FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Un’energia di 34.000.000.000.000.000.000.000 di Watt!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/04/2018

Da uno studio scientifico dell’ENEA (l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile), sono emerse delle informazioni sorprendenti sulla Sacra Sindone.

Chi volesse leggere il rapporto tecnico integrale dal sito dell’ENEA, può cliccare QUI.

In sintesi, ciò cha la ricerca ha scoperto è che ci vorrebbero 34 mila miliardi di watt per ottenere un’immagine come quella della sindone su un telo di lino.

Per farsi un’idea, i più potenti laser oggi disponibili al mondo sono decine di migliaia di volte meno potenti e si tratta di un’energia paragonabile a quella prodotta attualmente in un giorno da tutto il mondo, concentrata in pochi secondi e sulla superficie di un telo.


Siamo in tempo di Pasqua, tempo in cui noi strani-cattolici-caparbi-che-ci-credono-davvero, celebriamo la resurrezione di Cristo.

Le prove non servono per chi crede e non bastano a chi non crede, ma risultati del genere, incredibilmente interessanti, non possono non interrogare chi non crede e non rafforzare chi ha fede nell’evento più rivoluzionario della storia dell’umanità.

Un’energia immensa alla fonte della resurrezione… Pensate all’immensità dell’Amore che sta alla fonte di tutto questo evento…

 

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Non aspettiamo gli ultimi quattro minuti…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/11/2017

«Quando l’Inghilterra decise di costruire un enorme radar, che consente di conoscere con quattro minuti di anticipo l’arrivo di un missile balistico intercontinentale, venne indetta un’inchiesta presso i lettori dei giornali Dailiy Express e Star, sulla domanda: Come impieghereste i vostri ultimi quattro minuti di vita? Ecco alcune risposte:

“Trascorrerei i miei ultimi quattro minuti odiando tutto e tutti. Non avrei più alcuna ragione, infatti, per nutrire amore per l’umanità”.

C’è chi ha dichiarato candidamente: “Berrei l’ultima tazza di the”. E chi: “Prenderei il mio cane e mi metterei a giocare con lui in giardino”.

Una signorina sentimentale: “Danzerei per ricordare il giorno più bello della mia vita, quando debuttai in un balletto.”

Un buon padre di famiglia: “Se mi trovassi fuori cercherei di rientrare in casa per trascorrere gli ultimi quattro minuti insieme a mia moglie e ai miei bambini”.

Buona parte dei cittadini britannici ha dichiarato: “Mi inginocchierei e pregherei Dio”.» (Tratto dalla rivista “Papa Giovanni”, n. 15, Ottobre 1990)

«Non si vive che una sola volta, e com’è grande il numero di quelli che al mondo non vivono neppure una volta!» (Ruckert).

«L’uso migliore della vita è di spenderla per qualcosa che duri più della vita stessa.» (William James).

Non aspettiamo gli ultimi quattro minuti per inginocchiarci, pregare Dio, e trasformare la nostra vita – liberi da ogni paura – in qualcosa di meraviglioso.

Pensare alla morte non significa essere pessimisti e tetri ma significa prepararsi, dando alla nostra esistenza terrena quell’orientamento, quel senso e quel criterio che sviluppi e perfezioni quella vita divina di cui siamo già partecipi e che diverrà vita di gloria-senza-fine quando abbandoneremo la condizione di vita mortale.

E la gioia vera arriverà come balsamo, sin da questa, di vita…

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Nella mia vita Gesù, il risorto è…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/04/2017


«La Pasqua frantumi le nostre paure e ci faccia vedere le tristezze, le malattie, i soprusi, e perfino la morte, dal versante giusto: quello del «Terzo Giorno». (Don Tonino Bello)

Ho chiesto ad alcuni amici e amiche che si impegnano ogni giorno a vivere la vita dal giusto versante del “terzo giorno”, di completare la frase: Nella mia vita Gesù, il risorto è…

Tra i mille messaggi di auguri che mandiamo e riceviamo in questo periodo, ho ricevuto queste perle preziose, vere, personali, che vorrei condividere con voi.

