FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘santa teresa’

Anche i santi avevano le loro antipatie ma…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/10/2016

Un insegnamento di Santa Teresa del Bambino Gesù e del volto Santo su come comportarci con le persone che ci stanno antipatiche.

A mio avviso sarebbe da imparare a memoria…

«C’è in comunità una sorella che ha il talento di dispiacermi in tutto… ma non volevo cedere all’antipatia naturale che provavo.

Mi sono detta che la carità non doveva consistere nei sentimenti, ma nelle opere, perciò mi sono impegnata a fare per questa sorella ciò che avrei fatto per la persona che amo di più.

Santa_Teresina_01Ogni volta che la incontravo pregavo per lei il Buon Dio, offrendoGli tutte le sue virtù e i suoi meriti…

Non mi limitavo a pregare molto per la sorella che mi procurava tante lotte: mi sforzavo di farle tutti i favori possibili e, quando avevo la tentazione di risponderle in modo sgarbato, mi limitavo a farle il mio più gentile sorriso e mi sforzavo di sviare il discorso

Spesso poi, quando non ero in ricreazione (voglio dire durante le ore di lavoro), avendo alcuni rapporti di ufficio con questa sorella, quando le mie lotte erano troppo violente, fuggivo come un disertore.

Poiché ella ignorava assolutamente ciò che provavo per lei, mai ha supposto i motivi del mio comportamento ed è persuasa che il suo carattere mi sia simpatico.

Un giorno in ricreazione mi disse con un’espressione contentissima press’a poco queste parole: “Vorrebbe dirmi, mia Suor Teresa di Gesù Bambino, cosa l’attira tanto verso di me, che ogni volta che mi guarda la vedo sorridere?”

Ah, ciò che mi attirava era Gesù nascosto in fondo alla sua anima, Gesù che rende dolce ciò che c’è di più amaro

(Tratto da “Storia di un’anima”, diario di Santa teresa dei Lisieux, ispirato da un post dei miei amici https://innamoratidimaria.wordpress.com/)

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“Ciò che il sangue è per il corpo, la preghiera è per l’anima”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/09/2016

Mother_Teresa_01

Tutti conoscono le opere realizzate nel mondo da Madre Teresa di Calcutta, canonizzata il 4 settembre 2016 a piazza San Pietro da Papa Francesco.

Le azioni della santa però erano frutto di una preghiera intensa, innamorata, a cui dedicava le prime ore del mattino e nel cui spirito viveva ogni cosa, e tutto il suo tempo, come racconta Saverio Gaeta nel libro Il segreto di Madre Teresa.

– – –

<<Dinanzi a qualsiasi problema e difficoltà, Madre Teresa rispondeva in un solo modo: “Dobbiamo pregare”.

Non era innanzi tutto per raggiungere lo scopo desiderato o per ottenere qualcosa di concreto, ma perché “la preghiera dilata il nostro cuore sino a quando è capace di contenere il dono di Dio stesso. Proprio come il seme è destinato a diventare un albero, così noi siamo destinati a crescere in Gesù”.

E addirittura ella era solita comparare la preghiera a una trasfusione sanguigna: “Ciò che il sangue è per il corpo, la preghiera è per l’anima”.

Sin da quando era entrata fra le suore di Loreto, si era ripromessa di essere la prima a giungere in cappella. Un impegno che mantenne per tutta la vita, svegliandosi ogni mattina alle 4.40 – anche se era andata a letto tre o quattro ore prima – ed entrando nella cappella alle 5.

Nell’iniziare la recita delle preghiere con il segno della Croce, Madre Teresa invitava ogni giorno le sue suore a rivolgere un pensiero alla Trinità associandolo con il loro carisma, e così diceva: “Nel nome del Padre – preghiera; del Figlio – povertà; dello Spirito Santo – zelo per le anime. Amen – Maria“.

Mother_Teresa_02(…) La Madonna, che ella definiva “la prima Missionaria della Carità”, era il perno centrale delle devozioni di Madre Teresa.

“Maria, Madre di Gesù, sii ora anche mia madre” e “Maria, rendimi pura e umile come te, affinché io possa essere santa come Gesù” erano due delle frasi che più spesso aveva sulle labbra.

Così come il rosario, che recitava in ogni momento libero, particolarmente durante i viaggi. Era tanto tenero il modo in cui pronunciava la sequenza di Ave Maria che una volta un vescovo messicano disse in un’omelia: “Quando vedo la Madre pregare il rosario, penso a una piccola bambina avvinghiata alla mano della mamma”.

