FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI ai giovani, Loreto 2007

Novena allo Spirito Santo – Decimo Giorno – PENTECOSTE!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/05/2015

Pentecoste

Icona della Pentecoste

Mezzi per amare Dio e farsi santo

Chi più ama Dio si fa più santo. Diceva S. Francesco Borgia che l’orazione introduce nel cuore umano l’amore divino; la mortificazione poi è quella che toglie dal cuore la terra e lo rende capace di ricevere quel santo fuoco. Quan­to più di terra vi è nel cuore, tanto meno di luo­go vi trova il santo amore. (lob. XXVIII, 12, 13). Perciò i santi hanno cercato di mortificare quanto più poteano l’amor proprio ed i loro sen­si. 1 santi son pochi; ma bisogna vivere con i pochi se vogliamo salvarci con i pochi, come scrive S. Giovanni Climaco. E S. Bernardo dice che chi vuol fare vita perfetta bisogna che faccia vita singolare.

Prima di tutto però per farsi santi è neces­sario aver desiderio di farsi santi: desiderio e risoluzione. Alcuni sempre desiderano ma non mai cominciano a metter mano all’opera. « Di queste anime irresolute, dicea S. Teresa, non ha paura il demonio ». All’incontro diceva la santa che « Dio è amico delle anime generose ». Il de­monio cerca di farci apparir superbia il pensare di fare grandi cose per Dio. Sarebbe superbia se noi pretendessimo farle confidando nelle no­stre forze; ma non è superbia il risolverci di farci santi fidandoci di Dio e dicendo: Tutto posso in Colui che mi dà la forza (Fil 4,13).

Bisogna dunque farsi animo, risolversi e co­minciare. La preghiera può tutto. Quel che non possiamo noi con le nostre forze, ben lo potre­mo con l’aiuto di Dio, il quale ha promesso di darci quanto noi gli cerchiamo (cfr. Gv 15,7).

Affetti e preghiere

Caro mio Redentore, tu desideri il mio amore e mi comandi di amarti con tutto il cuore. Sì, Gesù mio, con tutto il cuore io voglio amarti.

No, mio Dio, ti dirò confidando nella tua mi­sericordia, non mi spaventano i miei peccati commessi, perché ora li odio e detesto sopra ogni male; e so che tu ti scordi delle offese di un’ani­ma che si pente e ti ama. Anzi perché io più de­gli altri ti ho offeso, più degli altri ti voglio ama­re, coll’aiuto che da te spero.

Mio Signore, tu mi vuoi santo, ed io voglio farmi santo per darti gusto. Ti amo, bontà infi­nita. A te tutto mi dono. Tu sei l’unico mio be­ne, l’unico mio amore. Accettami, amor mio, e rendimi tutto tuo e non permettere che io ti dia più disgusto. Fà ch’io tutto mi consumi per te, come tu ti sei tutto consumato per me.

O Maria, o sposa la più amante dello Spirito Santo e la più amata, impetrami amore e fe­deltà.

(*) I testi della Novena sono stati scritti da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nel 1766

Adesso apriamoci all’azione dello Spirito Santo pregandolo con questo canto, credendo e attendendo la sua manifestazione reale nella nostra vita, qui ed ora…

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Novena allo Spirito Santo – Nono Giorno – L’amore è tesoro d’ogni bene

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/05/2015

Holy_Spirit_09L’amore è tesoro d’ogni bene

L’amore è questo tesoro di cui il Vangelo dice che si deve lasciar tutto per acquistarlo. Sì, per­ché l’amore ci fa partecipi dell’amicizia di Dio.

« Uomo, dunque, dice S. Agostino, che vai cercando beni? Cerca un solo bene in cui sono tutti i beni ».

Ma questo Dio non possiamo trovarlo se non lasciamo le cose della terra. Scrive S. Teresa: « Distacca il cuore dalle creature, e troverai Dio ». Chi trova Dio trova quanto desidera: Cer­ca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore (Sal 36,4). Il cuore umano va sempre cer­cando beni che possano renderlo felice; ma se egli li cerca dalle creature, per quanto ne riceve da quelle, non resta mai contento; ma se non vuole altro che Dio, Dio contenterà tutti i suoi desideri.

