FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI ai giovani, Loreto 2007

La misericordia è l’amore che sappiamo di non meritare.

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/09/2016

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Höss col comandante Himmler

Storia della conversione di Höss, l'”animale” di Auschwitz, un caso estremo di “Misericordia inimmaginabile”.

I sopravvissuti ad Auschwitz chiamavano il comandante del campo “animale”. Rudolf Höss ha presieduto allo sterminio di circa 2,5 milioni di prigionieri nei tre anni in cui è stato alla guida del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Altre 500.000 persone sono morte per malattia e fame. Un anno dopo la fine del suo incarico, tornò per supervisionare l’esecuzione di 400.000 ebrei ungheresi.

E tuttavia neanche un “animale” come lui è stato esente dalla misericordia di Dio.

Mia moglie ed io siamo venuti a conoscenza della vicenda di Höss quando una giovane suora della Polonia è venuta a parlare nella nostra parrocchia questa settimana. Sono stato colto alla sprovvista quando ho sentito il suo racconto, in parte perché pensavo che suor Gaudia stesse parlando di Rudolf Hess, il vice di Adolf Hilter. I nomi sono simili. Quello che è accaduto a Höss, che aveva una posizione meno prominente nel Terzo Reich, è forse più sorprendente.

L’intervento della suora faceva parte delle iniziative della parrocchia per l’Anno Giubilare della Misericordia indetto da papa Francesco. Suor Gaudia e suor Emmanuela, della Congregazione delle Suore di Nostra Signora della Misericordia – quella a cui apparteneva suor Faustina Kowalska –, sono in visita negli Stati Uniti per parlare delle rivelazioni di Cristo a Santa Faustina e dell’immagine e della devozione alla Divina Misericordia. Suor Gaudia, tra l’altro, fa anche parte del comitato di programmazione della Giornata Mondiale della Gioventù 2016, che si svolgerà in estate a Cracovia.

Più o meno settant’anni fa, Cracovia e tutta la Polonia erano luoghi ben diversi da quelli che sono oggi. Suor Gaudia ha parlato di Auschwitz, uno dei campi nazisti più letali a causa dell’uso delle camere a gas e delle sperimentazioni mediche. Un ebreo su sei morto nell’Olocausto è stato ucciso qui.

Il campo non era solo per gli ebrei. Vi vennero rinchiusi anche dei cattolici, come San Massimiliano Kolbe e suor Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein).

“Un giorno portarono lì tutta la comunità gesuita”, ha ricordato suor Gaudia. “Solo il superiore non era in casa”, e quindi sfuggì alla cattura. “Quando tornò a casa fu così addolorato che disse: ‘Devo stare con i miei fratelli’”.

Entrò furtivamente nel campo e cercò i suoi confratelli gesuiti. Le guardie lo trovarono e lo portarono da Höss. “Erano certi che sarebbe stato ucciso”, ha detto suor Gaudia, ma Höss lo lasciò andare, per lo stupore delle guardie.

Dopo la fine della guerra, Höss venne catturato, processato e ritenuto colpevole di crimini contro l’umanità. Venne condannato a morte, e l’esecuzione avrebbe avuto luogo ad Auschwitz, doveva aveva lavorato diligentemente per implementare la “soluzione finale” di Hitler. Fino ad allora, sarebbe rimasto in una prigione di Wadowice (luogo di nascita di Karol Wojtyła, il futuro papa Giovanni Paolo II).

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Höss poco prima dell’esecuzione

Höss aveva molta paura – non della morte, ma della prigione, ha detto suor Gaudia. “Era certo che le guardie polacche si sarebbero vendicate e che sarebbe stato torturato durante tutta la sua reclusione, il che gli avrebbe provocato un dolore inimmaginabile. Fu quindi estremamente sorpreso quando le guardie – uomini le cui mogli e i cui figli e le cui figlie erano stati uccisi ad Auschwitz – lo trattarono bene. Non riusciva a capire”.

Quello, ha riferito la religiosa, fu il momento della sua conversione. “Lo trattarono con misericordia. La misericordia è l’amore che sappiamo di non meritare. Non meritava il loro perdono, la loro bontà, la loro gentilezza. Ma ricevette tutto questo”.

Höss era nato in una famiglia cattolica, ma aveva abbandonato la fede quando era giovane. In quel momento, di fronte alla morte ad appena 47 anni e forse incoraggiato dal trattamento delle guardie, chiese un sacerdote. “Voleva confessare i suoi peccati prima di morire”, ha detto suor Gaudia.

Ansiosa di non scandalizzare chi la ascoltava, la religiosa ci ha spiegato che tutto questo è avvenuto subito dopo la fine di una guerra brutale, quando “le ferite erano ancora fresche”.

Le guardie acconsentirono a cercare un sacerdote, “ma non fu facile trovare un presbitero che volesse ascoltare la confessione di Rudolf Höss. Non lo riuscirono a trovare”.

E allora Höss ricordò il nome del gesuita che aveva lasciato andare qualche anno prima: padre Władysław Lohn. Diede alle guardie il suo nome e le pregò di trovarlo.