E anche le sue discepole ne seguono le orme, tanto da indicare abitualmente la distanza dei luoghi dove devono recarsi con il numero di rosari che riescono a dire camminando o muovendosi con l’autobus.

(…) Ma la devozione più caratteristica di Madre Teresa fu quella della Medaglia Miracolosa, ispirata all’apparizione del 1830 a Santa Caterina Labouré, sulla quale la Vergine è raffigurata in piedi su un globo mentre dalle mani scaturiscono dei raggi che simboleggiano le sue grazie, e tutto intorno la scritta “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi”.

Dovunque andasse, ella si assicurava di avere una scorta di medaglie da regalare alla gente che incontrava. A ciascuno chiedeva quanti figli, quanti fratelli o sorelle avesse, in modo da dargli un numero sufficiente di medaglie. E non accettò mai che le distribuisse un’altra suora, perché voleva consegnarle tutte di persona.

medaglia_miracolosa_frConnesso con la medaglia, c’era poi il Memorare, la preghiera risalente al XII secolo e attribuita a San Bernardo di Chiaravalle che, tradotta dal latino all’italiano recita:


Ricordati, o piissima Vergine Maria,

che non si è mai inteso al mondo
che qualcuno sia ricorso alla tua protezione,
abbia implorato il tuo aiuto,
chiesto il tuo patrocinio
e sia stato da te abbandonato.
Animato da tale confidenza,
a te ricorro, o Madre,
Vergine delle vergini,
a te vengo, e, peccatore come sono,
mi prostro ai tuoi piedi a domandare pietà.
Non volere, o Madre del divin Verbo,
disprezzare le mie preghiere,
ma benigna ascoltale ed esaudiscile. Amen.

Madre Teresa era solita pronunciarla per nove volte di seguito in ogni circostanza nella quale aveva bisogno di aiuto soprannaturale.

Con il suo senso dell’umorismo la definiva una “novena volante”, per la sua efficacia e perché poteva essere recitata in breve tempo.>>

(Tratto da Il segreto di Madre Teresa di Saverio Gaeta, Piemme 2002, pagg. 110-113)

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Una santa speciale che traccia ma una strada percorribile.

La seguiamo insieme?

 

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“Moro perché non moro”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/11/2015

Moro_02
A chi pensa che le suore di clausura vivano fuori dal mondo, immerse solo in silenzio, preghiera e contemplazione farebbe bene un avvicinamento, per quanto possibile, a un monastero, per cogliere, respirare, vivere qualcosa delle giornate delle monache e rendersi conto di persona di come queste religiose abbiano il polso del mondo, ne conoscano la temperatura.

Un esempio? A Milano, nella febbrile metropoli lombarda, dove tutto è corsa, nel convento delle Carmelitane Scalze, per sottolineare i 500 anni dalla nascita di Santa Tereas d’Avila, la grande riformatrice di quest’ordine all’insegna dell’austerità, si è organizzato nientemeno che un concerto che al tempo stesso è stato un gesto di affetto e di memoria per una “carmelitana d’amore”, come si definiva Giuni Russo, una cantante speciale morta dieci anni fa.

A volere l’evento è stata la priora del monastero Madre Emanuela, che ha chiamato la cantante Dulce Pontes, icona del fado, la quale ha interpretato, tra gli altri motivi Ondeia, Ave Maria Sagrada, e soprattutto Nada te turbe su musica di Giuni Russo e testo della stessa santa di Avila.

Il concerto è stata occasione per Madre Emanuela di ripercorrere il rapporto speciale di spiritualità e amicizia che legava la cantante al monastero e alle Carmelitane che vi vivono.

Moro_01A metà degli anni novanta – ha ricordato la Priora – Giuni Russo telefonò per avere il testo esatto della poesia “Desiderio del Cielo” di Santa Teresa, da cui fu poi tratto il motivo “Moro perché nun moro”, che fece ascoltare alle monache.

Giuni era una persona che cercava l’essenziale, il legame con Dio, Gesù e la Vergine ed era in perfetta sintonia con lo spirito della Santa spagnola.

Sapeva trasmettere con le canzoni il suo messaggio di speranza, sempre ad oltranza, unito alla fede e alla carità.

Le sue interpretazioni non lasciavano addosso solo emozioni ma erano permeate dal sapore della grazia, della sensibilità verso quanti fanno fatica e soffrono, della forza della serenità anche quando si vive l’angoscia di un tumore che, nel suo caso, sapeva non dare scampo.

Giuni, carmelitana dentro, nella sua interiorità, è sepolta nel cimitero delle monache.

(Articolo di Daniele Giglio pubblicato su “Frate Indovino”, Giugno 2015)

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