FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Posts Tagged ‘preti cattolici’

«La fede mi fa godere di più la mia vita. Per questo ne parlo. W la fede!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/11/2021

Ricordate don Alberto Ravagnani? Il giovane sacerdote che affermava che il Rosario non è roba da vecchiette ma una cosa molto cool?

Don Alberto Ravagnani, Busto Arsizio, 28 anni, detto anche Don Rava, vive in oratorio, insegna a scuola, ogni tanto fa cose sul web e sui social media. Sua madre pensava che avrebbe fatto il cuoco, perché da piccolo amava giocare con le pentole, in realtà ha fatto tutt’altro.

In questo video racconta la sua storia e com’è nata la sua vocazione.

Vale la pena guardarlo e ascoltarlo fino in fondo, soprattutto alla fine.

«I giovani non vanno in chiesa perché siamo troppo noiosi secondo me; non sappiamo intercettare il loro vissuto.»

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«Se il cassiere fosse brutto io rifiuterei lo stipendio!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/03/2021

“Un giorno il Servo di Dio Don Dolindo Ruotolo, sacerdote napoletano, chiese ad un suo conoscente:

«Angioletto mio, siete stato in banca questa mattina per riscuotere lo stipendio?».

«Sì, Padre», rispose l’uomo. «E com’era il cassiere? Aveva per caso il naso storto e gli occhi strabici?».

Vedendo che il suo interlocutore era rimasto senza parole, Don Dolindo riprese: «Eh sì, perché se il cassiere fosse brutto io rifiuterei lo stipendio…».

«Padre, cosa dite mai? – chiese meravigliato il signore. – E che importa a me che il cassiere ha il naso storto? Egli mi dà lo stipendio. E a me interessa solo questo!».

Allora Don Dolindo, cogliendo l’occasione, lo ammonì dicendo:

«E allora perché quando vai a confessarti, a riscuotere la Grazia del Signore, stai a criticare il prete e dici: “se non è un santo, io dal prete non ci vado!”? Egli è l’amministratore del Sangue Redentore di Cristo.

Cosa t’importa il resto? Se il prete è buono o cattivo a te non deve interessare.

Buono o cattivo che sia, la sua consacrazione e la facoltà ricevuta dal Vescovo per la confessione a te devono bastare.

Il sacerdote attinge alla Cassa della Chiesa, ricca dei meriti di Cristo: ricordalo!».”

[Fonte: De vita Contemplativa – Giugno 2013. Preso dall’account Facebook dell’amico Pierluigi Cordova]

Perché confessare i propri peccati a un prete?

Padre Mike ci dà una risposta che vale la pena ascoltare.

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Il tavolo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/01/2018

Condivido con gioia un racconto che hai risvegliato in me il desiderio di pregare per i nostri sacerdoti e per le sfide che il loro ministero comporta.

Dal libro di Suor Emmanuel Maillard – “La pace avrà l’ultima parola” – condivido con gioia la storia di padre Robert invitandovi a pregare sempre per i nostir pastori.

Padre Robert non fa eccezione alla regola. Come ogni sacerdote, anche lui conosce l’asprezza del combattimento spirituale, e sa per esperienza che il nemico del genere umano sarebbe contento di distruggere il sacerdozio, oggi più che mai.

Il sacerdote è molto prezioso nel piano di Dio, per questo la Madonna ci invita non soltanto a pregare per i nostri pastori ma anche a vegliare su di loro. Le pecore devono vegliare sui loro pastori?Non è forse il segno che il mondo vada al contrario?

Padre Robert ci ha permesso di esplorare un po’ di ciò che un sacerdote può vivere e soffrire nell’esercizio del suo sacerdozio, e quali precipizi deve a volte sfiorare. Questo anziano sacerdote americano in confessione compie meraviglie nel cuore dei pellegrini a Medjugorje. Ma col suo permesso, diamo un’occhiata al suo passato e facciamioglielo raccontare…

«Quando fui ordinato sacerdote, feci al Signore una promessa, in accordo col mio padre spirituale: al fine di proteggermi, mi impegnai a mettere sempre tra me e i fedeli, che venivano a trovarmi, un tavolo. A volte fu difficile mantenere tale promessa ma con la grazia di Dio ci sono sempre riuscito e ciò mi ha salvato!

