FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Sono un po’ stanchino…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/07/2020

Per un po’ starò offline per stare più online col Signore.

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Messaggio della Regina della Pace del 25 Giugno 2020

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/06/2020

 

«Cari figli!

Ascolto le vostre suppliche e preghiere ed intercedo per voi presso mio Figlio Gesù che è via, verità e vita.

Figlioli, ritornate alla preghiera e aprite i vostri cuori in questo tempo di grazia ed incamminatevi sulla via della conversione.

La vostra vita è passeggera e non ha senso senza Dio.

Perciò sono con voi per guidarvi verso la santità della vita affinché ciascuno di voi scopra la gioia di vivere.

Figlioli, vi amo tutti e vi benedico con la mia benedizione materna.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»

(Fonte: The Medjugorje Web http://medjugorje.org)

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«Il brivido della castità.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/06/2020

Testimonianza di Dawn Eden che racconta come sia passata da una vita tutta sesso e rock and roll alla castità. «La castità è la vera ribellione» arriva a dire. Scopriamo il percorso attraverso cui è arrivata a tale conclusione e perché.

Il venerabile arcivescovo Fulton Sheen scriveva che esiste uno stato di sazietà disillusa che chiamava “grazia nera”, una specie di assuefazione che può aprire la strada alla “grazia bianca” della conversione. Molti di coloro che hanno creduto all’inganno della rivoluzione sessuale si trovano a fare i conti oggi con l’oscurità della grazia nera. E se la verità della castità viene loro presentata, possono fare esperienza di una trasformazione in Cristo. Lo so perché è quello che è successo a me.

Negli anni novanta, giovane ebrea e giornalista di musica rock a New York, ho speso i miei giorni intervistando band per la rivista Mojo e le mie notti frequentando locali notturni in tenute studiate apposta per offrire a chi mi guardava un brivido sulla pelle. Oggi sto portando a termine un dottorato in teologia e sono autrice del libro “Il brivido della castità”.

Cosa è successo? La mia conversione è iniziata nel 1995, a 27 anni, quando conobbi Ben Eshbach, leader di un gruppo rock di Los Angeles chiamato “Sugar Plastic”, e in una conversazione telefonica mi parlò di un libro che stava leggendo : L’uomo che fu Giovedì di G.K. Chesterton.

Ne comprai subito una copia pensando che mi avrebbe aiutato a fare impressione sull’artista per l’intervista che dovevo fargli, quando sarebbe passato da New York. Una frase nel primo capitolo mi colpì: «La cosa più poetica al mondo è non stare male». In quel periodo, stavo vivendo il momento della mia ‘grazia nera’. Quando lessi quelle parole ero infatti intrappolata in un circolo vizioso. Sola, perché non ero amata, mi offrivo ad “amanti” che non mi amavano.

Chesterton mi costrinse a riconoscere quello che cercavo di reprimere da troppo tempo: quanto profondamente desiderassi guarire, rimettere in ordine la mia vita, conoscere la poesia del non stare male.

Con il passare del tempo (e con la lettura dei libri di Chesterton) ho iniziato a fare esperienza della “grazia bianca” della conversione. Ma, riluttante a pormi sotto l’autorità di una confessione particolare, ho provato a percorrere il cammino cristiano per conto mio. Ho presto scoperto che cambiare ciò in cui credevo non era abbastanza per cambiare anche le mie abitudini.

Era chiaro che tutti i piaceri che mi ero concessa non mi avevano portato più vicino all’amore che cercavo. Ed era altrettanto chiaro che l’unico modo in cui potevo ricevere un tale amore era quello di imparare a donarlo. Ma dove e come imparare?

Un amico cattolico che vide come stavo lottando mi diede un libro che riprendeva brani del Catechismo della Chiesa cattolica. Lì trovai la mia risposta: formare la virtù della castità mi avrebbe mostrato come amare gli altri nel modo in cui Dio ama me (Catechismo 2347: «La virtù della castità si dispiega nell’amicizia. Indica al discepolo come seguire ed imitare Colui che ci ha scelti come suoi amici, si è totalmente donato a noi e ci ha reso partecipi della Sua condizione divina»).

