FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘#SacroCuore’

«Ma voi cristiani siate un po’ più normali, come le altre persone, ragionevoli!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/06/2018

Giugno è il mese del Sacro Cuore, lo celebra la Chiesa che, aperta in maniera prudente ma saggia al soprannaturale, ha accolto le apparizioni avute da Santa Margherita Maria Alacocque.

Ricordo come se fosse ieri, mia figlia a sei anni che, commentando l’immagine del Sacro Cuore di Gesù esclamò: “Papà, Gesù ha un cuore! Allora è vivo!”, cogliendo in maniera istintiva, come solo i bambini sanno fare, l’aspetto fondante e più importante della fede cristiana, semplicemente che Gesù è vivo.

Per me questo è questione di esperienza… Quando dai 23 ai 30 anni sono stato vittima di quel mostro che oggi chiamano depressione, resistente a terapie, farmaci, amici e persino all’amore della fidanzata (che mi ha sopportato e aspettato pazientemente fino a diventare, poi, mia moglie), solo una cosa, mi ha portato fuori da questa esperienza tanto dolorosa quanto tenace, l’Eucaristia quotidiana. Non è questa l’incontro col Risorto che è passato per la Croce? Con Dio fatto uomo, con un cuore che pulsa? Col Sacro Cuore di Gesù?

Chi ne ha sofferto lo sa, essere depressi non è star giù di corda, avere il morale a terra per qualche dispiacere, è ben altro e molto di più; significa consistere in qualcosa che muore e non si può fare altrimenti. Io lo ero, e la terapia ha cominciato a fare effetto solo quando ho cominciato ad affiancarla alla preghiera e all’Eucaristia quotidiana e gradualmente sostituivo i farmaci col Rosario, il mio antidepressivo senza contro indicazioni.

A volte non riuscivo neanche a pregare, ma il contatto quotidiano del mio corpo sofferente col corpo e il sangue gloriosi di Gesù, mi portava ogni giorno fuori di un pezzettino dal sepolcro della mia sofferenza dell’anima.

Piano piano, giorno dopo giorno, questo Gesù mi ha guarito, completamente, totalmente. Dio porta a compimento i suoi progetti, sempre. Ecco perché non posso che professare un Dio incarnato, vivo, sanante, dal Cuore pulsante d’amore per me, per noi.

Qualche anno fa in ‘un’omelia a Santa Marta, Papa Francesco ha detto cose interessanti in proposito. Ne butto giù alcuni stralci, senza aggiungere altro, per non rovinare quelle che secondo me sono le parole più forti e belle che l’attuale Pontefice abbia mai detto, e che rivelano chi realmente sia in profondità.

Quante volte si sente dire: ‘Ma voi cristiani siate un po’ più normali, come le altre persone, ragionevoli!’. ‘Ma, non venite con storie, che Dio si è fatto uomo’! (…) Noi possiamo fare tutte le opere sociali che vogliamo e diranno: ‘Ma che brava la Chiesa, che buona l’opera sociale che fa la Chiesa’. Ma se noi diciamo che facciamo questo perché quelle persone sono la carne di Cristo, viene lo scandalo. E quella è la verità, quella è la rivelazione di Gesù: quella presenza di Gesù incarnato”.

La Chiesa è la famiglia di Gesù. La Chiesa confessa che Gesù è il Figlio di Dio venuto nella carne: quello è lo scandalo, e per questo perseguitavano Gesù… Condannato a morte… Questo è il centro della persecuzione… Se noi diventiamo cristiani ragionevoli, cristiani sociali, cristiani di beneficenza soltanto, quale sarà la conseguenza? Che non avremo martiri: quella sarà la conseguenza.

(Papa Francesco, omelia della Messa quotidiana di Santa Marta, 1 Giugno 2013. Fonte: Avvenire)

Cosa aggiungere?

Se fossi stato ragionevole, ‘normale’, se non avessi creduto alla ‘storia’ di Dio che si è fatto uomo, non avrei mai sperimentato il Risorto che è passato per la Croce, non sarei guarito scoprendo che si può vivere nella pace e nella gioia ogni giorno.

Ecco il perché di questo blog in cui, in comunione con la Chiesa Cattolica e il suo sapiente Pontefice, con le parole di San Paolo, posso scrivere con gioia e convinzione:

“Noi predichiamo Cristo Crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio” (1Cor 1,22-23)

Buon mese del Sacro Cuore di Gesù.

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«La gioia che proviene da Dio è una dilatazione del cuore; l’allegria non è gioia»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/06/2017

Carla Ronci nasce a Torre Pedrera (prov. do Rimini) l’11 Aprile 1936. Una bambina paffuta di indole buona, poi studentessa diligente, diventa una ragazza normale che, tra spiaggia, tintarella, nuotate e cinema, cresce animando le feste del luogo, ammirata e anche corteggiata.

Nel 1950 l’incontro con le suore orsoline cambia la sua vita; si accosta alla Chiesa e ai sacramenti e imposta la sua vita alla luce della fede cercando di fare la volontà di Dio in ogni circostanza.

Le vengono affidate le ragazze dell’Azione Cattolica; smpre disponibile e aperta, asseconda con loro il rapporto personale, cerca di capirle, dando loro l’esempio con la sua vita.

Il 20 ottobre 1956 col permesso del suo confessore fa voto di castità. Scrive così nelo suo diario:

“La femminilità è una proprietà che conquista e attira; la femminilità dell’anima consacrata a Dio deve essere così dolce e soave da attirare a sé per condurre poi al Signore“.

