FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘vita religiosa’

«Non è un no all’amore ma un sì più grande!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 31/01/2022

Frati e suore: non c’è un sacramento a parte per questa scelta di vita, ma cos’è allora che li distingue?

Don Tommaso della parrocchia Natività NSGC di Roma, cerca di spiegare le caratteristiche della vita consacrata prendendo spunto dalla festa del 2 febbraio, la Presentazione di Gesù al Tempio.

Vale la pena guardare tutti i quattro minuti e ventisei secondi di video…

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“Santa Teresa mi ha aiutato a vivere il momento presente”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 31/10/2015

stephanie_01Dal sito http://it.aleteia.org/ Stéphanie, bella, talentuosa, lascia tutto per il convento…

Dopo alcuni anni di discernimento, la giovane professoressa Stéphanie, di 26 anni, ha preso la decisione della sua vita: offrire tutta la sua esistenza a Dio, entrando in convento. Abbiamo parlato con lei qualche giorno prima del suo ingresso nella comunità benedettina dell’Abbazia di Nostra Signora di Pesquié, ad Ariège (Francia).

Aleteia: Quando ha scoperto la fede?

Stéphanie: Non sono mai arrivata a “perdere la fede”. Dopo la morte di mia sorella la mia fede, che era mezzo addormentata, si è risvegliata. Ho iniziato a credere profondamente e a voler progredire a livello spirituale nella mia vita. Ho perso una sorella nel 2005, mentre stava andando alla Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia. Quell’evento è stato senz’altro cruciale per il mio discernimento. La sua morte è stata un vero punto di svolta nella mia vita spirituale. Mi sono resa conto dell’importanza della nostra vita; che stiamo sulla Terra per un tempo limitato, che veniamo da Dio e un giorno vorremmo tornare da Lui. Vengo da una famiglia cattolica molto religiosa, ma penso che fino a quel momento andavo in chiesa più per routine e mimetismo che altro.

stephanie_02Aleteia: Quando ha iniziato ad affacciarsi l’idea di entrare in convento?

Stéphanie: Qualche anno dopo, nel 2008, dopo un pellegrinaggio, ho sentito un’attrazione per Dio durante la Messa e un forte desiderio di amarlo. Da quel momento ho vissuto con la sete di assoluto. L’idea di dedicare la mia vita a Lui ed entrare in convento è diventata più pressante. Ho sentito un vero amore per Dio, come se mi innamorassi di Lui. Avevo bisogno di andare a Messa tutti i giorni, di trascorrere del tempo con Lui. Questo grande desiderio è durato solo qualche mese. Sono passati gli anni. Avevo messo da parte la questione, anche se di tanto in tanto ritornava. Ho iniziato a lavorare come professoressa e conducevo la mia bella vita parigina. Ero felice, ma non completa. Con il tempo, il desiderio di mettere Dio al centro della mia vita è aumentato. Ho iniziato a pregare tutte le mattine chiedendo a Dio di aiutarmi a orientare la mia vita. Poi ho fatto un ritiro, e il mio direttore spirituale mi ha chiesto perché non offrivo la mia vita a Dio. L’idea non mi aveva mai abbandonato del tutto, e dopo di allora è diventata evidente. Ma questa evidenza era vertiginosa! Avevo sete di Dio, ma la decisione di fronte a una scelta tanto radicale non è stata affatto facile.

Aleteia: Chi è stato il primo a conoscere la sua decisione?

stephanie_03Stéphanie: Sono andata a informare la direttrice della scuola, ancor prima di dirlo alla mia famiglia o al mio direttore spirituale! È rimasta a bocca aperta. I miei genitori hanno accolto la notizia con allegria ed emozione, pur sapendo che d’ora in poi ci vedremo di meno, ma ammiro il loro coraggio e la loro fede. Mia madre mi ha sempre detto che vedeva i figli come un dono di Dio e che alla fine dei conti i figli appartengono a Lui.

Aleteia: Qualche santo l’ha ispirata in questo percorso?

Stéphanie: Santa Teresa mi ha aiutato a vivere il momento presente. Con lei ho preso coscienza della mia piccolezza davanti all’amore di Dio. Anche San Benedetto mi ha guidato da quando ho preso questa decisione il giorno della sua festa. Mi piace particolarmente la preghiera di abbandono del beato Charles de Foucauld, e cerco di recitarla tutti i giorni.

Aleteia: Cosa pensa della vita che sta per lasciarsi alle spalle: il divertimento, la quotidianità, i rapporti affettivi… Non le mancheranno?

stephanie_04Stéphanie: No. E ad essere sincera mi sembrava tutto un po’ superficiale. Non è in questo che si trova la felicità, ma nelle relazioni profonde. La mia fede mi porta a non vivere in modo superficiale, perché non è in questo che è Dio. I momenti con la mia famiglia e i miei amici mi mancheranno e sono consapevole di rinunciare a molte cose, ma so che nell’abbazia troverò l’essenziale. È vero che agli occhi degli uomini abbandonare la vita in società forse è una follia, ma non lo è agli occhi di Dio.

