FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘#trisomia21’

«Fatevi un amico Down perché è divertente e vi aprirà scenari di tenerezza e bellezza impensabili!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/03/2019

Oggi è la Giornata Mondiale delle Persone con sindrome di Down e come sempre, ogni volta che ricorre la giornata mondiale di qualche cosa, mi chiedo a cosa serva veramente, soprattutto quando, come oggi, la #giornatamondialedellapoesia, l’anniversario della nascita della grande Alda Merini e l’#equinoziodiprimavera (che tra l’altro era ieri) rubano la scena ai miei amici con un cronosoma in più.

Se lo chiede anche Gigi De Palo, papà di Giorgio Maria che con il suo sguardo dolcissimo e “furbetto” ha conquistato tutti. Seguo da anni con grande interesse Gigi su tutti i suoi profili pubblici che ieri ha condiviso questa riflessione.

«Ma servono davvero queste giornate? Non lo so, ma sono un’occasione per riflettere ancora oggi su quanto la vita, ogni vita sia degna.

Perché basta leggere i commenti su alcuni post su Facebook che riguardano le persone con la sindrome di Down per accorgersi che oggi – ancora oggi – nonostante le campagne, nonostante le giornate mondiali, nonostante le indignazioni e le levate di scudi per le prese in giro, per alcuni ci sono vite di serie A e vite di serie B che non andrebbero messe al mondo.

Perché mettere al mondo un bimbo con la sindrome di Down non è “una scelta egoista perché stai scaricando una buona parte del peso sulla società e su tuo figlio”, ma una grande occasione di amore per la nostra famiglia e una occasione di riflessione per il mondo.

Il problema è che fino a quando “tuo figlio aveva diritto di non nascere, onde evitare una vita più dura e limitata degli altri” non cambierà mai nulla per queste persone perché, sotto sotto gli viene detto: non ti lamentare se non si fa ancora nulla per integrarti nella società, già è tanto che sei vivo perché era meglio che non nascevi, mamma e papà hanno sbagliato, dovevano abortirti… adesso sono affari tuoi… adesso ti arrangi…

Una società, non lo dimentichiamo mai, si giudica da come riusciamo a valorizzare gli ultimi.

Fatevi un amico Down perché è divertente e vi aprirà scenari di tenerezza e bellezza impensabili!»

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Dottoressa in scienze politiche!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 03/05/2018

Viviamo in tempi in cui la debolezza fisica viene nascosta, censurata, fino al punto di eliminare i cosiddetti “anelli deboli” sin dal ventre materno.

Tra questi “deboli” le persone Down sono quelle che più mi colpiscono perché ogni volta che ho a che fare con loro (e per lavoro ne incontro tante quasi tutti i giorni), si rivela sempre un piacere interagire con questa gente con un cromosoma in più, quello della gioia secondo me.

Ed è con maggior gioia che leggo che a Napoli una ragazza Down si è appena laureata in scienze politiche con 110 e lode e bacio accademico.

Come sempre lascio le argomentazioni etico filosofiche a chi ha strumenti e competenze per maneggiarle. Mi limito a esporre il fatto e la grande gioia, edificazione e ispirazione che questa storia mi suscita, sperando che possa incoraggiare chi vive la sfida di occuparsi di queste persone speciali.

Giulia Sauro, si è laureata con 110 e lode in Scienze Politiche all’Orientale di Napoli grazie alla determinazione della famiglia che l’ha sostenuta credendo in lei e a un progetto di “tutorato alla pari” che le ha consentito di raggiungere gli stessi obbiettivi curriculari dei suoi colleghi.

Forse non tutte le persone Down hanno i numeri per laurearsi, ma d’altra parte, nemmeno tutte le persone non Down li hanno, solo che nessuno si permette di mettere in dubbio se valga o meno la pena farle nascere…

Storie come questa ma anche quelle della splendida ragazza Down che mi serve l’hamburger al Mc Donalds col sorriso e con un’energia rari, ci dicono che non solo sono vite degne di essere vissute ma che sono doni che aiutano la nostra società stanca e perennemente imbronciata a riscoprire la gioia di vivere.

Ringrazio Dio per tutte queste esistenze che sono di edificazione, come quella di Emmauel, che parla quattro lingue, o quella di Sarah con la sua normalità gioioisa, o quella dell’irresistibile Cristina Acquistapace a cui la sindrome di Down non ha tolto nulla nello scoprire la sua vocazione alla vita consacrata.