Un giorno una donna mi venne a trovare, perché aveva bisogno di parlare con un sacerdote della sua situazione familiare molto complessa. Non appena ci incontrammo, provai per lei una forte attrazione. Ci incontravamo spesso a causa della gravità del suo problema, sperava di trovare in me, a suo dire, quel conforto che nessuno le dava.

Improvvisamente mi innamorai di lei: provavo tutti i sintomi tipici di un uomo invaghito di una donna, e cominciai a pensarla sempre. Tutto il mio essere era invaso della sua presenza e non riuscivo a controllare il cuore: ogni volta che veniva a trovarmi, sentivo il desiderio di stringerla tra le braccia e svelarle i miei sentimenti.

Ma tra noi c’era il tavolo, che durante quegli incontri detestavo e avrei tanto voluto togliere, tuttavia esso era lì e non si muoveva!

Questa tortura durò tre anni, fino a quando un giorno, durante un nostro ennesimo incontro, tutto d’un tratto mi resi conto di non provare più nulla per lei; l’attrazione scomparve con la stessa velocità con cui si era manifestata. Non mi riconoscevo più e non riuscivo più a vedere ciò che in precedenza mi avesse attirato in quella donna. Che sollievo!

Continuai dunque, ad aiutare questa parrocchiana con la grande libertà interiore che un fratello prova verso una sorella in Cristo. Capii allora che il sentimento provato verso quella donna era stata una trappola tesa dal nemico per distruggere il mio sacerdozio.

Ma la grazia previdente di Gesù, durante l’ordinazione sacerdotale, mi aveva suggerito di farGli la promessa del tavolo e in quel momento non potevo lontanamente immaginare che questo oggetto avrebbe salvato la mia vocazione o, piuttosto, che Gesù stesso, attraverso la mia fedeltà a mantenere la promessa, mi avrebbe salvato dal disastro!»

In seguito padre Robert esercitò un carisma particolare verso le persone tormentate: ricevette, cioè, il dono di «vedere» ciò che non andava nelle loro vite e di sradicare il male attraverso la sua preghiera.

Quanti cuori avrà aiutato, quante vite avrà salvato pregando e testimoniando sulla misericordia di Dio? Quale perdita avrebbe potuto causare la sua caduta per tantissime anime sofferenti! Oggi padre Robert è un sacerdote felice, che si prepara a raggiungere il Signore, ricolmo di gioia per avere umilmente servito la Chiesa ed essere rimasto sacerdote anche nelle tempeste, grazie a quel benedetto tavolo!

Se padre Robert nel giorno della sua ordinazione previde il modo con cui proteggersi nel futuro, anche noi possiamo piazzare dei «tavoli», per custodire e proteggere i nostri sacerdoti ed evitare situazioni che potrebbero farli cadere. Non è forse questo un modo per vegliare su di loro come ci chiede insistentemente la Madonna?

Alcune persone sono specializzate nel far cadere i sacerdoti, a volte servendosi di mezzi occulti. Non possiamo fare altro che pregare e digiunare, per questi sciagurati. La Parola di Dio, infatti, ci dice: «Non toccate i miei consacrati, non fate alcun male ai miei profeti”» (Sal 104,15). «Non toccate i miei consacrati, non maltrattate i miei profeti!» (1Cor 16,22)

(Fonte: Suor Emmanuel Maillardi, “La pace avrà l’ultima parola”, Sugarco Edizioni, Milano 2014, pag. 179-181)

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«Un'”uniforme” diversa e un “capo” molto più misericordioso»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/03/2017

Don Ernesto Piraino che si è raccontato ai microfoni di Padre Pio Tv in una lunga intervista. A http://www.infooggi.it ha risposto a qualche domanda.

Diciotto lunghi anni nella Polizia di Stato.Cosa è significato per te essere un poliziotto?

Essere stato poliziotto rappresenta oggi, nel mio nuovo stato di vita, certamente un valore aggiunto. Aver potuto servire la gente indossando una divisa ha contribuito ad accrescere il mio bagaglio esperienziale dal punto di vista umano e perché no, anche spirituale.

La giustizia umana spesso può e deve coincidere con quella divina, pertanto la missione continua, con una “uniforme” diversa e un “capo” molto più misericordioso!

Quando hai avvertito le prime avvisaglie della vocazione?

