FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘Vocazioni’

«O tutto o niente!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/08/2019

Vi presento suor Claire, della Comunità delle Serve del Focolare della Madre. Il racconto è un po’ lunghetto ma vale davvero la pena dedicargli qualche minuto per conoscere la storia di una ragazza che ha dato tutto, senza misura, fino all’ultimo giorno.

Sr. Clare nacque il 14 novembre 1982 a Derry (Irlanda del Nord) (…) in una famiglia cattolica, e nella sua infanzia ricevette i sacramenti di iniziazione cristiana, ma smise di frequentare la parrocchia durante l’adolescenza.

Nella Settimana Santa del 2000, all’età di 17 anni, arrivò a un incontro di preghiera con il Focolare della Madre. Sembrava tanto allegra quanto superficiale. Cercava il sole e i ragazzi in Spagna, e si ritrovò con un gruppo di persone che celebrava con grande intensità la Passione, Morte e Risurrezione del Signore.
Ma lei non era pronta per questo. Fin dall’infanzia accarezzava il sogno di diventare una stella del cinema mondiale e stava lavorando duramente per ottenerlo. Sapeva che aveva le qualità per diventarlo: un grande talento artistico, una bellissima voce, un aspetto fisico attraente e una personalità travolgente. A soli 15 anni l’avevano già assunta come presentatrice di programmi televisivi per giovani per il Canale 4 – uno dei più importanti del Regno Unito – e, quando aveva 17 anni, era interessato a lei il canale statunitense “Nickelodeon”.

Trascorse i primi giorni dell’Incontro della Settimana Santa prendendo il sole e fumando. Il Venerdì Santo qualcuno le disse: «Clare, oggi devi entrare in cappella. Oggi è Venerdì Santo». Clare entrò in cappella, ma rimase nell’ultimo banco. Durante la liturgia del Venerdì Santo i fedeli si avvicinano al presbiterio per adorare e baciare la croce. Clare si unì alla fila. E quel semplice gesto segnò un prima e un dopo nella sua vita. Quando si concluse la liturgia, una suora la trovò che piangeva, mentre ripeteva: «Egli è morto per me. Mi ama!… Perché nessuno me l’ha detto prima?». Clare aveva capito quanto il Signore la amava e quanto Egli aveva fatto per lei. E comprese che «l’amore si paga solo con amore», e che l’amore che il Signore le chiedeva implicava il donarGli tutto.

Non fu facile fare il passo. Di ritorno in Irlanda partecipò come attrice secondaria alle riprese del film «Sunday» del regista Charles McDougall. Ed entrò di nuovo nella voragine della superficialità e del peccato che il mondo del cinema le offriva. Ella stessa lo espresse così: «Vivevo male, vivevo in peccato mortale. Bevevo molto, fumavo molto, iniziai a fumare droghe, continuavo a uscire con i miei amici e il mio ragazzo. Ero uguale a prima. Non avevo la forza di tagliare fuori dalla mia vita tutto quello. Però, ovvio, non ne avevo la forza perché non avevo chiesto al Signore che mi aiutasse». Ma il Signore insisteva nel «perseguitarla». Una notte di festa esagerò di nuovo con l’alcool, e quando stava vomitando nel bagno di una discoteca, sentì che Gesù le diceva: «Perché Mi continui a ferire?». La presenza di Dio era così forte che non poteva ignorarla. Poco tempo dopo si trovava nella stanza di un importante hotel di Londra mentre leggeva l’orario per le registrazioni del giorno dopo. Sentì un vuoto così grande che comprese che la sua vita non aveva senso se non la donava a Gesù Cristo. Né le suppliche della sua famiglia né le promesse del suo manager riuscirono a fermarla. L’11 agosto 2001 donò la sua vita a Dio come postulante delle Serve del Focolare della Madre.

Clare doveva cambiare molte cose nella sua vita.L’ambiente difficile della sua città natale, Derry – con le sue lotte sanguinose per l’indipendenza dell’Irlanda del Nord dal governo del Regno Unito – avevano ferito profondamente il suo cuore, e fu la prima cosa che dovette sanare. Ma Clare si era arresa di fronte alla verità dell’immenso amore di Gesù Cristo nei suoi confronti e ormai nulla l’avrebbe fermata nella sua corsa. Ella stessa spiegò: «All’inizio ebbi la tentazione di tornare indietro e di dire: “Lo voglio di nuovo”. Ma capii che avevo trovato un amore più grande».

