FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘#saveasiabibi’

«Voglio essere cristiana e ci riuscirò.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/01/2019

Una delle tante storie di persecuzione e odio verso i cristiani, una donna dalla fede ammirevole, come quella di Asia Bibi che, attratta dalla luce del Vangelo, vi ha attinto la forza per soffrire e per fuggire dal luogo in cui veniva perseguitata.

Fauzia (nome di fantasia) voleva abbracciare la fede cattolica. Ma se vivi in Pakistan e sei una donna nata e cresciuta nella fede islamica, sposata con un uomo musulmano, la cosa diventa spaventosamente comlicata.

Fauzia, laureata, con quattro figli, qualche anno prima rimase sorpresa conoscendo una donna occidentale in un negozio della città di Lahore. Divennero amiche; questa donna aveva una luce particolare: le raccontò che dipendeva dal cristianesimo. Ma quello che più sorprese Fauzia era lo stile di vita della sua amica.

Le botte del marito.

Da quel giorno iniziò a bombardarla di domande fino a quando, un giorno, la donna occidentale sparì. Tutta via Fauzia prese una decisione: «Voglio essere cristiana e ci riuscirò.» Ebbe la cattiva idea di comunicarlo al marito e subì delle percosse.

«Sei cristiana? Ti ammazziamo!»

Secondo fonti locali del Vatican Insider, i familiari si arrabbiarono con lei minacciandola: «Se ti azzardi a farlo ti ammazziamo!», le dicevano.

Un anno dopo, improvvisamente suo marito morì. Fauda era vedova, con quattro figli di 10, 12, 15 e 18 anni. Vedendosi più libera cominciò a dialogare coi figli. In questo dialogo decisero tutti e quattro di convertirsi al cristianesimo. Non restava che una possibilità, fuggire, sparire.

La sua amica occidentale le aveva lasciato un numero; era giunto il momento di chiamarlo. La vedova coi suoi quattro figli scapparono di notte come ladri. Il vero ladro, in realtà, era uno Stato che proibisce di essere liberi.

Un paese in cui ogni anno circa 700 donne cristiane sono sequestrate, violentate e obbligate a convertirsi all’Islam.

Ora Fauzia e i suoi figli vivono nelle Filippine, hanno una casa, lei lavora e i figli studiano. Una vita normale, quella vita che non possono avere i cristiani del Pakistan.

(Tradotto dallo spagnolo da: http://www.religionenlibertad.com/polemicas/29744/su-marido-musulman-le-dio-una-paliza-sus-familiares-querian-matarla.html)

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«La nostra vita è in pericolo, abbiamo difficoltà anche a trovare da mangiare.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/11/2018

Tre anni fa pubblicavo un post su Asia Bibi la giovane madre cristiana arrestata in Pakistan nel 2009 per aver osato bere in una fontana utilizzata dalle sue colleghe musulmane.

Ero profondamente toccato dalla fede ammirevole con cui affermava: «Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto – credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui.»

Dopo otto anni di ingiusta reclusione, i giudici della Corte Suprema del Pakistan hanno cancellato la condanna a morte per blasfemia che gravava sulla donna sin dal 2010.

Asia Bibi adesso è libera, ma l’odio islamico che abbiamo visto in piazza in questi giorni (sentito o manipolato dall’alto?) vuole comunque la testa di questa cristiana, e il marito si appella all’Italia con queste accorate parole:

«Chiedo al Governo italiano e faccio un appello: aiutateci a far uscire dal Pakistan me e la mia famiglia perché siamo in pericolo!» (Fonte: http://www.ansa.it).

In un altro appello all’Italia il signor Ashiq Masih ha …: «La nostra vita è in pericolo, abbiamo difficoltà anche a trovare da mangiare.» (Fonte: http://www.ansa.it).

Cristiani che leggete, affido alla vostra preghiera questa famiglia, preghiamo per loro e per i cristiani perseguitati nel mondo!

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“Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/04/2015

Cristianofibia_04_AsiaBibiUna storia di persecuzione:

Quando nel 2009 la polizia è andata a prenderla, Asia Bibi, giovane cristiana cattolica madre di cinque figli, subito non ha capito.

Aveva avuto una discussione con delle compagne di lavoro musulmane, niente di serio, così credeva. Invece loro l’avevano denunciata, accusandola di aver detto parole offensive contro Maometto: un’accusa gravissima in Pakistan, dove Asia vive e dove la legge punisce la blasfemia –offendere la fede con parole e azioni – anche con la morte.

Nel 2010 Asia è stata condannata a morte mediante impiccagione. Nel 2014 la sentenza è stata confermata in secondo grado. Si attende ora l’esito del ricorso presso la Corte Suprema, terzo e ultimo grado di giudizio.

Dal 2009 Asia è in prigione. Il giudice Naveed Iqbal, che per primo l’ha condannata, un giorno le ha fatto visita per offrirle la revoca della sentenza, a condizione che si convertisse all’Islam. “Io l’ho ringraziato di cuore per la sua proposta – racconta Asia – ma gli ho risposto con tutta onestà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musulmana.

Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto – credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui”

(Tratto da “Via Crucis per i cristiani perseguitati” del 3 aprile 2015 del vescovo di Ivrea, monsignor Edoardo Aldo Cerrato)

Uno dei tenti inviti di Papa Francesco (Udienza generale del 25 settembre 2013)

«Quando penso o sento dire che tanti cristiani sono perseguitati e anche danno la vita per la loro fede, tocca il mio cuore questo o non viene a me? Sono aperto a quel fratello o a quella sorella della famiglia, che sta dando la vita per Gesù Cristo? Quanti di voi pregano per i cristiani che sono perseguitati? Quanti? Ognuno si risponda nel cuore: “Io prego per quel fratello, per quella sorella, che è in difficoltà, per confessare e difendere la sua fede?”. È importante guardare fuori dal proprio recinto, sentirsi Chiesa, unica famiglia di Dio!»

Ci uniamo a lui?

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