FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI ai giovani, Loreto 2007

«Decisi di rimanere fuori [dalla chiesa] in santa pace… In quell’istante successe un fatto incredibile»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/05/2017

Sono cattolica dalla nascita, andavo a Messa ma più per abitudine e mi annoiavo. Mio marito era di origine indù, tuttavia avevamo deciso di comune accordo che i nostri tre figli venissero educati alla religione cattolica, con Messa domenicale obbligatoria, scuole cattoliche ecc.

Pensavo di esaurisse lì il mio dovere di mdre. Non avendo io stessa un forte senso religioso e non capendo nulla di preghiera, non avevo mai parlato di Dio con i miei figli, né mai avevamo pregato insieme. Avevo una fede solo esteriore che non partiva dal cuore! In realtà ero aperta un po’ a tutto ciò che potesse ostacolare la fede, sia per ignoranza che per pigrizia spirituale.

Un giorno, un cristiano protestante mi aveva detto che nell’ostia non c’era Gesù e che credere alla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia fosse ridicolo, al punto che finii per dubitare. Durante la Messa pensavo a tutto tranne che a Dio e speravo finisse al più presto.

Una mia cara amica mi aveva invitato più volte a Medjugorje e alla fine, nel maggio 1997, riuscì a convincermi, mio malgrado. Organizzò il viaggio con un gruppo di sei persone, ma per me era piuttosto un’occasione per stare con loro, per scambiare quattro chiacchiere e per godere un po’ di sole e di natura… Meraviglioso! Neanche per un secondo pensai che si potesse andare a Medjugorje per pregare.

I primi giorni del pellegrinaggio furono molto belli: il cibo mi piaceva molto, l’aria pura, i raggi caldi del sole sulla mia pelle… Erano proprio le vacanze ideali! Il terzo giorno, la nostra guida irlandese ci portò fuori del villaggio con una vecchia camionetta sgangherata, per assistere alla Messa di un certo padre Jozo, che si trovava a Široki Brijeg, luogo in cui, durante la seconda guerra mondiale, furono martirizzati trenta francescani. Tutti erano agitati come se dovessimo incontrare il Papa in persona, io invece ero completamente disinteressata all’evento.

Al nostro arrivo la chiesa era già piena, nonostante fosse molto grande. Le panche erano tutte occupate ed era impossibile passare nei corridoi intasati dai pellegrini. Approfittando di questa situazione per me provvidenziale, decisi di rimanere fuori in santa pace alla larga dal caos e di godermi quel tiepido sole!

In quell’istante successe un fatto incredibile: un uomo, uno sconosciuto, mi prese la mano con gentilezza e mi condusse sul sorridoio principale, attraversando la folla senza alcuna difficoltà, come se il passaggio si aprisse davanti a lui. L’uomo mi fece sedere sui gradini dell’altare, di fronte al sacerdote che stava per celebrare la Messa.

Poi improvvisamente l’uomo che mi aveva accompagnato sparì e io mi ritrovai seduta nel posto migliore. Pensai di sognare, tutto era surreale ma allo stesso tempo sembrava perfettamente normale.

Non ricordo molto dell’inizio della Messa, ma al momento della consacrazione, quando il sacerdote sollevò l’ostia, vidi questa ingigantirsi e al centro apparve Gesù nostro Signore vivo. Aveva gli occhi rivolti verso l’alto. Cominciai a piangere ininterrottamente per tutta la durata del pellegrinaggio. Da allora la mia vita cambiò continuamente.

Tornata a casa, cominciai ad andare a Messa ogni giorno e l’Eucaristia divenne la fonte della mia gioia e tutta la mia forza. Non ebbi più alcuna visione, ma Gesù rimane oggi il mio unico cibo.

Mio marito ascoltò quanto mi era accaduto con molto rispetto, ma purtroppo, nonostante il mio profondo cambiamento, tutto ciò non sembrò scalfirlo.

