FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘Vocazioni’

«Gesù è la gioia! E tu me parle de resurrezione e staie accussì?»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/02/2019

«Se avessimo avuto una vita diversa ci saremmo persi la parte migliore: Dio!»

Fulvio, Claudio e Aldo Festa, tre fratelli accomunati dal sangue e dalla stessa vocazione, raccontano con gioia e letizia irresistibili ma con intensità, la loro storia.

Un video che vale la pena guardare fino in fondo.

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“Ero felice di quello che avevo ma non si può paragonare alla felicità che Dio ha messo nel mio cuore.”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/05/2017

Mi  ritrovo spesso a pensare: “Sarebbe un buon prete, sarebbe una buona suora!”, osservando la gente intorno a me.

Lungi dal presumere di saper riconoscere una vocazione, questa cosa però mi fa riflettere sul fatto che in tempi come questi, siano sempre più le persone nel cui cuore Dio ha piantato la sua chiamata, che però non incontrano realtà che le aiutino a riconoscerla.

Condivido quindi con gioia testimonianze come questa della miss che ha trovato la vera felicità in convento.

Città del Messico: una giovane riempie le prime pagine dei giornali facendosi suora solo un anno dopo essere stata incoronata regina di bellezza nel suo paese nativo.

Esmeralda Solís Gonzáles recentemente è entrata a far parte delle Povere Clarisse Missionarie del Santissimo Sacramento in qualità di postulante. La storia di questa ventenne messicana è diventata virale dopo che è stata condivisa in un post della pagina Facebook dei fan di Miss Messico.

(…) Esmeralda è nata il 12 aprile 1997 a Valle de Guadalupe, nello stato messicano di Jalisco, in una famiglia cattolica. Ora risiede in un convento di Guernavaca, dopo aver lasciato il lavoro di nutrizionista.

“Non ti rendi conto di cosa sia realmente la vita religiosa fino a quando non ci sei dentro. Fino ad ora sono stata in grado di vederla da un’altra prospettiva, quella che ti offre il mondo”, ha dichiarato Esmeralda alla Catholic News Agency.

“Ero felice di quello che avevo ma non si può paragonare alla felicità che Dio ha messo nel mio cuore.”

La giovane postulante ha incontrato le suore a quattordici anni quando il suo interesse per una vocazione religiosa si stava risvegliando attraverso un campo vocazionale.

I tempi di Dio sono perfetti. Durante questo tempo di discernimento ho potuto fare delle esperienze come quella di venire eletta reginetta di bellezza e altre cose che hanno lasciato il loro segno e mi hanno permesso di imparare molto sulle cose che mi sarebbero successe dopo.”

La scoperta della vocazione era stata sempre presente nella sua vita come una “piccola spina”, dice Esmeralda.

Mi sono resa conto del fatto che dovevo fare spazio nella mia vita per scoprire ciò che Dio aveva previsto per me. Nel processo di discernimento vocazionale ho avuto anche paure e dubbi, ma l’amore che la Madonna mi mostrava ogni giorno mi ha permesso di superare ogni senso di scoraggiamento”.

Esmeralda ha scoperto che Dio la chiamava “a servirLo in modo radicale” che significa “cambiare la vita per abbracciare la Croce di Cristo e vivere più vicino a Lui”.

“Sono postulante da poco tempo ma posso dire di sentirmi veramente felice!”, dice Esmeralda che, per scoprire la vocazione ha passato molto tempo in preghiera e compiendo azioni di carità, “il cambiamento non è facile per la famiglia perché comporta il distacco, ma sono stata sempre appoggiata dai miei genitori, così come dai veri amici.

Sebbene fossi realizzata in molti settori, sentivo che il Signore aveva bisogno che io portassi frutto in modi differenti”.

“Ogni vocazione è difficile ma se vai e afferri la mano di Dio, sarai sempre capace di fare il passo successivo.”

Beata María Inés Teresa Arias

Nella vita religiosa ogni giorno è un nuovo inizio e una nuova opportunità di estendere il Regno di Dio. Questo comporta molti sacrifici che però sono sempre ricompensati con la felicità“.

La giovane novizia afferma anche che “la presunta felicità che il mondo offre è attraente” ma “è necessario fissare il nostro sguardo sulle cose che durano”.

“Non devi avere paura. Se Dio ti chiama, avrà cura di tutto, devo solo riceverLo con grande pace, gioia e fiducia. Penso che la paura sia la grande scusa responsabile di troncare la vera felicità che solo Dio può offrire“, dice Esmeralda.

