FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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«Eccomi!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/10/2021

L’ingegner Del Grossi ha visto la morte in faccia. Poi è successo qualcosa di straordinario. La sua storia (diventata un libro Ares) è racchiusa in un parola dal sapore biblico (“Eccomi”), che ben esprime la sua diposizione d’animo e che sua moglie usava aprendo i messaggi con cui forniva notizie aggiornate, alimentando una lunghissima catena di preghiera…

«Il Covid l’ha portato a un passo dalla morte: trombosi, embolie, shock setticemico, emorragia polmonare, coma, casco per cercare di respirare ma anche circolazione extracorporea. A sua moglie Chiara, una notte hanno telefonato dall’ ospedale perché tenesse il cellulare vicino: «Morirà», le hanno detto.

Alberto Del Grossi, 53 anni, però ce l’ha fatta. S’è salvato. Ha reagito e a distanza di mesi il suo corpo non mostra le cicatrici del virus che lo stava annientando. La sua guarigione? Forse un miracolo. Sicuramente un mistero per la scienza.
Decisiva, a sentire i protagonisti, pare essere stata una catena di preghiera che si è allargata a macchia d’ olio, iniziando dai parenti e dagli amici più stretti fino a coinvolgere una moltitudine di sconosciuti, perfino dall’ Africa, che hanno fatto il tifo per Alberto.

Mentre un’ immaginetta di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e liberazione, posta sul suo cuscino lo vegliava. La sua straordinaria vicenda oggi è diventata un libro (Eccomi! Storia di una preghiera virale, 256 pagine, 15 euro, Edizioni Ares) e ha incuriosito anche papa Francesco.

Alberto Del Grossi (ingegnere, sposato, tre fgli, casa a Lissone, in Brianza) ha contratto il virus nel marzo 2020, all’ inizio della prima tremenda fase della pandemia. Il decorso della malattia è stato dei peggiori (dall’ intubazione all’ embolia, alla circolazione extra corporea e al coma).

La conclusione, però, non è stata quella che tutti avevano previsto. Alberto è guarito. E questo fatto ha lasciato senza parole chi lo ha curato e pieni di stupore tutti coloro che hanno seguito il suo percorso fino a un passo dalla fine e ritorno attraverso i messaggi che la moglie inviava agli amici su Whatsapp. Cominciavano, tutti, con un «Eccomi!». E questa parola racchiude tutta la disponibilità, l’ attesa, la fedeltà e la speranza che hanno caratterizzato questa vicenda.

Questa vicenda, e il libro, pare abbiano interessato anche papa Francesco. Settimane fa, Simone, nipote dell’ingegnere Alberto, riesce ad avvicinarsi al Santo Padre, porgendogli una copia del volume. Jorge Mario Bergoglio si ferma, sorride, e si fa spiegare il contenuto.

Dopo qualche giorno nel messaggio del Pontefice al Meeting di Rimini, organizzato dal Movimento di Cl di cui la famiglia dell’ autore fa parte, si legge: «Mentre ha imposto il distanziamento fisico, la pandemia ha rimesso al centro la persona, l’ io di ciascuno, provocando in molti casi un risveglio delle domande fondamentali sul significato dell’ esistenza e sull’ utilità del vivere che da troppo tempo erano sopite o peggio censurate. E ha suscitato anche il senso di una responsabilità personale.

Tanti lo hanno testimoniato in diverse situazioni. Davanti alla malattia e al dolore, di fronte all’ emergere di un bisogno, molte persone non si sono tirate indietro e hanno detto: “Eccomi”». Forse non si tratta soltanto di una coincidenza.»

(Fonte: https://m.famigliacristiana.it/)

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Supplica alla Madonna di Pompei

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 03/10/2021

[Composta dal beato Bartolo Longo, nel 1883 – Da recitarsi l’8 Maggio e la prima Domenica di Ottobre]

Madonna di Pompei Madonna di Pompei

O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, (in questo giorno solenne), effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.

Dal trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, su le nostre famiglie, su l’Italia, su l’Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.

O Madre, implora per noi misericordia dal Tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono. Ave Maria.

E’ vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.

Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che, sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.

Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!

O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliuolo. Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!

Ave Maria.

Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie.

Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l’onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti. Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie. Ave Maria.

santuario-madonna-pompei-big Santuario della Madonna del Rosario a Pompei

Un’ ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci (in questo giorno solenne). Concedi a tutti noi l’amore tuo costante e in modo speciale la materna benedizione.

Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario.

O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza, negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne.E l’ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.Sii ovunque, benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Amen.

Salve Regina

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«Mi hai fatto vedere come muore un santo!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/09/2021

Riporto la testimonianza della moglie Katia letta ai funerali di Antonio Mondo. credo che possa edificarci conoscendo i santi “della porta accanto” che magari non ci accorgiamo di avere incontrato.

Antonio Mondo

“Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”, e tu amore mio, sei stato scelto e plasmato dalle mani di Dio.

Non è facile vivere senza di te. Trent’anni insieme, trent’anni di amore puro e sincero, di risate, prese in giro, piccoli litigi, sorrisi e pianti. Sempre uniti anche nelle difficoltà. Sei stato un marito e un padre affettuoso e premuroso; eri sempre allegro e sorridente, buono, disponibile, amato e rispettato da tutti e quello che hai dato agli altri ti è stato restituito. Quanta gente ha pregato per te, quanti ti sono stati accanto, quanti sono qui oggi.

Ognuno di loro tornerà alla propria vita, nelle loro case, ma per noi la vita non sarà più la stessa, nella nostra casa rimarrà un grande vuoto. Volevi fare un viaggio per andare a San Giovanni Rotondo e a Collevalenza ma invece di organizzare questo viaggio ho dovuto organizzare il tuo funerale. Me la sento rubata la tua vita, te ne sei andato troppo presto, il dispiacere è tanto, il dolore è grande.

Ci manchi Antonio, non so come fare senza di te ma so per certo che anche da lassù ci proteggerai e veglierai su di noi perché ci amavi tanto. Adoravi i tuoi figli, ne eri tanto orgoglioso e non gli hai mai fatto mancare nulla. Pensavo che sarei stata io a doverti insegnare certe cose ed invece sei stato tu ad insegnare tanto a me. Mi hai fatto vedere come muore un santo, sì, dico santo perché è questo quello che sei stato.

Hai accettato la sofferenza ed ogni cosa l’hai offerta al Signore dicendo a Gesù che non era nulla rispetto a quello che aveva subito Lui nella crocifissione e anzi Gli chiedevi di mandarti ancora più sofferenze. In questi ultimi anni hai sperimentato la presenza di Dio nella tua vita, hai conosciuto Gesù e questo incontro ti ha cambiato. Queste sono state le tue parole:

“Chi cerca Gesù lo trova.
Chi crede in lui può chiedere tutto se chiesto con vera fede.
Io ho creduto ed a lui mi sono abbandonato.”

“Dio non è mai l’autore della sofferenza ma la trasforma in dono e la riempie di significato”. Ed è questo ciò che è accaduto a te. Avevi il desiderio di dare a tutti la tua testimonianza, volevi raccontare quello che Gesù ha fatto per noi, volevi che anche gli altri lo conoscessero. Ci sei riuscito perché questo è quello che hai fatto da quel letto di dolore, in un silenzio che vale più di mille parole, in un silenzio che fa tanto rumore hai dato la tua grande testimonianza di fede.

Credo che in te si siano realizzate queste parole:

“Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me”.

Per questo sono certa che sei già tra le braccia del Signore, accompagnato per mano dalla Vergine Maria, la nostra madre celeste e da Padre Pio, e deve essere stato proprio così perché mi hanno detto che mentre lasciavi questa terra, avevi un sorriso meraviglioso.

Tu lo sapevi già quello che sarebbe successo, mi hai spiegato ogni cosa, in questo mese ci siamo detti tutto, mi hai detto anche quello che avrei dovuto fare quando tu non ci saresti più stato.

Ci capivamo solo con uno sguardo e tu mi guardavi con gli occhi dell’amore, consapevole che non ci saremmo più rivisti.
Vorrei guadagnarmi anch’io un angolo di Paradiso per poterti incontrare di nuovo e darti quell’abbraccio che tanto desideravi.

Goditi la festa che il cielo sta facendo per te. Mi ripetevi spesso: Eravamo una bella famiglia, non ci mancava niente e poi guarda cosa ci è successo. Io ti dico è vero, eravamo una bella famiglia e lo siamo ancora e lo saremo per sempre perché l’amore non muore mai. Sei stato, sei a sarai il mio unico grande amore. Anche i nostri figli ti amano tanto e una parte di te continuerà a vivere in loro.

