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Posts Tagged ‘uomini e donne’

Dal passato una lezione per noi uomini

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/07/2017

«La chiave per conoscere la psicologia della donna è costituita prevalentemente dalla ricchezza del suo cuore, dalla sua vita sentimentale e dalla sua sensibilità psichica spiccata (…).

La sua forza è il suo cuore. Essa possiede una capacità di sentimento particolarmente sveglia, perciò reagisce anche in modo straordinariamente intenso a tutte le impressioni.

Un contegno gentile e premuroso nei suoi riguardi, le prove tangibili di affetto le recano una vivida gioia (…). Una donna che ama conosce mille possibilità per essere premurosa, mostrare delicatezze e recare piacere. In quest’arte è straordinariamente ingegnosa. (…)

[Lo sposo] dovrà ricordarsi che farà felice la moglie innanzi tutto e soprattutto quando la circonderà di un amore ricco di sentimento e che sgorga dal cuore, di quell’amore che rimane il primo sogno di una fidanzata. (…)

Senza amore, la sua anima s’atrofizza. Certamente da suo marito si attende fermezza, però una fermezza amorevole. In lui ricerca forza, però una forza unita alla delicatezza. Vuole forza maschia, che però deve essere intessuta di amore e di affetto.

Allorché si sforza di scoprire cautamente la natura della propria moglie, l’uomo deve preoccuparsi di possedere tutte le qualità veramente maschili, però senza i difetti concomitanti.

Sia calmo, padrone di sé, dotato di carattere, sicuro ed energico nel suo contegno. Con il suo comportamento risoluto nelle vicende e difficoltà della vita, egli infonde alla moglie un rasserenante sentimento di sicurezza e di fiducia. (…)

Chi ha capito il segreto della vera autorità, saprà pure unire fermezza e delicatezza, forza e dolcezza. Ma allora riuscirà anche a scoprire la natura della moglie e farla felice. (…)

A contatto della donna amata l’uomo ha trovato quei tesori del cuore che nessun’altra creatura umana offrirà mai più. Perciò è obbligato a tollerarne con indulgenza le debolezze del carattere. (…)

II marito non perda mai la calma, neppure per reagire alla vita emotiva della moglie. In questo caso è necessario un valido aiuto e non un acerbo biasimo, poiché non vi è alcuna disposizione cattiva.

Lo sposo premuroso deve assumere il compito che lo destina ad essere sostegno e protezione della propria moglie. Con fermezza, commista a dolcezza, ne guidi la sensibilità, che costituisce il tratto fondamentale della sua natura e ne fa un essere incantevole».

(Fonte: “L’uomo nel matrimonio”, di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline, 1957)

E’ forse un po’ datato nella forma, ma ci dice molto di quanto abbiamo perso noi uomini da quando è stato scritto il libro da cui è tratto il pezzo.

Se poi la coppia prega anche insieme, non sarà lontana dal liberarsi da tanti problemi tipici della nostra epoca.

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Eri già donna… e come tale di una cosa avevi bisogno prima di tutto: lo sguardo di due occhi che ti fissassero con amore

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/11/2015

Non_piu_due_01Ho appena finito di leggere “Non più due”  di Andrea Torquato Giovanoli.

Seguo con piacere Andrea sui social da un po’ ma devo confessare di aver acquistato il libro per la copertina: quel Cristo che teneva unite le due fedi era proprio l’immagine del matrimonio cristiano come lo concepisco e come, mia moglie e io cerchiamo di vivere giorno dopo giorno.

Come nella copertina, Cristo ci aiuta ad accogliere la diversità dell’altro come ricchezza, le tiene insieme e quando ci riusciamo, ad accogliere la diversità dell’altro, tutto funziona alla grande.

In quest’ottica Andrea scrive alla figlia per parlarle degli uomini, da uomo, da padre e con una scrittura gradevolissima, qua e là parla anche del Padre, quello con la “p” maiuscola.