Il suo modello è la Madonna: “La femminilità deve essere come quella della Madonna: pura e casta”.

Questo non le impedisce di vestire con grazia ed eleganza: “Vesto con modestia ed eleganza e cerco di far capire alle anime, con la mia vita, che il cristianesimo non è croce ma gioia” (lettera a teresa Dotti, 1962).

Sempre attiva in ogni campo, Carla anima la liturgia, aiuta in chiesa in ogni modo, organizza e guida gite per i ragazzi, insegna a cucire… Apre persino una specie di pre-seminario, il “Cenacolo dei piccoli”, per suscitare vocazioni sacerdotali, missionarie e religiose.

Ai sacerdoti, del resto, ha consacrato la sua vita come vittima già dal 1950, l’anno della sua conversione.

Il 19 agosto 1957, col permesso del suo direttore spirituale, fa voto di povertà. Distaccandosi dalle cose materiali si sente più libera di vivere nella volontà di Dio “in mezzo alle comodità della vita come nella più squallida miseria”.

Nel 1958, dopo aver cullato nel cuore questa scelta e aver avuto l’opposizione di tutti, ma soprattutto del padre, Carla entra nel noviziato delle suore Orsoline di Bergamo. Nei pochi mesi passati in noviziato, il padre la tempesta di visite e lettere per farla desistere. Finché un giorno è la Madre Superiora a chiamarla e a dirle che forse la sua via è da qualche altra parte.

Carla torna a casa e riprende la sua opera all’Azione Cattolica e in parrocchia, cercando però di capire: “Che cosa vuoi da me, Signore? Quando saprò con sicurezza dove vuoi che Ti serva?”.

Nel settembre 1960 incontra Teresa Ravegnini e, tramite lei, l’Istituto Secolare “Ancelle Mater Misericordiae”. Carla si informa, segue gli esercizi spirituali e, nel 1961, fa domanda per essere ammessa.

“Ma chi avrebbe mai pensato che doveva finire così? Ora corona i miei sogni facendomi consacrare in un istituto che tiene le sue figlie nel secolo… Signore ti ringrazio che sei stato così buono con me”.

Nell’agosto 1969 si manifestano i primi sintomi della malattia, con una forte colica al fegato. Ulteriori sintomi richiedono una visita: si tratta di carcinoma polmonare.

Nel gennaio 1970 va a Bologna e in ospedale gli esami e le analisi aumentano la sua già grande sofferenza. Riceve le visite di amici e parenti col sorriso sulle labbra, per non rattristarli.

Scrive al padre spirituale: “Il cuore è a brandelli e il sorriso sulle labbra: ecco la nostra missione di questi giorni. Il mio motto è sempre lo stesso: – Per Gesù e per le anime – e quale forza mi viene da questa intenzione e da questa unione! Sento un grande desiderio di dare, di offrire, di amare e sento che nonostante tutto la vita è meravigliosa!”.

E Carla all’ospedale continua il suo apostolato, andando a trovare gli altri malati e portando loro sollievo, e anche distribuendo fra tutti la frutta e i dolci che i suoi parenti le portano.

La sua salute va sempre peggiorando e i medici consigliano di portarla a morire a casa sua, così il 1° aprile l’ambulanza la trasporta alla clinica “Villa Maria” di Rimini, dove viene chiamato il giorno dopo il cappellano. Le somministra l’Unzione degli Infermi e lei, sorridendo dice: “Ecco lo sposo che viene”. Sono le 17,05 del 2 aprile 1970.

Carla, che ora riposa nella sua chiesa di Torre Pedrera, è stata riconosciuta venerabile dal Santo Padre il 7 luglio 1997.

[Fonte: http://bellenotizie.altervista.org/%5D

Alcune frasi di Carla Ronci:

“Semina, getta il tuo grano senza stancarti mai. Non fermarti troppo a considerare quello che ne sarà. Semina senza guardare dove il seme cade. Gesù, aiutami a fare così, a essere generosa”.

“L’anima in grazia di Dio vive nella gioia, perché tutto le serve per donarsi, per amare, per riparare, per ringraziare”.

“La gioia che proviene da Dio è una dilatazione del cuore; l’allegria non è gioia”.

“Vedi? Ho la sensazione che Gesù si stia distaccando dalla Croce per lasciarmi il suo posto: credo proprio che mi voglia crocifissa, perché Lui sa che per me il soffrire con Lui è una gioia”.

“Dove Dio ti ha seminata, là devi fiorire”.

“Oggi il Signore ha bisogno di testimoni che lo facciano sentire, più che con le prediche, con la propria vita e il proprio esempio. Oggi occorre che l’apostolato diventi una testimonianza personale di dottrina vissuta”.

“Nella Comunione ricevo Gesù per farlo vivere in me e per me: Gesù io voglio vivere di Te; Tu devi rivelarti agli altri attraverso la mia povera vita”.

“Sento il desiderio dell’infinito… Solo Dio con il suo amore può saziare la sete d’amore che ha il mio cuore”.

“Miei cari tutti, per la mia morte non piangete ma pregate, pregate: farete così in modo che il desiderato incontro con lo Sposo avvenga più presto. Io di lassù vi proteggerò sempre. Perdonate, vi prego, ciò che in me vi ha fatto soffrire e arrivederci in Cielo.”

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