Le Povere Clarisse Missionarie del Santissimo Sacramento sono un istituto di Diritto Pontificio fondato dalla beata María Inés Teresa Arias nel 1945 a Cuernavaca in Messico.

Lo spirito dell’istituto è eucaristico, mariano, missionario e centrato sul Santissimo Sacramento. Le missionarie lavorano in cliniche, gruppi giovanili, scuole, università, centri di esercizi spirituali, missioni. Sono presenti in Messico, Argentina, Costa Rica, USA, Spagna, Italia, Irlanda, Russia, Giappone, Corea, Indonesia, Sierra leone, Nigeria, Vietnam e India.

Tradotto da: http://mattersindia.com/2017/05/mexican-beauty-queen-decides-to-become-nun/

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«Un'”uniforme” diversa e un “capo” molto più misericordioso»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/03/2017

Don Ernesto Piraino che si è raccontato ai microfoni di Padre Pio Tv in una lunga intervista. A http://www.infooggi.it ha risposto a qualche domanda.

Diciotto lunghi anni nella Polizia di Stato.Cosa è significato per te essere un poliziotto?

Essere stato poliziotto rappresenta oggi, nel mio nuovo stato di vita, certamente un valore aggiunto. Aver potuto servire la gente indossando una divisa ha contribuito ad accrescere il mio bagaglio esperienziale dal punto di vista umano e perché no, anche spirituale.

La giustizia umana spesso può e deve coincidere con quella divina, pertanto la missione continua, con una “uniforme” diversa e un “capo” molto più misericordioso!

Quando hai avvertito le prime avvisaglie della vocazione?

Oggi, col senno di poi, posso dire che le prime avvisaglie si manifestarono sin dall’età infantile e poi adolescenziale. Nel 2006 , con l’inizio dell’adorazione Eucaristica perpetua nella mia parrocchia di allora, a Scilla in provincia di Reggio Calabria, il Signore iniziò a parlare al mio cuore in maniera sempre più chiara.

Eri fidanzato. L’amore per il Signore, però richiedeva l’esclusiva…

Dopo il secondo anno di fidanzamento, la mia ragazza, iniziando a notare in me una certa predisposizione alla vita spirituale, cominciò a fare delle battute sempre più insistenti, “se ti vuoi fare prete dimmelo chiaro!”.

Dopo un certo tempo, per poter andare di tanto in tanto in chiesa a pregare, fui costretto ad utilizzare l’alibi della palestra. Non sentivo la chiamata al sacerdozio, semplicemente desideravo ricavarmi dei tempi di silenzio e meditazione. Oggi so che quelle battute erano in realtà delle profezie.

Quando hai preso la decisione di abbandonare tutto e seguire Gesù?

Una sera di febbraio, siamo nel 2010, mentre mi trovavo nella cappella del seminario, dove di tanto in tanto mi recavo per preparare degli esami con alcuni seminaristi, miei colleghi di facoltà, avvertii forte il desiderio di lasciare tutto per donare la mia vita al Signore nel sacerdozio.

Il giorno dopo andai immediatamente dal mio padre spirituale.

Dal primo tuo si al Signore, tutto si è stravolto nella tua vita…

Le difficoltà non sono mancate, il Signore però ha fatto sì che diventassero dei trampolini di lancio. Oggi vivo il dono del sacerdozio anche grazie a quelle difficoltà iniziali, che hanno rafforzato la chiamata e il desiderio di non mollare.

Cosa ti senti di dire ai giovani che avvertono la vocazione?

Dico ai giovani che dovessero avvertire la chiamata del Signore, di non avere paura, di aprire le porte del loro cuore con fiducia.

Il Padre desidera la felicità per ciascuno dei Suoi figli, e vi assicuro donare la vita a Lui riempie il cuore di gioia, quella vera!

Fonte: https://www.infooggi.it/

In questo video, un bel servizio su Padre Pio TV

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«Oggi sono molto più sereno rispetto a quando giocavo»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/03/2017

L’ex calciatore del Manchester United diventa frate domenicano

Il centrocampista Philip Mulryne ha condiviso maglia e spogliatoio con le stelle del Manchester United: David Beckham, Ryan Gigg, Nicky Butt, Paul Scholes, Andy Cole e Ole Gunnar Solskjaer. Oggi, invece, condivide il saio con san Domenico di Guzmán, fondatore dell’ordine dei Domenicani.

Nordirlandese, ha debuttato in Nazionale l’11 febbraio 1997 (segnando un gol) e nei Red Devils il 14 ottobre 1997. Nel 1999 è passato al Norwich City, contribuendo a portare il club inglese in Premier League nel 2004. Si è infine ritirato nel 2008, tornando a Belfast.

