FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘Vocazione’

Messaggio della Regina della Pace del 2 Gennaio 2020

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/01/2020

«Cari figli, so di essere presente nelle vostre vite e nei vostri cuori.

Sento il vostro amore, odo le vostre preghiere e le rivolgo a mio Figlio.

Però, figli miei, io voglio essere, mediante un amore materno, nella vita di tutti i miei figli.

Voglio radunare attorno a me tutti i miei figli, sotto il mio manto materno.

Perciò invito voi e vi chiamo apostoli del mio amore, perché mi aiutiate.

Figli miei, mio Figlio ha pronunciato le parole: “Padre nostro”, Padre nostro che sei ovunque e nei nostri cuori, perché vuole insegnarvi a pregare con le parole e i sentimenti.

Vuole che siate sempre migliori, che viviate l’amore misericordioso che è preghiera e sacrificio illimitato per gli altri.

Figli miei, date a mio Figlio l’amore per il prossimo; date al vostro prossimo parole di consolazione,  di compassione e atti di giustizia.

Tutto ciò che donate agli altri, apostoli del mio amore, mio Figlio lo accoglie come un dono.

E io sono con voi perché mio Figlio vuole che il mio amore, come un raggio di luce, rianimi le vostre anime, che vi aiuti nella ricerca della pace e della felicità eterna.

Perciò, figli miei, amatevi gli uni gli altri, siate uniti mediante mio Figlio, siate figli di Dio che tutti insieme con cuore colmo, aperto e puro, dicono il Padre nostro e non abbiate paura!

Vi ringrazio.»

(The Medjugorje Web http://medjugorje.org)

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«O tutto o niente!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/08/2019

Vi presento suor Claire, della Comunità delle Serve del Focolare della Madre. Il racconto è un po’ lunghetto ma vale davvero la pena dedicargli qualche minuto per conoscere la storia di una ragazza che ha dato tutto, senza misura, fino all’ultimo giorno.

Sr. Clare nacque il 14 novembre 1982 a Derry (Irlanda del Nord) (…) in una famiglia cattolica, e nella sua infanzia ricevette i sacramenti di iniziazione cristiana, ma smise di frequentare la parrocchia durante l’adolescenza.

Nella Settimana Santa del 2000, all’età di 17 anni, arrivò a un incontro di preghiera con il Focolare della Madre. Sembrava tanto allegra quanto superficiale. Cercava il sole e i ragazzi in Spagna, e si ritrovò con un gruppo di persone che celebrava con grande intensità la Passione, Morte e Risurrezione del Signore.
Ma lei non era pronta per questo. Fin dall’infanzia accarezzava il sogno di diventare una stella del cinema mondiale e stava lavorando duramente per ottenerlo. Sapeva che aveva le qualità per diventarlo: un grande talento artistico, una bellissima voce, un aspetto fisico attraente e una personalità travolgente. A soli 15 anni l’avevano già assunta come presentatrice di programmi televisivi per giovani per il Canale 4 – uno dei più importanti del Regno Unito – e, quando aveva 17 anni, era interessato a lei il canale statunitense “Nickelodeon”.

Trascorse i primi giorni dell’Incontro della Settimana Santa prendendo il sole e fumando. Il Venerdì Santo qualcuno le disse: «Clare, oggi devi entrare in cappella. Oggi è Venerdì Santo». Clare entrò in cappella, ma rimase nell’ultimo banco. Durante la liturgia del Venerdì Santo i fedeli si avvicinano al presbiterio per adorare e baciare la croce. Clare si unì alla fila. E quel semplice gesto segnò un prima e un dopo nella sua vita. Quando si concluse la liturgia, una suora la trovò che piangeva, mentre ripeteva: «Egli è morto per me. Mi ama!… Perché nessuno me l’ha detto prima?». Clare aveva capito quanto il Signore la amava e quanto Egli aveva fatto per lei. E comprese che «l’amore si paga solo con amore», e che l’amore che il Signore le chiedeva implicava il donarGli tutto.

