FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Rosario a Piazza San Pietro, tutti i giorni del Giubileo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/10/2015

ROSARIODal sito ufficiale del Giubileo

Il modo più semplice e diretto con cui la pietà popolare ci ha insegnato ad invocare la misericordia di Dio attraverso l’intercessione della Vergine Maria è la pratica del Rosario.

Per questo, ogni sera dell’anno giubilare, con inizio alle ore 18,00 presso la statua di San Pietro, in Piazza San Pietro, si reciterà il Rosario animato da alcune Parrocchie di Roma, Istituti Religiosi e Confraternite.

Ci lasceremo guidare – come pellegrini – dal volto materno di colei che per prima ha sperimentato la misericordia del Padre “volgendosi all’umiltà della sua serva”.

Il Pensiero di questo Anno Santo sarà quindi rivolto, in modo del tutto particolare, alla Madre della Misericordia.

Per giungere alla tenerezza del Padre, passiamo per lo sguardo e l’amore materno di Maria.

Al numero 24 della Misericordiae Vultus il Papa dice: “Nessuno come Maria ha conosciuto la profondità del mistero di Dio fatto uomo. Tutto nella sua vita è stato plasmato dalla presenza della misericordia fatta carne.

La Madre del Crocifisso Risorto è entrata nel santuario della misericordia divina perché ha partecipato intimamente al mistero del suo amore”.

Ci andremo in tanti vero? 😉

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“Se il mondo sa costruire solo legami brevi, noi vogliamo una famiglia lunga!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/06/2015

“L’essere genitori si fonda sulla diversità di essere maschio e femmina. Le famiglie devono agire contro chi distrugge una società, un Paese, una famiglia” (Papa Francesco)

 

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“I nostri figli hanno il diritto di essere sostenuti da una famiglia fondata seriamente sul matrimonio.

Nella società si fa sempre più pericolosa la tentazione di vivere e crescere da soli, in una vita impostata solitaria, come se gli altri fossero avversari o nemici.

E tutto diventa breve, rapidamente consumabile e fluido.

Se il mondo sa costruire solo legami brevi, noi vogliamo una famiglia lunga!

Se la società si fa liquida noi proponiamo una famiglia forte, salda, fondata sulla roccia del Vangelo e della Chiesa.

Nell’uomo e nella donna, creati a immagine del Dio Trinitario, è posto in fondo al cuore il desiderio di comunione e di famiglia.

Se chiediamo a chi è giovane di individuare il valore più importante nella vita, indicherà, ancora oggi, la famiglia.

E’ urgente e necessario che anche i governi dei nostri Paesi si impegnino con fantasia e responsabilità a creare opportunità e occasioni perché le giovani generazioni siano aiutate e incoraggiate a crearsi una famiglia e a desiderare di avere dei figli.”

(Dal Messaggio del Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia mons. Vincenzo Paglia, al  in occasione della manifestazione del 20 giugno in piazza san Giovanni in Laterano a Roma contro il gender nelle scuole)

Aggiungo: chi non può partecipare preghi per tutti.

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“Alla luce della fede e della retta ragione, la vita umana è sempre sacra e sempre di qualità” (Papa Francesco)

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/05/2015

ImmagineIl 15 Novembre 2014 Papa Francesco ha ricevuto l’Associazione Medici Cattolici Italiani. Nel discorso ad essi rivolto queste sono state le sue parole in difesa della vita.

“In realtà, alla luce della fede e della retta ragione, la vita umana è sempre sacra e sempre “di qualità”. Non esiste una vita umana più sacra di un’altra, come non c’è una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra, solo in virtù di mezzi, diritti, opportunità economiche e sociali maggiori”.

Il pensiero dominante propone a volte una ‘falsa compassione’: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica ‘produrre’ un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre. La compassione evangelica invece è quella che accompagna nel momento del bisogno, cioè quella del Buon Samaritano, che ‘vede’, ‘ha compassione’, si avvicina e offre aiuto concreto (cfr Lc 10,33)”.

Continua il Pontefice:

“La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza”.

Il prossimo 10 Maggio alle ore 14:00 si svolgerà la QUINTA MARCIA PER LA VITA, partendo da Castel Sant’Angelo.

Una scelta controcorrente e coraggiosa che sottoscrivo e diffondo molto volentieri.

DOMENICA 10 MAGGIO 2015

Partenza da Castel Sant’Angelo alle 14:00

TUTTI INSIEME PER DIRE SI ALLA VITA!

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NOVENA ALLA DIVINA MISERICORDIA – OTTAVO GIORNO

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/04/2015

Jesus“Oggi conduciMi le anime che sono nel carcere del purgatorio ed immergile nell’abisso della Mia Misericordia. I torrenti del Mio Sangue attenuino la loro arsura. Tutte queste anime sono molto amate da Me; ora stanno dando soddisfazione alla Mia giustizia; è in tuo potere recar loro sollievo. Prendi dal tesoro della Mia Chiesa tutte le indulgenze ed offrile per loro… Oh, se conoscessi i loro tormenti, offriresti continua­mente per loro l’elemosina dello spirito e pagheresti i debiti che essi hanno nei confronti della mia giustizia!”.

 

Misericordiosissimo Gesù, che hai detto che vuoi Misericordia, ecco io conduco alla dimora del Tuo pietosissimo Cuore le anime del purgatorio, anime che a Te sono molto care e le quali tuttavia debbono soddisfare la Tua giustizia. I torrenti del Sangue e dell’Acqua che sono scaturiti dal Tuo Cuore spengano il fuoco del purgatorio, in modo che anche là venga glorificata la potenza della Tua Misericordia.

