FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Non aspettiamo gli ultimi quattro minuti…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/11/2017

«Quando l’Inghilterra decise di costruire un enorme radar, che consente di conoscere con quattro minuti di anticipo l’arrivo di un missile balistico intercontinentale, venne indetta un’inchiesta presso i lettori dei giornali Dailiy Express e Star, sulla domanda: Come impieghereste i vostri ultimi quattro minuti di vita? Ecco alcune risposte:

“Trascorrerei i miei ultimi quattro minuti odiando tutto e tutti. Non avrei più alcuna ragione, infatti, per nutrire amore per l’umanità”.

C’è chi ha dichiarato candidamente: “Berrei l’ultima tazza di the”. E chi: “Prenderei il mio cane e mi metterei a giocare con lui in giardino”.

Una signorina sentimentale: “Danzerei per ricordare il giorno più bello della mia vita, quando debuttai in un balletto.”

Un buon padre di famiglia: “Se mi trovassi fuori cercherei di rientrare in casa per trascorrere gli ultimi quattro minuti insieme a mia moglie e ai miei bambini”.

Buona parte dei cittadini britannici ha dichiarato: “Mi inginocchierei e pregherei Dio”.» (Tratto dalla rivista “Papa Giovanni”, n. 15, Ottobre 1990)

«Non si vive che una sola volta, e com’è grande il numero di quelli che al mondo non vivono neppure una volta!» (Ruckert).

«L’uso migliore della vita è di spenderla per qualcosa che duri più della vita stessa.» (William James).

Non aspettiamo gli ultimi quattro minuti per inginocchiarci, pregare Dio, e trasformare la nostra vita – liberi da ogni paura – in qualcosa di meraviglioso.

Pensare alla morte non significa essere pessimisti e tetri ma significa prepararsi, dando alla nostra esistenza terrena quell’orientamento, quel senso e quel criterio che sviluppi e perfezioni quella vita divina di cui siamo già partecipi e che diverrà vita di gloria-senza-fine quando abbandoneremo la condizione di vita mortale.

E la gioia vera arriverà come balsamo, sin da questa, di vita…

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Supplica alla Madonna della Medaglia Miracolosa

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/11/2017

Da recitarsi alle 17 del 27 novembre, festa della Medaglia Miracolosa, in ogni 27 del mese e in ogni urgente necessità.

O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque sei disposta ad esaudire le preghiere dei tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle tue grazie.

Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a te, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da te prescelta per la manifestazione della tua Medaglia.

Noi veniamo a te, ripieni di immensa gratitudine ed illimitata fiducia, in quest’ora a te sì cara, per ringraziarti del gran dono che ci hai fatto dandoci la tua immagine, affinché fosse per noi attestato d’affetto e pegno di protezione.

Noi dunque ti promettiamo che, secondo il tuo desiderio, la santa Medaglia sarà il segno della tua presenza presso di noi, sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere, seguendo il tuo consiglio, quanto ci hai amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici tuoi e del tuo divin Figlio.

Sì, il tuo Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all’unisono col tuo. Lo accenderà d’amore per Gesù e lo fortificherà per portar ogni giorno la propria croce dietro a Lui.

Questa è l’ora tua, o Maria, l’ora della tua bontà inesauribile, della tua misericordia trionfante, l’ora in cui facesti sgorgare per mezzo della tua Medaglia, quel torrente di grazie e di prodigi che inondò la terra.

Fai, o Madre, che quest’ora, che ti ricorda la dolce commozione del tuo Cuore, la quale ti spinse a venirci a visitare e a portarci il rimedio di tanti mali, fai che quest’ora sia anche l’ora nostra: l’ora della nostra sincera conversione, e l’ora del pieno esaudimento dei nostri voti.