Non fu facile fare il passo. Di ritorno in Irlanda partecipò come attrice secondaria alle riprese del film «Sunday» del regista Charles McDougall. Ed entrò di nuovo nella voragine della superficialità e del peccato che il mondo del cinema le offriva. Ella stessa lo espresse così: «Vivevo male, vivevo in peccato mortale. Bevevo molto, fumavo molto, iniziai a fumare droghe, continuavo a uscire con i miei amici e il mio ragazzo. Ero uguale a prima. Non avevo la forza di tagliare fuori dalla mia vita tutto quello. Però, ovvio, non ne avevo la forza perché non avevo chiesto al Signore che mi aiutasse». Ma il Signore insisteva nel «perseguitarla». Una notte di festa esagerò di nuovo con l’alcool, e quando stava vomitando nel bagno di una discoteca, sentì che Gesù le diceva: «Perché Mi continui a ferire?». La presenza di Dio era così forte che non poteva ignorarla. Poco tempo dopo si trovava nella stanza di un importante hotel di Londra mentre leggeva l’orario per le registrazioni del giorno dopo. Sentì un vuoto così grande che comprese che la sua vita non aveva senso se non la donava a Gesù Cristo. Né le suppliche della sua famiglia né le promesse del suo manager riuscirono a fermarla. L’11 agosto 2001 donò la sua vita a Dio come postulante delle Serve del Focolare della Madre.

Clare doveva cambiare molte cose nella sua vita.L’ambiente difficile della sua città natale, Derry – con le sue lotte sanguinose per l’indipendenza dell’Irlanda del Nord dal governo del Regno Unito – avevano ferito profondamente il suo cuore, e fu la prima cosa che dovette sanare. Ma Clare si era arresa di fronte alla verità dell’immenso amore di Gesù Cristo nei suoi confronti e ormai nulla l’avrebbe fermata nella sua corsa. Ella stessa spiegò: «All’inizio ebbi la tentazione di tornare indietro e di dire: “Lo voglio di nuovo”. Ma capii che avevo trovato un amore più grande».

Dopo gli anni come postulante e novizia, professò l’11 febbraio 2006. Durante gli esercizi spirituali di un mese che fece durante il tempo del noviziato, ricevette la grazia di capire in prima persona ciò che il Signore aveva detto un giorno a Santa Caterina da Siena: «Io sono il tutto e tu sei il niente». Fu qualcosa che la trasformò interiormente e la aiutò – man mano che maturava umanamente e spiritualmente – a mettere al servizio del Signore e dell’evangelizzazione tutti i doni di cui era dotata, che non erano pochi. Così divenne uno strumento sempre più docile nelle mani del Signore.

Ancora molto giovane e con molte cose da imparare arrivò alla sua prima destinazione, la nostra casa di Belmonte, in provincia di Cuenca (Spagna). Qui le Serve del Focolare della Madre sono incaricate di un collegio per bambine e ragazze che provengono da famiglie con difficoltà. Sr. Clare iniziò qui a mettere in evidenza il dono così speciale che aveva per arrivare alle anime dei bambini e dei giovani, per mostrare loro la Verità, per insegnare loro ad amare il Signore, per guidarli nel loro personale percorso di guarigione interiore dalle ferite che ognuno si trascina dietro. Il suo zelo per le anime, in particolare dei giovani, era immenso.

Sr. Clare rimase solo alcuni mesi in quella casa perché fu mandata nella comunità che si doveva aprire a Jacksonville, Florida (Stati Uniti) nel mese di giugno 2006. Le suore lavorano lì al servizio pastorale della Parrocchia dell’Assunzione e della scuola parrocchiale. Il parroco dell’Assunzione, P. Fred Parke, spiega: «I bambini percepivano l’entusiasmo che lei aveva per l’Eucaristia. Trasudava di entusiasmo per il Signore. E, una volta che eri stato con lei, sapevi che dovevi acquisire quell’entusiasmo. Era molto accattivante!»

L’8 settembre 2010 Sr. Clare tornò dagli Stati Uniti per emettere i voti perpetui.Poi fu destinata alla comunità che le Serve del Focolare della Madre stavano per aprire a Valenza (Spagna). La sua superiora, Sr. Isabel Cuesta, ricorda: «Sr. Clare aveva appena fatto i suoi voti perpetui. Si era donata completamente al Signore e il suo modo di viverlo era farlo con tutta la sua anima. (…) C’era un’immagine che Sr. Clare usava molto e che la aiutava a mettere ogni giorno la sua vita nelle mani di Dio: era l’immagine dell’ “assegno in bianco”. Ogni giorno offriva al Signore un assegno in bianco, affinché Egli le potesse chiedere tutto quello che voleva».