 

Dall’arsura tremenda del fuoco del purgatorio,
S’innalza un lamento alla Tua Misericordia,
E ricevono conforto, sollievo e refrigerio
Nel torrente formato dal Sangue e dall’Acqua.

Eterno Padre, guarda con occhi di Misericordia alle anime che soffrono nel purgatorio, e che sono racchiuse nel pietosissimo Cuore di Gesù. Ti supplico per la dolorosa Passione del Figlio Tuo Gesù e per tutta l’amarezza da cui fu inondata la Sua santissima anima, mostra la Tua Misericordia alle anime che sono sotto lo sguardo della Tua giustizia, non guardare a loro se non attraverso le Piaghe del Tuo amatissimo Figlio Gesù, poiché noi crediamo che la Tua bontà e la Tua Misericordia sono senza limiti.

(Si reciti la Coroncina alla Divina Misericordia)

La recita della Coroncina deve essere così composta:

Si usa la Corona del Rosario.

+ Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. 

Padre Nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la Tua Volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci del male. Amen

Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te, Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte. Amen

Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

Sui (5) grani maggiori del rosario si dice:

Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l’Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Signore Nostro, Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo.

Sui (50) grani minori del rosario si dice:

Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.

Alla fine si dice per tre volte:

Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.

Alla fine si dice:

O Sangue ed Acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi, confido in te!

+ Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

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“Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri, non si può prendere in giro la fede.”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/01/2015

Papa_AereoEcco le parole di Papa Francesco, sulla libertà di espressione e sulla libertà religiosa, ai giornalisti durante il volo dallo Sri Lanka alle Filippine.

Prima di leggerle però, vi invito ad ascoltarle qua, anche se l’audio non è dei migliori, perché dal tono e nell’intero contesto della conversazione avuta coi giornalisti, si possono comprendere meglio le parole sapienti del Santo Padre.

Credo che tutti e due siano diritti umani fondamentali, la libertà religiosa e la libertà di espressione.

Non si può… Lei è francese? andiamo a Parigi, parlioamo chiaro. Non si può nascondere una verità che ognuno ha il diritto di praticare la propria religione senza offendere, liberamente, e così facciamo, vogliamo fare tutti.

Secondo, che non si può offendere o fare la guerra, uccidere in nome della propria religione, cioè in nome di Dio.

A noi, stupisce, ma pensiamo alla nostra storia. Quante guerre di religione abbiamo avuto. Lei pensi alla notte di San Bartolomeo. Come si capisce questo? Anche noi siamo stati peccatori su questo.

Ma non si può uccidere in nome di Dio. Questa è un’aberrazione, uccidere in nome di Dio, è un’aberrazione.

La libertà di espressione. Ognuno non solo ha la libertà e il diritto ma anche l’obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune, l’obbligo.

Pensiamo a un deputato, a un senatore che non dice quello che pensa sia la vera strada, non collabora al bene comune.

Abbiamo l’obbligo di dire apertamente, avere questa libertà, ma senza offendere, perché è vero che non si può agire violentemente ma se il dottor Gasparri dice una parolaccia contro la mia mamma, gli aspetta un pugno, ma è normale…

papa_eu_06Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri, non si può prendere in giro la fede.

Papa Benedetto, in un discorso non ricordo bene dove, ha parlato di questa mentalità post-positivista della metafisica post-positivista che portava a credere che alla fine, che le religioni o le espressioni religiose sono una sorta di sottocultura, che sono come … poca cosa, non sono nella cultura illustrata, e questa è un’eredità dell’illustrazione.

Quanta gente sparla delle religioni, le prende in giro, diciamo gioca con il santo con la religione degli altri, provocano, e può accadere quello che accadrebbe al dottor Gasparri se dice qualcosa contro la mia mamma, c’è un limite.

Ogni religione ha dignità (…) e io non posso prenderla in giro e questo è un limite.

Ho preso questo esempio del limite per dire che nella libertà di espressione ci sono dei limiti, come quello della mia mamma, non so se sono riuscito a rispondere alla domanda.

(Trascritto dalla registrazione riportata nel post http://www.avvenire.it/Audio/Pagine/Audio.aspx).

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“UN’EUROPA CHE NON E’ PIU’ CAPACE DI APRIRSI ALLA DIMENSIONE TRASCENDENTE DELLA VITA E’ UN’EUROPA CHE LENTAMENTE RISCHIA DI PERDERE LA PROPRIA ANIMA”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/11/2014

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VISITA DEL SANTO PADRE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO D’EUROPA

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AL PARLAMENTO EUROPEO

VERSIONE INTEGRALE DAL SITO DELLA SANTA SEDE

Strasburgo, Francia Martedì, 25 novembre 2014

Signor Presidente, Signore e Signori Vice Presidenti,
Onorevoli Eurodeputati,
Persone che lavorano a titoli diversi in quest’emiciclo,
Cari amici,

vi ringrazio per l’invito a prendere la parola dinanzi a questa istituzione fondamentale della vita dell’Unione Europea e per l’opportunità che mi offrite di rivolgermi, attraverso di voi, agli oltre cinquecento milioni di cittadini che rappresentate nei 28 Stati membri. Particolare gratitudine, desidero esprimere a Lei, Signor Presidente del Parlamento, per le cordiali parole di benvenuto che mi ha rivolto, a nome di tutti i componenti dell’Assemblea.