Non ti dimenticheremo mai.

la tua Katia insieme a Francesco e Alessandro

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Akash, il ventenne che ha dato la vita per fermare il kamikaze

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 26/08/2021

La vita di Akash Bashir è sorprendentemente ordinaria. Un alunno salesiano, un giovane cattolico nato in una famiglia umile, ma con una fede profonda e sincera. Ha studiato in uno dei nostri istituti in Pakistan, nella città di Lahore, nel quartiere cristiano di Youhanabad.

Akash Bashir vive la sua vita normalmente come qualsiasi altro giovane di questo mondo, tra la sua famiglia, gli amici, la scuola, il lavoro, lo sport, la preghiera. Certo, in un paese come il Pakistan, in cui prevale una fede musulmana conservatrice, essere un giovane cattolico non è cosa da poco. Qui la fede non è solo un titolo o una tradizione familiare, è un’identità.

Il semplice ma significativo filo conduttore che ha reso diversa la sua esistenza è stato il “servizio”. Ogni momento della vita di Akash è stato un atto di servizio, ed è morto servendo la comunità del suo quartiere, è morto servendo fino a dare la sua stessa vita.

Il 15 marzo 2015, mentre si stava celebrando la Santa Messa nella parrocchia di San Giovanni, il gruppo di guardie di sicurezza composto da giovani volontari, di cui Akash Bashir faceva parte, sorvegliava fedelmente l’ingresso. Quel giorno accadde qualcosa di insolito. Akash notò che una persona con dell’esplosivo sotto i vestiti stava cercando di entrare in chiesa per farsi esplodere all’interno; lo trattenne, gli parlò e gli impedì di continuare, ma rendendosi conto che non poteva fermarlo lo abbracciò strettamente dicendo: “Morirò, ma non ti farò entrare in chiesa”. Così il giovane e il kamikaze morirono insieme. Il nostro giovane offrì la sua vita salvando quella di centinaia di persone, ragazzi, ragazze, mamme, adolescenti e uomini adulti che stavano pregando in quel momento dentro la Chiesa.

Akash aveva 20 anni.

Questo fatto ha lasciato una profonda impressione in noi come salesiani e famiglia salesiana e naturalmente non possiamo e non vogliamo perdere il ricordo del giovane Akash. La sua vita semplice e normale fu senza dubbio un esempio molto significativo e importante per i giovani cristiani di Lahore, di tutto il Pakistan e del mondo salesiano.

La sua mamma ha detto: “Akash faceva parte del mio cuore. Ma la nostra felicità è più grande del nostro dolore, perché non è morto per tossicodipendenza o per un incidente. Era un giovane semplice che è morto sulla strada del Signore, salvando il sacerdote e i parrocchiani. Akash è già il nostro santo”.

Oggi, è il fratello minore di Akash, Arsalan, che aiuta la squadra di sicurezza della Chiesa. “Non l’abbiamo fermato perché non vogliamo impedire ai nostri figli di servire la Chiesa” dice la mamma.

Giovani martiri di oggi

«Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà» ha detto Gesù.

Akash Bashir ne è l’esempio vivente. È un esempio di santità per ogni cristiano, un esempio per tutti i giovani cristiani del mondo. Essere santo oggi è possibile!  Ed è senza dubbio il segno carismatico più evidente del sistema educativo salesiano. Ogni studente dei nostri istituti sa che per raggiungere la santità è necessario trovare la felicità amando profondamente Dio e le persone care; prendersi cura e badare a coloro che conosciamo appena; essere responsabili nei doveri ordinari, servire e pregare.

Ma in modo particolare Akash rappresenta i giovani cristiani pakistani, rappresenta le minoranze religiose. Akash Bashir è la bandiera, il segno, la voce di tanti cristiani che vengono attaccati, perseguitati, umiliati e martirizzati nei paesi non cattolici. Akash è la voce di tanti giovani coraggiosi che riescono a dare la loro vita per la fede nonostante le difficoltà della vita, la povertà, l’estremismo religioso, l’indifferenza, la disuguaglianza sociale, la discriminazione.

Con lo spirito di altri giovani santi o beati, come San Domenico Savio (+1857), Santa Maria Goretti (+1902), il Beato Pier Giorgio Frassati (+1925), il giovane santo José Sanchez del Rio (+1928) o il giovane beatificato recentemente Carlo Acutis (+2006).