A Valenza l’attività fondamentale di Sr. Clare fu l’assistenza spirituale ai malati terminali e lungodegenti dell’ospedale di Mislata. Era un apostolato molto difficile e che implicava un continuo dimenticarsi di se stessa per capire il cuore di ogni ammalato, e per guidarlo in quell’ultima e definitiva fase della sua vita.

Nell’anno 2011 Sr. Clare tornò a Belmonte.La sua superiora questa volta fu Sr. Ana M. Lapeña che definisce in modo molto azzeccato la “spiritualità” di Sr. Clare: «Dare tutto con un grande umorismo». Sr. Ana M. ancora adesso ammira l’obbedienza di Sr. Clare, fino al punto da affermare: «Non so ancora che cosa le costava fare e quali cose no. Non lo potei notare! E non solo, quando io le chiedevo qualcosa, la sua risposa era sempre: “Ma certo!!!”, ma lei stava sempre osservando per vedere quali necessità c’erano per offrirsi». «Alla fine di quell’anno pensai: “Voglio imparare a obbedire così”».

Nell’ottobre del 2012 Sr. Clare ricevette una nuova destinazione nella quale sviluppare tutta la sua potenzialità evangelizzatrice: l’Ecuador. Si inserì nella comunità fondata da poco a Guayaquil, dove le Serve del Focolare della Madre erano solo da un anno. Le suore insegnano in varie scuole, alcune in zone molto povere, e svolgono un grande lavoro parrocchiale e di evangelizzazione di bambini e giovani, dando ritiri, facendo campi estivi, incontri, riunioni settimanali… Un intensissimo ritmo di lavoro a cui si univa il caldo spossante di quelle terre e il logoramento per le diverse malattie tropicali che soffrì. Ella stessa diede testimonianza della disposizione con cui arrivò in Ecuador: «Quando arrivai in Ecuador, stavamo ascoltando una registrazione sulla vita di San Giovanni Paolo II, e in uno dei suoi viaggi apostolici gli fu chiesto: “Sua Santità, è stanco?”. E lui rispose: “A dir la verità, non lo so”. Io ricordo che durante la mia prima settimana qui in Ecuador io volevo usare quella frase non come mio motto, ma come il mio modo di vivere qui. A volte ci si stanca, ovviamente il lavoro stanca, ma anche se sono stanca spero di non fare la vittima e di continuare a donarmi».

Due anni dopo, nel 2014, fu mandata in un’altra comunità di missione, sempre in Ecuador, a Playa Prieta.Lì le Serve del Focolare della Madre gestiscono l’Unità Educativa «Sacra Famiglia», una scuola in cui bambini e bambine di modeste risorse economiche possono accedere a un’educazione cattolica e di qualità grazie agli aiuti di borse di studio offerte da molti benefattori. Dopo l’intensa giornata di lezioni e di attività scolastiche, le suore trovano tempo ancora per il lavoro parrocchiale e per l’assistenza alle numerose famiglie povere. Per questo, sotto il sole o sotto le piogge torrenziali, le suore visitano le umili casette di quella zona rurale. Individuano le necessità fondamentali e donano Gesù Cristo e la speranza nella vita eterna, oltre a distribuire i “pacchi” di alimenti, le medicine o a risolvere molti problemi materiali.

Varie volte durante l’anno le comunità di Servi e Serve del Focolare della Madre, assieme a gruppi di giovani, entravano nella Foresta pre-Amazzonica, nel Puyo, nella parte orientale dell’Ecuador, per evangelizzare i suoi abitanti. Anche Sr. Clare camminò per delle ore su quei sentieri impraticabili, con il fango fino alle ginocchia e attraversando a piedi gli affluenti del Rio delle Amazzoni, talvolta con l’acqua al petto, fino ad arrivare agli umili villaggi degli indigeni shuar, quelli che un tempo erano i molto temuti «jíbaros». Gli shuar vivono in piccole comunità di non più di trenta persone. Coltivano le terra con metodi ancestrali e vivono in una grande povertà. A volte le suore sono arrivate in villaggi in cui non era mai stato predicato prima il Vangelo o in cui ancora si pratica la poligamia. Ma persino quelli che hanno ricevuto in qualche occasione la visita di qualche sacerdote e sono stati battezzati non sanno quasi nulla della loro fede.