COME RICONOSCERE LA MEDAGLIA CONFORME ALLA DESCRIZIONE DI SANTA CATERINA DALLE MEDAGLIE CONTRAFFATTE. La prima: la Medaglia Miracolosa ha 12 Stelle a 5 punte sistemante in modo tale che le 2 superiori siano centrali e simmetriche rispetto alla cornice ovale. Le stelle della medaglia massonica contraffatta sono a 6 punte, disposte a volte in modo anche diverso. La seconda: la medaglia massonica non riporta la Croce su una base costituita dalla lettera I, ma piuttosto è creata in modo da offuscare il suo vero messaggio nascosto che è il simbolo della Massoneria (il compasso e le squadrette). Terza differenza: la medaglia massonica cambia volutamente il significato dei due cuori posti sotto la lettera M di Maria: sia la posizione della spada che trafigge il cuore sinistro (quello che dovrebbe indicare il cuore di Maria) è posto dall’esterno verso l’interno, invece che dall’interno verso l’esterno. Inoltre nel cuore di Gesù tra le spine che circondano il suo cuore è disegnata a volte una lettera “G” simbolo massonico.

Tu che hai promesso, proprio in quest’ora fortunata, che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia: volgi benigna i tuoi sguardi alle nostre suppliche.

Noi confessiamo di non meritare le tue grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a te, che sei la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutte le sue grazie?

Abbi dunque pietà di noi. Te lo domandiamo per la tua Immacolata Concezione e per l’amore che ti spinse a darci la tua preziosa Medaglia. O Consolatrice degli afflitti, che già ti inteneristi sulle nostre miserie, guarda ai mali da cui siamo oppressi.

Fai che la tua Medaglia sparga su di noi e su tutti i nostri cari i tuoi raggi benefici: guarisca i nostri ammalati, dia la pace alle nostre famiglie, ci scampi da ogni pericolo.

Porti la tua Medaglia conforto a chi soffre, consolazione a chi piange, luce e forza a tutti. Ma specialmente permetti, o Maria, che in quest’ora solenne ti domandiamo la conversione dei peccatori, particolarmente di quelli, che sono a noi più cari. Ricordati che anch’essi sono tuoi figli, che per essi hai sofferto, pregato e pianto. Salvali, o Rifugio dei peccatori, affinché dopo di averti tutti amata, invocata e servita sulla terra, possiamo venirti a ringraziare e lodare eternamente in Cielo.

Cosi sia.

Salve Regina.

Origine della medaglia miracolosa —–> http://www.preghiereperlafamiglia.it/la-medaglia-miracolosa.htm

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Stare fermi vuol dire vincere

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/10/2017

 

 

«Stare fermi vuol dire vincere.

Tempo per pregare.

Sento che se mi fermo è come perdere.

Stare fermi con il Signore significa alla fine vincere.»

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Chi ci “rimette al nostro posto”…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/07/2017

Oggi ho capito che quello di cui abbiamo più bisogno in questi tempi è il silenzio, quel silenzio pieno, in cui imparare di nuovo a stare con noi stessi e a partire da lì, incontrare anche quel gentile Creatore che è solito non urlare.

Ho avuto chiara questa percezione oggi, osservando un’adolescente durante il mio lavoro in cui sono quotidianamente a contatto con turisti da tutto il mondo.

Una ragazza sui quindici anni, capelli mesciati, unghie lunghissime e laccate da leonessa, scollatura mozzafiato, atteggiamento apparentemente disinvolto, era alla febbrile ricerca del segnale col suo cellulare straniero e, ovviamente, non lo trovava.

Al mio – Sorry, we don’t have Wi-Fi – ha messo via il telefonino con un grugnito di rabbia, per cominciare a giocherellare in maniera compulsiva con un fidget spinner, quelle rotelle che vanno tanto di moda adesso, e mentre faceva ruotare il gadget dell’estate come se non aspettasse altro da ore, cercava con lo sguardo e cercava e cercava intorno a sé Dio-solo-sa-cosa, ma più che cercare, sembrava che scappasse da qualcosa.

Era forse un caso limite di una ragazza con problemi a gestire l’ansia dei momenti d’attesa, ma non stiamo un po’ diventando tutti come lei?

Non c’è una fila, una fermata del bus, una sala d’attesa, una pubblicità alla TV, addirittura un semaforo in cui non approfittiamo per controllare le notifiche di qualche cosa che percepiamo come urgente ma di cui possiamo tranquillamente fare a meno.

