FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

  • Follow FERMENTI CATTOLICI VIVI on WordPress.com
  • Fermenti Cattolici Vivi


    Come i fermenti lattici vivi sono piccoli ma operosi e dinamici e pur essendo invisibili sono indispensabili alla vita, spero che questi "fermenti cattolici vivi" contribuiscano a risvegliare la gioia di essere cristiani.

    Segui il blog su canale Telegram https://t.me/fermenticattolicivivi

  • Fermenti recenti

  • Fermenti divisi per mese

  • Fermenti divisi in categorie

  • Disclaimer

    Questo Blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62/2001. Immagini e foto possono essere scaricate da Internet, pertanto chi si ritenesse leso nel diritto d'autore potrà contattare il curatore del Blog, che provvederà personalmente all'immediata rimozione del materiale oggetto di controversia.

    ______________

    SE PRELIEVI MATERIALE DAL BLOG, PER FAVORE CITA LA FONTE E IL LINK. CONFIDO NELLA TUA CORRETTEZZA!
    ______________

    IL BLOG E' CONSACRATO AL
    CUORE IMMACOLATO
    DI MARIA

  • Fermenti Cattolici Vivi è stato visitato

    • 1.327.702 volte

Posts Tagged ‘poveri’

«Noi pregavamo… Perché noi non possiamo dare agli altri quello che non abbiamo…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/09/2019

Il racconto del Prof. Giuseppe Noia, ginecologo e neonatologo al Policlinico Gemelli di Roma, del suo incontro con Madre Teresa di Calcutta.

«Mi aveva colpito la semplicità di una donna grande, che aveva ricevuto il Nobel a Stoccolma, che non aveva avuto nessuna remora di parlare di aborto a Stoccolma, e che stava al di sopra di tutte le divisioni umane.»

«Noi pregavamo… Perché noi non possiamo dare agli altri quello che non abbiamo…»

«Madre Teresa disse: credo che una persona attaccata alla ricchezza e al possesso delle cose, che vive preoccupata solo di se stessa, in realtà è molto povera. Se questa mette il suo denaro e la sua salute al servizio degli altri, allora è molto ricca.»

Posted in Pro-life, Santi dei giorni nostri | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 Comment »

«Lei aveva sempre del tempo per incontrare qualcuno.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 03/03/2019

Una testimonianza preziosa, e un bell’insegnamento per noi uomini e donne di oggi che non abbiamo mai tempo per nessuno…

«La mia prima impressione è stata la sua premura.
Quando mia madre è andata via lei stessa ha cominciato a sistemare il mio posto
Lei aveva sempre del tempo per incontrare qualcuno.
Nel 1997, poco tempo prima che morisse, ci ricordava la santità della vita, necessaria per compiere l’opera di Dio.
Dobbiamo prenderci cura dei più poveri perché sono Gesù.
Il Vangelo delle cinque dita: prendeva una mano e diceva: lo-hai-fatto-a-me, poi prendeva l’altra mano e diceva: io sarò, io vorrò essere santo con la benedizione di Dio, e poi diceva: unisci le due mani e avrai da una parte santità e dall’altra servizio ai poveri.»

Posted in Santi dei giorni nostri | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , | Leave a Comment »

La bimba che voleva che Gesù entrasse nelle case di tutti

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/12/2018

Lo scorso giugno è morta una bambina di dieci anni, dopo aver lottato per quattro contro un terribile tumore.

Giulia Zedda è il nome della piccola che ogni anno, come racconta la mamma “condivideva la sua roba con gli altri bambini ed è ciò che ha fatto anche prima di andarsene, anche se non era consapevole di stare per morire, anzi ha sperato e pregato sino all’ultimo”.

Si, perché nonostante la sua giovanissima età, Giulia era una bambina dalla fede viva, che pregava e praticava insieme alla famiglia; una fede vera che traboccava in una generosità non comune alla sua età, in tempi come questi.

E così, questa bambina – che ogni anno regalava i suoi giochi – è morta com’è vissuta, lasciando un testamento speciale, affidando a mamma e papà la sua volontà di regalare tutti i suoi giochi ai bambini meno fortunati.

