FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Un fatto non solo umano

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/07/2019

Ogni mattina condivido con gioia il pensierino quotidiano di Mons. Pierino Galeone, fondatore dell’istituto secolare del Servi della Sofferenza.

Il pensierino di oggi era troppo lungo per stare in un unico tweet; ho pensato allora di condividerlo qui nel blog perché vale la pena rifletterci su.

«Lo sbaglio più grave del mondo contemporaneo è ritenere il matrimonio solo un fatto umano, non ricordando che proprio Dio ha fatto l’uomo e la donna con il comando di procreare, di crescere e moltiplicarsi; inoltre ha dato il soffio di vita eterna al bimbo che nasce e infine ha elevato il matrimonio a sacramento, segno efficace di grazia soprannaturale.»

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Messaggio della Regina della Pace del 2 Luglio 2019

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/07/2019

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Cari figli, secondo il volere del Padre misericordioso, vi ho dato ed ancora vi darò segni evidenti della mia presenza materna.

Figli miei, essa è per il mio desiderio materno della guarigione delle anime.

Essa è per il desiderio che ogni mio figlio abbia una fede autentica, che viva esperienze prodigiose bevendo alla sorgente della Parola di mio Figlio, della Parola di vita.

Figli miei, col suo amore e sacrificio, mio Figlio ha portato nel mondo la luce della fede e vi ha mostrato la via della fede.

Poiché, figli miei, la fede eleva il dolore e la sofferenza.

La fede autentica rende la preghiera più sensibile, compie opere di misericordia: un dialogo, un’offerta.

Quei miei figli che hanno fede, una fede autentica, sono felici nonostante tutto, perché vivono sulla terra l’inizio della felicità del Cielo.

Perciò, figli miei, apostoli del mio amore, vi invito a dare esempio di fede autentica, a portare la luce là dove c’è tenebra, a vivere mio Figlio.

Figli miei, come Madre vi dico: non potete percorrere la via della fede e seguire mio Figlio senza i vostri pastori.

Pregate che abbiano la forza e l’amore per guidarvi.

Le vostre preghiere siano sempre con loro.

Vi ringrazio!

(Fonte: The Medjugorje Web http://medjugorje.org)

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Un esercito di automi con la testa bassa e il cuore diviso

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/06/2019

Salgo in macchina, mi infilo nel solito guazzabuglio di mezzi che intoppano ogni giorno la mia città tanto bella quanto trascurata, continuo coi riti automobilistici mattutini; il solito tragitto, la mano destra impegnata col cambio, col Rosario che scorre tra le dita, il solito stop sistematicamente ignorato che mi spinge a fermarmi pur avendo il diritto di precedenza, il solito insulto non detto, domato (non soffocato) dal fluire delle Avemarie che mi accompagna quasi fino al lavoro, la corona riposta nel cassettino, il semaforo davanti al negozio di abbigliamento e la mano parte automaticamente alla ricerca del cellulare che… non c’è!

Cerco nell’altra tasca, nel taschino, nelle tasche interne della giacca, persino in quelle dei pantaloni sapendo benissimo di non trovarlo perché la mia ipocondria mi spinge a tenerlo sempre a qualche centimetro dal corpo. In maniera del tutto irrazionale ripeto la ricerca nelle tasche, piene di tutto tranne che del mio cellulare.

“E adesso?”, mi chiedo, con un sussulto di preoccupazione e di ansia che comincia a scemare non appena salta fuori da qualche cassettino della mia memoria, rimasto chiuso per troppo tempo, il numero di telefono del fisso di casa.

Comincio a organizzare le idee: “Dunque, chiamo casa e poi mia figlia che è al mare e…”, scopro di non sapere a memoria il suo numero. “Ok”, penso, “lo chiederò a mia moglie non appena arriverò in ufficio”.

