FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Posts Tagged ‘sacerdozio’

Se vuoi avere una vita bellissima…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/05/2021

Eh beh… devi guardare il video per sapere il resto della frase. 

Non barare, lo devi guardare fino alla fine. 

Non vale andare avanti… 😉

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19 modi per far sapere ai sacerdoti quanto li apprezziamo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/08/2018

Ecco 19 consigli utili (soprattutto il quindicesimo), per sostenere i nostri sacerdoti.

I nostri parroci sono tra i membri più lavoratori della Chiesa. Il tipico sacerdote parrocchiale lavora il weekend e durante le vacanze, vive nello stesso posto in cui lavora e ha solo un giorno di riposo a settimana, senza parlare del fatto che al giorno d’oggi gli si chiede di curare più anime e di assumere più responsabilità e funzioni che in qualsiasi altra epoca.

Abbiamo chiesto ad alcuni parroci come potremmo far sapere loro che siamo grati per tutto il lavoro che svolgono per noi. Ci hanno dato queste risposte, senza alcun ordine particolare:

1. Prega per il/i tuo/tuoi sacerdote/i.

“La cosa più importante che il fedele può fare per il suo sacerdote è pregare per lui. Preghiamo sempre per qualcuno, e dobbiamo offrire la Messa tutte le domeniche e i giorni di precetto a beneficio della comunità. È bello sapere che anche i fedeli pregano per noi tutti i giorni”.

(…) “Offri le tue preghiere per il sacerdote e il suo lavoro pastorale. È una grande gioia per me perché so che più la mia comunità prega per me, più efficaci saranno i frutti del mio ministero sacerdotale”.

2. Preparargli un pasto, soprattutto nei giorni di eccessivo lavoro.

“Sarebbe bene che qualcuno si assicurasse che il parroco abbia cibo ben preparato la domenica e i giorni festivi della Chiesa, quando c’è più attività. Spesso non abbiamo chi cucini per noi, e dopo una lunga giornata sarebbe piacevole tornare a casa e mangiare qualcosa che non abbiamo dovuto cucinare da soli”.

“Scopri il suo piatto preferito e preparaglielo”.

3. Festeggia i suoi giorni speciali.

“È una buona idea festeggiare il compleanno del sacerdote o il giorno della sua ordinazione”.

“È bello che mi ricordino il giorno della mia ordinazione sacerdotale”.

4. Prega di più, lamentati di meno.

“La gran parte delle interazioni che abbiamo sembra ruotare intorno a una lamentela sul sacerdote, la parrocchia, un’altra persona della comunità, la musica, la temperatura in chiesa, una lampadina fulminata, una decisione, ecc., e raramente sulle realtà spirituali soprannaturali”.

5. Offri il tuo aiuto.

“Non aspettare che ti chiedano se puoi fare qualcosa, offriti! Noi sacerdoti abbiamo la vocazione di dare e servire, per noi è difficile chiedere cose”.

“Offrire volontariamente il tuo tempo alla parrocchia è un segno di sostegno e di servizio”. (…)

6. Partecipa alla Messa e/o alla confessione.

“Nulla farà più felice un sacerdote”.

“Scegli un giorno per andare alla Messa che sta celebrando, ed esorta la gente a sedersi nelle prime file. Quando il sacerdote dopo la Messa chiederà perché lo hai fatto, digli che stavi offrendo la tua partecipazione alla Messa in rendimento di grazie per il suo sacerdozio”.

7. Scrivi un biglietto esprimendo la tua riconoscenza.

(…) “La mia attività preferita è ricevere lettere dalle persone. Ma non un biglietto con un paio di parole. Anche questi sono piacevoli, ma adoro ricevere una lettera o un biglietto che contenga un messaggio significativo. È molto potente sentire qualcuno descrivere esattamente come quello che ho detto o fatto è stato fruttuoso. È un promemoria del fatto che Gesù è molto più grande di me, e che può fare grandi cose con il poco che ho da offrire”.