La castità non era un mettere alla porta l’amore umano, piuttosto un lasciare entrare l’amore divino. Significava lasciare che Dio riplasmasse i miei desideri per orientarli secondo la Sua volontà, per la mia felicità.

Nella nuova edizione del mio libro The thrill of the chaste, (Il brivido della castità), mi focalizzo sul “sì” degli insegnamenti della Chiesa, perché non si possono capire i vari “no” se non si capisce prima l’onnicomprensivo “sì”. Per esempio, uno non può capire perché la Chiesa insegna il “no” alla contraccezione e al matrimonio tra persone dello stesso sesso se prima non capisce che l’amore coniugale è per definizione libero, totale, fedele e fecondo (vedi Humanae Vitae 9).

Oggi la castità non è certamente una cosa “in”. Ma in una società che ha cessato di essere cristiana, questo è anche ciò che la rende interessante.

In Occidente il Cristianesimo è stato per lungo tempo la cultura dominante, ora è tornato ad essere la controcultura. Papa Francesco lo sa. Rivolgendosi ai giovani sul tema della Giornata Mondiale della Gioventù 2015, “Beati i puri di cuore”, li ha spronati a ribellarsi «contro la diffusa tendenza a banalizzare l’amore, soprattutto quando si cerca di ridurlo solamente all’aspetto sessuale», a ribellarsi «contro questa cultura del provvisorio, che, in fondo, crede che voi non siate in grado di assumervi responsabilità, crede che voi non siate capaci di amare veramente».

Nell’opera di Wagner, il protagonista Tannhäuser, un trovatore medievale, schiavo volontario della dea Venere, cerca di liberarsi da quella schiavitù perché sente che qualcosa di vitale manca anche nei più avvolgenti piaceri della dea.

Papa Francesco ci incoraggia ad avere fede nel fatto che anche i nostri Tannhäuser di oggi,(uomini e donne dipendenti dalla pornografia, single in cerca di avventure sessuali, sposi che desiderano il piacere escludendo la procreazione), possono raggiungere il punto della “grazia nera”: la presa di coscienza traumatica che l’“amore” svincolato da tutto e che loro pensavano li potesse riempire, arricchire, è invece solamente un impoverimento di ciò che l’amore dovrebbe essere.

Ma essi hanno bisogno del nostro aiuto. Possiamo iniziare a creare una controcultura casta smettendo di trattare i nostri “duri insegnamenti” come se fossero medicine amare solo accidentalmente collegate al godimento celeste, al banchetto del paradiso.

La castità non è una nota a piè di pagina della Buona Novella. È la Buona Notizia che mostra come le braccia di Venere non sono nulla paragonate al Sacro Cuore di Gesù, che ha guarito tutti i miei traumi e le ferite del mio cuore.

Dawn Eden col cantante dei Beach Boys

La gioia che Dawn Eden vive oggi «non pensavo esistesse su questa terra. Appena mi battezzai quindi pubblicai un libro sulla castità». Sapendo che per il mondo «a cui appartenevo la castità è una privazione dall’amore, volevo mostrare il fraintendimento: la castità è un sì detto all’amore di Dio che ti rende capace di amare in un modo più profondo tutti gli uomini, rendendoti più sposa, più madre, più sorella, più amica».

Per lei, oggi consacrata, «non si tratta però di uno status che riguarda solo me. Anche chi è sposato deve vivere così, amando davvero. Perché l’amore, per essere tale, deve essere esclusivo e aperto alla vita che Dio vuole donare a te e all’altro coniuge. Al di fuori di questa apertura i rapporti sono strumentali». Concetti duri da digerire nel suo «vecchio mondo», ma «tutti sanno che un amore senza condizioni è il massimo».

Per amare così però bisogna imparare «da Dio: per questo anche io ora attingo da Lui, come fa Chesterton, nell’Eucarestia e nella preghiera che alimentano l’amore ricevuto nella comunità cristiana».