E loro lo trovarono – nel santuario della Divina Misericordia di Cracovia, dov’era cappellano delle Suore di Nostra Signora della Misericordia. Il sacerdote acconsentì ad ascoltare la confessione di Höss.

il-nome-di-dio-misericordia“Fu una cosa molto lunga”, ha detto suor Gaudia, “e alla fine gli diede l’assoluzione. ‘I tuoi peccati sono perdonati. Rudolf Höss, animale, i tuoi peccati sono perdonati. Vai in pace’”.

“Animale” è stata un’aggiunta di suor Gaudia, ma il concetto era chiaro: nessuno è esente dalla misericordia di Dio.

Il giorno dopo, padre Lohn tornò in prigione per dare a Höss l’Eucaristia prima che morisse.

“La guardia che era presente disse che era stato uno dei momenti più belli della sua vita vedere quell”animale’ inginocchiato, con le lacrime agli occhi, mentre sembrava un ragazzino e riceveva la Santa Comunione, mentre riceveva Gesù nel suo cuore”, ha concluso la suora. “Misericordia inimmaginabile”.

(Fonte: http://www.papaboys.org)

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Ho fatto questo salto e ho trovato il mio tesoro…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/09/2016

Sister Serena, è sufficiente chiamarla così. L’abito bianco bordato di azzurro delle Missionarie della Carità lo indossa da quasi 40 anni.

Milanese, ha vissuto nelle case delle suore di Madre Teresa in Italia e in Spagna, in Russia e in Mongolia, a Calcutta, in Venezuela.

Ha conosciuto e vissuto con Madre Teresa, ne è testimone, con semplicità e chiarezza.

E’ lei l’ospite di Soul su TV2000 domenica 4 settembre, il giorno della canonizzazione della “santa dei poveri”.


Credo fermamente che siamo chiamati dal grembo materno; tutti quanti abbiamo una vocazione che nasce dal grembo materno. E’ nostro compito riconoscerla e questo non è sempre facile, io ci ho messo parecchio tempo, anche se Signore ci dà delle indicazioni. E’ un po’ come una caccia al tesoro che agli angoli delle strade trovi un’indicazione.

La prima indicazione è stata quella del desiderio di servizio ai poveri. Non era sufficiente dare il superfluo ma dovevo dare il mio tempo.

Fui missionaria ma la relazione tra missionario e povero era sempre dall’alto al basso. Il missionario era colui che aveva potere, denaro e capacità di aiutare e il povero era quello che accettava e non mi piaceva eccessivamente.

Poi ho capito improvvisamente che c’era per me un’altra chiamata, entrare nella congregazione. Difficile per me spiegare come, ma era chiara la chiamata, non c’erano dubbi, il fatto che il mio rifiuto fosse forte dimostrava che la chiamata c’era.

Ho fatto questo salto nel vuoto e ho trovato il mio tesoro…

Non siamo tanto fuori dal mondo, siamo contemplative nel cuore del mondo, viviamo in mezzo ai problemi del mondo, non ci esoneriamo, direi che in qualche modo li prendiamo su di noi ma il modo in cui li risolviamo è diverso.

Così risolviamo la povertà: preghiera, sacrificio e condivisione.

La prima volta che l’ho incontrata [Madre Teresa] ero a Londra per imparare l’inglese, lingua della congregazione. Non sapevo l’inglese, la Madre fece domande semplici e poi ha comiciato a parlare delo nostro spirito, a un certo punto l’ho fermata perché capivo tutto e non ci credevo. E lei… Si perché la Madre parla con la semplicità del Vangelo.

La Madre non solo parlava con le parole di Gesù ma agiva con le azioni di Gesù.

L’ultima volta che l’ho vista mi ha fatto sentire la figlia prediletta. Tutti avevano questa sensazione, ci sentivamo particolarmente amati.

Madre Teresa è stata una Madre, ed è qualcuno che vive ancora vicino a me.

Il carisma di Madre Teresa: noi non siamo assistenti sociali; il fine della nostra congregazione è quello di saziare la sete di Gesù per amore e per le anime.

Amando i poveri tra i poveri saziamo la sete di Gesù. Questo è il mezzo…

Nella misura in cui sono consapevole della mia povertà, Gesù mi può usare. Se tutto il mondo si rendesse conto di ciò, sarebbe un Paradiso.

Molti poveri potrebbero testimoniare di averla vista materialmente presente in mezzo a loro…

Noi non vogliamo risolvere nessun problema; la povertà non la risolveremo mai, Gesù ha detto i poveri li avrete sempre con voi.

La sofferenza non è un tormento, non è un dramma, bisogna trovare il significato di questo dolore. Se troviamo il significato ci sentiamo privilegiati. Bisogna credere nel Paradiso e noi siamo qui per questo.

La verità è una ma non imponiamo la nostra fede a nessuno. La Madre diceva: io insegno ad amare, e questo vogliamo fare noi.

La santità dei santi è come la parte che galleggia degli iceberg, quello che appare in superficie è molto limitato.

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“Avevo una rabbia dentro che dicevo: Mo lo spacco a sto frate! L’Amore di Dio scese fino al cuore e me lo sono stretto forte forte…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/09/2016

La testimonianza di Valerio, dalla rabbia verso Dio, la droga, furti, all’esperienza dell’Amore di Dio che guarisce persino le ferite più profonde.

