FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘periferie’

«Noi pregavamo… Perché noi non possiamo dare agli altri quello che non abbiamo…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/09/2019

Il racconto del Prof. Giuseppe Noia, ginecologo e neonatologo al Policlinico Gemelli di Roma, del suo incontro con Madre Teresa di Calcutta.

«Mi aveva colpito la semplicità di una donna grande, che aveva ricevuto il Nobel a Stoccolma, che non aveva avuto nessuna remora di parlare di aborto a Stoccolma, e che stava al di sopra di tutte le divisioni umane.»

«Noi pregavamo… Perché noi non possiamo dare agli altri quello che non abbiamo…»

«Madre Teresa disse: credo che una persona attaccata alla ricchezza e al possesso delle cose, che vive preoccupata solo di se stessa, in realtà è molto povera. Se questa mette il suo denaro e la sua salute al servizio degli altri, allora è molto ricca.»

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La bimba che voleva che Gesù entrasse nelle case di tutti

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/12/2018

Lo scorso giugno è morta una bambina di dieci anni, dopo aver lottato per quattro contro un terribile tumore.

Giulia Zedda è il nome della piccola che ogni anno, come racconta la mamma “condivideva la sua roba con gli altri bambini ed è ciò che ha fatto anche prima di andarsene, anche se non era consapevole di stare per morire, anzi ha sperato e pregato sino all’ultimo”.

Si, perché nonostante la sua giovanissima età, Giulia era una bambina dalla fede viva, che pregava e praticava insieme alla famiglia; una fede vera che traboccava in una generosità non comune alla sua età, in tempi come questi.

E così, questa bambina – che ogni anno regalava i suoi giochi – è morta com’è vissuta, lasciando un testamento speciale, affidando a mamma e papà la sua volontà di regalare tutti i suoi giochi ai bambini meno fortunati.

Nasce così l’associazione “Il sogno di Giulia”, che raccoglie e distribuisce giocattoli ma anche carrozzine, passeggini, lettini e coperte a famiglie in difficoltà.

Un’associazione come tante altre che fanno del bene? Forse, ma in questo caso è evidente che si tratti della continuazione di un sogno che nasceva da una fede vera, vissuta giorno dopo giorno, che è riuscita a rendere feconda anche una morte che noi uomini comuni percepiamo come tanto ingiusta.

Ce lo conferma la mamma Eleonora:

“Ho realizzato il sogno di mia figlia. Io sono serena, lo sono sempre stata dall’inizio.

La serenità mi viene dalla fede che è la cosa più importante in assoluto.

Anche Giulia pregava tantissimo, era una fervente cristiana: faceva pregare e distribuiva dei presepi che faceva lei in modo che Gesù potesse entrare nelle case di tutti.

 

La distribuzione dei regali di Giulia viene effettuata ogni mercoledì e venerdì in via Giardini 159, a Cagliari.

I volontari raccolgono tutto ciò che può servire alle donne in gravidanza e ai bambini da 0 a 14 anni: abbigliamento, giocattoli, libri, coperte, passeggini e lettini.

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Basta poco…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/11/2018

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“La prima parola che ho imparato a leggere è stata DERATTIZZAZIONE”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/04/2016

La storia di Tim Guénard.

tim_guc3a9nard_02“Come ho incontrato BIG BOSS?

L’ho incontrato ma non me ne ero reso conto. A 12 anni vivevo per la strada, dormivo nei garage delle biciclette, e lì c’erano molti topi la notte, e i topi mi impedivano di dormire.

Camminavo senza sapere dove andare e mi sono seduto davanti a un clochard che leggeva il giornale e siccome ero stanco mi sono addormentato sul giornale.

Mi ha svegliato e mi ha detto: giovanotto, lei sa dove si trova l’Honduras? Gli ho detto, si è una stazione della metropolitana.

Tutti i giorni abndavo a trovare questo signore, si chiamava Leon. Le persone del quartiere lo chiamavano barbone ma per me era il Signor Leon.