(Fonte: https://noalsatanismo.wordpress.com/ e http://www.catholicherald.co.uk/issues/march-13th-2015/nowadays-chastity-is-the-ultimate-rebellion/

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«Allora compresi che il Signore, che mi aveva fatto risalire dagli inferi»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/06/2020

Sono Filippa, vedova di Salvatore, trucidato Vi 1 maggio 1981 a Palermo. Rendo questa testimonianza per glorificare Dio delle meraviglie di grazia compiute in me: “Ha mutato il mio vestito di lutto in abito di gioia”.

Ero felice con mio marito. Ci eravamo sposati giovanissimi, avevamo avuto quattro figli: una famiglia unita, una bella casa, una posizione agiata. Di punto in bianco la tragedia e il capovolgimento della mia vita. Ero seduta in casa con i miei figli quando, alle 11 del mattino, mi portarono la notizia che mio marito giaceva a terra in una pozza di sangue e mi ordinarono di non muovermi. Rimasi impietrita.

L’indomani me lo portarono cadavere in una cassa. 1 funerali furono solenni. C’era il fior fiore dell’onorata società. Da quel giorno ebbe inizio il mio calvario, un calvario lungo e tremendo, illuminato, però, verso la fine, dalla luce di Gesù Risorto. Dopo venti giorni altre due uccisioni: mio cognato, fratello di mio marito e mio zio.

Il 9 agosto, quasi a due mesi dalla morte di mio marito, una tragedia più grande: rapiscono mio figlio maggiore di 16 anni. Attesi invano due, tre giorni. Poi con audacia mi recai da chi ero sicura doveva sapere. Chiesi: “Dov’è mio figlio? Se lo hanno ucciso, ditemi almeno dove l’avete posto, dove sono le sue ossa”. Mi rispose: “Dove sono le ossa di tuo marito”. Scesi le scale barcollando. Temevo, adesso, per gli altri miei figli. L’odio, la vendetta, il desiderio di una strage scesero dentro di me. E volevo anche finirla con me stessa, perché vivere non aveva più senso.

Intanto la morte continuava a mietere vittime attorno a me. Uccidono un altro zio in America, e dopo qualche mese un altro mio cognato, fratello di mio marito. In tutto sette morti, ammazzati, in un anno e sei mesi. Una carneficina. A tutto questo si aggiunga il martirio da parte della giustizia. Continue perquisizioni in casa mia e in casa dei miei parenti. Eravamo terrorizzati: io e i miei piccoli, le mie cognate, mia sorella con i loro bambini. Eravamo donne sole.

Mentre tutto era tenebre attorno a me, la luce del buon Dio cominciò a penetrare nella mia vita. Un’amica di mia sorella mi parlò del Rinnovamento nello Spirito e delle riunioni di preghiera che si facevano alla Noce, ogni giovedì, per i sofferenti.

Questa amica mi condusse da p. Matteo il quale, appena mi vide in mezzo alla folla, si avvicinò a me, mi prese per mano, mi condusse in disparte, mi asciugò le lacrime e mi disse parole buone, di luce e di conforto che mi penetrarono nel cuore. Da allora la mia vita cominciò a cambiare. Un senso di pace era entrato nel mio cuore. Non sentivo più odio o sete di vendetta, ma bisogno di perdonare, anche quelli che mi avevano ucciso il marito e il figlio. Continuai intanto a frequentare la preghiera del gruppo di Rinnovamento alla Noce.

Un giorno il Signore mi disse: “Giona, Giona!”. lo non avevo mai letto la Bibbia e non sapevo chi fosse Giona. Mi confidai con un’amica del gruppo. Dissi: “Da parecchi giorni sento risuonare questa Parola nel cuore e non comprendo che cosa il Signore voglia dírmi”. Lei mi spiegò tutto. Allora compresi che il Signore, che mi aveva fatto risalire dagli inferi, voleva che predicassi la sua misericordia alla gente della mia borgata, che era lontana da Dio.