8. Ringrazia.

“Ringrazia il sacerdote per ogni Messa. Anche se il sacerdote non ti piace particolarmente, la Messa ruota sempre intorno alla presenza di Gesù”.

“Può significare molto una cosa semplice come dire al sacerdote dopo la confessione: ‘Grazie per il suo ministero, pregherò per lei’”.

9. Elogia.

“Cerca opportunità per lodare i sacerdoti. Anche quelli che non ti piacciono particolarmente”.

10. Preoccupati per il benessere del sacerdote.

Esorta il sacerdote a fare una pausa nel lavoro (in genere sono così occupati da dimenticarsi che devono anche riposare e curare la propria salute, fino ad ammalarsi).

11. Evita i drammi e i pettegolezzi in parrocchia. Tieni queste cose per te.

“Evita e ferma i pettegolezzi su sacerdoti e parrocchie”.

“Non spettegolare e non criticare, offriti invece per aiutare e costruire. Mi chiedo quante vocazioni si sono rovinate quando i giovani con inquietudini religiose hanno sentito gli adulti criticare e distruggere i sacerdoti, in genere per qualche piccola disputa in parrocchia”.

12. Fa sapere al sacerdote che lo sostieni.

Quando sei testimone di una situazione in cui qualcuno è scortese o ingiusto con il sacerdote, fagli sapere che lo hai notato ed esprimigli vicinanza.

13. Stabilisci un rapporto prima di correggerlo.

“Non dirgli quello che non ti piace o quello che ti dà fastidio se è la prima volta che ti sei scomodato a rivolgerti a lui”.

“Salutalo prima di dirgli quello che non ti sembra corretto”.

14. Nutri aspettative realistiche e utili.

“Probabilmente non è un idraulico, per cui non pretendere che risolva problemi di tubi. Puoi però senz’altro chiedergli se crede che ci sia una perdita” (ovvero sii realista, il sacerdote NON ha tutte le risposte a tutte le possibili situazioni della tua vita, ma se hai un problema puoi andare da lui e chiedergli la sua opinione).

15. Non accaparrarti il sacerdote.

“Non credere di avere il sacerdote solo per te, soprattutto la domenica. Non aspettarti di essere il miglior amico del sacerdote. È il tuo pastore e il tuo servitore, e ha bisogno di mantenere le cose a un livello professionale. Non vantarti davanti agli altri membri della comunità, perché crea rivalità e gelosie, e questo suscita molte tensioni nei sacerdoti”.

16. Sii solidale.

“Ogni volta che in parrocchia c’è qualcosa di stressante o un momento difficile, si apprezza molto il sostegno. Non ne ho avuto molto in questi miei primi cinque anni, ma ricordo alcuni momenti estremamente difficili in cui le persone hanno inviato un bel biglietto. Ricordo di aver scoperto una montagna di biglietti custoditi qui a Santa Maria risalenti a 23 anni fa, quando venne chiusa la scuola. I giornali e poche persone molto rumorose hanno attaccato il sacerdote accusandolo di essere ‘razzista’ e ‘trascurato’. Egli ha tenuto le dozzine di messaggi di persone che gli hanno offerto la propria comprensione per la difficilissima decisione che ha dovuto prendere”.

17. Lasciagli il suo spazio.

“A volte è anche bene stare da soli e in pace. Tieniti lontano da una ‘bontà ansiosa’ che presume che il sacerdote possa essere depresso, stressato, triste, solitario, ecc., quando a volte ha semplicemente bisogno di un po’ di tempo per rilassarsi da solo”.

18. Invitalo alle attività.

“È bello quando la gente tiene conto di me invitandomi alle riunioni familiari: compleanni speciali o anniversari, cene nei giorni festivi – in generale non posso andare perché sto con la mia famiglia, ma è bello essere invitato”.