Tutti ricordano Sr. Clare sempre abbracciata alla sua chitarra, la sua grande alleata nell’evangelizzazione.E la ricordano a cantare e cantare, fino a rimanere senza voce, ma pur così cantava, malgrado il caldo, la stanchezza e l’emicrania di cui spesso soffriva. Il suo modo di cantare era un riflesso del suo modo di vivere. Sr. Kelly Maria Pezo ricorda: «Quando cantava non si risparmiava, e quando viveva non si risparmiava»Ma malgrado l’animazione e la gioia che sempre c’era attorno a lei, man mano che gli anni passavano, cresceva in Sr. Clare la necessità del silenzio e di cercare tempi per stare da sola con il Signore.

Per le suore era evidente in che modo stava consumandosi Sr. Clare, a cui tutto le sembrava poco per Cristo.Lo dimostra questo frammento della mail che scrisse al fondatore delle Serve, P. Rafael, l’8 aprile 2015, nella quale diceva: «Anche se il Venerdì Santo è un giorno triste, non so spiegare la gioia e il desiderio entusiasta che ho di soffrire per il Signore. Tutto mi sembra poco: la mancanza di riposo, il digiuno, il caldo, il dover dare retta alla gente… Tutto ciò che può costare mi riempie di gioia, perché mi fa stare vicino al Signore. (…) Sono rimasta a lungo davanti alla croce chiedendo la grazia di mai, mai dimenticare tutto ciò che il Signore e la Madonna hanno sofferto per me».

Il terremoto che mise fine alla vita di Sr. Clare e di altre cinque giovani aspiranti iniziò alle 18.58 di sabato 16 aprile 2016.Le suore avevano avuto una settimana molto dura a causa delle forti inondazioni che giorni addietro Playa Prieta aveva subito. Mancavano appena due settimane all’inizio dell’anno scolastico e si trovavano con la scuola in uno stato disastroso: tutte le aule inondate, le pareti pitturate di recente sciupate dall’acqua, e lo stesso dicasi per le sedie, i tavoli, le porte e una grande quantità di materiale didattico che non avevano fatto in tempo a recuperare. Per questo, non appena il livello dell’acqua iniziò a scendere, si erano messe a pulire e a cercare di sistemare quel disastro. Lavoravano con gioia e generosità. Il lavoro era duro, perché l’acqua nell’andarsene lasciava al suolo varie spanne di fango. Ed erano preoccupate anche delle molte famiglie povere che avevano perso tutti, o quasi tutto, a causa delle inondazioni. Erano in una situazione estrema di fronte alla quale reagirono con una grande donazione. Contemplando i fatti a posteriori, sembra che il Signore le stesse preparando.

Quando iniziò il terremoto da poco erano tornate dalla Messa nella parrocchia del paese. Era già buio. Sr. Clare, con il gruppo di ragazze decedute, era al primo piano. Stavano tenendo una lezione di chitarra e stavano per riunirsi al resto delle suore che erano in casa per pregare il rosario in comunità. Non ci fu tempo. La forte scossa fece crollare l’edificio in cui si trovavano le quattro suore e sette ragazze, e di esse solo cinque furono recuperate in vita. Quel giorno, a pranzo, la conversazione era girata proprio attorno al tema della morte. Sr. Clare aveva detto con molta sicurezza: «Io non ho paura della morte. Perché dovrei avere paura della morte se vado da Colui con cui ho sempre anelato stare tutta la mia vita?».

(Fonte: https://it.hermanaclare.com/it/)

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Invece di utilizzare creme, preghiamo!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/02/2019

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«Dio ha creato una storia stupenda e noi ne siamo parte.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/02/2019

Un’esortazione ispirata di Madre Rosaria fondatrice dei Figli del Divino Amore.

