FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Una scelta sbagliata, per ignoranza

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/05/2018

Ricevo una testimonianza di un caro amico che condivido volentieri nel blog.

«Al mio ritorno da Medjugorie, dopo aver ricevuto così tante grazie, per aver detto si alla chiamata della Madonna, mi sentivo rinato e potevo vedere tutti gli avvenimenti della mia vita in un’altra prospettiva: quella della fede.

Qualche mese dopo la mia conversione, si riacutizzò un problema che mi assillava da oltre 10 anni.

Avvertivo degli spasmi urovescicali che crescevano di intensità fino a diventare delle coliche fastidiose e dolorose seguite talvolta da emorragie.

Ma questa volta, appena cominciarono gli spasmi, ebbi una luce: mi ritornò in mente un episodio accadutomi all’età di 18 anni e che avevo completamente dimenticato, avendolo sottovalutato.

In quel periodo ero depresso e mia madre si preoccupò. Purtroppo, fece una scelta sbagliata, per ignoranza.

Chiamò una vicina che faceva la fattucchiera e la consultò: le disse che avevo il malocchio e il giorno dopo le dette una polvere ‘magica’ che mia madre fece sciogliere nel mio latte (a mia insaputa), ma ricordo perfettamente il sapore disgustoso di quella bevanda, tanto che me ne lamentai.

Il giorno seguente ebbi una cistite dolorosissima, con emorragia e con febbre a 39°. Dovettero farmi ricoverare in ospedale per guarire. Non si scoprì mai la causa e da allora avevo ricorrenti recidive. Nessuna cura pareva efficace.

Ora però, come in un in flash back, rividi quel momento e collegai tutto. Ero stato vittima di una fattura o sortilegio.

Avrei dovuto chiedere una grazia alla Madonna affinché potessi guarire definitivamente. Quella mattina stavo andando a messa. Era domenica. Ero tentato di non andare, ma mi sforzai e andai lo stesso. Il dolore divenne forte. Ed io restai tutta la messa piegato in due.

Offrii le mie sofferenze alla Madonna, feci la comunione e tornai subito a casa .

Mi venne spontaneo mettermi in ginocchio davanti al quadro della Madonna che avevo in camera e la supplicai, come non mai, di guarirmi, piangendo disperatamente.

Poi mi distesi sul letto e mi addormentai.

Al mio risveglio non sentivo più gli spasmi dolorosi; andai al bagno e le mie urine erano tornate chiare. Stavo bene, e il medico confermava che tutto era a posto.

Da allora non ebbi più questo disturbo.

E pensare che non volevo chiedere questa grazia. Mi sentivo già privilegiato, ma poi pensai che non potevo porre io dei limiti alla potente intercessione della Madonna. E così chiesi.

La mia fede mi aveva ancora una volta salvato.»

Come insegna la Sacra Scrittura:

«Figlio, non avvilirti nella malattia,
ma prega il Signore ed egli ti guarirà.

(…) Fa’ poi passare il medico
– il Signore ha creato anche lui –
non stia lontano da te, poiché ne hai bisogno.»

(Siracide 38,9.12)

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«Avevo assunto tutte le droghe possibili, ma la sensazione che provai quella notte non l’avevo mai provata prima.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/03/2018

John Pridmore era un delinquente londinese, immerso nel sottobosco della malavita, dominato dal desiderio di denaro, donne e droga.

Questo ex gangster, che ora lavora, predica il Vangelo condividendo la sua testimonianza.

Alto quasi due metri, con una corporatura che mette soggezione, questa forza della natura si trovava fuori da un nightclub di Londra quando la sua vita subì un brusco cambiamento di direzione verso Dio.

“Avevo appena colpito un ragazzo col tirapugni, quando cadde all’indietro battendo la testa allo spigolo del marciapiede”, racconta John [nella sua testimonianza].

“Vedevo sangue dappertutto e la gente intorno a me che gridava, mentre scappavo pensavo – Potrei beccarmi dieci anni per questa cosa…

John aveva quasi ammazzato un uomo.

Stavo distruggendo tutto e tutti nel mio cammino, ma quando avevo quasi ucciso un uomo, mi accadde qualcosa di incredibile e la mia vita cominciò a cambiare.