Dopo gli anni come postulante e novizia, professò l’11 febbraio 2006. Durante gli esercizi spirituali di un mese che fece durante il tempo del noviziato, ricevette la grazia di capire in prima persona ciò che il Signore aveva detto un giorno a Santa Caterina da Siena: «Io sono il tutto e tu sei il niente». Fu qualcosa che la trasformò interiormente e la aiutò – man mano che maturava umanamente e spiritualmente – a mettere al servizio del Signore e dell’evangelizzazione tutti i doni di cui era dotata, che non erano pochi. Così divenne uno strumento sempre più docile nelle mani del Signore.

Ancora molto giovane e con molte cose da imparare arrivò alla sua prima destinazione, la nostra casa di Belmonte, in provincia di Cuenca (Spagna). Qui le Serve del Focolare della Madre sono incaricate di un collegio per bambine e ragazze che provengono da famiglie con difficoltà. Sr. Clare iniziò qui a mettere in evidenza il dono così speciale che aveva per arrivare alle anime dei bambini e dei giovani, per mostrare loro la Verità, per insegnare loro ad amare il Signore, per guidarli nel loro personale percorso di guarigione interiore dalle ferite che ognuno si trascina dietro. Il suo zelo per le anime, in particolare dei giovani, era immenso.

Sr. Clare rimase solo alcuni mesi in quella casa perché fu mandata nella comunità che si doveva aprire a Jacksonville, Florida (Stati Uniti) nel mese di giugno 2006. Le suore lavorano lì al servizio pastorale della Parrocchia dell’Assunzione e della scuola parrocchiale. Il parroco dell’Assunzione, P. Fred Parke, spiega: «I bambini percepivano l’entusiasmo che lei aveva per l’Eucaristia. Trasudava di entusiasmo per il Signore. E, una volta che eri stato con lei, sapevi che dovevi acquisire quell’entusiasmo. Era molto accattivante!»

L’8 settembre 2010 Sr. Clare tornò dagli Stati Uniti per emettere i voti perpetui.Poi fu destinata alla comunità che le Serve del Focolare della Madre stavano per aprire a Valenza (Spagna). La sua superiora, Sr. Isabel Cuesta, ricorda: «Sr. Clare aveva appena fatto i suoi voti perpetui. Si era donata completamente al Signore e il suo modo di viverlo era farlo con tutta la sua anima. (…) C’era un’immagine che Sr. Clare usava molto e che la aiutava a mettere ogni giorno la sua vita nelle mani di Dio: era l’immagine dell’ “assegno in bianco”. Ogni giorno offriva al Signore un assegno in bianco, affinché Egli le potesse chiedere tutto quello che voleva».

A Valenza l’attività fondamentale di Sr. Clare fu l’assistenza spirituale ai malati terminali e lungodegenti dell’ospedale di Mislata. Era un apostolato molto difficile e che implicava un continuo dimenticarsi di se stessa per capire il cuore di ogni ammalato, e per guidarlo in quell’ultima e definitiva fase della sua vita.

Nell’anno 2011 Sr. Clare tornò a Belmonte.La sua superiora questa volta fu Sr. Ana M. Lapeña che definisce in modo molto azzeccato la “spiritualità” di Sr. Clare: «Dare tutto con un grande umorismo». Sr. Ana M. ancora adesso ammira l’obbedienza di Sr. Clare, fino al punto da affermare: «Non so ancora che cosa le costava fare e quali cose no. Non lo potei notare! E non solo, quando io le chiedevo qualcosa, la sua risposa era sempre: “Ma certo!!!”, ma lei stava sempre osservando per vedere quali necessità c’erano per offrirsi». «Alla fine di quell’anno pensai: “Voglio imparare a obbedire così”».

Nell’ottobre del 2012 Sr. Clare ricevette una nuova destinazione nella quale sviluppare tutta la sua potenzialità evangelizzatrice: l’Ecuador. Si inserì nella comunità fondata da poco a Guayaquil, dove le Serve del Focolare della Madre erano solo da un anno. Le suore insegnano in varie scuole, alcune in zone molto povere, e svolgono un grande lavoro parrocchiale e di evangelizzazione di bambini e giovani, dando ritiri, facendo campi estivi, incontri, riunioni settimanali… Un intensissimo ritmo di lavoro a cui si univa il caldo spossante di quelle terre e il logoramento per le diverse malattie tropicali che soffrì. Ella stessa diede testimonianza della disposizione con cui arrivò in Ecuador: «Quando arrivai in Ecuador, stavamo ascoltando una registrazione sulla vita di San Giovanni Paolo II, e in uno dei suoi viaggi apostolici gli fu chiesto: “Sua Santità, è stanco?”. E lui rispose: “A dir la verità, non lo so”. Io ricordo che durante la mia prima settimana qui in Ecuador io volevo usare quella frase non come mio motto, ma come il mio modo di vivere qui. A volte ci si stanca, ovviamente il lavoro stanca, ma anche se sono stanca spero di non fare la vittima e di continuare a donarmi».