Nella mia vita Gesù, il risorto è…

«La sicurezza che tutto ha un senso, anche nei momenti bui, anche quando mi vedo troppo piccola per essere parte di questo Mistero grande» (Manuela)

«Consolazione è speranza, certezza del Paradiso.» (Lea)

«Il Risorto è Colui che dà un senso a questa vita, che ci fa capire che cos’è l’amore e come l’amore sia l’unica cosa per la quale valga veramente la pena vivere.» (Daniela)

«Per me è Dio che non si limita a guardare le nostre sofferenze dalla sua infinita lontananza ma Dio che le ha affrontare fino alla fine per liberarcene.» (Alessandro)

«Colui che dà senso alla mia vita aldilà dei miei fallimenti, che mi fa gioire pienamente anche nelle afflizioni poiché vincendo la morte sconfigge tutti i miei problemi.» (Cristina)

«E’ Dio che mi apre le porte alla vita eterna, Gesù è Dio Amore che ha spezzato le mie catene e non mi ha abbandonata nel buio della morte. E’ la luce!.» (Silvia)

Nella mia vita Gesù, il risorto è…

E nella tua?

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«(…) Andare davanti allo specchio e dire – quanto sono bella – potessi fare pure schifo. Perché? Mo ve lo spiego io!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/03/2017

Giastin, sorriso di Dio. L’amiotrofia spinale di cui è stata affetta dalla nascita non le ha impedito di sorridere ogni giorno alla vita e al Cielo, insieme con sua sorella Rosaria (già in Cielo al momento dell’interista) e a suo fratello Cosimo, affetti dalla sua stessa malattia.

I loro genitori sono stati conquistati dal loro entusiasmo per la vita, ancora oggi felici di aver ospitato in casa tre angeli, che non hanno mai messo piede a terra, perché li avevano già messi in Cielo!

«Per iniziare una buona giornata bisogna addormentarsi prima col sorriso, poi svegliarsi la mattina, andare davanti allo specchio e dire – quanto sono bella – potessi fare pure schifo, quanto sono bella. Perché? Mo ve lo spiego io.

Nella creazione si dice che Dio ci ha creati a sua immagine, allora io penso questo, se noi diciamo che siamo brutti, offendiamo Dio che ci ha fatti a sua immagine.»

Al suo funerale (circa quattro anni dopo questa intervista) preparato da Giastin come il giornod ella sua festa più bella, in cui si sarebbe realizzato il suo desiderio più grande, quello di mettere ali per volare in Cielo, c’è stato un uomo che, sconvolto, ha visto in chiesa al momento dell’offertorio, degli angeli prendere il corpo di Giastin, consegnarlo a Maria e Maria a Gesù e Gesù lanciarla poi in alto e consegnarla al Padre.

Quando la mamma seppe di questa visione, qualche giorno dopo, impallidì: era la storia che lei si era inventata per mettere a letto i suoi figli e consolarli quando le chiedevano come sarebbe stato il giorno della loro “partenza al Cielo”.


Qui, mamma Carolina racconta e testimonia la gioia che ha ricevuto dai suoi tre angeli: Rosaria, Giastin e Cosimo.

«Dovrebbe essere il contrario, un genitore che porta i figli a Dio. Ma sono stati loro a portarmi a Dio.»

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“Sara mi cantava: nascerà, nascerà”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/02/2017

In un post di qualche anno fa raccontavo l’incredibile morte di Sara Mariucci, tre anni e mezzo, morta folgorata da una scossa elettrica in una giostra, il 5 Agosto 2006.

Nel video la mamma raccontava di come, il luogo dove ritrovasse la figlia, fosse solo la santa Messa, l’unico luogo di vera comunione con lei e con tutti gli abitanti del cielo.

La tragedia. Il 5 agosto 2006 in uno stabilimento balneare di Villapiana, in Calabria, la piccola moriva, folgorata da una scarica elettrica. La sera prima di salire in cielo Sara aveva raccontato alla madre Anna dell’esistenza di un’altra mamma ancora più buona, mamma Morena, e del desiderio di ricongiungersi con lei. Dopo la morte della bimba, la famiglia ha saputo che proprio il 5 agosto in Bolivia a Copacabana c’è un grande santuario dove si festeggia la Madonna Morena.

Nel ricordino della bimba c’è riportata la conversazione con la madre la sera del 4 agosto: “Quando ero piccola piccola, ero in posto lontano, lontano, meraviglioso, su una nuvoletta”.

mamma_morena_01Con chi eri?