Aleteia: A suo avviso, cosa offrono le religiose alla società?

Stéphanie: Le monache si allontanano dal mondo e allo stesso tempo sono molto presenti in esso. Si tengono aggiornate sull’attualità e non perdono l’occasione per pregare per tutta l’umanità. Le loro preghiere sono importanti. Sono vere sentinelle dell’Invisibile: nessuno le vede, ma anche così sono essenziali per la società. Viviamo in un mondo individualista, senza punti di riferimento, che ha bisogno più che mai della presenza spirituale e della preghiera dei religiosi.

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“Parti alla scoperta di Dio senza carta stradale, sapendo che egli è sulla via e non al termine” (M. Delbrêl)

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/12/2014

wpid-1402209739055.jpgSuor Sandra racconta la sua vocazione nata, come una scintilla, a Medjugorje.

La mia vocazione come quella di ogni uomo e di ogni donna, ha origini molto remote. Dall’eternità Dio aveva già preparato un piano per me da realizzare nel tempo: si trattava di scoprirlo. “Quando Dio posava su di me il suo sguardo e mi predestinava, la gioia che provava per me era perfetta; in quella gioia non v’era alcun timore che il suo disegno potesse non compiersi.” (S. Agostino)

Mentre mia madre era in mia attesa, aveva partecipato ad un corso di esercizi spirituali insieme a papà. Se è vero che i bambini “assorbono” l’atmosfera che si respira fuori ancora prima di nascere, penso di poter dire che quelli sono stati i miei primi esercizi! Ho ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana nella mia parrocchia, e intanto il Signore lavorava…

A 15 anni, durante un corso estivo lontana da casa, presi con me un Vangelo tascabile e iniziai a familiarizzare con la Parola di Dio. La domenica la Parola ci viene spezzettata, ma lì il “pane” era tutto intero e aveva un sapore nuovo. Ricordo che mi colpì particolarmente la frase “vi sono degli eunuchi che si sono fatti tali per il regno dei cieli, chi può capire, capisca” (Mt 19,12).

L’anno seguente (era il 1984), sempre durante le vacanze, partecipai ad un pellegrinaggio a Medjugorje e nel mio cuore si accese una “scintilla”. Per la prima volta vedevo tanta gente in ginocchio per ore. Tornai a casa con un gran desiderio di preghiera nel cuore.

Mi recai altre volte in quel luogo di fede e trovavo sempre nuovo impulso per fare qualcosa di più… per Dio: Lui era morto in Croce per me! Riflettevo: “Forse mi farò suora”, ma era un pensiero ancora vago, finché un giorno una persona mi provocò con questa domanda: “Non hai mai pensato di consacrarti?” Risposi di sì! In quell’istante scattò la molla che, cammina, cammina, mi avrebbe portata in convento.

Un pezzetto di strada era fatto, ma ora… dove andare? Non conoscevo religiose. Mi fu consigliato da un sacerdote di fare qualche esperienza: nella vita attiva e in quella contemplativa. Scelsi la seconda perché mi sentivo più portata a questo stile di vita: era quello che cercavo!

madeleine

Madeleine Delbrêl – mistica francese, serva di Dio

Avevo sempre sentito il desiderio di fare qualcosa per gli altri e ho capito che, con una vita dedita alla preghiera, potevo essere vicina a tutti i drammi del mondo. “Parti – scrive Madeleine Delbrel alla scoperta di Dio senza carta stradale, sapendo che egli è sulla via e non al termine. Non cercare di trovarlo con ricette originali, ma lasciati trovare da lui, nella povertà di una vita banale”.

A 20 anni varcai la soglia del monastero delle agostiniane di Locarno (Svizzera italiana) per scoprire Dio nel silenzio e nella preghiera, insieme alle sorelle della mia comunità. Questa è la mia storia, ma so che il “puzzle” non è ancora completo, c’è ancora tanta strada da percorrere. Ciascuno ha il suo dono da Dio, ossia la sua vocazione specifica, ma la cosa più importante, è ” la risposta che noi diamo, la dedizione totale con cui abbracciamo questa vocazione, con cui le siamo fedeli. Quello che fa la santità non è la vocazione, ma la tenacia con cui l’abbiamo vissuta.”

Nel nostro “villaggio globale”, dove impegnarsi per sempre suscita una certa apprensione, i cristiani devono rendere visibile nella loro esistenza la fedeltà di Dio al suo progetto di amore.

Oggi, dopo 15 anni dal felice giorno della mia entrata fra le monache agostiniane di Locarno, ringrazio il Signore e la Madonna per il grande dono della vocazione e chiedo a Maria che altri giovani possano donare tutta la propria vita a servizio del Regno e per la gloria di Dio.

Suor Sandra

(Fonte: http://medjugorje.altervista.org/index.php/archivio/sezione/testimonianze)

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