La mia visita avviene dopo oltre un quarto di secolo da quella compiuta da Papa Giovanni Paolo II. Molto è cambiato da quei giorni in Europa e in tutto il mondo. Non esistono più i blocchi contrapposti che allora dividevano il continente in due e si sta lentamente compiendo il desiderio che «l’Europa, dandosi sovranamente libere istituzioni, possa un giorno estendersi alle dimensioni che le sono state date dalla geografia e più ancora dalla storia»[1].

Accanto a un’Unione Europea più ampia, vi è anche un mondo più complesso e fortemente in movimento. Un mondo sempre più interconnesso e globale e perciò sempre meno “eurocentrico”. A un’Unione più estesa, più influente, sembra però affiancarsi l’immagine di un’Europa un po’ invecchiata e compressa, che tende a sentirsi meno protagonista in un contesto che la guarda spesso con distacco, diffidenza e talvolta con sospetto.

Nel rivolgermi a voi quest’oggi, a partire dalla mia vocazione di pastore, desidero indirizzare a tutti i cittadini europei un messaggio di speranza e di incoraggiamento.

Un messaggio di speranza basato sulla fiducia che le difficoltà possano diventare promotrici potenti di unità, per vincere tutte le paure che l’Europa – insieme a tutto il mondo – sta attraversando. Speranza nel Signore che trasforma il male in bene e la morte in vita.

papa_eu_02Incoraggiamento di tornare alla ferma convinzione dei Padri fondatori dell’Unione europea, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente. Al centro di questo ambizioso progetto politico vi era la fiducia nell’uomo, non tanto in quanto cittadino, né in quanto soggetto economico, ma nell’uomo in quanto persona dotata di una dignità trascendente.

Mi preme anzitutto sottolineare lo stretto legame che esiste fra queste due parole: “dignità” e “trascendente”.

La “dignità” è una parola-chiave che ha caratterizzato la ripresa del secondo dopo guerra. La nostra storia recente si contraddistingue per l’indubbia centralità della promozione della dignità umana contro le molteplici violenze e discriminazioni, che neppure in Europa sono mancate nel corso dei secoli. La percezione dell’importanza dei diritti umani nasce proprio come esito di un lungo cammino, fatto anche di molteplici sofferenze e sacrifici, che ha contribuito a formare la coscienza della preziosità, unicità e irripetibilità di ogni singola persona umana. Tale consapevolezza culturale trova fondamento non solo negli avvenimenti della storia, ma soprattutto nel pensiero europeo, contraddistinto da un ricco incontro, le cui numerose fonti lontane provengono «dalla Grecia e da Roma, da substrati celtici, germanici e slavi, e dal cristianesimo che li ha plasmati profondamente»[2], dando luogo proprio al concetto di “persona”.

Oggi, la promozione dei diritti umani occupa un ruolo centrale nell’impegno dell’Unione Europea in ordine a favorire la dignità della persona, sia al suo interno che nei rapporti con gli altri Paesi. Si tratta di un impegno importante e ammirevole, poiché persistono fin troppe situazioni in cui gli esseri umani sono trattati come oggetti, dei quali si può programmare la concezione, la configurazione e l’utilità, e che poi possono essere buttati via quando non servono più, perché diventati deboli, malati o vecchi.

Effettivamente quale dignità esiste quando manca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero o di professare senza costrizione la propria fede religiosa? Quale dignità è possibile senza una cornice giuridica chiara, che limiti il dominio della forza e faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere? Quale dignità può mai avere un uomo o una donna fatto oggetto di ogni genere di discriminazione? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, che non ha il lavoro che lo unge di dignità?

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Raffaello – Scuola di Atene – Stanze di Raffaello (Musei Vaticani)

Promuovere la dignità della persona significa riconoscere che essa possiede diritti inalienabili di cui non può essere privata ad arbitrio di alcuno e tanto meno a beneficio di interessi economici.

Occorre però prestare attenzione per non cadere in alcuni equivoci che possono nascere da un fraintendimento del concetto di diritti umani e da un loro paradossale abuso. Vi è infatti oggi la tendenza verso una rivendicazione sempre più ampia di diritti individuali – sono tentato di dire individualistici -, che cela una concezione di persona umana staccata da ogni contesto sociale e antropologico, quasi come una “monade” (μονάς), sempre più insensibile alle altre “monadi” intorno a sé. Al concetto di diritto non sembra più associato quello altrettanto essenziale e complementare di dovere, così che si finisce per affermare i diritti del singolo senza tenere conto che ogni essere umano è legato a un contesto sociale, in cui i suoi diritti e doveri sono connessi a quelli degli altri e al bene comune della società stessa.

Ritengo perciò che sia quanto mai vitale approfondire oggi una cultura dei diritti umani che possa sapientemente legare la dimensione individuale, o, meglio, personale, a quella del bene comune, a quel “noi-tutti” formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale [3]. Infatti, se il diritto di ciascuno non è armonicamente ordinato al bene più grande, finisce per concepirsi senza limitazioni e dunque per diventare sorgente di conflitti e di violenze.

Parlare della dignità trascendente dell’uomo, significa dunque fare appello alla sua natura, alla sua innata capacità di distinguere il bene dal male, a quella “bussola” inscritta nei nostri cuori e che Dio ha impresso nell’universo creato [4]; soprattutto significa guardare all’uomo non come a un assoluto, ma come a un essere relazionale. Una delle malattie che vedo più diffuse oggi in Europa è la solitudine, propria di chi è privo di legami. La si vede particolarmente negli anziani, spesso abbandonati al loro destino, come pure nei giovani privi di punti di riferimento e di opportunità per il futuro; la si vede nei numerosi poveri che popolano le nostre città; la si vede negli occhi smarriti dei migranti che sono venuti qui in cerca di un futuro migliore.

