FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Posts Tagged ‘preti’

«Non è un no all’amore ma un sì più grande!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 31/01/2022

Frati e suore: non c’è un sacramento a parte per questa scelta di vita, ma cos’è allora che li distingue?

Don Tommaso della parrocchia Natività NSGC di Roma, cerca di spiegare le caratteristiche della vita consacrata prendendo spunto dalla festa del 2 febbraio, la Presentazione di Gesù al Tempio.

Vale la pena guardare tutti i quattro minuti e ventisei secondi di video…

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«La fede mi fa godere di più la mia vita. Per questo ne parlo. W la fede!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/11/2021

Ricordate don Alberto Ravagnani? Il giovane sacerdote che affermava che il Rosario non è roba da vecchiette ma una cosa molto cool?

Don Alberto Ravagnani, Busto Arsizio, 28 anni, detto anche Don Rava, vive in oratorio, insegna a scuola, ogni tanto fa cose sul web e sui social media. Sua madre pensava che avrebbe fatto il cuoco, perché da piccolo amava giocare con le pentole, in realtà ha fatto tutt’altro.

In questo video racconta la sua storia e com’è nata la sua vocazione.

Vale la pena guardarlo e ascoltarlo fino in fondo, soprattutto alla fine.

«I giovani non vanno in chiesa perché siamo troppo noiosi secondo me; non sappiamo intercettare il loro vissuto.»

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«Ero felice, avevo cantato con Giorgia, la gente che mi applaudiva…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/07/2021

Da stilista di moda a sacerdote. La storia di padre Domenico Manuli.

Vale la pena ascoltarlo tutto fino in fondo. Al minuto 11.40 mi ha commosso fino alle lacrime, e io ho il pianto bisestile…

Che mi fregava a me del Signore? Ero felice, avevo cantato con Giorgia, la gente che mi applaudiva…

Con mio cugino eravamo d’accordo che in chiesa non ci dovevamo andare, che la fede non esiste…

Ecco chi è la Madonna per me: è la mia Mamma e voglio che sia anche la tua Mamma…

E’ successo che quando sono tornato a fare l’adorazione eucaristica, ho visto Gesù in un altro modo, ho visto Gesù con gli occhi della Madonna. Un figlio per una mamma cos’è? La luce degli occhi, la gioia del cuore, l’amore più grande, è il respiro più profondo…

Ok Gesù. Ho capito, lascio tutto e ti seguo…

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Se vuoi avere una vita bellissima…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/05/2021

Eh beh… devi guardare il video per sapere il resto della frase. 

Non barare, lo devi guardare fino alla fine. 

Non vale andare avanti… 😉

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«Ecco perché t’ho chiamato, pe’ ditte che me sei mancato!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/04/2021

Non è che una poesia in vernacolo romanesco ma vale la pena ascoltarla fino in fondo perché rende l’idea della nostalgia di Dio per ciascuno di noi.

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«Se il cassiere fosse brutto io rifiuterei lo stipendio!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/03/2021

“Un giorno il Servo di Dio Don Dolindo Ruotolo, sacerdote napoletano, chiese ad un suo conoscente:

«Angioletto mio, siete stato in banca questa mattina per riscuotere lo stipendio?».

«Sì, Padre», rispose l’uomo. «E com’era il cassiere? Aveva per caso il naso storto e gli occhi strabici?».

Vedendo che il suo interlocutore era rimasto senza parole, Don Dolindo riprese: «Eh sì, perché se il cassiere fosse brutto io rifiuterei lo stipendio…».

«Padre, cosa dite mai? – chiese meravigliato il signore. – E che importa a me che il cassiere ha il naso storto? Egli mi dà lo stipendio. E a me interessa solo questo!».

Allora Don Dolindo, cogliendo l’occasione, lo ammonì dicendo:

«E allora perché quando vai a confessarti, a riscuotere la Grazia del Signore, stai a criticare il prete e dici: “se non è un santo, io dal prete non ci vado!”? Egli è l’amministratore del Sangue Redentore di Cristo.