«Ecco il miracolo a cui dovete ambire…»

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«Gesù è la gioia! E tu me parle de resurrezione e staie accussì?»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/02/2019

«Se avessimo avuto una vita diversa ci saremmo persi la parte migliore: Dio!»

Fulvio, Claudio e Aldo Festa, tre fratelli accomunati dal sangue e dalla stessa vocazione, raccontano con gioia e letizia irresistibili ma con intensità, la loro storia.

Un video che vale la pena guardare fino in fondo.

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Come una molla

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/09/2018

Morto a soli 19 anni, Andrea ha vissuto millenni e regalato secoli di gioia ha chi lo ha conosciuto.

I figli, a un certo punto, li vedi come estranei. Carne della tua carne, certo; eppure se stessi, perciò nuovi e inaspettati. Si può imparare da un figlio? Sì, innanzitutto a disattendere i nostri calcoli di genitori e ad accogliere la loro vera paternità, figli di Dio.

Nel leggere la storia di Andrea Mandelli mi sono immedesimata nello sguardo di sua madre Sofia, che è stata un po’ come la Madonna lungo la Via Crucis, presente eppure in disparte. Sovraffollata di domande, m’immagino. Chi sei tu, figlio mio? Dove stai andando? Dove vuoi portarmi? Ce la fai a sopportare il dolore? Da dove ti viene la forza?

Sofia ha visto nascere Andrea, quarto dei suoi sette figli. Lo ha visto crescere nelle dinamiche affettuose e burrascose coi fratelli, accogliere la proposta cristiana, entusiasmarsi per le escursioni in montagna e molto meno per lo studio. E poi lo ha visto confrontarsi con una malattia che non dà scampo, il sarcoma di Ewing.

Il libro che racconta la vita di Andrea Mandelli, Ti regalo la mia molla (di Giovanna Falcon, Itaca edizioni), è una raccolta di testimonianze che lascia sorpresi: il tempo davvero non si misura in anni. Morto a soli 19 anni, Andrea ha vissuto millenni e regalato secoli di gioia ha chi lo ha conosciuto.

La molla, appunto, ha la capacità di dilatarsi, e anche il cuore può farlo. Può aprirsi ad ospitare l’intero universo anche se muore giovane; può avvizzire e stare chiuso anche se campa più di cent’anni.

All’amica di sempre, Angela, lui regalò, durante l’ultimo Natale che visse, proprio la molla di una biro (che inezia, eh?) aggiungendo un biglietto:

«Sai qual è il valore di un amico? Quello di ricordare all’altro come una molla il Destino per cui è fatto. Ti regalo la mia molla».

Fosse stato mio coetaneo, credo che avrei schivato Andrea: uno di quelli sempre al centro dell’attenzione, pronto a lanciarsi in ogni iniziativa, disposto a tirar fuori tutte le questioni urgenti, a trascinare gli amici. Un coinvolgente entusiasta, ecco.

Il centro della sua vita è stata la scuola e l’amicizia coi compagni di Gioventù Studentesca, stupisce con quanta profondità giovanile abbia attecchito in lui il carisma di Don Giussani: la compagnia come cammino al Destino, soprattutto. Da solo non faceva nulla, in ogni frammento di vita si metteva in rapporto con gli altri. Bellissima la trovata grazie a cui riesce a vincere le elezioni della consulta, quasi un presagio…

Pur non avendo vinto alle elezioni del consiglio d’istituto, Andrea decide di partecipare alle elezioni, indette quell’anno stesso, della consulta provinciale degli studenti. La Lista Uno aveva fatto un enorme striscione con scritto: «Lista uno fa le cose in grande». Andrea prende un fogliettino qualsiasi e scrive: «Ma le cose più piccole sono sempre le più preziose – Lista due». E attacca questo foglietto sotto la Lista uno.

Frodo, il piccolo piccolissimo hobbit della Contea deve entrare a Mordor. È sempre vertiginoso il mistero della piccolezza che regge il mondo ed estirpa il male. Sono milioni di piccoli gesti, piccole vite a tenere in piedi la «cosa buona» che è la Creazione. È un mistero altrettanto grande constatare che un ragazzo così entusiasta e generoso venga messo alla prova e il suo «sì» a Dio cresca anziché sgretolarsi.