Per quanto mi riguarda mi sto accorgendo che nella misura in cui permetto a questo atteggiamento “controlla-notifiche” di avere voce tutto il giorno, mi scappano vie intere giornate in cui ho perso la feconda opportunità di parlare, di leggere e – perché no? – di pregare.

Oggi leggevo una riflessione del Cardinal Betori in cui affermava “(…)la salvezza non è la soppressione, bensì il ristabilimento della frontiera tra Dio e gli uomini. L’uomo redento è messo al suo vero posto“.

Quella ragazza inquieta non era forse un’anima che si sentiva fuori posto? Quando spippoliamo di continuo il nostro smartphone, non stiamo forse cercando qualcosa che ci distragga dal disagio di non sentirci al nostro posto?

Dio ci rimette al nostro posto, ma non come farebbero gli uomini, Dio lo fa nella verità e nell’amore.

Pregare, per me, è stare alla presenza di Dio, quel Dio che ci rimette al nostro posto nel senso migliore del termine: Lui il Creatore, io la creatura, Lui che ama per primo, io che devo solo lasciarmi amare, solo Lui che avendomi pensato sin dall’eternità, è l’Unico che possa dirmi realmente chi sono.

L’ansia passa e non abbiamo più bisogno di cercarci “fidget spinner” con cui intrattenerci o sfogarci perché inadeguati o fuori posto.

(Una riflessione personale estiva)

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Dove vai in vacanza?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/07/2017

Da qualche settimana non sento parlare che di ferie e di vacanze. Quando vai in ferie? Dove vai in vacanza? Lo sai che Tizio è andato in ferie a Vattelappescopoli? Lì ci sono stato due anni fa…

Sono domande normali, ma come tutte i discorsi che diventano predominanti, virali per usare un termine di moda, che tendono a monopolizzare, comprimendola, la vera comunicazione, dopo un po’ annoiano anche se mi fanno pensare.

Parlare delle ferie prima, durante e dopo di esse, è un normale e comprensibile tentativo di dilatare quegli striminziti quindici giorni – per chi ce li ha – che non saranno mai sufficienti a recuperare le energie spremute, strizzate via durante un intero anno di doveri quotidiani.

Serve anche a trovare un argomento di conversazione con le persone con cui devi scambiare qualche parola, andando un po’ al di là del calcio e del clima.

Ma serve davvero a rigenerarci? Per quanto mi riguarda no, non è che un’illusione.

Quello di cui abbiamo bisogno – almeno quello di cui ho bisogno io – è di uno spazio e di un tempo tutti i giorni, in cui fare delle piccole “ferie quotidiane”, che siano davvero rigeneranti.

Io sarò strano ma quello spazio l’ho trovato nella preghiera, uno spazio, un luogo, un tempo da custodire nel silenzio.

Un momento quotidiano, da difendere coi denti, dove invitare, nella stanza interiore del nostro cuore, l’unico vero Ospite che possa portarci ristoro, forte della sua promessa: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 1,25).

Il Dio dei cristiani non è un Dio lontano che ci invita a fuggire dalla nostra realtà, ma un Dio incarnato, che nella nostra realtà ci vuole entrare.

Invitiamolo nella nostra stanza interiore, ci viene volentieri e, nella misura in cui restiamo centrati nella sua soave presenza di pace, tutta la nostra vita, con le sfide e le difficoltà che abbiamo, sarà accompagnata da Lui.


Come fare?

Messa.

Adorazione eucaristica.

Rosario.

Meditazione della Sacra Bibbia.

…o semplicemente sostare, davanti a un Tu speciale.

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«La sera dopo il lavoro inizio ad andare in questa chiesa e inizio il mio dialogo con Dio…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/06/2017

Condivido con gioia la testimonianza con Gesù nel Santissimo Sacramento, di una cara amica e sorella nella fede che ho il piacere di conoscere da 25 anni.

La mia esperienza viva con Dio !