D’altra parte io non avevo mai cercato di convincerlo ad abbracciare la mia fede, tanto più che mi lasciava libera di praticarla. Non era ancora giunto il suo momento e io aspettavo con serenità, pregando per lui e supplicando Dio di toccare anche il suo cuore.

Alcuni anni dopo, una mattina come tante altre, stavo andando a Messa e mi disse: “Vengo con te!”. Da quel momento prese l’abitudine di venire con me in chiesa senza darmi spiegazioni. Anch’io non gli dicevo nulla, sapendo che la scintilla non sarebbe potuta scoccare che dall’alto. Per farla breve, il Signore aveva lavorato nel segreto del suo cuore in modo misterioso.

Oggi mio marito ha ricevuto il Battesimo e condividiamo la stessa fede in Gesù. Lui solo ha potuto realizzare tutto questo al momento opportuno!

Come vorrei ricominciare la mia vita da capo e vivere con Gesù gli anni della mia giovinezza! Come rimpiango il tempo perduto! Non passa giorno in cui io non renda grazie a Dio di essersi rivelato a me e a mio marito. Oggi prego incessantemente per tutti i cattolici che sono tiepidi nella loro fede, come lo ero io allora!

Che la Madonna possa toccare molte, molte anime e condurle a Gesù vivo!

(Tratto da: “La pace avrà l’ultima parola” di suor Emmanuel Maillard, Sugarco Edizioni, pag. 53-55)

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«Cento anni dopo, la Madonna di Fatima ha un messaggio inascoltato da dare»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/05/2017

Un prezioso promemoria per tutti noi…

Che fatica capire la Madonna di Fatima!

Non mi spiego perché ha mostrato a tre ragazzini poco più grandi dei miei figli una spaventosa riproduzione dell’inferno, mentre io giro canale se c’è violenza in televisione.

Non comprendo con che mancanza di tatto possa aver predetto a due di loro una morte dolorosa prossima a venire. Mi inquieta il digiuno che ha imposto a dei bambini nell’età in cui una corretta alimentazione costruisce il fisico.

Come se non bastasse, ha mescolato la fede e la politica, contravvenendo alla regola base della diplomazia internazionale: ha chiesto la consacrazione della Russia per scongiurare una nuova guerra.

Maria, in quel pascolo del Portogallo, ha parlato ai pastorelli analfabeti con la schiettezza di una mamma contadina davanti al focolare: usando immagini estreme, assegnando mansioni chiare, ipotizzando una punizione in caso di disubbidienza. Come è lontano il suo linguaggio dalla nostra comunicazione senza contrasti, depotenziata con lo scopo di non offendere nessuno, resa spesso puro stile senza il nocciolo di una vera soluzione.

Ho riletto molte volte quelle parole cadute dal cielo cento anni fa: forse è proprio il loro contenuto così chiaro a risultare inaccettabile per noi persone del duemila appassionate di misteri e rompicapi.

I suoi discorsi sono il contrario di un enigma, perché la Mamma di Gesù non ha bisogno dei giri di parole delle divinità pagane: Maria dice senza troppa educazione che l’inferno esiste, che la preghiera funziona (può cambiare la storia!), che ogni scelta che facciamo è legata a doppio filo con il destino di tutto il mondo.

Ci crediamo davvero? Quando ho un problema, mi inginocchio? Ho paura della possibilità di soffrire pene eterne come conseguenza di certe decisioni? Parlo con chi mi vuole bene del destino ultraterreno che ci attende?

Cento anni dopo, la Madonna di Fatima, ha un messaggio inascoltato da dare: la religione non è un gesto sociale, ma vertiginosa trascendenza.

(Articolo originale di Emanuele Fant, da https://costanzamiriano.com/)

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«Mi sono riconosciuta fragile come tutte quelle persone che nelle Scritture guariscono nell’incontro col Signore…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/05/2017

Un caro amico che intervista una cara amica e con gioia condivido le meraviglie che il Signore ha compiuto nella sua vita.