“Con don Roberto di Nuovi Orizzonti sono andato anche ai ‘rave’ e ho ritrovato persone che non vedevo da tanti anni che purtroppo son là, ma mi hanno visto cambiato e, portare una parola e un po’ di luce è bello e lo vedo dai loro sguardi

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“Martedì, tutti uniti in preghiera: ognuno si prenda un tempo, quello che può, per pregare per la pace”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/09/2016

Il Papa all’Angelus del 18 settembre, ci ha chiesto di vivere l’astuzia cristiana: si tratta di “allontanarsi dallo spirito e dai valori del mondo, che tanto piacciono al demonio, per vivere secondo il Vangelo”

Poi ha parlato dell’insegnamento di Gesù che ci esorta a fare una scelta chiara tra Lui e lo spirito del mondo, tra la logica della corruzione, della sopraffazione e dell’avidità e quella della rettitudine, della mitezza e della condivisione.

Alla fine ha fatto un INVITO ESPRESSO:

“Martedì prossimo mi recherò ad Assisi per l’incontro di preghiera per la pace, a trent’anni da quello storico convocato da san Giovanni Paolo II.

Invito le parrocchie, le associazioni ecclesiali e i singoli fedeli di tutto il mondo a vivere quel giorno come una Giornata di preghiera per la pace.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di pace in questa guerra che è dappertutto nel mondo.

Preghiamo per la pace!

Sull’esempio di san Francesco, uomo di fraternità e di mitezza, siamo tutti chiamati ad offrire al mondo una forte testimonianza del nostro comune impegno per la pace e la riconciliazione tra i popoli.

Così martedì, tutti uniti in preghiera: ognuno si prenda un tempo, quello che può, per pregare per la pace. Tutto il mondo unito.”

RISPONDIAMO AL SUO INVITO?

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“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35)

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/09/2016

Mons. Thomas Luke Msusa, Arcivescovo di Blanture in Malawi, racconta la sua conversione al cattolicesimo, quella di suo padre, Imam mussulmano e di tutta la sua famiglia.


Vengo da una famiglia mussulmana; mio padre era un imam ed era un maestro dell’Islam, insegnava.

Io sono diventato cattolico quando ho chiesto a un sacerdote di batteezzarmi a 12 anni. Io ero in una parrocchia perché mio padre e miei parenti non mi accettavano, quindi un sacerdote italiano si prese cura di me, era di Bergamo, e anche una suora sacramentina, anche lei era di Bergamo.

Essi si sono occupati di me, hanno pagato la mia retta scolastica, mi hanno dato da mangiare, si sono occupati di me come se fossero dei dgenitori.

Ho deciso poi di diventare sacerdote senza il consenso di mio padre e degli altri parenti. Ho seguito il consiglio della suora e del sacerdote. Sono diventato missionario monfortano, dopo otto anni di sacerdozio il Papa mi ha nominato Vescovo e l’anno scorso sono diventato Arcivescovo e quest’anno a Gennaio sono stato nominato Arcivescovo di Blanture e presidente della Conferenza Episcopale.

Adesso nella mia famiglia tutti i miei parenti sono cattolici.

Mio padre anche lui è voluto diventare cattolico e nel 2004 lui è venuto da me, si è inginocchiato e ha detto: voglio diventare cattolico.

Io gli ho detto: padre, tu non andrai comunque all’inferno per questo e lui: comunque voglio diventare cattolico perché ho visto l’esempio dei cattolici, essi vivono insieme, si aiutano l’un l’altro, quindi sono attratto da questa vita.

Dopo tre anni di catechesi, nel 2006 ho battezzato mio padre e adesso il suo nome è Abraham, Abramo,

Tutto questo è avvenuto e avviene tuttora fra i mussulmani.

“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35)

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“L’incontro con padre Amorth fu amabile, è un gradevolissimo conversatore, lontano anni luce dalla figura dell’esorcista presente nell’immaginario collettivo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/09/2016

amorth_01Vi propongo un’intervista di una delle tante persone che ha conosciuto don Gabriele Amorth durante il suo lungo ministero di esorcistato.

L’intervista è tratta dal blog FRASSATI TV, che consiglio vivamente di seguire.

D: Marco, grazie per aver accettato di parlarci dell’esperienza di cui sei stato vittima. Ce la racconti?

R: È iniziato tutto quando, giovane studente di giurisprudenza, raccolsi la perplessità di mia nonna sul fatto che, dopo mesi dalla vendita della casa in cui abitava, non le risultasse il pagamento del prezzo pattuito. Era il 1991, nonna aveva deciso di vendere la nuda proprietà di casa a dei parenti per aiutarli e i suoi figli erano tutti d’accordo. Lascio immaginare il dolore di tutti quando si scoprì che questi parenti avevano drogato l’anziana (nonna fumava, e le offrirono sigarette truccate all’hashish) inducendola a firmare una quietanza da cui risultava (falso, ovviamente) che era stata già pagata in anticipo. E così nonna si ritrovò senza casa e senza soldi.