Nel frattempo entro nel solito bar ordinando il solito latte macchiato senza lattosio. Non potendo soddisfare il riflesso incondizionato di ‘spippolare’ lo smartphone, mi scopro in atteggiamenti a cui mi sto sempre più disabituando come, guardarmi intorno, chiacchierare del più e del meno col barista, pianificare la giornata, la settimana facendo a meno dell’inseparabile app “Pro Memoria”, oppure ascoltare due giovani signore sedute al tavolino alle mie spalle, che si raccontano le loro cose. “Aò, so annata dar dermatologo pe’ sta cosa”, si lamenta una delle due mostrando all’amica il polpaccio grassottello, “e dice che ch’ho ‘na “terenestasia” [forse intendeva una teleangectasia], ma pe’ mme manco esiste, l’ho cercata su Google e nun ce sta!”.

E certo, perché se una cosa non sta su Internet non esiste, se una persona non sta su di un social non esiste, se non aggiorni il tuo status di Whatsapp sei fuori…, e all’improvviso mi sento pervadere da un piacevole e discreto senso di liberazione. Realizzo pian pianino che senza il cellulare posso comunque restare in contatto con le persone che amo, posso programmare di contattare in un secondo momento tutte le altre a cui tengo, e posso tornare a fare cose che tendo a non fare più: guardarmi attorno, ascoltare, parlare, riflettere, progettare, il tutto con un maggiore contatto con me stesso e con l’ambiente che mi circonda “hic et nunc”.

Se oggi ho potuto riappropriarmi di queste dimensioni (con beneficio anche dell’umore), significa che col cellulare sempre in tasca, queste vengono sistematicamente mortificate, quotidianamente soffocate con l’esigenza indotta di essere qui, ma tutto sommato sempre da un’altra parte, divisi tra il “qui” di cui non riusciamo più a godere, e “l’altrove” che urge con le sue notifiche che ci sembrano prioritarie ma che, alla fine, danno solo l’illusione di un mondo che non c’è o che è come ce lo rappresentiamo.

Siamo diventati un esercito di automi con la testa bassa e il cuore diviso tra il “qui” con cui stiamo disimparando a interagire, e un “altrove” fatto di aria fritta che ci appare tanto urgente ma di cui possiamo fare a meno.

Non posso non ricordare, a tal fine, le catechesi che ascoltavo da un caro sacerdote brasiliano che, parlando di vita consacrata, la definiva – citando san Giovanni Paolo II – come una continua tensione a vivere con un cuore indiviso.

Sicuramente non siamo chiamati tutti a una vita di speciale consacrazione ma col Battesimo, che ci riveste di Cristo (cfr. CCC 1243) siamo tutti chiamati a metterlo al centro della nostra vita. E come fare se qualcosa, o qualcuno, ci distoglie quotidianamente dal qui ed ora? E se questo meccanismo che ci tiene con la testa bassa su queste tavolette incantate fosse volto proprio a privarci della possibilità di fare un capolavoro delle nostre vite?

Diceva madre Teresa di Calcutta: “Ieri è passato, domani non so se arriverà, ho solo l’oggi per fare il bene.” Ma se l’oggi lo trascorriamo sempre altrove?

Perché non dimenticare il cellulare a casa ogni tanto correndo il rischio di vivere per davvero?

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Chiese vuote

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/06/2019

Una foto con una chiesa vuota, con le sedie rivestite degli abiti dei trecento fedeli martirizzati nello Sri Lanka lo scorso 14 Aprile 2019 mentre celebravano la Pasqua.

Trecento martiri la cui fede è stata più forte della paura delle minacce degli estremisti, trecento testimoni coraggiosi che sono d’esempio per tutti noi ogniqualvolta non abbiamo voglia, o tempo, per riempire i banchi vuoti delle nostre parrocchie sempre più deserte.

