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Posts Tagged ‘testimonianze di Medjugorje’

«Nel cuore sapevo, avevo la certezza, che in qualche modo il Signore mi aveva ascoltato»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/04/2017

Un’altra guarigione a Medjugorje…

Sono una ragazza di 27 anni. All’età di 19 me ne andai di casa: volevo essere libera, e fare la mia vita.

Ero cresciuta in una famiglia cattolica, ma ben presto arrivai a dimenticare Dio. Un matrimonio sbagliato e due aborti segnarono la mia vita. Ben presto mi ritrovai sola, nell’angoscia e alla ricerca di chissà che cosa! Illusioni! caddi inevitabilmente nella droga: anni orrendi, vivevo costantemente nel peccato mortale; divenni bugiarda, impostora, ladra, ecc.; ma c’era nel mio cuore una piccola, piccolissima fiammella, che satana non riusciva a spegnere! Ogni tanto, anche distrattamente, chiedevo aiuto al Signore, ma pensavo che non mi ascoltasse!!

Non avevo spazio in quel periodo nel mio cuore per Lui, il mio Signore. Come non era vero!!! Dopo quasi quattro anni di questa vita tremenda e orribile, scatto in me qualcosa che mi fece decidere di cambiare questa situazione. Volli smettere con la droga, abbandonai tutto, era arrivato il momento in cui Dio cominciava a trasformarmi!

Tornai dai miei genitori, ma purché bene accolta, essi mi facevano pesare tutta la situazione, non mi sentivo più a casa mia, (premetto che mia mamma morì quando avevo 13 anni e mio papà si sposò poco più tardi); andai ad abitare con la mia nonna materna, fervente religiosa, terziaria francescana, la quale col suo esempio silenzioso mi insegnò a pregare.

L’accompagnavo quasi tutti i giorni alla S. Messa, sentivo che qualche cosa nasceva in me: “il desiderio di Dio!!” Cominciammo a recitare il rosario tutti i giorni: era il momento più bello della giornata. lo quasi non mi riconoscevo, i giorni neri della droga stavano diventando ormai un ricordo lontano. Era arrivato il momento che Gesù e Maria mi presero per mano e mi aiutarono a rialzarmi, nonostante che di tanto in tanto, ma molto raramente, continuassi a fumare gli spinelli. Con la droga pesante avevo chiuso: mi resi conto di non avere avuto bisogno ne di medici ne di medicine; ma non ero ancora a posto.

Nel frattempo mi accorsi di aspettare mio figlio. Ero felice, lo volevo, era per me un grande dono di Dio! Aspettai la nascita con gioia, e fu proprio durante questo periodo che seppi di Medjugorje: credetti subito, nasceva in me il desiderio di andarci, ma non sapevo quando, ero disoccupata e con un bambino in arrivo! Aspettai e misi tutto nelle mani della cara Mamma celeste!

Nacque Davide, il mio bambino. Purtroppo, dopo vari esami medici, si scoprì che sia io che il mio bambino eravamo sieropositivi dell’AIDS; ma non ebbi paura. Mi resi conto che, se questa era la croce che dovevo portare, l’avrei portata! A dire la verità temevo solo per Davide. Ma avevo fiducia nel Signore, ero sicura che mi avrebbe aiutato.

Iniziai i quindici sabati alla Madonna in novena, per chiedere la grazia, Quando il mio bambino compì 9 mesi realizzai finalmente il desiderio di andare in pellegrinaggio a Medjugorje (trovai lavoro come domestica e racimolai la somma che occorreva per il pellegrinaggio). E, combinazione, mi accorsi che la fine della novena l’avrei passata a Medjugorje. Ero decisa a tutti i costi ad ottenere la grazia per la guarigione del mio bambino. Arrivata a Medjugorje, un’atmosfera di pace e serenità mi avvolse, vivevo come fuori dal mondo, sentivo costantemente la presenza della Madonna, che mi parlava attraverso le persone, che incontrai.

Conobbi ammalati stranieri tutti raccolti in preghiera nelle diverse lingue, ma uguali innanzi a Dio! E’ stata un’esperienza meravigliosa! non la dimenticherò mai più. Rimasi tre giorni, tre giorni pieni di grazie spirituali; compresi il valore della preghiera, della confessione, anche se non ebbi la fortuna di confessarmi a Medjugorje per la troppa gente che c’era in quei giorni, ma mi ero confessata il giorno prima della partenza a Milano.