19. Cerca la santità.

“La cosa più importante che desidera Dio è che siamo santi. Non c’è nulla di più emozionante per un sacerdote che essere testimone della santità nella vita delle persone che assiste. Non è solo un’esperienza di grazia del fatto che il suo lavoro sta portando frutti, ma è anche estremamente edificante per la propria ricerca di santità”.

Spero che questo elenco ti abbia ispirato a fare qualcosa per il tuo sacerdote. Ricorda che ogni sacerdote ha le proprie preferenze. Ad alcuni piacerebbe davvero che li invitassi a cena, mentre altri sacerdoti potrebbero preferire recuperare le forze cenando da soli. Tutti i sacerdoti che contattiamo apprezzano molto le lettere ben pensate, in cui le persone manifestano loro i modi specifici in cui sentono di essere state aiutate da loro. Può essere un modo per iniziare. Facciamo sapere ai nostri sacerdoti quanto ci preoccupiamo per loro.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

(Fonte: https://www.comepecoreinmezzoailupi.com/)

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«Un'”uniforme” diversa e un “capo” molto più misericordioso»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/03/2017

Don Ernesto Piraino che si è raccontato ai microfoni di Padre Pio Tv in una lunga intervista. A http://www.infooggi.it ha risposto a qualche domanda.

Diciotto lunghi anni nella Polizia di Stato.Cosa è significato per te essere un poliziotto?

Essere stato poliziotto rappresenta oggi, nel mio nuovo stato di vita, certamente un valore aggiunto. Aver potuto servire la gente indossando una divisa ha contribuito ad accrescere il mio bagaglio esperienziale dal punto di vista umano e perché no, anche spirituale.

La giustizia umana spesso può e deve coincidere con quella divina, pertanto la missione continua, con una “uniforme” diversa e un “capo” molto più misericordioso!

Quando hai avvertito le prime avvisaglie della vocazione?

Oggi, col senno di poi, posso dire che le prime avvisaglie si manifestarono sin dall’età infantile e poi adolescenziale. Nel 2006 , con l’inizio dell’adorazione Eucaristica perpetua nella mia parrocchia di allora, a Scilla in provincia di Reggio Calabria, il Signore iniziò a parlare al mio cuore in maniera sempre più chiara.

Eri fidanzato. L’amore per il Signore, però richiedeva l’esclusiva…

Dopo il secondo anno di fidanzamento, la mia ragazza, iniziando a notare in me una certa predisposizione alla vita spirituale, cominciò a fare delle battute sempre più insistenti, “se ti vuoi fare prete dimmelo chiaro!”.

Dopo un certo tempo, per poter andare di tanto in tanto in chiesa a pregare, fui costretto ad utilizzare l’alibi della palestra. Non sentivo la chiamata al sacerdozio, semplicemente desideravo ricavarmi dei tempi di silenzio e meditazione. Oggi so che quelle battute erano in realtà delle profezie.

Quando hai preso la decisione di abbandonare tutto e seguire Gesù?

Una sera di febbraio, siamo nel 2010, mentre mi trovavo nella cappella del seminario, dove di tanto in tanto mi recavo per preparare degli esami con alcuni seminaristi, miei colleghi di facoltà, avvertii forte il desiderio di lasciare tutto per donare la mia vita al Signore nel sacerdozio.

Il giorno dopo andai immediatamente dal mio padre spirituale.

Dal primo tuo si al Signore, tutto si è stravolto nella tua vita…

Le difficoltà non sono mancate, il Signore però ha fatto sì che diventassero dei trampolini di lancio. Oggi vivo il dono del sacerdozio anche grazie a quelle difficoltà iniziali, che hanno rafforzato la chiamata e il desiderio di non mollare.

Cosa ti senti di dire ai giovani che avvertono la vocazione?

Dico ai giovani che dovessero avvertire la chiamata del Signore, di non avere paura, di aprire le porte del loro cuore con fiducia.