Chi sono i più felici in questa terra, se non i santi? E perché? Perché essi vogliono e cercano solo Dio. Un certo principe, andando a caccia, vide un solitario che andava scorrendo per la selva; gli domandò che andava facendo per quel deserto? Quegli rispose: « E tu, principe, che vai cercando? ». Il principe: « Vado a caccia di belve »; e l’eremita: « Ed io vado a caccia di Dio ».

A S. Clemente il tiranno presentò oro e gem­me, affinché rinnegasse Gesù Cristo. Il santo so­spirando esclamò: « Oimè, un Dio si mette a confronto di un po’ di fango! ».

Beato chi sa conoscere questo tesoro del di­vino amore e cerca di ottenerlo! Chi l’ottiene, da se stesso si spoglierà di tutto, per non aver altro che Dio. « Quando la casa va a fuoco, dice S. Francesco di Sales, si buttano tutte le robe dal­la finestra ». E il padre Segneri Iuniore, gran servo di Dio, solea dire che l’amore è un ladro che ci spoglia di tutti gli affetti terreni, fino a concludere: « E che altro vogl’io se non solo voi, mio Signore? ».

Affetti e preghiere

Mio Dio, io per il passato non ho cercato te, ma me stesso e le mie soddisfazioni e per queste ho voltato le spalle a te, sommo bene. Ma mi consola quel che dice Geremia: Buono è il Si­gnore … con l’anima che lo cerca (Lam 3,25).

Mi dice che voi siete tutto bontà verso chi vi cerca.

Amato mio Signore, conosco il male che ho fatto in lasciarti e me ne dolgo con tutto il cuo­re. Conosco il tesoro infinito che tu sei; non vo­glio abusare di questa luce; io lascio tutto, e ti eleggo per unico mio amore. Mio Dio, mio amo­re, mio tutto, io ti amo, ti bramo, ti sospiro.

Deh, Spirito Santo, vieni e col tuo santo fuo­co distruggi in me ogni affetto che non è per te. Fà ch’io sia tutto tuo, e vinca tutto per darti gusto.

O avvocata e Madre mia Maria aiutami tu con le tue preghiere.

(*) I testi della Novena sono stati scritti da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nel 1766

Adesso apriamoci all’azione dello Spirito Santo pregandolo con questo canto, credendo e attendendo la sua manifestazione reale nella nostra vita, qui ed ora…

 

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Novena allo Spirito Santo – Ottavo Giorno – L’amore è laccio che stringe

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/05/2015

Holy_Spirit_08L’amore è laccio che stringe

Siccome lo Spirito Santo, che è l’amore in­creato, è laccio indissolubile che stringe il Padre col Verbo eterno, così unisce anche l’anima con Dio, secondo quanto dice sant’Agostino. S. Lo­renzo Giustiniani esclamava: « Dunque, o amo­re, il tuo laccio ha tanta forza, che ha potuto legare un Dio ed unirlo alle anime nostre! ». I legami del mondo sono legami di morte, ma i le­gami di Dio sono legami di vita e di salute (cfr. Sir 6, 31). Sì, perché i legami di Dio, per mezzo dell’amore, ci uniscono con Dio che è la vera ed unica nostra vita.

Prima della venuta di Gesù Cristo fuggivano gli uomini da Dio ed, attaccati alla terra, ricusa­vano di unirsi col loro Creatore; ma l’amante Signore con legami d’amore li ha tirati a sé, co­me promise per mezzo del profeta Osea: Io li traevo con legami di bontà, con vincoli di amo­re (Os 11,4). Questi vincoli sono i suoi benefici, i lumi, le chiamate al suo amore, le promesse del paradiso, ma soprattutto è stato il dono che ci ha fatto di Gesù Cristo nel sacrificio della croce e nel Sacramento dell’altare, e per ultimo nell’averci dato lo Spirito Santo. Per tanto escla­ma il Profeta: Sciogliti dal collo i legami, schia­va figlia di Sion (Is 52,2) : 0 anima, tu che sei

creata per il cielo, sciogliti dai legami della ter­ra, e stringiti a Dio col laccio del santo amore. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione (Col 3,14). L’amore è un vincolo che unisce seco tutte le virtù, e ren­de l’anima perfetta. Diceva S. Agostino: « Ama Dio, e fa quel che vuoi ». Sì, perché chi ama Dio procura di sfuggire ogni disgusto dell’amato, e cerca in tutte le cose di piacere all’amato.

