FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

«Sono i giovani che ho incontrato che mi hanno insegnato a essere un Salesiano!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/02/2019

Un altro caso di cristianofobia ignorata dai media
Padre Antonio César Fernández Fernández, 72 anni, è stato colpito mentre tornava alla sua comunità a Uagadugú.
Lo riporta il quotidiano Avvenire: «Il sacerdote è stato bersagliato con almeno tre copi di pistola nel momento in cui faceva ritorno alla sua comunità in località Uagadugú.»
«Sono i giovani che ho incontrato che mi hanno insegnato a essere un Salesiano!», ricordiamolo con le ultime parole  dette 48 ore prima di essere ucciso.
I cattolici nel mondo continuano ad essere perseguitati e a morire, nel silenzio assordante dei media che non vedono, non raccontano…
Diffondiamo per quanto possibile ma soprattutto preghiamo.

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«È incredibile questa cosa no? Era davvero felice!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/02/2019

Una mattina andai a bussare a un convento di clausura, mi aprì una suora, aveva degli occhi luminosissimi, mai visti invita mia, aveva una gioia contagiosa e sono rimasto scosso, spaventato da una persona come lei perché era FE-LI-CE!

È incredibile questa cosa no? Era davvero felice! È una cosa rarissima. Ho detto: questa la mattiamo sotto una campana di vetro, la esponiamo in un museo; vedere una persona felice oggi, è una rarità.

E quindi da qui nasce questo percorso, questa ricerca che ho chiamato “happy-next”, il prossimo felice, o la felicità del prossimo, un viaggio alla ricerca della felicità.

Ho chiesto a centinaia di persone, insieme al regista Andrea Cocchi cos’è la felicità cosa dovremmo fare noi per diventare gioiosi, anche perché poi la gioia e la felicità sono cose molto contagiose come al contrario la negatività, la bruttezza e la cattiveria.

Concentriamoci nei nostri intenti sulla parte buona del mondo, dell’umanità. In tutto questo ho avuto l’opportunità di scrivere la canzone “Abbi cura di me” che esce anche da queste ricerche. La sensazione è quella di aver distillato in quattro accordi e un pochino di parole una serie di riflessioni, di piccoli aforismi sulla bellezza, sulla vita, sul senso della nostra esistenza, ma anche sul superamento del dolore.

Ho fatto ascoltare questo brano in gran segreto anche alla suora di clausura di cui parlavo prima e lei mi ha dato un’interpretazione bellissima, l’ha definita una preghiera di Dio all’uomo, perché secondo lei, secondo la visione di alcuni teologi, Dio “ha bisogno” del nostro aiuto, anche Dio “è fragile” e noi dobbiamo aiutarlo a compiere la sua opera.

Questo per chi crede è meraviglioso, ma anche per chi non crede è qualcosa che ti scalda il cuore.

Nel documentario, se tutto va bene ho l’onore di poter intervistare Papa Francesco che ho incontrato durante l’udienza generale di un mese fa, e si è dimostrato disponibile a rispondere anche lui a queste poche, semplici domande.

È stato un incontro molto emozionante, ovviamente è una persona fuori dal comune e ha una forza incredibile. Prima di me ha parlato con circa duecento persone e quando è arrivato a me sembrava che fossi il primo. È veramente una persona incredibile, sta facendo davvero tanto bene al di là di quello che si crede o non si crede, è davvero un grande dono all’umanità.

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«Ma che c’entro io co’ sti sbaciucchiamenti?»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/02/2019

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Invece di utilizzare creme, preghiamo!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/02/2019

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La volontà di Dio rende tutto perfetto

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/02/2019

Condivido una storia di una giovane dottoressa la cui vita è stata luce, segno, esempio e incoraggiamento per tutti, mostrandoci come vivere alla luce del Vangelo e come morire nella speranza e nella gioia vera di chi ha fede nella vita eterna.

Caterina Morelli, 37 anni, laureata in Medicina e Chirurgia, il 16 giugno 2012 si sposa con Jonata (hanno già una bambina, Gaia) e una decina di giorni dopo il matrimonio scopre di essere in attesa del secondo figlio.

