’episcopio ancora immerso nel buio della notte, furtivamente, a sua insaputa, mi sono avvicinato per “spiare” la sua sagoma e, quindi, la sua postura e il suo sguardo rapito in quell’atmosfera di intimità e di raccoglimento.

Mi pare di vederlo – dicevo – mentre scrive e poi si ferma a riflettere e poi ancora ripete ad alta voce gli appunti raccolti sul foglio, rivolgendo lo sguardo verso il tabernacolo come a voler strappare al suo importante Interlocutore divino una sorta di consenso: “Che ne dici? Va bene così o correggo? È un po’ anche il tuo pensiero?”.

Sembrava insomma che quello scritto fosse il frutto di una preziosa collaborazione. O che stesse lì a comporre quelle riflessioni per trattenere in quelle righe non solo le sue intuizioni geniali, ma anche il palpito del cuore di Cristo, “suo indistruttibile amore”, come lo definisce in una sua bellissima relazione.

E dire che quando gli chiedevano di parlare della sua preghiera rispondeva che era rammaricato del fatto che non riuscisse a dedicare a Dio più tempo, e che quando invece gli riusciva si accorgeva che le difficoltà pastorali si dissolvevano come “un cubetto di ghiaccio che si scioglie al sole”.

E comunque un’idea originalissima di preghiera lui ce l’ha lasciata nella parola “contemplattività”.

Il vero cristiano – ripeteva – è un contemplattivo perché il suo rapporto col Signore non va vissuto come fuga dal mondo e dai problemi quotidiani. E soprattutto non fa diventare la preghiera una realtà di contorno, una cosa marginale, una sorta – diceva – di “merletto che si aggiunge al panno della propria giornata che, per questo, rischia facilmente di lacerarsi dall’abito dell’esistenza alla prima difficoltà e alla prima sofferenza”.

Tutto questo vissuto interiore, don Tonino è riuscito a trasmettercelo in maniera efficace soprattutto quando celebrava l’Eucaristia o, ancora, quando semplicemente si univa alla preghiera del suo popolo.

E penso ora alla straordinaria esperienza degli incontri di Quaresima e di Avvento che viveva con i giovani. La Cattedrale si riempiva per ascoltare le sue parole vibranti. Era in quelle occasioni che toccavamo tutti con mano il suo cuore contemplativo e la sorgente della sua carica profetica, della sua passione per la giustizia, del suo impegno per la pace.

Perché la preghiera quando è autentica ci umanizza di più, ma soprattutto non ti avvicina soltanto a Dio, ma anche agli uomini e ai loro drammi.

(Gianni Fiorentino, segretario di don Tonino Bello https://agensir.it/)

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«Quando sento qualcosa su qualcuno e vado da un altro e glielo dico…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/04/2018

«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio».

Questa beatitudine ci fa pensare alle numerose situazioni di guerra che si ripetono.

Per noi è molto comune essere causa di conflitti o almeno di incomprensioni.

Per esempio, quando sento qualcosa su qualcuno e vado da un altro e glielo dico; e magari faccio una seconda versione un po’ più ampia e la diffondo. E se riesco a fare più danno, sembra che mi procuri più soddisfazione.

Il mondo delle dicerie, fatto da gente che si dedica a criticare e a distruggere, non costruisce la pace.

Questa gente è piuttosto nemica della pace e in nessun modo beata.

(Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate, n. 87)

Aggiunge il Papa nelle note successive:

[73] La diffamazione e la calunnia sono come un atto terroristico: si lancia la bomba, si distrugge, e l’attentatore se ne va felice e tranquillo. Questo è molto diverso dalla nobiltà di chi si avvicina per parlare faccia a faccia, con serena sincerità, pensando al bene dell’altro.

[74] In certe occasioni può essere necessario parlare delle difficoltà di qualche fratello. In questi casi può succedere che si trasmetta un’interpretazione invece di un fatto obiettivo. La passione deforma la realtà concreta del fatto, lo trasforma in interpretazione e alla fine la trasmette carica di soggettività. Così si distrugge la realtà e non si rispetta la verità dell’altro.

Un insegnamento utile per tutti.

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