Affetti e preghiere

Caro mio Gesù, troppo tu mi hai obbligato ad amarti, troppo ti è costato il procurarti l’amor mio; troppo ingrato io sarei, se ti amassi poco o dividessi il mio cuore fra le creature e te, dopo che tu mi hai dato il sangue e la vita. lo voglio staccarmi da tutto, e solo in te voglio mettere tutti gli affetti miei. Ma io sono debole ad ese­guire questo mio desiderio; tu che me lo dai, dammi la forza di eseguirlo.

Ferisci, amato mio Gesù, il mio povero cuore col dardo del tuo amore, acciocché io sempre lan­guisca per desiderio di te, e mi liquefaccia per amor tuo. Che io cerchi, brami e trovi sempre e solo te.

Gesù mio, te solo voglio e niente più. Fà che io lo replichi sempre in vita e specialmente nel punto di mia morte: Te solo voglio e niente più.

O Maria madre mia, fà che da oggi avanti io non voglia altro che Dio.

(*) I testi della Novena sono stati scritti da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nel 1766

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Preghiera di Pio XII per i cristiani perseguitati

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/05/2015

Cristianofobia_01Si avvicina la Pentecoste. In questa nostra bella festività la CEI invita a pregare per i cristiani perseguitati in tutto il mondo.

In rete ho trovato una preghiera, datata nel tempo ma attuale e moderna nei contenuti. Leggendola ne ho sentito tutta l’urgenza e l’efficacia. La condivido con voi sperando che in tanti si uniscano alle nostre preghiere per i cristiani perseguitati in tutto il mondo.

Preghiera di Pio XII per i cristiani perseguitati

O Signore Gesù, Re dei martiri,
conforto degli afflitti, appoggio e sostegno
Cristianofobia_02di quanti soffrono per amor tuo
e per la loro fedeltà alla tua Sposa,
la Santa Madre Chiesa,
ascolta benigno le nostre fervide preghiere
per i nostri fratelli della « Chiesa del silenzio », affinché non solo non vengano mai meno nella lotta,
né vacillino nella fede,
ma valgano anzi a sperimentare la dolcezza delle
consolazioni da Te riservate alle anime, che Ti degni chiamare
ad essere tue compagne nell’alto della croce.
Per coloro che debbono sopportare
tormenti e violenze, fame e fatiche,
Cristianofobia_03sii Tu fortezza incrollabile,
che li avvalori nei cimenti
e infonda loro la certezza dei premi promessi
a chi persevererà sino alla fine.
Per coloro che sono sottoposti a costrizioni morali,
molte volte tanto più pericolose quanto più subdole,
sii Tu luce che ne illumini le intelligenze,
affinché vedano chiaramente
il retto cammino della verità,
e forza che sorregga le loro volontà,
superando ogni crisi,
ogni tentennamento e stanchezza.
Cristianofobia_04Per coloro che sono nella impossibilità
di professare apertamente la loro fede,
di praticare regolarmente la vita cristiana,
di ricevere frequentemente i Santi Sacramenti,
d’intrattenersi filialmente con le loro guide spirituali,
sii Tu stesso ara occulta, tempio invisibile,
grazia sovrabbondante e voce paterna,
che li aiuti, li animi, sani gli spiriti dolenti
Cristianofobia_05e doni loro gaudio e pace.
Possa la nostra fervorosa orazione
essere loro di soccorso;
faccia la nostra fraterna solidarietà
sentir loro che non sono soli;
sia il loro esempio di edificazione per tutta la Chiesa,
e specialmente per noi
che con tanto affetto li ricordiamo.
filo_04Concedi, o Signore,
che siano abbreviati i giorni della prova
e che ben presto tutti
– insieme coi loro oppressori convertiti –
possano liberamente servire e adorare Te,
che col Padre e con lo Spirito Santo,
vivi e regni per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

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Novena allo Spirito Santo – Settimo Giorno – L’amore fa che Dio abiti nell’anima

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/05/2015

Holy_Spirit_07L’amore fa che Dio abiti nell’anima

Lo Spirito Santo si chiama dolce ospite dell’a­nima. Questa fu la grande promessa fatta da Ge­sù Cristo a chi l’ama quando disse: Se voi mi amate, io pregherò il Padre, ed egli vi manderà lo Spirito Santo, acciocché abiti sempre con voi (cfr. Gv 14,15-16).