Solamente quattro ore più tardi ha il risultato delle analisi di un nodulo al seno: forma di tumore estesa e molto aggressiva. A Firenze le propongono l’interruzione della gravidanza per poter procedere a chemio e radio.

Caterina rifiuta e trova invece, grazie a medici del gruppo di Milano, una strada percorribile, più blanda e con più rischi, che è compatibile con la vita che porta in grembo. Si affida alle cure e subisce una prima operazione.

Nel febbraio 2013 nasce Giacomo e lei inizia da subito un ciclo più importante di chemio, sottoponendosi inoltre a nuove operazioni. Nello stesso anno si specializza in Chirurgia Pediatrica.

Dopo un periodo di tranquillità, nel 2015 si ripresentano molteplici metastasi, tanto da rendere necessari innumerevoli e pesanti cicli di chemio. Ciò non impedisce a lei e suo marito di organizzare viaggi a Lourdes e Medjugorje: inizia il periodo di coinvolgimento con i tanti ammalati e le loro famiglie incontrati sulla sua strada di sofferenza.

Diviene per loro un segno, per come affronta la malattia: affidandosi totalmente alla Madonna con letizia e l’intima certezza che Dio trasformava tutto in bene.

Gli amici, sempre più numerosi e di tutte le età, si stringono attorno a lei. Nasce così una comunicazione del suo modo pieno di vivere la circostanza attraverso diversi gruppi Whatsapp.

Nel frattempo la sua storia si spande nell’intera Chiesa fiorentina e non solo. Incontra vari senzatetto o senza lavoro, li ospita a pranzo o cena a casa sua, incontra altri che hanno perduto la fede e che si riavvicinano alla preghiera e alla Chiesa.

A Settembre del 2018 sopraggiunge un nuovo e definitivo peggioramento della malattia. Consapevole di tutto, anticipa la Prima Comunione della figlia in un clima di grande e partecipata festa (26 gennaio 2019), e subito dopo vive i suoi ultimi giorni.

La sua casa è un continuo pellegrinaggio di gente, ogni giorno vari sacerdoti si avvicendano per celebrare la santa Messa in casa sua.

Entra in coma nel pomeriggio del 7 febbraio, attorno al suo letto per tutta la sera si accalcano gli amici che pregano e che cantano, insieme ai suoi bambini presenti, in un clima di festa, come lei desiderava.

Muore alle prime ore dell’8 febbraio. Il suo funerale verrà celebrato nella Basilica della SS. Annunziata su espresso desiderio e invito dei frati che frequentando la sua casa hanno detto: “qui c’è veramente un angolo di paradiso sulla terra”.

Il Signore consoli e accompagni Gaia e Giacomo, e il suo sposo Jonata.

(Liberamente tratto da un post Facebook dell’amico Pierluigi Cordova)

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«Dio ha creato una storia stupenda e noi ne siamo parte.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/02/2019

Un’esortazione ispirata di Madre Rosaria fondatrice dei Figli del Divino Amore.

«Ecco il miracolo a cui dovete ambire…»

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«Gesù è la gioia! E tu me parle de resurrezione e staie accussì?»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/02/2019

«Se avessimo avuto una vita diversa ci saremmo persi la parte migliore: Dio!»

Fulvio, Claudio e Aldo Festa, tre fratelli accomunati dal sangue e dalla stessa vocazione, raccontano con gioia e letizia irresistibili ma con intensità, la loro storia.

Un video che vale la pena guardare fino in fondo.

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San Remo: un padre, che eliminava le discordie

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/02/2019

Sapevate che san Remo non esiste? Potete cercare nel calendario cattolico col programma più accurato ma non ne troverete.

Troverete san San Mesrop, Santa Trofimena, Sant’Antero Papa, Santa Kateri Tekakwitha e santi dai nomi più strani, ma di San Remo neanche la traccia.

E allora chi è il patrono di San Remo? San Romolo (ovvio no?) vescovo che, nel dialetto ligure diventava «Rœmu» e il passo per San Remo è breve… Pare che la caratteristica principale del pastore fosse la bontà: “sembrava più un padre che un signore; era il padre dei poveri…” che riusciva con facilità a eliminare discordie di ogni genere.