Col dolore nel cuore (e consigliato dal mio direttore spirituale di allora) dovetti convincere nonna a denunciare quei parenti. Faceva male, ma andava fatto ciò che era giusto.
Qualche giorno dopo cominciarono in me e nei miei genitori, ma soprattutto in me, dolori di testa, dolori addominali tali da non riuscire a mangiare e cominciarono anche i pellegrinaggi da questo e da quello specialista che però non trovava niente, soprattutto nel sottoscritto che era quello che stava più male, soprattutto coi mal di testa; ricordo come fosse ieri un’emicrania che durò ben ventisette giorni e che non passava con niente. Analisi, ricerche, esami, specialisti… Risultavo sano come un pesce ma stavo male da cani.
All’epoca frequentavamo un gruppo di preghiera del Rinnovamento nello Spirito e alcuni fratelli, a conoscenza della storia e del fatto che uno di quei parenti fosse molto superstizioso e figlio di una donna dedita a magia, occultismo, consigliarono di chiedere delle benedizioni a un sacerdote. Così feci.

Il sacerdote mi disse di non avere paura, perché chi è con Dio non deve temere nulla e nessuno, e allo stesso tempo mi consigliò di aprire il cuscino. Tornai a casa e feci come mi era stato indicato, aprii il cuscino su cui dormivo, un normale guanciale comprato in un noto grande magazzino, e – proprio nel punto in cui poggiavo la testa – trovai tre pezzi regolari di mattone (hai presente i foratini?) uno piccolo, uno medio e uno grande, e tre cordicelle annodate, una piccola, una media e una grande. Era il segno che il maleficio coinvolgeva tutta la mia famiglia (mia madre, mio padre ed io). Ci tengo a precisare che non sono uno che va dietro a madonne piangenti e apparizioni, e che in quel momento la mia mentalità cartesiana era messa a dura prova. Come ci erano finiti la dentro?

amorth_02Contattai allora don Gabriele Amorth, noto esorcista di Roma, che mi diede appuntamento dopo una decina di giorni.

L’incontro con lui fu amabile, è un gradevolissimo conversatore, lontano anni luce dalla figura dell’esorcista presente nell’immaginario collettivo. Oltre alla laura in filosofia e teologia, possiede anche quella in giurisprudenza, ha quindi molti strumenti intellettuali per capire la realtà che ci circonda. Mi sottopose ad esorcismo, in latino, secondo il rituale romano, e dopo una decina di minuti mi disse che si, ero vittima di un maleficio, ma che non ero un caso di possessione diabolica (cosa che purtroppo non poté dire con mia cugina, ma questa è un’altra storia). Padre Amorth si è accorto del maleficio dal mio racconto, vedendo che c’erano persone che in qualche modo ce l’avevano con me, incrociato coi dati delle malattie inspiegabili. Per prima cosa mi disse che non dovevo avere alcuna paura. La soluzione a questo problema sarebbe arrivata intensificando la vita sacramentale (soprattutto santa messa e Confessione frequenti), la vita di preghiera (soprattutto il santo Rosario), perdonando gli autori di tale maleficio e della frode alla nonna. Non ci fu bisogno di un secondo incontro.
Sei mesi dopo ero guarito completamente e la mia relazione con Dio aveva acquisito un nuovo spessore grazie alla Messa quotidiana e alla preghiera che anche adesso, dopo ben ventidue anni, accompagnano le mie giornate.

Devo aggiungere anche un’altra cosa. Qualche settimana prima della frode, i responsabili del maleficio vennero a casa nostra portando una cena pronta, una melanzana alla parmigiana, che naturalmente ho mangiato, insieme ai miei. Poco dopo la denuncia ho cominciato a stare male. Qualsiasi cosa mangiassi mi provocava dolori addominali fortissimi, soprattutto al pancreas, addirittura prima di mangiare, a volte. Ho cominciato ad eliminare i cibi che non digerivo (a partire dalle melanzane ovviamente), e alla lunga il mio organismo accettava solo zucchine e carne bianca, niente altro. E’ probabile che la pietanza preparata da questi parenti fosse il veicolo attraverso cui il maleficio veniva effettuato. Nei sei mesi successivi all’incontro con Padre Amorth, ho cominciato a stare meglio fino a che ho rimangiato tutto, melanzane escluse, che non mangio ancora neanche adesso.
Aggiungo quindi che sul cibo, è bene essere prudenti, per cui se il luogo e la persona non ci convince è meglio astenersi, però secondo me è bene anche non esserne ossessionati, ricordando ciò che Gesù ha detto in Marco 16,17-18.

D: Dopo quello che hai vissuto, com’è cambiato, se è cambiato, il tuo rapporto con la fede e con le persone?

R: È migliorato, ma solo quando ho seguito i consigli del saggio esorcista, di intensificare la vita sacramentale e la vita di preghiera. A partire da quell’esorcismo poi, si è come dischiuso un tesoro, il tesoro della Grazia di Dio che viaggia tramite la sua Chiesa e da lì è cominciato un processo di conversione che dura tutt’ora e che mi permette di camminare alla luce di Gesù nonostante il mio peccato e i miei limiti.

amorth_03D: Purtroppo saranno in molti (anche credenti!) a non dare peso alla tua storia. Questo ti fa male o ti lascia indifferente?

R: Non mi fa male perché non ci avrei creduto neanch’io se non lo avessi visto con i miei occhi. Sono stato non credente, poi agnostico, e sono e resto, una persona piuttosto razionale, per cui racconto volentieri la mia storia, rispettando i punti di partenza di ognuno e confidando che, se il Signore ha raggiunto il cuore di uno zuccone come me, può raggiungere il cuore di chiunque.
Certamente non mi lascia indifferente, lo prendo come spunto per iniziare un dialogo su Dio e su come il suo intervento possa trasformare anche le vite più malridotte.