Due anni dopo, nel 2014, fu mandata in un’altra comunità di missione, sempre in Ecuador, a Playa Prieta.Lì le Serve del Focolare della Madre gestiscono l’Unità Educativa «Sacra Famiglia», una scuola in cui bambini e bambine di modeste risorse economiche possono accedere a un’educazione cattolica e di qualità grazie agli aiuti di borse di studio offerte da molti benefattori. Dopo l’intensa giornata di lezioni e di attività scolastiche, le suore trovano tempo ancora per il lavoro parrocchiale e per l’assistenza alle numerose famiglie povere. Per questo, sotto il sole o sotto le piogge torrenziali, le suore visitano le umili casette di quella zona rurale. Individuano le necessità fondamentali e donano Gesù Cristo e la speranza nella vita eterna, oltre a distribuire i “pacchi” di alimenti, le medicine o a risolvere molti problemi materiali.

Varie volte durante l’anno le comunità di Servi e Serve del Focolare della Madre, assieme a gruppi di giovani, entravano nella Foresta pre-Amazzonica, nel Puyo, nella parte orientale dell’Ecuador, per evangelizzare i suoi abitanti. Anche Sr. Clare camminò per delle ore su quei sentieri impraticabili, con il fango fino alle ginocchia e attraversando a piedi gli affluenti del Rio delle Amazzoni, talvolta con l’acqua al petto, fino ad arrivare agli umili villaggi degli indigeni shuar, quelli che un tempo erano i molto temuti «jíbaros». Gli shuar vivono in piccole comunità di non più di trenta persone. Coltivano le terra con metodi ancestrali e vivono in una grande povertà. A volte le suore sono arrivate in villaggi in cui non era mai stato predicato prima il Vangelo o in cui ancora si pratica la poligamia. Ma persino quelli che hanno ricevuto in qualche occasione la visita di qualche sacerdote e sono stati battezzati non sanno quasi nulla della loro fede.

Tutti ricordano Sr. Clare sempre abbracciata alla sua chitarra, la sua grande alleata nell’evangelizzazione.E la ricordano a cantare e cantare, fino a rimanere senza voce, ma pur così cantava, malgrado il caldo, la stanchezza e l’emicrania di cui spesso soffriva. Il suo modo di cantare era un riflesso del suo modo di vivere. Sr. Kelly Maria Pezo ricorda: «Quando cantava non si risparmiava, e quando viveva non si risparmiava»Ma malgrado l’animazione e la gioia che sempre c’era attorno a lei, man mano che gli anni passavano, cresceva in Sr. Clare la necessità del silenzio e di cercare tempi per stare da sola con il Signore.

Per le suore era evidente in che modo stava consumandosi Sr. Clare, a cui tutto le sembrava poco per Cristo.Lo dimostra questo frammento della mail che scrisse al fondatore delle Serve, P. Rafael, l’8 aprile 2015, nella quale diceva: «Anche se il Venerdì Santo è un giorno triste, non so spiegare la gioia e il desiderio entusiasta che ho di soffrire per il Signore. Tutto mi sembra poco: la mancanza di riposo, il digiuno, il caldo, il dover dare retta alla gente… Tutto ciò che può costare mi riempie di gioia, perché mi fa stare vicino al Signore. (…) Sono rimasta a lungo davanti alla croce chiedendo la grazia di mai, mai dimenticare tutto ciò che il Signore e la Madonna hanno sofferto per me».

Il terremoto che mise fine alla vita di Sr. Clare e di altre cinque giovani aspiranti iniziò alle 18.58 di sabato 16 aprile 2016.Le suore avevano avuto una settimana molto dura a causa delle forti inondazioni che giorni addietro Playa Prieta aveva subito. Mancavano appena due settimane all’inizio dell’anno scolastico e si trovavano con la scuola in uno stato disastroso: tutte le aule inondate, le pareti pitturate di recente sciupate dall’acqua, e lo stesso dicasi per le sedie, i tavoli, le porte e una grande quantità di materiale didattico che non avevano fatto in tempo a recuperare. Per questo, non appena il livello dell’acqua iniziò a scendere, si erano messe a pulire e a cercare di sistemare quel disastro. Lavoravano con gioia e generosità. Il lavoro era duro, perché l’acqua nell’andarsene lasciava al suolo varie spanne di fango. Ed erano preoccupate anche delle molte famiglie povere che avevano perso tutti, o quasi tutto, a causa delle inondazioni. Erano in una situazione estrema di fronte alla quale reagirono con una grande donazione. Contemplando i fatti a posteriori, sembra che il Signore le stesse preparando.

