FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Posts Tagged ‘scrivere a mano’

«Riappropriamoci della parola. Trattiamola con la riverenza che le si deve e che le permette di parlarci in profondità.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/03/2021

Si sentono sempre più frasi del tipo: «Ti giro il messaggio che mi ha mandato» – oppure – «Ti faccio ascoltare il vocale che gli ho inviato» – quando dobbiamo condividere qualche indicazione e così perdiamo gli ultimi scampoli di memoria che ci erano rimasti.

Un nostro familiare ci manda l’indirizzo di dove dobbiamo andare, e perdiamo la capacità di ricordarlo. Il passo successivo verso la perdita di capacità di ricordare quel titolo, quella citazione, quell’articolo letto pochi giorni prima è presto fatto.

E finiamo in questo modo per leggere tutto e il contrario di tutto, perdendo l’abilità di confrontarlo con ciò che abbiamo metabolizzato e fatto nostro. Leggiamo qualunque cosa e il suo contrario, senza venirne nemmeno scalfiti, senza riuscire più a ragionarci sopra. E non resta che l’insulto di pancia sui social…

Quanto era bello quando la parola aveva tutta la sua capacità di costruire e di distruggere, di toccare il cuore al punto di restare nella mente persino dopo anni.

Ricordo ancora le lettere di carta, scritte con la penna, che ci scambiavamo con mia moglie, quando da ragazza studiava in Canada. Quante frasi, a distanza di 25 anni, sono ancora scolpite nella mia mente e nel mio cuore. Possono affermare la stessa cosa i ragazzi che oggi si mandano bellissimi messaggi su Instagram che adesso ci sono e poi svaniscono come la rugiada al sole del mattino?

Allo stesso modo, mi torna in mente quella parola che mi impedì di cadere nella disperazione quando mi dissero 24 anni fa, che potevo avere un male incurabile. «Figlio, non avvilirti nella malattia, ma prega il Signore ed egli ti guarirà. Fa’ poi passare il medico – il Signore ha creato anche lui – non stia lontano da te, poiché ne hai bisogno.» (Sir 38,9.12).

Ho impresse nel cuore le parole del passo che mi fece realizzare quanto profondo è l’amore di Dio per me, amore personale, amore diretto, amore struggente, l’amore più grande di tutti. «Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo.» (1 Gv 4,19-20)

E adesso? Con la comunicazione rapida, hanno svuotato la parola dalla sua potenzialità di senso, hanno fiaccato, indebolito, la parola, tanto che articoli o post troppo lunghi non li legge più nessuno ormai.

L’atto più sovversivo che potremmo fare? Riappropriarci della parola. Trattiamola con la riverenza che le si deve e che le permette di parlarci in profondità.

Torniamo a scriverla e riscriverla e leggerla e rileggerla, stando in silenzio, e magari impararne qualcuna a memoria, e tornerà a parlarci.

Anche quando usiamo i social e le app di messaggistica, scriviamo lentamente e rileggiamo con cura il messaggio prima di mandarlo. Lo possiamo fare.

E possiamo anche chiedere a Dio che i potenti che decidono e guidano e tengono le redini della tecnologia, riconoscano che non c’è Dio al di fuori di Lui.

«Mostrando la sua potenza e la sua fedeltà nell’amore, Egli (il Dio della Bibbia, n.d.r) può generare anche nella coscienza del malvagio un fremito che porti alla conversione. “Ti riconoscano, come noi abbiamo riconosciuto, che non c’è Dio fuori di te, Signore.” (Sir 36,4)» (San Giovanni Paolo II)

Voglio pregare, oggi, e credere che Dio possa e generare nella coscienza dei malvagi che ci hanno messo in questo incantesimo multimediale, un fremito che porti alla loro conversione.

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Due atti di libertà oggi, anzi tre.

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/06/2020

Non posso fare a meno di osservare e riflettere. Non sono giudizi, solo osservazioni.

Smart working, e sanno tutto del tuo lavoro.

Didattica a distanza, e sanno tutto di te sin dall’età evolutiva (in pochi giorni tutta una generazione ha consegnato alla rete i propri dati).

Carte obbligatorie e sanno cosa, quanto, quando, dove, quanto spesso compri, anche se sei refrattario a comprare online.

Preghiere online e sanno se credi e in chi.

Comunicazioni via web… e sanno tutto il resto.

Referti online e sanno tutto della tua salute.

Microfoni attivi di cellulari, computer, tablet et similia, e sanno ciò che dici.

Social network, e sanno tutto il resto…

App Immuni, e sanno (ma poi la sanno?) gli spostamenti della tua eventuale virulenza.

Chi ha interesse a raccogliere questa mole sconfinata di dati?

Non lo so e non cerco risposte a cui né io né voi abbiamo accesso, sono solo dubbi che vengono a chi non può fare a meno di osservare e ragionare.

Non ho certezze da complottista ma è evidente che, chiunque esso sia, qualunque cosa sia, ha un grande bisogno dei nostri dati, un interesse sempre più urgente ad accedervi, per sussistere.

Forse, c’è un atto che resta davvero intimo e profondamente, sovversivo a cui ancora non riescono ad arrivare.

Anzi due.

Spegnere il cellulare (e i tablet e il pc di casa, e la smart tv). E scrivere a mano, come Winston, il protagonista del romanzo di Orwell “1984”, quando trovò un quaderno e scoprì che il più grande atto di libertà era scrivere a mano, acquattato nell’unico angolo cieco della videocamera del grande fratello.

Ma forse c’è un terzo atto davvero intimo che ci può rendere davvero liberi, insieme allo spegnere il cellulare qualche ora al giorno e scrivere a mano…

Pregare. Pregare affinché tutto questo arrivi a conoscere un limite, quello del rispetto dell’intimità dell’uomo.

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