Cosa t’importa il resto? Se il prete è buono o cattivo a te non deve interessare.

Buono o cattivo che sia, la sua consacrazione e la facoltà ricevuta dal Vescovo per la confessione a te devono bastare.

Il sacerdote attinge alla Cassa della Chiesa, ricca dei meriti di Cristo: ricordalo!».”

[Fonte: De vita Contemplativa – Giugno 2013. Preso dall’account Facebook dell’amico Pierluigi Cordova]

Perché confessare i propri peccati a un prete?

Padre Mike ci dà una risposta che vale la pena ascoltare.

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«Teniamo la porta aperta a tutti. Invece doveva essere al contrario.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 03/02/2021

A distanza di sei anni, la sua tomba è meta di un pellegrinaggio ininterrotto: non solo di parenti e conoscenti, ma anche di chi ha scoperto la sua “fama di santità” attraverso amicizie in comune, un libro a lui dedicato, testimonianze di “aiuti” celesti.

Era il 21 agosto 2014 quando a Perugia moriva Giampiero Morettini, il seminarista del sorriso. Aveva 37 anni e il suo calvario in ospedale era iniziato a luglio, dopo una delicata operazione al cuore. Aveva avuto un malore in Seminario che aveva rivelato una grave malformazione congenita che necessitava di un intervento chirurgico urgente.

Grazie e guarigioni sulla tomba

«Molti chiedono la sua preghiera per la guarigione di bambini ammalati o anche per avere un figlio, altri riconoscono che la preghiera alla tomba di Giampiero è per loro fonte di profonda pace interiore, altri raccontano di grazie ricevute come il sollievo da un tormento, l’accompagnamento a una buona morte, la guarigione di un figlio, la conversione di una persona amata», scrive il postulatore e parroco di Castel del Piano (la parrocchia di Giampiero), don Francesco Buono, nel libello consegnato all’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, per chiedere l’apertura della causa di beatificazione del giovane che sognava di essere prete.

Lontano dalla fede

La sua è una vita lontana dalla fede. Finché il 13 marzo 2006 entra nel negozio una suora per la benedizione pasquale. E lei chiede a Giampiero di pregare. Con poca convinzione, il giovane dice sì. E la religiosa pronuncia una brevissima preghiera posandogli la mano sulla fronte e segnandolo con la croce. Un gesto che lo marcherà per sempre e che confiderà con pudore a pochi intimi. Dirà di aver sentito un fuoco interiore.

Allora ecco il riavvicinamento al confessionale, gli incontri di catechesi, la partecipazione assidua all’adorazione eucaristica. E nel 2010 il Seminario «per essere un buon sacerdote», si legge nel libello.

I funerali festosi

Al termine del terzo anno la scoperta della malattia, il ricovero, l’intervento, il peggioramento delle condizioni che Giampiero affronta «con il sorriso» e «sempre con serenità, totalmente offerto alla volontà di Dio» e «nonostante le grandi sofferenze infonde pace e speranza a coloro che lo visitano».

Ai funerali partecipa «una moltitudine di persone, giovani in particolare, molti che non avevano conosciuto in vita Giampiero».

«Giampiero – ha detto don Francesco Buono – era consapevole del rischio dell’operazione e mi ha lasciato un suo scritto nel quale diceva che se si fosse dovuto celebrare il suo funerale avrebbe voluto una messa mariana che fosse una festa». E così fu.

Le riconciliazioni spontanee

«I sacerdoti che in quelle ore prestarono il servizio del sacramento della riconciliazione ricordano di aver confessato molti giovani e di aver constatato quanto l’abbandono a Dio di Giampiero durante la malattia avesse profondamente colpito tanti e fatti decidere per un ritorno al sacramento della penitenza e un riavvicinamento alla Chiesa», sottolinea il libello (Avvenire, 20 agosto).