Sono una donna di 42 anni felicemente sposata e provengo da una famiglia cattolica. La mia mamma è sempre stata una donna di preghiera e mio papà un uomo che crede nella provvidenza di Dio. Sono dunque cresciuta insieme a mio fratello, in un buon terreno, tra famiglia e oratorio delle Suore di Maria Ausiliatrice. I miei biglietti di bambina dell’elementari spesso erano rivolti a Gesù, proprio come fosse un amico a cui confidare i segreti di bimba.

Poi nella crescita, specialmente verso i 18 anni, dopo aver lasciato l’oratorio dove praticavo anche sport, ho iniziato ad allontanarmi un po’ dalla Chiesa e dalla Messa domenicale. Per fortuna questa profonda assenza di Dio è durata poco, perché lui in un modo misterioso stava già preparando il terreno affinché io potessi incontrarlo, ma in un modo tutto nuovo, come un Dio vivo e presente nella mia vita.

Così arriviamo ai miei 19 anni, pieni di inquietudine e di piccole e grandi ribellioni, anche di contestazioni ai saggi consigli dei miei genitori. Inevitabilmente in questo contesto il mio cuore soffriva molto, ma non sapeva perché.

Inizio nel frattempo a lavorare in un piccolo quotidiano con la prospettiva di svolgere il praticantato giornalistico che mi avrebbe portato poi alla professione di giornalista. Ma anche qui non ero pronta a passare da un oratorio a un contesto lavorativo peraltro particolare.

Così l’inquietudine aumentava e io, che spesso avevo sentito quella profonda solitudine… che altro non è se non assenza di Dio, tentavo di riempire il vuoto con gli affetti umani che nulla potevano rispetto al mio profondo e infinito buco d’amore. Un mio amico si ammala di tumore e questo dolore si aggiunge al mio profondo disagio di quegli anni. Ma ecco che imprevista arriva la mano di Dio che in modo del tutto creativo ha sempre un piano straordinario per manifestarsi nella nostra storia.

Avevo una gran voglia di piangere ma non volevo che gli altri mi vedessero, tanto meno i miei genitori, non volevo farli soffrire né deluderli.

Così qualcuno, non ricordo neanche chi, ma oggi dico un angelo disceso dal cielo, mi dice che in centro la sera c’era una chiesa aperta fino alle 23. E siccome io uscivo dal giornale intorno alle 22:00 per me era un posto perfetto dove andare a piangere e sfogarmi, senza che nessun conoscente mi potesse vedere e riconoscere.

Era l’89 e veramente poche chiese esponevano l’Eucarestia per l’adorazione eucaristica. E infatti io non conoscevo affatto questa pratica religiosa. Inizia così la mia esperienza con Dio, in modo imprevisto e originale.

La sera dopo il lavoro inizio ad andare in questa chiesa e inizio il mio dialogo con Dio o meglio con suo figlio, con il quale sembravo sentirmi più a mio agio. Iniziano così i miei dialoghi con Lui in modo molto spontaneo.

Ricordo che dicevo a Gesù, con lo stupore di chi non aveva abitudine all’adorazione eucaristica: “Guarda quando ero piccola mi hanno detto che in quel pezzo di pane ci sei tu, ora perché sei lì non lo so (nell’ostensorio intendevo), ma io ho bisogno che mi stai a sentire perché sto male e tu hai detto che sei un Padre buono”. E così andavo lì più o meno tutte le sere e gli raccontavo le mie giornate, le mie preoccupazioni e i miei progetti, sempre convinta che Lui fosse in cielo e che prima o poi, a modo suo, mi avrebbe dato qualche risposta, o comunque un aiuto dall’Alto.

Accadeva però qualcosa di straordinario che avrei capito solo molto più tardi: più andavo in quella Chiesa, a Via del Corso, e stavo alla sua presenza davanti all’Eucarestia, più ricevevo una pace che nessuno al mondo era in grado di darmi.

Così il mio desiderio di quella visita cresceva, fino a diventare la mia quotidiana abitudine. Anche nel weekend quando uscivo con le amiche e gli davo appuntamento al centro, prima passavo a fare un salutino a Gesù in quella chiesa.