Tale solitudine è stata poi acuita dalla crisi economica, i cui effetti perdurano ancora con conseguenze drammatiche dal punto di vista sociale. Si può poi constatare che, nel corso degli ultimi anni, accanto al processo di allargamento dell’Unione Europea, è andata crescendo la sfiducia da parte dei cittadini nei confronti di istituzioni ritenute distanti, impegnate a stabilire regole percepite come lontane dalla sensibilità dei singoli popoli, se non addirittura dannose. Da più parti si ricava un’impressione generale di stanchezza, d’invecchiamento, di un’Europa nonna e non più fertile e vivace. Per cui i grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni.

A ciò si associano alcuni stili di vita un po’ egoisti, caratterizzati da un’opulenza ormai insostenibile e spesso indifferente nei confronti del mondo circostante, soprattutto dei più poveri. Si constata con rammarico un prevalere delle questioni tecniche ed economiche al centro del dibattito politico, a scapito di un autentico orientamento antropologico [5]. L’essere umano rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare, così che – lo notiamo purtroppo spesso – quando la vita non è funzionale a tale meccanismo Vpapa_eu_04IENE SCARTATA SENZA TROPPE REMORE, COME NEL CASO DEI MALATI, DEI MALATI TERMINALI, DEGLI ANZIANI ABBANDONATI E SENZA CURA, O DEI BAMBINI UCCISI PRIMA DI NASCERE.

È il grande equivoco che avviene «quando prevale l’assolutizzazione della tecnica»[6], che finisce per realizzare «una confusione fra fini e mezzi»[7]. Risultato inevitabile della “cultura dello scarto” e del “consumismo esasperato”. Al contrario, affermare la dignità della persona significa riconoscere la preziosità della vita umana, che ci è donata gratuitamente e NON PUO’ PERCIO’ ESSERE OGGETTO DI SCAMBIO O DI SMERCIO. Voi, nella vostra vocazione di parlamentari, siete chiamati anche a una missione grande benché possa sembrare inutile: prendervi cura della fragilità, della fragilità dei popoli e delle persone. Prendersi cura della fragilità dice forza e tenerezza, dice lotta e fecondità in mezzo a un modello funzionalista e privatista che conduce inesorabilmente alla “cultura dello scarto”. Prendersi cura della fragilità delle persone e dei popoli significa custodire la memoria e la speranza; significa farsi carico del presente nella sua situazione più marginale e angosciante ed essere capaci di ungerlo di dignità [8].

Come dunque ridare speranza al futuro, così che, a partire dalle giovani generazioni, si ritrovi la fiducia per perseguire il grande ideale di un’Europa unita e in pace, creativa e intraprendente, rispettosa dei diritti e consapevole dei propri doveri?

Per rispondere a questa domanda, permettetemi di ricorrere a un’immagine. Uno dei più celebri affreschi di Raffaello che si trovano in Vaticano raffigura la cosiddetta Scuola di Atene. Al suo centro vi sono Platone e Aristotele. Il primo con il dito che punta verso l’alto, verso il mondo delle idee, potremmo dire verso il cielo; il secondo tende la mano in avanti, verso chi guarda, verso la terra, la realtà concreta. Mi pare un’immagine che ben descrive l’Europa e la sua storia, fatta del continuo incontro tra cielo e terra, dove il cielo indica l’apertura al trascendente, a Dio, che ha da sempre contraddistinto l’uomo europeo, e la terra rappresenta la sua capacità pratica e concreta di affrontare le situazioni e i problemi.

Il futuro dell’Europa dipende dalla riscoperta del nesso vitale e inseparabile fra questi due elementi. UN’EUROPA CHE NON E’ PIU’ CAPACE DI APRIRSI ALLA DIMENSIONE TRASCENDENTE DELLA VITA E’ UN’EUROPA CHE LENTAMENTE RISCHIA DI PERDERE LA PROPRIA ANIMA e anche quello “spirito umanistico” che pure ama e difende.

Proprio a partire dalla necessità di un’apertura al trascendente, intendo affermare la centralità della persona umana, altrimenti in balia delle mode e dei poteri del momento. In questo senso ritengo fondamentale non solo il patrimonio che il cristianesimo ha lasciato nel passato alla formazione socioculturale del continente, bensì soprattutto il contributo che intende dare oggi e nel futuro alla sua crescita. Tale contributo non costituisce un pericolo per la laicità degli Stati e per l’indipendenza delle istituzioni dell’Unione, bensì un arricchimento. Ce lo indicano gli ideali che l’hanno formata fin dal principio, quali la pace, la sussidiarietà e la solidarietà reciproca, un umanesimo incentrato sul rispetto della dignità della persona.

Desidero, perciò, rinnovare la disponibilità della Santa Sede e della Chiesa cattolica, attraverso la Commissione delle Conferenze Episcopali Europee (COMECE), a intrattenere un dialogo proficuo, aperto e trasparente con le istituzioni dell’Unione Europea. Parimenti sono convinto che un’Europa che sia in grado di fare tesoro delle proprie radici religiose, sapendone cogliere la ricchezza e lepotenzialità, possa essere anche più facilmente immune dai tanti estremismi che dilagano nel mondo odierno, anche per il grande vuoto ideale a cui assistiamo nel cosiddetto Occidente, perché «è proprio l’oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza»[9].

papa_eu_05Non possiamo qui non ricordare le numerose ingiustizie e persecuzioni che colpiscono quotidianamente le minoranze religiose, e particolarmente cristiane, in diverse parti del mondo. Comunità e persone che si trovano ad essere oggetto di barbare violenze: cacciate dalle proprie case e patrie; vendute come schiave; UCCISE, DECAPITATE, CROCEFISSE E BRUCIATE VIVE, SOTTO IL SILENZIO VERGOGNOSO E COMPLICE DI TUTTI.