Il Padre desidera la felicità per ciascuno dei Suoi figli, e vi assicuro donare la vita a Lui riempie il cuore di gioia, quella vera!

Fonte: https://www.infooggi.it/

In questo video, un bel servizio su Padre Pio TV

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“Vorrei dire ai giovani che è bello consacrare la propria vita a Gesù”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/11/2014

I mass-media tendono a parlare dei sacerdoti solo quando fanno notizia per errori, cadute, scandali.

“Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce” recita un aforisma attribuito al filosofo cinese Lao Tzu. E’ per questo che quando mi capitano testimonianze delle migliaia di preti che compongono la meravigliosa foresta in crescita che è Chiesa, le condivido volentieri.

don francesco_01Sono tante le testimonianze che si possono trovare, come quella che ho ricevuto qualche giorno fa da un giovane sacerdote don Francesco Cristofaro. Ci seguiamo a vicenda su Twitter, ci conosciamo (via web) solo da pochi giorni ma sono bastati per capire che la sua storia potrà toccare molti cuori…

Eccola qua. Un po’ lunghetta rispetto ai post che solitamente pubblico ma vale la pena prendersi del tempo e leggerla fino in fondo.

Ogni essere vivente, ad un certo punto della sua esistenza è spinto da un bisogno interiore a domandarsi: “cosa voglio fare della mia vita?”, “dove voglio andare?”, “chi voglio essere?”, ma anche “cosa voglio essere?”. È dimostrato che non fare ciò che si desidera rende, spesso, persone infelici e tristi. Avere, invece, la certezza che quella strada intrapresa e il percorso giusto, ci fa persone felici e realizzate.

Quella che segue è l’esperienza di un giovane che come tanti altri giovani si è trovato ad un certo punto della sua vita a porsi questo stesso interrogativo: “cosa voglio fare della mia vita?”

Facciamo un passo indietro nel tempo. Come avviene in tante coppie di sposi, volendo formare una famiglia, avendo già avuto un figlio, i due genitori decidono di riprovare ancora una volta la gioia della paternità e della maternità. Ed ecco l’annuncio della seconda gravidanza. Scorrono i giorni e vanno in avanti i mesi. Giunti al settimo mese di gestazione, qualcosa comincia a non andare più bene. Ed ecco che avanza l’ipotesi di un parto prematuro e così fu. Con due mesi di anticipo viene alla luce il piccolo e gracile Francesco. Non si prospetta una vita facile né per lui né per i suoi genitori.

don francesco_02Quando si suole chiedere ad una donna incinta: “cosa desideri? Vuoi un maschietto o una femminuccia?” a volte si risponde manifestando il proprio desiderio, il più delle volte, ci si sente dire: “non ha importanza il sesso ma che nasca sano”.

Francesco non era nato sano. Francesco era nato con una paresi alle gambe. Fino a tre anni di vita non ha mai mosso un passo. Sempre tra le braccia della madre, o del padre, della nonna o di qualche zia.

Inizia così un lungo calvario, visite mediche, viaggi della speranza, viaggi da falsi cristi e profeti, spilla denari. Nulla di nuovo, nulla di più. Il problema c’è, il problema rimane. Le scuole, una vita sociale secondo uno stile di vita a lui più consono, ma tra tutte spicca di più la vita spirituale, religiosa, l’avvicinamento alla Chiesa fin da piccolo e alla conoscenza e alla frequenza pian piano della spiritualità del Movimento Apostolico.

Gli anni dell’adolescenza per Francesco sono molto tristi. Lacrime, amarezze, delusioni, speranze miste a preghiere. Ogni giorno la stessa preghiera: “voglio guarire!”, “voglio essere come tutti gli altri” e per questo motivo si alternavano novene a questo piuttosto che ad un altro santo o alla Madonna.