La conversione dei genitori

Il giovane seminarista, quando era ancora in vita, ha portato alla conversione anche i suoi genitori, Caterina e Mario.

«Giampiero mi ha aiutata a pregare, perché prima non pregavo – racconta mamma Caterina– trascuravo la mia fede perché veniva prima il lavoro. Passavano anche due, tre anni prima di confessarmi e di fare la comunione. Adesso ho questa “grazia della preghiera” e senza la messa la domenica non posso stare. Con Giampiero ci siamo avvicinati molto alla Chiesa, al Signore, anche se con Lui, in realtà, io dovrei essere arrabbiatissima per avermelo strappato. Nei giorni della sua malattia ho tanto pregato il Signore e con me tante persone in tutt’Italia, ma Dio non ci ascoltava. Mi sono rimessa a alla sua decisione, anche se perdere un figlio è un dolore che solo chi ci passa può capirlo, gli altri possono immaginarlo».

“Teniamo la porta aperta a tutti”

Giampiero, ricorda ancora sua madre, «anche se stava in Seminario, non mi ha mai “obbligata” ad andare a messa, a fare la comunione, forse perché pensava che piano piano mi sarei avvicinata da sola. Invece c’è voluta la sua morte per capire che se uno “accetta” è solo per la fede che si ottiene qualcosa. Faccio il paragone con altre mamme che come me non hanno più i figli, sono arrabbiate, non vogliono vedere nessuno. Mentre con Mario, mio marito, teniamo sempre le porte aperte a tutti. Invece doveva essere al contrario».

Le ultime volontà di Giampiero

Caterina ricorda anche le ultime ore, vissute con dolore e lucidità da Giampiero. «Qualche giorno prima della forte emorragia, una dottoressa mi chiese: “Signora, come le sembra suo figlio?”. Le risposi: “Sembra un pochino meglio”. Non volevo dire davanti a Giampiero che non c’era più niente da fare. Non era una domanda da farsi da parte della dottoressa. Giampiero stava malissimo e lei lo sapeva meglio di me. Dal 17 agosto, per me, Giampiero già non c’era più. Il giorno prima la caposala mi disse che se volevo potevo riprendere i suoi oggetti: c’era il breviario di Giampiero …, perché tanto era finita. Per me, da quella data, era già in Cielo e alle sorelle che erano fuori dalla stanza ho fatto un gesto come a dire: “Non c’è più niente da fare”. Quel giorno è stato come se “lo avessi riconsegnato”, “donato”»

(Fonte della parte scritta: La Voce.it, 2016).

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«Sì, Mary. Da adesso parleremo veramente.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/10/2020

Avremo il coraggio di farci cambiare da Dio quando preghiamo come Mary?

Guardate questo video fino in fondo e non abbiate paura a lasciarvi mettere in discussione dal suo messaggio.

Mi piacerebbe che continuasse così.

Mary: «Mio Dio ma come posso fare per essere così coerente con la preghiera che faccio?»

Dio: «Ti ho messo tanto saggi sacerdoti nel tuo cammino, hai chiesto a uno di loro di essere il tuo direttore spirituale? Non sai quanto mi piace quando camminate insieme cercando di fare la mia volontà, di amarmi davvero sopra ogni cosa.»

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«Il seminarista gli offrì conforto e gli propose un aiuto concreto»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/09/2018

Non è che una delle tante ordinarie storia di quotidiana carità che migliaia di preti e seminaristi vivono ogni giorno, ma non facendo notizia come gli scandali (che giustamente vanno raccontati e condannati) mi chiedo se verrà diffusa con la stessa rapidità a tutti i propri contatti…

In queste settimane si parla molto di scandali legati alla condotta di vita di persone consacrate, anche di alto livello all’interno della gerarchia ecclesiastica. Sono notizie che fanno male alla Chiesa e che feriscono la nostra umanità, sulle quali è necessario fare chiarezza quanto prima e comminare le giuste sanzioni.

