FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI ai giovani, Loreto 2007

“Se la religione significa qualcosa, l’uomo tutto – mente e corpo – hanno il dovere di adorare.”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/08/2016

Guinness_01

Una scena dei “Racconti di Padre Brown”, film del 1957

Alec Guinnes è considerato uno dei migliori attori del ventesimo secolo, per la sua abilità di interpretare un’ampia gamma di personaggi. Venne acclamato nel suo Amleto teatrale a Londra ed ebbe successo internazionale anche nel cinema.

Nel 1957 gli venne attribuito dall’accademia il premio come migliore attore per “Il ponte sul fiume Kwai; due anni dopo gli venne attribuito il titolo di Cavaliere dell’Ordine dell’Impero Britannico, dalla Regina Elisabetta. Nel 1962 era il primcipe Faiçal in Lawrence d’Arabia e nel 1977 divenne famoso per il ruolo di Ben Kenobi in Guerre Stellari.

Nella sua autobiografia Blessings in Disguise (Akadine Pr, 2001), Guinness attribuisce quasi maggiore importanza alla sua conversione alla Chiesa Cattolica che al suo successo cinematografico.

Ecco la storia della sua conversione fuori dal comune.

Guinnes nacque a Londra nel 1914 da Agnes Cuffe, una ragazza madre che si occupò di lui in modo disordinat; si rifiutò di rivelargli il nome del padre e lui per anni si chiedette il perché di quel nome, Guinness, sul suo certificato di nascita.

A sei anni spesso il bambino veniva lasciato da solo. Sua madre ebbe una relazione con un uomo brutale che Alex odiava e temeva. Il bambino vide un bagliore da quella povertà e negligenza solo con la scuola e, nell’adolescenza quando scoprì la passione per il teatro.

A sedici anni venne confermato nella fede anglicana ma in cuor suo si definiva ateo.

“Certi eventi o parole del Nuovo Testamento – scrirre più tardi – comunque mi imteressavano e, nonostante fossi ignorante di teologia, mantenevo un costante interesse per gli argomenti religiosi. Il più delle volte, però, tutto cedeva sotto al mio cinismo di adolescente”.

Scena tratta dal film "Il ponte sul fiume Kwai"

Scena tratta dal film “Il ponte sul fiume Kwai”

Questo “costante interesse per gli argomenti religiosi” portò il giovane Guinness a frequentare per un po’ i presbiteriani, ma non durò. Scrive nella sua autobiografia che non gli passò mai per la mente la possibilità di entrare nella Chiesa Cattolica. La sua tolleranza nei confronti dei cattolici si limitava a una visione di simpatia”.

A 18b anni lasciò la scuola per un lavoro in un’agenzia di pubblicità. Non pensava più alla religione ritenendo che era tutto sotto a una montagna di immondizia, uno schema maligno dell’establishment per mantenere il lavoratore al suo posto. Flirtò col comunismo, divulgando la letteratura marxista leninista, partecipò alle riunioni dei “quakers”, studiò il buddismo e arrivò a coinvolgersi con la tarologia.

Fallendo nella carriera di redattore tornò al teatro, realizzando un sogno che aveva fin dall’infanzia. Il successo non tardò ad arrivare.

Mentre interpretava Amleto a Londra, un prete anglicano gli fece notare come non facesse bene il segno della Croce mentre era inscena. Quell’incontro fece risvegliare in lui di nuovo l’interesse per il cristianesimo.

In una notte terribile durante la Seconda Guerra Mondiale, quando Londra si trovava sotto l’attacco della forza aerea tedesca (Deutsche Luftwaffe), Guinness si rifugiò nel vicariato del Reverendo Cyril Tomkinson. Era preoccupato per la moglie e per il figlio piccolo che si trovavano in un appartamentino affittato nella città di Stratford-upon-Avon. Tra un bicchiere di vino e un altro, il padre anglicano diede ad Alec una copia dell'”Introduzione alla vita devota” di San Francesco di Sales, avvertendolo di fare sempre una genuflessione davanti all’altare. Guinnes non aveva idea di cosa fosse quella “presenza reale” ma, tra le bombe che gli esplodevano intorno, quella non sembrava essere al momento, la conversazione più urgente da fare.
Guinness tornò alla fede anglicana e andava spesso in bicicletta, nelle buie matine invernali, per ricevere la comunione in una chiesa dell’interiore. La sua amicizia con Tomkinson fece diminuire il suo anticlericalismo, ma non la sua avversione alla Chiesa di Roma. Ma fu proprio Padre Brown a iniziare inlui questo processo.

Guinness_04Padre Brown è il brillante personaggio creato dallo scrittore cattolico G. K. Chesterton. Una delle più memorabili interpretazioni di Guinnes è stata proprio quella di questo umile chierico e detective, nel 1954. Il film veniva girato in un remoto paesino francese. Una notte Guinness, ancora in abito talare, stava tornando al suo alloggio. Un ragazzino, credendolo un vero prete, lo prese per mano fiducioso, facendogli compagnia.