Nasce così l’associazione “Il sogno di Giulia”, che raccoglie e distribuisce giocattoli ma anche carrozzine, passeggini, lettini e coperte a famiglie in difficoltà.

Un’associazione come tante altre che fanno del bene? Forse, ma in questo caso è evidente che si tratti della continuazione di un sogno che nasceva da una fede vera, vissuta giorno dopo giorno, che è riuscita a rendere feconda anche una morte che noi uomini comuni percepiamo come tanto ingiusta.

Ce lo conferma la mamma Eleonora:

“Ho realizzato il sogno di mia figlia. Io sono serena, lo sono sempre stata dall’inizio.

La serenità mi viene dalla fede che è la cosa più importante in assoluto.

Anche Giulia pregava tantissimo, era una fervente cristiana: faceva pregare e distribuiva dei presepi che faceva lei in modo che Gesù potesse entrare nelle case di tutti.

 

La distribuzione dei regali di Giulia viene effettuata ogni mercoledì e venerdì in via Giardini 159, a Cagliari.

I volontari raccolgono tutto ciò che può servire alle donne in gravidanza e ai bambini da 0 a 14 anni: abbigliamento, giocattoli, libri, coperte, passeggini e lettini.

Posted in Attualità, Santi dei giorni nostri | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 Comment »

Cambiano i tempi, ma non i problemi, perché l’umanità è sempre mista di grano e zizzania

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/03/2017

1. “Zaccheo scendi. Voglio essere tuo ospite oggi.” Così Gesù ad un pubblicano, che per vederlo si era arrampicato su un albero. Zaccheo era tra i più odiati tra gli ebrei. I pubblicani riscuotevano le tasse, si arricchivano a danno della gente e per di più erano servitori dei dominatori pagani. Come finì? Zaccheo chiamò i suoi amici, offrì un bel pranzo a Gesù e agli Apostoli e concluse: “Ecco, Signore, dò la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto.” Da pubblicano a santo!

La-sede-della-Banca-centrale-europea_h_partb2. Saltiamo al 1231. S. Antonio da Padova, che conosceva bene ladri e ladruncoli, “tratteneva ladri famosi dal mettere gli artigli sulle cose altrui e faceva restituire ciò che era stato rapinato con l’usura e la violenza.” Sue parole: “I ricchi e i potenti di questo mondo sottraggono ai poveri la loro misera sostanza, conquistata con il sangue, con la quale in qualche modo si proteggono. La tolgono ai poveri, che essi chiamano “i nostri villani”, cioè i servi della campagna, mentre proprio essi, i ricchi, sono i servi del diavolo.” Chiaro?

3. Anno del Signore 2010. Pochissimi ricchissimi e miliardi poverissimi. “Il 10% è usura” sentivo da sacerdoti nel 1950. Manca chi dice: “Oggi la banca è usura.” Si può dire: “Il sistema esattoriale è usura.” Toglie ai poveri, ma non tocca i ricchi. Manca un Sant’Antonio da Padova, che salvi i poveri dalla distruzione e i ricchi dall’inferno. Ma mancano cattolici che facciano sentire la loro voce a salvezza di tutti. Perché, se piomba il castigo dell’Apocalisse, non risparmierà né chi ha rubato i beni che Dio ha messo nel mondo per tutti i suoi figli, né chi ha taciuto. Cambiano i tempi, ma non i problemi, perché l’umanità è sempre mista di grano e zizzania.

(Tratto da “Epifania” di don Argeo Acciaroli pag. 592 con titolo “Novità Antiche” – MISSIONE MONDO ONLUS – Via Sotto le Campane, 6 84030 Casalbuono, Salerno)

Anno del Signore 2017. Le cose non sono migliorate, tutt’altro, ma dà speranza poter aggiungere che un moderno Sant’Antonio da Padova, quattro anni fa, il 22 Settembre 2013, a Cagliari, ha avuto il coraggio di tuonare:

<<[La crisi] è la conseguenza di una scelta mondiale… di un sistema economico che ha al centro un idolo che si chiama denaro!>>

DI CHI SI TRATTA? CLICCA SULLA SUA FRASE PER SCOPRIRLO.