Don Francesco Cristofaro e Beatrice Fazi su Padre Pio TV, da guardare e ascoltare, fino alla fine…

“Ho messo in atto tante strategie che si sono rivelate fallimentari… Ho sperimentato quel male di vivere di cui parla Montale…

Vivere alla presenza del Signore ogni giorno della tua vita è il vero segreto della felicità

Mi sono riconosciuta fragile come tutte quelle persone che nelle Scritture guariscono nell’incontro col Signore…”

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“Ero felice di quello che avevo ma non si può paragonare alla felicità che Dio ha messo nel mio cuore.”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/05/2017

Mi  ritrovo spesso a pensare: “Sarebbe un buon prete, sarebbe una buona suora!”, osservando la gente intorno a me.

Lungi dal presumere di saper riconoscere una vocazione, questa cosa però mi fa riflettere sul fatto che in tempi come questi, siano sempre più le persone nel cui cuore Dio ha piantato la sua chiamata, che però non incontrano realtà che le aiutino a riconoscerla.

Condivido quindi con gioia testimonianze come questa della miss che ha trovato la vera felicità in convento.

Città del Messico: una giovane riempie le prime pagine dei giornali facendosi suora solo un anno dopo essere stata incoronata regina di bellezza nel suo paese nativo.

Esmeralda Solís Gonzáles recentemente è entrata a far parte delle Povere Clarisse Missionarie del Santissimo Sacramento in qualità di postulante. La storia di questa ventenne messicana è diventata virale dopo che è stata condivisa in un post della pagina Facebook dei fan di Miss Messico.

(…) Esmeralda è nata il 12 aprile 1997 a Valle de Guadalupe, nello stato messicano di Jalisco, in una famiglia cattolica. Ora risiede in un convento di Guernavaca, dopo aver lasciato il lavoro di nutrizionista.

“Non ti rendi conto di cosa sia realmente la vita religiosa fino a quando non ci sei dentro. Fino ad ora sono stata in grado di vederla da un’altra prospettiva, quella che ti offre il mondo”, ha dichiarato Esmeralda alla Catholic News Agency.

“Ero felice di quello che avevo ma non si può paragonare alla felicità che Dio ha messo nel mio cuore.”

La giovane postulante ha incontrato le suore a quattordici anni quando il suo interesse per una vocazione religiosa si stava risvegliando attraverso un campo vocazionale.

I tempi di Dio sono perfetti. Durante questo tempo di discernimento ho potuto fare delle esperienze come quella di venire eletta reginetta di bellezza e altre cose che hanno lasciato il loro segno e mi hanno permesso di imparare molto sulle cose che mi sarebbero successe dopo.”

La scoperta della vocazione era stata sempre presente nella sua vita come una “piccola spina”, dice Esmeralda.

Mi sono resa conto del fatto che dovevo fare spazio nella mia vita per scoprire ciò che Dio aveva previsto per me. Nel processo di discernimento vocazionale ho avuto anche paure e dubbi, ma l’amore che la Madonna mi mostrava ogni giorno mi ha permesso di superare ogni senso di scoraggiamento”.

Esmeralda ha scoperto che Dio la chiamava “a servirLo in modo radicale” che significa “cambiare la vita per abbracciare la Croce di Cristo e vivere più vicino a Lui”.

“Sono postulante da poco tempo ma posso dire di sentirmi veramente felice!”, dice Esmeralda che, per scoprire la vocazione ha passato molto tempo in preghiera e compiendo azioni di carità, “il cambiamento non è facile per la famiglia perché comporta il distacco, ma sono stata sempre appoggiata dai miei genitori, così come dai veri amici.

Sebbene fossi realizzata in molti settori, sentivo che il Signore aveva bisogno che io portassi frutto in modi differenti”.

“Ogni vocazione è difficile ma se vai e afferri la mano di Dio, sarai sempre capace di fare il passo successivo.”

Beata María Inés Teresa Arias

Nella vita religiosa ogni giorno è un nuovo inizio e una nuova opportunità di estendere il Regno di Dio. Questo comporta molti sacrifici che però sono sempre ricompensati con la felicità“.