Quando iniziò il terremoto da poco erano tornate dalla Messa nella parrocchia del paese. Era già buio. Sr. Clare, con il gruppo di ragazze decedute, era al primo piano. Stavano tenendo una lezione di chitarra e stavano per riunirsi al resto delle suore che erano in casa per pregare il rosario in comunità. Non ci fu tempo. La forte scossa fece crollare l’edificio in cui si trovavano le quattro suore e sette ragazze, e di esse solo cinque furono recuperate in vita. Quel giorno, a pranzo, la conversazione era girata proprio attorno al tema della morte. Sr. Clare aveva detto con molta sicurezza: «Io non ho paura della morte. Perché dovrei avere paura della morte se vado da Colui con cui ho sempre anelato stare tutta la mia vita?».

(Fonte: https://it.hermanaclare.com/it/)

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«Gesù è la gioia! E tu me parle de resurrezione e staie accussì?»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/02/2019

«Se avessimo avuto una vita diversa ci saremmo persi la parte migliore: Dio!»

Fulvio, Claudio e Aldo Festa, tre fratelli accomunati dal sangue e dalla stessa vocazione, raccontano con gioia e letizia irresistibili ma con intensità, la loro storia.

Un video che vale la pena guardare fino in fondo.

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“Ero felice di quello che avevo ma non si può paragonare alla felicità che Dio ha messo nel mio cuore.”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/05/2017

Mi  ritrovo spesso a pensare: “Sarebbe un buon prete, sarebbe una buona suora!”, osservando la gente intorno a me.

Lungi dal presumere di saper riconoscere una vocazione, questa cosa però mi fa riflettere sul fatto che in tempi come questi, siano sempre più le persone nel cui cuore Dio ha piantato la sua chiamata, che però non incontrano realtà che le aiutino a riconoscerla.

Condivido quindi con gioia testimonianze come questa della miss che ha trovato la vera felicità in convento.

Città del Messico: una giovane riempie le prime pagine dei giornali facendosi suora solo un anno dopo essere stata incoronata regina di bellezza nel suo paese nativo.

Esmeralda Solís Gonzáles recentemente è entrata a far parte delle Povere Clarisse Missionarie del Santissimo Sacramento in qualità di postulante. La storia di questa ventenne messicana è diventata virale dopo che è stata condivisa in un post della pagina Facebook dei fan di Miss Messico.

(…) Esmeralda è nata il 12 aprile 1997 a Valle de Guadalupe, nello stato messicano di Jalisco, in una famiglia cattolica. Ora risiede in un convento di Guernavaca, dopo aver lasciato il lavoro di nutrizionista.

“Non ti rendi conto di cosa sia realmente la vita religiosa fino a quando non ci sei dentro. Fino ad ora sono stata in grado di vederla da un’altra prospettiva, quella che ti offre il mondo”, ha dichiarato Esmeralda alla Catholic News Agency.

“Ero felice di quello che avevo ma non si può paragonare alla felicità che Dio ha messo nel mio cuore.”

La giovane postulante ha incontrato le suore a quattordici anni quando il suo interesse per una vocazione religiosa si stava risvegliando attraverso un campo vocazionale.

I tempi di Dio sono perfetti. Durante questo tempo di discernimento ho potuto fare delle esperienze come quella di venire eletta reginetta di bellezza e altre cose che hanno lasciato il loro segno e mi hanno permesso di imparare molto sulle cose che mi sarebbero successe dopo.”

La scoperta della vocazione era stata sempre presente nella sua vita come una “piccola spina”, dice Esmeralda.

Mi sono resa conto del fatto che dovevo fare spazio nella mia vita per scoprire ciò che Dio aveva previsto per me. Nel processo di discernimento vocazionale ho avuto anche paure e dubbi, ma l’amore che la Madonna mi mostrava ogni giorno mi ha permesso di superare ogni senso di scoraggiamento”.

Esmeralda ha scoperto che Dio la chiamava “a servirLo in modo radicale” che significa “cambiare la vita per abbracciare la Croce di Cristo e vivere più vicino a Lui”.

“Sono postulante da poco tempo ma posso dire di sentirmi veramente felice!”, dice Esmeralda che, per scoprire la vocazione ha passato molto tempo in preghiera e compiendo azioni di carità, “il cambiamento non è facile per la famiglia perché comporta il distacco, ma sono stata sempre appoggiata dai miei genitori, così come dai veri amici.

