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Posts Tagged ‘pregare in famiglia’

“Voi avete chiesto a Luigi e Zelia, e loro sono andati da Gesù e gli hanno detto: guarisci Pietro? E io sono guarito”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/10/2016

Pietro con i suoi genitori

Pietro con i suoi genitori

Un miracolo, quando accade, “è per tutti”. La guarigione di Pietro Schilirò, per intercessione dei coniugi Zelia e Luigi Martin, non ha solo ridato la vita a quel piccolo bimbo di un mese, destinato a vivere ancora poche ore o pochi giorni, ma ha ridonato ai genitori il gusto di essere sposi e “sposi cristiani”, e ha creato intorno a loro amicizie con altre famiglie in situazioni difficili.

A raccontare il “dopo” sono Valter e Adele, i genitori di Pietro. Il “primo miracolo” della guarigione è stato solo l’inizio dell’avventura: “Il Signore i miracoli li fa sempre, tutti i giorni, poi ogni tanto ne fa uno un po’ più grande, per farci accorgere che si occupa sempre di noi”.

Era l’estate del 2002: “Ci rendevamo conto che quel che era accaduto non era per un merito: non siamo genitori più bravi di altri che hanno domandato la stessa cosa, non sappiamo perché il Signore abbia scelto di guarire Pietro. Allora, se non è per merito vuol dire che questo fatto appartiene a tutti”. Per esempio, “ha portato noi, come coppia, ma anche altri intorno a noi, a riscoprire la nostra vocazione matrimoniale. Abbiamo riscoperto l’orgoglio di essere sposi cristiani”.

Dopo la guarigione di Pietro, Valter e Adele, insieme a tutta la famiglia – Pietro, oggi 13 anni, è l’ultimo di cinque figli – hanno cominciato a “frequentare” più assiduamente i coniugi Martin, attraverso i loro scritti e con qualche gita a Lisieux.

pietro_02“Ormai Luigi e Zelia “sono di famiglia, un punto di riferimento per tutti”. Quanto accaduto a Pietro “è diventato la certezza che il Signore si occupa della nostra vita, anche nella quotidianità, per cui vale la pena mettere nelle Sue mani le nostre fatiche e i nostri dolori”. I Martin “erano una coppia semplice, che viveva le cose di tutti: la famiglia, il lavoro, l’educazione dei figli, le opere sociali, quindi ci siamo sentiti molto vicini. Si prendevano cura l’uno dell’altro, si prendevano cura della loro santità, e questo faceva sì che il loro rapporto diventasse più bello nel tempo.

Vivevano tutto a partire dall’esperienza di vita con Gesù, che era il primo a essere servito nella loro famiglia”. Così “anche noi abbiamo cominciato a guardare di più ciò che il Signore faceva accadere nella nostra vita”.

Questo “ha aiutato il rapporto tra noi, a volerci più bene, a stimarci di più, a non lasciare tramontare il giorno con l’arrabbiatura – anche a denti stretti ma un ‘Angelo di Dio’ insieme bisogna dirlo prima di dormire. È un cammino, in cui il matrimonio diventa più bello, una occasione grande per vivere l’anticipo della bellezza sconfinata dell’Eternità”. Una novità contagiosa, da cui è fiorita in modo inaspettato l’amicizia con altre coppie, che spesso vivevano con fatica la loro vocazione matrimoniale, sia persone che già li conoscevano e hanno approfondito l’amicizia con loro in seguito a questi fatti, sia persone che avevano saputo del miracolo e che, trovandosi in situazione di bisogno – sia malattie di figli, sia per difficoltà di relazione tra coniugi – si sono avvicinati alla famiglia Schilirò.
“Con alcuni è nata una amicizia che negli anni è diventata un modo accompagnarsi nelle vicende della vita”.

pietro_03E con Pietro? A lui hanno raccontato quanto era successo pian piano, mentre cresceva, e soprattutto in occasione della beatificazione dei coniugi Martin, nel 2008, occasione in cui tutta la famiglia si è recata a Lisieux. Pietro allora aveva sei anni. Una volta tornati a casa – racconta Adele – “non ero convinta che avesse capito, allora gli ho chiesto: Pietro hai capito cosa c’entri tu con i coniugi Martin, cosa è successo? E lui ha risposto: ‘quando sono nato ero malato e voi avete chiesto a Luigi e Zelia, e loro sono andati da Gesù e gli hanno detto: guarisci Pietro? E io sono guarito”.