Signore, che l’esempio e l’intercessione di questi tuoi figlie e figlie, che ora ti lodano in pienezza, ci aiuti a riempire il vuoto delle nostre chiese occidentali, così diverso dal vuoto delle chiese in cui muoiono i nostri fratelli, vittime della cristianofobia, l’unica “fobia” ingannevolmente trascurata da questa parte del mondo che ti sta dimenticando.

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Messaggio della Regina della Pace del 25 Giugno 2019

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/06/2019

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«Cari figli!

Ringrazio Dio per ciascuno di voi.

In modo particolare, figlioli, grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Io vi preparo per i tempi nuovi affinché siate saldi nella fede e perseveranti nella preghiera, affinché lo Spirito Santo operi attraverso di voi e rinnovi la faccia della terra.

Prego con voi per la pace, il dono più prezioso, anche se satana vuole la guerra e l’odio.

Voi, figlioli, siate le mie mani tese e camminate fieri con Dio.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»

(Fonte: The Medjugorje Web http://medjugorje.org)

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«Il nostro sguardo era diretto verso il centro sbagliato»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/06/2019

Non sono in grado di citarne le fonti esatte, ma quando ho letto questo scritto mandatomi da una cara sorella, mi ci sono riconosciuto per certi versi.

Per certi versi, perché riesco a vivere quello che scrive l’autore solo e nella misura in cui mi abbandono a Dio mediante la preghiera e alla sua volontà; nella coppia, nella misura in cui l’uno accoglie l’altro – debolezze comprese – e si dona all’altro, le difficoltà possono trasformarsi in un secondo da un peso a un dono prezioso.

«Ho finalmente incontrato Cristo e ho trovato in lui quello che Luisa non avrebbe mai potuto darmi. Ho trovato in Lui una prospettiva eterna e infinita che, in definitiva, è ciò a cui il nostro cuore anela, essendo noi creati a immagine e somiglianza di Dio che è eterno ed infinito.

Piano piano mi sono liberato della “dipendenza” dalla mia sposa. Ho liberato anche lei di un peso che alla lunga sarebbe stato insopportabile, o ameno mal sopportato.

Solo quando ho trovato la mia completezza in Gesù, Salvatore della mia vita, ho potuto donarmi in libertà alla mia sposa. Solo quando ci si dona per arricchire l’altro/a e non per riempire una nostra povertà, allora il matrimonio svolta, diventa una gara a prendersi cura dell’altro/a e a metterlo al centro delle nostre attenzioni. E allora comprendi il miracolo.

Attraverso questa liberazione dall’altro/a e questo mettersi al suo servizio, a farsi dono, l’altro/a diviene porta di accesso per incontrare Colui che ti dona la pienezza e la vita.

Attraverso lo sposo e la sposa incontriamo Gesù che prima non scorgevamo perché il nostro sguardo era diretto verso il centro sbagliato, verso appunto la creatura e non il Creatore.

La mia sposa mi completa con la sua femminilità e alterità, ma non può e non deve rispondere al mio desiderio di infinito amore. E io se le voglio bene non devo caricarla di questo fardello. Solo Dio può e aspetta solo un nostro cenno per darci tutto.»

Antonio e Luisa

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«Se tu arrivi a questo, hai vinto!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/06/2019

Due anni fa vi presentavo la testimonianza eroica di David morto a soli sedici anni, con una serenità sovrumana.

Da dove aveva origine questa serenità e questa gioia? Don Pierangelo Pedretti ce lo spiega nell’omelia della messa in occasione del secondo anniversario della morte di David.

«…Noi siamo schiavi della paura di morire, invece se siamo disposti a perdere la vita non abbiamo più paura di nulla, neanche di morire.

Tutti sanno scappare. Tutti sanno amare in una relazione semplice. Tutti sanno vivere una vita senza esami, tensioni, pericoli. Ma qual è la perfezione che Cristo vuole regalarci? Quella degli adoratori in spirito e verità, quella di coloro che sono liberi dalla paura.