La giovane novizia afferma anche che “la presunta felicità che il mondo offre è attraente” ma “è necessario fissare il nostro sguardo sulle cose che durano”.

“Non devi avere paura. Se Dio ti chiama, avrà cura di tutto, devo solo riceverLo con grande pace, gioia e fiducia. Penso che la paura sia la grande scusa responsabile di troncare la vera felicità che solo Dio può offrire“, dice Esmeralda.

Le Povere Clarisse Missionarie del Santissimo Sacramento sono un istituto di Diritto Pontificio fondato dalla beata María Inés Teresa Arias nel 1945 a Cuernavaca in Messico.

Lo spirito dell’istituto è eucaristico, mariano, missionario e centrato sul Santissimo Sacramento. Le missionarie lavorano in cliniche, gruppi giovanili, scuole, università, centri di esercizi spirituali, missioni. Sono presenti in Messico, Argentina, Costa Rica, USA, Spagna, Italia, Irlanda, Russia, Giappone, Corea, Indonesia, Sierra leone, Nigeria, Vietnam e India.

Tradotto da: http://mattersindia.com/2017/05/mexican-beauty-queen-decides-to-become-nun/

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Caffè amaro

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/04/2017

Ho finalmente cominciato una dieta dimagrante che, tra le tante cose, mi impone di eliminare del tutto lo zucchero. Come fare coi tre, quattro caffè al giorno che prendo con la discutibile e insana abitudine di dolcificare ogni caffè con ben tre cucchiaini di zucchero?

Non riuscendo a berlo amaro, all’inizio ho provato ad eliminare il caffè, ma le botte di sonno violento che mi stendevano soprattutto dopo pranzo imponevano un ripristino della preziosa bevanda.

Mi sono imposto di berlo amaro. I primi giorni era un supplizio, sentivo solo l’amaro e continuava a non piacermi per niente.

Col tempo ho cominciato a sentire gli aromi e gli odori se lo pasteggiavo lentamente, riconoscendo che in alcuni bar il caffè fosse veramente buono, in altri così così, in altri ancora riconoscevo quello cha a Roma definiamo col termine intraducibile di “ciofèca”. Prima mi sembravano tutti più o meno uguali.

Adesso, tra i caffè buoni riconosco le sfumature che prima non coglievo perché lo zucchero dolcificava sì, ma copriva tutta quella gamma di sapori che ho scoperto solo eliminandolo.

Non posso fare a meno di pensare che nella vita spirituale sia lo stesso. Ci nutriamo di tante cose che non ci servono più di tanto e ci fanno anche male e abbiamo disimparato a gustarci i sapori delle cose dello spirito come la preghiera, la meditazione della parola di Dio, del tempo passato davanti al Santissimo Sacramento, e così tante altre realtà che nemmeno immaginiamo…

Tutte queste cose ci sembrano impegnative solo perché siamo abituati a lasciarci nutrire da altre che ne coprono il sapore.

Possono essere tante queste cose buone come lo zucchero che però coprono un’infinita gamma di sapori spirituali: ore perse davanti alla TV a guardare tutto e niente, o a scorrere e scorrere col pollice sul cellulare riempiendo attese, momenti morti e di riposo con Facebook, Twitter, Instagram, Whatsapp e…

Ognuno sa qual è il suo “zucchero”.

Ogni uomo si ritrova periodicamente a fare i conti con questi zuccherini che intrattengono e rilassano ma disabituano al meglio.

Ci proviamo a ridimensionarli correndo il rischio di assaporare meglio le infinite sfumature di fragranti “caffè” che il Cielo ha già preparato per noi?

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«Nel cuore sapevo, avevo la certezza, che in qualche modo il Signore mi aveva ascoltato»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/04/2017

Un’altra guarigione a Medjugorje…

Sono una ragazza di 27 anni. All’età di 19 me ne andai di casa: volevo essere libera, e fare la mia vita.

