FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Attendere con amore l’arrivo dell’Amore

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/12/2018

Avvento tempo di attesa.

Attendiamo un Dio che si è fatto bambino, e questo mi porta ogni anno a pensare a quando mia moglie e io attendevamo l’arrivo di nostra figlia, ormai quattordici anni fa.

L’attesa ci prendeva tutto e tutti: partiva dal cuore e si riverberava sulle cose, sull’uso del tempo, sulle priorità, sulla casa; tutto volgeva alla preparazione dell’arrivo della nostra attesa figlia.

Non era uno stare fermi passivamente aspettando qualcosa ma un fare tutto in funzione di quel “qualcosa” che stava arrivando proprio da noi…

Non è l’Avvento più o meno la stessa cosa?

Solo che si attende Qualcuno che, nella misura in cui Gli avremo preparato un posto, verrà, crescerà e darà senso, vita, salvezza a queste nostre vite piene di tutto ma non dell’Essenziale.

Per poter preparare quel posto, custodirò il silenzio a partire dai social e da tutto ciò che ruota attorno alla rete.

Il blog resterà silente – per questo motivo – almeno fino a Natale.

Uniti nella preghiera, ogni giorno, vi auguro un Avvento avventuroso nella preparazione della via del Signore, nel sereno lavoro per raddrizzare quei sentieri che non portano a Lui, nella pace e nella gioia di chi attende con amore l’arrivo dell’Amore.

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Lodi mattutine e non solo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/11/2018

La preghiera è un bisogno che fa oramai parte di me, ma da sempre, a causa della frenesia della vita di un padre di famiglia che ha mille impegni, mi riesce tanto difficile pregare con costanza la Liturgia delle Ore, che amo ma che non riesco quasi mai a rispettare.

E’ la preghiera ufficiale della Chiesa, la preghiera che – anche quando sono da solo – c’è sempre in qualunque parte del mondo, una persona o una comunità che sta pregando quei salmi ispirati. Questo pensiero è una delle poche cose che dà sollievo al mio senso di solitudine che mi importuna da quando ero bambino, ma forse non è solo il pensiero, è una comunione che, salmo dopo salmo, diventa sempre più forte e reale.

Tuttavia nonostante questo desiderio e questo bisogno, continuo a lottare con gli orari, le corse quotidiane e la mia cattiva volontà, e passano spesso settimane (che talvolta, ahimè, diventano mesi) prima che riprenda in mano il volume dell’Ufficio Divino.

Tre giorni fa, gironzolando per YouTube, mi sono imbattuto in un video in cui una paciosa voce maschile con un gradevole accento del nord, pregava cadenzando le parole con semplicità, la liturgia delle ore di quella mattina, proprio quella di quel momento.

Ho dato una ditata sulla freccetta e ho cominciato a ripetere parola per parola insieme al lettore.

Nel traffico ingolfato della Capitale, il mio spirito spettinato, stranito, assonnato, parola dopo parola, salmo dopo salmo, si rasserenava e mi sono ritrovato di fronte al bar dove ogni giorno prendo un caffè prima del lavoro, senza nemmeno accorgermene e con una serenità che al mattino fatico – di solito – a recuperare.

Come non condividere qui sul blog un servizio così utile e prezioso?

Ecco, ad esempio, le lodi di questa mattina, Sant’Andrea Apostolo.

Provate, ne varrà la pena, sono sempre aggiornati.

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«Non sarà facile ma è l’unico modo per arrivare lontano.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/11/2018


Quando il sesso aspetta, l’amore arriva.

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«Bimbe a scuola, una sosta al bar […] e poi al lavoro…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 26/11/2018

Ieri ho ritrovato una cosetta che scrissi quattro anni fa ma siccome mi fa ancora riflettere, la condivido nel blog sperando che possa essere utile anche al lettore.

Ogni mattina accompagno a scuola mia figlia MF e l’amichetta M. Ci vuole la macchina essendo la scuola delle mitiche suore Riparatrici del Sacro Cuore a dieci chilometri da casa.

Lascio le bambine, faccio un altro paio di chilometri e, prima di recarmi in ufficio, mi concedo due tappe, una immancabile, davanti al Tabernacolo dei Santi Protomartiri, l’altra al bar di fronte, uno dei pochi a Roma  abbastanza attrezzato per i celiaci.

Ieri ho incontrato la cugina di una cara amica che abita proprio in quel quartiere.

«Ué Ale, che ci fai qui?»

«Ci vengo tutte le mattine, dopo aver accompagnato le bimbe faccio sosta al bar e poi al lavoro

«Anch’io scappo al lavoro. Ciao, e salutami tanto la famiglia.»

Notate niente di strano in questa conversazione apparentemente banale?

Io me ne sono accorto solo dopo quando, come una luce improvvisa ti fa notare particolari che prima non vedevi, mi sono improvvisamente reso conto di non essere per niente esente dal politically correct che fa mettere da parte, celare, camuffare, diluire tutto ciò che ha a che fare con la Chiesa e con Dio, per non disturbare.