Come un vero e proprio tallone d’Achille, la malattia insorge con un dolore al piede e si mostra in breve tempo come un tumore osseo gravissimo.

Le cure, le lunghe degenze in ospedale, la diagnosi infausta approfondiscono il legame di paternità tra Andrea e Dio. Ne sono testimoni gli amici che lo vedono meno a scuola, ma lo sentono più forte vicino a loro. Le sue parole e la sua presenza, debilitata nel corpo ma rinvigorita nello spirito, parlano loro di un’intensità di vita:

«Andrea diceva che l’unica cosa che vale è il momento, è lì che vivi la grandezza del tuo cuore. Ciò che il Signore ti dà da vivere, che è un bene per te, è nel presente non nel progetto futuro. Non è fare cose straordinarie, ma fare ogni piccola cosa con quel ‘accada di me’ che diceva la Madonna

Non è il carpe diem dell’edonista che gode e usa tutto. È uno sguardo opposto all’arrivismo e alle smanie odierne che riversano sui giovani l’illusione che la felicità arriverà domani, oltre. Invece è già qui, può essere in ogni gesto che si fa ed è l’unico criterio davvero giusto: perché ad alcuni sono dati cento anni da vivere, ad altri poche ore; ma a tutti è dato un presente ed è lì che – come una molla – il nostro cuore può dilatarsi ad ospitare domande, esperienze e a dare tutto se stesso.

Se su questo sentiero riesco, un po’ indietro, a stare al passo con l’intuizione di Andrea, però poi c’è un passaggio in cui lui mi stacca definitivamente, va libero verso il traguardo … io arranco molto alle sue spalle. Eppure è questa sua frase, ostica-tosta-quasi incomprensibile, che non mi si stacca di dosso:

La pienezza della vita sta nella verginità e nella morte.

Sono parole che scrive all’amica Angela, e poi nella sua ultima lettera. Cos’hanno in comune la verginità e la morte? Soprattutto: cosa c’entrano con la pienezza?

(Fonte: http://www.it.aleteia.org)

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«Ero caduta nella trappola della tentazione di Adamo: quando l’uomo si mette al posto di Dio!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/02/2018

La prima volta che conobbi le Clarisse di Borgo era l’estate del 2016. Un’amica, laica consacrata, stava cercando un monastero dove poter fare il suo periodo di esercizi spirituali personali e mi chiese se ne conoscessi uno in montagna: così mi ricordai che un giovane sacerdote Trentino mi aveva raccontato che a Borgo Valsugana vivevano delle monache: e fu così che grazie alla mia amica, scoprii il monastero!

Quell’estate stavo proprio cercando uno spazio e un tempo per pregare, ma le realtà che mi erano state indicate non andavano bene per i miei impegni di lavoro. Così lessi la locandina degli esercizi di Agosto e il periodo si incastrava alla perfezione! C´era una bella raffigurazione antica del volto di Santa Chiara, ma ciò che più mi colpì fu il titolo del ritiro: Chiara, donna libera!

Ne fui attratta: mi dava un senso di gioia e di pienezza…di vita realizzata! Da poco avevo concluso una relazione amorosa e desideravo approfondire la ricerca di me stessa come creatura femminile, donna, voluta e amata da Dio. Pensavo: se Dio Padre mi ha creata perché avessi la gioia – …e in abbondanza! -, come si immaginava una vita piena per Benedetta, come donna? Chiara poteva essere per me modello femminile secondo il desiderio di Dio Padre?

Così chiamai in monastero per presentarmi e motivare la mia iscrizione al ritiro e conobbi al telefono, il calore e l’accoglienza delle sorelle. Mi fece sentire subito di casa! Sr. Emmanuela mi inviò le indicazioni stradali del monastero spiegate molto bene (aveva ragione, il navigatore mi avrebbe fatto sbagliare strada!) e partii.

Là incontrai le mie prime amiche di cammino: “Lucia grande” e “Lucia piccola” e, proseguendo con i ritiri, queste amiche sono sempre aumentate, tutte diverse per età, origine, esperienze, ma accomunate dal desiderio e dalla gioia di camminare insieme.