Poiché lo Spirito Santo non abbandona mai un’anima, se non è da quella discacciato (Conc. di Trento 1.6, cap. 11).

Abita dunque Dio in un’anima che l’ama, ma si dichiara che non è contento se noi non l’amia­mo con tutto il cuore. Scrive S. Agostino che il senato romano non volle ammettere Gesù Cristo nel numero degli dei, dicendo ch’egli è un Dio superbo che vuol essere solo ad essere adorato. E così è: egli non vuole compagni in quel cuore che ama, vuol essere solo ad abitarvi, solo ad essere amato. E quando non si vede solo ad es­sere amato, invidia, per così dire, come scrive S. Giacomo, quelle creature che tengono parte di quel cuore ch’egli vorrebbe tutto per sé: Fino alla gelosia ci ama lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi (Gc 4,5). Perciò egli loda quell’a­nima che, come la tortorella, vive solitaria e na­scosta dal mondo (cfr. Ct 1,9) perché non vuole che il mondo si prenda parte di quell’amore ch’egli desidera tutto per sé. Perciò ancora loda la sua sposa chiamandola Orto chiuso ad ogni amore di terra (cfr. Ct 4,12).

Forse Gesù non si merita tutto il nostro amo­re? Dice il Grisostomo che Gesù ti ha dato tutto il suo sangue e la vita, non gli resta più che darti.

Affetti e preghiere

Mio Dio, vedo che mi vuoi tutto per te. lo tante volte ti ho scacciato dall’anima mia, e tu non hai sdegnato di ritornare ad unirti con me. Deh, prendi ora possesso di tutto me stesso. Og­gi a te tutto mi dono; accettami, Gesù mio, e non permettere che io abbia da vivere per l’av­venire neppure per un momento senza il tuo amore. Tu cerchi me, ed io non cerco altro che te. Tu vuoi l’anima mia, e l’anima mia non vuol altro che te. Tu mi ami, ed io ti amo; e giacché mi ami, legami con te, affinché da te io più non mi allontani.

O Regina del cielo, in te confido.

(*) I testi della Novena sono stati scritti da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nel 1766

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“Contraddizioni”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/05/2015

Un corto dedicato a tutti i bambini non nati.

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Novena allo Spirito Santo – Sesto Giorno – L’amore è la virtù che dà forza

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/05/2015

Holy_Spirit_06L’amore è la virtù che dà forza

Forte come la morte è l’amore (Ct 8,6). Sic­come non vi è forza creata che resista alla mor­te, così non v’è difficoltà per un’anima amante, che non ceda all’amore. Quando si tratta di pia­cere all’amato, l’amore supera tutto, perdite, di­sprezzi e dolori. Niente è così dif icile da non esser vinto dal fuoco, come dice sant’Agostino. Questo è il contrassegno più certo per conoscere se un’anima veramente ama Dio: se è fedele nel suo amore così nelle cose prospere come nell’av­verse.

Diceva S. Francesco di Sales che « Dio tanto è amabile quando ci consola come quando ci fla­gella, perché tutto fa per amore ». Anzi quando più ci flagella in questa vita, allora più ci ama. S. Gio. Grisostomo stimava più felice S. Paolo incatenato, che S. Paolo rapito al terzo cielo. Perciò i santi martiri, stando nei tormenti, giu­bilavano e ne ringraziavano il Signore, come della grazia più grande che a loro faceva dando loro di patire per suo amore. E gli altri santi, ove sono mancati i tiranni ad affliggerli, essi sono divenuti carnefici di loro stessi con le penitenze, per dar gusto a Dio. Dice S. Agostino che chi ama non fatica, e se fatica la stessa fatica è amata.

Affetti e preghiere

O Dio dell’anima mia, io dico che ti amo; ma poi che faccio per amor tuo? Niente. Dunque è segno che non ti amo o ti amo troppo poco. Mandami dunque, o Gesù mio, lo Spirito Santo, che venga a darmi forza di patire per tuo amo­re, e di far qualche cosa per te prima che mi giunga la morte. Deh non farmi morire, amato mio Redentore, così freddo ed ingrato come ti sono stato finora. Dammi vigore ad amare il pa­tire, dopo tanti peccati che mi hanno meritato l’inferno.