Ma proprio lì, nel Nord Irlanda, l’inaspettato incontro con mons. Noel Treanor, vescovo della diocesi di Down e Connor, che diventa suo confidente e confessore, coinvolgendosi in attività caritatevoli. E’ qui che Mulryne sente la chiamata alla vocazione: dopo 4 anni di studio (filosofia e teologia) nel Pontificio Collegio Irlandese, il 29 ottobre 2016 è stato ordinato diacono dall’arcivescovo di Dublino e nel 2017 riceverà l’ordinazione sacerdotale, divenendo frate domenicano.


«Oggi sono molto più sereno rispetto a quando giocavo»
, ha dichiarato. L’ex calciatore Paul McVeigh, suo amico, ha rivelato: «Con mio grande stupore, e molto probabilmente quello di tutto il mondo calcistico, Phil ha deciso di allenarsi per diventare un prete cattolico. Sono ancora in contatto con lui e sapevo che stava trasformando la sua vita, dedicandosi alla beneficenza e aiutando i senza tetto. Eppure è stato uno shock completo sentire che aveva scelto questa come sua vocazione. Sono venuto ad incontrarlo a Roma e l’ho trovato davvero molto contento».

Campi prestigiosi, fama mediatica, stipendi faraonici, auto di lusso e tante donne: lo stereotipo della vita da sogno del calciatore. Eppure, evidentemente, nulla di ciò che può offrire il “mondo” riesce davvero a soddisfare l’animo umano, che è misteriosamente in costante ricerca dell’Infinito. La storia di padre Philip insegna.

 Qui, la vestizione e la professione solenne di padre Philip.

(Fonte: http://www.uccronline.it, pubblicato il 14 gennaio 2017)

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“Sentirmi amata da Dio mi ha permesso di vedere diversamente le cose”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/10/2016

Conversione di Suor Cristina Alfano, cantante lirica.

Quando una vita senza senso è il primo campanello di una vocazione…

“Sentirmi amata da Dio mi ha permesso di vedere diversamente le cose.

Le parole non possono rappresentare questa immensità.

E’ come se rientri in quel qualcosa per cui dici – Ecco, adesso io sono a casa.

Mi professavo non proprio atea ma lontanissima da Dio, fondamentalmente non mi interessava.

Il rapporto con la fede era inesistente. Questo mi permette di comprendere le persone che dicono che non sentono nulla, quando parlo della fede.

Cantavo, realizzavo i miei primi CD ,a c’era qualcosa che mi mancava.

Mi sentivo dentro uno schema, dentro un apparire.

Ho cominciato a credere in Dio guardando la mia vita.”

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17 Dicembre – Quattro anni di Fermenti Cattolici Vivi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/12/2015

Quattro anni fa nasceva il blog Fermenti Cattolici Vivi (QUA un po’ di storia…)

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Unico obiettivo del blog: Dio parla e agisce, molti non lo sanno… Occorre farlo sapere un po’ in giro… 😉

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Siamo arrivati così al quarto anno, con quasi 615.000 visualizzazioni.

Solo una parola!

G-R-A-Z-I-E-!-!-!

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E un augurio speciale anche a Papa Francesco che oggi compie 79 anni e che il 1° Ottobre 2013 benediceva il progetto del Blog.

 

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La gente semplice, quando si trova di fronte a problemi insolubili, si avvicina ai suoi santi e ai suoi eremiti

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/08/2015

monaci_01…e ne trova anche in città, oggi.

Un articolo sui nuovi eremiti metropolitani, fenomeno in silenziosa ma continua espansione.

C’è ancora posto per gli eremiti nel nostro mondo sovraffollato? Esistono ancora i singles dello spirito che si ritirano in baite solitarie e in “grotte monolocali” per soli anacoreti? O si stanno estinguendo come i panda? La risposta che ci viene dagli Usa è sorprendente.Sulla base di una indagine conoscitiva effettuata dai gesuiti d’America sul loro quadrimestrale per consacrati, Review for Religious, si rileva che non solo sopravvivono ma sono addirittura in crescita. E in tutto il mondo il fatto nuovo è che questi eremiti non si rifugiano più nelle grotte ma scendono in città e si inseriscono nella realtà metropolitana senza tuttavia abbandonare la loro scelta di vita solitaria.

Non sappiamo cosa possano rispondere alle domande del Censimento perché la “professione eremita” non è ancora contemplata. Ma è altrettanto certo che aumentano ogni anno, trascorrono la vita in preghiera, non temono la povertà e rifiutano qualsiasi gerarchia. La loro forza sta nel contraddire lo spirito del tempo. E la Chiesa ha deciso di reintegrarli nel Diritto canonico.