La vita di Akash è la forte testimonianza della Chiesa cattolica di oggi che ci ricorda le prime comunità cristiane del passato, che vivevano immerse in culture e filosofie opposte alla fede di Gesù. Anche quelle comunità negli Atti degli Apostoli erano una minoranza, ma con una fede incommensurabile in Dio. La vita e il martirio di questo giovane pakistano, di soli 20 anni, ci fa riconoscere la potenza dello Spirito Santo di Dio, vivo, presente nei luoghi meno attesi, negli umili, nei perseguitati, nei giovani, nei piccoli di Dio.

Akash Bashir, il nostro ex studente salesiano del Pakistan è una testimonianza del nostro Sistema Preventivo, un esempio per i nostri giovani e una benedizione per le nostre minoranze religiose.

Fonte: “Il bollettino salesiano, Settembre 2021, pag. 4-5)

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Messaggio della Regina della Pace del 25 agosto 2021

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/08/2021

«Cari figli! Con gioia invito tutti voi, figlioli, che avete risposto alla mia chiamata, ad essere gioia e pace.

Con le vostre vite testimoniate il Cielo che vi porto.

È l’ora, figlioli, di essere il riflesso del mio amore per tutti coloro che non amano e i cui cuori sono conquistati dall’odio.

Non dimenticate: io sono con voi e intercedo per tutti voi presso mio Figlio Gesù affinché vi doni la Sua pace.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»

Fonte: The Medjugorje Web http://medjugorje.org

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«Tutto accadde pochi istanti dopo l’elevazione Eucaristica del Santissimo…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/08/2021

Paralizzata da cinque anni, Mara Odak, casalinga 49enne abitante a Mostar, è guarita improvvisamente. Non dubita che si tratti di un miracolo, anzi precisa: «un grandissimo miracolo !». E spiega:… «. La Vergine Maria ha esaudito le mie preghiere e adesso vengo qui in pellegrinaggio, ogni settimana, per ringraziarla». Mara, sposata con Veselko Primorac e madre di due figli, era allora gravemente ammalata e inferma, costretta a letto da una paralisi che non le permetteva di camminare né di muovere il capo, per un pauroso infortunio che per poco non le era costato la vita: una accidentale caduta dal terzo piano, giù dal vano delle scale di casa, avvenuta cinque anni prima, nella primavera del 1976.

Dopo un ricovero di oltre tre mesi in ospedale e dopo innumerevoli cure, i medici (diagnosticatele fratture multiple alla gamba sinistra e la lesione di due vertebre cervicali con deformazione irreversibile della spina dorsale) non l’avevano più ritenuta guaribile.

Continua a ripetere:… «Se uno ha fede, può chiedere a Dio e alla Madonna qualunque cosa». Il suo aspetto non conserva alcuna traccia delle passate tribolazioni. Carnagione rosea, capelli castani e ricciuti, occhi chiari, ha un fisico forte e robusto, movimenti agili, passo sicuro…«Fu mia sorella Anda, che abita a Citluk» dice «ad informarmi delle apparizioni della Madonna sul colle di Podbrdo.

Un giorno Anda, mia sorella,  nel mese di agosto 1981, venne a trovarmi, e mi parlò dei prodigi di Medjugorje e mi fece come balenare la speranza che la Madonna potesse guarirmi».

Racconta: «Mi trovavo dunque a casa, inchiodata al letto e ormai rassegnata al mio destino, quando Anda mi suggerì di chiedere una grazia alla Gospa di Medjugorje. Lei conosceva bene la mia grande devozione per la Vergine e sapeva inoltre che in famiglia non avrei incontrato ostacoli poiché le spese del viaggio da Mostar a Medjugorje, una trentina di chilometri in automobile, erano relativamente modeste. C’erano però altre difficoltà da superare, di natura… politica. Mio marito Veselko, modesto operaio in una fabbrica dello Stato, aveva paura di eventuali ritorsioni dei suoi superiori, di alcuni suoi colleghi di reparto.

Temeva insomma che i caporioni locali della Lega dei comunisti, una volta venuti a conoscenza del fatto, lo accusassero di essere un clerico reazionario e gli facessero così perdere il posto».

I timori di Veselko Primorac erano tutt’altro che infondati. Proprio in quei giorni, allarmate per l’improvviso scoppio di fede mariana nel villaggio dell’Erzegovina meridionale, le autorità comuniste avevano scatenato, attraverso i giornali di partito, la radio e la televisione, una violenta campagna antireligiosa e anticlericale.