Ero cresciuta in una famiglia cattolica, ma ben presto arrivai a dimenticare Dio. Un matrimonio sbagliato e due aborti segnarono la mia vita. Ben presto mi ritrovai sola, nell’angoscia e alla ricerca di chissà che cosa! Illusioni! caddi inevitabilmente nella droga: anni orrendi, vivevo costantemente nel peccato mortale; divenni bugiarda, impostora, ladra, ecc.; ma c’era nel mio cuore una piccola, piccolissima fiammella, che satana non riusciva a spegnere! Ogni tanto, anche distrattamente, chiedevo aiuto al Signore, ma pensavo che non mi ascoltasse!!

Non avevo spazio in quel periodo nel mio cuore per Lui, il mio Signore. Come non era vero!!! Dopo quasi quattro anni di questa vita tremenda e orribile, scatto in me qualcosa che mi fece decidere di cambiare questa situazione. Volli smettere con la droga, abbandonai tutto, era arrivato il momento in cui Dio cominciava a trasformarmi!

Tornai dai miei genitori, ma purché bene accolta, essi mi facevano pesare tutta la situazione, non mi sentivo più a casa mia, (premetto che mia mamma morì quando avevo 13 anni e mio papà si sposò poco più tardi); andai ad abitare con la mia nonna materna, fervente religiosa, terziaria francescana, la quale col suo esempio silenzioso mi insegnò a pregare.

L’accompagnavo quasi tutti i giorni alla S. Messa, sentivo che qualche cosa nasceva in me: “il desiderio di Dio!!” Cominciammo a recitare il rosario tutti i giorni: era il momento più bello della giornata. lo quasi non mi riconoscevo, i giorni neri della droga stavano diventando ormai un ricordo lontano. Era arrivato il momento che Gesù e Maria mi presero per mano e mi aiutarono a rialzarmi, nonostante che di tanto in tanto, ma molto raramente, continuassi a fumare gli spinelli. Con la droga pesante avevo chiuso: mi resi conto di non avere avuto bisogno ne di medici ne di medicine; ma non ero ancora a posto.

Nel frattempo mi accorsi di aspettare mio figlio. Ero felice, lo volevo, era per me un grande dono di Dio! Aspettai la nascita con gioia, e fu proprio durante questo periodo che seppi di Medjugorje: credetti subito, nasceva in me il desiderio di andarci, ma non sapevo quando, ero disoccupata e con un bambino in arrivo! Aspettai e misi tutto nelle mani della cara Mamma celeste!

Nacque Davide, il mio bambino. Purtroppo, dopo vari esami medici, si scoprì che sia io che il mio bambino eravamo sieropositivi dell’AIDS; ma non ebbi paura. Mi resi conto che, se questa era la croce che dovevo portare, l’avrei portata! A dire la verità temevo solo per Davide. Ma avevo fiducia nel Signore, ero sicura che mi avrebbe aiutato.

Iniziai i quindici sabati alla Madonna in novena, per chiedere la grazia, Quando il mio bambino compì 9 mesi realizzai finalmente il desiderio di andare in pellegrinaggio a Medjugorje (trovai lavoro come domestica e racimolai la somma che occorreva per il pellegrinaggio). E, combinazione, mi accorsi che la fine della novena l’avrei passata a Medjugorje. Ero decisa a tutti i costi ad ottenere la grazia per la guarigione del mio bambino. Arrivata a Medjugorje, un’atmosfera di pace e serenità mi avvolse, vivevo come fuori dal mondo, sentivo costantemente la presenza della Madonna, che mi parlava attraverso le persone, che incontrai.

Conobbi ammalati stranieri tutti raccolti in preghiera nelle diverse lingue, ma uguali innanzi a Dio! E’ stata un’esperienza meravigliosa! non la dimenticherò mai più. Rimasi tre giorni, tre giorni pieni di grazie spirituali; compresi il valore della preghiera, della confessione, anche se non ebbi la fortuna di confessarmi a Medjugorje per la troppa gente che c’era in quei giorni, ma mi ero confessata il giorno prima della partenza a Milano.