Si decide su consiglio dei medici che alla maggiore età si intervenisse per allungare i tendini, prima ad una gamba e poi all’altra. Un altro lungo e doloroso calvario che porta ad un miglioramento ma non alla guarigione tanto desiderata e sperata.

Ma occorre fare un passo indietro.

don francesco_03Due anni prima dell’intervento, Francesco inizia a sentire nel suo cuore qualcosa di nuovo, di diverso. Sempre la sua preghiera per la guarigione, ma un altro desiderio stava prendendo piede nel suo cuore. Una parola cominciava a risuonare forte, forte per tramite di una donna che spesso la ricordava e che faceva così: “La Messe è molta e gli operai sono pochi…” e poi ancora: “vieni ti farò pescatore di uomini”.

Un giorno Francesco, sulla veranda della sua casa, ha in mano un libricino della prima comunione con il rito della Santa Messa. Alle parole: “prendete questo è il mio corpo”, Francesco avverte la sua vita tremare. Si ferma e subito chiede al Signore: “cosa vuoi da me o Signore. Sia fatta la tua volontà”. Il confronto con il padre spirituale. Il si al sacerdozio.

Ed ecco le prime tentazioni. “non sono degno Signore”…., “ma cosa te ne fai di uno come me?… cosa ti posso dare io con le mie gambe fragili” e mille altri interrogativi.

Un giorno successe che mentre si celebravano le prime comunioni nella sua parrocchia al momento più solenne, il sacerdote gli chiede di tenere il calice per la distribuzione della comunione. Il povero Francesco perde l’equilibrio e cade con il calice in mano senza far cadere una sola goccia del sangue di Gesù. Certo si rialza, qualcuno sdrammatizza, qualcuno ride, ma su Francesco crolla il mondo addosso. Si convince che il Signore non ha bisogno di uno come lui.

Il padre spirituale lo aiuta molto e lui si tranquillizza. Due momenti importanti. Gli interventi e l’ingresso in seminario. Poiché la riabilitazione è più lunga del previsto, l’ingresso in seminario salta di un anno.

Francesco parte per la gioia dei suoi genitori e parte sapendo nel suo cuore che non sarebbe cambiato nulla ma non vuole spegnere la speranza di mamma e papà. Francesco aveva ragione. Gli interventi avevano cambiato ben poco.

don francesco_04Ma il cammino di seminario inizia ed è una vera grazia di Dio. Da quel giorno Francesco ha la pace nel cuore, la gioia, la serenità. Da quel giorno Francesco non ha più fatto una sola preghiera di guarigione. Lui era guarito nel cuore e nella mente. Lui era guarito perché il Signore aveva guardato nel suo cuore e ne all’apparenza o alla bellezza.

Oggi Francesco è felice pieno di vitalità ed energia che lotta e si impegna per annunciare il vangelo e vuole dire questo: il Signore parla in ogni momento e in ogni situazione. Se noi siamo superbi lui ci fa cadere perché diventiamo umili. Anche Francesco pensava in quel giorno di comunioni di poter fare le cose perfette ma così non fu.

L’umiltà è la più grande virtù perché se tu ti affidi al Signore lui ti mette le ali per farti volare dove tu non puoi. Le gambe di Francesco oggi non sono guarite, ma sono forti e salde per annunciare il vangelo e recare gioia ai cuori affranti.

Oggi che ha detto si al Signore, Francesco è il vero Francesco, non perfetto, non santo ma uno che deve al Signore tanto e che è consapevole che tutto quello che di buono c’è in lui viene dall’Onnipotente.

Oggi Don Francesco non è più quel ragazzo che fino all’età di 18 anni non aveva il sorriso sulle labbra. Oggi sorridere sempre a tutto e a tutti. Non importa il passato. Importa l’oggi. Ciò che sei e, soprattutto, ciò che puoi e devi fare. Gesù ti chiama come sei per farti diventare come vuole lui. Io voglio essere come vuole lui. Noi siamo la gloria del Dio vivente, noi siamo i suoi strumenti in mezzo al mondo.