Posted in Attualità | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , | Leave a Comment »

“Preghino!” (…) “Dunque, preghiamo!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 03/09/2016

MT_01

La televisione spagnola, il 21 luglio 1980, ha dedicato a Madre Teresa un lungo programma. La registrazione dell’intervista aveva avuto luogo quasi un mese prima. Solo pochi di noi collaboratori eravamo stati autorizzato a entrare con lei nello studio.

“Non mi sono mai sentito tanto impressionato di fronte a un altro personaggio”, sentii in quell’occasione che confessava il direttore di A Fondo a uno di quei collaboratori.

Io, che avevo visto Madre Teresa tante volte, potei constatare che davanti alle telecamere lei era serena e sicura come in qualsiasi altra circostanza: una serenità e una sicurezza che le vengono dal di dentro.

Quando si sedette di fronte all’intervistatore, prima di aggiustarsi gli auricolari, si fece il segno della Croce, con grande semplicità.

Nel corso dell’interminabile intervista, nella quale spesso le telecamere la inquadravano con grande risalto, continuò a tenere il rosario tra le dita.

Accettò tutte le domande meno alcune di carattere personale. Queste le eluse sempre con grande cortesia: “Non parliamo di questo, non ha importanza. Parliamo della nostra gente (our people)”. E chi è familiarizzato con il linguaggio di Madre Teresa sa che la nostra gente – our people – sono i poveri.

Concludendo l’intervista, Soler Serrano le chiese quale messaggio voleva trasmettere agli spagnoli.
Madre Teresa fu molto breve: “Preghino!”. Il direttore di  Fondo apparve sorpreso: si aspettava probabilmente una risposta più lunga.

MT_02Le telecamere continuavano a centrare Madre Teresa. I microfoni erano sempre aperti. Ma Madre Teresa si alzò, considerando terminata l’intervista. Aggiunse solo: “Dunque preghiamo!” (So, let’s pray!).

La segretaria del programma, anche a nome degli altri presenti, le chiese di posare per una foto di gruppo.

Madre Teresa – che imputa il merito ai fotografi e ai giornalisti se le sarà evitato il Purgatorio – acconsentì. Ma volle anche che non perdessero tempo a dare esecuzione al suo messaggio e suggerì che tutti: direttore, segretaria, assistente, tecnici, ecc., nonché coloro che erano presenti per semplice curiosità, recitassero un Padre Nostro mentre si accingevano a essere fotografati dinanzi alle telecamere.

(Da”Il sorriso dei poveri, aneddoti di Madre Teresa di Calcutta”, di José Luis Gonzàlez-Balado, Città Nuova, pagg. 137-138)

“AMATE LA PREGHIERA. PROVATE SPESSO DURANTE IL GIORNO LA NECESSITA’ DI PREGARE? FATELO DUNQUE!

LA PREGHIERA ALLARGA IL CUORE, FINO A RENDERLO CAPACE DI CONTENERE IL DONO DI DIO STESSO.

CHIEDETE E CERCATE, E IL VOSTRO CUORE SI FARA’ GRANDE A SUFFICIENZA PER CONTENERE CRISTO, PER ALBERGARLO DENTRO DI VOI.”

(Santa Teresa di Calcutta)

Posted in Santi dei giorni nostri | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

“La prima parola che ho imparato a leggere è stata DERATTIZZAZIONE”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/04/2016

La storia di Tim Guénard.

tim_guc3a9nard_02“Come ho incontrato BIG BOSS?

L’ho incontrato ma non me ne ero reso conto. A 12 anni vivevo per la strada, dormivo nei garage delle biciclette, e lì c’erano molti topi la notte, e i topi mi impedivano di dormire.

Camminavo senza sapere dove andare e mi sono seduto davanti a un clochard che leggeva il giornale e siccome ero stanco mi sono addormentato sul giornale.

Mi ha svegliato e mi ha detto: giovanotto, lei sa dove si trova l’Honduras? Gli ho detto, si è una stazione della metropolitana.