Quell’episodio apparentemente insignificante marcò profondamente l’attore. “Continuando a camminare – disse Guinness – riflettei sul fatto che una Chiesa che riusciva a ispirare una tal fiducia in un bambino, non poteva essere tanto astuta e spaventevole come veniva spesso dipinta. I miei vecchi preconcetti cominciavano a vacillare”.

Poco tempo dopo, Matthew, il figlio undicenne di Guinness venne colpito dalla poliomielite e restò paralizzato dalla vita in giù. Il futuro del ragazzino appariva quantomeno incerto e, alla fine delle riprese quotidiane del film, Guinness cominciò a passare in una piccola chiesa cattolica che incontrava tornando a casa. Fece un patto con Dio: se lo avesse guarito, lui non si sarebbe opposto a che il figlio diventasse cattolico.

Matthew guarì completamente e Guinness e sua moglie lo iscrissero alla scuola dei Gesuiti. A 15 anni il ragazzo annunciò che voleva diventare cattolico. Mantenendo la sua promessa, il padre non si oppose.
Ma Dio voleva molto di più. Guinness cominciò a studiare la religione cattolica e faceva lunghe conversazioni con un sacerdote. Fece un ritiro in un monastero trappista e arrivò persino ad assistere a una messa cattolica con l’attrice Grace Kelly mentre giravano un film a Los Angeles. Certo argomenti come quello delle indulgenze e dell’infallibilità del Papa lo frenavano un apo’ fino a quando, un giorno, finalmente cedette.

“Non ebbi nessun turbamento emotivo, nessuna grande intuizione, nessun particolare interesse alle questioni teologiche; solo un senso della storia e delle proporzioni delle cose”.

Guinness_03Guinness venne accolto nella Chiesa Cattolica dal Vescovo di Porthsmouth e, mentre si trovava in Sri Lanka per girare “Il ponte sul fiume Kwai”, venne piacevolmente sorpreso dalla conversione di sua moglie.

Come spesso capita coi nuovi convertiti, Guinness sperimentò periodi di pace profonda e persino piaceri fisici. Raccontava spesso di come a volte corresse come un pazzo per stare alla presenza del Santissimo Sacramento in una piccola anonima chiesa.

Riflettendo su questi episodi scrisse: “Se la religione significa qualcosa, l’uomo tutto – mente e corpo – hanno il dovere di adorare. Mi sono sentito rassicurato quando venni a sapere che il buono, brillante e acutamente sensato Ronald Knox si era ritrovato come me a correre come un pazzo e in varie occasioni, per visitare il Santissimo Sacramento.”

Sir Alec Guinness mor nel 2000, a 86 anni, ringraziando il Padre Brown di Chesterton, che lo aveva condotto per mano fino alla Chiesa, e grato per il recupero di suo figlio, terminò il suo percorso altamente proficuo come attore, una vita di grazia, preludio dell’eternità.

Fonte: https://padrepauloricardo.org/

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Sei cose da sapere su San Massimiliano Kolbe

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/08/2016

Kolbe_03“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.” (Gv 15,13)

E’ questo il versetto che viene in mente se si pensa a San Massimiliano Kolbe che la Chiesa celebra il 14 agosto. Non sorprende che queste siano state le parole introduttive al decreto papale della sua beatificazione.

San Massimiliano Kolbe fu arrestato in Polonia nel febbraio del 1941 e a maggio venne condotto nel campo di concentramento di Auschwitz.

Il prigioniero 16670 donò la propria vita per un altro compagno di sventura il 14 agosto 1941 all’età di 47 anni.

A causa della fuga di un prigioniero nel luglio di quell’anno, dieci uomini della sua baracca vennero presi a caso per morire di stenti, per punizione e come deterrente.

Padre Massimiliano si offrì di prendere il posto di uno di quegli uomini, Franciszek Gajowniczek che aveva sentito chiedere pietà per lui e per la sua famiglia.

Le settimane seguenti furono di un orrore inimmaginabile; quegli uomini soffrirono le pene della fame e della disidratazione.

Ma quell’uomo santo non solo si offrì di essere uno di quei sofferenti, egli li accompagnò anche come sacerdote. Dopo tre settimane rimanevano quattro sopravvissuti e proprio in quel giorno, la vigilia dell’Immacolata Concezione, Padre Kolbe e i suoi compagni di prigionia vennero uccisi con un’iniezione di avido fenico.

In quello stesso 1941 venne istituita la causa di beatificazione che vide nel 1971 la beatificazione di Kolbe ad opera di Papa Paolo VI e nel 1982 si concluse con la canonizzazione da parte di San Giovanni Paolo II.