Vorrei fare tanto.

Vorrei mostrare ogni giorno il volto di Gesù.

Vorrei che l’uomo si avvicinasse alla grazia di Dio. Vorrei dire che il pensiero di Dio è diverso da quello dell’uomo, che il cuore di Gesù è diverso dal cuore dell’uomo. Per grazia di Dio sono quello che sono e per il suo amore infinito e grande oggi posso elevare in alto il calice della salvezza e sfamare i cuori della grazia sanante del Signore.

lampadaVorrei dire all’uomo di credere sempre nel domani, di non scoraggiarsi mai, di essere forte.

Vorrei dire all’ammalato di rifugiarsi nel cuore amabile della Madre Santa.

Vorrei regalare a tutti il mio sorriso quello bello che solo il Signore ti sa regalare da un contatto quotidiano con lui. L’avermi voluto sacerdote è il dono più bello e prezioso che il Signore mi poteva concedere ma, allo stesso tempo, è una missione che puoi assolvere solo se possiedi gli occhi di Gesù, la sua bocca e, soprattutto il suo stesso cuore.

Vorrei dire ai giovani che è bello consacrare la propria vita a Gesù e il sacerdote è una vera ricchezza nella povertà di questo mondo.

Vorrei vivere e morire sempre con Gesù nel mio cuore e sulle mie labbra perché questo è il miracolo che Gesù ha fatto alla mia vita e della mia vita.

Vorrei dire credere sempre, arrendersi mai! Vorrei che con tutti i mezzi, chi può parli della bellezza e della grandezza della vita. Non possiamo fare differenze di persone. Non possiamo fare in modo che passi il messaggio che c’è qualcuno che “non serve”. Abbattiamo le barriere e ogni forma di isolamento e discriminazione.

C’è una cosa che non ho mai amato: il pietismo e il sentirmi dire “poverino”.

Don Francesco Cristofaro

Volete conoscerlo meglio?

Lo trovate spesso su Padre Pio TV (Canale 145 del digitale terrestre oppure 852 di Sky).

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“Tutto, sempre, subito e volentieri!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/05/2014

Proprio ieri il mio amico e collega Felice, mi ha segnalato questa bella testimonianza. Come lui, anch’io ne sono rimasto colpito ed edificato e con gioia la condivido con voi.

“Tutto, sempre, subito e volentieri!”

01 Divino Amore

Mi chiamo Emmanuel Zanutta, ho 29 anni, terzo figlio di una famiglia molto cattolica, ho avuto la grazia di ricevere dal loro esempio e da quello dei miei fratelli, una fede e un’educazione religiosa forte. Sono italo-francese, e ho sempre vissuto a Parigi con la mia famiglia.

Avevo 11 anni Quando mio fratello maggiore Stefano, di 25 anni, si ammalò di leucemia. Perse l’uso delle gambe in una settimana e per me fu uno choc terribile.

A 12 anni, vedo mio fratello morire, dopo un’agonia di 11 mesi. Il suo sorriso durante gli 11 mesi di grande sofferenza, mi aveva già convertito.

La forza dei miei genitori, che hanno accettato la volontà di Dio subito, mi ha confermato che Dio era presente nella mia famiglia.

Durante l’omelia al suo funerale, Padre Berson ha parlato dei doni che il Signore ci dà e che mio fratello aveva messo a servizio del Signore.

Non scegliamo la nostra data di nascita o di morte, però possiamo scegliere il tipo di vita con la nostra totale libertà.

01 Divino Amore 02A 13 anni accompagno l’animazione delle mie prime messe con mio fratello Lorenzo durante la GMG di Parigi, e ho continuato fino ad oggi.

Un anno dopo incontro, durante un pellegrinaggio a Lourdes, un amico sacerdote, padre Christophe al quale confido che se Gesù mi avesse chiamato sarei stato molto felice di seguirlo, ma aspettavo un segno!

