FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Niente segno della Croce in campo, lo dice lo sponsor

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/06/2012

Lo sponsor islamico del Real Madrid e del Barcellona, impone alle due grandi squadre spagnole di togliere la Croce dallo stemma e vieta ai giocatori, di farsi il segno della Croce durante le partite.

Ancora una volta la democratica Europa dove c’è posto per tutti tranne che per qualcuno, ha permesso un’ulteriore restrizione alla libera manifestazione di simboli religiosi, a senso unico, guarda caso a scapito della religione cristiana.

Non entro nel merito della notizia che vi invito a leggere su http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2320. C’è solo una domanda che mi viene su, come i peperoni dopo cena, ogniqualvolta vedo questo genere di attacchi: chi ha paura del Crocifisso?

E torno indietro nel tempo quando, ancor prima della mia conversione vedevo questi attacchi non con l’occhio schierato del blogger di Fermenti Cattolici Vivi, ma con quello distaccato del non praticante. Ciononostante, non capivo che fastidio desse a certa gente quella rappresentazione di un’ingiusta condanna a morte di un innocente chiamato Gesù.

Per me, allora, Gesù non era ancora il Dio incarnato, il Risorto che è passato per la Croce di cui avrei fatto esperienza qualche anno più tardi però, non mi dava alcun fastidio che chi ci credesse esprimesse la propria fede in privato e in pubblico. Col tempo, il moltiplicarsi di tali attacchi mi portò a pormi per la prima volta la domanda: chi ha paura del Crocifisso?

Ragionavo più o meno in questo modo: non sopportano il Crocifisso nelle scuole, negli ospedali, negli uffici. E, se c’è un accanimento così forte e diffuso, vuol dire che dietro a quel segno si deve celare non so cosa ma qualcosa di reale e di incredibilmente forte, per giustificare tali attacchi.

Osservando attacchi e idiosincrasie verso il Crocifisso e i simboli cattolici, cominciarono a sorgere in me altre domande. Dalle domande, cominciai ad aprire i sensori della mente e dell’anima e siccome Dio si fa trovare da chi lo cerca sinceramente (vedi Luca 19), c’è voluto poco per farne esperienza nelle varie realtà della Chiesa Cattolica.

Negli anni le cose non sono cambiate. Ricordo quando lavoravo per una grande compagnia di telefonia mobile e mi impedivano di tenere un’icona di Maria 3×2 cm sulla scrivania o quando, recandomi alla macchinetta del caffè, mi dicevano di mettere dentro quel Tau ostentato perché imponevo un simbolo cristiano. Gli stessi colleghi e dirigenti non avevano nulla da obiettare sull’enorme Budda che troneggiava sulla scrivania del collega o sulle varie statuette orientali in bilico sulle altre scrivanie.

All’epoca mi difendevo citando la Costituzione che, all’articolo 19 mi consentiva di esercitare il culto in privato come in pubblico. Non avevo ancora letto frasi come quelle scritte da Giovanni Paolo II sul Segno della Croce nell’Enciclica Ecclesia de Eucharistia: “Per questo il segno della Croce è il gesto fondamentale della preghiera del cristiano. Segnare se stessi con il segno della Croce è pronunciare un sì visibile e pubblico a Colui che è morto per noi e che è risorto, al Dio che nell’umiltà e debolezza del suo amore è l’Onnipotente, più forte di tutta la potenza e l’intelligenza del mondo.”

È  ovvio che non si tratti di una mera questione di leggi. Nel Crocifisso c’è un qualcosa che fa paura a molti, ed è anche ovvio. Rappresenta il dono totale, rappresenta l’annientamento dell’Uomo-Dio che “spogliò se stesso facendosi simile agli uomini” (Fil. 2,5-6). Ancora più illogicamente questo Dio crocifisso risorge, donando gratis e traendo a questa nuova vita chi si sente disposto e deciso a seguirla.

Dio si dona a noi e ci chiede di fare lo stesso – Amatevi come io ho amato voi (Mt 12,28-34)

Nell’Occidente in cui viviamo tutto predica e spinge verso il messaggio opposto, puntando a costruirci io ipertrofici, in nome di una libertà che non dà la felicità che assicura, nutriti di superfluo spacciato per necessario che, naturalmente dobbiamo comprare da “qualcuno” che lo mette in vendita.

Dio invece è gratis, la Croce è gratis dà tutto e non chiede che la nostra disposizione ad accogliere l’amore e la vita che porta.

La vita. «La Chiesa (…) nella sua croce vede l’albero della vita», ha affermato Benedetto XVI il Venerdì Santo del 2012. Dalla Croce, eretta per la morte è spuntata la vita vera, la resurrezione.

Chi ha paura del Crocifisso? Forse chi ha paura della vita?

Forse.

San Giovanni Maria Vianney, meglio conosciuto come il curato d’Ars, non aveva peli sulla lingua quando diceva:

Il segno di Croce fa paura al demonio, perché è per mezzo della Croce che noi gli sfuggiamo… Bisogna fare il segno di Croce con grande rispetto. Si comincia dalla testa: è il capo, la creazione, il Padre; segue il cuore: l’amore, la vita, la redenzione, il Figlio; vengono poi le spalle: la forza, lo Spirito Santo. Tutto ci ricorda la croce. Noi stessi siamo fatti a forma di croce.”

2 Risposte a “Niente segno della Croce in campo, lo dice lo sponsor”

  1. […] resurrezione c’è il Segno dei segni, quel Crocifisso tanto temuto da questi tempi anche nel segno di un semplice cattolico, quel segno di cui abbiamo bisogno per rappresentare una realtà incommensurabile, arrivo a dire […]

  2. […] immagini mariane, niente riferimenti a Gesù nelle scuole, niente presepi nei luoghi pubblici, niente segno della Croce sui campi di calcio, niente che possa turbare la sensibilità dei non cattolici… OK, me ne sono fatta una ragione… […]

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