Per chi non conosce che questa parte della storia, vorrei condividere sei aspetti della vita di San Massimiliano che forse non tutti conoscono.

1 – Da bambino gli era apparsa la Vergine Maria.

Battezzato col nome di Raimondo Kolbe, il santo era un bambino normale senza quella falsa patina che i biografi usano mettere nelle storie di alcuni bambini santi. A parte una sbalorditiva eccezione.

Kolbe_01

Niepokalanów, la Città dell’Immacolata

Una notte la Madonna apparve in sogno al bambino, tenendo una corona bianca e una rossa. Raccontò in seguito il santo: “La Madonna mi chiedeva se fossi disposto ad accettare entrambe quelle corone. Quella bianca significava che avrei perseverato nella purezza e la rossa, che sarei diventato un martire. Le dissi che le avrei accettate entrambe”.

Quindi si, Massimiliano condusse una normalissima infanzia ma con un particolare che avrebbe definito il corso della sua vita.

2 – Aveva sempre voluto essere un soldato.

Da studente il giovane Raimondo, eccellente negli studi scientifici, era anche interessato alle cose legate alla carriera militare.

Sul sogno infantile del sacerdozio prevalse presto un cuore di soldato ardente di patriottismo, e si volse alla carriera militare per difendere la sua amata Polonia.

A causa di alcune complicazioni dovette abbandonare questo sogno e riemerse l’altro, così che nel 1910 entrò nel noviziato francescano e nel 1918 venne ordinato sacerdote.

3 – Fondò una realtà religiosa votato all’evangelizzazione.

Intorno ai trent’anni Padre Kolbe fondò vicino a Varsavia una casa che chiamò Niepokalanów, la Città dell’Immacolata, da cui iniziare il suo sforzo evengelizzatore.

Radio Niepokalanów

Radio Niepokalanów

Iniziò con una manciata di frati e dopo una decina di anni ce ne erano più di mille! Con un gruppetto di confratelli arrivarono persinoin Giappone dove fondarono una casa nella città di Nagasaki!

4 – Era un esperto di new media.

Padre Kolbe era un uomo dei suoi tempi, moderno nell’evangelizzazione. I frati dovevano usare le tecnologie di stampa più moderne ed efficienti strategie di distribuzione del loro materiale, un vero e proprio arsenale della guerra spirituale della Milizia.

E così aprirono anche una stazione radioo e Padre Kolbe aveva il progetto di aprire anche uno studio di riprese video.

5 – Il prigioniero salvato da Padre Mssimiliano era presente alla sua canonizzazione.

Kolbe_04Sebbene venne risparmiato dal bunker degli stenti, Franciszek Gajowniczek aveva comunque sofferto enormemente; passò ad Auschwitz cinque anni e i suoi figli non videro la data del suo rilascio del padre.

Inoltre i prigionieri sopravvissuti furono crudeli con lui perché lo colpevolizzavano per la perdita dei loro amati amici. Tuttavia, nel 1982 ricevette la consolazione di vedere canonizzato il prete che gli aveva salvato la vita.

6 – Il Papa lo ha dichiarato santo patrono del ventesimo secolo.

San Massimiliano Kolbe è il patrono delle famiglie, dei prigionieri, dei giornalisti, dei prigionieri politici, dei tossicodipendenti e dei movimenti a favore della vita.

San Giovanni Paolo II lo ha dichiarato anche “santo patrono del nostro difficile secolo”.

(Tradotto da http://www.wordonfire.org/resources/blog/9-things-to-know-about-st-maximilian-kolbe/4426/)

Continuiamo a chiedere la sua intercessione affinché possiamo seguire e perseverare nel seguire Gesù, attraverso sua Madre la Vergine Maria!

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“Non lo prego prima delle competizioni, lo prego normalmente, per me stessa, e ne ho sempre uno lì”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/08/2016

Simone_01Dietro a ogni medaglia d’oro delle olimpiadi, come dietro a ogni sconfitta c’è una storia di uomini e donne che lavorano duro, ognuno in base al proprio sistema di valori, per coltivare un sogno.

Simone Biles, americana, protagonista della madaglia d’oro a squadre nella ginnastica artistica è l’esempio vivente come, affidandosi a Dio e, con una grande e sana volontà, si può sovvertire il finale di una vita nata storta.

Recentemente l’US Magazine ha chiesto a Simone Biles di aprirci il suo borsone nella speranza di trovare la formula segreta del suo successo.

Sebbene la maggior parte del contenuto del borsone non fosse una sorpresa, il giornalista a un certo punto non ha potuto non notare un Rosario bianco che spuntava dal borsone dell’atleta.

Simone_15Simone ha subito spiegato: “La mia mamma Nellie me lo diede in chiesa. Non lo prego prima delle competizioni, lo prego normalmente, per me stessa, e ne ho sempre uno lì, in caso dovesse servire.