In famiglia Pietro è il più coccolato essendo il piccolo di casa. “Ma non abbiamo mai fatto di lui il prescelto” dicono i genitori. A due anni e mezzo circa si è manifestata la sordità: “È stato come un altro segno evidente della sua normalità. La sua umanità è stata ridonata uguale alla mia, alla tua, a quella di chiunque”. E quello che sembrava una contraddizione “è stato un ‘aiuto’ a rimettere le cose al loro posto”. Pietro rimane il segno di questa presenza del Signore nella storia e in quanto segno “rimanda a un Altro, che è il Signore”.

(Fonte http://it.aleteia.org)

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“E se ti facessi la proposta indecente di… un Rosario insieme?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/10/2015

Family_01Poco più di un anno fa mi sono ritrovato a fare una riflessione insieme a mia moglie, ovvero che la maggior parte dei nostri amici, molti dei quali non si conoscevano neanche tra di loro, sono persone di fede, legate, in un modo o nell’altro, alla Vergine Maria.

Da alcuni abbiamo ricevuto la testimonianza e l’annuncio di una fede mariana vissuta, altri hanno fatto esperienza di Maria che porta a Gesù per altre vie, qualcuno ha riscoperto la fede a Medjugorje, ma in un modo o nell’altro tutti i nostri amici erano e sono anche amici di Maria.

Ed è così che un giorno mi è venuta in mente la cosa più ovvia, che forse era talmente ovvia che in tanti anni nessuno di noi ci aveva mai pensato, e così ho inviato un messaggio whatsapp a tutti questi amici, che recitava pressappoco così:

Family_02“Ciao, siamo amici da anni, da anni condividiamo gioie e dolori della vita, gradevoli serate, magari una vacanza insieme. Sia noi che voi abbiamo sperimentato l’amicizia speciale con la Vergine, ma non abbiamo mai pregato un Rosario insieme. E se ti facessi la proposta indecente di un Rosario seguito da una bella cena tutti insieme?

Non abbiamo fatto altro che anteporre, a una delle nostre solite cene piene di risate e allegria, un Santo Rosario secondo le intenzioni della Santa Vergine.

La volta successiva abbiamo esteso l’invito a due colleghi anch’essi di spiritualità mariana e un’amica blogger cattolica, che si sono uniti a questa compagnia di amici a cui piace pregare e mangiar bene.

wpid-img_20140825_224923.jpgIn maniera spontanea, serena ma sorprendentemente entusiasmante, sperimentavamo la gioia di essere amici ma anche figli della stessa Madre. Si pregava e durante la cena ognuno condivideva la propria esperienza edificando tutti.

Dei nostri amici portavano anche i bambini, come sempre, e questi, interrompendo i loro giochi, con la stessa spontaneità con cui avevamo organizzato la serata, al quinto mistero si univano a noi, sedendosi per terra, pregando con un amore e una devozione che ogni volta ci insegnano quale sia il migliore atteggiamento nei confronti di Dio.

Ora stiamo continuando, con la benedizione del mio padre spirituale, probabilmente diventerà un incontro mensile, ma improntato a quella spontaneità che abbiamo sempre avuto e che tanto mi ricorda le riunioni dei primi cristiani.

Un Rosario, una cena in sana allegria, condivisione, una montagna di risate e… dove la Vergine Santa ci vorrà portare…

Avete anche voi amici con cui condividete la fede ma con i quali non vi siete mai ritrovati a pregare insieme?

Provate anche voi, basta poco, una casa, dei rosari, una bella cena… il resto lo farà il Signore, per le mani di Maria.