È facile comprendere come in questo clima di accuse e di intimidazioni Veselko Primorac avesse paura di rappresaglie. Ma le insistenze della moglie e il desiderio di accontentarla (in una possibile guarigione non sperava neppure lontanamente) lo indussero alla fine al coraggioso passo. Noleggiò l’automobile di un conoscente fidato, vi caricò sopra la moglie e con tutte le precauzioni del caso la condusse a Medjugorje.

Racconta: «Era il 15 agosto del 1981, un sabato, festa dell’Assunzione di Maria Vergine. Pochi minuti prima delle sei del pomeriggio arrivammo in auto fin davanti alla porta della chiesa, già gremita di fedeli. Anche sul sagrato c’era una gran folla, la messa stava per cominciare. Mi scaricarono dalla macchina e mi adagiarono su una improvvisata barella. Poi alcuni volonterosi aiutarono mio marito a portarmi fino dentro la chiesa, a pochi passi dall’altare maggiore, dove intanto Vida Ivankovic e gli altri giovani veggenti avevano già iniziato a intonare il rosario, come tutte le sere».

«Quando la recita del rosario fu conclusa, Vida ( Vicka ndr ) mi riconobbe tra la folla e venne a salutarmi. Mi accarezzò i capelli dicendomi: “Coraggio, pregherò per te la Madonna”.

Poi scomparve dentro la sagrestia con gli altri cinque ragazzi e cominciò la messa», racconta Mara Odak. «Tutto accadde pochi istanti dopo l’elevazione Eucaristica del Santissimo… Fui colta all’improvviso da un brivido, da un gelo tremendo alla nuca, alla schiena, alle gambe.

D’un tratto il gelo si tramutò in calore, come un fuoco che pareva dovesse bruciarmi e che vedevo ardere intorno a me, in alto, nel cielo, oltre il tetto della chiesa. Tra le fiamme, nel cielo azzurro, scorsi la Madonna sorridere e poi Gesù fra gli Apostoli.

Mi mancò il respiro dall’emozione, temetti di morire…. Invece trovai sorprendentemente la forza per alzarmi a sedere sulla barella e per gridare Gospo moia, Gospo moja, Madonna mia, Madonna mia… Ero guarita, potevo muovermi, girare il capo come volevo, camminare, persino correre !».

Finita la messa, Mara Odak, tra gli sguardi sbalorditi dei fedeli, uscì di chiesa barcollando. Ma a mano a mano che procedeva il suo passo diventava sempre più sicuro. Il marito, attonito e confuso, le stava accanto tentando di aiutarla, pronto a sorreggerla se ce ne fosse stato bisogno. Ma lei ormai camminava sicura, avanzava via via più spedita. Riuscì addirittura a percorrere sei chilometri a piedi. Arrivò fino a Citluk, alla casa della sorella Anda. Le due donne si abbracciarono singhiozzando, fra la commozione dei parenti, degli amici, dei curiosi accorsi alla notizia della prodigiosa guarigione.

«Si tratta di un miracolo, non ho dubbi. Lo confermano, fra l’altro, le radiografie e i certificati medici che ho raccolto», afferma padre Tomislav Vlasic, che assiste alla mia conversazione con la signora Mara Odak e che mi fa da interprete.

La donna conclude: «Io sto benissimo e dal 15 agosto 1981 non accuso più nessun disturbo. Anche i medici, pur non riuscendo assolutamente a spiegarsi il mistero, mi assicurano che sono completamente guarita, che posso condurre una vita normalissima. Ed è ciò che faccio: bado alle faccende domestiche, lavoro a maglia, passeggio con le amiche, vado in pellegrinaggio a Medjugorje. Ho fatto un piccolo voto: vengo qui a pregare e ringraziare la Madonna una volta la settimana….. ».

(Fonte: https://medjugorjenelcuore.blogspot.com/)

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«Eravamo complici nel male; ancora adesso la gente se ci incontra si spaventa e cambia strada…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/08/2021

La commovente testimonianza di Luca e Davide, a Medjugorje.