Ma lascio (col suo permesso appena accordato) la parola a lui.

Era mezzogiorno e mi trovavo una volta tanto da solo a casa con te, che avevi solo un anno.

Così ti ho preparato la tua pappa (abbondando con il condimento, come mio standard), ti ho apparecchiata sul tuo seggiolone, ti ho messo il tuo bavaglino (quello rosa, con il tuo nome ricamato dalla tua mamma) ed ho cominciato a darti da mangiare.

Nulla: non mi aprivi neanche la bocca.

Allora ho provato a darti uno dei giochini del tuo campionario: me lo hai scaraventato a terra.

Te ne ho passato un altro: stessa fine.

Ed a quel punto ho iniziato a sentire le mie budella aggrovigliarsi, ma ho sorriso e ho cambiato strategia: magari avevi sete, così ti ho passato il biberon, dal quale effettivamente hai iniziato a sorseggiare con bramosia.

PNon_piu_due_02erciò mi son detto: “Ecco vedi: voleva bere. Adesso mangerà”.

Allora ti porto ilcucchiaio pieno di anellini stracotti nel brodo preparato la sera prima da tua madre e insaporiti con un gustoso formaggino (roba buona, insomma, per aver la quale inalcune parti del globo si arriverebbe anche ad uccidere): niente, neanche unboccone.

A quel punto stavo già per arrendermi (perché lo sai che sono uno di quelli che starebbe ore a giocare coi bimbi, ma se devo dar loro da mangiare la mia pazienza si riduce a cifre prossime allo zero) e stavo seriamente pensando di riparare su uno Yogurt alla banana: buono, nutriente, già pronto e facile da somministrare, tanto più che fresco com’è avrebbe potuto pore darti sollievo ai dentini (hai visto mai)…

Poi però ho deciso di provarci un’ultima volta: ti ho preso il visino nella mano, ti ho guardata dritto negli occhi e ti ho porto il cucchiaino col boccone.

E lì è successa una cosa straordinaria: tu mi hai sorriso, hai aperto la bocca ed hai cominciato a mangiare.

Così abbiamo iniziato una specie di gioco ripetuto: mi bastava incrociare il tuo sguardo un momento prima di darti ilboccone per ottenere il tuo sorriso e che mi aprissi la bocca per mangiare.

E’ stato in quel preciso istante che ho capito, come una sorta di illuminazione: perché tu, bambina mia, eri figlia femmina, a te non bastava (come per i pirlotti dei tuoi fratelli) darti in mano un giochino per condirti via nello sfamarti, tu esigevi di metterti in relazione, e nello specifico pretendevi l’attenzione del tuo uomo, che per allora (e spero ancora per qualche anno) ero io, interamente su di te.

Non_piu_due_03Eri già donna, non c’era nulla da fare.

E come tale di una cosa avevi bisogno prima di tutto: lo sguardo di due occhi che ti fissassero con amore, facendoti sentire parte di un rapporto esclusivo.

Oggi sono i miei, domani saranno quelli di tuo marito, ma in realtà l’unico sguardo che davvero potrà saziare questa tua innata fame di relazione è quello del Padre, di cui io ora sono rifrangenza, così come poi lo sarà (dovrà esserlo!) il tuo sposo.

Perché guarda, piccola mia, che i figli non basta nutrirli nel corpo e nella mente, ma poiché appartenenti a quell’umanità fatta a immagine di Dio, hanno la primaria necessitàd’essere saziati nello spirito, con una relazione d’amore che abbia origina, si alimenti a sua volta e abbia come scopo e meta Colui che solo è Amore.

Altrimenti, di quella fame, muoiono.

(“Non più Due” di Andrea Torquato Giovanoli, Gribaudi, Milano 2015, pag- 61-63)

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“Era disposto a sacrificarsi per salvarci. Questa è la vera misura di un uomo e di un padre”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/02/2014

BrianWood01I mass-media ci danno un’immagine distorta di virilità questo oramai lo abbiamo capito; il bello e dannato, lo sciupafemmine, il palestrato narcisista. Passato di moda l’eroe nobile senza macchia e senza paura, ci manca un modello.