Tutti i giorni abndavo a trovare questo signore, si chiamava Leon. Le persone del quartiere lo chiamavano barbone ma per me era il Signor Leon.

Tutti i giorni mi leggeva il giornale con il suo dito. Un giorno gli ho chiesto cosa fosse quella strana forca. Mi ha detto “ypsilon” e allora ho voluto sapere chi abitasse a destra e a sinistra di quella “y”

Sei mesi più tardi grazie ai libri che trovavo nella spazzatura, ero in grado di leggere e la prima cosa che ho imparato a leggere è stata la parola “derattizzazione”.

A partire da quel giorno ho scelto di dormire solo in garage per biciclette che erano stati derattizzati”

Il resto della storia nel video…

Posted in Testimonianze | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , | 1 Comment »

Invisibili

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/07/2015

Guardate Questo video.

Su tratta di Donald Gould, un senza tetto di Sarasota, Florida (USA).

In strada sono stati collocati dei pianoforti da suonare liberamente e a un certo punto questo barbone ha cominciato a suonare lasciando i presenti col fiato sospeso.

Il video si è diffuso – come va di moda dire oggi – in maniera virale, e pare che si siano attivate diverse persone e associazioni per tirare fuori dalla strada Donald.

Lodevole l’iniziativa, ma chi non ha un talento da mostrare?

Quanti ne incontriamo ogni giorno? Magari non potremo tirarli fuori dalla strada, ma oltre a un’offerta, una regalo, dire una parola, fare una chiacchierata senza fretta con questi invisibili – farà bene a loro e soprattutto a noi.

Se incontriamo casi gravi poi, ogni città ha un numero dedicato (come 800 440 022 per Roma ad esempio) non esitiamo a fare quella telefonata che può salvare una vita.

Non ultimo, ricordiamo questi nostri invisibili nelle nostre preghiere

Posted in Attualità, Riflessioni personali | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Disagio, sconforto… E se fosse vocazione?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/06/2015

Biagio_01Una storia che ci insegna che quando un giovane benestante a cui non manca nulla, prova sconforto e niente lo soddisfa di quello che lo circonda…

Biagio Conte. Qualcuno avrebbe potuto dargli del folle, o avrebbe potuto pietosamente distoglierlo dal suo disagio con una buona psicoterapia.

Ci sono casi in cui questa naturalmente è necessaria, ma oggi, purtroppo, si prende sempre meno in considerazione l’ipotesi che sia la voce di Dio che chiama

Conte nasce in una famiglia benestante siciliana e aiuta il padre nell’azienda di famiglia. Una gioventù come quella di molti coetanei, poi i primi sintomi della crisi che lo porterà a una svolta radicale.

Tutto era diventato per lui motivo di sconforto. A 26 anni ecco il grande passo: una lettera ai genitori e una nuova vita da eremita per le montagne dell’entroterra siciliano.

Il giovane dorme nelle grotte, mangia quel che la natura offre. Nella zona di Raddusa chiede ospitalità a una famiglia di pastori che lo accolgono come un figlio e lì comprenderà l’importanza del lavoro duro con le pecore, senza sapere ancora, che un domani sarebbe diventato pastore di uomini.

Biagio_015A un tratto intuisce che il suo viaggio sarebbe dovuto continuare e parte per un lungo pellegrinaggio a piedi, l’unica compagnia, un cane che chiamerà Libertà, per arrivare al suo santo preferito, Francesco d’Assisi.

Ormai ha deciso: si dedicherà totalmente, e per sempre, ai poveri della sua città, Palermo, dove ritorna e va a vivere sotto i portici della stazione centrale, insieme ai suoi nuovi fratelli e sorelle, il popolo di quelli che chiamiamo barboni, alcolisti, sbandati, ex detenuti, stranieri, extracomunitari, prostitute.

Fa come l’Abbé Pierre: chiede l’elemosina per i poveri, per comprare pane e latte, vestiti, coperte, un fornello elettrico per cucinare la pasta.

I senzatetto aumentano e Biagio ottiene un vecchio rudere abbandonato, un ex “disinfettatoio” comunale.