D: Tu sei uno dei tanti testimoni dell’esistenza di Dio e del suo infinito amore per i suoi figli, visto che è stato Lui a salvarti, anche se agendo tramite un sacerdote. Cosa provi pensando a questo?

R: Innanzi tutto gratitudine. A Dio, l’origine di tutto, e in forma diversa anche alla Chiesa, da cui ero lontano e che ho imparato a sentire come madre e maestra, anche quando alcuni suoi ministri non davano una buona testimonianza, ma quando vedo questi casi, penso ai miei limiti, ai miei peccati, e il giudizio mi appare subito inopportuno. I sacerdoti sono un gran dono e in casi come il mio, ma anche quando si ha bisogno di un consiglio, di una risposta, consiglio di andare sempre e solo da un sacerdote. Se non se ne trova uno adatto, non stancatevi ma continuate a cercare che la Chiesa è piena di preti santi e virtuosi, molto più di quanto i mass-media vogliano farci credere.

D: Oltre al maleficio, sei a conoscenza di altre strade che rischiano di aprire le porte al demonio?

R: Ce ne sono tante, ma il Santo Curato d’Ars diceva: “Il demonio è un grosso cane incatenato che importuna, che fa molto rumore, ma che morde solo coloro che gli si avvicinano troppo”. Tra i tanti modi per avvicinarsi a questo cane, oltre, ovviamente al peccato radicato, c’è l’occultismo, la magia, la superstizione, le sedute spiritiche, ma anche alcune terapie come il Reiki, l’ipnosi, alcune terapie alternative. Sono tanti e non ho la capacità di essere esaustivo, ma… basta digitare Padre Amorth su Youtube per trovare le interviste in cui lui, instancabilmente, ripete come metterci in guardia da questo tipo di mali.

6634_MEMORIE DI UN ESORCISTA.inddD: Quali sono “i sintomi” della presenza del diavolo?

R: Naturalmente parliamo di presenza straordinaria, perché la tentazione è la sua attività principale volta a farci cadere in peccato e a farci perdere. Questo deve essere sempre in cima ai nostri pensieri.

Se parliamo di presenza straordinaria, posso citare il caso di mia cugina dui parlavo prima (esorcizzata per due anni da Padre Amorth e ora liberata e felice moglie e mamma cristiana). Lei provava disagio di fronte a tutto ciò che fosse sacro, non riusciva più a comunicarsi ed era perennemente depressa. Padre Amorth ha la prudenza di avvalersi, per casi come il suo, dell’aiuto di psicologi, per capire se si tratta di depressione, disturbo psichico o vera e propria possessione.

Nei casi di malefici è diverso, qui non c’è possessione, ma la persona – come nel mio caso – può avere disturbi fisici di cui nessun medico riesce a fare una diagnosi. Ma rimando alle pubblicazioni della Chiesa, in particolare ai libri interessantissimi di Padre Amorth, per avere una formazione completa in tal senso.

D: Hai qualche consiglio sulle cose da fare e su quelle da non fare se si ha il sospetto di essere vittima dell’opera diabolica?

R: Primo: Non rivolgersi MAI a maghi, fattucchiere, cartomanti, sensitivi, persone che millantano poteri che, nel 90% dei casi sono ciarlatani interessati al portafogli altrui, i restanti sono servi del demonio.

Secondo: rivolgersi al proprio Parroco e, se non è informato, al proprio Vescovo che può mettere in contatto le persone con questi problemi, con l’esorcista della Diocesi che accoglie in maniera del tutto gratuita.

amorth_05D: Cosa senti di dire a quelle persone che cadono nella trappola del demonio, lasciandosi sedurre e ingannare dalle sue opere?

R: Che tutti noi abbiamo scritta dentro la fame di Dio e che saremo felici solo se cercheremo Lui e non dei surrogati, delle pericolose imitazioni.
Siamo stati creati per adorare Dio e, se decidiamo di estrometterlo dalle nostre vite, anche se all’inizio potremmo darci l’illusione della libertà, finiremo comunque per adorare qualcos’altro o qualcun altro… Come diceva Sant’Agostino: “Tu ci hai fatti per Te, oh Signore, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in Te”

D: Chiudiamo con una nota positiva: cosa pensi del fatto che la persona che ti aveva fatto il maleficio, a distanza di anni, abbia chiesto scusa?

R: Penso che la Grazia di Dio sia contagiosa e mi conferma che ricorrere a Lui e solo a Lui tramite i ministri della Chiesa Cattolica sia stata la strada migliore.
Padre Amorth e il mio direttore spirituale mi dissero di pregare ogni giorno per la conversione delle persone che mi avevano fatto del male. Dopo vent’anni, (e questo credo, sia il vero miracolo) una delle persone che aveva messo in atto la frode a mia nonna e fatto il maleficio a me e ai miei genitori, si è fatta viva restituendo ciò che restava del maltolto a noi eredi, chiedendo perdono.

La vita con loro è stata crudele, pieni di fallimenti, costretti a scappare da un paese a un altro per sfuggire alla giustizia e alle conseguenze delle loro azioni, ma una si è pentita amaramente, ha ricevuto il mio perdono (momento di profonda guarigione per me) e per l’altra… continuo a pregare serenamente ogni giorno chiedendo al Signore di entrare anche nella sua vita, sapendo che Dio è fedele e che i suoi tempi non sono i nostri tempi.