Non è sempre tutto rose e fiori, questo lo sappiamo, e ce lo conferma chi ci sta passando come Gigi De Palo, (residente del Forum delle famiglie, ex assessore alla Famiglia del Comune di Roma). De Palo, annunciando sui social la nascita del suo quinto figlio con la sindrome di Down, così commenta: «Io e Anna Chiara siamo felicissimi. Incomprensibilmente (per il mondo) felici.», e aggiunge, qualche giorno dopo:

«E’ facile raccontare la bellezza della famiglia quando va tutto bene. Adesso viene il bello. È un pensiero dominante. La fantasia della vita che supera la nostra. È tutto stranissimo. Sappiamo che ci saranno anche tante difficoltà, ma siamo inebriati dalla realtà che stiamo vedendo e vivendo. Ci sentiamo privilegiati, scelti.»

Grato per aver conosciuto la storia di queste persone meravigliose, concludo con facendo alla dottoressa Giulia Sauro le mie congratulazioni e i miei auguri per un futuro pieno di soddisfazioni, assicurando a Gigi, Anna Chiara e alla loro bella famigliona la preghiera mia e della mia famiglia.

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Il sorriso di Gesù

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/03/2018

Le Piccole Sorelle Discepole dell’Agnello sono una piccola comunità di consacrate, fondata a Buxeuil (in Francia) nel 1985, riconosciuta canonicamente nel 1990 ed eretta come istituto religioso di vita contemplativa dall’arcivescovo di Bourges, nel 1999.

Tale istituto religioso, (…) è stato seguito nei primi passi della propria esistenza dal celebre genetista francese, il servo di Dio Jérôme Lejeune (1926-1994), per il quale si è concluso nel 2012 il processo diocesano per la causa di beatificazione.

A vocazione contemplativa, si tratta della prima comunità in cui si offre alle giovani trisomiche (affette da sindrome di Down) la possibilità di realizzare la propria vocazione religiosa, sostenute da una minoranza di sorelle prive di tale anomalia cromosomica. Le religiose trascorrono la giornata adeguandosi al medesimo ritmo, condividendo gli impegni secondo le attitudini di ciascuna: lavori di tessitura, di filato, arazzi, scultura su legno, e così via.

Secondo le parole della superiora, la ragion d’essere di questo istituto religioso è di “consentire a quelle che si trovano ‘all’ultimo posto’ nel mondo di svolgere nella Chiesa il ruolo eccezionale di spose di Cristo, e di permettere a quelle di cui è disprezzata l’esistenza – al punto da essere in pericolo a causa della cultura della morte– di testimoniare attraverso la loro consacrazione il Vangelo della Vita”.

Le Piccole Sorelle Discepole dell’Agnello seguono la “piccola via” di santa Teresa del Bambino Gesù (1873-1897), con un marcato influsso tratto dalla Regola e dal carisma benedettino, particolarmente nel connubio dell’ora et labora.

La loro vita semplice è costituita di preghiera, lavoro e sacrificio. Insieme, le sorelle insegnano alle piccole sorelle portatrici di handicap i compiti manuali necessari al loro sviluppo, uniti all’adorazione eucaristica, all’Ufficio e alla recita del Rosario, con il loro proprio ritmo e secondo le loro capacità. Ogni giorno partecipano alla Messa e ricevono l’eucaristia, vivendo nel silenzio e nella preghiera e meditando la Sacra Scrittura.

Le Piccole Sorelle Discepole dell’Agnello ricevono fra loro le giovani ragazze toccate dallo spirito di povertà e devozione, pronte a offrire in sacrificio tutta la loro esistenza al servizio di Cristo nella persona delle loro sorelle trisomiche.

Fra le religiose che hanno fatto parte della comunità, merita una menzione particolare Sr. Rose Claire Lyon (1986-2013) – nota come “Sorriso di Gesù” –, giovane consacrata formatasi alla scuola di santa Teresina, che lei chiamava “la mia sorella maggiore”, che diceva di sé stessa di non volere essere “una santa notoria o visibile, una santa da calendario, ma una santa secondo il cuore di Gesù, dolce e umile”.

Scomparsa alla giovane età di 26 anni, “il messaggio di suor Rose Claire – secondo le parole di Dom Jean Pateau O.S.B., Padre Abate dell’abbazia di Fontgombault, pronunciate l’8 maggio 2013, durante le esequie della religiosa – è rinchiuso in una parola; e questo messaggio è: Gesù”.

Invitiamo i lettori a vedere (di seguito) un estratto del documentario Les yeux tournés vers l’aube, con la partecipazione delle religiose agli uffici monastici e un’intervista a Don Antoine Forgeot O.S.B., Padre Abate emerito di Fontgombault.

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(Fonte: http://romualdica.blogspot.it)

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“Lui immaginava altro e chi sono io per dire di no a Dio?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/07/2015

Ricordate Cristina Acquistapace?