La fede è stata una costante nella vita piuttosto difficile della ginnasta. Simone è nata in Ohio da una madre che lottava droga, alcool e abusi, e a tre anni ne fu allontanata. Un’assistente sociale chiamò i nonni in Texas che l’accolsero volentieri e, alla fine adottarono Biles e la sua sorellina. “Certo”, risposero i nonni all’assistente socialke, “mandateci le bambine, non vogliamo che crescano con degli estranei”.

Simone ora chiama i nonni “mom and dad” e la domenica partecipa alla Messa insieme a loro.

A sei anni inizia un corso di ginnastica, mai smesso fino ad oggi. I genitori adottivi si accorsero subito del grande talento sportivo, come sottolineano nell’intervista al Washington Postha sempre amato rimbalzare sui mobili di casa tanto che Nellie si era effettivamente stancata di doverle ripetere sempre che le sedie non erano una palestra“.

Simone_02E’ durante le medie che iniziano gli allenamenti intensivi di almeno 32 ore settimanali. E’ allora che prende la decisione di studiare da casa in modo da essere libera per gli allenamenti.

E’ stata una scelta che la madre lasciò a lei dicendole: “Qualunque decisione prenderai, ti supporterò, ma sei tu a dover decidere, non posso essere io perché questo camberà davvero la tua vita.”

Dal momento in cui Simone si dedica interamente alla ginnastica artistica, i successi si susseguono l’uno dopo l’altro. Secondo il Washington Post, ha vinto gli ultimi quattro titoli degli Stati uniti, le ultime tre competizioni mondiali, 14 medaglie in competizioni mondiali di cui dieci d’oro, tutti record. Non ha perso una competizione dal 2013.

(Parte dell’articolo proviene dalla traduzione di http://aleteia.org/2016/08/07/simone-biles-is-busy-seeking-gold-but-still-manages-to-make-mass/)

Nadia Comaneci ai suoi tempi era considerata la perfezione (…) Adesso è il tempo di Simone: lei è assolutamente la migliore ginnasta del mondo.

 

 

 

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“La fede, l’amore, la fiducia in Gesù Cristo smuovono le montagne”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 03/08/2016

Giampiero_01

Un seminarista e missionario del Preziosissimo Sangue, Giampiero Lunetto, ventottenne di Partinico, già prossimo al sacerdozio e che studia a Roma, dopo aver visto in sogno San Giovanni Paolo II, è guarito da una rara malattia generativa ai muscoli, per la quale non esiste alcuna cura: il suo futuro era in una carrozzina.

Giampiero_015“Adesso – afferma – sono completamente guarito. Gli ultimi esami, arrivati proprio in questi giorni, hanno confermato che la malattia non c’è più. Questo è un grande miracolo per me. La fede, l’amore, la fiducia in Gesù Cristo smuovono le montagne.”

Giampiero Lunetto per la prima volta racconta di questa prodigiosa guarigione e della sua malattia, definita dallo stesso “un’opportunità da non perdere. Un’opportunità datami da Dio lo scorso anno, per essere più forte, per crescere come persona e come cristiano“.

Toccante e carica di profonde riflessioni, la lettera che questo seminarista ha scritto a Benedetto XVI, dal quale è stato ricevuto in udienza privata. Una lettera alla quale il Papa emerito ha risposto, dicendogli che le parole che aveva scritto l’avevano profondamente commosso.

Giampiero_02Giampiero Lunetto lo scorso 16 giugno (2014 n.d.r.) ha incontrato anche Papa Francesco, che lo ha incoraggiato a proseguire il suo cammino d’amore.

(Tratto da un articolo di Graziella Di Giorgio del Giornale di Sicilia del 23 ottobre 2014)

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“Sei mesi di vita. Ma la Madonna è intervenuta a Medjugorje”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/08/2016

Boyle_01Indipendentemente dal pronunciamento della Chiesa in merito alle apparizioni a Medjugorjie, stanno uscendo in più parti del mondo, testimonianze di guarigioni miracolose, di conversioni, di vocazioni avvenute in occasione di visite, confessioni, preghiere nella terra di Erzegovina.

A questo proposito le edizioni ARES pubblicano la storia di Arthur (Artie) P. Boyle guarito in modo davvero sorprendente da metastasi ai polmoni.

Il libro, che ha per titolo “Sei mesi di vita. Ma la Madonna è intervenuta a Medjugorje”, è stato scritto da Eileen McAvoy Boylen, collaboratrice del quotidiano statunitense The Boston Globe.

La storia di Artie è incredibile.

Una moglie piena di fede, Judy, amata fin da giovanissimo; tredici figli, di cui uno, Joseph, morto ancora nella culla e un secondo, Artie Jr., affetto da autismo.

Un cognato (Kevin) e un amico (Rob) premurosi e pronti a dare la vita per gli amici.