Mi inginocchiai, pregai per la prima volta e fu incredibile. Avevo assunto tutte le droghe possibili, ma la sensazione che provai quella notte non l’avevo mai provata prima.”

Ma dovevano accadere ancora molte cose prima che John potesse stare davanti a una folla e raccontare tutto, come fa ora.

Passò del tempo in prigione, lottando con la sua rabbia e la necessità di perdonare.

“Una delle persone che mi aveva ferito di più, era la mia matrigna; era stata crudele con me e, sebbene l’avessi già messa nel libro “dalla malavita alla terra promessa”, quando cominciavo a pregare per lei dicevo – Signore, benedicila ma assicùrati che soffra!

Qualche mese dopo smisi di dire – assicùrati che soffra – dicendo semplicemente – Signore benedicila!

E’ stato dopo la confessione che John è riuscito a sciogliersi dalle catene della falsa convinzione di non essere abbastanza buono per la misericordia di Dio.

“Avevo sperimentato la più grande qualità di Dio, la sua misericordia, ma una cosa era sperimentare Dio che mi perdonava, e altro perdonare me stesso e le persone che mi avevano ferito.

Ma solo quando cominciai a pregare per queste persone, cominciai davvero a sentirmi libero, e penso che questo mi abbia portato a vedermi davvero come mi vede Dio, senza condanna ma con misericordia e comprensione.”

Dice una persona che ha passato molto tempo nelle missioni di John in Irlanda: “Chi ascolta la testimonianza di quest’omone rimane colpito dalle trasformazioni che Dio ha operato nella sua vita; la gente sente la sfida di guardare alle proprie vite e di cercare nelle proprie coscienze.

La storia di John tocca il cuore dei suoi ascoltatori. Ogni volta che la ascoltano e riascoltano, ne trae qualcosa di nuovo e di buono per essere condotta nel cuore amorevole di nostro Padre”

(Tradotto da https://catholicoutlook.org/the-power-of-a-gangsters-testimony/)

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«Papà, perché esci così presto?»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 26/10/2017

Uno studente di un liceo di Chicago di nome Mike passeggiava per il campus col suo tutor. C’era qualcosa che lo emozionava. Il tutor gli disse: «Sembri davvero su di giri Mike.» – «Lo sono», disse Mike. «Mio padre non sai quanto mi abbia impressionato questa mattina. Ero a fare colazione, lui era pronto per uscire con la sua ventiquattrore quando mi ha abbracciato dicendomi – “Buona giornata Mike”.

Quindi, per non so quale ragione mi è venuto in mente che non avrebbe iniziato a lavorare prima delle nove; erano solo le 7,45. “Papà”, gli ho detto, “Perché esci così presto? Non devi essere lì che alle nove e ci metti solo una decina di minuti per arrivare in ufficio.

Mio padre mi ha risposto: “E’ vero Mike, ma di solito cerco di arrivare in tempo per la Messa delle otto della Holy Trinity Church che è di strada per il mio ufficio”.

Mi colpì molto, a me non era mai capitato di andare a Messa durante la settimana, lui non me ne aveva mai parlato prima. Ma quello che mi colpì di più fu che ultimamente lo facevo penare non poco solo per andare a Messa la domenica.

Father And Teenage Son Having A Hug

Lui non mi ha mai detto: ‘Guarda Mike, io ci vado tutti i giorni, tu ci dovresti venire almeno alla domenica. Non mi ha mai detto una cosa del genere, però stamattina mi ha fatto venire voglia di andare alla Messa quotidiana…, chissà, forse mi avrebbe donato uno sguardo diverso alla Messa domenicale”.»

Il padre di Mike non andava alla Messa quotidiana per impressionare qualcuno, lo faceva semplicemente come un atto d’amore in risposta al desiderio di Gesù che si facesse in memoria di Lui.

Quando facciamo del bene e lo facciamo semplicemente perché è una cosa buona, per la bellezza che l’azione ha in sé e per la gioia che ci dà, siamo sicuri di avere un vero impatto sulla gente.

Testimoniare il bene non è niente più di questo.