Nel 2009 ospite di “A sua immagine” spiazzava tutti con la frase: “Mamma, io sono fortunata ad essere nata nel ’72 perché se nascevo oggi l’amniocentesi mi fregava”.

Ne parlavamo anche qua, quando raccontavamo la sua storia di consacrata speciale con un’ala in più.

Cristina continua a spiazzarci con le sue frasi semplici e sapienti durante la sua partecipazione a Beati Voi.

 

Perché i puri di cuore vedranno Dio? – “Perché non avendo cattiveria nel loro cuore sono incapaci di vedere la cattiveria negli altri.”

Lui immaginava altro e chi sono io per dire di no a Dio?

L’uomo guarda l’apparenza, Dio guarda il cuore…”

Ed ora, le beatitudini di Cristina Acquistapace.

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“Contraddizioni”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/05/2015

Un corto dedicato a tutti i bambini non nati.

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The Simple Interview

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/04/2015

Io gli voglio già bene.

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Francesco ha cambiato il mio sguardo sul mondo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/03/2015

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“C’era un uomo che correva sempre e un bambino che poteva andare solo piano…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/01/2015

Dario_Fani_02Una bella storia, in un bel libro…

In questo libro racconto i primi tre mesi di vita di mio figlio, fra incubatrici, fili, sonde e luci artificiali. Un bimbo prematuro e inatteso. E’ lì che si è deciso cosa sarebbe stato della sua e della mia vita. Se una disgrazia o un’avventura.

Francesco è nato con la sindrome di Down. Davanti al vetro della neonatologia ho cominciato un lungo, appassionato, rabbioso dialogo con lui, ‘colpevole’ di non corrispondere alle mie aspettative.

Prima di lui ero un uomo di ‘velocità’. Ottenevo successi facilmente. Consideravo il dolore l’espressione materiale della sconfitta e dell’infelicità. Attraverso di lui ho capito tante cose.

Le sue iniziali difficoltà mi hanno aperto il cuore e insegnato la modestia e il rispetto per ogni creatura.

Intendo dire che, se io ho messo al mondo mio figlio, lui per certo, attraverso la prova che ha accompagnato la sua nascita, mi ha rimesso nel mondo della vita. Una vita lenta ma senza paura. L’unica vita che ha senso vivere, per quanto banale questo possa apparire ai più.

Dario_Fani_01E grazie a lui ho capito forse la cosa fondamentale: che la sindrome di Down non è una malattia, ma una particolare condizione genetica.

Diventare padre di una fragilità mi ha obbligato a un cambiamento. Sono stato costretto ad appropriarmi di una ricchezza d’umanità che non mi sarà mai più tolta.

Seneca sosteneva che, per quanto sottile sia un foglio, presenta sempre due facce. Mio figlio mi ha permesso di capire quanto ciò sia vero.

Quel cromosoma in più gli permette di realizzare cose che per gli altri sono complicatissime e gli rende complicate (talvolta impossibili) cose che i più considerano elementari.

Ho scritto questo libro per passare agli altri un’esperienza, quella dell‘accogliere la debolezza, la fragilità e l’imperfezione, perché si vince attraversando il mondo insieme ai deboli. Buona lettura”

Dario Fani

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A 16 anni, parla quattro lingue, suona il violino, tiene conferenze, va a Messa: ‘doveva’ essere abortito perché Down

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/10/2013

Ha 16 anni, parla inglese e spagnolo alla perfezione ma se la cava anche col francese e il latino. E’ un adolescente con un’incredibile capacità di suonare bene il violino e si è già esibito in concerti con orchestre sinfoniche. Tiene anche conferenze per gli Stati Uniti e nel resto del mondo.

Emmanuel01Si chiama Emmaunel Joseph Bishop e guardando alla sua storia si può dire senza esagerare che è alcune spanne al di sopra degli adolescenti della sua età. Questo giovanotto talentuoso ha la sindrome di Down; in alcuni paesi la legge permette di abortirlo prima della nascita, solo perché Down.

La sua storia è così impressionante che sta girando il mondo attraverso i social network.

E’ difficile trovare un talento come quello di Emmanuel in giro per il mondo magari perché non li hanno lasciati nascere per il solo fatto di essere affetti dalla sindrome di Down; questo per il fatto di non avere i requisiti che la società occidentale afferma che si debbano avere, per essere degni di questa vita. E tutto questo protetti dalla legge.

Tuttavia, la storia di Emmanuel appare come una tempesta che distrugge tutti questi sofismi per giustificare l’aborto di decine di migliaia di bambini che non sono considerati adatti. Questo adolescente statunitense ha smontato tutti gli argomenti a favore dell’aborto dei Down, mostrando al mondo di cosa sia capace.