È questo il contesto umano di Arthur Boyle quando a 45 anni scopre di avere i giorni contati – “Sei mesi al massimo”, è la diagnosi – per una metastasi al polmone recidiva di un cancro al rene, da cui era già sorprendentemente scampato 8 mesi prima….

Boyle_03Trovandosi sul baratro, l’Autore, forte del sostegno di Judy decide di affidarsi totalmente a Dio. Contro il parere dei medici – “Il paziente potrebbe non riuscire a sostenere il viaggio” –, ma con i suoi due amici sempre al fianco, Artie attraversa l’Oceano per recarsi a Medjugorje.

E qui accade veramente di tutto… a incominciare dal cuore del protagonista fino al suo polmone malato. Il lieto fine: Artie dice di essere stato un cristiano molto tiepido: a 15 anni dalla sua guarigione inspiegabile ha dedicato questo libro alla Madonna e porta in giro per il mondo questa sua testimonianza: “È Gesù il Signore della vita”.

ll ‘caso di Boyle’ negli USA è stato analizzato e ha tenuto a lungo banco su tutti i principali media nazionali, e, a distanza di quindici anni, per i medici la sua guarigione resta un mistero.

A proposito del libro ha scritto Jim Caviezel, attore protagonista di The Passion:

“Senza Medjugorje, non avrei mai recitato la parte di Gesù in The Passion di Mel Gibson. Dopo essere stato in questo luogo remoto, per la prima volta nella mia vita ho preso coscienza che Gesù mi guardava, che era preoccupato per me e che mi amava. […] Quando ho letto Sei mesi di vita sono stato colpito di nuovo da questa verità”.

E Ray Flynn, già ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, “Artie offre in questo meraviglioso libro la storia impressionante della sua guarigione fisica e della sua conversione. Se avete mai avuto curiosità o dubbi sulla forza della fede, la testimonianza di Artie vi lascerà senza fiato. Essa dimostra che a Dio veramente nulla è impossibile.”

Il dottor James Michaelson, del Laboratory for Quantitative Medicine del Massachusetts General Hospital, aveva detto “Le probabilità di una sopravvivenza di 15 anni in questo stadio del tumore e con questa velocità di sviluppo sono “zero”.

Boyle_02Nell’Oxford Journals, Annals of Oncology, al volume 15, issue 4; American Urological Association è scritto “I pazienti ai quali è stato diagnosticato un carcinoma a cellule renali dello stadio quattro hanno una aspettativa media di vita di 10 mesi”.

L’urologo dr. Francis McGovern, del Massachusetts General Hospital, aveva affermato “Data la gravità e il progredire della malattia di Arthur Boyle, un carcinoma a cellule renali metastatico, per la medicina è difficile spiegare come sia possibile che egli oggi sia vivo: le probabilità di una remissione spontanea del carcinoma sono, infatti, fra l’1% e il 2%. Così ogni volta che lo incontro, mi sento sicuro che Dio esiste. Questa vicenda prova che c’è sempre una speranza”.

Bobby Orr, campione di Hokey su ghiaccio, celebrato nella Hall of Fame della NHL-National Hockey League, ha raccontato: “Una chiacchierata fatta per caso su una pista di hockey su ghiaccio conduce Artie e i suoi amici a un’esperienza che cambia le loro vite. Conosco la famiglia Boyle da tanti anni, e sono certo che la storia di Artie si rivelerà illuminante per chiunque legga questo libro”.

Bill Brett, ex direttore della fotografia del Boston Globe: “Artie Boyle ci racconta come la fede, la famiglia e gli amici lo hanno aiutato a ottenere un miracolo. Un libro che ispira, un libro indimenticabile. Assolutamente da leggere!”.

E Mary Lou Quinlan, attrice ed autrice di The God box, best-seller per il New York Times (www.marylouq.com), ha aggiunto “Sei mesi di vita segue tre uomini normali in un viaggio disperato intrapreso per salvare la vita a uno di loro. Ricca di scoperte notevoli, questa è una storia indimenticabile di amicizia, di speranza e di fede incrollabile. Siate pronti a credere ai miracoli”.

Boyle_04Lo scrittore Jack Sacco, autore di “Where the birds never sing, Above the tree tops…”, ha commentato “In un’epoca in cui l’umanità fa sempre più assegnamento sulla tecnologia per soddisfare le proprie esigenze, Artie Boyle non può fare altro che ricorrere alla fede. Affetto da un tumore terminale e non potendo sperare niente dalla medicina, questo padre di tredici figli è partito in viaggio per un paese lontano alla ricerca di un miracolo. Contro ogni previsione, è tornato a casa guarito. Il viaggio miracoloso di Artie vi scalderà il cuore…”.