Se noi come Cristiani viviamo gli insegnamenti del Vangelo per amore di Gesù e del suo insegnamento, faremmo l’evangelizzazione più efficace possibile ai milioni che trarrebbero grande beneficio dalla conoscenza dell’amore di Gesù.

[Tradotto da «100 challenging anecdotes» (Pag. 17 e 18), di Percival Fernandez Vescovo ausiliario di Mumbay e segretario generale della Conferenza Episcopale Indiana].

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«La vita di Gregorio è un lume e come tale non possiamo tenerlo sotto il moggio»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/07/2017

«Ci chiamiamo Jacopo e Giuditta Coghe, ci siamo sposati il 28 Dicembre 2008 e quel giorno sapevamo che Dio Padre ci avrebbe mostrato meraviglie, ma non avremmo mai potuto immaginare di vedere i Cieli aperti sopra di noi. Dopo circa due anni di matrimonio sembravano non arrivare figli, cercammo perciò di capire la causa di questa infertilità, ma gli esiti degli esami non erano buoni.

Ci recammo allora a Norcia, al santuario della casa natale dei Santi Benedetto e Scolastica dove chiedemmo a Dio la Grazia di donarci un figlio, promettendo di consacrare a Lui la sua vita. Pochi giorni dopo ci sottoponemmo ad una visita presso il Policlinico Gemelli e qui ci venne dato esito negativo sulla possibilità di generare senza l’aiuto di trattamenti medici.

Era il 4 Ottobre del 2010 e nel grembo di Giuditta era già vivo il nostro primo figlio, Benedetto, ma noi ancora non lo sapevamo. Questo Dono che Dio ci stava facendo cominciò immediatamente a portare frutti perché rafforzò la nostra fede e ci permise di ripensare tutte le nostre priorità e adeguare i nostri progetti all’accoglienza di una nuova vita. Prendemmo quindi con gioia la decisione che Giuditta non avrebbe più lavorato per dedicarsi completamente alla famiglia. Non volevamo rinunciare nemmeno in parte all’impegno e alla gioia di crescere personalmente nostro figlio.

Il 9 Giugno 2011 nacque Benedetto, dopo un lungo travaglio e varie complicazioni durante il parto. Il suo arrivo fu per tutta la famiglia una gioia indescrivibile e accrebbe ancora di più in noi il desiderio di moltiplicare questa Grazia. Così dopo dieci mesi dalla sua nascita scoprimmo di aspettare la nostra secondogenita, Brigida, nata anche lei di parto cesareo e viva miracolosamente nonostante un nodo vero al cordone ombelicale: era il 4 Gennaio del 2013.

L’arrivo di questa nuova creatura ci insegnò che ogni figlio che viene al mondo non ci toglie nulla, anzi dona, moltiplica e aumenta tutto: l’amore, la Provvidenza, le energie e le gioie di ogni membro della famiglia. Ci siamo resi conto di quanto ogni momento passato con i nostri figli sia un dono, mentre intorno a noi l’accanimento contro la vita e l’odio per la famiglia aumenta.

L’esperienza di crescere i nostri figli in questa società disorientata e assoggettata ad un relativismo assoluto ci convinse ad impegnarci attivamente in difesa della famiglia naturale e della libertà di educazione, e, in questi mesi d’intenso lavoro e proficuo sacrificio, Dio Padre volle portare avanti la Sua opera con noi: l’8 Ottobre del 2013 scoprimmo infatti di aspettare il nostro terzo figlio. A sole 8 settimane di gestazione però Agostino fu richiamato in Cielo.

Professor Giuseppe Noia, neonatologo e ginecologo presso il Policlinico Gemelli di Roma

La separazione da lui fu una grande sofferenza, ma la certezza del valore inestimabile della Vita umana già dal grembo materno, a prescindere dalla sua durata, è stata per noi di enorme consolazione. Dopo un solo un mese da questi fatti scoprimmo di aspettare il nostro quarto figlio, Gregorio. Questa volta la gravidanza iniziò senza apparenti problemi, ma verso la dodicesima settimana di gravidanza Giuditta cominciò ad accusare dei dolori. Perciò ci recammo all’ospedale di Terni, sua città Natale, per una visita di controllo: era il 3 Aprile del 2014.