Oggi, col senno di poi, posso dire che le prime avvisaglie si manifestarono sin dall’età infantile e poi adolescenziale. Nel 2006 , con l’inizio dell’adorazione Eucaristica perpetua nella mia parrocchia di allora, a Scilla in provincia di Reggio Calabria, il Signore iniziò a parlare al mio cuore in maniera sempre più chiara.

Eri fidanzato. L’amore per il Signore, però richiedeva l’esclusiva…

Dopo il secondo anno di fidanzamento, la mia ragazza, iniziando a notare in me una certa predisposizione alla vita spirituale, cominciò a fare delle battute sempre più insistenti, “se ti vuoi fare prete dimmelo chiaro!”.

Dopo un certo tempo, per poter andare di tanto in tanto in chiesa a pregare, fui costretto ad utilizzare l’alibi della palestra. Non sentivo la chiamata al sacerdozio, semplicemente desideravo ricavarmi dei tempi di silenzio e meditazione. Oggi so che quelle battute erano in realtà delle profezie.

Quando hai preso la decisione di abbandonare tutto e seguire Gesù?

Una sera di febbraio, siamo nel 2010, mentre mi trovavo nella cappella del seminario, dove di tanto in tanto mi recavo per preparare degli esami con alcuni seminaristi, miei colleghi di facoltà, avvertii forte il desiderio di lasciare tutto per donare la mia vita al Signore nel sacerdozio.

Il giorno dopo andai immediatamente dal mio padre spirituale.

Dal primo tuo si al Signore, tutto si è stravolto nella tua vita…

Le difficoltà non sono mancate, il Signore però ha fatto sì che diventassero dei trampolini di lancio. Oggi vivo il dono del sacerdozio anche grazie a quelle difficoltà iniziali, che hanno rafforzato la chiamata e il desiderio di non mollare.

Cosa ti senti di dire ai giovani che avvertono la vocazione?

Dico ai giovani che dovessero avvertire la chiamata del Signore, di non avere paura, di aprire le porte del loro cuore con fiducia.

Il Padre desidera la felicità per ciascuno dei Suoi figli, e vi assicuro donare la vita a Lui riempie il cuore di gioia, quella vera!

Fonte: https://www.infooggi.it/

In questo video, un bel servizio su Padre Pio TV

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Preti

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 26/01/2017

pretiQualche ora fa un amico mi ha girato un link con una notizia, datata, di un prete invischiato in giri di prostituzione. Il commento dell’amico era: “poi dice che la gente si allontana dalla Chiesa.”

Essendo ovvia anche da parte mia l’indignazione e la condanna per il prelato traviato, non ho ribattuto se non con questo link:

https://fermenticattolicivivi.wordpress.com/2012/05/17/don-roberto-dichiera-in-un-centro-sociale-di-roma-per-evangelizzare-nella-notte-servizio-andato-in-onda-nella-puntata-di-matrix-del-6-4-2012/

Ho aggiunto solo: “Preferisco questo, di prete”.

La risposta è stata: “Eh… Ma questi sono una minoranza. La Chiesa è tutta corrotta.”

Ho risposto con tre domande.

1) Premesso che che questi criminali vadano rimossi e condannati, hai per caso delle statistiche che ti dimostrino che siano la maggioranza o forse fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce?

2) Perché leggendo la notizia del primo link la gente pensa che la Chiesa sia tutta corrotta, mentre leggendo il secondo non pensa – “Ma quanto è preziosa questa Chiesa che si occupa di questi ultimi.”?

3) Un’ultima domanda, il link che ti ho appena mandato verrà girato e rigirato a tutta la rubrica e febbrilmente spammato su tutti i social come hanno fatto col primo link?

Non c’è stata risposta.

Il male c’è sempre stato, anche nella Chiesa che, sopravvissuta due millenni a ogni evento storico, sopravviverà anche a questi tempi, come promesso da Gesù (“portae inferi non praevalebunt”).

Prima di diffondere un link pero, facciamoci queste tre domande. Interroghiamoci prima di condividere con leggerezza qualsiasi cosa e chiediamoci se siamo disposti a condividere link di preti virtuosi con la stessa facilità con cui condividiamo le brutte notizie che non fanno loro onore.

E poi chiediamoci, noi credenti, quanto preghiamo per i nostri sacerdoti?

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