Sebbene fossi realizzata in molti settori, sentivo che il Signore aveva bisogno che io portassi frutto in modi differenti”.

“Ogni vocazione è difficile ma se vai e afferri la mano di Dio, sarai sempre capace di fare il passo successivo.”

Beata María Inés Teresa Arias

Nella vita religiosa ogni giorno è un nuovo inizio e una nuova opportunità di estendere il Regno di Dio. Questo comporta molti sacrifici che però sono sempre ricompensati con la felicità“.

La giovane novizia afferma anche che “la presunta felicità che il mondo offre è attraente” ma “è necessario fissare il nostro sguardo sulle cose che durano”.

“Non devi avere paura. Se Dio ti chiama, avrà cura di tutto, devo solo riceverLo con grande pace, gioia e fiducia. Penso che la paura sia la grande scusa responsabile di troncare la vera felicità che solo Dio può offrire“, dice Esmeralda.

Le Povere Clarisse Missionarie del Santissimo Sacramento sono un istituto di Diritto Pontificio fondato dalla beata María Inés Teresa Arias nel 1945 a Cuernavaca in Messico.

Lo spirito dell’istituto è eucaristico, mariano, missionario e centrato sul Santissimo Sacramento. Le missionarie lavorano in cliniche, gruppi giovanili, scuole, università, centri di esercizi spirituali, missioni. Sono presenti in Messico, Argentina, Costa Rica, USA, Spagna, Italia, Irlanda, Russia, Giappone, Corea, Indonesia, Sierra leone, Nigeria, Vietnam e India.

Tradotto da: http://mattersindia.com/2017/05/mexican-beauty-queen-decides-to-become-nun/

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«Un'”uniforme” diversa e un “capo” molto più misericordioso»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/03/2017

Don Ernesto Piraino che si è raccontato ai microfoni di Padre Pio Tv in una lunga intervista. A http://www.infooggi.it ha risposto a qualche domanda.

Diciotto lunghi anni nella Polizia di Stato.Cosa è significato per te essere un poliziotto?

Essere stato poliziotto rappresenta oggi, nel mio nuovo stato di vita, certamente un valore aggiunto. Aver potuto servire la gente indossando una divisa ha contribuito ad accrescere il mio bagaglio esperienziale dal punto di vista umano e perché no, anche spirituale.

La giustizia umana spesso può e deve coincidere con quella divina, pertanto la missione continua, con una “uniforme” diversa e un “capo” molto più misericordioso!

Quando hai avvertito le prime avvisaglie della vocazione?

Oggi, col senno di poi, posso dire che le prime avvisaglie si manifestarono sin dall’età infantile e poi adolescenziale. Nel 2006 , con l’inizio dell’adorazione Eucaristica perpetua nella mia parrocchia di allora, a Scilla in provincia di Reggio Calabria, il Signore iniziò a parlare al mio cuore in maniera sempre più chiara.

Eri fidanzato. L’amore per il Signore, però richiedeva l’esclusiva…

Dopo il secondo anno di fidanzamento, la mia ragazza, iniziando a notare in me una certa predisposizione alla vita spirituale, cominciò a fare delle battute sempre più insistenti, “se ti vuoi fare prete dimmelo chiaro!”.

Dopo un certo tempo, per poter andare di tanto in tanto in chiesa a pregare, fui costretto ad utilizzare l’alibi della palestra. Non sentivo la chiamata al sacerdozio, semplicemente desideravo ricavarmi dei tempi di silenzio e meditazione. Oggi so che quelle battute erano in realtà delle profezie.

Quando hai preso la decisione di abbandonare tutto e seguire Gesù?

Una sera di febbraio, siamo nel 2010, mentre mi trovavo nella cappella del seminario, dove di tanto in tanto mi recavo per preparare degli esami con alcuni seminaristi, miei colleghi di facoltà, avvertii forte il desiderio di lasciare tutto per donare la mia vita al Signore nel sacerdozio.

Il giorno dopo andai immediatamente dal mio padre spirituale.

Dal primo tuo si al Signore, tutto si è stravolto nella tua vita…

Le difficoltà non sono mancate, il Signore però ha fatto sì che diventassero dei trampolini di lancio. Oggi vivo il dono del sacerdozio anche grazie a quelle difficoltà iniziali, che hanno rafforzato la chiamata e il desiderio di non mollare.

Cosa ti senti di dire ai giovani che avvertono la vocazione?

Dico ai giovani che dovessero avvertire la chiamata del Signore, di non avere paura, di aprire le porte del loro cuore con fiducia.

Il Padre desidera la felicità per ciascuno dei Suoi figli, e vi assicuro donare la vita a Lui riempie il cuore di gioia, quella vera!