I medici capirono subito che c’erano seri problemi, infatti il liquido amniotico era praticamente assente. Fu ipotizzata una rottura del sacco e Giuditta fu ricoverata e costretta all’immobilità assoluta. I medici ci dissero che il bambino sarebbe morto entro poche ore e con estrema naturalezza ci consigliarono di abortire subito.

In quel momento Giuditta era sola di fronte al medico il quale, senza nemmeno aver valutato lo stato di salute del bambino, la invitò a “liberarsi” di quel problema, come se fosse semplicemente un dente cariato.

Ci rifiutammo però di buttare via il nostro bambino e ci affidammo con tutte le forze a Santa Gianna Beretta Molla perché con la sua intercessione e il suo esempio ci guidasse. I giorni passavano e sotto gli occhi stupiti dei medici la gravidanza proseguiva: senza liquido e senza poter valutare il piccolo.

Grazie all’esperienza e al sostegno del Prof. Giuseppe Noia, riuscimmo a trasferirci al Policlinico Gemelli dove effettuammo dei trattamenti per tentare di valutare lo stato di salute del bambino. Per difendere la sua vita fummo chiamati ad affrontare tante prove, diversi mesi di ospedale, attese e silenzi infiniti, la lontananza dai bambini e soprattutto l’attacco costante e deciso del Nemico che tentava di convincerci che la vita di questo bambino non aveva senso, che era meglio uccidere che accogliere un figlio che di certo sarebbe morto subito e che eliminare nel grembo della madre una creatura innocente fosse una “terapia” indolore per liberarsi di una seccatura.

Dopo circa due mesi arrivò la diagnosi: agenesia renale bilaterale, ovvero l’assenza di entrambi i reni. Fummo informati del fatto che, se fosse riuscito ad arrivare al termine della gravidanza, il nostro bambino sarebbe di certo morto subito non potendo respirare da solo. In quel momento parve che il Cielo si chiudesse sopra di noi. Il dolore, l’incapacità di comprendere, l’angoscia per un figlio sofferente e la paura per un altro parto che si prospettava ancora più difficile sembrò per un attimo soffocarci.

Era giunto il momento della prova, quella prova in cui un cristiano è chiamato a dare ragione della sua fede e nella quale solo la Grazia può sostenerti. Tante persone ci dicevano che eravamo coraggiosi o bravi ad aver scelto di “tenere” questo bambino nonostante tutto, tante altre invece ci reputavano folli, egoisti e incoscienti, ma la verità è che non siamo stati nulla di tutto questo, abbiamo agito semplicemente come agirebbero un papà e una mamma, cioè abbiamo accolto e protetto nostro figlio come un dono prezioso.

Nonostante ogni previsione il bambino cresceva e ogni volta che Giuditta era triste e angosciata lui non mancava di farsi sentire, come a voler dire: “Mamma, io ci sono, sono vivo, sono dentro di te e ti amo!”. La consolazione che derivava da ogni suo piccolo calcetto è stata un’esperienza indescrivibile. La forza della Vita prepotentemente si faceva avanti e ci chiamava ad accoglierla ed amarla.

Fummo chiamati al difficile compito di dare un senso alla vita di questo bambino anche di fronte ai suoi fratellini, che lo attendevano con ansia per abbracciarlo e ai quali abbiamo spiegato che solo per un momento ci saremmo allontanati da lui, perché ci aspettava in Cielo e che lo offrivamo con gioia a Dio per amore di Gesù.

Arrivò quindi il 26 Agosto 2014, giorno stabilito per il cesareo, giorno della nascita al mondo e al Cielo del nostro piccolo Santo. Il personale del Policlinico si presentò aperto e disponibilissimo, ci fu permesso di far entrare lo zio Diacono per battezzare il piccolo appena fosse nato.

Fu consentito a Jacopo di assistere dal corridoio per poter salutare suo figlio e fu permesso ai meravigliosi operatori della Quercia Millenaria Sabrina e Carlo Paluzzi, di poter tenere la mano di Giuditta nella sala operatoria durante tutto l’intervento. Alle 10 e 40 un pianto pieno di vita ruppe il nostro silenzio e la nostra angoscia: “E’ un maschio!”.