Quel modello l’ho trovato nei libri di Costanza Miriano che, dopo aver scritto “Sposati e sii sottomessa“, si è superata con un compromettente (per noi uomini) “Sposala e muori per lei“.

Nei suoi libri ho imparato che il vero uomo non è “quello che non deve chiedere mai” ma colui che prende su di sé i colpi della vita per proteggere e difendere la propria famiglia, la moglie, i figli. (http://costanzamiriano.com/2013/10/14/chi-colma-il-cuore-della-donna/)

BrianWood03Scrive Costanza:

“Quanto all’uomo, il suo speciale modo di perdere la vita è morire prendendo su di sé i colpi, a scudo di quelli che gli sono consegnati. A volte morire tutto insieme, il più delle volte a fettine, a briciole anche”

Gironzolando per la rete, poi ho trovato questa notizia, di un uomo che prendendo in pochi secondi la decisione più coraggiosa, ha incarnato l’uomo che descrive Costanza nei suoi libri.

Mi ha commosso e reso fiero di appartenere al genere maschile. Sono convinto che il mondo sia pieno di storie come questa, che non facendo notizia e non indignando, non vengono diffuse come si dovrebbe.

BrianWood02Brian Wood è diventato un eroe per i suoi amici e familiari.

In un’abile manovra automobilistica che ne ha provocato la morte, egli ha salvato la moglie Erin e il figlio che portava in grembo.

Brian aveva 33 anni e lavorava come sviluppatore di videogiochi. Il 3 settembre era diretto, insieme alla moglie Erin che a novembre avrebbe partorito il loro primo figlio, verso casa loro, a Washington State, quando un furgone guidato da un tipo sotto l’effetto di droghe, ha invaso la corsia contromano dirigendosi contro di loro.

Di fronte all’imminente collisione frontale, Brian ha frenato con una manovra che ha permesso all’auto di girarsi e ricevere il colpo dalla sua parte. Brain è morto sul colpo.

La sua sposa ha ricevuto solo una botta all’occhio e il bambino non ha riportato alcun danno. Secondo la polizia con questa manovra Brian ha usato il suo corpo come scudo per la sua sposa e il suo bambino.

rosay04Erin ha dichiarato al programma Today Show del canale NBC che Brian ha agito in tempo per salvarli. “Se ci fosse stato il colpo frontale saremmo morti tutti sul colpo, compreso il nostro bambino. Brian ci ha salvati. Lui ha fatto questa scelta e io le sono grata per questo“.

Erin ha fatto notare che il sacrificio di suo marito, con cui era sposata da cinque anni, non è stato una sorpresa. “Egli era molto emozionato per il bambino, mi ha sempre trattato con amore e messo al primo posto”.

Il suo ultimo atto d’amore, “mi spezza il cuore ma contemporaneamente mi riempie di gratitudine”, ha dichiarato Erin.

“In questi momenti di dolore”, afferma: “sto cercando di trarre forza dal fatto che lui abbia preso la decisione di salvare me e il bambino. Non posso disperdere questo regalo. Sto cercando di concentrarmi in ciò che devo fare e di compiere il mio lavoro come madre”.

“Era un uomo meraviglioso. Era molto emozionato di essere padre e ha fatto quel che ha potuto per salvare il bambino. Era disposto a sacrificarsi per salvarci. Questa è la vera misura di un uomo e di un padre. Amava la vita ed era grato ad essa”.

(Tradotto da: http://testemunhosgruporenascer-rcc.blogspot.it/2011/02/marido-sacrifica-sua-vida-para-salvar.html)

Brian. Ha dato la vita per salvare la famiglia. Non ha fatto come Gesù?

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