Trascorrono tre anni in questo modo e ormai Gesù era diventato il mio migliore amico, perché non c’era davvero nessuno a cui raccontavo ogni giorno tutte le mie cose, anche le paure e i segreti del mio cuore.

E arriviamo così a quello che io chiamo il tesoro della mia vita: la mia esperienza di Dio vivo presente qui in terra, e non solo in cielo come io avevo sempre creduto.

Cappella del Santissimo Sacramento nella Basilica di San Pietro in Vaticano

E’ l’epifania del ’92 e io non sapevo a quel tempo che Epifania significasse Manifestazione del Signore. Una mattina vado vicino San Pietro per incontrare un mio amico sacerdote per andarmi a confessare da lui. Appena lo incontro lui mi dice che aveva un appuntamento nella basilica e che se lo avessi accompagnato dopo questo incontro mi avrebbe confessata.

Così vado con lui e quando entriamo in Basilica mi indica una tenda celeste sulla destra, poco più avanti della pietà di Michelangelo e mi dice di aspettarlo lì. Io che ignoravo ci fosse la cappella del Santissimo Sacramento a San Pietro, incuriosita di vedere cosa ci fosse dietro quella tenda entro e, con mio grande stupore, nel vedere il Santissimo esposto esclamo: “Oh tu guarda chi si vede, non sapevo che tu stessi anche qui!”.

In verità io nell’ostensorio lo avevo visto solo in quella Chiesa al centro e dunque lo stupore nel vederlo lì era totale. Ma siccome era diventato il mio migliore amico, senza esitazioni gli parlavo con molta confidenza, come si fa con un vero amico.

E come ero solita fare ogni volta che lo visitavo mi inginocchio, ma quella volta le cose andarono diversamente dal solito. Non ho visto nulla, non ho udito nulla con le mie orecchie, ma il mio cuore ha udito parole che non dimenticherà mai.

Non so spiegarvi…è come un’intuizione in cui improvvisamente comprendi quello che fino ad allora non avevi capito.

Sento come se il Signore, davanti a me, mi dicesse: “Maria Rita, io sono il tuo medico per eccellenza!” (In effetti in quel periodo io ero molto preoccupata per la mia salute) e ancora… “Sei venuta tante volte a trovarmi e non mi conoscevi ma hai creduto e oggi ti faccio capire che io sono proprio qui davanti a te!”

Non so raccontarvi quello che ho provato, mi sono sentita circondata dalla Sua Presenza, invasa da una pace immensa e ho iniziato a piangere, non so neanche per quanto tempo ho pianto. Io che ero convinta che quel Gesù che andavo a visitare ogni giorno fosse in cielo…ora comprendevo che era proprio li davanti a me, presente e vivo nell’eucarestia!

Ho messo un po’ di tempo per riacquistare il mio equilibrio dopo quell’esperienza stravolgente. Mi chiedevo, ora che sapevo che Lui era vivo, se dovessi fare la suora di clausura come la mia zia benedettina a Firenze, o la volontaria in Africa, o la giornalista di Dio gridando al mondo che lui è vivo davvero nell’eucarestia.

Poi ovviamente, il Signore pian piano ha messo in ordine un po’ di cose, anche attraverso i sacerdoti e le persone che mi hanno accompagnato nel mio percorso di fede.

Oggi sono felicemente sposata con un uomo che è un vero dono di Dio per me e insieme camminiamo lungo la via che il Signore ci indica, pieni di amici che con noi condividono la bellezza e la felicità di avere scoperto un Tesoro prezioso… Quel Dio vivo, che è presente in mezzo a noi e ci accompagna con la Sua Parola lungo il cammino della vita, dandoci le chiavi per l’eternità.

Con immensa gratitudine al Signore Dio che mi ha creata e chiamata alla Verità.

Maria Rita

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«Sosto davanti a un Tu speciale…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/06/2017

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«Tendiamo una mano verso Dio e l’altra verso il prossimo: siamo cruciformi»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/06/2017

Vi presento Catherine de Hueck-Doherty.