Col sudore e con la fatica dei fratelli che prima vivevano alla stazione (circa 60), insieme all’instancabile don Pino Vitrano, restaura l’edificio. Inizia così una gara di solidarietà cittadina e non solo per la ricostruzione della fatriscente struttura.

Il missionario laico palermitano Biagio Conte (s), ricevuto dal papa, Palermo, 3 ottobre 2010. Il pontefice e' vicino ai siciliani, a chi non ha lavoro, vive nell'incertezza del futuro o soffre a causa della criminalit?? organizzata e li invita a non aver paura di testimoniare i valori umani e cristiani. ANSA / FRANCO LANNINO

Arrivano da ogni parte d’Italia volontari per dare un aiuto a quella che sarà chiamata la Missione di Speranza e Carità di via Archirafi.

Dopo quest’opera, verranno la Cittadella del povero e della speranza nell’ex caserma dell’aeronautica di via Decollati e il Centro di accoglienza femminile dell’ex convento di Santa Caterina, che oggi accoglie circa mille persone fra musulmani, indù, cristiani, perseguitati dalle dittature, donne incinte senza futuro, bambini che chiedono semplicemente di vivere la loro infanzia.

A tutti offre un tetto, un pasto caldo, l’assistenza medica e farmaceutica.

A tutti viene anche insegnato un mestiere, perché il riscatto della persona possa essere totale.

[Tratto da Frate Indovino, Maggio 2015]

Posted in Testimonianze, Vocazioni | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 Comment »

La ricchezza più rara…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/04/2015

Bollettino_Salesiano_01Ritengo che i giornaletti parrocchiali, spesso ignorati nei tavolinetti in fondo alle chiese, nascondano, a volte, delle perle preziose che meritano di essere riscoperte, come questa, scovata questa mattina, dopo la mezz’oretta che solitamente dedico a Dio, in una parrocchia a un paio di chilometri dal Vaticano…

C’era una volta, tanto tempo fa, un uomo semplice e buono. Era un buon marito, un papà tenero, un vicino generoso, un contadino onesto. E moglie e figli lo circondavano di tenerezza. Tuttavia l’uomo trovava che il destino era stato duro con lui. Non faceva che lamentarsi della sorte che gli era toccata. Invano la moglie cercava di farlo riflettere: «Dio sa quello che fa, fidati!». «Hai ragione. Dio sa il perché di tutto questo. Posso fare una cosa sola: andare a cercarlo e chiederlo a Lui».

Così, un bel giorno, l’onesto padre di famiglia che non era mai uscito dal suo villaggio, si mise in cammino alla ricerca di Dio. Una sera, sentì la gelida lama di un coltello appoggiata alla gola. Era un bandito, dagli occhi di fiamma. «Dammi i soldi! Ho già rapinato novantanove persone e tu sei la centesima!». Il pover’uomo vuotò il sacco e le tasche, dicendo tremante: «Se vuoi, prendimi tutto, ma lasciami andare. Voglio incontrare Dio per chiedergli perché l’uomo onesto è così spesso povero e il disonesto ricco». Il bandito cambiò atteggiamento e gli disse: «Ti chiedo solo un favore. Uno solo. Quando troverai Dio, chiedigli se un uomo che ha assalito novantanove volte il suo prossimo, ma ha sentito pietà per il centesimo, merita ancora il suo perdono». «Non mancherò», disse l’uomo, e ripartì.

Bollettino_Salesiano_02Dopo alcuni giorni, fu coperto dalla polvere sollevata da un superbo cavallo. Il cavaliere dagli abiti sfarzosi chiese al polveroso viandante: «Dove vai?». «Vado a cercare Dio», spiegò l’uomo un po’ intimidito. «Devi farmi un favore», proseguì il ricco a bassa voce. «Quando incontrerai Dio non dimenticare di raccontargli che io sono molto ricco ma anche molto pio e buono. Chiedigli se, per questo, mi riserva un buon posto in cielo». Il pellegrino promise e riprese il cammino.

