FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘tentazioni del maligno’

«C’è la fregatura ma non la becchi subito.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/03/2022

Tre tentazioni pericolose contro la fede che si vestono da pensiero intelligente, che hanno anche le loro ragioni ma che nascondono la fregatura.

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La suora che lottava contro il demonio

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/08/2019

“Perché preghi, tanto casa non te ne danno”

“Anche se non me ne danno, ma bisogna che prego lo stesso…”

“E per quanto preghi?”

“Fintanto che ottengo”

Se volete conoscere la suora che rispondeva così alle tentazioni del demonio, leggete il racconto interessante che ne fa Don Marcello Stanzione nell’articolo che segue.

«Paola Muzzeddu nacque ad Aggius, piccolo centro della Gallura in provincia di Sassari, quarta di undici figli, da Giovanni Battista e Serra Francesca il 26 febbraio 1913 e ricevette il Battesimo il 24 marzo, vigilia dell’Annunciazione. E’ alla scuola della mamma, semplice,  dignitosa e paziente nelle difficoltà familiari, che la piccola Paola incominciò ad apprendere lo spirito di docilità e di sacrifico. Trascorse la fanciullezza e la giovinezza nel proprio paese, ad eccezione della parentesi nel continente dall’ottobre 1926 all’estate 1931. Nel 1937 si trasferì a Sassari, dove frequentò i Corsi di taglio e cucito: qui incominciò a vivere con Maria Lepori, con la quale condivideva gli ideali religiosi e che fu la sua prima consorella, e, avviato il lavoro di sartoria, diede inizio all’accoglienza delle giovani. Nel dicembre 1943, sfollata in seguito ai bombardamenti, dapprima ad Aggius e dopo a Viddalba – Li Reni, ricevette l’ispirazione di dar vita ad una comunità religiosa, nello spirito della beatitudine “Beati i puri di cuore …

… perché vedranno Dio”.

La dimensione mariana di Paola aveva maturato alla scuola di Maria, la Madre di Gesù, inizialmente attraverso la recita del santo Rosario, preghiera mariana per eccellenza , ne diventerà l’aspetto spirituale. La domenica 5 ottobre 1947, Festa della Beata Vergine del Rosario, a Sassari diede inizio alla vita comune e il giorno 8 dicembre 1948, Festa dell’Immacolata, cinque sorelle indossarono gli abiti benedetti dall’Arcivescovo di Sassari Mons. Arcangelo Mazzotti, che, in occasione della cerimonia, paternamente sottolineò: “Da quando in qua si è visto mai, in un anno, benedire una Cappella, una Madonna e gli abiti?”.

Gli anni successivi furono ricchi di preghiera, di,lavoro e sviluppo dell’opera per l’apertura di nuove case. Madre Paola giunse, dopo due anni di consapevole sofferenza serenamente offerta per riparare ai peccati che vengono commessi, alla fine del suo pellegrinaggio terreno a soli 58 anni, io 12 agosto 1971 nel paese natio, al suono dell’Angelus, consumata dall’amore di Dio.

Il  “diario spirituale” scritto da suor Maria Paola per obbedienza al suo confessore, abbraccia le vicende degli anni tra il 1927 e il 1956, riguardo al demonio, la fondatrice delle suore chiamate popolarmente “celestine” per il colore del loro abito religioso, così scrive nel 1947:

“Un giorno non sono rimasta in chiesa per finire il rosario (mi sentivo male) ho continuato a casa. Mentre pregavo sento una voce che dice: “Perché preghi, tanto casa non te ne danno”. Voleva la casa, allora io un po’ scoraggiata mi sono sentita venir meno, però ho risposto: “Anche se non me ne danno, ma bisogna che prego lo stesso…” e la voce un po’ più debole: “E per quanto preghi?”.

“Fintanto che ottengo” ho risposto… Se ne è andato tutto tremante. Ho pensato che era il demonio che mi voleva scoraggiare dicendo menzogne, perché la casa ce l’hanno data subito.

Bisogna pregare e confidare nel Signore e non dare ascolto al disgusto che si può sentire, perché il disgusto lo fa sentire il demonio e non vuole di pregare: perché sa che se preghiamo otteniamo le grazie e lui è sconfitto…

Tanti giorni prima di andare in viale Caprera, sento il campanello della porta, vado per aprire e dalle persiane vedo questa figura nera, una testa quadrata con occhi grandi che mi guardava con odio e disprezzo.

Ho aperto subito e non c’era nessuno, perché quel mostro era sparito…Ho pensato che il demonio non poteva soffrire di iniziare l’Opera.

Questa figura lunga, nera la vedevo spesso quando andavamo in chiesa mentre scendevo le scale, vedevo però che si metteva da una parte per lasciarmi passare.”

Nel 1951 scrive sempre sul suo diario: “Un giorno, in viale Caprera, ero sola in Cappella e pregavo perché la Madonna illuminasse delle persone per darci i mezzi a costruirci la casa. Vedo entrare in Cappella una figura come un mostro in forma di pesce grande sollevato da terra, aveva la testa quadrata brutta, gli occhi grossi. Mi ha guardato con rabbia e, come in atto di picchiarmi, mi ha dato uno schiaffo…

L’indomani compare nel viso vicino all’occhio un piccolo foruncolo, questo s’ingrandisce tanto che mi copre l’occhio. Ho sofferto molto…”.»