Nata a Nizhny-Novgorod in Russia, il 15 agosto 1896, da genitori ricchi e profondamente cristiani, cresce in una famiglia aristocratica e devoto profondamente convinta che Cristo si incontra nei poveri e che la vita ordinaria è fonte di santità. All’età di 15 anni, sposa suo cugino, Boris de Hueck.

La rivoluzione russa distrugge il suo mondo. Membri della sua famiglia vi perdono la vita. Sfuggono essi stessi alla morte. La rivoluzione segna molto la vita di Catherine. Vede in questa la conseguenza tragica di una società detta cristiana ma incapace di vivere secondo la sua fede. Durante tutta la sua vita si ergerà contro l’ipocrisia di quelli che pretendono di seguire Cristo e mancano al loro dovere di cristiani respingendolo negli altri.

Diventatati profughi, Catherine e Boris fuggono inizialmente verso l’Inghilterra. Nel 1921, partono per il Canada. Nel corso degli anni successivi, Catherine vivrà nella più grande povertà sostenendo alla meno peggio un marito malato ed un giovane bambino nato nel frattempo. Dopo anni di difficoltà coniugali, il suo matrimonio con Boris crolla. Quest’unione sarà annullata dalla Chiesa.

Il talento d’oratore di Catherine è presto scoperto da un’agenzia di conferenze. Percorrerà allora l’America del Nord e diventerà conferenziere di reputazione. Ma, benché abbia infine trovato la libertà finanziaria, il suo cuore non è in pace. Sente incessantemente queste parole di Gesù: «Vedi tutto ciò che possiedi e seguimi.» Il 15 ottobre 1930, Catherine decide di rinnovare una promessa fatta a Dio durante i tumulti della rivoluzione e gli dedica la vita diventando apostolo laico al servizio dei poveri.

Allora, la nozione di apostolato laico è poco conosciuta. Animata dalla convinzione di insegnare il vangelo con la sua vita, Catherine cerca la sua via. Più mette in pratica la vita evangelica, più giovani la seguono. Formano insieme Friendship House e vivono conformemente alla spiritualità di San Francesco. Opereranno in piena crisi economica assistendo i più bisognosi.

Incomprensioni e calunnie assilleranno Catherine sino alla dissoluzione del gruppo.

Poco tempo dopo ciò, il gesuita John LaFarge, capo d’archivio del movimento dei diritti civici negli Stati Uniti, la inviterà a fondare nuovamente Friendship House a Harlem. Nel febbraio 1938, accetta il suo invito. Friendship House di Harlem è rapidamente brulicante di attività. Catherine vi scopre la dignità del popolo nero ed è sconvolta dalle ingiustizie di cui è vittima. Percorrerà il paese per denunciare il razzismo al riguardo dei neri.

L’opera, tra molte difficoltà, continua e si espande cambiando nome in Madonna House. Nell’ottobre 1951, Catherine si reca a Roma per partecipare al primo congresso sul laicato. Il segretario papale, Mons. Montini, e futuro papa Paolo VI, incoraggia Catherine ed i suoi collaboratori a prevedere un impegno permanente.

Il 7 aprile 1954, coloro che vivono a Madonna House decidono di assumere un impegno permanente e fare promessa di povertà, castità ed obbedienza. È pertanto fondata la Comunità di Madonna House.

La visione di Catherine include di tutto. Nulla è straniero all’apostolato, eccetto il peccato (…). la norma prima dello apostolato è di amarsi reciprocamente (…). se rispettiamo la legge dell’amore e se comprendiamo quest’amore, noi diventeremo luce per il mondo, dichiara, poiché la benzina del nostro apostolato è l’amore.” L’amore che abbiamo per Dio irradierà sugli altri.

Catherine offre, come soluzione alle sfide del mondo occidentale, le nozioni spirituali della sua Russia d’origine. Introduce in America del Nord l’idea di poustinia, parola russa che significa «deserto». Questo concetto, completamente sconosciuto nell’occidente degli anni 60. Poustinia del punto di vista spirituale, è il luogo di riunione con Dio nella solitudine, la preghiera ed il digiuno. La visione di Catherine così come la sua applicazione del vangelo nella vita quotidiana diventeranno rimedi agli effetti disumanizzanti della tecnologia moderna. Allo scopo di ricambiare l’aumento di individualismo che caratterizza il XXo secolo, esorta Madonna House al Sobornost, un altro concetto russo che vuole dire unità profonda del cuore e dello spirito nella Trinità santa; un’unità che supera l’intendimento umano.