Rimasi colpita subito dall’ospitalità delle Clarisse: dalle camerette preparate con cura, al cibo sempre abbondante e delizioso, alla puntualità del servizio e dal ricco materiale preparato per il ritiro. All’inizio, mi fu un po’ difficile abituarmi alla cadenza della preghiera comunitaria, ma presto gustai questo nuovo ritmo che mi permetteva di rallentare i pensieri e ascoltarmi nel profondo del cuore.

Quel primo ritiro fu per me un momento di grazia straordinario: il Signore agì in modo forte su di me facendomi capire improvvisamente, come se mi avesse tolto un velo dagli occhi, che stavo vivendo un´illusione pericolosa pensando che la mia libertà fosse un bene da gestire a mio piacimento sulla base dei miei soli desideri, senza particolari regole.

Ero caduta nella trappola della tentazione di Adamo: quando l’uomo si mette al posto di Dio! Piansi lacrime amare…le lacrime di Pietro. Ma le sorelle e le amiche di cammino mi consolarono e così ricominciai piano piano un nuovo cammino (difficile!! e che continua…), di conversione, ma soprattutto di misericordia.

Da quel primo ritiro, ne sono arrivati altri e sono sicura che tornerò ancora a Borgo. Ogni volta è per me un’occasione di stare in silenzio, mettermi in ascolto e condividere con nuove amiche di cammino la vita, i sentimenti, lasciandosi guidare dalla saggezza delle sorelle clarisse.

Se guardo indietro, da quel primo ritiro, il Signore ha fatto meraviglie nella mia vita. Posso dire a tutte le ragazze che si sentono incuriosite dal monastero di Borgo, di non esitare a provare un´esperienza di ritiro: il Signore troverà il modo di operare con la Sua Grazia, nella tua vita, in quell’occasione di ritiro…e quando si torna a casa il cuore ti dice: per fortuna che ci sono stata!!

(Testimonianza di Benedetta, dopo un ritiro al monastero delle Clarisse di Borgo Valsugana)

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«Maria è stata l’unica vera connessione che mi ha aiutato ad arrivare a Gesù!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/02/2018

L’atleta Patrick Villani, dato per spacciato per un tumore inoperabile, racconta la sua conversione e vocazione.

Dopo qualche anno la malattia ha continuato a progredire e si è spento nel 2016 ma nella serenità ritrovata nella fede.

«Nessuno esca senza aver provato quel senso d’amore che ci faceva sentire con i suoi abbracci».

Così lo ricordano i frati francescani che hanno condiviso con lui gli ultimi anni della sua vita.

Condivido con gioia questa storia edificante che ci dice che quando è volontà di Dio, avvengono miracoli e guarigioni, a volte no, a volte Dio concede il tempo per puntare all’Essenziale; è un mistero che capiremo solo dopo ma, il miracolo della conversione e di una morte santa è sempre a disposizione dell’uomo che cerca Dio con fiducia affidandosi alla Mamma Celeste.

 

 

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«La vita vissuta senza Dio è un passatempo, noioso o divertente, con cui giocare in attesa della morte»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/11/2017

Vi presento Sandra Sabattini, una giovane contemporanea, serva di Dio.

Una ragazza come le altre, poi la morte, la scoperta del suo diario a cui aveva affidato, giorno dopo giorno, i particolari della sua relazione profonda con Dio.

«Non è mia questa vita che sta evolvendosi ritmata da un regolare respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia, non c’è nulla a questo mondo che sia tuo, Sandra, renditene conto, è tutto un dono su cui il Donatore può intervenire quando e come vuole. Abbi cura del regalo fattoti, rendilo più bello e pieno, per quando sarà l’ora.»

Le ultime righe scritte prima di morire a 23 anni.

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“Ero felice di quello che avevo ma non si può paragonare alla felicità che Dio ha messo nel mio cuore.”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/05/2017

Mi  ritrovo spesso a pensare: “Sarebbe un buon prete, sarebbe una buona suora!”, osservando la gente intorno a me.

Lungi dal presumere di saper riconoscere una vocazione, questa cosa però mi fa riflettere sul fatto che in tempi come questi, siano sempre più le persone nel cui cuore Dio ha piantato la sua chiamata, che però non incontrano realtà che le aiutino a riconoscerla.

Condivido quindi con gioia testimonianze come questa della miss che ha trovato la vera felicità in convento.