Tutti i giorni mi leggeva il giornale con il suo dito. Un giorno gli ho chiesto cosa fosse quella strana forca. Mi ha detto “ypsilon” e allora ho voluto sapere chi abitasse a destra e a sinistra di quella “y”

Sei mesi più tardi grazie ai libri che trovavo nella spazzatura, ero in grado di leggere e la prima cosa che ho imparato a leggere è stata la parola “derattizzazione”.

A partire da quel giorno ho scelto di dormire solo in garage per biciclette che erano stati derattizzati”

Il resto della storia nel video…

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Disagio, sconforto… E se fosse vocazione?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/06/2015

Biagio_01Una storia che ci insegna che quando un giovane benestante a cui non manca nulla, prova sconforto e niente lo soddisfa di quello che lo circonda…

Biagio Conte. Qualcuno avrebbe potuto dargli del folle, o avrebbe potuto pietosamente distoglierlo dal suo disagio con una buona psicoterapia.

Ci sono casi in cui questa naturalmente è necessaria, ma oggi, purtroppo, si prende sempre meno in considerazione l’ipotesi che sia la voce di Dio che chiama

Conte nasce in una famiglia benestante siciliana e aiuta il padre nell’azienda di famiglia. Una gioventù come quella di molti coetanei, poi i primi sintomi della crisi che lo porterà a una svolta radicale.

Tutto era diventato per lui motivo di sconforto. A 26 anni ecco il grande passo: una lettera ai genitori e una nuova vita da eremita per le montagne dell’entroterra siciliano.

Il giovane dorme nelle grotte, mangia quel che la natura offre. Nella zona di Raddusa chiede ospitalità a una famiglia di pastori che lo accolgono come un figlio e lì comprenderà l’importanza del lavoro duro con le pecore, senza sapere ancora, che un domani sarebbe diventato pastore di uomini.

Biagio_015A un tratto intuisce che il suo viaggio sarebbe dovuto continuare e parte per un lungo pellegrinaggio a piedi, l’unica compagnia, un cane che chiamerà Libertà, per arrivare al suo santo preferito, Francesco d’Assisi.

Ormai ha deciso: si dedicherà totalmente, e per sempre, ai poveri della sua città, Palermo, dove ritorna e va a vivere sotto i portici della stazione centrale, insieme ai suoi nuovi fratelli e sorelle, il popolo di quelli che chiamiamo barboni, alcolisti, sbandati, ex detenuti, stranieri, extracomunitari, prostitute.

Fa come l’Abbé Pierre: chiede l’elemosina per i poveri, per comprare pane e latte, vestiti, coperte, un fornello elettrico per cucinare la pasta.

I senzatetto aumentano e Biagio ottiene un vecchio rudere abbandonato, un ex “disinfettatoio” comunale.

Col sudore e con la fatica dei fratelli che prima vivevano alla stazione (circa 60), insieme all’instancabile don Pino Vitrano, restaura l’edificio. Inizia così una gara di solidarietà cittadina e non solo per la ricostruzione della fatriscente struttura.

Il missionario laico palermitano Biagio Conte (s), ricevuto dal papa, Palermo, 3 ottobre 2010. Il pontefice e' vicino ai siciliani, a chi non ha lavoro, vive nell'incertezza del futuro o soffre a causa della criminalit?? organizzata e li invita a non aver paura di testimoniare i valori umani e cristiani. ANSA / FRANCO LANNINO

Arrivano da ogni parte d’Italia volontari per dare un aiuto a quella che sarà chiamata la Missione di Speranza e Carità di via Archirafi.

Dopo quest’opera, verranno la Cittadella del povero e della speranza nell’ex caserma dell’aeronautica di via Decollati e il Centro di accoglienza femminile dell’ex convento di Santa Caterina, che oggi accoglie circa mille persone fra musulmani, indù, cristiani, perseguitati dalle dittature, donne incinte senza futuro, bambini che chiedono semplicemente di vivere la loro infanzia.

A tutti offre un tetto, un pasto caldo, l’assistenza medica e farmaceutica.

A tutti viene anche insegnato un mestiere, perché il riscatto della persona possa essere totale.