O mio Dio tutto bontà e tutto amore, tu desi­deri di abitare nell’anima mia da cui tante volte ti ho discacciato; vieni, abita, possiedila e rendi­tela tutta tua.

lo ti amo, o Signor mio, e se ti amo tu già stai con me, come assicura S. Giovanni: Chi sta nel­l’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui (1 Gv 4,16). Poiché dunque tu stai con me, accresci le fiamme, accresci le catene, acciocché io non bra­mi, non cerchi, non ami altri che te, e così legato non abbia mai a separarmi dal tuo amore. lo voglio essere tuo, o Gesù mio, e tutto tuo.

O regina ed avvocata mia Maria, ottienimi amore e perseveranza.

(*) I testi della Novena sono stati scritti da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nel 1766

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Novena allo Spirito Santo – Quinto Giorno – L’amore è riposo che ricrea

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/05/2015

Holy_Spirit_05L’amore è riposo che ricrea

Chiamasi in oltre l’amore nella fatica, riposo; nel pianto, conforto. L’amore è riposo che ri­crea; poiché l’ufficio principale dell’amore è di unire la volontà dell’amante con quella dell’ama­to. Ad un’anima che ama Dio, in ogni affronto che riceve, in ogni dolore che patisce, in ogni perdita che le capita, basta a rasserenarla il sa­pere che è volontà dell’amato che ella patisca quel travaglio. Con dir solamente: Così vuole il mio Dio, in tutte le tribolazioni trova pace e con­tento. Questa è quella pace che supera tutti i pia­ceri del senso. S. Maria Maddalena de Pazzi in dir solamente Volontà di Dio, si sentiva riempi­re di gaudio.

In questa vita ognuno ha da portar la sua cro­ce; ma dice S. Teresa che la croce è dura a chi la strascina, non già a chi l’abbraccia. Così ben

sa il Signore ferire e sanare, come disse Giobbe (cfr. Gb 5,18). Lo Spirito Santo, con la sua dol­ce unzione, rende dolci ed amabili anche le igno­minie ed i tormenti. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te (Mt 11,26). Così dobbiamo dire in tutte le cose avverse che ci accadono: Così sia fatto, Signore, perché così è piaciuto a voi. E quando ci atterisce qualche timore di mal tem­porale che può avvenirci, diciamo sempre: Fate voi, mio Dio; quanto farete, tutto da ora l’accet­to. E quindi giova come facea S. Teresa, offrirsi spesso durante il giorno a Dio.

Affetti e preghiere

Mio Dio, quante volte per far la mia volontà mi sono opposto alla volontà tua disprezzando­la! Mi dolgo di questo male più d’ogni altro ma­le. Signore, io da oggi innanzi voglio amarti con tutto il mio cuore: Parla, o Signore, perché il tuo servo ti ascolta (1 Sam 3,10). Ditemi quel che volete da me, che io tutto voglio farlo. La vostra volontà sarà sempre l’unico mio deside­rio, l’unico amore.

Aiuta tu, o Spirito Santo, la mia debolezza. Tu sei la stessa bontà, come io posso amare altra cosa che te? Deh, tira a te tutti gli affetti miei con la dolcezza del tuo santo amore. Io lascio tutto per darmi tutto a te. Accettami e soccor­rimi.

O Madre mia Maria, in te confido.

(*) I testi della Novena sono stati scritti da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nel 1766

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“Ho visto a cosa può portare l’odio (…) scelgo la strada della pace piuttosto che quella della guerra”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/05/2015

Ho un amico rwandese, si chiama Valens.

Lo incontro ogni giorno. E’ sereno, con la battuta pronta, goliardico e intelligente. Mi piace parlarci a lungo di tutto, di fede, di filosofia, ma anche di amici, di cibo, di donne e ci si prende tranquillamente in giro senza complessi.

Ieri però, ho avuto l’onore di conoscere più a fondo una parte della sua storia (da lui condivisa a Radio Vaticana), una storia in cui non oso aggiungere o togliere una virgola (che risulterebbe stonata) ma che condivido volentieri – naturalmente col permesso del protagonista – coi lettori del blog.