Dice Gesù: «Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.» (Mt 5,37).

Invece per me è stato più comodo: faccio sosta al bar e poi al lavoro.

Ho solo omesso un “piccolo” particolare, che prima del bar, mi fermo davanti al Tabernacolo dove sperimento la Presenza più vera e viva di ogni incontro che possa fare nella giornata, la presenza di Gesù.

Ho omesso di dire che se manco quell’appuntamento non riesco a raccogliere le forze per affrontare le sfide del lavoro, della famiglia, della gestione di una zia con l’Alzheimer che dipende da me, e molte altre conservando la gioia nel cuore e facendo traboccare ciò che lì ricevo nell’apostolato e in un blog che viene seguito al di là di ogni mia aspettativa. Nasce tutto lì…

Ho omesso di dire che ogni mattina vado davanti a Colui che, in diversi momenti della mia vita, lì, a partire da lì, mi ha liberato dalla noia, ha riempito i vuoti della mia affettività ferita, ha dato risposte alla mia cronica mancanza di senso, mi ha consolato e mi consola quando il dolore è forte, trasformando il mio lutto, i miei molti lutti… in pace e persino in gioia…

Per quanto buono possa essere il caffè delle sorelle Verdolini, quello che faccio davanti al Tabernacolo sarà qualcosina di più, qualcosina che merita di non essere omessa?

Che faccio davanti al Tabernacolo? Prego, medito ma soprattutto, come disse un giorno un vecchio, io guardo Lui e Lui guarda me. Se non lo faccio e, quando non lo faccio, sono solo in grado di combinare pasticci…

E ieri, a Raffaella, sono stato solo capace di dirle che parcheggio lì per fare colazione, stop.

Non è una questione di senso di colpa, quello non viene da Dio, ma immaginate di aver incontrato la persona che ha deciso di pagarvi il mutuo di casa senza chiedervi i soldi indietro e aver fatto finta di non conoscerla.

Così mi sono sentito ieri… Ho capito che nessuno di noi è esente da uno dei mali del secolo, il “politically correct”. Quanti cristiani si imbavagliano da soli con l’autocensura?

OK Signore, ho capito la lezione. Imparerò anch’io a perdere la faccia per amore della Verità…

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Basta poco…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/11/2018

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«Non è in nostro potere non sentire più e dimenticare l’offesa; ma…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/11/2018

“Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori.” Come cristiani la diciamo automaticamente, ma il loro peso meriterebbe più di una pausa. Abbiamo tutti bisogno di remissione del debito, ma offrire ciò ad altri ci sembra spesso al di sopra delle nostre forze. Questo è un argomento serio. Come possiamo essere perdonati se nemmeno impariamo a perdonare gli altri?

A tal proposito, il Catechismo ci offre una frase meravigliosa su come i cristiani possono imparare a perdonare gli altri:

«Non è in nostro potere non sentire più e dimenticare l’offesa; ma il cuore che si offre allo Spirito Santo tramuta la ferita in compassione e purifica la memoria trasformando l’offesa in intercessione.» <(CCC 2843)

Questo paragrafo è così ricco che ogni frase merita una riflessione.

«Non è in nostro potere non sentire più e dimenticare l’offesa…»

C’è libertà nell’accettare i propri limiti. Quando qualcuno ci ferisce, specialmente quando si tratta di una persona cara, ci fa male. Lo sentiremo e ce lo ricorderemo. Questi sentimenti e queste memorie andranno e verranno, ma è una trappola cercare di coprire i nostri sentimenti o di cercare di cancellare la memoria. Non farebbe che peggiorare le cose. Dobbiamo ammettere di non avere tale potere.

«…ma il cuore che si offre allo Spirito Santo…»

C’è sempre più libertà nell’offrire il nostro cuore allo Spirito Santo. Con qualunque ferita, restiamo sempre liberi di offrire i nostri cuori allo Spirito Santo dicendo: “Tutto ciò che sono appartiene a te!”. Pensate al Padre; saremo sempre dei neonati nelle sue braccia e nessuno ci può separare da questo abbraccio. Ogni volta che subiamo una ferita, è cosa buona rinnovare la nostra resa a Dio.

«…tramuta la ferita in compassione…»

Tra le braccia del Padre impariamo non solo quanto ci ami, ma anche quanto ami gli altri. Il Padre condivide questo amore con noi insegnandoci che non siamo soli nell’essere feriti. Ognuno è carico di lotte e ferite anche quando sembra essere perfettamente tranquillo e felice. Riempita con l’amore del Padre, la nostra ferita ci aiuta a empatizzare con gli altri, mostrando loro che non sono soli, indicando loro il Padre.