Un padre, che eliminava le discordie.

Penso a oggi, alla valanga di insulti che mi sono preso per aver lampeggiato (sorridendo) a un ragazzo che, a semaforo verde non partiva perché rapito dall’incantesimo del cellulare.

L’avrei voluto strozzare ma mi sono limitato a sorridere a questo giovinazzo che poteva essere mio figlio e, mentre continuava a inveire con una rabbia a dir poco sproporzionata per uno sconosciuto, non potevo fare a meno di pensare che forse non era abituato ad essere oggetto dello sguardo di un padre.

Che sia nel recupero della figura del padre – e del Padre – il segreto per eliminare le discordie?

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Creatori di eventi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/02/2019

 

Che piaccia o no, questa settimana le attenzioni di tutti (o almeno dei molti che guardano la TV) convergono verso l’evento televisivo dell’anno: il festival di Sanremo. Che ne siamo fan o detrattori, è certo che non passa inosservato.

È un evento. E questo mi fa pensare che viviamo nell’era degli eventi creati per soddisfare l’impellente bisogno di essere intrattenuti, da avvenimenti, da moderni circhi che ci diano l’illusione di essere tutti concentrati verso una meta degna di polarizzare i nostri sforzi, i nostri desideri, il nostro bisogno innato di aderire a un qualcosa che sia più grande di noi.

Pensavo a questo quando un caro amico sommelier mi raccontava – giustamente entusiasta – degli eventi enologici che crea dal nulla, che vengono presi d’assalto realizzando il tutto esaurito.

Nulla di male in tutto ciò ma, possibile che non ci siano eventi reali per cui valga la pena lottare, penare, gioire, investire?

Ne dobbiamo per forza creare? Ci dobbiamo per forza confezionare delle bellissime scuse collettive per dedicare la nostra vita a qualcosa? Abbiamo davvero bisogno di creatori di eventi che ci intrattengano a tutti i costi?

Per quanto belli possano essere gli eventi creati dall’uomo, finiscono sempre – almeno in uno come me che è alla continua ricerca di senso – per annoiare, o per deludere dal momento stesso in cui terminano.

Penso allora ai santi, gente normale che ha avuto il coraggio di dedicare la vita a Dio, e mi chiedo se non siano loro ad aver scoperto l’Evento degli eventi, un qualcosa (Qualcuno?) per cui vale davvero la pena lottare, penare, gioire, investire.

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«Signore, che vuoi che io faccia?» (At9,6)

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/02/2019

Chuck Colson, consigliere dell’ex presidente degli Stati Uniti Nixon, fu implicato nell’affare “Watergate” e fu imprigionato. Si convertì e si dedicò all’evangelizzazione nelle prigioni creando il gruppo “Prisol Fellowship”.

Una volta accadde che dopo una di quelle visite, e al momento di uscire, Colson si rese conto che uno del suo gruppo, il giudice Clement, non era lì. Un po’ nervoso tornò indietro e lo trovò nella cella del detenuto James Brewer.

“Ho bisogno di qualche minuto – disse il giudice – è molto importante. Tempo fa io ho condannato James alla massima pena, ma ora è un mio fratello e voglio pregare insieme a lui.”

Colson, commosso, guardò i due uomini: uno aveva il potere e l’altro era un povero detenuto; uno era bianco e l’altro era di colore; uno aveva condannato l’altro.

Quando si avviarono all’uscita, anche il giudice Clement si commosse dicendo a Colson che aveva pregato per Brewer ogni giorno dopo che lo aveva condannato quattro anni prima.

Il giudice Clement aveva fatto quello che il Signore voleva, e noi?

Mettiamoci in preghiera per chiedere a Dio di rivelarci quello che dobbiamo fare e poi alziamoci e mettiamoci all’opera.

(Tratto da “Una parola per oggi”, Edizioni CEM, Modena 2019)

Posso testimoniare che prendere la decisione di pregare ogni giorno per qualcuno che ci ha fatto del male, quando sarebbe l’ultima cosa che faremmo, prima o poi compie miracoli.

E’ accaduto e accade ancora nella mia vita e in quella di molti altri come Marco la cui storia ho raccontato qui.

 

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