21 anni fa, era il 7 aprile del 1994, il Rwanda viveva il suo olocausto: in cento giorni la furia degli hutu massacrò un milione di tutsi, soprattutto a colpi di machete, con la scusa della vendetta trasversale per l’uccisione dell’allora presidente Juvenal Habyarimana, morto il giorno prima, il 6 aprile, nell’abbattimento del suo aereo da un missile terra-aria, mentre rientrava in patria con il collega del Burundi. Della mano assassina ancora oggi è sconosciuto il nome, ma questo omicidio ha aperto una delle pagine più drammatiche della storia africana, aggravata dalla totale indifferenza della comunità internazionale. Ancora oggi alcuni dei responsabili vivono in libertà, sebbene ad Arusha, in Tanzania, sia stato creato il Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda. Valens, all’epoca aveva 10 anni, lui e la sua famiglia di etnia tutsi cercarono di sfuggire alla violenza, ma non tutti ce l’hanno fatta. Valens da 10 anni vive in Italia, studia all’Università e lavora ai Musei Vaticani. Francesca Sabatinelli lo ha intervistato:

(Clicca qua per la versione audio)


Mp3

 

genocidio_ruanda_02R. – Era il 7 aprile, dopo la morte del presidente ci siamo rifugiati in una parrocchia, la nostra, perché incominciavano a bruciare le case. E là ci siamo incontrati con altre persone, eravamo in tanti, più di 4mila.

D. – E lì eravate al sicuro?

R. – All’inizio sì, finché siamo diventati tanti ed è incominciato a mancare un po’ da mangiare, poi hanno tagliato l’acqua ma siamo rimasti là, non si poteva uscire, non si poteva andare a cercare da mangiare. Eravamo al sicuro all’inizio, ma la cosa è durata due-tre giorni al massimo.

D. – Tu con chi eri?

R. – Io stavo con i miei: mio padre, i miei cinque fratelli, mia madre, i miei nonni, tutti quanti. Mio padre è morto subito, perché venivano, lanciavano le granate dentro, le persone che uscivano fuori per cercare cibo venivano uccise. Mio padre è morto subito, dopo due settimane, e noi siamo rimasti là perché mia madre era incinta al settimo mese del mio fratellino, e ci siamo rimasti là circa un mesetto, in cui venivano e uccidevano quelli che volevano uccidere e poi, io ricordo che sono venuti e hanno ucciso anche il parroco, perché ci proteggeva. Poi sono tornati e hanno detto che se gli uomini fossero usciti per farsi uccidere, avrebbero liberato le mogli e i figli. E allora, gli uomini che stavano là con noi hanno detto: “Va bene”, visto che eravamo circondati, c’erano i militari fuori, c’erano persone con il machete, lanciavano le granate dentro, non c’era più acqua, hanno selezionato quelli che volevano e li hanno uccisi e poi è andata avanti per un mese, dopo di ché ci hanno caricato sui pullman e ci hanno portati in un Campo profughi e siamo rimasti là per altri due mesi. In un mese ho visto solo la morte. In un mese ho visto la fame, le persone ferite senza cure, ho visto l’incubo e ho visto l’inferno.

D. – Tu hai perso tuo padre, e anche qualcun altro della tua famiglia?

R. – Sì: mio padre, la mia sorellina, i miei due nonni, due zie e le loro famiglie, ho perso 12 persone di casa mia in un mese.

D. – Quanto si riesce a perdonare? Come vivi con questi ricordi?

R. – Impari a conviverci, quando ho visto che anche i carnefici, quando tutto è finito e alcuni si sono rifugiati, sono andati in Congo, altri sono stati incarcerati, dopo livedevi che… non ci hanno guadagnato niente. Uno crescendo, grazie poi alla fede e all’educazione ricevuta, si rende conto che l’odio non porta alcun beneficio. Ti rendi conto che l’unico modo per andare avanti è perdonare, non significa dimenticare, perché chi dimentica ricade sempre negli stessi errori, significa accettare quello che ti è successo, conviverci e andare avanti e perdonare per poter permettere a qualcuno che ti ha fatto un torto di venire davanti a te a chiedere perdono. Se uno rimane sempre attaccato a quei momenti non può andare avanti. Non può andare avanti, se non perdona. Però è sempre un lungo cammino da percorrere, perché comunque le ferite sono ancora aperte. Io, a 31 anni, adesso vorrei vedere mio padre, e non posso farlo, il mio fratellino, che è nato dopo che mio padre era stato ucciso, non conoscerà mai suo padre, non ne vedrà mai neanche le foto, perché hanno bruciato tutto.