In tutto questo non va tuttavia dimenticato che tanti preti la vita delle persone la salvano, sia in senso spirituale, sia talvolta in senso fisico.

Ed è proprio questo il caso del giovane seminarista inglese David Donaghue che, con i suoi compagni, era solito partecipare alle iniziative di 40 Days for Life davanti alla clinica Marie Stopes a Birmingham. E così ha salvato una piccola vita dall’aborto.

La voce del buon senso  Riporta LifeSiteNews che l’autunno scorso, durante uno di questi momenti, David vide un uomo fuori dalla clinica e gli si avvicinò. L’uomo gli spiegò che sua moglie era all’interno della clinica per abortire: avevano già altri figli e finanziariamente avevano valutato di non potersi farsi carico di un’altra creatura. Il seminarista gli offrì quindi conforto e gli propose un aiuto concreto, grazie al prezioso del coordinatore locale di 40 Days for Life e delle donazioni raccolte da Good Counsel Network. La famiglia ha così potuto scegliere per la vita e accogliere un altro figlio.

Una volta nato il bambino, la famiglia ha continuato a essere seguita e supportata e David ha anche avuto modo di incontrare il piccolo che, grazie alla sua intercessione fuori dalla clinica, è scampato all’aborto. «La sua vita è preziosa», ha affermato David a LifeSiteNews.

Quando sarà grande probabilmente a quel bambino verrà raccontata la sua storia: la tua vita è stata salvata da un seminarista, che a sua volta è stato “salvato” da una vita dissoluta da un evento che lo ha segnato molto e che lo ha portato a riavvicinarsi a quel Dio che aveva conosciuto grazie alla nonna durante l’infanzia, fino alla decisione di donarGli tutta l’esistenza.

Tutto un caso o un’azione della Provvidenza? Ognuno può rispondere…

Teresa Moro

(Fonte: https://www.notizieprovita.it/)

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«Non ha risonanza mediatica il fatto che, insieme ad altri sacerdoti, io…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/08/2018

Lettera di un sacerdote cattolico al NEW YORK TIMES

«Caro fratello e sorella giornalista:

Sono un semplice sacerdote cattolico. Sono felice ed orgoglioso della mia vocazione. Da vent’anni vivo in Angola come missionario.

Vedo in molti mezzi di informazione, soprattutto nel vostro giornale, l’ampliamento del tema dei sacerdoti pedofili, con indagini condotte in modo morboso sulla vita di alcuni sacerdoti. Così si parla di uno di una città negli Stati Uniti negli anni ‘70, di un altro nell’Australia degli anni ‘80, e cosi a seguire di altri casi recenti…

Certamente questo è da condannare!

Si vedono alcuni articoli giornalistici misurati ed equilibrati, ma anche altri pieni di preconcetti e persino di odio.

Il fatto che persone, che dovrebbero essere manifestazioni dell’amore di Dio, siano come un pugnale nella vita di innocenti, mi provoca un immenso dolore. Non esistono parole che possano giustificare tali azioni. E non c’è dubbio che la Chiesa non può che schierarsi a fianco dei più deboli e dei più indifesi. Pertanto ogni misura che venga presa per la protezione e la prevenzione della dignità dei bambini sarà sempre una priorità assoluta.

Tuttavia, incuriosisce la disinformazione e il disinteresse per migliaia e migliaia di sacerdoti che si spendono per milioni di bambini, per tantissimi adolescenti e per i più svantaggiati in ogni parte del mondo! Ritengo che al vostro mezzo di informazione non interessi che io nel 2002, passando per zone minate, abbia dovuto trasferire molti bambini denutriti da Cangumbe a Lwena (in Angola), poiché né se ne occupava il governo, nè le ONG erano autorizzate.