Una volta David mi ha detto: se guarisco, divento prete. Ma io gli ho risposto: Non funziona così, non è che tu gli offri di accettare la cosa che ti fa più schifo, e in cambio lui ti fa la grazia. Con Dio non funziona così, non devi farci dei patti, delle contrattazioni.

Funziona che il centro di tutto è dire sì alla volontà di Dio, che sia farti prete o fare tanti bambini o diventare suora, non decidi tu. Entra in una relazione con Cristo in cui davvero gli chiedi, seriamente, “cosa vuoi che io faccia?”, e per te va bene tutto. Digli che non hai paura di niente.

Non è la perfezione umana di chi non sbaglia più. Se accogli questa ricchezza che Dio ti dà, non sei più schiavo della paura, neanche di una malattia.

Oggi ricordiamo David, un ragazzo a cui Dio ha fatto fare un percorso accelerato in questo senso. Lo scatto profondo è stato quando ha messo in conto che nella volontà di Dio ci fosse il fatto che lui morisse a sedici anni. Se tu arrivi a questo, hai vinto.

David aveva paura di morire, diceva “io non ce la faccio”, ma ha chiesto allo Spirito Santo di aiutarlo, di accettare la volontà di Dio in quel momento, e come dirà lui in un’intervista, da quel momento ha vissuto l’anno più bello della sua vita. Ha detto: okay, accetto di morire, e offro questo per la conversione dei giovani.

Quando hai paura non vai fino in fondo in una relazione, e Gesù Cristo ha assunto questa povertà, quella in cui si ha paura. L’uomo della carne è sempre in una relazione limitata, vivi sempre in un futuro che non verrà o in un passato che rimpiangi, ma non sei mai in un adesso con Gesù.

Si è fatto uomo Gesù per mostrare a tutti che dietro a quell’amore che fa male c’è la vita. Ognuno di noi è chiamato a cercare l’Amore vero della vita. Quando in una relazione non dici più la verità, è perché hai paura. Quando non vivi più l’obbedienza, hai paura di morire.

La vita di David è stato questo: una vita che doveva essere disperata e invece riusciva a dare parole di speranza.

Perché? Ha visto Cristo.

È ciò che accade ad un’anima quando entra lo Spirito Santo, è questa la perfezione che Cristo vuole regalarci.

Non è uno sforzo. Tutto viene da Dio…»

(Don Pierangelo Pedretti,dalla sua omelia al secondo anniversario dalla morte di David, un ragazzo che frequentava la Fraternità Francescana di Betania a Roma.)

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Un Cuore che pulsa

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/06/2019

Una storia incredibile (su cui si attende il giudizio definitivo della Chiesa) che mi ricorda che in ogni chiesa abbiamo un Cuore speciale, un Cuore con la c maiuscola, che pulsa… per noi.

8 dicembre 1991, un sacerdote stava celebrando la Messa al santuario di Betania a Cúa, in Venezuela. Dopo la consacrazione, ha notato che l’Ostia iniziava a sanguinare da un lato. Il presbitero l’ha subito messa da parte e l’ha studiata per verificare se si trattava di un miracolo.

Secondo Eucharistic Miracles of the World, il vescovo locale ha avviato un’indagine per accertarsi che il fatto non avesse una spiegazione naturale.

Durante la Messa, molti pellegrini hanno subito verificato che il sacerdote non aveva ferite da cui potesse sgorgare il sangue presente sull’Ostia. Dalle analisi è poi risultato che il sangue del sacerdote non si accordava con quello della Particola.