(Fonte: FRASSATI TV https://frassatitv.wordpress.com/)

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«E quanto sarebbe bene che tutte le confessioni religiose dicessero: “Uccidere in nome di Dio è satanico”!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/09/2016

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Nella Croce di Gesù Cristo – oggi la Chiesa celebra la festa della Croce di Gesù Cristo – capiamo pienamente il mistero di Cristo, questo mistero di annientamento, di vicinanza a noi.

Lui, «essendo nella condizione di Dio – dice Paolo –, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, a una morte di croce» (Fil 2,6-8).

Questo è il mistero di Cristo. Questo è un mistero che si fa martirio per la salvezza degli uomini. Gesù Cristo, il primo Martire, il primo che dà la vita per noi. E da questo mistero di Cristo incomincia tutta la storia del martirio cristiano, dai primi secoli fino a oggi.

I primi cristiani hanno fatto la confessione di Gesù Cristo pagando con la loro vita. Ai primi cristiani era proposta l’apostasia, cioè: “Dite che il nostro dio è quello vero, non il vostro. Fate un sacrificio al nostro dio o ai nostri dei”. E quando non facevano questo, quando rifiutavano l’apostasia, venivano uccisi.

Questa storia si ripete fino a oggi; e oggi nella Chiesa ci sono più martiri cristiani che non ai primi tempi.

Oggi ci sono cristiani assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non rinnegano Gesù Cristo.

In questa storia, arriviamo al nostro père Jacques: lui fa parte di questa catena di martiri.

I cristiani che oggi soffrono – sia nel carcere, sia con la morte o con le torture – per non rinnegare Gesù Cristo, fanno vedere proprio la crudeltà di questa persecuzione.

E questa crudeltà che chiede l’apostasia – diciamo la parola – è satanica.

E quanto sarebbe bene che tutte le confessioni religiose dicessero: “Uccidere in nome di Dio è satanico”.

Padre Jacques Hamel è stato sgozzato sulla Croce, proprio mentre celebrava il sacrificio della Croce di Cristo.

Papa Francesco 01Uomo buono, mite, di fratellanza, che sempre cercava di fare la pace, è stato assassinato come se fosse un criminale. Questo è il filo satanico della persecuzione.

Ma c’è una cosa, in quest’uomo che ha accettato il suo martirio lì, con il martirio di Cristo, all’altare, c’è una cosa che mi fa pensare tanto: in mezzo al momento difficile che viveva, in mezzo anche a questa tragedia che lui vedeva venire, un uomo mite, un uomo buono, un uomo che faceva fratellanza, non ha perso la lucidità di accusare e dire chiaramente il nome dell’assassino, e ha detto chiaramente: “Vattene, Satana!”.

Ha dato la vita per noi, ha dato la vita per non rinnegare Gesù. Ha dato la vita nello stesso sacrificio di Gesù sull’altare e da lì ha accusato l’autore della persecuzione: “Vattene, Satana!”.

E questo esempio di coraggio, ma anche il martirio della propria vita, di svuotare sé stesso per aiutare gli altri, di fare fratellanza tra gli uomini, aiuti tutti noi ad andare avanti senza paura. Che lui dal Cielo – perché dobbiamo pregarlo, è un martire!, e i martiri sono beati, dobbiamo pregarlo – ci dia la mitezza, la fratellanza, la pace, e anche il coraggio di dire la verità: uccidere in nome di Dio è satanico.

Papa Francesco, meditazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae, Santa Messa in suffragio di Padre Jacques Hamel, mercoledì, 14 settembre 2016 (fonte: sito ufficiale della Santa Sede http://www.vatican.va)

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“Non esiste deficit… il vero deficit è non amare Lui e la vita”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/09/2016

Vi presento Rosita Sartori, una vagonata contagiosa di gioia.

“In questa società siamo sempre di corsa, non pensiamo mai al dono della vita, a quanto ogni singolo istante della vita sia un miracolo.”

“Siamo tutte persone diversamente abili con talenti e abilità diverse.”

“Quello che Gesù mi fa portare è la certezza della speranza che non esiste disabilità, non esiste deficit ma il vero deficit è non amare Lui e la vita…”

“Guardare all’apparenza è uno sbaglio grandissimo… Penso che Gesù mi abbia fatto molto bella – ho un rapporto bellissimo col mio corpo nonostante non risponda pienamente ai comandi.”

“Uso il talento della parlantina che Lui mi ha dato…”

“Quello che conta è essere cristiani ma non cristiani da salotto, cristiani che danno fastidio.”

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«Ricordati che, quando moriremo, porteremo con noi soltanto la valigia della carità»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/09/2016

Comastri_01Il 4 settembre 2016 è stata proclamata santa Madre Teresa di Calcutta. Vi propongo un passaggio bellissimo del card. Angelo Comastri, in un suo libro:

“La prima volta che incontrai Madre Teresa, fui colpito dal suo sguardo: mi guardò con occhi limpidi e penetranti. Poi mi chiese: «Quante ore preghi ogni giorno?». Rimasi sorpreso da una simile domanda e provai a difendermi dicendo: «Madre, da lei mi aspettavo un richiamo alla carità, un invito ad amare di più i poveri. Perché mi chiede quante ore prego?». Madre Teresa mi prese le mani e le strinse tra le sue quasi per trasmettermi ciò che aveva nel cuore; poi mi confidò: «Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri! Ricordati: io sono soltanto una povera donna che prega. Pregando, Dio mi mette il Suo Amore nel cuore e così posso amare i poveri. Pregando!».