“Con Mamma Morena”.

E chi è Mamma Morena?

“L’altra mia mamma”.

Ma com’è questa Mamma Morena?

“E’ buonissima”.

Più buona di Mamma Anna?

“Sì”.

Davvero, sei sicura?

“Sì”.

E di che colore ha i capelli? E gli occhi?

“Castani come i miei”.

Ma lasceresti mamma Anna per andare da Mamma Morena? Mi ha risposto:

“Sì”.

Da allora si sono ripetuti tanti fatti inspiegabili.

Dal cimitero di Gubbio per volonta’ del vescovo Ceccobelli la salma di Sara Mariucci, dal cimitero comunale è stata trasportata nella Chiesa di San Martino in Colle. Una folla incredibile, con gente proveniente da tutta Italia e anche dall’estero, visita questa tomba sotto il controllo di padre Francesco Ferrari, il parroco, incaricato anni fa dal vescovo di raccogliere tutte le testimonianze sui “fatti strani”, tra cui guarigioni miracolose, verificatisi dopo la morte della piccola Mariucci.

mamma_morena_02La cappella dedicata alla Madonna Morena, realizzata nella sacrestia, e dove l’artista eugubino Luca Grilli ha scolpito un bellissimo sarcofago di pietra dove riposerà Sara.

Infine l’ultimo fatto strano, che è stato rivelato da Palmiro, il nonno di Sara: “Qualche settimana dopo la morte di mia nipote, eravamo alla fine di agosto, mi sono accorto che nel mio uliveto era nato uno strano fiore di colore bianco. Di una specie rara, mai visto prima. L’ho fatto analizzare all’istituto di botanica dell’università di Perugia: è risultato che era uno stramonio, fiore originaro del Sudamerica, molto comune in Bolivia dove si venera la Madonna Morena, la mamma ritenuta più buona di tutte dalla nostra Sara. Da quel giorno ogni anno il fiore bianco di Sara ritorna puntuale a fiorire in agosto”.

Tanti sono i “fatti strani” accaduti, come quello di Luana Cavazza, la donna di Latina che sostiene di essere guarita di tumore dopo aver pregato sulla tomba della piccola Sara Mariucci nel cimitero di San Martino in Colle, ha portato la sua testimonianza a “La vita in diretta” su Rai Uno. Il “caso” relativo alla guarigione dal cancro al midollo spinale della casalinga di Latina che – come hanno scritto in maniera inequivocabile i medici dopo che la risonanza magnetica che ha dato risposta negativa – non trova una spiegazione scientifica.

I “fatti strani”, intanto, gli episodi inspiegabili, quelli che alcuni chiamano “miracoli” e che altri invece etichettano come “coincidenze”, continuano a riemergere, dopo essere stati coperti per anni da una cortina di silenzio e di riservatezza voluta dalla famiglia Mariucci proprio per non correre il rischio di spettacolarizzare quel dolore così atroce.

Ecco allora che padre Francesco venerdì mattina ha rivelato due fatti molto simili, accaduti uno a Gubbio e l’altro a Padova. Entrambi vedono protagoniste due mamme malate e in stato interessante. A una donna di Gubbio con una grave malattia ai reni e costretta ad assumere farmaci molto forti, era stato quasi ordinato di effettuare l’aborto terapeutico.

La donna però non ha voluto rinunciare alla sua maternità e si è opposta fino al momento in cui ha rivelato: “Nessun aborto, ho avvertito dietro di me la presenza della piccola Sara che cantava: nascerà, nascerà”. E così ha portato a termine la gravidanza dando alla luce una bellissima bambina, sana e piena di voglia di vivere.

Fatto analogo per una coppia padovana. In questo caso la mamma era afflitta da un tumore che la stava uccidendo. Per curarsi avrebbe dovuto sottoporsi a cure con tutta probabilità fatali per il bimbo che aveva in grembo, per cui i medici l’hanno esortata a praticare l’aborto. Ma anche a lei, in un momento di profondo dolore, è accaduto di avvertire una presenza strana e più tardi dirà: “Sara mi cantava: nascerà, nascerà”. E anche in questo caso la gravidanza è giunta al termine nel modo più bello.