E neanche vi importa che io abbia dovuto seppellire decine di piccoli, morti nel tentativo di fuggire dalle zone di guerra o cercando di ritornare, né che abbiamo salvato la vita a migliaia di persone in Messico grazie all’unica postazione medica in 90.000 Km2, e grazie anche alla distribuzione di alimenti e sementi. Non vi interessa neppure che negli ultimi dieci anni abbiamo dato l’opportunità di ricevere educazione ed istruzione a più di 110.000 bambini…

Non ha risonanza mediatica il fatto che, insieme ad altri sacerdoti, io abbia dovuto far fronte alla crisi umanitaria di quasi 15.000 persone tra le guarnigioni della guerriglia, dopo la loro resa, perché non arrivavano alimenti nè dal Governo, nè dall’ONU.

Non fa notizia che un sacerdote di 75 anni, Padre Roberto, ogni notte percorra la città di Luanda e curi i bambini di strada, li porti in una casa di accoglienza nel tentativo di farli disintossicare dalla benzina e che in centinaia vengano alfabetizzati.

Non fa rumore che altri sacerdoti, come Padre Stefano, si occupino di accogliere e dare protezione a ragazzi picchiati, maltrattati e persino violentati.

E non interessa che Frate Maiato, malgrado i suoi 80 anni, vada di casa in casa confortando persone malate e senza speranza.

Non fa notizia che oltre 60.000, tra i 400.000 sacerdoti e religiosi, abbiano lasciato la propria terra e la propria famiglia per servire i loro fratelli in un lebbrosario, negli ospedali, nei campi profughi, negli istituti per bambini accusati di stregoneria o orfani di genitori morti di AIDS, nelle scuole per i più poveri, nei centri di formazione professionale, nei centri di assistenza ai sieropositivi…o, soprattutto, nelle parrocchie e nelle missioni, incoraggiando la gente a vivere e ad amare.

Non fa notizia che il mio amico, Padre Marco Aurelio, per salvare alcuni giovani durante la guerra in Angola li abbia condotti da Kalulo a Dondo e sulla strada di ritorno alla sua missione sia stato trivellato di colpi; non interessa che frate Francesco e cinque catechiste, per andare ad aiutare nelle aree rurali più isolate, siano morti per strada in un incidente; non importa a nessuno che decine di missionari in Angola siano morti per mancanza di assistenza sanitaria, per una semplice malaria; che altri siano saltati in aria a causa di una mina mentre andavano a far visita alla loro gente.

Nel cimitero di Kalulo si trovano le tombe dei primi sacerdoti giunti nella regione…nessuno è arrivato ai 40 anni!

Non fa notizia accompagnare la vita di un sacerdote “normale” nella sua quotidianità, tra le sue gioie e le sue difficoltà, mentre spende la propria vita, senza far rumore, a favore della comunità di cui è al servizio.

La verità è che non cerchiamo di fare notizia, bensì semplicemente cerchiamo di portare la Buona Notizia, quella che senza rumore inizió nella notte di Pasqua. Fa più rumore un albero che cade, che non un bosco che cresce.

Non è mia intenzione fare un’apologia della Chiesa e dei sacerdoti. Il sacerdote non è nè un eroe, né un nevrotico. È un semplice uomo che, con la sua umanità, cerca di seguire Gesù e di servire i suoi fratelli. In lui ci sono miserie, povertà e fragilità come in ogni essere umano; ma ci sono anche bellezza e bontà come in ogni creatura…

Insistere in modo ossessivo e persecutorio su un tema, perdendo la visione di insieme, crea realmente caricature offensive del sacerdozio cattolico e di questo mi sento offeso.

Giornalista: cerchi la Verità, il Bene e la Bellezza. Tutto ciò la renderà nobile nella sua professione.

Amico… le chiedo solo questo…

In Cristo,

Padre Martín Lasarte sdb

“Il mio passato, Signore, lo affido alla tua Misericordia; il mio presente al tuo Amore; il mio futuro alla tua Provvidenza”.»

 

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