In breve, la mia casa divenne centro di preghiera e di evangelizzazione. Andavo anche di casa in casa con un gruppo di aevangelizzareiche e presto molta gente tornò al Signore. Nella mia borgata di Passo di Rigano si è costituito un gruppo di Rinnovamento nello Spirito di cuì sono animatrice. C’è in borgata una rifioritura di vita cristiana. Grazie, Signore, di tutto quello che hai fatto.

(Testimonianza tratta dal sito https://digilander.libero.it/rinnovamento/)

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Due atti di libertà oggi, anzi tre.

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/06/2020

Non posso fare a meno di osservare e riflettere. Non sono giudizi, solo osservazioni.

Smart working, e sanno tutto del tuo lavoro.

Didattica a distanza, e sanno tutto di te sin dall’età evolutiva (in pochi giorni tutta una generazione ha consegnato alla rete i propri dati).

Carte obbligatorie e sanno cosa, quanto, quando, dove, quanto spesso compri, anche se sei refrattario a comprare online.

Preghiere online e sanno se credi e in chi.

Comunicazioni via web… e sanno tutto il resto.

Referti online e sanno tutto della tua salute.

Microfoni attivi di cellulari, computer, tablet et similia, e sanno ciò che dici.

Social network, e sanno tutto il resto…

App Immuni, e sanno (ma poi la sanno?) gli spostamenti della tua eventuale virulenza.

Chi ha interesse a raccogliere questa mole sconfinata di dati?

Non lo so e non cerco risposte a cui né io né voi abbiamo accesso, sono solo dubbi che vengono a chi non può fare a meno di osservare e ragionare.

Non ho certezze da complottista ma è evidente che, chiunque esso sia, qualunque cosa sia, ha un grande bisogno dei nostri dati, un interesse sempre più urgente ad accedervi, per sussistere.

Forse, c’è un atto che resta davvero intimo e profondamente, sovversivo a cui ancora non riescono ad arrivare.

Anzi due.

Spegnere il cellulare (e i tablet e il pc di casa, e la smart tv). E scrivere a mano, come Winston, il protagonista del romanzo di Orwell “1984”, quando trovò un quaderno e scoprì che il più grande atto di libertà era scrivere a mano, acquattato nell’unico angolo cieco della videocamera del grande fratello.

Ma forse c’è un terzo atto davvero intimo che ci può rendere davvero liberi, insieme allo spegnere il cellulare qualche ora al giorno e scrivere a mano…

Pregare. Pregare affinché tutto questo arrivi a conoscere un limite, quello del rispetto dell’intimità dell’uomo.

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Messaggio della Regina della Pace del 25 Maggio 2020

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/05/2020

Regina della Pace

Cari figli!

Pregate con Me per la vita nuova di tutti voi.

Figlioli, nei vostri cuori sapete cosa deve cambiare: ritornate a Dio ed ai Suoi Comandamenti affinché lo Spirito Santo possa cambiare le vostre vite ed il volto di questa terra, che ha bisogno del rinnovamento nello Spirito.

Figlioli, siate preghiera per tutti coloro che non pregano, siate gioia per tutti coloro che non vedono una via d’uscita, siate portatori della luce nelle tenebre di questo tempo inquieto.

Pregate e chiedete l’aiuto e la protezione dei santi affinché anche voi possiate bramare il cielo e le realtà celesti.

Io sono con voi e vi proteggo e vi benedico tutti con la mia benedizione materna.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

(Fonte: The Medjugorje Web http://medjugorje.org)

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«La fame del cuore umano per l’immensità di Dio non può essere saziata che qui»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/05/2020

«Come nessuno altro al mondo, l’Eucarestia sconvolge [Giovanni Paolo II]. Talvolta è preso a tal punto dal mistero, che il suo segretario gli deve indicare a che punto del messale si trova. Una volta, dopo la lettura del vangelo, lo avvicina affinché lo baci. Egli non vede niente, gli occhi ancora chiusi, mentre interiorizza la Parola.

Il Giovedì Santo 1980, non ha forse scritto: “Il sacerdote si manifesta in tutta la sua pienezza quando egli stesso permette al mistero dell’Eucaristia di diventare visibile, affinché solo questo mistero brilli nel cuore dei credenti…”.