(Fonte dell’articolo: http://www.miliziadisanmichelearcangelo.org/content/view/2681/90/lang,it/)

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“Smettila di darti il colpo di cric!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/07/2017

Anni Novanta, siamo nel cuore della regione francese di Limosino. Un uomo va di fretta, deve raggiungere sua sorella il prima possibile e ha ben quattro ore di strada davanti a sé prim di arrivare al paese. Le strade sono strette e poco frequentate in questa parte della Francia profonda, nel dipartimento della Creuse. E’ ora di partire!

L’uomo ha verificato il livello dell’olio dell’auto, ha fatto il pieno, controllato le gomme e domandato a suo figlio di sistemare nel cofano la ruota di scorta depositata nel garage.

Dopo un buon caffè preparato da sua moglie, l’uomo si lancia sulla strada e, percorso qualche chilometro, il suo animo si proietta già verso la serata che l’attende a casa di sua sorella, mentre una grande gioia pervade il suo cuore all’idea di vivere una pausa di ventiquattr’ore lontano dalle sue attività quotidiane.

Due ore dopo… Foratura della ruota anteriore sinistra. “Ah! Mi doveva capitare proprio oggi! Per fortuna mio figlio ha caricato la ruota di scorta!”.

L’uomo apre il cofano, prende la ruota di scorta e cerca il cric. Inutile! Dopo aver cercato dappertutto, si arrende all’evidenza: il figlio ha messo la ruota di scorta ma ha dimenticato il cric, era impossibile cambiare la ruota!

Cosa fare adesso? Il luogo è deserto ed è inutile sperare di trovare un garage nel raggio di qualche chilometro. L’uomo evita di perdere tempo a pensare male del figlio e alla sua testa di rapa, cerca di trovare una soluzione rapida al problema. Fare l’autostop? Forse, ma di qua non passa nessuno se non di tanto in tanto qualche mucca.

L’uomo, molto attivo ed energico, decide di camminare fino al paese di Saint-Sulpice-les-Champs, alla cui entrata ricordava ci fosse un’officina. Cammina con passo calmo fino a quando gli viene in mente un pensiero: “Un cric? Ma quanto mi verrà a costare? Forse me la caverò con 10 o 15 euro!”.

Allunga un po’ il passo, percorrendo alcuni chilometro, ed ecco un altro pensiero: “No, non bisogna sognare, non posso trovare un buon cric con 10 o 15 euro; il commesso mi vedrà arrivare senza fiato e mi chiederà almeno 30 euro! Oggigiorno funziona così nel commercio: conta solo il denaro e non si può essere sicuri di niente!”.

Il suo passo si fa più nervoso e l’uomo comincia a stancarsi. Non ha più vent’anni! Un terzo pensiero gli frulla nella mente: “Trenta euro? Ma chi mi dice che il commesso si accontenterà? E se mi chiedesse 50 euro? Che faccia tosta, non è possibile! Tipi così non dovrebbero esistere, perché ne approfittano e accumulano soldi sulle disgrazie degli altri!”.

Il passo dell’uomo si fa infina scattante, quasi militaresco. Suda il doppio e il suo viso arrabbiato sembra pronto a mordere. Annebbiato dalla scena immaginata col commesso immaginario della pseudo officina, nelle vene sente scorrere la rabbia che sale dalla gola e gli provoca schiuma alla bocca.

Nella sua ossessione parla ad alta voce e con tono perentorio. I ruminanti del luogo lo osservano con aria bovina, certi che il cric non sia un loro problema.

Egli dice tra sé e sé: “Ecco, esageriamo adesso, non più a 50 euro, ma me lo venderà a 70 euro e non vorrà neanche farmi lo sconto, già lo so! A quel punto mi sentirà! O crede che mi lascerò convincere? Vedrà, gli darò un pugno ed è tutto ciò che si guadagnerà! Quant’è bella la Francia: sempre i soliti che si riempiono le tasche!”.

All’improvviso scorge l’officina all’entrata del paese. Ignorando la sua stanchezza si mette a correre e raggiunge l’ingresso. Apre la porta con violenza e grida alla povera commessa di diciotto anni: “A quel prezzo, il cric se lo può tenere!!!”.

La ragazza capisce che c’è un problema di cric: con calma si dirige verso la vetrina e tira fuori un cric nuovo, sul quale trionfa un’etichetta giallo-fluorescente: ‘Scontato a 9 euro anziché 12,99 euro’.

Gran parte delle nostre sofferenze sono causate dall’immaginazione, chiamata da alcuni la ‘follia della logica’. Consiste nel creare nella nostra mente un film su un fatto che, se succedesse veramente, ci darebbe fastidio. Così facendo, ne anticipiamo il dolore. Un dolore vano, interamente fabbricato con le nostre mani.

Suor Emmanuel Maillard (la seconda da sinistra) con alcune consorelle della Comunità delle Beatitudini.

“Il colpo di cric” è una piccola metafora sullo spirito umano quando, di fronte a una contrarietà, il Maligno, aiutato dalla nostra immaginazione, inietta in modo crescente il veleno della rabbia, della disprezzo, della disperazione, mentre l’uomo non ne ha, al momento, alcuna coscienza.

Questo lento avvelenamento finisce per scollegarlo completamente dalla realtà che lo circonda e lo chiude nella bolla dell’illusione.

Nella mia Comunità, quando un fratello si agita lamentandosi per un malessere immaginario, che sicuramente non si avvererà, si sente dire dagli altri: “Smetti di darti il colpo di cric!”.

Con queste semplici parole il fratello apre gli occhi sul tranello nel quale potrebbe cadere e, tra i sorrisi di tutti, ritorna immediatamente alla realtà.

(Fonte: “La pace avrà l’ultima parola”, di Suor Emmanuel Maillard, SugarCo Edizioni, pagine 113-115).

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