La notizia ci riporta ad una esperienza di alcuni anni fa, durante un viaggio nell’Isère, dove vari eremiti popolavano una vallata, ben distanziati tra loro. L’insediamento era noto solo agli “addetti ai lavori” in contatto con questi atleti della solitudine. La cosa ci aveva stupito, convinti come tutti, che gli anacoreti non esistessero più. Forse si trattava degli ultimi esemplari. Invece ci veniva detto che gli insediamenti erano in aumento, tanto da allertare il demanio francese, interessato a ricavare soldi anche da questo utilizzo del suolo pubblico.

monaci_02Questa impressione di un movimento in espansione ci viene ora confermata dalla ricerca dei gesuiti americani su un fenomeno che, per le sue dimensioni e la sua dinamica, sta prendendo in contropiede anche le autorità religiose che lo avevano archiviato come estinto nel 1917 lasciandolo fuori dal nuovo Codice ecclesiale.

Invece bisogna ricominciare a parlarne, a chiedersi perché tornano, quanti sono oggi, quanti potrebbero diventare domani e che ruolo hanno nella ripresa del senso del sacro. Ecco alcuni numeri.La categoria, stando a valutazioni attendibili, conterebbe nel mondo almeno ventimila anacoreti doc, ma è una stima forse inferiore alla realtà. Duemila vivono in Italia. E sono equamente divisi tra uomini e donne.

Per gran parte sono cattolici, ma non mancano altre confessioni cristiane e altre religioni. L’inchiesta americana, ha rilevato che il maggior numero di eremiti, oggi, è “metropolitano” e soltanto un due per cento segue la tradizione che li vuole in grotte, baite o vecchi cascinali.

L’eremitaggio moderno si fa anche in scantinati o sotto i ponti. Meglio ancora nei casermoni o nei condomini delle città. La metropoli di oggi è il luogo vero della solitudine, dove tutti ti ignorano, e dove il combattimento contro i nuovi demoni è ancora più intenso.

Come si mantengono gli eremiti? Nel Medio Evo trovavano “lavoro” custodendo cimiteri, ponti, passi montani, fari, santuari, e questo è possibile anche oggi. Ma è più difficile per gli eremiti metropolitani. Perché il “deserto” di cemento è meno fertile del deserto di sabbia, dove almeno le locuste e le radici non mancano come ci ha insegnato Giovanni il Battista. Scartati i lavori nelle aziende, ambienti troppo dispersivi e più adatti ai preti operai, restano i lavoretti che si possono fare tra le pareti domestiche come la pittura o il restauro di icone, la confezione di rosari e di ostie per la messa.

monaci_03Oppure scrivere e collaborare con editori, come fa Adriana Zarri che abbiamo intervistato. Condividono l’abitazione con sorella povertà; per pregare e meditare ricavano un angolo che arredano con un gusto ispirato, dove non c’è l’idea della miseria ma di una povertà luminosa.

E l’assenza di gadget dispersivi come la tv o il telefono consente loro di non essere assillati dalle bollette. I più “benestanti” hanno una pensioncina minima o trovano una casa di campagna con un fazzoletto di terra per ricavarne i prodotti dell’orto.

La diffidenza iniziale dei vicini si trasforma, poco a poco, in stupefatta accettazione di questi esseri “asociali” e, ben presto, in una richiesta di preghiere o intercessioni. L’eremita è solo in apparenza un isolato, ma risiede “al centro” della società. E questo il popolo lo sente. La gente semplice, quando si trova di fronte a problemi insolubili, si avvicina ai suoi santi e ai suoi eremiti.

(Titolo originale: L’eremita della porta accanto. Arrivano gli anacoreti del Medioevo prossimo venturo di Rodolfo Signifredi. Fonte: http://www.auraweb.it)

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“Lui immaginava altro e chi sono io per dire di no a Dio?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/07/2015

Ricordate Cristina Acquistapace?

Nel 2009 ospite di “A sua immagine” spiazzava tutti con la frase: “Mamma, io sono fortunata ad essere nata nel ’72 perché se nascevo oggi l’amniocentesi mi fregava”.

Ne parlavamo anche qua, quando raccontavamo la sua storia di consacrata speciale con un’ala in più.

Cristina continua a spiazzarci con le sue frasi semplici e sapienti durante la sua partecipazione a Beati Voi.

 

Perché i puri di cuore vedranno Dio? – “Perché non avendo cattiveria nel loro cuore sono incapaci di vedere la cattiveria negli altri.”

Lui immaginava altro e chi sono io per dire di no a Dio?