Era nostro figlio, era Gregorio ed era vivo! Fu subito visitato e ne fu appurata l’inaspettata vitalità, fu quindi battezzato con grande consolazione e gioia di noi tutti, poi fu posto tra le braccia del suo papà che con amore e tremore lo contemplò come un mistero infinitamente più grande di noi.

Poi rientrato in sala parto fu il momento della mamma che poté baciarlo, tenerlo con lei e cantargli una ninna nanna, come aveva fatto per gli altri suoi figli. Fu anche inaspettatamente consentito ai parenti di conoscerlo e salutarlo. Contrariamente ad ogni aspettativa la nostra vita con lui durò ben 40 minuti, durante i quali fu amato e coccolato. Lo pregammo di intercedere per noi e per i suoi fratelli e senza che ce ne accorgessimo, dalle braccia del suo papà terreno passò a quelle del Padre Celeste.

Santa Gianna Beretta Molla

Questa fu la vita che Dio aveva previsto per il nostro Gregorio e che noi genitori gli abbiamo semplicemente lasciato vivere, una vita che ha riempito il cuore di tante persone e che con nostro grande stupore continua a fare. Gregorio è passato per questa terra e ci ha mostrato con la sua santità la via del Cielo; è passato nelle nostre vite con la forza di un guerriero mostrandoci che i piani del Signore sono piani di Amore. Gregorio è stato festeggiato dalla Chiesa come un Santo, le campane hanno suonato a festa per lui, la santa Messa che abbiamo celebrato è stata quella degli Angeli, nella cui compagnia ora si trova per l’eternità. Il nostro cuore è stato consolato ed è in Pace, nonostante la mancanza fisica che inevitabilmente soffriamo.

Questo non sarebbe stato possibile se quel 3 Aprile del 2014 avessimo deciso che la vita di Gregorio non era abbastanza importante per proseguire, se Giuditta avesse deciso che il suo grembo, invece di essere la culla che accoglieva e nutriva suo figlio, sarebbe diventato la sua tomba. La vita di Gregorio è un lume e come tale non possiamo tenerlo sotto il moggio: è per questo che abbiamo deciso di condividere la storia del nostro piccolo santo con quanti vorranno.»

Jacopo e Giuditta Coghe

(Fonte: http://www.laquerciamillenaria.org/)

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“Ho cercato la libertà ma l’ho trovata, vera e piena solo in Gesù Cristo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/10/2016

L’incredibile storia di Fra’ Paul Iorio.

Un americano a Roma figlio di una famiglia benestante comincia a ricercare il senso della vita, lo cerca nel teatro, poi sperimenta il mondo: la ricerca delle libertà nel vagabondaggio, la strada, la droga, i figli dei fiori, l’assenza di regole, le sostanze psichedeliche, i furti per la noia, il pericolo, il carcere negli States, le donne, fino a quando sperimenta la vera libertà, in Dio, e trova la sua vocazione, sulle orme di San Francesco, povero e veramente libero.

Una testimonianza da seguire fino in fondo.

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Ho fatto questo salto e ho trovato il mio tesoro…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/09/2016

Sister Serena, è sufficiente chiamarla così. L’abito bianco bordato di azzurro delle Missionarie della Carità lo indossa da quasi 40 anni.

Milanese, ha vissuto nelle case delle suore di Madre Teresa in Italia e in Spagna, in Russia e in Mongolia, a Calcutta, in Venezuela.

Ha conosciuto e vissuto con Madre Teresa, ne è testimone, con semplicità e chiarezza.

E’ lei l’ospite di Soul su TV2000 domenica 4 settembre, il giorno della canonizzazione della “santa dei poveri”.


Credo fermamente che siamo chiamati dal grembo materno; tutti quanti abbiamo una vocazione che nasce dal grembo materno. E’ nostro compito riconoscerla e questo non è sempre facile, io ci ho messo parecchio tempo, anche se Signore ci dà delle indicazioni. E’ un po’ come una caccia al tesoro che agli angoli delle strade trovi un’indicazione.