(Fonte di gran parte del post: http://www.lalucedimaria.it/)

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Buona Pasqua!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/03/2016

Snoopy

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Nonno, mi spieghi la Vita con la “V” maiuscola?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/01/2015

(Dalla rubrica “La fede raccontata ai ragazzi” del periodico “Credere”)

Resurrezione 01Nonno ma se Gesù è risuscitato, poi è morto una seconda volta?

Domanda intelligentissima! Nei Vangeli vediamo come Gesù abbia risuscitato dalla morte il suo carissimo amico Lazzaro. Lazzaro è ritornato alla vita, in questa vita, per qualche anno; poi però è dovuto morire di nuovo. La risurrezione invece è l’ingresso in un’altra vita, in una nuova forma di vita. Potremmo dire che Lazzaro ritorna alla vita come noi la conosciamo, la vita con la “v” minuscola, mentre Gesù entra nella Vita con la “V” maiuscola, e noi ci entreremo insieme a lui!

Nonno, io però conosco solo questa vita qui, con la “v” minuscola, io ho paura della morte! Ho paura di separarmi dai miei genitori, da te, dai miei fratelli, dal mio corpo!

Quello che dici dimostra che la paura della morte ci accomuna tutti, che non ha età, che è “il” problema con cui tutti ci dobbiamo sempre misurare. La fede deve rispondere a questa paura, altrimenti non serve davvero a niente, perché noi con gli occhi vediamo i morti scendere nella tomba, e non volare in cielo. L’altro giorno mi hai detto che a scuola avete parlato di un argomento molto interessante, l’atomo, ricordi? L’atomo è invisibile agli occhi, però c’è. Se lo bombardiamo con altre particelle invisibili a occhio nudo, i neutroni… Ricordi cosa succede?

Si crea l’energia atomica.

Esattamente. Particelle così piccole da sembrare insignificanti, se sottoposte a questo procedimento riescono a sprigionare una tale quantità di energia da poter alimentare un’intera città, illuminando migliaia e migliaia di palazzi! Ora pensa a Gesù come a questo piccolo atomo. Gesù ha parlato e operato pubblicamente soltanto per tre anni, in un’epoca in cui non c’erano radio, Tv, internet e cinema. Non ha condotto eserciti come Alessandro Magno, non ha guidato nessuna rivoluzione come Che Guevara, non ha scritto nessun libro sacro come altri profeti e fondatori di religioni. È un uomo che ha scelto come suoi testimoni un gruppo di persone semplici, con mille difetti, come ognuno di noi. Un uomo che è stato abbandonato da tutti e alla fine è rimasto solo ad afrontare la morte, e la morte di croce, la pena più atroce e infamante che i romani riservavano ai peggiori criminali. Quest’uomo agli occhi del mondo avrebbe dovuto scomparire, essere inghiottito dalle pieghe della storia, perché sembra un fallito. Ma cosa diceva Gesù di se stesso?

Resurrezione 02Che era il Figlio di Dio.

Esatto, vero Dio e vero uomo. E infatti le cose sono andate molto diversamente! Quest’uomo, in maniera umanamente inspiegabile, ha diviso in due la storia umana, tanto che il tempo si calcola in ciò che è stato prima di lui, e in ciò che viene dopo di lui. E questo non lo si è fatto per nessun condottiero, filosofo, profeta, re o imperatore. Proprio come un piccolo atomo bombardato da neutroni, Gesù crocifisso il Venerdì santo, deposto nel sepolcro e rimasto senza vita il Sabato santo, è risuscitato dalla morte la domenica di Pasqua. Noi non abbiamo visto con gli occhi questa “esplosione nucleare”, ma i suoi effetti li possiamo sperimentare a distanza di duemila anni. L’abbiamo celebrata nel Triduo pasquale e la possiamo sperimentare ogni volta nei sacramenti. Gesù si rompe come un atomo, e la sua risurrezione travolge la nostra vita biologica, la nostra vita con la “v” minuscola”, per portarci nella Vita con la “V” maiuscola. Quando un bimbo o un adulto ricevono il Battesimo, è Gesù stesso che battezza con acqua e Spirito Santo, unendo la creatura a sé. Quando facciamo la Comunione, in gioco c’ è questa potenza che si diffonde dalla morte e dalla risurrezione di Gesù. Quando un sacerdote, o il tuo stesso papà, che è battezzato, ti dà una benedizione nel nome di Gesù, tu puoi fidarti e credere che in quel gesto c’ è la stessa potenza di Dio che agisce ancora oggi, nella tua storia e nella tua vita.