Il motto dell’Unione Europea è Unità nella diversità, ma l’unità non significa uniformità politica, economica, culturale, o di pensiero. In realtà ogni autentica unità vive della ricchezza delle diversità che la compongono: come una famiglia, che è tanto più unita quanto più ciascuno dei suoi componenti può essere fino in fondo sé stesso senza timore. In tal senso, ritengo che l’Europa sia una famiglia di popoli, i quali potranno sentire vicine le istituzioni dell’Unione se esse sapranno sapientemente coniugare l’ideale dell’unità cui si anela, alla diversità propria di ciascuno, valorizzando le singole tradizioni; prendendo coscienza della sua storia e delle sue radici; liberandosi dalle tante manipolazioni e dalle tante fobie. Mettere al centro la persona umana significa anzitutto lasciare che essa esprima liberamente il proprio volto e la propria creatività, sia a livello di singolo che di popolo.

D’altra parte le peculiarità di ciascuno costituiscono un’autentica ricchezza nella misura in cui sono messe al servizio di tutti. Occorre ricordare sempre l’architettura propria dell’Unione Europea, basata sui principi di solidarietà e sussidiarietà, così che prevalga l’aiuto vicendevole e si possa camminare, animati da reciproca fiducia.

In questa dinamica di unità-particolarità, si pone a voi, Signori e Signore Eurodeputati, anche l’esigenza di farvi carico di mantenere viva la democrazia, la democrazia dei popoli dell’Europa. Non ci è nascosto che una concezione omologante della globalità colpisce la vitalità del sistema democratico depotenziando il ricco contrasto, fecondo e costruttivo, delle organizzazioni e dei partiti politici tra di loro. Così si corre il rischio di vivere nel regno dell’idea, della sola parola, dell’immagine, del sofisma… e di finire per confondere la realtà della democrazia con un nuovo nominalismo politico. Mantenere viva la democrazia in Europa richiede di evitare tante “maniere globalizzanti” di diluire la realtà: i purismi angelici, i totalitarismi del relativo, i fondamentalismi astorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza sapienza.

Mantenere viva la realtà delle democrazie è una sfida di questo momento storico, evitando che la loro forza reale – forza politica espressiva dei popoli – sia rimossa davanti alla pressione di interessi multinazionali non universali, che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti. Questa è una sfida che oggi la storia vi pone.

Dare speranza all’Europa non significa solo riconoscere la centralità della persona umana, ma implica anche favorirne le doti. Si tratta perciò di investire su di essa e sugli ambiti in cui i suoi talenti si formano e portano frutto. Il primo ambito è sicuramente quello dell’educazione, a partire dalla famiglia, cellula fondamentale ed elemento prezioso di ogni società. La famiglia unita, fertile e indissolubile porta con sé gli elementi fondamentali per dare speranza al futuro. Senza tale solidità si finisce per costruire sulla sabbia, con gravi conseguenze sociali. D’altra parte, sottolineare l’importanza della famiglia non solo aiuta a dare prospettive e speranza alle nuove generazioni, ma anche ai numerosi anziani, spesso costretti a vivere in condizioni di solitudine e di abbandono perché non c’è più il calore di un focolare domestico in grado di accompagnarli e di sostenerli.

Accanto alla famiglia vi sono le istituzioni educative: scuole e università. L’educazione non può limitarsi a fornire un insieme di conoscenze tecniche, bensì deve favorire il più complesso processo di crescita della persona umana nella sua totalità. I giovani di oggi chiedono di poter avere una formazione adeguata e completa per guardare al futuro con speranza, piuttosto che con disillusione. Numerose sono, poi, le potenzialità creative dell’Europa in vari campi della ricerca scientifica, alcuni dei quali non ancora del tutto esplorati. Basti pensare ad esempio alle fonti alternative di energia, il cui sviluppo gioverebbe molto alla difesa dell’ambiente.

papa_eu_06L’Europa è sempre stata in prima linea in un lodevole impegno a favore dell’ecologia. Questa nostra terra ha infatti bisogno di continue cure e attenzioni e ciascuno ha una personale responsabilità nel custodire il creato, prezioso dono che Dio ha messo nelle mani degli uomini. Ciò significa da un lato che la natura è a nostra disposizione, ne possiamo godere e fare buon uso; dall’altro però significa che non ne siamo i padroni. Custodi, ma non padroni. La dobbiamo perciò amare e rispettare, mentre «invece siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non la “custodiamo”, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura». Rispettare l’ambiente significa però non solo limitarsi ad evitare di deturparlo, ma anche di utilizzarlo per il bene. Penso soprattutto al settore agricolo, chiamato a dare sostegno e nutrimento all’uomo. Non si può tollerare che milioni di persone nel mondo muoiano di fame, mentre tonnellate di derrate alimentari vengono scartate ogni giorno dalle nostre tavole. Inoltre, rispettare la natura, ci ricorda che l’uomo stesso è parte fondamentale di essa. Accanto ad un’ecologia ambientale, serve perciò quell’ecologia umana, fatta del rispetto della persona, che ho inteso richiamare quest’oggi rivolgendomi a voi.

