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Posts Tagged ‘persecuzione dei cristiani’

I martiri anonimi del nostro tempo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/01/2018

La persecuzione dei cristiani non accenna a diminuire, i rapporti del 2017 stilati dall’opera pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, sono tutt’altro che positivi.

Preghiamo per questi nostri fratelli e sorelle che con coraggio testimoniano la fede nel Risorto che è passato per la Croce.

La situazione più difficile per i cristiani nel mondo si vive in Corea del Nord, e paradossalmente non è possibile conoscere il nome dei martiri e dei perseguitati.

Secondo il Rapporto sui “cristiani oppressi a causa della loro fede tra il 2015 e il 2017” pubblicato dall’opera pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, nel Paese di Kim Jong-un la libertà per i cristiani è stata totalmente schiacciata.

“In Corea del Nord, il più spietato Paese persecutore – come il rapporto definisce lo Stato presieduto da Kim Jong-Un – le indicibili atrocità commesse contro i cristiani includono la privazione di cibo e l’aborto forzato, mentre sono stati riportati casi di fedeli legati a delle croci sospese sopra il fuoco e di altri schiacciati da compressori a vapore”.

Nel Paese, “il sistema di stratificazione sociale ‘Songbun’ determina l’accesso a beni e servizi necessari quali cibo, educazione e assistenza sanitaria, sulla base della posizione occupata dai cittadini in una delle 51 potenziali categorie che indicano maggiore o minore lealtà al regime”.

“Chi si trova nelle ultime categorie è classificato ostile allo Stato (i protestanti si trovano in posizione 37, mentre i cattolici alla 39). Questo sistema favorisce la discriminazione basata sul credo religioso all’interno della struttura portante della comunità comunista”.

La morte dello studente statunitense Otto Warmbier, avvenuta nel giugno 2017 dopo la sua detenzione nelle carceri della Corea del Nord, ha portato alla luce la situazione in cui vivono i perseguitati.

Il regime ha attribuito la sua uccisione al cristianesimo, anche se Warmbier era ebreo. Lo Stato lo ha accusato di aver tolto un cartellone politico esposto nel suo hotel su richiesta di un amico appartenente alla Chiesa metodista Friendship United.

Nelle sue accuse a Warmbier, il regime ha insistito sul fatto che il cristianesimo è una realtà straniera.

Un ex agente di sicurezza nordcoreano ha rivelato alla ONG Christian Solidarity Worldwide (CSW) che il regime collega il cristianesimo agli Stati Uniti e considera i cristiani spie straniere, motivo per il quale vanno giustiziati.

Il terribile stato di salute in cui Otto Warmbier è tornato negli Stati Uniti, totalmente incosciente, è servito per comprendere un po’ meglio le condizioni tremende dei detenuti nei campi di concentramento nordcoreani.

Fonti dello studio pubblicato da Aiuto alla Chiesa che Soffre ritengono che tre quarti dei cristiani detenuti nei campi di concentramento muoiano a seguito di atroci punizioni.

I loro nomi vengono tuttavia nascosti dai servizi di sicurezza. Sono i martiri anonimi del nostro tempo.

(Post tratto dall’articolo pubblicato su https://it.aleteia.org/2018/01/04/10-martiri-cristiani-2017-persecuzioni/)

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«Antonius muribundus. Morior fame et siti. Da mihi absolutionem»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/12/2016

voluntari08cUna vita all’insegna del martirio, in tutte le sue forme

Beato Anton Durcovici
Vescovo di Iasi (Moldavia)
e martire († 10/12/1951)

Anton Durcovici nasce in Austria il 17 maggio 1888, figlio di padre croato e madre austriaca. La giovane madre rimasta vedova cadde nell’estrema indigenza e dovette emigrare in Romania per lavorare presso parenti agiati. Anton era uno dei suoi due figli e aveva solo sei anni quando emigrò. L’arcivescovo di Bucarest lo notò subito, invitandolo al seminario minore diocesano, dove spiccò per intelligenza e forza di volontà concludendo i suoi studi di cinque anni con un esame di maturità “nec plus ultra”.