La prima indicazione è stata quella del desiderio di servizio ai poveri. Non era sufficiente dare il superfluo ma dovevo dare il mio tempo.

Fui missionaria ma la relazione tra missionario e povero era sempre dall’alto al basso. Il missionario era colui che aveva potere, denaro e capacità di aiutare e il povero era quello che accettava e non mi piaceva eccessivamente.

Poi ho capito improvvisamente che c’era per me un’altra chiamata, entrare nella congregazione. Difficile per me spiegare come, ma era chiara la chiamata, non c’erano dubbi, il fatto che il mio rifiuto fosse forte dimostrava che la chiamata c’era.

Ho fatto questo salto nel vuoto e ho trovato il mio tesoro…

Non siamo tanto fuori dal mondo, siamo contemplative nel cuore del mondo, viviamo in mezzo ai problemi del mondo, non ci esoneriamo, direi che in qualche modo li prendiamo su di noi ma il modo in cui li risolviamo è diverso.

Così risolviamo la povertà: preghiera, sacrificio e condivisione.

La prima volta che l’ho incontrata [Madre Teresa] ero a Londra per imparare l’inglese, lingua della congregazione. Non sapevo l’inglese, la Madre fece domande semplici e poi ha comiciato a parlare delo nostro spirito, a un certo punto l’ho fermata perché capivo tutto e non ci credevo. E lei… Si perché la Madre parla con la semplicità del Vangelo.

La Madre non solo parlava con le parole di Gesù ma agiva con le azioni di Gesù.

L’ultima volta che l’ho vista mi ha fatto sentire la figlia prediletta. Tutti avevano questa sensazione, ci sentivamo particolarmente amati.

Madre Teresa è stata una Madre, ed è qualcuno che vive ancora vicino a me.

Il carisma di Madre Teresa: noi non siamo assistenti sociali; il fine della nostra congregazione è quello di saziare la sete di Gesù per amore e per le anime.

Amando i poveri tra i poveri saziamo la sete di Gesù. Questo è il mezzo…

Nella misura in cui sono consapevole della mia povertà, Gesù mi può usare. Se tutto il mondo si rendesse conto di ciò, sarebbe un Paradiso.

Molti poveri potrebbero testimoniare di averla vista materialmente presente in mezzo a loro…

Noi non vogliamo risolvere nessun problema; la povertà non la risolveremo mai, Gesù ha detto i poveri li avrete sempre con voi.

La sofferenza non è un tormento, non è un dramma, bisogna trovare il significato di questo dolore. Se troviamo il significato ci sentiamo privilegiati. Bisogna credere nel Paradiso e noi siamo qui per questo.

La verità è una ma non imponiamo la nostra fede a nessuno. La Madre diceva: io insegno ad amare, e questo vogliamo fare noi.

La santità dei santi è come la parte che galleggia degli iceberg, quello che appare in superficie è molto limitato.

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Jessica Rey, la Power Ranger cattolica che predica la castità

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/09/2014

Jessica01

Non si limita a mostrare i poteri speciali nella famosa serie per ragazzi “Power Rangers”, ma la franchezza con cui espone le sue idee, ha anch’essa un qualcosa di particolare.

Di origine filippina, Jessica Rey, nata a Fort Campbell (USA) nel 1982, seconda di tre figli di un veterano della marina, divenne famosa nel 2002 interpretando Alyssa nella seria Power Rangers.

Ha continuato la sua carriera di attrice di fiction televisive in serie come General Hospital, Rules of Engagment, ha fondato un suo marchio di abbigliamento, la “Rey Swimwear”, una linea di costumi da bagno in linea con quello che è diventato uno degli obbiettivi della sua vita: promuovere la modestia nel vestire.

Jessica ha profonde convinzioni cattoliche e percorre gli Stati Uniti predicando la castità in tutte le sue forme, compresa la moda. Attualmente sta scrivendo un libro sul tema, intitolato “Decednt Exposure” (esposizione decente).

San Bernardino da SienaNon puoi donarti veramente fino a quando non hai accettato l’amore che Gesù ti dona. Questo dovrebbe essere il centro della nostra vita”, consiglia la giovane attrice ai gruppi che guida.