Testo di Padre Maurizio Botta, don Andrea Lonardo, Alessandro Franchi, Ufficio catechistico della Diocesi di Roma

[Fonte: “Credere, la gioia della fede”, Anno I, N. 2 Aprile 2013, pag. 58 e 59]

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“Sentii una voce interiore che pronunciava parole d’amore. Più che una voce era un soffio caldo, intensissimo.”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/06/2014

figliincielo01E’ un po’ lunghetta, ma vale la pena leggere questa bella e intensa intervista ad Andreana Bassanetti, psicologa e psicoterapeuta di Parma

Esiste una Associazione denominata “Figli in Cielo” (www.figlincielo.it), che offre un itinerario di fede e di speranza per aiutare a superare il dolore per la perdita prematura di un figlio e ritrovarlo in Cielo, cioè nel mistero di Dio.

L’Associazione che si pone come una “Scuola di fede e di preghiera” avvia le famiglie alla Lectio divina perché siano aiutate a far risuonare la Parola nella propria vita personale. A tutt’oggi è stata contattata da più di 10.000 famiglie ed è attiva in circa 100 diocesi in Italia, in Spagna, in diversi paesi dell’America Latina e Centrale, negli Stati Uniti, in Inghilterra ed in Nuova Zelanda.

A fondare ed animare l’Associazione è Andreana Bassanetti, psicologa e psicoterapeuta di Parma, che ha vissuto sulla propria pelle una tragedia lacerante di questo tipo: il suicidio della figlia ventenne, Camilla, travolta da una infelicità interiore che non poteva più sopportare.

figliincielo02Di fronte a questo dolore, Andreana dopo sei mesi in cui non riusciva ad alzarsi dal letto uscì ed incontrò una chiesa aperta, entrò con la sensazione che qualcuno l’aspettasse da tempo e da quel giorno, attratta da una forza sconosciuta, per otto mesi, ritornò a inginocchiarsi in quei banchi.

Leggendo i Salmi – ha raccontato a ZENIT la psicologa di Parma – “sentii una voce interiore che pronunciava parole d’amore. Più che una voce era un soffio caldo, intensissimo, come una melodia, un canto dalle parole sfumate, che mi permeava e mi riempiva e mi scioglieva interiormente: riuscivo a percepire confusamente solo la parola amore”.

Nel libro “Il bene più grande – storia di Camilla” (Edizioni Paoline, 169 pagine, 9,30 Euro), la Bassanetti racconta che “il tutto durò solo una decina di secondi, ma ebbe un effetto grandioso, miracoloso, mi liberò dal pesante macigno che mi paralizzava”.

Dio mi aveva dato un cuore nuovo. Mi accorsi che stavo piangendo: silenziosamente, calde lacrime mi rigavano il volto: come si può resistere ad un amore così grande?”, aggiunge. “Quella notte fu per me una notte davvero santa, miracolosa – scrive ancora – . Ritornai a casa trasformata con il cuore colmo di gratitudine, sigillando nel profondo le parole del Salmo 39: ‘Ecco io vengo o Dio a fare la tua volontà’”.

www.zenit.org ha incontrato la dottoressa Andreana Bassanetti al Convegno Ecclesiale di Verona, e le ha rivolto alcune domande.

figliincielo03Come si fa a superare un dolore tanto forte come la morte di una figlia?

Bassanetti: Quando muore un figlio per cause accidentali o naturali, per un genitore lo strazio è indescrivibile. E’ il dolore più grande che un essere umano possa provare. Un distacco così lacerante che non si rimargina più: l’esistenza di chi resta, se riuscirà a viverla, non sarà più la stessa, ma il Signore toglie soltanto per dare un dono più grande.

Dopo mesi in cui non riuscivo a sopportare il dolore e pensavo di morire anch’io, il Signore mi fece veramente visita e mi colmò di grazie, mi avvolse tra le sue braccia materne, mi consolò, medicò le mie ferite e soprattutto ammorbidì il mio cuore, indurito dal dolore. Presi coscienza di Lui, del suo Mistero, della sua Presenza, del suo Spirito che vivifica l’ anima, accende il cuore e apre la mente al cielo. E nella luce che tutta mi avvolgeva e mi faceva rinascere all’amore e alla speranza, ritrovai Camilla. La Chiesa divenne il luogo privilegiato dei nostri incontri, un momento sublime di attesa, di dialogo, di unione perché se il corpo avvicina, lo spirito va oltre, unisce, fonde, con-fonde.