Mi resi conto, quando eravamo in procinto di tornare a casa, che per tutto il tempo della mi permanenza a Medjugorje non avevo chiesto la grazia per il mio bambino ma solo di poter accettare questa malattia del bambino anche come dono, se questo era per la gloria del Signore! E dicevo: “Signore se vuoi puoi, ma se questa è la tua volontà, che così sia”; e promisi solennemente di non fumare più gli spinelli. Nel cuore sapevo, avevo la certezza, che in qualche modo il Signore mi aveva ascoltato e mi avrebbe aiutato. Tornai da Medjugorje più serena e preparata ad accettare qualsiasi cosa il Signore volesse domi!

Due giorni dopo l’arrivo a Milano, avevamo l’appuntamento con il medico specialista di questa malattia. Fecero gli esami al mio bambino; una settimana dopo ebbi l’esito: “Negativo”.

Il mio Davide era completamente guarito!!! più nessuna traccia di questo terribile virus! Checché ne dicano i medici (che era possibile una guarigione, avendo i bambini più anticorpi) io credo che il Signore mi abbia fatto la grazia; ora il mio bambino ha quasi 2 anni e sta benone; io porto ancora la malattia ma confido nel Signore! e accetto tutto!

Ora frequento un gruppo di preghiera di adorazione notturna in una chiesa di Milano, e sono felice, li Signore mi e sempre vicino, ho ancora qualche piccola tentazione quotidiana, qualche perplessità, ma il Signore mi aiuta a superarle. Il Signore ha sempre bussato alla porta del mio cuore anche nei momenti più duri, ed ora che l’ho lasciato entrare, non lo faro più andare via!! Da allora sono ritornata a Medjugorje ancora una volta a capodanno di quest’anno: altri frutti e altre grazie spirituali!

A volte non riesco a dire molte cose se non… grazie Signore!!!

 

Fonte: Eco di Medjugorje nr.54

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«Il Cuore di Cristo è abisso di consolazione e d’amore per chi a Lui ricorre con fiducia»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/04/2017

La Divina Misericordia contemplata da San Giovanni Paolo II

«L’amore di Cristo risana le ferite del cuore umano e comunica alla persona mediante la grazia la vita stessa di Dio.

“Gesù confido in Te!”, è semplice ma profondo questo’atto di fiducia e di abbandono all’amore di Dio.

Nelle difficoltà dell’esistenza come nei momenti di gioia e di entusiasmo affidarsi al Signore infonde pace nell’animo, induce a riconoscere il primato dell’iniziativa divina e apre lo spirito all’umiltà e aklla vberità.

“Gesù confido in Te!”, migliaia di devoti in ogni parte della terra ripetono questa semplice ed espressiva invocazione;

nel cuore di Cristo trova pace chi è angustiato dai crucci dell’esistenza,

ottiene sollievo chi è afflitto dalla sofferenza e dalla malattia,

sperimenta la gioia chi si sente stretto dall’incertezza e dall’angoscia

perché il Cuore di Cristo è abisso di consolazione e di amore per chi a Lui ricorre con fiducia.

Si tratta di un proficuo cammino di fede che siamo invitati a percorrere sostenuti da Maria Madre della Divina Misericordia,

alla sua scuola apprenderete la sublime arte di fidarsi di Dio,

seguendo Maria come fece santa Faustina Kowalska, suor Faustina, potrete compiere la volontà di Dio pronti a servire generosamente la causa del Vangelo;

potrete percorrere la strada che conduce alla santità, vocazione di ogni cristiano.

Questo vi auguro e per questo prego mentre vi benedico di cuore.»

 Dal sito del Vaticano http://www.vatican.va/roman_curia/tribunals/apost_penit/documents/rc_trib_appen_doc_20020629_decree-ii_it.html modalità per l’indulgenza plenaria in questo giorno di grazia. 