L’Ostia del miracolo è stata sottoposta a studi speciali, richiesti dall’allora vescovo di Los Teques, Sua Eccellenza reverendissima Pio Bello Ricardo, e i risultati hanno confermato che il sangue era umano di gruppo AB positivo, concordando con quello trovato sulla Sindone di Torino e nell’Ostia del miracolo eucaristico di Lanciano, avvenuto in Italia nel 750 e analizzato da 500 commissioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’Ostia è stata poi custodita in un convento a Los Teques e lasciata esposta perché migliaia di pellegrini potessero vederla ogni anno. Un pellegrino del New Jersey (Stati Uniti) di nome Daniel Sanford è giunto al convento nel 1998. Ecco la sua testimonianza:

Dopo la fine della celebrazione, [il sacerdote] ha aperto la porta del Tabernacolo che conteneva l’Ostia del Miracolo. Con grande stupore ho visto che l’Ostia ardeva, e c’era un Cuore Pulsante che sanguinava al centro di essa. L’ho visto per circa 30 secondi, poi l’Ostia è tornata normale. Sono riuscito a filmare parte di questo miracolo con la mia videocamera.

Il video è stato inviato al vescovo locale, che ne ha incoraggiato la diffusione per promuovere la fiducia nella Presenza Reale di Gesù nell’Eucaristia.

L’Ostia miracolosa si può vedere ancora oggi nel convento di Los Teques, e il sangue su di essa è fresco, come quando si è verificato il miracolo per la prima volta.

(Fonte: https://it.aleteia.org/)

 

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Riflessioni da centro commerciale

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/06/2019

RomH080625 0674È domenica mattina e in famiglia si decide di andare a Messa la sera, per delle incombenze che non possiamo rimandare.

Facendo un’eccezione alla regola che mi sono imposto di andare in un centro commerciale solo se spinto da estrema necessità, soprattutto se è domenica, mi reco a quello più grande della città (sfacciatamente grande da  perdermici ogni volta) per ritirare gli occhiali di mia figlia senza i quali sembra la nipote bella di mister Magoo in giro per casa. 

In questa moderna “cattedrale” scopro un mondo che ipotizzavo ma che non conoscevo. 

In una sensazione di disorientamento vuoto, non posso fare a meno di osservare gente rilassata ma non pienamente felice, come se, qualunque cosa stesse provando in quel momento, non riuscisse ad essere piena. 

Frotte di gente normale, per bene, ma in preda a uno sguardo vago alla ricerca di qualcosa di indefinito, gente la cui fantasia non osava desiderare oltre questa enorme scatola colorata piena di cose da comprare, vagava, desiderava e comprava. 

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È questa la libertà? Lo svago? Desiderare quello che qualcun altro ha già deciso? Di botto si fa largo in me un insolito senso di nostalgia per la mia sgangherata parrocchia di periferia, del coro a cui appartengo, con le sue ferite e le discussioni sempre sulle stesse cose, del parroco che lotta in eroica solitudine coi soliti problemi, dei bambini e dei ragazzi che riempiono i primi banchi ma che spariscono non appena finisce il catechismo, una piccola galassia imperfetta che però ruota attorno a un “Sole” che riesce a mantenere in equilibrio le realtà più imperfette, difettose e diverse tra loro, compresa la cronica mancanza di senso che mi accompagna ovunque da quando ho il dono della ragione, ma che si affievolisce quando ruoto attorno a quel misterioso Sole che è la presenza di Gesù. 

La mia parrocchia, una sciancata armata Brancaleone che Eucaristia dopo Eucaristia, Messa dopo Messa, adorazione dopo adorazione orbita attorno a Qualcuno, che dev’essere davvero grande se riesce a tenere insieme tante diversità e imperfezioni con amore, portandole a innalzare lo sguardo in Alto, desiderando molto di più dei momentanei scintillii del centro commerciale più grande di Roma.

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Uscire dall’illusione dell’autosufficienza

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/06/2019

«Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza – indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia.

Si capisce allora come la fede sia tutt’altro che un fatto naturale, comodo, ovvio: occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del “mio”, per darmi gratuitamente il “suo”.

Grazie all’azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia “più grande”, che è quella dell’amore, la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare.»

Benedetto XVI

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