Se oggi tento di ricostruire la mia storia personale, cercando di darle un ordine cronologico, non posso più cominciare dall’infanzia, ma a cinquant’anni circa, quando un avvenimento tremendo, drammatico, luttuoso, fallimentare, crocifiggente, la morte di mia figlia Camilla a soli ventun anni, mi ha fatto incontrare Dio. O meglio, la mia vita vera è iniziata quando Dio ha fatto irruzione nella mia vita. Sconvolgendo ogni cosa, ma senza sconvolgere, capovolgendo l’ordine ed il senso di prima, ma nel contempo restituendo a ogni avvenimento un senso primordiale che mi precede, mi anticipa e mi stupisce ogni volta. Un senso che supera di gran lunga, mi sovrasta e si sottrae ad ogni analisi psicologica o psicoanalitica. Un vero e proprio miracolo che ha dato un avvio vero e autentico alla mia esistenza.

Come si fa a ringraziare Dio di fronte a un evento così drammatico?

Bassanetti: Ci sono verità che il Signore ha nascosto nel segreto del nostro cuore, che richiedono tutto un lungo cammino al buio, esigono tutta la fatica di una ricerca, fino all’incontro con Lui. Per ritrovare i figli nella Vita vera, la Verità ci dice che la Via è una sola “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Lc 9,23).

Anziché ribellarsi e costringere il figlio a tornare indietro, a una dimensione, diciamo più terrena, è il genitore che deve andare avanti, nella sua libertà di scelta e di tempi, rinnegare se stesso. Rinnegare la maternità-paternità umana per elevarsi a una maternità paternità divina, nella nuova dimensione che lo stato spirituale del proprio figlio richiede.

figliincielo04E’ importante non aver paura del dolore, anche se acuto e apparentemente incontenibile nessuna notte è così lunga da non permettere un nuovo giorno. Anche se il percorso è lungo e faticoso, è bene non lasciarsi annientare dal dolore ma rispettare i propri stati d’animo assecondando le esigenze interiori che via via si manifestano, non bisogna sfruttare i tempi saltando tappe importanti che costituiscono un fondamento importante e costruttivo per sé e per l’intera famiglia.

Questa esperienza ha cambiato anche il suo modo di lavorare, vero?

Bassanetti: Certo. L’obiettivo non è soltanto il benessere, la salute di quel ragazzo o ragazza o adulto che sono pur sempre importantissimi. Insieme cerchiamo l’incontro con Dio, la salvezza personale, pur nella libertà delle scelte e nel rispetto dei linguaggi personali. L’esperienza dolorosa che ho vissuto con Camilla, perché nessun altro soffra le sue stesse pene, e questo lo offro per la sua intercessione, a favore di tutti i giovani in qualche modo bisognosi, e sono sicura che lei insieme con i ragazzi che sono in Cielo con lei, sta intercedendo per me.

Stefano_05In alcune parti dei suoi libri lei parla del dolore di Maria di fronte alla Passione e la morte di Gesù Crocifisso, perché?

Bassanetti: Credo che bisogna riflettere sul mistero di Maria, una madre che vede la passione, la morte e la Resurrezione di suo figlio. Bisogna sostare con Maria ai piedi della Croce e come lei senza timore penetrare il mistero della morte e alla luce di colui che l’ha vinta, sa trasfigurare ogni croce, nella sua Resurrezione.

Lei, la Madre dei dolori, che ben conosce il patire, che ben comprende ogni esistenza trafitta, lei per prima nella sua purezza e trasparenza, ha reso possibile a questo mistero di grazia di rivelarsi nella sua pienezza, nella sua più alta magnificenza. Lei per prima ha tenuto aperta la porta del suo cuore umano squarciato, perché la gioia divina scaturisse in tutto il suo splendore e l’opera di Dio si manifestasse in tutta la sua bellezza.