Non ho più dimenticato questo incontro e queste parole: il segreto di Madre Teresa sta tutto qui.

Ci siamo rivisti tante altre volte. Nel 1988 Madre Teresa venne nella parrocchia di Santo Stefano al Monte Argentario dove ero parroco: fu un dono immenso, inatteso, meraviglioso. Madre Teresa fissò come una bambina lo scenario unico del Monte Argentario e parlò così: «Come è bello questo luogo! In un luogo così bello, anche voi dovete preoccuparvi di avere anime belle». Bastarono queste parole per far vibrare il cuore di oltre ventimila persone.

Al termine della veglia di preghiera accadde un fatto. Un ricco industriale manifestò l’intenzione di regalare a Madre Teresa la sua villa per accogliere i malati di Aids. Egli aveva già in mano le chiavi per consegnarle alla Madre. Madre Teresa rispose: «Debbo pregare, debbo pensarci: non so se è cosa buona portare i malati di Aids in un luogo di grande turismo. E se fossero rifiutati? Soffrirebbero due volte!». Quanta saggezza! Quanta libertà interiore! Ma a tutti noi, uomini di poca fede, sembrava che Madre Teresa stesse perdendo una bella e rara occasione. Un signore che aveva assistito al dialogo, si sentì in dovere di consigliare: «Madre, intanto prenda le chiavi e poi si vedrà…». Madre Teresa, senza alcuna esitazione, forse sentendosi ferita in ciò che aveva di più caro e di più prezioso, chiuse il discorso dicendo risolutamente: «No, signore! Perché ciò che non mi serve, mi pesa!».

Comastri_02Il 27 maggio 1991 Madre Teresa venne a Massa Marittima, dove ero vescovo da appena un anno, per comunicarmi la decisione di aprire a Piombino una casa per le suore contemplative delle Missionarie della Carità. In elicottero andammo poi all’Isola d’Elba per un incontro di preghiera. A un certo punto, durante il tragitto, un uomo che ci accompagnava nel volo, cadde in ginocchio accanto a me e, con voce tremante, mi disse: «Padre, io non so che cosa mi stia accadendo! Mi sembra che Dio, sì Dio, mi stia guardando attraverso gli occhi di quella donna». Riferii subito alla Madre le parole appena ascoltate. Ella, con tranquillità disarmante, commentò: «Gli dica che Dio lo sta guardando da tanto tempo: lui prima non se ne accorgeva!». E, rivolta all’uomo, gli strinse la mano con affetto e gli consegnò alcune medagliette della Madonna: sembravano baci, che portavano il profumo dell’amore di Dio.

Nel mese di maggio del 1994 partecipai a una Santa Messa nella chiesa di San Gregorio al Celio: era presente anche la Madre. Un fotografo, con fastidiosa insistenza, scattava fotografie avvicinandosi al volto della Madre in preghiera. Mi permisi di dire: «Abbia un po’ di delicatezza. Non vede che la Madre sta pregando? La lasci in pace». Il fotografo si acquietò un momento e poi mi disse: «Voglio fotografare gli occhi di Madre Teresa: ho fotografato occhi di principi, di principesse, di attori, di gente famosissima… Ma non ho mai visto due occhi così felici e così luminosi. Chissà qual è il segreto?!». Terminata la Santa Messa, riferii alla Madre il desiderio del fotografo petulante. La Madre, con la serena pazienza di sempre, si sottopose ad alcuni scatti ravvicinati e poi prese la mani del fotografo e, quasi sussurrando, gli disse: «Vuoi sapere perché i miei occhi sono felici? Il segreto è molto semplice: i miei occhi sono felici, perché le mie mani asciugano tante lacrime». Meravigliosa risposta. E aggiunse: «Faccia così anche lei e avrà due occhi bellissimi!».

MT_01Ho visto Madre Teresa per l’ultima volta il 22 maggio 1997: era affaticata, respirava con difficoltà e si avvertiva che era vicina la partenza per il Cielo. Mi disse: Vengo da New York e mi fermo qualche giorno a Roma per visitare le mie suore e i miei poveri, poì devo andare a Dublino, dove seguiamo tanti alcolisti, poi devo andare a Londra dove portiamo un po’ di amore ai poveri che dormono sotto i ponti del Tamigi, poi.. Fu spontaneo, da parte mia, reagire dicendo: «Madre, ma questa è una follia! Non può affrontare questa enorme fatica: neppure un giovane potrebbe resistere a un ritmo simile». La Madre mi ascoltò e fece qualche istante di silenzio. E poi mi fissò con dolcezza estrema e mi disse: «O mio caro vescovo, la vita è una sola: non è come i sandali che ne ho un paio di ricambio. La vita è una sola, io debbo spenderla tutta per seminare amore fino all’ultimo respiro. Ricordati che, quando moriremo, porteremo con noi soltanto la valigia della carità».