Il presule, entusiasta di questo ragazzo fuori dal comune, lo inviò a studiare a Roma. All’età di 24 anni il giovane Anton ha già preso tre dottorati: filosofia, teologia e diritto canonico. Viene ordinato sacerdote a San Giovanni in Laterano il 24 settembre 1910 e subito dopo torna in Romania. Scoppia, però, la Prima Guerra Mondiale e come i suoi connazionali austriaci (più tardi egli diventerà cittadino romeno a tutti gli effetti), viene internato per un paio di anni in un campo di concentramento nella piena forza della sua gioventù. Il tifo che contrasse in questo posto insalubre gli lascò segni per il resto dei suoi giorni.

Nel 1924 viene nominato rettore del Seminario di Bucarest. Per diverse vicissitudini l’arcivescovo di Bucarest dovette presentare le sue dimissioni mentre calava sulla Romania la notte comunista e così mons. Durcovici si trova a dirigere il cattolicesimo della capitale da vicario generale.

Inizia dunque lo scontro che lo porterà al martirio. Nega a stilare un documento d’indipendenza di Roma e di sottomissione alle autorità civili. Alcuni (pochi, solo tre) sacerdoti corrotti lo tradiscono e lo calunniano, ma tanto basta per costruire ingiusti capi d’accusa.

Il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) lo nomina vescovo di Iasi, capitale della Moldavia, il 14 aprile 1948 viene consacrato a Bucarest.

Il 1° dicembre 1948, con il varo di una legge, ebbe inizio la persecuzione che rendeva la Chiesa greco-cattolica illegale. I vescovi, uno dopo l’altro, furono incarcerati. Il governo comunista voleva creare una sola Chiesa nazionale, separata da Roma.

anton-durcovici-beato_02In questa situazione critica, il vescovo Durcovici e quello di Alba Iulia, Marton Aron, elaborano insieme un manifesto di dissenso: «La Chiesa cattolica in Romania fa parte della Chiesa romano-cattolica, a capo della quale vi è il Papa». E come risposta all’atteggiamento ateo dello Stato, Durcovici cominciò la visita pastorale in tutte le parrocchie e le consacrò al Cuore immacolato di Maria, risvegliando la fede nelle comunità.

La Securitate aveva paura a intervenire, perché temeva la reazione popolare, e in questo contesto socio-politico, il vescovo fu costretto a sopportare grandi pressioni: durante le celebrazioni, gli ufficiali della polizia politica ascoltavano con attenzione le omelie e i discorsi che poi trascrivevano per trovarvi riferimenti politici. Queste note informative contenevano decine di accuse al vescovo per incriminarlo. Ma paradossalmente, esse hanno finito per costituire una prova testimoniale della fede granitica del martire e il suo filiale attaccamento al Papa.

All’inizio del 1949, la persecuzione giunse al culmine. Il vescovo Durcovici alzò coraggiosamente la propria voce per condannare le azioni promosse dal regime contro i cattolici. Il 26 giugno dello stesso anno, venne arrestato mentre andava alla parrocchia Popeşti-Leordeni di Bucarest, per amministrare il sacramento della cresima. Dopo molte torture, maltrattamenti e offese, venne portato nella prigione del ministero degli Interni, dove restò fino al giugno 1950, quando fu trasferito nel temutissimo carcere di Jilava.

La successiva tappa della sua personale via crucis, fu quella a Sighetu Marmatiei, dove già erano stati imprigionati altri vescovi. Con loro e con i sacerdoti reclusi pregò e soffrì per la fede, incoraggiando tutti a portare la croce pazientemente e con amore per Cristo, in vista della salvezza. Quindi venne isolato e trasferito in un altro bunker, seminudo e privato del cibo necessario, con scarsissima aria e luce, fatto oggetto di insulti, di oltraggi e di maltrattamenti, fino a che fu ridotto a una larva.

E benché, mentalmente sia sempre rimasto lucido e in pieno possesso delle proprie facoltà intellettuali, dal punto di vista fisico poté resistere solo tre mesi in quella prigione.

20140432durcovici_1902sLo lasciarono morire di fame nella cella numero 13 il giorno 10 dicembre 1951.

Don Rafael Friederich, sacerdote della sua diocesi, ha testimoniato che mentre puliva i corridoi si avvicinò alla sua cella e gli disse in latino: «Ego sum Friederich». Dall’interno rispose una voce debole: «Antonius muribundus. Morior fame et siti. Da mihi absolutionem». E in quello stesso giorno il vescovo Durcovici morì.