L’uomo guarda l’apparenza, Dio guarda il cuore…”

Ed ora, le beatitudini di Cristina Acquistapace.

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Disagio, sconforto… E se fosse vocazione?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/06/2015

Biagio_01Una storia che ci insegna che quando un giovane benestante a cui non manca nulla, prova sconforto e niente lo soddisfa di quello che lo circonda…

Biagio Conte. Qualcuno avrebbe potuto dargli del folle, o avrebbe potuto pietosamente distoglierlo dal suo disagio con una buona psicoterapia.

Ci sono casi in cui questa naturalmente è necessaria, ma oggi, purtroppo, si prende sempre meno in considerazione l’ipotesi che sia la voce di Dio che chiama

Conte nasce in una famiglia benestante siciliana e aiuta il padre nell’azienda di famiglia. Una gioventù come quella di molti coetanei, poi i primi sintomi della crisi che lo porterà a una svolta radicale.

Tutto era diventato per lui motivo di sconforto. A 26 anni ecco il grande passo: una lettera ai genitori e una nuova vita da eremita per le montagne dell’entroterra siciliano.

Il giovane dorme nelle grotte, mangia quel che la natura offre. Nella zona di Raddusa chiede ospitalità a una famiglia di pastori che lo accolgono come un figlio e lì comprenderà l’importanza del lavoro duro con le pecore, senza sapere ancora, che un domani sarebbe diventato pastore di uomini.

Biagio_015A un tratto intuisce che il suo viaggio sarebbe dovuto continuare e parte per un lungo pellegrinaggio a piedi, l’unica compagnia, un cane che chiamerà Libertà, per arrivare al suo santo preferito, Francesco d’Assisi.

Ormai ha deciso: si dedicherà totalmente, e per sempre, ai poveri della sua città, Palermo, dove ritorna e va a vivere sotto i portici della stazione centrale, insieme ai suoi nuovi fratelli e sorelle, il popolo di quelli che chiamiamo barboni, alcolisti, sbandati, ex detenuti, stranieri, extracomunitari, prostitute.

Fa come l’Abbé Pierre: chiede l’elemosina per i poveri, per comprare pane e latte, vestiti, coperte, un fornello elettrico per cucinare la pasta.

I senzatetto aumentano e Biagio ottiene un vecchio rudere abbandonato, un ex “disinfettatoio” comunale.

Col sudore e con la fatica dei fratelli che prima vivevano alla stazione (circa 60), insieme all’instancabile don Pino Vitrano, restaura l’edificio. Inizia così una gara di solidarietà cittadina e non solo per la ricostruzione della fatriscente struttura.

Il missionario laico palermitano Biagio Conte (s), ricevuto dal papa, Palermo, 3 ottobre 2010. Il pontefice e' vicino ai siciliani, a chi non ha lavoro, vive nell'incertezza del futuro o soffre a causa della criminalit?? organizzata e li invita a non aver paura di testimoniare i valori umani e cristiani. ANSA / FRANCO LANNINO

Arrivano da ogni parte d’Italia volontari per dare un aiuto a quella che sarà chiamata la Missione di Speranza e Carità di via Archirafi.

Dopo quest’opera, verranno la Cittadella del povero e della speranza nell’ex caserma dell’aeronautica di via Decollati e il Centro di accoglienza femminile dell’ex convento di Santa Caterina, che oggi accoglie circa mille persone fra musulmani, indù, cristiani, perseguitati dalle dittature, donne incinte senza futuro, bambini che chiedono semplicemente di vivere la loro infanzia.

A tutti offre un tetto, un pasto caldo, l’assistenza medica e farmaceutica.

A tutti viene anche insegnato un mestiere, perché il riscatto della persona possa essere totale.

[Tratto da Frate Indovino, Maggio 2015]

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“Mi accorgevo che mancava sempre un pezzo. Il cuore delle persone lo raggiunge solo Cristo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/06/2015

Non sprizzano gioia e serenità da tutti i pori? Come Maria hanno scelto la parte migliore…

<<Lavoravo con persone che avevano perso la vista durante la guerra. Il cuore di queste persone, il loro bisogno affettivo che dimostravano e mostravano era una cosa che non riuscivo a colmare.

Un bel giorno sono venuta ad Assisi da turista. Ero ospite di un monastero di clausura, delle clarisse. Perché stanno qui? Come fanno ad amare? Cos’è il loro modo di amare e come fanno ad essere presenti nella vita delle persone?

Sono tornata a casa. Per quanto cercassi di aiutare queste persone mi accorgevo che mancava sempre un pezzo. Il cuore delle persone lo raggiunge solo Cristo.>>

 

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