Il secondo ambito in cui fioriscono i talenti della persona umana è il lavoro. E’ tempo di favorire le politiche di occupazione, ma soprattutto è necessario ridare dignità al lavoro, garantendo anche adeguate condizioni per il suo svolgimento. Ciò implica, da un lato, reperire nuovi modi per coniugare la flessibilità del mercato con le necessità di stabilità e certezza delle prospettive lavorative, indispensabili per lo sviluppo umano dei lavoratori; d’altra parte, significa favorire un adeguato contesto sociale, che non punti allo sfruttamento delle persone, ma a garantire, attraverso il lavoro, la possibilità di costruire una famiglia e di educare i figli.

Parimenti, è necessario affrontare insieme la questione migratoria. Non si può tollerare che il Mar Mediterraneo diventi un grande cimitero! Sui barconi che giungono quotidianamente sulle coste europee ci sono uomini e donne che necessitano di accoglienza e di aiuto. L’assenza di un sostegno reciproco all’interno dell’Unione Europea rischia di incentivare soluzioni particolaristiche al problema, che non tengono conto della dignità umana degli immigrati, favorendo il lavoro schiavo e continue tensioni sociali. L’Europa sarà in grado di far fronte alle problematiche connesse all’immigrazione se saprà proporre con chiarezza la propria identità culturale e mettere in atto legislazioni adeguate che sappiano allo stesso tempo tutelare i diritti dei cittadini europei e garantire l’accoglienza dei migranti; se saprà adottare politiche corrette, coraggiose e concrete che aiutino i loro Paesi di origine nello sviluppo socio-politico e nel superamento dei conflitti interni – causa principale di tale fenomeno – invece delle politiche di interesse che aumentano e alimentano tali conflitti. È necessario agire sulle cause e non solo sugli effetti.

Signor Presidente, Eccellenze, Signore e Signori Deputati,

La coscienza della propria identità è necessaria anche per dialogare in modo propositivo con gli Stati che hanno chiesto di entrare a far parte dell’Unione in futuro. Penso soprattutto a quelli dell’area balcanica per i quali l’ingresso nell’Unione Europea potrà rispondere all’ideale della pace in una regione che ha grandemente sofferto per i conflitti del passato. Infine, la coscienza della propria identità è indispensabile nei rapporti con gli altri Paesi vicini, particolarmente con quelli che si affacciano sul Mediterraneo, molti dei quali soffrono a causa di conflitti interni e per la pressione del fondamentalismo religioso e del terrorismo internazionale.

A voi legislatori spetta il compito di custodire e far crescere l’identità europea, affinché i cittadini ritrovino fiducia nelle istituzioni dell’Unione e nel progetto di pace e amicizia che ne è il fondamento. Sapendo che «quanto più cresce la potenza degli uomini tanto più si estende e si allarga la loro responsabilità personale e collettiva»[12], vi esorto [perciò] a lavorare perché l’Europa riscopra la sua anima buona.

wpid-papa-francesco_h_partb.jpegUn anonimo autore del II secolo scrisse che «i cristiani rappresentano nel mondo ciò che l’anima è nel corpo». Il compito dell’anima è quello di sostenere il corpo, di esserne la coscienza e la memoria storica. E UNA STORIA BIMILLENARIA LEGA L’EUROPA AL CRISTIANESIMO. Una storia non priva di conflitti e di errori, anche di peccati, ma sempre animata dal desiderio di costruire per il bene. Lo vediamo nella bellezza delle nostre città, e più ancora in quella delle molteplici opere di carità e di edificazione umana comune che costellano il continente. Questa storia, in gran parte, è ancora da scrivere. Essa è il nostro presente e anche il nostro futuro. Essa è la nostra identità. E l’Europa ha fortemente bisogno di riscoprire il suo volto per crescere, secondo lo spirito dei suoi Padri fondatori, nella pace e nella concordia, poiché essa stessa non ancora esente dai conflitti.

Cari Eurodeputati, è giunta l’ora di costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili; l’Europa che abbraccia con coraggio il suo passato e guarda con fiducia il futuro per vivere pienamente e con speranza il suo presente. È giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su sé stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede. L’Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda e difende e tutela l’uomo; l’Europa che cammina sulla terra sicura e salda, prezioso punto di riferimento per tutta l’umanità!

Grazie.

(Fonte: http://www.vatican.va)

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In Uganda… 1.100 bambini riportati a casa, grazie ai missionari

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/10/2014

Visitando coloro che vivono nei bassifondi della storia, dimenticati da tutto e da tutti, un video ci racconta “Periferie cuore della missione”.

VI PREGO DI GUARDARLO FINO IN FONDO!

(In particolare ai minuti 6.00 e 19.10)

“Se troviamo qualcosa possiamo comprare da mangiare (…) Ogni giorno dormiamo qui in 35 adulti, ognuno coi propri bambini. Io dormo fuori, dormo qui intorno”

“Siamo andati a chiedere l’elemosina, ma la polizia ci ha fermati, ha portato via il mio bambino e mi ha riportato qui con un camion; sono tornata indietro a cercare mio figlio ma non sono riuscita a trovarlo, poi alla fine sono dovuta tornare a casa, eravamo disperati, pensavamo anche che Adomè potesse essere morto”

I missionari glielo hanno riportato!!! (Clicca sul minuto 6.00 per vedere la gioia della mamma che riabbraccia il figlio rapito)

Come lui, 1.100 bambini riportati a casa…

Il mondo missionario non sta alla finestra a guardare il PIL che cresce a dismisura, insieme al numero dei poveri tra i più poveri…

In Uganda, i missionari costruiscono ponti tra la polizia e il popolo, questo è uno dei miracoli più grandi.