Finché una strana figura gli venne incontro. Era un vecchio, o meglio un uomo senza età, scarno e miseramente vestito. «Fermati e riposati un po’», disse il vecchio. L’uomo si sentì avvolto dalla dolcezza che emanava da quel vecchio e si fermò. «Sono io colui che cerchi…», gli disse sorridendo il vecchio. «Guardami bene: io ho creato tutto e non possiedo niente. Perfino tu sei più ricco di me, come vedi».

Bollettino_Salesiano_03Il pellegrino si buttò in ginocchio e vuotò il suo cuore, con tutti i suoi dubbi e tutti i suoi perché. «Tu sei ricco, tanto ricco», gli disse Dio abbracciandolo dolcemente. «Io ti ho dato un’altra ricchezza, quella del cuore, che il ricco non possiede, perché neanche sa che esiste. È quella che ti fa indignare di fronte alle ingiustizie del mondo. Io ti ho evitato il fardello della fortuna che corrompe e rende l’uomo cieco nel cuore e nello spirito. Ti ho donato il coraggio di cercarmi, e anche l’occasione di trovarmi. Ora ti dò un’ultima ricchezza, la più rara: la felicità di accettare ciò che si è. E ora, torna a casa e vivi in pace. Tornando, dirai al ricco che il mio Paradiso non si compra con l’oro e al bandito che è perdonato perché ha scoperto la via giusta. Vai, quando sarà il momento verrò a prenderti e ti terrò con me per sempre».

E il vecchio svanì, come una brezza calma, serena, limpida, immensa.

(Fonte: Bollettino Salesiano, Marzo 2014)

Posted in Aneddoti cristiani, Don Bosco, Spirito e cuore | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

“Per stare in piedi bisogna saper stare in ginocchio…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/08/2013

Don Oreste Benzi, il prete che portava Cristo persino nelle periferie della prostituzione più violenta

Negli ultimi anni lo si incontrava di notte lungo le strade romagnole della prostituzione. La lunga tonaca scura e il Rosario in mano. “Do you love Jesus?”, chiedeva alle ragazze con il sorriso aperto e una gioia contaminante.

In molte scoppiavano in lacrime. “Si, lo amo…”. Riusciva a farle sentire donne, dignitose, pulite. In questo modo, semplice e profondo insieme, don Oreste Benzi, il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, era in grado di accostarsi al degrado umano, di abbracciare le vittime, di far riaffiorare la loro umanità appannata.

Ha cambiato il destino di molte persone questo buon parroco dalla tonaca lisa e le scarpe sfondate. Un giorno una ragazza dal ciglio di una strada gli disse: “Sono una schiava, aiutami!”. Lui decise di iniziare in quel momento una lotta senza quartiere contro il traffico di esseri umani.

Di fronte all’orrore della guerra, chiese a tanti dei suoi giovani di condividere la vita con le popolazioni oppresse dalla violenza. I motivi? Lui li spiega in modo semplice quanto impegnativo: “Anche il Signore ha fatto questo, è venuto tra noi, tra gli ultimi. A noi non rimane che fare altrettanto”.

(…) In questo modo don Oreste si è accostato alla vita nascente, alle tossicodipendenze, all’handicap, all’infanzia maltrattata, ai carcerati, alla discriminazione sociale.

(…) Qualcuno ha detto con sintesi che aveva la ruvidezza del profeta, la tenerezza del padre, l’autorevolezza del pastore. In realtà era molto di più. Era un uomo di Dio a tutto tondo che cercava i poveri ma che bussava anche alle porte dei vari palazzi per presentare le sue istanze di giustizia globale. Un oltranzista delle rivendicazioni sociali? No! Soprattutto un uomo di preghiera: “PER STARE IN PIEDI BISOGNA SAPER STARE IN GINOCCHIO”, amava ripetere.

Quando è morto, il 2 Novembre 2007, la Papa Giovanni XXIII contava oltre 500 strutture in 32 paesi del mondo, con 2.192 membri e 372 persone in verifica vocazionale. Una bella comunità per quello che amava definirsi un povero parroco di campagna.

[Fonte dell’articolo: Voi Avvenire, Genitori e Figli. Supplemento a “Avvenire” del 26 Maggio 2013, numero 174]

Posted in Attualità, Chiesa, Preti, Santi dei giorni nostri | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , | Leave a Comment »