Come era abitudine ‘discreta’ della Securitate rumena, la notizia della sua morte fu registrata all’Ufficio Centrale di Bucarest con solo alcune righe molto concise; nulla è rimasto del suo tempo trascorso in carcere, né delle sofferenze inflitte che gli procurarono la morte.

Il corpo del vescovo Durcovici fu sepolto in un posto segreto, con altre 50 personalità politiche, civili e religiose morte a Sighetul Marmatiei; dal cimitero principale della prigione di sterminio, fu distrutta ogni prova. Tutti i documenti che lo riguardavano, compreso la carta d’identità furono distrutti, gli oggetti di valore scomparsi.

Il 28 gennaio 1997, la Congregazione delle Cause dei Santi ha concesso il “nihil obstat” per iniziare la causa di beatificazione del vescovo Anton Durcovici, considerato martire della fede.

Anton Durcovici è stato beatificato a Iasi, in Romania il 17 maggio 2014. A rappresentare Papa Francesco è stato il card. Angelo Amato S.D.B., prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Fonti principali: cristianofobia.altervista.org; orizonturiculturale.ro/it

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“Se Dio è con noi siamo la maggioranza!” (*)

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/08/2015

Capite perché allora noi difendiamo la famiglia?

Capite perché la Chiesa difende la famiglia?

Capite perché è importante la famiglia?

La famiglia l’ha inventata Dio, non l’abbiamo inventata noi.

E chi può capire più di Dio? Chi può mettersi al posto di Dio?

Vi racconto una confidenza che ho ricevuto dal Cardinale Francis George, Arcivescovo di Chicago: “Penso di morire nel mio letto ma il mio successore ho paura che morirà in prigione, e il successore ancora ho paura che morirà fucilato”. Io chiesi: “Eminenza, e perché?” – “Sa perché? Perché noi difendiamo la famiglia. Perché diciamo che la famiglia è fatta da un uomo e da una donna e la vita deve nascere da un padre e da una madre, saremo perseguitati per questo.

Ma non dobbiamo aver paura, il Signore è con noi.

E don Bosco (*) un giorno disse: “Se Dio è con noi siamo la maggioranza!”

[Cardinale Angelo Comastri alla Convocazione del Rinnovamento nello Spirito domenica 5 luglio 2015]

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“A loro non farei nulla, chiedo solo a Dio di perdonarli”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/02/2015

Una bambina cristiana, costretta dall’ISIS a lasciare casa e patria.

Traduzione:

– Ciao Mariam, come stai?

– Bene, e tu come stai?

– Molto bene! Guardi il nostro programma?

– Si.

– E che ne pensi? Ti piace? Ti piace Sat7 per bambini?

– Si.

– Cosa ti manca più di Qarakosh che qui non hai?

– Avevamo una casa, ci divertivamo, qui no, però, grazie a Dio, Lui ci ha protetto.

– Cosa intendi con “Dio ci ha protetto?”

– Dio ci ama e non ha permesso che l’ISIS ci uccidesse.

– Cosa provi per coloro che ti hanno cacciato da casa e che hanno fatto tanto danno?

– A loro non farei nulla, chiedo solo a Dio di perdonarli.

– E tu puoi perdonarli?

– Si.

– Ti piaceva la scuola a Qarakosh vero?

– Si, ed ero sempre la prima.

– Avevi degli amici a scuola?

– Si.

– Lo sai di essere una campionessa?

– Mi piace essere una campionessa e mi piace anche andare a scuola perché a coloro a cui piace la scuola, sono sempre primi.

– Mi hai insegnato molte cose.

– Grazie! Anche tu mi hai insegnato molte cose.

– Cosa ti ho insegnato?

– Mi hai insegnato… non mi hai insegnato, quello che voglio dire è che hai ascoltato i miei sentimenti… Hai sentito i miei sentimenti… Io ho dei sentimenti e voglio che la gente li conosca… Che sappia come si sentono i bambini, qui. 