E Glen Sather, presidente e amministratore delegato dei New York Rangers, “Uomini che si trovavano più a loro agio in un campo da golf, in una pista di hockey su ghiaccio o in un consiglio di amministrazione partono verso un posto che li attira per motivi spirituali, e tornano a casa completamente cambiati. Una testimonianza avvincente”.

Padre Johann Roten, SM, direttore della ricerca, dell’arte e dei progetti speciali dell’International Marian Research Institute / Marian Library di Dayton, Ohio, ha sostenuto “Il racconto illuminante del signor Boyle – la cronaca di una guarigione fisica e di una trasformazione spirituale – è uno dei molti esempi dei ricchi frutti spirituali, psicologici e fisici di Medjugorje. Ci assicura che Maria ci ama incondizionatamente e che desidera intercedere per i suoi figli”.

Brian Boyle, figlio di Artie, giocatore di hockey su ghiaccio dei New York Rangers e dei Tampa Bay Ligtning, ha raccontato “La guarigione di mio padre è stata una fonte di conversione per me e per i miei undici fratelli.Ci ha cambiato tutti per sempre. Siamo immensamente grati a Gesù e a Maria per gli ultimi quindici anni con mio padre e per le cose che siamo stati in grado di condividere come famiglia. Spero che i lettori traggano incoraggiamento da questa storia di fede, di amore familiare e di amicizia”.

(Fonte: https://it.zenit.org/)

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“Facciamo di noi stessi un cuore attento a tutti”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 26/07/2016

Jacques_Hamel_02Padre Jacques Hamel, martire cristiano, crudelmente assassinato in odium fidei, il 26 luglio 2016 nella sua chiesa di Saint Etienne Du Rouvray a Rouen, Francia.

Solo pochi giorni fa, nel giornalino parrocchiale scriveva alcune righe tanto semplici quanto vere per vivere le vacanze in maniera davvero significativa.

Rispondiamo all’odio con l’Amore, quello con la A maiuscola, che viene da Dio. Leggiamo e rileggiamo questa parole semplici e sante di Padre Jacques e viviamole, come unico, vero, e rivoluzionario smacco all’odio che sta imperversando nel mondo in questi ultimi tempi.

Ma lasciamo la parola a questo santo ordinario dei giorni nostri…

«La primavera è stata piuttosto fresca. Se stiamo un po’ giù di morale, pazienza, l’estate finirà con l’arrivare, e con essa le vacanze.

Le vacanze sono un tempo per prendere le distanze dalle nostre occupazioni abituali. Ma non sono una semplice parentesi; sono un tempo di relax, ma anche di ritorno alle origini, di incontri, di condivisione, di convivialità.

Un tempo di ritorno alle origini: qualcuno si prenderà qualche giorno per un ritiro o un pellegrinaggio. Altri rileggeranno il Vangelo, soli o insieme ad altri, come una Parola che fa vivere l’oggi.

Altri potranno ritrovarsi nel grande libro della creazione ammirando paesaggi così differenti e talmente magnifici che ci elevano e che ci parlano di Dio.

Possiamo sentire, in quei momenti, l’invito di Dio a prenderci cura di questo mondo, a farne, proprio là dove viviamo, un mondo più caloroso, più umano, più fraterno.

Un tempo di incontro, col prossimo, con gli amici: un momento per prenderci del tempo da vivere qualcosa insieme. Un momento per essere attento all’altro, chiunque esso sia.

Un tempo di condivisione: condivisione della nostra amicizia, della nostra gioia. Condivisione del nostro sostegno ai bambini, mostrando loro che sono importanti per noi.

Jacques_Hamel_01Un tempo che sia anche tempo di preghiera, attenti a quello che accade nel nostro mondo in quel momento. Preghiamo per coloro che ne hanno più bisogno, per la pace, per un vivere insieme migliore.

Questo sarà ancora l’anno della misericordia. Facciamo di noi stessi un cuore attento alle belle cose, a tutti, soprattutto a coloro che rischiano di sentirsi un po’ più soli.

Che le vacanze ci permettano di fare il pieno di gioia, d’amicizia e di ritorno alle origini. Allora potremo, meglio attrezzati, riprendere insieme il cammino.

Buone vacanze a tutti!»

Père Jacques Hamel, Juin 2016

Tradotto dall’originale francese: http://www.lavie.fr/actualite/documents/ce-que-le-pere-jacques-hamel-ecrivait-en-juin-dernier-dans-la-lettre-paroissiale-26-07-2016-75077_496.php)

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“Ho dato a Dio un figlio sacerdote ed una figlia martire”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/07/2016

Don Luca 01

Don Luca Monti, fratello di Simona, uccisa a 33 anni assieme al bambino che portava in grembo nel tragico attentato di Dacca, avvenuto nella notte tra il 1° e il 2 luglio 2016

«Simona è stata uccisa in odio alla fede e per questo abbiamo voluto ricordarla anche sostenendo i cristiani perseguitati».