Io ascoltavo e non avevo il coraggio di ribattere: il ragionamento della Madre seguiva perfettamente la logica dell’amore! Alla fine concluse: «Porteremo con noi soltanto la valigia della carità: riempila, finché sei ancora in tempo!».

Queste parole mi risuonano dentro l’anima ogni mattina quando mi sveglio e ogni sera quando chiudo la giornata: «Ho messo qualcosa nella valigia della carità? Se non ho messo niente, ho perso inutilmente una giornata».”

Dal libro “Ho conosciuto una Santa” del cardinale Angelo Comastri ,edizioni S.Paolo

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“Ciò che il sangue è per il corpo, la preghiera è per l’anima”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/09/2016

Mother_Teresa_01

Tutti conoscono le opere realizzate nel mondo da Madre Teresa di Calcutta, canonizzata il 4 settembre 2016 a piazza San Pietro da Papa Francesco.

Le azioni della santa però erano frutto di una preghiera intensa, innamorata, a cui dedicava le prime ore del mattino e nel cui spirito viveva ogni cosa, e tutto il suo tempo, come racconta Saverio Gaeta nel libro Il segreto di Madre Teresa.

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<<Dinanzi a qualsiasi problema e difficoltà, Madre Teresa rispondeva in un solo modo: “Dobbiamo pregare”.

Non era innanzi tutto per raggiungere lo scopo desiderato o per ottenere qualcosa di concreto, ma perché “la preghiera dilata il nostro cuore sino a quando è capace di contenere il dono di Dio stesso. Proprio come il seme è destinato a diventare un albero, così noi siamo destinati a crescere in Gesù”.

E addirittura ella era solita comparare la preghiera a una trasfusione sanguigna: “Ciò che il sangue è per il corpo, la preghiera è per l’anima”.

Sin da quando era entrata fra le suore di Loreto, si era ripromessa di essere la prima a giungere in cappella. Un impegno che mantenne per tutta la vita, svegliandosi ogni mattina alle 4.40 – anche se era andata a letto tre o quattro ore prima – ed entrando nella cappella alle 5.

Nell’iniziare la recita delle preghiere con il segno della Croce, Madre Teresa invitava ogni giorno le sue suore a rivolgere un pensiero alla Trinità associandolo con il loro carisma, e così diceva: “Nel nome del Padre – preghiera; del Figlio – povertà; dello Spirito Santo – zelo per le anime. Amen – Maria“.

Mother_Teresa_02(…) La Madonna, che ella definiva “la prima Missionaria della Carità”, era il perno centrale delle devozioni di Madre Teresa.

“Maria, Madre di Gesù, sii ora anche mia madre” e “Maria, rendimi pura e umile come te, affinché io possa essere santa come Gesù” erano due delle frasi che più spesso aveva sulle labbra.

Così come il rosario, che recitava in ogni momento libero, particolarmente durante i viaggi. Era tanto tenero il modo in cui pronunciava la sequenza di Ave Maria che una volta un vescovo messicano disse in un’omelia: “Quando vedo la Madre pregare il rosario, penso a una piccola bambina avvinghiata alla mano della mamma”.

E anche le sue discepole ne seguono le orme, tanto da indicare abitualmente la distanza dei luoghi dove devono recarsi con il numero di rosari che riescono a dire camminando o muovendosi con l’autobus.

(…) Ma la devozione più caratteristica di Madre Teresa fu quella della Medaglia Miracolosa, ispirata all’apparizione del 1830 a Santa Caterina Labouré, sulla quale la Vergine è raffigurata in piedi su un globo mentre dalle mani scaturiscono dei raggi che simboleggiano le sue grazie, e tutto intorno la scritta “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi”.

Dovunque andasse, ella si assicurava di avere una scorta di medaglie da regalare alla gente che incontrava. A ciascuno chiedeva quanti figli, quanti fratelli o sorelle avesse, in modo da dargli un numero sufficiente di medaglie. E non accettò mai che le distribuisse un’altra suora, perché voleva consegnarle tutte di persona.

medaglia_miracolosa_frConnesso con la medaglia, c’era poi il Memorare, la preghiera risalente al XII secolo e attribuita a San Bernardo di Chiaravalle che, tradotta dal latino all’italiano recita:


Ricordati, o piissima Vergine Maria,

che non si è mai inteso al mondo
che qualcuno sia ricorso alla tua protezione,
abbia implorato il tuo aiuto,
chiesto il tuo patrocinio
e sia stato da te abbandonato.
Animato da tale confidenza,
a te ricorro, o Madre,
Vergine delle vergini,
a te vengo, e, peccatore come sono,
mi prostro ai tuoi piedi a domandare pietà.
Non volere, o Madre del divin Verbo,
disprezzare le mie preghiere,
ma benigna ascoltale ed esaudiscile. Amen.

Madre Teresa era solita pronunciarla per nove volte di seguito in ogni circostanza nella quale aveva bisogno di aiuto soprannaturale.

Con il suo senso dell’umorismo la definiva una “novena volante”, per la sua efficacia e perché poteva essere recitata in breve tempo.>>

(Tratto da Il segreto di Madre Teresa di Saverio Gaeta, Piemme 2002, pagg. 110-113)

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Una santa speciale che traccia ma una strada percorribile.

La seguiamo insieme?

 

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