Vi suggerisco uno sguardo particolare al minuto 19.10 per capire da dove vengono gli immigrati che cercano rifugio nel nostro paese…

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Una parola, “nostalgia” un video con Papa Francesco e sempre meno voglia di protestare…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/07/2014

01 Tony Palmer

Tony Palmer

 

Per i postumi di un incidente motociclistico occorso in Gran Bretagna, e dopo lunghe ore passate in sala operatoria, il 20 luglio è scomparso Anthony Joseph Palmer, vescovo della Comunione delle Chiese Evangeliche Episcopali (Ceec), fondata nel 1995 e aderente alla Comunione Anglicana. Nato nel Regno Unito, cresciuto in Sudafrica, ex assicuratore medico, sposato a un’italiana, convertito adulto, “Tony” Palmer (così era noto) è stato un grande amico di Papa Francesco. Lunedì 28 luglio avrebbe dovuto esserci anche lui all’incontro “segreto” di Caserta con il Pontefice e il pastore Giovanni Traettino della Chiesa Evangelica della Riconciliazione.

La loro non era certo un’amicizia all’insegna di un irenismo oramai senza sapore. «Io capisco Tony Palmer perché ho vissuto lo stesso percorso», ha commentato don Dwight Longenecker, americano ex protestante ed ex anglicano, oggi sacerdote cattolico, e vera e propria “personalità” del web.

02 Tony Palmer

Tony Palmer a colloquio con Papa Francesco

«Cresciuto in una famiglia evangelica nordamericana, ho cercato la Chiesa storica e sono diventato anglicano. Questo passo mi ha avvicinato al cattolicesimo e ho finito per essere accolto nella piena comunione della Chiesa cattolica. Percorrendo questa strada, ho affermato tutta la pienezza della fede nella Chiesa cattolica e tutti gli aspetti positivi delle tradizioni evangelica e anglicana allo stesso tempo. Non ho negato gli aspetti positivi della mia ma diventando cattolico li ho affermati ancor di più».

Aggiunge infatti sempre don Longenecker che «da un po’ di tempo oramai la vera divisione nel cristianesimo non è più tra cattolici e protestanti. È tra i cristiani che credono nella religione rivelata e quelli che credono in una religione relativa. La vera divisione è tra i progressisti che vogliono alterare la fede storica in base allo spirito del tempo e chi crede che lo spirito del tempo vada sfidato dalla verità eterna e immutabile del Vangelo cristiano. Coloro che credono in una forma relativa, progressiva e modernista del cristianesimo disprezzano l’elemento miracoloso della religione e pensano che la Chiesa debba adattarsi completamente ai bisogni della società moderna».

Il giovane Palmer era tra quelli che a Cristo ci credevano sul serio ed è così che ha incontrato il Papa. La Ceec di cui Palmer è stato un rappresentante di spicco è sorta all’interno del cosiddetto “movimento della convergenza”, che, a partire dagli anni 1970, ha portato un certo numero di protestanti conservatori degli Stati Uniti di tendenza evangelical, molti dei quali con uno stile di preghiera carismatico, a riscoprire la tradizione liturgica ed episcopale della Comunione Anglicana, diffondendosi poi in Europa grazie agli sforzi dell’arcivescovo missionario Robert L. Wise e in questo modo anche in Italia con la Comunità “L’Arca”, fondata a Todi proprio da Palmer.

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Don Dwight Longenecker, americano ex protestante ed ex anglicano, oggi sacerdote cattolico

Il vescovo anglicano e il Papa cattolico si conoscevano da tempo, ma per Palmer il momento forse più decisivo e incisivo è arrivato il 14 gennaio quando, in qualità di responsabile dell’International Ecumenical Officer della Ceec, lo ha ricevuto il Pontefice. Tra le molte cose di cui immaginiamo (e mai sapremo) si siano parlati, c’è stata anche la Charismatic Evangelical Leadership Conference, in programma per il febbraio successivo in Texas, sotto gli auspici di Kenneth Copeland, un famoso leader del movimento evangelical pentecostale Word of Faith. Palmer l’ha sicuramente illustrata, spiegata e commentata a Francesco; gliene avrà certamente sottolineato l’importanza, magari insistendo proprio sulla quasi unicità di un evento così. I dettagli saranno stati quel che saranno stati, ma la realtà di fatto che tutti hanno poi potuto vedere con gli occhi e ascoltare con le orecchie è che il vescovo anglicano e il Papa cattolico hanno deciso di provare a sfruttarla quell’occasione speciale. Come? Con un messaggio del Papa, la prima volta di un Papa cattolico alla grande kermesse dei protestanti pentecostali. Anzi, con un video registrato nella stanza del Papa a Santa Marta dall’iPhone di Palmer.

Un filmato casereccio, domestico, in cui il Pontefice balbetta un poco l’inglese e poi si fa sottotitolare, ma che importa? Quando l’anglicano Palmer ha preso la parola davanti agli evangelical, tutti lo hanno ascoltato come un fratello sincero. E Palmer di cos’ha parlato? Praticamente solo del cattolicesimo: dei carismatici cattolici italiani, della Chiesa Cattolica per intero, dell’antica amicizia con l’arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, del Conclave che poi lo ha eletto al Soglio di Pietro, dell’emozione che ha provato nel vedere Papa quello che lui considera uno dei suoi tre padri spirituali, di sua moglie che ha riscoperto il cattolicesimo e dei loro figli educati in questa stessa fede. E subito dopo, quando nessuno se lo aspettava, Palmer ha annunciato l’impossibile, il video del Papa cattolico.