[Traduzione a cura di Fermenti Cattolici Vivi]

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“Allora chi devo accettare, quello che è morto o quello che è vivo?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/08/2014

Post01_01La storia – unica al mondo nel suo genere – di un giovanissimo Imam convertito al cattolicesimo: “Nel Corano si dice che Gesù Cristo è vivo”. Da lì è partita la sua conversione

Mario Joseph era un imam di 18 anni, è diventato cristiano e suo padre ha cercato di assassinarlo. Oggi è predicatore cattolico in India. È un caso unico al mondo. È il primo chierico musulmano ad aver abbracciato il cristianesimo, il che ha rappresentato una condanna a morte. Nel cimitero del suo villaggio indiano c’è una lapide con il suo nome, e sotto una bara con una scultura di creta delle sue dimensioni. Suo padre gli ha detto: “Se vuoi essere cristiano devo ucciderti”. Invece è vivo, e Lartaún de Azumendi è riuscito a intervistarlo per “La Noche de COPE”.

Mario Joseph, lei aveva 18 anni ed era un chierico musulmano. Cos’è successo per farle cambiare vita?

Ero il terzo di sei fratelli, e quando avevo otto anni mio padre mi ha mandato a una scuola coranica per diventare imam. Dopo dieci anni di studio, a 18 anni sono diventato imam. Un giorno stavo predicando nella moschea che Gesù Cristo non era Dio e una persona presente mi ha detto di non dirlo e mi ha chiesto chi fosse Gesù Cristo. Visto che non avevo risposte da dare, mi sono messo a leggere tutto il Corano e ho scoperto che al capitolo 3 parla di Gesù e lo nomina molte volte come Gesù Cristo, e nel capitolo 19 si parla di Maria.

Nel Corano, Maria è l’unico nome femminile ad apparire, e si dice che Gesù è la Parola di Dio.

La zona dell’India in cui viveva era musulmana?

Sì. È a maggioranza musulmana e induista, in pratica non ci sono cristiani.

Com’è iniziato il processo di conversione a partire da quel dubbio mentre stava predicando?

Post01_02Nel Corano si dice che Maometto è morto, ma che Gesù Cristo è ancora vivo. Quando ho letto questo ho pensato “Allora chi devo accettare, quello che è morto o quello che è vivo?”.

Ho chiesto ad Allah chi dovevo accettare e mi sono messo a pregare perché mi aiutasse, e quando mi sono messo a pregare ho aperto il Corano, dove al capitolo 24 versetto 10 si dice che chi ha un dubbio di questo tipo sul Corano deve andare a leggere la Bibbia. Per questo ho deciso di iniziare a studiare la Bibbia. Mi sono allora reso conto di chi fosse il vero Dio, e da lì ho abbracciato il cristianesimo.

Lo racconta in modo naturale pur conoscendo la situazione che poteva vivere per aver accettato tutto ciò. Cos’è successo intorno a lei?

Quando mi sono convertito sono andato in un centro per ritiri e la mia famiglia ha iniziato a cercarmi. Mi ha trovato lì. Mio padre mi ha colpito con forza e mi ha portato a casa. Quando siamo arrivati mi ha messo in una stanza, mi ha legato mani e piedi, mi ha denudato, mi ha messo sostanze piccanti sugli occhi, sulla bocca e nel naso e mi ha lasciato lì senza cibo per 28 giorni. Passato questo periodo è venuto e mi ha preso per il collo per vedere se ero vivo.

Ho aperto gli occhi e ho visto che aveva un coltello in mano. Mi ha chiesto se accettavo Gesù e mi ha detto se lo accettavo mi avrebbe ucciso. Sapevo che mio padre mi avrebbe ucciso perché è un musulmano molto duro, era convinto. Gli ho detto che accettavo Gesù Cristo e in quel momento una luce molto potente ha colpito la mia mente e mi ha dato la forza per gridare con tutto il fiato che avevo in corpo “Gesù!”.

In quel momento mio padre è caduto e il coltello che aveva in mano gli si è conficcato nel petto. Si è fatto un grande taglio, ha iniziato a sanguinare copiosamente e gli usciva schiuma dalla bocca. La mia famiglia, preoccupata, lo è venuto a cercare, lo ha portato all’ospedale e si è dimenticata di chiudere la porta. Sono riuscito a uscire e a prendere un taxi per andare al centro per ritiri in cui mi avevano catturato e sono rimasto nascosto lì.

Sembra incredibile che lei abbia avuto la forza fisica per uscire di casa e andare al centro di accoglienza cattolico…

(Fonte: http://www.aleteia.org/)

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