A 22 anni la Vergine mi ha dato una sorella spirituale, che ho incontrato durante una missione in Palestina e Gerusalemme. Suor Rita prega sempre per me e io per lei. Ho guardato il cielo e ho detto al Signore: “Mi hai preso mio fratello ma mi hai dato una sorella, ti ringrazio infinitamente!”.

A 23 anni mi sono laureato in economia gestionale. Entro in caserma con i pompieri, dove lavorerò per cinque anni, ho visto tanta sofferenza e gente morire, incidenti stradali, violenze, incendi, suicidi, malattie… Ogni giorno pregavo per loro e, quando potevo, facevo loro un segno di croce sulla fronte immaginando di dare loro gli ultimi sacramenti.

A 27 anni, sono allo stesso tempo pompiere e insegnante di economia gestionale in un liceo dove mio fratello è vice direttore. In una scuola laica, nonostante tutto, non potevo impedirmi di parlare di spiritualità e di Dio con i ragazzi.

02 - Divino Amore vecchio santuario

Madonna del Divino Amore – vecchio santuario

Ho constatato che la gente ha sete di Dio e che mancano le persone che possono testimoniare la loro fede!

Nel 2012, incontro di nuovo padre Christophe, che mi domanda a che punto sono con la mia vocazione. Gli rispondo che ringrazio il Signore, perché ho una bella vita che mi piace, molto attiva, ma ho sempre questo desiderio nel cuore e che aspetto ancora la chiamata.

Mi ha consigliato di fare una scelta. Era molto chiaro. Dovevo fare una scelta.

Dopo questo incontro ho parlato con il mio padre spirituale, che ha esclamato “Finalement!”. Era un momento bellissimo, perché mi sono accorto che pregavano per me.

Mi ha fatto incontrare il responsabile delle vocazioni di Parigi e nel frattempo ho condiviso il desiderio di seguire Gesù a un amico che ho conosciuto a Gerusalemme ed era seminarista al Santuario del Divino Amore.

Mi ha invitato per un piccolo ritiro. In seguito ci sono tornato tre volte, mi sono rimaste impresse nella mente queste parola di don Umberto Terenzi: “Tutto, sempre, subito e volentieri!”. Essere disponibile era la storia della mia vita.

03 - Divino Amore nuovo santuario

Madonna del Divino Amore – interno del nuovo santuario

Ogni volta che venivo a trovare la Madonna del Divino Amore mi sentivo in pace, mi sono affidato a lei.

Nel 2013 sono stato accettato al seminario. Non è stato facile lasciare la mia famiglia, i miei amici, la mia città e il mio paese!

Dopo quasi un anno, mi sento al mio posto, in questa bella comunità, dove imparo giorno dopo giorno a fortificare la mia fede e a diventare quello che Gesù vuole per me.

Ave Maria!

(Tratto da “La Madonna del Divino Amore”, bollettino N. 1 Aprile 2014)

È possibile “adottare” un seminarista, accompagnandolo con la preghiera e con un aiuto materiale fino alla sua ordinazione sacerdotale. A tal fine si può contattare il seminario del santuario della Madonna del Divino Amore al numero 06 7135 1123 oppure 06 7135 1202

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Un prete olimpionico!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/01/2014

Litus_Ballbe_01Il grande sogno del giocatore spagnolo di hockey Litus Ballbe era di partecipare alle olimpiadi, fino a che non è stato a Medjugorje dove ha ricevuto la chiamata a diventare sacerdote. Ora sta studiando a tal fine ma anche il suo primo sogno si è avverato: il seminario gli ha dato il permesso di giocare alle olimpiadi di Londra.

Litus Balbe racconta di un’infanzia in cui definisce la sua formazione religiosa “tradizionale e superficiale”.

Poi arriva il viaggio a Medjugorje.