Città del Messico: una giovane riempie le prime pagine dei giornali facendosi suora solo un anno dopo essere stata incoronata regina di bellezza nel suo paese nativo.

Esmeralda Solís Gonzáles recentemente è entrata a far parte delle Povere Clarisse Missionarie del Santissimo Sacramento in qualità di postulante. La storia di questa ventenne messicana è diventata virale dopo che è stata condivisa in un post della pagina Facebook dei fan di Miss Messico.

(…) Esmeralda è nata il 12 aprile 1997 a Valle de Guadalupe, nello stato messicano di Jalisco, in una famiglia cattolica. Ora risiede in un convento di Guernavaca, dopo aver lasciato il lavoro di nutrizionista.

“Non ti rendi conto di cosa sia realmente la vita religiosa fino a quando non ci sei dentro. Fino ad ora sono stata in grado di vederla da un’altra prospettiva, quella che ti offre il mondo”, ha dichiarato Esmeralda alla Catholic News Agency.

“Ero felice di quello che avevo ma non si può paragonare alla felicità che Dio ha messo nel mio cuore.”

La giovane postulante ha incontrato le suore a quattordici anni quando il suo interesse per una vocazione religiosa si stava risvegliando attraverso un campo vocazionale.

I tempi di Dio sono perfetti. Durante questo tempo di discernimento ho potuto fare delle esperienze come quella di venire eletta reginetta di bellezza e altre cose che hanno lasciato il loro segno e mi hanno permesso di imparare molto sulle cose che mi sarebbero successe dopo.”

La scoperta della vocazione era stata sempre presente nella sua vita come una “piccola spina”, dice Esmeralda.

Mi sono resa conto del fatto che dovevo fare spazio nella mia vita per scoprire ciò che Dio aveva previsto per me. Nel processo di discernimento vocazionale ho avuto anche paure e dubbi, ma l’amore che la Madonna mi mostrava ogni giorno mi ha permesso di superare ogni senso di scoraggiamento”.

Esmeralda ha scoperto che Dio la chiamava “a servirLo in modo radicale” che significa “cambiare la vita per abbracciare la Croce di Cristo e vivere più vicino a Lui”.

“Sono postulante da poco tempo ma posso dire di sentirmi veramente felice!”, dice Esmeralda che, per scoprire la vocazione ha passato molto tempo in preghiera e compiendo azioni di carità, “il cambiamento non è facile per la famiglia perché comporta il distacco, ma sono stata sempre appoggiata dai miei genitori, così come dai veri amici.

Sebbene fossi realizzata in molti settori, sentivo che il Signore aveva bisogno che io portassi frutto in modi differenti”.

“Ogni vocazione è difficile ma se vai e afferri la mano di Dio, sarai sempre capace di fare il passo successivo.”

Beata María Inés Teresa Arias

Nella vita religiosa ogni giorno è un nuovo inizio e una nuova opportunità di estendere il Regno di Dio. Questo comporta molti sacrifici che però sono sempre ricompensati con la felicità“.

La giovane novizia afferma anche che “la presunta felicità che il mondo offre è attraente” ma “è necessario fissare il nostro sguardo sulle cose che durano”.

“Non devi avere paura. Se Dio ti chiama, avrà cura di tutto, devo solo riceverLo con grande pace, gioia e fiducia. Penso che la paura sia la grande scusa responsabile di troncare la vera felicità che solo Dio può offrire“, dice Esmeralda.

Le Povere Clarisse Missionarie del Santissimo Sacramento sono un istituto di Diritto Pontificio fondato dalla beata María Inés Teresa Arias nel 1945 a Cuernavaca in Messico.

Lo spirito dell’istituto è eucaristico, mariano, missionario e centrato sul Santissimo Sacramento. Le missionarie lavorano in cliniche, gruppi giovanili, scuole, università, centri di esercizi spirituali, missioni. Sono presenti in Messico, Argentina, Costa Rica, USA, Spagna, Italia, Irlanda, Russia, Giappone, Corea, Indonesia, Sierra leone, Nigeria, Vietnam e India.

Tradotto da: http://mattersindia.com/2017/05/mexican-beauty-queen-decides-to-become-nun/

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