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Ditelo a tutti!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/04/2017

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“La mia conversione alla Divina Misericordia”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/04/2017

P. Roger J. Landry

Edificante racconto di P. Roger J. Landry, sacerdote della Diocesi di Fall River (Massachussets) che lavora nell’Osservatorio Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

Quando entrai nel seminario St. Mary nel Maryland incontrai molti seminaristi devoti alla Divina Misericordia; mi invitavano spesso a recitare la Coroncina ma io gentilmente declinavo; pensavo di non aver bisogno di altre devozioni e che preferivo usare i grani del mio Rosario per questa preghiera mariana.

Rimasi della stessa idea anche quando andai a Roma ma prima di tornare, passai alla chiesa di Santo Spirito in Sassia, dietro la Basilica di San Pietro, centro della devozione alla Divina Misericordia. Un giorno mi ci fermai per la confessione e vidi la chiesa stracolma di giovani che pregavano la Coroncina della Divina Misericordia. Pensai che nonostante fossi un buon prete non avevo mai sentito la necessità di conoscere quella devozione semmai qualcuno mi avesse chiesto se fosse buona per la salute spirituale.

Immagine di Gesù misericordioso come riferita da Santa Faustina, sita nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia

Mi procurari allora una copia del Diario di suor Faustina Kowalska, 730 pagine scritte da una suora polacca negli anni ’30 con le rivelazioni del Signore alla sua “segretaria”. Iniziai a leggerlo ma mi sembrava che ripetesse sempre la stessa cosa con dei piccoli cambiamenti ogni volta, e non sapevo cosa fare con tutte quelle informazioni spirituali raccontate senza un metodo. Ne lessi metà ma non lo terminai. Sebbene alcuni punti fossero meravigliosi e non ci fosse nulla contrario alla fede, decisi di sospendere il giudizio fino a quando non avessi trovato tempo e voglia di finirlo.

Il 30 aprile del 2000, il giorno della canonizzazione di suor Faustina da parte di Giovanni Paolo II, celebravo Messa in una basilica di San Pietro chiusa e semivuota. Alla fine mi portai nella cappella del Santissimo Sacramento per fare il ringraziamento. Quando il Papa celebrava in piazza san Pietro, io normalmente rimanevo in quella cappella pregando il breviario in attesa di andare a distribuire la Comunione quando i cerimonieri me lo avrebbero chiesto.

Quel giorno, mentre finivo il mio ringraziamento, mi ritrovai a pensare all’improvviso che la canonizzazione di suor Faustina, avrebbe potuto essere la mia ultima occasione di partecipare a una Messa papale da quella prospettiva prima di tornare al mio paese. Passai allora per la porta santa e mi recai in piazza alle 7,30. Gli operai che sistemavano le sedie pensarono erroneamente che fossi qualcuno importante visto che mi vedevano uscire dalla Basilica chiusa, così riuscii a trovare un posto proprio di fronte all’altare. Mi chiedevo cosa avrei fatto nelle tre ore che mancavano all’inizio della Messa di canonizzazione, ma scoprii presto che non me ne sarei dovuto preoccupare.

Avevo appena terminato le lodi mattutine che un signore mi chiese in italiano se lo potevo confessare. “Certo!”, gli dissi, lui s’inginocchiò nella dura pietra del pavimento della piazza e poco prima dell’assoluzione, una ragazza si era messa in fila. Mi chiese se la potevo confessare in spagnolo, le rispose che l’avrei fatto volentieri.

Nelle tre ore successive, fino all’antifona di apertura della Messa, non feci altro che confessare; italiani, spagnoli, brasiliani, francesi, polacchi e tedeschi che parlavano inglese, così come alcuni britannici e statunitensi, tutti umilmente inginocchiati ad aprire il loro cuore. Ero completamente sbalordito dalla bellezza e dalla profondità delle testimonianze dei frutti che la devozione alla Divina Misericordia aveva portato in questa gente proveniente da tutto il mondo con differenti culture e lingue e vidi questi frutti dal profondo come solo un prete può vedere. La Messa iniziò e io non finivo di ringraziare il Signore per avermi portato fuori in quel posto e avermi usato come strumento per condividere la sua Divina Misericordia con così tanta gente.