Per questo è testimone e modello umile e fedele di un mistero che va oltre ogni avversità e ogni tragedia umana, oltre ogni vita crocifissa. Secondo me, c’è in ogni cuore una preziosità che non va trascurata, né evitata, né banalizzata, né rimossa. E’ il cuore stesso di Maria, fonte zampillante di vita nuova, causa nostrae laetitiae, che dona a noi il suo bene più grande, il suo Gesù.

Lei sostiene anche che c’è un legame tra la famiglia, il dolore e l’Eucaristia. Ci spiega il nesso?

Bassanetti: Se la famiglia è una piccola chiesa domestica, come ha sottolineato Giovanni Paolo II, una famiglia colpita da un lutto tanto grande è un piccolo “tabernacolo vivente” che custodisce gelosamente l’Ostia santa e immacolata che si dona a noi. Il dono che si fa Eucaristia bene di grazia.

Ogni volta che un papà ed una mamma, una sorella o un fratello, un “povero più povero” cioè privato del suo bene più caro mi si accosta e mi apre il suo cuore trafitto, stanco di lacrime, mi prostro in silenziosa adorazione davanti all’Ostia che da quel tabernacolo si fa visibile. E ogni volta che qualcuno ravviva la mia ferita, si ravviva anche il miracolo della sua Presenza e la ricchezza che porta con sé.

(Fonte: www.zenit.org)

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Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/04/2014

Nairobi00Giovedì Santo.

Questo è il Vangelo che celebriamo oggi…

Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho fatto?  Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono.  Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi“. (Gv 13,12-15)

Ecco una testimonianza di una coppia di sposi che, accogliendo l’invito di Gesù ripercorrendo coraggiosamente le orme di Madre Teresa di Calcutta, hanno trascorso la loro luna di miele in una missione delle Missionarie della Carità a Nairobi.

“Ho sete” e “Vieni, sii la mia Luce”. Delle semplici quanto incisive parole proferite dal Signore che da anni ci spingevano a vivere la nostra prima esperienza missionaria, a lasciare gli itinerari classici e comodi per servire i fratelli ultimi e in essi il nostro amatissimo Gesù. Quello stesso Gesù che ci ha donato la conversione di coppia nel 2004,che ci ha dato la grazia di ricevere il suo sigillo sacramentale nell’agosto 2011 e che da sempre ci custodisce sul palmo della Sua mano. Di certo una scelta controcorrente e da qualcuno criticata ma da noi tanto desiderata e sospinta da quell’esempio dato dalla cara Madre Teresa e dalle sue suore che nel mondo portano a tutti la Luce di Gesù.

Nairobi01L’impatto con gli immensi slums di Nairobi (es. Huruma, Korogocho) e soprattutto con l’umanità sofferente che li vive la sua esistenza non è stato affatto facile perché lontano dai nostri canoni occidentali a cui siamo abituati. Le difficoltà non sono mancate ma in verità Gesù non ci ha mai lasciato soli, la sua viva presenza e la calorosa  esemplare accoglienza delle Missionarie ne è stata la prova. Una domanda a cui solo con questa esperienza siamo riusciti a dare una risposta era il perché si leggesse la Gioia sui volti delle missionarie: razionalmente non ce ne sarebbe motivo, ma in realtà siamo testimoni di come le parole di Gesù siano veritiere, di come quella luce che scaturisce da una stretta intimità con lui porta sollievo nelle sofferenze e la croce anche la più pesante diviene più leggera. Le diverse case delle missionarie che abbiamo visitato in Nairobi ci sono sembrate piccole briciole di Paradiso cadute sulla terra intorno sofferente.