Fonte: https://www.infooggi.it/

In questo video, un bel servizio su Padre Pio TV

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«Oggi sono molto più sereno rispetto a quando giocavo»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/03/2017

L’ex calciatore del Manchester United diventa frate domenicano

Il centrocampista Philip Mulryne ha condiviso maglia e spogliatoio con le stelle del Manchester United: David Beckham, Ryan Gigg, Nicky Butt, Paul Scholes, Andy Cole e Ole Gunnar Solskjaer. Oggi, invece, condivide il saio con san Domenico di Guzmán, fondatore dell’ordine dei Domenicani.

Nordirlandese, ha debuttato in Nazionale l’11 febbraio 1997 (segnando un gol) e nei Red Devils il 14 ottobre 1997. Nel 1999 è passato al Norwich City, contribuendo a portare il club inglese in Premier League nel 2004. Si è infine ritirato nel 2008, tornando a Belfast.

Ma proprio lì, nel Nord Irlanda, l’inaspettato incontro con mons. Noel Treanor, vescovo della diocesi di Down e Connor, che diventa suo confidente e confessore, coinvolgendosi in attività caritatevoli. E’ qui che Mulryne sente la chiamata alla vocazione: dopo 4 anni di studio (filosofia e teologia) nel Pontificio Collegio Irlandese, il 29 ottobre 2016 è stato ordinato diacono dall’arcivescovo di Dublino e nel 2017 riceverà l’ordinazione sacerdotale, divenendo frate domenicano.


«Oggi sono molto più sereno rispetto a quando giocavo»
, ha dichiarato. L’ex calciatore Paul McVeigh, suo amico, ha rivelato: «Con mio grande stupore, e molto probabilmente quello di tutto il mondo calcistico, Phil ha deciso di allenarsi per diventare un prete cattolico. Sono ancora in contatto con lui e sapevo che stava trasformando la sua vita, dedicandosi alla beneficenza e aiutando i senza tetto. Eppure è stato uno shock completo sentire che aveva scelto questa come sua vocazione. Sono venuto ad incontrarlo a Roma e l’ho trovato davvero molto contento».

Campi prestigiosi, fama mediatica, stipendi faraonici, auto di lusso e tante donne: lo stereotipo della vita da sogno del calciatore. Eppure, evidentemente, nulla di ciò che può offrire il “mondo” riesce davvero a soddisfare l’animo umano, che è misteriosamente in costante ricerca dell’Infinito. La storia di padre Philip insegna.

 Qui, la vestizione e la professione solenne di padre Philip.

(Fonte: http://www.uccronline.it, pubblicato il 14 gennaio 2017)

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“Sentirmi amata da Dio mi ha permesso di vedere diversamente le cose”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/10/2016

Conversione di Suor Cristina Alfano, cantante lirica.

Quando una vita senza senso è il primo campanello di una vocazione…

“Sentirmi amata da Dio mi ha permesso di vedere diversamente le cose.

Le parole non possono rappresentare questa immensità.

E’ come se rientri in quel qualcosa per cui dici – Ecco, adesso io sono a casa.

Mi professavo non proprio atea ma lontanissima da Dio, fondamentalmente non mi interessava.

Il rapporto con la fede era inesistente. Questo mi permette di comprendere le persone che dicono che non sentono nulla, quando parlo della fede.

Cantavo, realizzavo i miei primi CD ,a c’era qualcosa che mi mancava.

Mi sentivo dentro uno schema, dentro un apparire.

Ho cominciato a credere in Dio guardando la mia vita.”

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17 Dicembre – Quattro anni di Fermenti Cattolici Vivi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/12/2015

Quattro anni fa nasceva il blog Fermenti Cattolici Vivi (QUA un po’ di storia…)

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Unico obiettivo del blog: Dio parla e agisce, molti non lo sanno… Occorre farlo sapere un po’ in giro… 😉

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Siamo arrivati così al quarto anno, con quasi 615.000 visualizzazioni.

Solo una parola!

G-R-A-Z-I-E-!-!-!

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E un augurio speciale anche a Papa Francesco che oggi compie 79 anni e che il 1° Ottobre 2013 benediceva il progetto del Blog.

 

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La gente semplice, quando si trova di fronte a problemi insolubili, si avvicina ai suoi santi e ai suoi eremiti

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/08/2015

monaci_01…e ne trova anche in città, oggi.

Un articolo sui nuovi eremiti metropolitani, fenomeno in silenziosa ma continua espansione.