Ho sempre creduto in Dio e nella Vergine Maria, ma Medjugorje è andata al di là. In quel viaggio mi sono reso conto di quanto sia importante l’esistenza di Dio e che fino ad allora, avevo sì creduto in Dio ma come se io fossi Dio.

Litus_Ballbe_02A Medjugorje realizzi che Dio è più di un ideale, che Lui è con te, che tu sei suo figlio, che Lui è lì per tutto e che tu non sei nulla. Non so come dire, ma ho cominciato a prendere tutto ciò sul serio”

Un’alleanza con Dio.

Dopo un deludente 1-1 con la squadra del Pakistan, Litus segue suo padre che stava organizzando un pellegrinaggio.

Litus_Ballbe_03“Mio padre stava leggendo un libro su Medjugorje. Mi invitò ma non ero affatto attratto dall’idea. In quell’estate del 2005 stavamo giocando la Coppa del Mondo e cominciammo il girone degli under-21 davvero male”, racconta Litus Ballbe.

“Cominciammo così male che una domenica andai a Messa proponendo a Dio un’alleanza. Gli dissi che se fossimo riusciti nella della Coppa del Mondo, io sarei andato a Medugorje con mio padre. E così fu. Non avevo mai vinto una medaglia di under-21, ed eravamo terzi. Così mi recai a Medjugorje con mio padre e mio fratello.”

Nessuna felicità a dispetto del successo.

Litus_Ballbe_04Contrariamente a molti altri, Litus Ballbe non ha un’esperienza di conversione immediata durante il suo primo viaggio a Medjugorje. Così torna alle sue vecchie abitudini, alle feste, alle donne.

“…Ma da quel viaggio, sentivo qualcosa in me che mi diceva – Litus, tu sei libero e puoi fare quello che vuoi, ma non sei felice!

Litus torna a Medjugorje nell’estate del 2006. Dopo quel pellegrinaggio comincia a vivere i messaggi di Medjugorje, frequentando i sacramenti e pregando il Rosario ogni giorno. Seguirà la sua migliore stagione nel campionato di hockey, e la migliore squadra europea gli fa un’interessante offerta di ingaggio.

wpid-m_thumbSMOAUTO_366X0.jpegIl suo sogno era stato sempre quello di giocare all’estero, ma Litus rivede i suoi piani, procrastinando la decisione di un anno, fino ai giochi olimpici di Pechino del 2008.

“In quel tempo avevo tutto. Mi sentivo pienamente appagato. E fu proprio in quel momento, sulla cresta dell’onda, che cominciai a recepire che il sottile messaggio relativo al piano di Dio su di me, era quello di diventare prete“.

Resa al terzo viaggio a Medjugorje.

Litus_Ballbe_05Qualche giorno dopo l’offerta di ingaggio da parte del club tedesco, Litus Ballbe va a Medjugorje per la terza volta.

“Mi presentai davanti al Signore dicendo – Non so cosa mi stia succedendo, non mi è mai capitato prima. Voglio giocare a carte scoperte con Te, per cui eccomi, fa’ quello che vuoi.

Quel viaggio ha provocato un cambiamento radicale nella mia vita. Ho cominciato a pregare silenziosamente, per entrare in Dio. Ho messo solo una condizione: permettimi di portare a compimento i miei sogni”.

Litus_Ballbe_06Il 30 Luglio, tornato a casa, Litus Ballbe entra in seminario ma i superiori permettono a Litus di studiare e di giocare ad Hockey. Vivere il villaggio olimpico è una grande gioia per lui.

“Una bellissima esperienza, cercando di portare più valore ai giochi, non solo vincendo ma anche crescendo nella mia vita di fede e condividendo tutto ciò con persone che vengono da ogni parte del mondo”

[Tradotto da http://www.medjugorjetoday.tv/6502/olympic-seminarian-credits-medjugorje/%5D

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