Non è stato facile per Jessica dedicarsi a questo compito. Prima di cominciare la missione, “molti sacerdoti amici me lo chiedevano ma io dicevo sempre di no”, racconta la ragazza. Nonostante il suo lavoro, afferma che per lei non è facile parlare in pubblico quando non sta recitando.

Ma un giorno, un amico le ha consegnato un santino di San Bernardino da Siena. Lo aveva preso per lei durante una specie di gioco in cui viene consegnato un santino a caso e la persona a cui capita si impegna a pregare per un anno intero il santo che gli è capitato e che sarà il suo patrono in quell’anno.

Jessica02Lei non sapeva chi fosse quel santo, si documentò e venne a sapere che era il patrono dei predicatori. “OK Signore, accetto!”, disse a se stessa, interpretando questo come un segno.

Jessica ricorda che, durante i suoi primi anni a Hollywood, sebbene non fosse caduta nell’estremo contrario di ciò che ora va predicando, “non capivo nella loro interezza, la virtù della castità e della modestia”. Ma la sua formazione cattolica e alcune persone incontrate nel mondo del cinema, la incentivarono a insistere in questa prospettiva.

Lei si dedica a questo compito perché sa che molti giovani non ascolterebbero mai consigli del genere dai propri genitori, ma dai propri coetanei si. E’ consapevole di non essere una super stella, ma il suo passaggio in televisione e il fatto di essere “qualcuno di Hollywood” sono motivazioni ad ascoltarla quando raccomanda una vita di castità e di modestia.

Ma il successo che sta avendo (in soli due anni ha percorso gran parte del paese) mostra che Jessica non ha ancora perso i suoi “poteri speciali” smettendo di essere una Power Ranger…

(Fonte: http://www.comshalom.org/jessica-rey-power-ranger-catolica-que-prega-castidade/)

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“Ho dei valori che mi impongono dei limiti e pretendo che questi siano rispettati”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/11/2013

Maria Luce Gamboni rinuncia al ruolo di protagonista in un grande musical per una scena di nudo

WCENTER 0PSRAGCCWZ -PESARO – A 18 anni non capita spesso di ritrovarsi protagonista di un musical presentato in venti paesi del mondo e prodotto da David Zard, lo stesso che ha portato in Italia Notre-Dame de Paris di Cocciante. Il debutto nella splendida cornice dell’Arena di Verona.

La prima serata di Raidue, oltre 5 milioni di euro per allestire uno show a cui prendono parte 45 artisti sul palco, 35 membri dell’èquipe tecnica e 22 persone alla produzione. Roba da far girare la testa anche ad un professionista esperto.

Tutto questo la cantante pesarese 18 enne, studentessa del Mamiani, Maria Luce Gamboni ce l’aveva in mano: doveva essere Giulietta nel musical, tratto dall’opera di Shakespeare, “Romeo e Giulietta”.

Doveva.

Maria Luce ha infatti rinunciato alla parte.

Che cosa è successo?

Maria Luce Gamboni  02“Il regista del musical voleva rendere nel più vero modo possibile la scena dell’unica notte d’amore tra “Romeo e Giulietta”. E così uno dei primi giorni, ho iniziato le prove a Roma il 20 luglio, si è avvicinato comunicandomi la sua idea: quella di voler fare questa scena mettendo a servizio dello spettacolo il mio corpo seminudo.

Ci tengo a precisare che nel contratto non era presente alcuna richiesta di questo genere. Io mi sono rifiutata e inizialmente sembravano avermi ascoltata ma poi a dieci giorni dal debutto mi hanno detto che dovevo decidermi: o facevo la scena in quel modo, con una veste completamente trasparente oppure non avrei fatto lo spettacolo.

Io non ho avuto dubbi e me ne sono andata”.

Perché?

“Per due questioni fondamentalmente. Sono molto credente e dunque ho grandissimo rispetto del corpo della donna e inoltre non mi piace come viene utilizzato il corpo femminile dalla società attuale. Tante donne si fanno manipolare perché è l’unico modo per raggiungere il successo: è insopportabile e mi sono opposta”.