LO AVETE FATTO A ME

LO AVETE FATTO A ME

Nella casa che si trova nel bel mezzo dello slum di Huruma ci siamo occupati, per quello che potevamo, di tutti quei piccoli citati dal Vangelo: orfani, minorati, malati, diversamente abili fisici e mentali. Abbiamo dato loro non solo le nostre mani ma anche il nostro cuore, le nostre carezze e il nostro affetto vincendo l’istintiva ripugnanza ripetendoci tra di noi le stesse parole di Gesù “l’avete fatto a Me”. Altro frutto di questa esperienza è la rinnovata fierezza di far parte della Chiesa Cattolica, siamo testimoni di come le missionarie portino alto il vessillo della carità verso i poveri contro ogni calunnia di chiesa opulenta e disinteressata. Dinnanzi tutta questa umanità sofferente non nascondiamo dei sentimenti di sconforto e di impotenza che però abbiamo superato, grazie all’Eucarestia e alla SS. Messa, come sentinelle in attesa di quel amato giorno in cui saremo tutti in Lui, nella Gerusalemme celeste ove non ci sarà pianto o dolore. Senza Gesù nel cuore e solo per mera filantropia non saremmo mai partiti. In occidente si discute spesso di povertà, di ultimi, ma sono poche le anime che pensano di migliorare questo mondo con una semplice piccola azione, un piccolo gesto, un piccolo esempio: “Quello che facciamo è soltanto una goccia nell’oceano. Ma se non ci fosse quella goccia all’oceano mancherebbe” ebbe a dire la cara Madre Teresa.

Siamo partiti con l’intento di dare qualcosa di nostro ma abbiamo ricevuto dai fratelli molto di più: i sorrisi dei bimbi, la dignità dei poveri, l’affetto delle Missionarie, la pace scesa nei nostri cuori come piccola pregustazione del paradiso. A chi ci chiede se lo rifaremmo o consiglieremmo rispondiamo subito in senso affermativo; è stata l’esperienza più bella e toccante che ci potesse capitare ed è stata l’ennesima grazia che Dio ci ha fatto senza merito alcuno. Gesù, è proprio vero, non è capace di deludere mai.

(Testimonianza dei volontari Flavio e Manuela Tùmino presa dal sito http://www.motherteresa.org)

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Il luogo dove io ritrovo mia figlia è durante la Messa, là io sento veramente la comunione con lei e con tutti gli abitanti del cielo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/09/2013

Sara Mariucci alla Vita in Diretta testimonia come la fede aiuti a vivere senza disperazione anche il dolore più grande, quello della perdita di una figlia, la piccola Sara, tre anni e mezzo, morta folgorata da una scossa elettrica in una giostra, il 5 Agosto 2006.

La piccola, il giorno prima, disse qualcosa di incredibile… Vi invito a guardare il video per capire questa bella storia di dolore, amore, e incredibile dialogo e collaborazione tra cielo e terra

Non eravamo persone particolarmente credenti... Sara sarà entrata in Chiesa si e no due o tre volte in vita sua…

Mio marito scopre su internet che la Madonna con il titolo di Mamma Morena viene venerata in Bolivia e la sua festa ufficiale è proprio il 5 Agosto, il giorno in cui Sara è nata in cielo.

In questa sofferenza non sono stata mai nel buio perché ho sentito subito che Sara non aveva smesso di esistere.

Non è soltanto un sentire, ma abbiamo un nome e una data che Sara ci ha detto… cose tangibili… Le “Dio-incidenze” sono state tante

Maria che si è presentata a Sara ci ha condotto comunque a Gesù… Il luogo dove io ritrovo mia figlia è durante la Messa, là io sento veramente la comunione con lei e con tutti gli abitanti del cielo, e questa è una grazia che il Signore mi ha fatto.

E in questa sofferenza, noi due, io e mio marito, non siamo disperati, siamo sofferenti, ripeto, ma non c’è disperazione. La disperazione c’è quando un qualcosa finisce, non c’è più, e invece non è così perché noi sappiamo che la vita di Sara continua, è una vita piena e lei lassù è una bambina che lavora… Io in questo mi sento veramente una mamma fortunata, nonostante la sofferenza.

Abbiamo altri quattro figli (…) qualcuno avrà potuto pensare che è una forma di compensazione, io in tre anni ho avuto tre figli, però non è così perché questi tre figli nati dopo sono veramente frutto di questa fede che abbiamo ricevuto.

Ovvero, se io non avessi avuto la fede che ho oggi non avrei mai pensato di mettere al mondo altri figli, anche perché, a cosa li consegno? Alla morte? Al niente? Io so che li consegno al Paradiso che aspetta comunque tutti noi. Io ho avuto la forza e il coraggio, la fede per metterne al mondo altri, accettando la sfida, perché è una sfida crescerli, anche il rischio di soffrire ancora.

La sofferenza va accettata ma non ci deve essere disperazione. Ci dev’essere sempre questa speranza che noi li ritroveremo, ci ritroveremo.

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