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«E mi disse ancora: “Siccome è vivo tu puoi parlargli.” Questo ha cambiato tutta la mia vita. »

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/08/2021

Una folle storia di odio omicida che vale la pena ascoltare fino alla fine per il finale scioccante e sorprendente…

«Lo odiavo, da musulmano mi sentivo migliore di lui… Era caldo, era buio, salimmo su un albero e quando arrivò gli saltammo addosso. Stava piangendo, stava gridando, ha iniziato a sanguinare, gli abbiamo rotto un braccio, le gambe, gli misi una mano in bocca affinché non potesse emettere alcun suono, e gli altri continuavano a percuoterlo. Mi sentivo molto fiero. Non sentimmo più la sua voce e il suo respiro.

Mio cugino si ammalò e i medici dissero che sarebbe morto in un paio di giorni. Vennero cosi due persone, erano cristiani copti, uno ha voluto salutarmi, vidi che aveva una croce e ritirai la mano dicendo che non avrei mai toccato una mano con una croce. Mi disse: “Abbiamo sentito che questo bambino è malato e vorremmo pregare per lui.”

Solo per educazione dissi . Va bene. E cominciarono subito a parlare con Dio come una persona parla a un suo amico. Dissero: “Dio, per favore, guarisci questo bambino! Nel momento in cui hanno detto amen, quel bambino apriva gli occhi per la prima volta in quattro settimane.

Una di quelle persone che pregavano sedette accanto a me e mi disse: “Sdai una cosa? Il vero miracolo è che Dio vuole cambiare il tuo cuore. Credi che Gesù sia vivo?” – e io gli dissi: “Si.”, perché secondo la tradizione islamica Dio ha portato Gesù in Paradiso e un giorno tornerà. E mi disse ancora: “Siccome è vivo tu puoi parlargli.” Questo ha cambiato tutta la mia vita.

E quando ho iniziato a leggere le scritture nessuno mi ha dovuto convincere ad amare il popolo ebraico che odiavo…

L’unico modo per i musulmani affinché iniziano ad amare gli Ebrei è quando incontrano Gesù.

Amo la mia fammiglia ma quando iniziai a seguire Gesù, essi mi dissero – Non sei più uno di noi – e celebrarono il mio funarale… Dissi a Dio – Dove sei? e udii questa voce – Sai che la tomba in cui è scritto il tuo nome è vuota. Indovina un po’ anche la mia è vuota.

In Egitto per una conferenza un uomo anziano si avvicinò; aveva sentito la mia storia e quando si avvicinò iniziò a piangere. Gli chiese perché piangesse e mi disse: “Il mio nome è Zaccaria”. All’improvviso mi ricordai di lui…

(…) Ho iniziato a essere pieno di vergogna. Zaccaria mi guardò dritto negli occhi e disse: “Ho sempre pregato per te.” Ha aperto la sua Bibbia e sulla prima pagina c’era scritto il mio nome, Io lo odiavo e lui pregava per me.

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Messaggio della regina della Pace del 25 Luglio 2021

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/07/2021

«Cari figli!

Vi invito ad essere preghiera per tutti coloro che non pregano.

Testimoniate, figlioli, con le vostre vite la gioia di essere miei e Dio esaudirà le vostre preghiere e vi darà la pace in questo mondo inquieto dove l’orgoglio e l’egoismo regnano.

Figlioli, voi siate generosi e amore del mio amore affinché i pagani sentano che siete miei e che si convertano al mio Cuore Immacolato.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»

(Fonte: Canale YouTube: Medjugorje tutti i giorni, che vi invito a seguire)

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«Ero felice, avevo cantato con Giorgia, la gente che mi applaudiva…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/07/2021

Da stilista di moda a sacerdote. La storia di padre Domenico Manuli.

Vale la pena ascoltarlo tutto fino in fondo. Al minuto 11.40 mi ha commosso fino alle lacrime, e io ho il pianto bisestile…

Che mi fregava a me del Signore? Ero felice, avevo cantato con Giorgia, la gente che mi applaudiva…

Con mio cugino eravamo d’accordo che in chiesa non ci dovevamo andare, che la fede non esiste…

Ecco chi è la Madonna per me: è la mia Mamma e voglio che sia anche la tua Mamma…

E’ successo che quando sono tornato a fare l’adorazione eucaristica, ho visto Gesù in un altro modo, ho visto Gesù con gli occhi della Madonna. Un figlio per una mamma cos’è? La luce degli occhi, la gioia del cuore, l’amore più grande, è il respiro più profondo…

Ok Gesù. Ho capito, lascio tutto e ti seguo…

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