Rimpianti?

“No. L’ho fatto e non sono pentita ed anzi lo rifarei. Professionalmente è stata un’opportunità unica che probabilmente non mi capiterà più ma non potevo fare altrimenti. Per coerenza verso me stessa perché ho dei valori che mi impongono dei limiti e pretendo che questi siano rispettati”. E che ne pensa di quelle colleghe che invece non hanno limiti?

Maria Luce Gamboni  03Non giudico nessuno. Ognuno è libero di fare quello che vuole a patto che si senta bene con se stesso. Per me è stato naturale comportarmi così. Alla sera, tornata a Pesaro, ho pianto di felicità perché ho fatto quello che sentivo di voler fare”. Ne ha parlato con i suoi genitori prima di rinunciare?

“No è stata una scelta autonoma. Anzi quando dal treno ho chiamato mio padre per spiegargli cosa era successo lui non capiva perché pensava fosse tutto chiarito sulla scena del nudo. Poi mi ha detto di essere orgoglioso di me”. E i suoi amici che ne pensano?

“Tornata a casa ho voluto scrivere una lettera ai miei compagni del Mamiani per condividere la mia gioia e per dire loro che non devono mai scendere a compromessi nella vita, che devono sempre far prevalere le proprie idee e ragionare con la propria testa. Anche se questo comporta delle rinunce. Chi mi conosce non è rimasto affatto stupito della mia decisione”. Pensa di essere un modello per i suoi coetanei?

“Non lo sono. In realtà mi considero una persona umile che non pretende di dare chissà quali insegnamenti. Ho solo voluto condividere con i miei amici la mia gioia”. Continuerà a impegnarsi nella musica?

La musica è una grande passione ma anche un grande punto interrogativo. Non so se sarà la professione con cui riuscirò a mantenermi. Il mio primo pensiero ora è quello di continuare ad impegnarmi nello studio”.

Maria Luce Gamboni in una presentazione di due anni fa

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“Il cristianesimo non è una religione come un’altra”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/11/2013

Jean-Marie Elie Setbon 01Jean-Marie Elie Setbon, ebreo-ortodosso francese, affascinato sin da piccolo alla figura di Cristo, a soli ventisei anni è rabbino del movimento Lubavitch, nel 2004 la conversione al cattolicesimo, dopo la morte della moglie. Racconta Setbon:

«La nostra famiglia viveva nella precarietà. Ciononostante lunedì 6 agosto 2007 ci venne offerta una giornata di vacanza al mare, in Normandia, a Trouville. Visitai l’immenso calvario che si trova vicino alla spiaggia: quella vista mi causò una emozione molto forte. E nello stesso momento venni a sapere della morte del cardinale di Parigi Jean-Marie Lustiger (un altro grande convertito dall’ebraismo; nda): era un fatto che non poteva essere casuale!

Un mese più tardi ho vissuto una sorta di esperienza mistica, di incontro con Gesù Cristo a casa mia, nella mia stanza: l’ho visto come presente! Di lì, grazie all’accoglienza paziente delle Piccole sorelle di Betlemme, mi sono preparato al battesimo. Sono stato battezzato con il nome di Jean-Marie il 14 settembre 2008.

Jean-Marie Elie Setbon 02

Jean-Marie Elie Setbon presenta il suo libro: Dalla Kippà alla Croce, conversione di un ebreo al cattolicesimo

In quanto “apostata” sono stato rinnegato dalla mia famiglia, ma i miei figli, a loro volta, hanno seguito la mia scelta religiosa. Non è un qualche principio del cristianesimo che mi ha convinto, bensì il fatto di aver avuto la grazia di aver “visto” Gesù risorto.

Questa esperienza diretta con Cristo mi ha trasformato interiormente e mi ha spinto a chiedere il battesimo. Anche prima, quando avevo il desiderio di essere battezzato, non c’era un qualche dogma cristiano che mi convinceva più di un altro. Proprio per questo un giorno vorrei scrivere un libro sul fatto che il cristianesimo non è una religione come un’altra»

[Fonte: UCCR – http://www.uccronline.it/tag/conversione/%5D

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