C’è ancora posto per gli eremiti nel nostro mondo sovraffollato? Esistono ancora i singles dello spirito che si ritirano in baite solitarie e in “grotte monolocali” per soli anacoreti? O si stanno estinguendo come i panda? La risposta che ci viene dagli Usa è sorprendente.Sulla base di una indagine conoscitiva effettuata dai gesuiti d’America sul loro quadrimestrale per consacrati, Review for Religious, si rileva che non solo sopravvivono ma sono addirittura in crescita. E in tutto il mondo il fatto nuovo è che questi eremiti non si rifugiano più nelle grotte ma scendono in città e si inseriscono nella realtà metropolitana senza tuttavia abbandonare la loro scelta di vita solitaria.

Non sappiamo cosa possano rispondere alle domande del Censimento perché la “professione eremita” non è ancora contemplata. Ma è altrettanto certo che aumentano ogni anno, trascorrono la vita in preghiera, non temono la povertà e rifiutano qualsiasi gerarchia. La loro forza sta nel contraddire lo spirito del tempo. E la Chiesa ha deciso di reintegrarli nel Diritto canonico.

La notizia ci riporta ad una esperienza di alcuni anni fa, durante un viaggio nell’Isère, dove vari eremiti popolavano una vallata, ben distanziati tra loro. L’insediamento era noto solo agli “addetti ai lavori” in contatto con questi atleti della solitudine. La cosa ci aveva stupito, convinti come tutti, che gli anacoreti non esistessero più. Forse si trattava degli ultimi esemplari. Invece ci veniva detto che gli insediamenti erano in aumento, tanto da allertare il demanio francese, interessato a ricavare soldi anche da questo utilizzo del suolo pubblico.

monaci_02Questa impressione di un movimento in espansione ci viene ora confermata dalla ricerca dei gesuiti americani su un fenomeno che, per le sue dimensioni e la sua dinamica, sta prendendo in contropiede anche le autorità religiose che lo avevano archiviato come estinto nel 1917 lasciandolo fuori dal nuovo Codice ecclesiale.

Invece bisogna ricominciare a parlarne, a chiedersi perché tornano, quanti sono oggi, quanti potrebbero diventare domani e che ruolo hanno nella ripresa del senso del sacro. Ecco alcuni numeri.La categoria, stando a valutazioni attendibili, conterebbe nel mondo almeno ventimila anacoreti doc, ma è una stima forse inferiore alla realtà. Duemila vivono in Italia. E sono equamente divisi tra uomini e donne.

Per gran parte sono cattolici, ma non mancano altre confessioni cristiane e altre religioni. L’inchiesta americana, ha rilevato che il maggior numero di eremiti, oggi, è “metropolitano” e soltanto un due per cento segue la tradizione che li vuole in grotte, baite o vecchi cascinali.

L’eremitaggio moderno si fa anche in scantinati o sotto i ponti. Meglio ancora nei casermoni o nei condomini delle città. La metropoli di oggi è il luogo vero della solitudine, dove tutti ti ignorano, e dove il combattimento contro i nuovi demoni è ancora più intenso.

Come si mantengono gli eremiti? Nel Medio Evo trovavano “lavoro” custodendo cimiteri, ponti, passi montani, fari, santuari, e questo è possibile anche oggi. Ma è più difficile per gli eremiti metropolitani. Perché il “deserto” di cemento è meno fertile del deserto di sabbia, dove almeno le locuste e le radici non mancano come ci ha insegnato Giovanni il Battista. Scartati i lavori nelle aziende, ambienti troppo dispersivi e più adatti ai preti operai, restano i lavoretti che si possono fare tra le pareti domestiche come la pittura o il restauro di icone, la confezione di rosari e di ostie per la messa.

monaci_03Oppure scrivere e collaborare con editori, come fa Adriana Zarri che abbiamo intervistato. Condividono l’abitazione con sorella povertà; per pregare e meditare ricavano un angolo che arredano con un gusto ispirato, dove non c’è l’idea della miseria ma di una povertà luminosa.

E l’assenza di gadget dispersivi come la tv o il telefono consente loro di non essere assillati dalle bollette. I più “benestanti” hanno una pensioncina minima o trovano una casa di campagna con un fazzoletto di terra per ricavarne i prodotti dell’orto.

La diffidenza iniziale dei vicini si trasforma, poco a poco, in stupefatta accettazione di questi esseri “asociali” e, ben presto, in una richiesta di preghiere o intercessioni. L’eremita è solo in apparenza un isolato, ma risiede “al centro” della società. E questo il popolo lo sente. La gente semplice, quando si trova di fronte a problemi insolubili, si avvicina ai suoi santi e ai suoi eremiti.