Un cattolico devoto.

Emmanuel è anche un cattolico molto devoto, lo afferma orgoglioso, facendo le sue preghiere anche in latino, dirigendo la preghiera del Rosario e altre preghiere comunitarie in molte occasioni.

Emmanuel02In questo senso, questo ragazzo, intende usare il dono che Dio gli ha fatto, per un fine più grande. I suoi sforzi sono per mostrare che i disabili sono uguali agli altri, che hanno i propri doni e abilità da mostrare al mondo. I definitiva, convincere il mondo che sono utili, proprio il contrario che quotidianamente il mondo insegna.

Un talento precoce.

Emmanuel è nato il 21 Dicembre del 1996 nella città statunitense di Grafton. Coominciò subito a sorprendere tutti: a due anni già cominciava a leggere e a tre era capace di leggere parole in francese.

A soli sei anni lesse il discorso di benvenuto dell’Associazione Nazionale Sindrome di Down, e lo fece in tre lingue per una platea di più di seicento persone. A questa età cominciò ad apprendere a suonare il violino, uno dei suoi maggiori interessi.

La vita di Emmanuel prosegue a questa velocità vertiginosa. A otto anni andava in bicicletta e vinceva medaglie alle paralimpiadi degli USA, gareggiando anche nel golf e nel nuoto in cui vinse medaglie nei 200 e 400 metri in stile libero.

Il violino, la sua arma, il suo scudo.

Un anno dopo faceva il chierichetto in parrocchia e l’anno successivo riceveva il sacramento della Cresima. Nel 2010 corona un altro suo sogno, suonando alla Giornata Mondiale per la Sindrome di Down in Turchia, insieme a un’orchestra sinfonicaA 12 anni suona il violino inun recital inIrlanda in occasione del Decimo Congresso Mondiale della Sindrome di Down.

Emmanuel03

Il suo obbiettivo: aiutare altri bambini.

Emmanuel è stato educato da genitori che non hanno mai dubitato delle sue capacità. Con sforzo e perseveranza questo ragazzo ha potuto superare la sua disabilità.

Nelle sue presentazioni parla della sua vita di adolescente con Sindrome di Down, che ha interesi, che ama gli sport, la musica, che nuota, che va in bicicletta.

I suoi obbiettivi si riassumono in quattro punti:

  1. Evidenziare le competenze, talenti, doni e le potenzialità dei bambini con questa disabilità.
  2. Contrastare le basse aspettative nella sindrome di Down.
  3. Dimostrare che la gioia di vivere non si oppone a queste persone.
  4. Attenuare la prevalenza di tutto ciò detto o scritto sulla sindrome di Down proviene principalmente da persone senza questa disabilità.

Un esempio per tutti.

A Dicembre 2012, a Houston, in occasione della riunione annuale della trisomia 21, Emmanuel sorprende tutti raccontando le sue avventure e viaggi intorno al mondo, i loro studi e anche del suo violino. Parla anche un po’ in francese e delle opere d’arte che aveva visitato durante il suo soggiorno a Parigi. Risponde alle domande sulla sua vita e di dubbi che altre persone possono avere.

La sua formazione in casa ha dimostrato l’importanza dell’alfabetizzazione precoce.

La sua testimonianza, più per la sua capacità di superamento che per le sue abilità concrete, è uno stimolo e un impulso per molti bambini con Sindrome di Down e le loro famiglie. Non sono sole e sono utili molto più di quanto possano immaginare.

[Tradotto da: http://www.religionenlibertad.com/articulo.asp?idarticulo=31458%5D

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Una consacrata speciale con un’ala in più…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/07/2013

Cristina Acquistapace, consacrata dell’Ordo Virginorum, racconta la sua profonda esperienza vocazionale.

Sono stata cresciuta dai miei genitori non come se fossi normale ma come una figlia.

Ho avuto la fortuna di andare in terra di missione (…) Ho sperimentato la più grande gioia che una persona possa sperimentare. Ho sperimentato la gioia della vocazione.

Mamma, tu hai capito che io devo vivere la mia vita e non la tua? Quando Dio chiama, le mezze misure non servono.

I tempi non erano ancora maturi per la Chiesa degli uomini (…) non è stato molto facile.

La vocazione è qualcosa di unico, di personale e di… intimo (…) ma bisogna saperla vivere in mezzo alle altre persone.

Se hai seminato amore raccogli amore. Se hai seminato vento raccogli bufere. L’inferno e il Paradiso, è l’uomo che se lo decide, usando bene o male la libertà che il Signore gli ha donato.

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