La sala protestante lo ha ascoltato, attonita e ammutolita; qualcuno (d’importante, d’influente) ha poi addirittura deciso di convertirsi al cattolicesimo. E Papa Francesco ha parlato di nostalgia, un sentimento forte, fortissimo: il languore più profondo, lo struggimento viscerale, la mancanza strutturale di qualcosa, il senso dell’incompiutezza, il desiderio di un compimento profondo. Ai protestanti manca il compimento autentico del cristianesimo, e tanto loro quanto i cattolici soffrono per la mancata unità del corpo di Cristo. Con una parola spesa via smartphone in Texas, “nostalgia”, Francesco ha fatto più passi avanti di mille discorsi ecumenici, di mille dialoghi interreligiosi.

L’anglicano Palmer parlava del Papa con una reverenza e con una carità che molti cattolici hanno purtroppo scordato. Avevano un piano, Palmer e Francesco, le cui radici risalgono ai tempi in cui il vescovo anglicano avvicinò la Chiesa di san Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Lavorare per l’unità dell’unica Chiesa. Che è la nostalgia di una cosa bellissima, perduta e da riguadagnare, non un sogno futuribile aperto a qualsiasi sperimentazione. Diceva l’anglicano Palmer, lo diceva in faccia ai protestanti: «La protesta di Martin Lutero è finita. E la vostra?»

[Fonte del testo: http://www.lanuovabq.it/it/home.htm%5D

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Un popolo che non rispetta i nonni, non ha futuro, perché non ha memoria

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/07/2014

vacchi01Siamo in piena estate.

Come ogni estate, si moltiplicano, a ragione, gli spot contro l’abbandono degli cani, amici a quattro zampe il cui affetto fedele viene ricambiato da crudeli e ingrati abbandoni lungo le autostrade.

Giusto. Giustissimo. Ma perché non fare analoghe pubblicità progresso per i vecchi che in estate, più soli del solito, con meno servizi del solito, vivono, silenziosi, rassegnati, la solitudine che subiscono perché la società di oggi li mette tra le realtà che non si vogliono più vedere?

I nostri vecchi sono meno importanti dei nostri cani?

Anziani, i nuovi “invisibili”. E questo è il periodo dell’anno in cui questo salta più agli occhi. Quando vado da mia zia a fare i consueti “viaggi nel tempo” nell’ora delle visite trovo sempre meno parenti e amici…

vecchi02Un proverbio africano recita: “Quando muore un anziano è come se bruciasse una biblioteca”. E’ vero, non è retorica, per me, ogni volta che sprofondo negli emozionanti racconti dei miei amici vecchietti, è come se leggessi un libro, come se vedessi un suggestivo cinegiornale dell’Isituto Luce.

Ma oggi queste enciclopedie, questi cinegiornali non li vuole consultare più nessuno… Non sappiamo cosa ci perdiamo.

Ce lo ricorda anche Papa Francesco nella sua omelia a Santa Marta del 20 novembre scorso, in cui ci invita a custodire e venerare i nonni.

Noi viviamo in un tempo nel quale gli anziani non contano. E’ brutto dirlo, ma si scartano eh? Perché danno fastidio.

Gli anziani sono quelli che ci portano la storia, che ci portano la dottrina, che ci portano la fede e ce la danno in eredità.

vecchi03Sono quelli che, come il buon vino invecchiato, hanno questa forza dentro per darci un’eredità nobile.

[Ricordo] una storiella ascoltata da piccolo. Protagonista è una famiglia, papà, mamma, tanti bambini e il nonno che, quando a tavola mangiava la zuppa, si sporcava la faccia.

Infastidito, il papà spiega ai figli perché il nonno si comporti così; quindi compra un tavolino a parte dove isolare il genitore.

Quello stesso papà, un giorno torna a casa e vede uno dei figli giocare con il legno. “Cosa fai?”, gli chiede. “Un tavolino”, risponde il bimbo. “E perché?”. “Per te, papà, per quando tu diventi vecchio come il nonno”.

Questa storia mi ha fatto tanto bene per tutta la vita. I nonni sono un tesoro. La Lettera agli Ebrei (13,7) ci dice: “Ricordatevi dei vostri capi, che vi hanno predicato, quelli che vi hanno predicato la Parola di Dio. E considerando il loro esito, imitatene la fede”.

La memoria dei nostri antenati ci porta all’imitazione della fede. Davvero la vecchiaia tante volte è un po’ brutta eh? Per le malattie che porta e tutto il resto, ma la sapienza che hanno i nostri nonni è l’eredità che noi dobbiamo ricevere.

Un popolo che non custodisce i nonni, un popolo che non rispetta i nonni, non ha futuro, perché non ha memoria, ha perso la memoria…

vecchi04Ci farà bene pensare a tanti anziani e anziane, tanti che sono nelle case di riposo, e anche tanti – è brutta la parola ma diciamola – abbandonati dai loro. Sono il tesoro della nostra società.

Preghiamo per i nostri nonni, le nostre nonne, che tante volte hanno avuto un ruolo eroico nella trasmissione della fede in tempo di persecuzione. Quando mamma e papà non c’erano a casa e anche avevano idee strane, che la politica in quel tempo insegnava, sono state le nonne che hanno trasmesso la fede.

Quarto comandamento: è l’unico che promette qualcosa in cambio. E’ il comandamento della pietà. Essere pietoso coi nostri antenati.

Chiediamo oggi la grazia ai vecchi Santi, chiediamo la grazia di custodire, ascoltare e venerare i nostri antenati, i nostri nonni”

(Papa Francesco, omelia in Santa Marta del 20 novembre 2013)

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