(Titolo originale: L’eremita della porta accanto. Arrivano gli anacoreti del Medioevo prossimo venturo di Rodolfo Signifredi. Fonte: http://www.auraweb.it)

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“Lui immaginava altro e chi sono io per dire di no a Dio?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/07/2015

Ricordate Cristina Acquistapace?

Nel 2009 ospite di “A sua immagine” spiazzava tutti con la frase: “Mamma, io sono fortunata ad essere nata nel ’72 perché se nascevo oggi l’amniocentesi mi fregava”.

Ne parlavamo anche qua, quando raccontavamo la sua storia di consacrata speciale con un’ala in più.

Cristina continua a spiazzarci con le sue frasi semplici e sapienti durante la sua partecipazione a Beati Voi.

 

Perché i puri di cuore vedranno Dio? – “Perché non avendo cattiveria nel loro cuore sono incapaci di vedere la cattiveria negli altri.”

Lui immaginava altro e chi sono io per dire di no a Dio?

L’uomo guarda l’apparenza, Dio guarda il cuore…”

Ed ora, le beatitudini di Cristina Acquistapace.

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Disagio, sconforto… E se fosse vocazione?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/06/2015

Biagio_01Una storia che ci insegna che quando un giovane benestante a cui non manca nulla, prova sconforto e niente lo soddisfa di quello che lo circonda…

Biagio Conte. Qualcuno avrebbe potuto dargli del folle, o avrebbe potuto pietosamente distoglierlo dal suo disagio con una buona psicoterapia.

Ci sono casi in cui questa naturalmente è necessaria, ma oggi, purtroppo, si prende sempre meno in considerazione l’ipotesi che sia la voce di Dio che chiama

Conte nasce in una famiglia benestante siciliana e aiuta il padre nell’azienda di famiglia. Una gioventù come quella di molti coetanei, poi i primi sintomi della crisi che lo porterà a una svolta radicale.

Tutto era diventato per lui motivo di sconforto. A 26 anni ecco il grande passo: una lettera ai genitori e una nuova vita da eremita per le montagne dell’entroterra siciliano.

Il giovane dorme nelle grotte, mangia quel che la natura offre. Nella zona di Raddusa chiede ospitalità a una famiglia di pastori che lo accolgono come un figlio e lì comprenderà l’importanza del lavoro duro con le pecore, senza sapere ancora, che un domani sarebbe diventato pastore di uomini.

Biagio_015A un tratto intuisce che il suo viaggio sarebbe dovuto continuare e parte per un lungo pellegrinaggio a piedi, l’unica compagnia, un cane che chiamerà Libertà, per arrivare al suo santo preferito, Francesco d’Assisi.

Ormai ha deciso: si dedicherà totalmente, e per sempre, ai poveri della sua città, Palermo, dove ritorna e va a vivere sotto i portici della stazione centrale, insieme ai suoi nuovi fratelli e sorelle, il popolo di quelli che chiamiamo barboni, alcolisti, sbandati, ex detenuti, stranieri, extracomunitari, prostitute.

Fa come l’Abbé Pierre: chiede l’elemosina per i poveri, per comprare pane e latte, vestiti, coperte, un fornello elettrico per cucinare la pasta.

I senzatetto aumentano e Biagio ottiene un vecchio rudere abbandonato, un ex “disinfettatoio” comunale.

Col sudore e con la fatica dei fratelli che prima vivevano alla stazione (circa 60), insieme all’instancabile don Pino Vitrano, restaura l’edificio. Inizia così una gara di solidarietà cittadina e non solo per la ricostruzione della fatriscente struttura.

Il missionario laico palermitano Biagio Conte (s), ricevuto dal papa, Palermo, 3 ottobre 2010. Il pontefice e' vicino ai siciliani, a chi non ha lavoro, vive nell'incertezza del futuro o soffre a causa della criminalit?? organizzata e li invita a non aver paura di testimoniare i valori umani e cristiani. ANSA / FRANCO LANNINO

Arrivano da ogni parte d’Italia volontari per dare un aiuto a quella che sarà chiamata la Missione di Speranza e Carità di via Archirafi.

Dopo quest’opera, verranno la Cittadella del povero e della speranza nell’ex caserma dell’aeronautica di via Decollati e il Centro di accoglienza femminile dell’ex convento di Santa Caterina, che oggi accoglie circa mille persone fra musulmani, indù, cristiani, perseguitati dalle dittature, donne incinte senza futuro, bambini che chiedono semplicemente di vivere la loro infanzia.

A tutti offre un tetto, un pasto caldo, l’assistenza medica e farmaceutica.

A tutti viene anche insegnato un mestiere, perché il riscatto della persona possa essere totale.

[Tratto da Frate Indovino, Maggio 2015]

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