Così don Luca Monti, fratello della vittima, spiega la decisione di fare una donazione ad Aiuto alla Chiesa che Soffre in onore di Simona, uccisa a 33 anni assieme al bambino che portava in grembo nel tragico attentato alla Holey Artisan Bakery di Dacca, avvenuto nella notte tra il 1° e il 2 luglio scorsi.

La famiglia Monti contribuirà, tramite ACS, alla costruzione della Chiesa di San Michele ad Harintana, piccola cittadina del Bangladesh meridionale appartenente alla diocesi di Khulna.

«La nostra è una famiglia cristiana – afferma don Luca, parroco della Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo di Santa Lucia di Serino in provincia di Avellino – e consideriamo martirio la morte di Simona e di tutte le altre vittime di quel drammatico attacco.

Abbiamo quindi preferito delle esequie semplici, per poter realizzare un’opera di bene in favore dei cristiani perseguitati. E lo abbiamo fatto attraverso Aiuto alla Chiesa che Soffre, perché è una fondazione pontificia e perché realizza splendidi progetti per i nostri fratelli perseguitati in odio alla fede».

Una risposta concreta all’orrore dell’estremismo per favorire, in un Paese colpito dal fondamentalismo come il Bangladesh, il dialogo interreligioso e sostenere le minoranze.

Don Luca 02

Simona Monti

La famiglia Monti contribuirà quindi a donare un luogo in cui pregare alla comunità cristiana di Harintana, finora costretta a percorrere alcuni chilometri ed attraversare un fiume per raggiungere la chiesa più vicina.

«Abbiamo scelto questo progetto perché ci dà speranza sapere che la Chiesa di San Michele rappresenterà un incentivo per i cristiani del Bangladesh, affinché non abbiano paura e non si arrendano anche di fronte alla violenza.

E poi lo abbiamo fatto per Simona, perché speriamo che la locale comunità abbia la bontà di pregare per la sua anima e per la nostra famiglia».

Di sua sorella don Luca ricorda in particolare la dedizione al lavoro e l’amorevole determinazione.

Il sacerdote nota inoltre come al di là della grande sofferenza, la famiglia Monti tragga forza dalla consapevolezza che Simona sia stata uccisa in ragione della sua fede.

«È stato molto toccante ascoltare mio padre dire: “Ho dato a Dio un figlio sacerdote ed una figlia martire”».

Dal gennaio 2015 ad oggi, ACS ha realizzato interventi in Bangladesh per oltre 750mila euro.

(Articolo del 21 luglio 2016 su http://acs-italia.org/la-nostra-storia/)

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È una guerra tra vuoti

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/07/2016

Vuoto_01La guerra che si sta combattendo nel mondo in questi tempi è la guerra tra due vuoti.

Il vuoto dell’Occidente che, abbandonata la fede da più di una generazione, non riesce, nonostante la libertà, il benessere, la democrazia e il riconoscimento dei diritti, a riempire quel vuoto nel cuore dell’uomo che solo Dio può riempire.

Il vuoto dell’Oriente, dilaniato dalla violenza, dalla povertà, dall’ignoranza e dalla guerra in cui le masse si rifugiano in estremismi che danno solo l’illusione di riempirlo perché solo l’Amore di Dio lo può fare. L’Amore, non l’odio, non la collera, non la morte, quella morte che non ci guarda più dalla lontananza di un’inquadratura di un reportage ma che adesso ci minaccia dalle strade che percorriamo ogni giorno.

E’ una guerra tra vuoti.

Vuoto_02E riguarda anche noi perché tutti viviamo una mancanza, un’assenza, un vuoto che può riempire solo Dio col suo Amore, ricevuto nella preghiera e in una fede praticata in maniera autentica, essendo veramente disposti a farci riempire e dilatare il Cuore da Dio-Amore.

E’ per questo che sono convinto che l’unica strada per vivere nella pace questo periodo di “guerra tra mondi vuoti”, l’unico modo per affrontare la paura, sia quello di “pregare affinché la preghiera diventi pace”.

La soluzione ce la dà Gesù:

“Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5, 43-44).

Possibile umanamente? Forse no, ma non stiamo vivendo in una guerra convenzionale, ci ritroviamo in un conflitto tra forze sovrumane che trascendono il mero meccanismo causa-effetto-reazione. E se la guerra è spirituale, la battaglia e la resistenza devono esserlo altrettanto.

Vuoto_03“Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.” (Ap 12,7-9)

Il “drago”, il Male si è oramai infilato, come in delle maschere senza vita, nei vuoti dei cuori degli uomini, nei vuoti dell’Occidente e dell’Oriente, ma ha già perso. Noi saremo così sapienti da schierarci col Dio d’amore che ha già vinto o ci faremo prendere dalla guerra tra questi mondi vuoti?