Durante l’omelia di Giovanni Paolo II, rimasi sorpreso ed emozionato quando disse: “E’ importante che accettiamo l’intero messaggio (dell’amore misericordioso di Dio) che ci arriva dalla Parola di Dio in questa seconda domenica di Pasqua, che da adesso in poi attraverso la Chiesa sarà chiamata “domenica della Divina Misericordia”. Con questa decisione, è mia intenzione portare questo messaggio nel nuovo millennio.” Da quel momento in poi mi sentii chiamato – come tutti i preti – ad essere un annunciatore particolare di quel messaggio. Mi resi conto che l’esperienza di quella mattinata era stata un dono di Dio affinché io vedessi la grandezza dei miracoli interiori che quella devozione poteva portare nei cuori della gente.

Tornato in seminario, quella sera non riuscivo nemmeno a raccontare ai miei compagni l’esperienza fatta. Chiesi a un mio compagno molto devoto alla Divina Misericordia, come avessi potuto approfondirla tramite il “Diario”. Sorrise e mi confessò di aver avuto lo stesso problema col “Diario”, poi tirò fuori dallo scaffale un libro di George Kosicki intitolato “Tell My Priests” (Dillo ai miei preti), un agile libretto che organizzava gli argomenti del diario specificatamente per i sacerdoti affinché imparassero la devozione e la trasmettessero al popolo chiaramente e con passione.

Fr. Kosicki dimostrava chiaramente e in maniera convincente, che tutto, nella devozione della Divina Misericordia, non fosse altro che un’applicazione di quanto detto e fatto da Gesù nei Vangeli. Riusciva inoltre a sottolineare il messaggio di suor Faustina di dire ciò ai preti, soprattutto che se un prete predica la Divina Misericordia anche il più grande peccatore sarebbe tornato a Dio.

Nel tempo sono cresciuto nell’amore e nell’apprezzamento di questa devozione; la cosa che amo di più è che pregando la Coroncina, unitamente ai due sacramenti, il Signore ci prepara a ricevere migliaia di volte nella nostra vita, la Messa e il Sacramento della Sua Misericordia. (…).

Ora guardo alla devozione come mezzi che Dio ha stabilito per aiutarci ad adorare e apprezzare Lui nel sacramento della Confessione.

La Divina Misericordia è una devozione che ha cambiato la mia vita di apostolo e mi ha portato a esperimentare sempre più in pienezza il Cuore della Redenzione e la gioia della vita con Cristo Risorto.

Io vi incoraggio – in prossimità della festa della Divina Misericordia di domenica, di venire a conoscere Dio più intimamente anche attraverso questa devozione bella e sempre attuale.

Tradotto da: http://www.catholicity.com/commentary/landry/00739.html

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“Non abbiate paura!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/04/2017

13 maggio 1917 – 13 maggio 2017

Centenario dalla prima apparizione a Fatima della Vergine Maria, ed entriamo nel centesimo.

“Quel che m’è piaciuto più di tutto, fu di vedere Nostro Signore in quella luce che la Nostra Madre ci mise nel petto. Voglio tanto bene a Dio!” (Francesco, dalle Memorie di Suor Lucia, I, 42 e 126)

 

 

“A me sembra, ma dico solo quello che penso io perché non me lo ha detto la Madonna, che Medjugorje venga come mano prolungata di Fatima e che la Madonna porti a termine qui, quello che ha incominciato a Fatima. Ma questa è una mia opinione.” (Mirjana Dragicevic a Padre Livio Fanzaga, in un’intervista di qualche anno fa).

…E io concordo pienamente con l’opinione di Mirjana.

“Siamo ancora dentro le profezie di Fatima” (Papa Benedetto XVI)

Aggiungo un bell’intervento di Don Leonardo Maria Pompei che vale la pena seguire fino in fondo.

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