Mi resi conto, quando eravamo in procinto di tornare a casa, che per tutto il tempo della mi permanenza a Medjugorje non avevo chiesto la grazia per il mio bambino ma solo di poter accettare questa malattia del bambino anche come dono, se questo era per la gloria del Signore! E dicevo: “Signore se vuoi puoi, ma se questa è la tua volontà, che così sia”; e promisi solennemente di non fumare più gli spinelli. Nel cuore sapevo, avevo la certezza, che in qualche modo il Signore mi aveva ascoltato e mi avrebbe aiutato. Tornai da Medjugorje più serena e preparata ad accettare qualsiasi cosa il Signore volesse domi!

Due giorni dopo l’arrivo a Milano, avevamo l’appuntamento con il medico specialista di questa malattia. Fecero gli esami al mio bambino; una settimana dopo ebbi l’esito: “Negativo”.

Il mio Davide era completamente guarito!!! più nessuna traccia di questo terribile virus! Checché ne dicano i medici (che era possibile una guarigione, avendo i bambini più anticorpi) io credo che il Signore mi abbia fatto la grazia; ora il mio bambino ha quasi 2 anni e sta benone; io porto ancora la malattia ma confido nel Signore! e accetto tutto!

Ora frequento un gruppo di preghiera di adorazione notturna in una chiesa di Milano, e sono felice, li Signore mi e sempre vicino, ho ancora qualche piccola tentazione quotidiana, qualche perplessità, ma il Signore mi aiuta a superarle. Il Signore ha sempre bussato alla porta del mio cuore anche nei momenti più duri, ed ora che l’ho lasciato entrare, non lo faro più andare via!! Da allora sono ritornata a Medjugorje ancora una volta a capodanno di quest’anno: altri frutti e altre grazie spirituali!

A volte non riesco a dire molte cose se non… grazie Signore!!!

 

Fonte: Eco di Medjugorje nr.54

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“Sei mesi di vita. Ma la Madonna è intervenuta a Medjugorje”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/08/2016

Boyle_01Indipendentemente dal pronunciamento della Chiesa in merito alle apparizioni a Medjugorjie, stanno uscendo in più parti del mondo, testimonianze di guarigioni miracolose, di conversioni, di vocazioni avvenute in occasione di visite, confessioni, preghiere nella terra di Erzegovina.

A questo proposito le edizioni ARES pubblicano la storia di Arthur (Artie) P. Boyle guarito in modo davvero sorprendente da metastasi ai polmoni.

Il libro, che ha per titolo “Sei mesi di vita. Ma la Madonna è intervenuta a Medjugorje”, è stato scritto da Eileen McAvoy Boylen, collaboratrice del quotidiano statunitense The Boston Globe.

La storia di Artie è incredibile.

Una moglie piena di fede, Judy, amata fin da giovanissimo; tredici figli, di cui uno, Joseph, morto ancora nella culla e un secondo, Artie Jr., affetto da autismo.

Un cognato (Kevin) e un amico (Rob) premurosi e pronti a dare la vita per gli amici.

È questo il contesto umano di Arthur Boyle quando a 45 anni scopre di avere i giorni contati – “Sei mesi al massimo”, è la diagnosi – per una metastasi al polmone recidiva di un cancro al rene, da cui era già sorprendentemente scampato 8 mesi prima….

Boyle_03Trovandosi sul baratro, l’Autore, forte del sostegno di Judy decide di affidarsi totalmente a Dio. Contro il parere dei medici – “Il paziente potrebbe non riuscire a sostenere il viaggio” –, ma con i suoi due amici sempre al fianco, Artie attraversa l’Oceano per recarsi a Medjugorje.

E qui accade veramente di tutto… a incominciare dal cuore del protagonista fino al suo polmone malato. Il lieto fine: Artie dice di essere stato un cristiano molto tiepido: a 15 anni dalla sua guarigione inspiegabile ha dedicato questo libro alla Madonna e porta in giro per il mondo questa sua testimonianza: “È Gesù il Signore della vita”.

ll ‘caso di Boyle’ negli USA è stato analizzato e ha tenuto a lungo banco su tutti i principali media nazionali, e, a distanza di quindici anni, per i medici la sua guarigione resta un mistero.

A proposito del libro ha scritto Jim Caviezel, attore protagonista di The Passion:

“Senza Medjugorje, non avrei mai recitato la parte di Gesù in The Passion di Mel Gibson. Dopo essere stato in questo luogo remoto, per la prima volta nella mia vita ho preso coscienza che Gesù mi guardava, che era preoccupato per me e che mi amava. […] Quando ho letto Sei mesi di vita sono stato colpito di nuovo da questa verità”.