D. – Il Rwanda che Paese è, oggi? E’ un Paese sereno?

R. – E’ un Paese sofferente ma nello stesso tempo speranzoso di andare avanti, di ricostruirsi, di riconciliarsi soprattutto. C’è una battaglia da combattere: del perdonare e del chiedere perdono, di riconciliarsi, carnefici e vittime. Da noi è un Paese sereno perché abbiamo imparato tutti, chi ha fatto del male e chi l’ha subito, che l’unico modo non è dividerci, l’unico modo di vivere la vita veramente nella maniera giusta è essere uniti e superare le differenze per vedere quello che ci unisce, perché io ho visto a cosa può portare l’odio, la separazione e la divisione. Io l’ho vissuto sulla mia pelle, purtroppo, e non lo auguro a nessuno. Scelgo la strada della pace piuttosto che quella della guerra. Tutti in Rwanda scegliamo l’unità. Invece di scrivere sulla carta d’identità “hutu” e “tutsi”, adesso cancelliamo questa cosa dalla carta d’identità, e scriviamo “rwandesi”. Adesso, se vai in Rwanda, vedi un Paese abbastanza sicuro, tranquillo, che sta crescendo in tutti i settori: nell’istruzione, in economia. Ci si sta ricostruendo, ci si sta facendo forza per andare avanti e cercare non di dimenticare, ma di correggere.

D. – Cosa farai, tu? Ti stai laureando per tornare a casa, o per restare in Italia?

R. – Mi sento ancora fiero di essere rwandese, mi sento di tornare e mi sento anche di contribuire all’unificazione e alla pacificazione del mio popolo.

Grazie Valens per aver condiviso con noi la tua storia, da leggere e rileggere, e vivere, per imparare – come tu ci insegni a fare – a scegliere ogni giorno la strada della pace e non quella della guerra.

(Fonte dell’intervista: Radio Vaticana http://it.radiovaticana.va/news/2015/04/07/il_rwanda_a_21_anni_dal_genocidio_non_dimentica_ma_perdona/1135046)

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Novena allo Spirito Santo – Quarto Giorno – L’amore è rugiada che feconda

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/05/2015

Holy_Spirit_04L’amore è rugiada che feconda

L’amore feconda i buoni desideri, i santi propo­siti e le opere sante delle anime: questi sono i fiori e i frutti che produce la grazia dello Spirito Santo.

L’amore si chiama anche rugiada perché tem­pera gli ardori degli appetiti malvagi e delle ten­tazioni. Perciò chiamasi anche lo Spirito Santo temperamento e dolce refrigerio nel calore. Que­sta rugiada scende nei nostri cuori nel tempo del­l’orazione. Basta un quarto d’ora di orazione per sedare ogni passione di odio o di amor disordi­nato, per ardente che sia. Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore (Ct 2,4). La santa meditazione appunto è que­sta cella ove si ordina l’amore, amando il pros­simo come noi stessi e Dio sopra ogni cosa. Chi ama Dio ama l’orazione, e chi non ama l’orazio­ne è moralmente impossibile che superi le sue passioni.

Affetti e preghiere

O santo e divino Spirito, io non voglio vivere più per me stesso; i giorni che mi restano di vita voglio spenderli tutti in amarti e compiacerti. Perciò ti prego di darmi il dono dell’orazione. Vieni tu nel mio cuore, ed insegnami a farla co­me si deve. Dammi fortezza di non tralasciarla per tedio in tempo di aridità; e dammi lo spirito di preghiera cioè la grazia di sempre pregarti e di farti quelle preghiere che sono più care al tuo divino Cuore.

Io ero perduto già per i peccati miei, ma vedo che tu, con tante finezze che mi hai usate, mi vuoi salvo e santo; ed io voglio farmi santo per darti gusto e per più amare la tua infinita bontà. Ti amo, mio sommo bene, mio amore, mio tut­to, e perché ti amo tutto a te mi dono.

O Maria speranza mia, proteggimi tu.

(*) I testi della Novena sono stati scritti da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nel 1766

Adesso apriamoci all’azione dello Spirito Santo pregandolo con questo canto, credendo e attendendo la sua manifestazione reale nella nostra vita, qui ed ora…

 

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