[Tratto da Frate Indovino, Maggio 2015]

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In Uganda… 1.100 bambini riportati a casa, grazie ai missionari

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/10/2014

Visitando coloro che vivono nei bassifondi della storia, dimenticati da tutto e da tutti, un video ci racconta “Periferie cuore della missione”.

VI PREGO DI GUARDARLO FINO IN FONDO!

(In particolare ai minuti 6.00 e 19.10)

“Se troviamo qualcosa possiamo comprare da mangiare (…) Ogni giorno dormiamo qui in 35 adulti, ognuno coi propri bambini. Io dormo fuori, dormo qui intorno”

“Siamo andati a chiedere l’elemosina, ma la polizia ci ha fermati, ha portato via il mio bambino e mi ha riportato qui con un camion; sono tornata indietro a cercare mio figlio ma non sono riuscita a trovarlo, poi alla fine sono dovuta tornare a casa, eravamo disperati, pensavamo anche che Adomè potesse essere morto”

I missionari glielo hanno riportato!!! (Clicca sul minuto 6.00 per vedere la gioia della mamma che riabbraccia il figlio rapito)

Come lui, 1.100 bambini riportati a casa…

Il mondo missionario non sta alla finestra a guardare il PIL che cresce a dismisura, insieme al numero dei poveri tra i più poveri…

In Uganda, i missionari costruiscono ponti tra la polizia e il popolo, questo è uno dei miracoli più grandi.

Vi suggerisco uno sguardo particolare al minuto 19.10 per capire da dove vengono gli immigrati che cercano rifugio nel nostro paese…

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“Per stare in piedi bisogna saper stare in ginocchio…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/08/2013

Don Oreste Benzi, il prete che portava Cristo persino nelle periferie della prostituzione più violenta

Negli ultimi anni lo si incontrava di notte lungo le strade romagnole della prostituzione. La lunga tonaca scura e il Rosario in mano. “Do you love Jesus?”, chiedeva alle ragazze con il sorriso aperto e una gioia contaminante.

In molte scoppiavano in lacrime. “Si, lo amo…”. Riusciva a farle sentire donne, dignitose, pulite. In questo modo, semplice e profondo insieme, don Oreste Benzi, il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, era in grado di accostarsi al degrado umano, di abbracciare le vittime, di far riaffiorare la loro umanità appannata.

Ha cambiato il destino di molte persone questo buon parroco dalla tonaca lisa e le scarpe sfondate. Un giorno una ragazza dal ciglio di una strada gli disse: “Sono una schiava, aiutami!”. Lui decise di iniziare in quel momento una lotta senza quartiere contro il traffico di esseri umani.

Di fronte all’orrore della guerra, chiese a tanti dei suoi giovani di condividere la vita con le popolazioni oppresse dalla violenza. I motivi? Lui li spiega in modo semplice quanto impegnativo: “Anche il Signore ha fatto questo, è venuto tra noi, tra gli ultimi. A noi non rimane che fare altrettanto”.

(…) In questo modo don Oreste si è accostato alla vita nascente, alle tossicodipendenze, all’handicap, all’infanzia maltrattata, ai carcerati, alla discriminazione sociale.

(…) Qualcuno ha detto con sintesi che aveva la ruvidezza del profeta, la tenerezza del padre, l’autorevolezza del pastore. In realtà era molto di più. Era un uomo di Dio a tutto tondo che cercava i poveri ma che bussava anche alle porte dei vari palazzi per presentare le sue istanze di giustizia globale. Un oltranzista delle rivendicazioni sociali? No! Soprattutto un uomo di preghiera: “PER STARE IN PIEDI BISOGNA SAPER STARE IN GINOCCHIO”, amava ripetere.

Quando è morto, il 2 Novembre 2007, la Papa Giovanni XXIII contava oltre 500 strutture in 32 paesi del mondo, con 2.192 membri e 372 persone in verifica vocazionale. Una bella comunità per quello che amava definirsi un povero parroco di campagna.

[Fonte dell’articolo: Voi Avvenire, Genitori e Figli. Supplemento a “Avvenire” del 26 Maggio 2013, numero 174]

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