La sua tenerezza alle volte traspare: “Come è mirabile Dio, quando desidera che noi lo abbracciamo sotto la specie del pane e del vino! (Corpus Domini, 1979).

Poiché egli sa come nessun altro che “quella piccola ostia è la risposta agli interrogativi più lancinanti degli uomini, la risposta alla sete di gioia e d’amore che ognuno porta nel suo cuore(Corpus Domini, 1983).

Sì: “La fame del cuore umano per l’immensità di Dio non può essere saziata che qui.” (Karachi, 1981).

Non è lui che ristabilisce la processione del Corpus Domini fra la basilica del Laterano e quella di Santa Maria Maggiore? Egli ci tiene, nonostante tutte le proteste di certi romani che si lamentano del disturbo dato al traffico. Egli stesso porterà il suo Signore, finché non ne cadrà sfinito…

Quante volte, sul cadere della notte, vedendolo portare Gesù, totalmente raccolto in Lui, curvo sull’ostensorio, ho avuto l’impressione che fosse più il Signore a portarlo che non il contrario? Come nessuno, egli sa che “saranno gli adoratori silenziosi ad essere i costruttori del mondo nuovo dell’anno 2000”.» 

Tratto da: Daniel Ange, “Giovanni Paolo II, dono di Dio, Edizioni Segno, Udine 1996, pag. 65)

“Saranno gli adoratori silenziosi ad essere i costruttori del mondo nuovo dell’anno 2000”.

E anche del 2020, ne sono convinto.

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«Il Rosario è una cosa geniale e può essere davvero molto ‘cool’»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/05/2020

Rosario roba da vecchiette?


«Fare un po’ di meditazione ogni giorno ti permette di avere una vita interiore grazie alla quale puoi mettere a fuoco chi sei e che cosa vuoi nella vita.

Ebbene il Rosario, per com’è fatto è una preghiera meditativa, che ti porta tutti i benefici della meditazione.»

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Quando non si hanno risposte assolute bisogna sapere discernere

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/05/2020

«Se è vero che nell’Ostia è presente Cristo, sia nella sua interezza che in ogni frammento, se è vero che la Santa Comunione è un dono immenso per noi spiriti incarnati, che abbiamo bisogno di toccare e vedere, allora capisco che possa fare impressione vedere il Corpo di Cristo maneggiato tra guanti e disinfettanti.
Lo capisco, e non è certo un caso che si sia passati dal pane all’ostia, data in bocca, proprio perché nessun frammento andasse perduto. (In questo sono confortato dall’esperienza di molti santi…). Tuttavia bisogna saper discernere.
Ai tempi delle prime persecuzioni, i cristiani potevano portare il pane consacrato A CASA, per potersi comunicare prima di essere arrestati. Il vescovo Van Thuan, tenuto prigioniero in regime d’isolamento, celebrava la Messa con qualche mollica del pane raffermo che gli passavano.
Nel museo della Custodia di Terra Santa sono ancora visibili le pinze usate dal sacerdote durante le pestilenze per dare la Comunione agli appestati.
Nel contesto attuale, ci sono tanti anziani che vanno in chiesa e che devono essere protetti, al di là del fatto che nessuno può dirsi al sicuro.
Non bisogna dimenticare secondo me il cuore della norma, che è sempre Amore, e vedere tutto da questa prospettiva.
Naturalmente speriamo tutti che presto si possa tornare alla normalità, in modo da trattare il Corpo di Cristo così come merita. 🙂 Chiediamo sempre un vero discernimento.
Non so dare risposte assolute, ma sento di dire con certezza che se si perde questa prospettiva, in qualunque modo si riceva l’Ostia si rischia di sprecare il Corpo di Gesù.»
(Dall’account Facebook dell’amico Pierluigi Cordova, col suo gentile permesso)

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«Abbiamo bisogno di recuperare spazio di libertà e di speranza»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/04/2020

Le parole accorate e ispirate di Mons. Giovanni D’Ercole sulle chiese ancora chiuse per il lockdown.

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