E Ray Flynn, già ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, “Artie offre in questo meraviglioso libro la storia impressionante della sua guarigione fisica e della sua conversione. Se avete mai avuto curiosità o dubbi sulla forza della fede, la testimonianza di Artie vi lascerà senza fiato. Essa dimostra che a Dio veramente nulla è impossibile.”

Il dottor James Michaelson, del Laboratory for Quantitative Medicine del Massachusetts General Hospital, aveva detto “Le probabilità di una sopravvivenza di 15 anni in questo stadio del tumore e con questa velocità di sviluppo sono “zero”.

Boyle_02Nell’Oxford Journals, Annals of Oncology, al volume 15, issue 4; American Urological Association è scritto “I pazienti ai quali è stato diagnosticato un carcinoma a cellule renali dello stadio quattro hanno una aspettativa media di vita di 10 mesi”.

L’urologo dr. Francis McGovern, del Massachusetts General Hospital, aveva affermato “Data la gravità e il progredire della malattia di Arthur Boyle, un carcinoma a cellule renali metastatico, per la medicina è difficile spiegare come sia possibile che egli oggi sia vivo: le probabilità di una remissione spontanea del carcinoma sono, infatti, fra l’1% e il 2%. Così ogni volta che lo incontro, mi sento sicuro che Dio esiste. Questa vicenda prova che c’è sempre una speranza”.

Bobby Orr, campione di Hokey su ghiaccio, celebrato nella Hall of Fame della NHL-National Hockey League, ha raccontato: “Una chiacchierata fatta per caso su una pista di hockey su ghiaccio conduce Artie e i suoi amici a un’esperienza che cambia le loro vite. Conosco la famiglia Boyle da tanti anni, e sono certo che la storia di Artie si rivelerà illuminante per chiunque legga questo libro”.

Bill Brett, ex direttore della fotografia del Boston Globe: “Artie Boyle ci racconta come la fede, la famiglia e gli amici lo hanno aiutato a ottenere un miracolo. Un libro che ispira, un libro indimenticabile. Assolutamente da leggere!”.

E Mary Lou Quinlan, attrice ed autrice di The God box, best-seller per il New York Times (www.marylouq.com), ha aggiunto “Sei mesi di vita segue tre uomini normali in un viaggio disperato intrapreso per salvare la vita a uno di loro. Ricca di scoperte notevoli, questa è una storia indimenticabile di amicizia, di speranza e di fede incrollabile. Siate pronti a credere ai miracoli”.

Boyle_04Lo scrittore Jack Sacco, autore di “Where the birds never sing, Above the tree tops…”, ha commentato “In un’epoca in cui l’umanità fa sempre più assegnamento sulla tecnologia per soddisfare le proprie esigenze, Artie Boyle non può fare altro che ricorrere alla fede. Affetto da un tumore terminale e non potendo sperare niente dalla medicina, questo padre di tredici figli è partito in viaggio per un paese lontano alla ricerca di un miracolo. Contro ogni previsione, è tornato a casa guarito. Il viaggio miracoloso di Artie vi scalderà il cuore…”.

E Glen Sather, presidente e amministratore delegato dei New York Rangers, “Uomini che si trovavano più a loro agio in un campo da golf, in una pista di hockey su ghiaccio o in un consiglio di amministrazione partono verso un posto che li attira per motivi spirituali, e tornano a casa completamente cambiati. Una testimonianza avvincente”.

Padre Johann Roten, SM, direttore della ricerca, dell’arte e dei progetti speciali dell’International Marian Research Institute / Marian Library di Dayton, Ohio, ha sostenuto “Il racconto illuminante del signor Boyle – la cronaca di una guarigione fisica e di una trasformazione spirituale – è uno dei molti esempi dei ricchi frutti spirituali, psicologici e fisici di Medjugorje. Ci assicura che Maria ci ama incondizionatamente e che desidera intercedere per i suoi figli”.

Brian Boyle, figlio di Artie, giocatore di hockey su ghiaccio dei New York Rangers e dei Tampa Bay Ligtning, ha raccontato “La guarigione di mio padre è stata una fonte di conversione per me e per i miei undici fratelli.Ci ha cambiato tutti per sempre. Siamo immensamente grati a Gesù e a Maria per gli ultimi quindici anni con mio padre e per le cose che siamo stati in grado di condividere come famiglia. Spero che i lettori traggano incoraggiamento da questa storia di fede, di amore familiare e di amicizia”.

(Fonte: https://it.zenit.org/)

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