…E se poi ti va di condividere la tua esperienza col blog scrivimi pure a fermenticattolicivivi@gmail.com

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“Il più forte sarà sempre chi mette le mani giunte”…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/10/2014

happy-family-praying-together-01…diceva Kierkegaard. Ecco perché sarebbe da incoscienti escludere la preghiera dall’educazione dei nostri figli.

Sulla preghiera girano tanti pregiudizi che la mettono in pessima luce.

Alcuni pensano che sia un gargarismo di parola, altri un guasto senile. I più raffinati la considerano un trucco psicologico, la maggioranza sostiene che sia la cosa più noiosa al mondo!

I genitori ‘egregi’ (fuori dal gregge), invece, si AGGRAPPANO alla preghiera perché hanno sperimentato (sta qui la forza della loro argomentazione!) che la preghiera è una forza che ha il potere di risolvere crisi di nervi, momenti di depressione, noie, malumori

Questa loro esperienza diretta li porta a dar ragione al grande filosofo danese Soeren Kierkegaard il quale non aveva dubbi: “Il più forte sarà sempre chi mette le mani giunte”.

I genitori-salmoni non solo si aggrappano alla preghiera ma la difendono anche, con la forza!

happy-family-praying-together-02La difendono perché la preghiera è una grande riserva di valori pedagogici.

La preghiera ricorda che esiste il ‘grazie!’ (pregare non è chiedere l’elemosina a Dio, è, soprattutto, ringraziarlo).

La preghiera tiene desta la meraviglia (pregare è stupirci, complimentarci con Dio).

La preghiera dilata l’io (pregare è aprire le persiane: se non si fa bontà, è segno che c’è qualcosa che non va!).

La preghiera cura, guarisce, tonifica (il grande protagonista dell’indipendenza indiana Gandhi, ha confidato: “Più volte sarei diventato pazzo se non avessi avuto la preghiera!”).

Ecco quattro preziosi doni che ci vengono dalla preghiera!

  1. Sarebbe da incoscienti escluderla dall’educazione! I genitori-salmoni non sono incoscienti! Sono sapienti: per questo riservano al verbo pregare un capitolo importante della loro arte di educare. Sanno che, fin dalla prima infanzia, si può educare alle mani giunte e conoscono bene alcune strategie.
  2. Accettano il modo di pregare del bambino perché non associ mai ‘preghiera’ e ‘noia’. Sarebbe rovinare tutto! Accettano quindi che il bambino preghi con tutto se stesso, anima e corpo (che allunghi le braccia, che alzi le mani, che mandi un bacio…); accettano che le sue preghiere siano semplici (‘Grazie, Gesù, perché oggi ho visto due farfalle!’…); accettano che abbiamo un’attenzione lunga quanto un francobollo e che quindi non possa pregare a lungo…
  3. Qualche volta portano il piccolo nella chiesa silenziosa e grande, gli sussurrano una preghiera brevissima, gli fanno accendere un cero alla Madonna (tutte esperienze che hanno per il bambino il fascino del mistero e gli fanno intuire la trascendenza: l’esistenza, cioè, di realtà che superano la nostra capacità mentale).
  4. Alcuni genitori sono così convinti dell’importanza delle mani giunte che allestiscono nella loro casa un bel ‘punto-preghiera’, ove andare per fermarsi, raccogliersi, parlare con Dio.

happy-family-praying-together-03Soprattutto, per educare alla preghiera, padre e madre si fanno sorprendere a pregare dai figli!

E’ impossibile, infatti, che un piccolo, vedendo papà e mamma che stanno pregando raccolti, attenti, concentrati, non venga contagiato e si metta, lui pure, a pregare.

Allora la scena diventa stupenda:

una famiglia unita nella preghiera…

Una famiglia in pace…

Una famiglia intelligente: ha capito che chi prega cresce più in fretta; ha capito che per innalzarsi, l’uomo deve inginocchiarsi!

(Tratto da “La pedagogia controcorrente dei genitori salmoni di padre Pino Pellegrino, Astegiano Editore, pagg.114-116)

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