«…e purifica la memoria…»

Tra le braccia del Padre impariamo anche a pregare, parlando amorevolmente e ascoltando attentamente. Questo tipo di preghiera ha il potere di purificare la nostra memoria. Con fiducia infantile chiediamo a Dio – “Dov’eri quando accadeva questo? Io credo che tu sei sempre con me, ma aiutami a vederlo, a crederlo e ad amarlo.” Le memorie dolorose ritorneranno a galla, ma possiamo rispondere con calma – “Padre mio, tu eri lì, e tu sei sempre con me. Che la tua verità disperda ogni bugia e che il tuo amore disperda ogni paura.”

«…trasformando l’offesa in intercessione.»

Qui ricordiamo le ferite gloriose di Cristo. San Tommaso nella sua Summa Theologica, elenca molti motivi per cui Cristo risorto ancora porta i segni della passione. Tra questi, il fatto che Cristo usi le sue ferite per intercedere per noi presso il Padre. Noi a modo nostro possiamo intercedere per gli altri presso il Padre. Mostriamo al Padre le nostre ferite quando cerchiamo la guarigione, non solo per noi stessi ma per tutti coloro che sono feriti.

San Tommaso cita anche l’opinione di Sant’Agostino che anche i martiri possono portare le loro ferite: “Non c’è una deformità ma una dignità in essi, e una sorta di bellezza risplende in essi.” Nella nostra vita possiamo non sentire la dignità – figuriamoci lo splendore – delle nostre ferite, ma crediamo che un giorno la bellezza di Dio risplenderà attraverso di esse.

(Tradotto dall’originale inglese https://www.dominicanajournal.org/to-forgive-another/ Autore dell’articolo, Padre Joseph Martin Hagan, O.P.)

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Gli effetti della preghiera secondo la scienza

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/11/2018

Un’interessante intervista di Sveva Sagramola al neurologo Piero Barbanti.

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Quando c’era una finestra di tempo per i pensieri

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/11/2018

Condivido questo pensiero da Facebook dell’amico P. Cordova che non avrei potuto esprimere meglio.

«A quest’ora quand’ero ragazzo la percezione era che fosse tardi. Molto tardi. Da un’ora e oltre era iniziato il Maurizio Costanzo Show. La prima serata terminava per le 23 al massimo, e iniziava al più per le 21, ma generalmente prima.

Al termine del film o del programma TV, stanchi per la giornata, c’era una finestra di tempo per i pensieri.

Oggi un film può terminare senza problemi per mezzanotte. Ci spremono il più possibile per guadagnare dalle inserzioni pubblicitarie. Il cervello è iperstimolato, e lo smartphone a letto completa l’opera.

Non c’è tempo per una preghiera, per un pensiero, per riflettere sulle azioni della giornata, per gustare il silenzio. Per decidere per chi affrontare il domani. Riprendiamoci questo spazio, spegniamo i cellulari.»

Vogliamo fare un atto veramente sovversivo? O quantomeno un gesto di vera libertà? Spegniamo i cellulari, almeno ogni tanto, almeno la notte.

 

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Padre Nostro

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/11/2018

In questi giorni si affastellano le polemiche attorno alla traduzione del Padre Nostro che è stata approvata dalla Conferenza Episcopale Italiana.

C’è chi la loda e chi la critica, chi crea polemiche affermando che se è giusta una traduzione, per anni abbiamo pregato con quella sbagliata, chi afferma esattamente il contrario non accettando la traduzione che comparirà nella terza edizione del Messale Romano.

Secondo me – e qui espongo la mia personale opinione – chi critica non si rende pienamente conto di diventare strumento di divisione, quindi del Male, che crea ferite difficilmente sanabili nel Corpo di Cristo che è la Chiesa.

Un amico che stimo enormemente ha scritto su Facebook: «”Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. A me basterebbe prendere sul serio questa invocazione. Che tutto il clamore suscitato dalla nuova traduzione ci faccia riscoprire parole spesso pronunciate meccanicamente.»

Penso che abbia centrato il problema e spero anch’io che questa notizia ci spinga a meditare meglio nel cuore le parole che pronunciamo con le labbra

Quanto alla traduzione, già Sant’Ambrogio, padre della Chiesa, diceva “non permettere che cadiamo in tentazione”, per rendere meglio il significato in italiano, e in altre lingue il problema non si pone in quanto utilizzano da sempre traduzioni più vicine al senso originale.

No ho gli strumenti linguistici per entrare nel merito della traduzione ma, non osando improvvisarmi esegeta, accetterò la nuova traduzione che somiglia tanto a quella utilizzata da sempre dai miei fratelli spagnoli o di lingua portoghese, pensando a quanto è costata a Gesù la nostra unità e alla sua preghiera al Padre, struggente e piena di amore:

«[Padre santo,] non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.» (Gv 17, 20-21)

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Un esempio virtuoso

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/11/2018

Un esempio virtuoso di un’azienda guidata con sapienza.

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