Il 14 dicembre 1985, al termine di una lunga malattia, Catherine de Hueck Doherty muore. Lascia in eredità una famiglia spirituale di 200 membri e delle fondazioni ovunque nel mondo.

Alcune sue citazioni:

Signore dona pane agli affamati ed affamati a coloro che hanno pane.

Siamo così indaffarati in questo tempo…. Più velocemente, più veloce, più velocemente – siamo noi. Non sappiamo se stiamo andando in avanti,indietro o in quale senso. siamo così…, vivendo in un mondo che va tutto intorno a noi – più egoista, più gretto, più orribile di prima. Più velocemente, più veloce, più veloce va. Ma Cristo ha detto, «sono venuto a servire» (Mt 20:28) e così dovremmo noi.

Tendiamo una mano verso Dio e l’altra verso il prossimo. Siamo cruciformi. La croce di Cristo sarà la nostra rivoluzione, e questa rivoluzione sarà fondata sull’amore

Siamo chiamati ad incarnare Gesù nelle nostre vite, a vestire le nostre vite di Lui, in modo che gli uomini possono vederlo in noi, toccarlo, riconoscerlo.

[Fonte: http://puntocuore.org/Jules-Monchanin.html]

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Caffè amaro

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/04/2017

Ho finalmente cominciato una dieta dimagrante che, tra le tante cose, mi impone di eliminare del tutto lo zucchero. Come fare coi tre, quattro caffè al giorno che prendo con la discutibile e insana abitudine di dolcificare ogni caffè con ben tre cucchiaini di zucchero?

Non riuscendo a berlo amaro, all’inizio ho provato ad eliminare il caffè, ma le botte di sonno violento che mi stendevano soprattutto dopo pranzo imponevano un ripristino della preziosa bevanda.

Mi sono imposto di berlo amaro. I primi giorni era un supplizio, sentivo solo l’amaro e continuava a non piacermi per niente.

Col tempo ho cominciato a sentire gli aromi e gli odori se lo pasteggiavo lentamente, riconoscendo che in alcuni bar il caffè fosse veramente buono, in altri così così, in altri ancora riconoscevo quello cha a Roma definiamo col termine intraducibile di “ciofèca”. Prima mi sembravano tutti più o meno uguali.

Adesso, tra i caffè buoni riconosco le sfumature che prima non coglievo perché lo zucchero dolcificava sì, ma copriva tutta quella gamma di sapori che ho scoperto solo eliminandolo.

Non posso fare a meno di pensare che nella vita spirituale sia lo stesso. Ci nutriamo di tante cose che non ci servono più di tanto e ci fanno anche male e abbiamo disimparato a gustarci i sapori delle cose dello spirito come la preghiera, la meditazione della parola di Dio, del tempo passato davanti al Santissimo Sacramento, e così tante altre realtà che nemmeno immaginiamo…

Tutte queste cose ci sembrano impegnative solo perché siamo abituati a lasciarci nutrire da altre che ne coprono il sapore.

Possono essere tante queste cose buone come lo zucchero che però coprono un’infinita gamma di sapori spirituali: ore perse davanti alla TV a guardare tutto e niente, o a scorrere e scorrere col pollice sul cellulare riempiendo attese, momenti morti e di riposo con Facebook, Twitter, Instagram, Whatsapp e…

Ognuno sa qual è il suo “zucchero”.

Ogni uomo si ritrova periodicamente a fare i conti con questi zuccherini che intrattengono e rilassano ma disabituano al meglio.

Ci proviamo a ridimensionarli correndo il rischio di assaporare meglio le infinite sfumature di fragranti “caffè” che il Cielo ha già preparato per noi?

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Ditelo a tutti!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/04/2017

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