FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘prostituzione’

«Noi non siamo una casa famiglia, siamo una famiglia»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/06/2019

Conosciuta come “suor anti racket”, suor Carla Venditti esce di notte con le sue consorelle a parlare con le prostitute di Roma.

Con una naturalezza che disarma, propone una via d’uscita, in fondo alla quale c’è il suo sposo, Gesù, e molte ragazze riescono a uscire dal racket della prostituzione.


«Non ho avuto un percorso religioso particolare, sono arrivata ai diciotto anni facendo una vita normale ma non andavo a Messa, non ero inserita in nessun gruppo, come molti ragazzi avevo abbandonato tutto, poi a un certo punto è scattato qualcosa, Dio che conduce sempre tutto, mi fece incontrare quella che era stata la mia catechista…

A me piaceva stare in gruppo, però questo era un gruppo diverso, avevo capito che lì c’era qualcosa in più…

Non noi ma è Dio che salva, noi siamo solo un piccolo strumento e ci mettiamo a servizio…

Abbiamo aiutato quindici ragazze, queste quindici anime sono entrate tutte nella nostra vita

Noi non siamo una casa famiglia, siamo una famiglia»

Per chi fosse interessato ad acquistare il libro di suor Carla, con cui finanzia la sua missione, è possibile farlo presso il negozio di articoli religiosi “Cattolica” o nel negozio “Fantacarta” di Avezzano (L’Aquila).

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“Per stare in piedi bisogna saper stare in ginocchio…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/08/2013

Don Oreste Benzi, il prete che portava Cristo persino nelle periferie della prostituzione più violenta

Negli ultimi anni lo si incontrava di notte lungo le strade romagnole della prostituzione. La lunga tonaca scura e il Rosario in mano. “Do you love Jesus?”, chiedeva alle ragazze con il sorriso aperto e una gioia contaminante.

In molte scoppiavano in lacrime. “Si, lo amo…”. Riusciva a farle sentire donne, dignitose, pulite. In questo modo, semplice e profondo insieme, don Oreste Benzi, il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, era in grado di accostarsi al degrado umano, di abbracciare le vittime, di far riaffiorare la loro umanità appannata.

Ha cambiato il destino di molte persone questo buon parroco dalla tonaca lisa e le scarpe sfondate. Un giorno una ragazza dal ciglio di una strada gli disse: “Sono una schiava, aiutami!”. Lui decise di iniziare in quel momento una lotta senza quartiere contro il traffico di esseri umani.

Di fronte all’orrore della guerra, chiese a tanti dei suoi giovani di condividere la vita con le popolazioni oppresse dalla violenza. I motivi? Lui li spiega in modo semplice quanto impegnativo: “Anche il Signore ha fatto questo, è venuto tra noi, tra gli ultimi. A noi non rimane che fare altrettanto”.

(…) In questo modo don Oreste si è accostato alla vita nascente, alle tossicodipendenze, all’handicap, all’infanzia maltrattata, ai carcerati, alla discriminazione sociale.

(…) Qualcuno ha detto con sintesi che aveva la ruvidezza del profeta, la tenerezza del padre, l’autorevolezza del pastore. In realtà era molto di più. Era un uomo di Dio a tutto tondo che cercava i poveri ma che bussava anche alle porte dei vari palazzi per presentare le sue istanze di giustizia globale. Un oltranzista delle rivendicazioni sociali? No! Soprattutto un uomo di preghiera: “PER STARE IN PIEDI BISOGNA SAPER STARE IN GINOCCHIO”, amava ripetere.

Quando è morto, il 2 Novembre 2007, la Papa Giovanni XXIII contava oltre 500 strutture in 32 paesi del mondo, con 2.192 membri e 372 persone in verifica vocazionale. Una bella comunità per quello che amava definirsi un povero parroco di campagna.

[Fonte dell’articolo: Voi Avvenire, Genitori e Figli. Supplemento a “Avvenire” del 26 Maggio 2013, numero 174]

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