Lo faremo quando saremo tentati di diffondere notizie di odio tra i media? Lo faremo quando decideremo di nutrire la nostra anima con tanta spazzatura anziché con amore, preghiera, pace e fraternità?

Vuoto_04Ci stiamo dentro tutti. Ci sto dentro io quando per mettere a posto la coscienza metto bandierine a favore di questo o quello, quando indignato o impaurito dico la mia su un evento e la sento subito stonare con un altro evento, perché quello che ci sta succedendo in questo periodo storico ha sempre meno senso. Io, per lo meno, non lo capisco, se non imbraccio le uniche armi che ci possano salvare in questo periodo.

Queste armi, come insegna il mio amico Valens, rwandese che ha vissuto il genocidio, sono le uniche che ci permetteranno di scegliere il bene e di poter dire, come lui: “Ho visto a cosa può portare l’odio (…) scelgo la strada della pace piuttosto che quella della guerra”.

E allora vogliamo fare l’unico atto veramente sovversivo per questi tempi?

Non lasciamoci tirare dentro questa guerra tra vuoti e scegliamo il Bene!

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Sebbene Dio sia invisibile ai nostri occhi ci lascia segni dappertutto…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/07/2016

starry sky

Si racconta di un vecchio beduino analfabeta che pregava con tanto fervore e con amore ogni notte. Una volta un ricco capo carovana lo chiamò alla sua presenza e gli chiese:

– Perché preghi con tanta fede? Come fai a sapere che Dio esiste quando non sai nemmeno leggere?

– Vostra Signoria, so dell’esistenza del nostro Padre celeste dai suoi segni.

– In che modo? indagò il capo carovana ammirato.

L’umile servo iniziò a spiegarsi:

– Quando lei riceve una lettera di una persona lontana, come ne riconosce il mittente?

– Dalla lettera.

– Quando riceve una gemma, come fa a sapere chi ne è l’autore?

– Dal marchio dell’orafo.

Il beduino sorrise e aggiunse:

– Quando sente passi di animali intorno alla tenda, come fa a capire se si tratta di una pecora, di un cavallo o di un bue?

– Dalle tracce – rispose il capo sorpreso.

Allora il vecchio lo invitò fuori dalla tenda e, mostrandogli il cielo in cui brillava una splendida luna circondata da miriadi di stelle, esclamò rispettoso:

– Signore, quei segni lassù non possono essere degli uomini!

– In quel momento l’orgoglioso carovaniere, con gli occhi umidi, si inginocchiò sulla sabbia e cominciò a pregare.

Sebbene Dio sia invisibile ai nostri occhi ci lascia segni dappertutto…

Nel mattino che nasce calmo, nel giorno che trascorre caldo o sotto la pioggia che rinfresca l’erba…

Tradotto da http://cleofas.com.br/

Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l’uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell’uomo perché te ne curi?

Eppure l’ hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato:

gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi;

O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.

Salmo 8, 4-7.10

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Da quanto tempo non facciamo memoria delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/07/2016

Mate_01Vado a Messa in un piccolo paesino del litorale laziale e incontro dopo ventisette anni (ventisette!) dalla mia maturità, la mia professoressa di matematica delle superiori.

Era già anzianotta quando insegnava limiti e integrali al sottoscritto, adesso sarà sulla novantina, per questo non speravo che mi riconoscesse ma lo ha fatto.

E’ in salute, lucidissima, con un bel sorriso ulteriormente addolcito dall’età, e dopo un po’ si è ricordata tutto.

La ricordo timida, riservata, per bene, appassionata per la matematica.

Quando alla lavagna spiegava un teorema o risolveva un esercizio si girava di scatto con un movimento che ricordava la brunetta dei Ricchi e Poveri, sorrideva entusiasta (con tanto di mani aperte alla Brambati) esclamando: “Ecco! Non è divertente?”, e siccome spiegava bene, alla fine divertente lo era diventato davvero, e per tutta la classe.

Trasmetteva questo suo divertirsi con la matematica tanto che nessuno in classe aveva sotto il sette e il mio otto fisso ai compiti in classe, usciva senza sforzo e col piacere di aver fatto una cosa divertente.
L’incontro di oggi mi ha fatto pernsare che troppo spesso ci lamentiamo di questo o di quello ma non ci soffermiamo mai a considerare con gratitudine le persone buone e belle che Dio ci ha messo davanti.

CMate_02e lo ha ricordato anche Papa Francesco poco più di un mese fa nella sua omelia a Santa Marta:

“Io vi consiglio questo, semplicemente: fate memoria! Com’è stata la mia vita, come è stata la mia giornata oggi o come è stato questo ultimo anno? Memoria. Come sono stati i miei rapporti col Signore. Memoria delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi.” (Omelia della Messa di Santa Marta del 21 aprile 2016)

E noi, da quanto tempo non facciamo memoria delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi?

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