FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

«Non saremo mai soli; per questo Francesca non aveva paura.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/10/2017

Storia di Francesca Pedrazzini, una mamma che a 38 anni ha lasciato il marito e tre bambini. Il modo in cui ha affrontato la sofferenza e la morte ha convertito tanti e dimostrato che con Gesù anche la morte può essere strada alla vita.

Può un funerale essere come un matrimonio? Può una bambina chiedere che il funerale della mamma sia una festa? Può una mamma che sta per morire, parlare con i suoi bambini e insegnare loro ad avere fede perché Gesù è buono e lei li vedrà e curerà dal cielo? Può una donna che sta per lasciare il marito ed i suoi bambini fare festa con gli amici in ospedale?

Questo e altro ha fatto Francesca Pedrazzini, moglie e madre di 38 anni, salita in cielo dopo trenta mesi di combattimento con un tumore che l’ha uccisa.

La sua vicenda ed il suo modo di affrontare il dolore e la morte così straordinariamente eroico sono stati raccontati nel libro di Davide Perillo, “Io non ho paura”, pubblicato dalle edizioni San Paolo.

Ha narrato il marito Vincenzo Casella, il 21 agosto, nel corso di un incontro al Meeting di Rimini, dopo una serie di visite e esami, il 17 agosto 2012 la dottoressa lo prende da parte e gli dice “potrebbe essere questione di giorni. Al massimo qualche settimana”.

E lì Vincenzo viene preso dall’angoscia: “Dirglielo? E come? E i bambini? E se poi crolla? Forse è meglio tacere per tenerla su di morale…”. Vincenzo chiede alla dottoressa, che gli confessa: “Guardi io sono una mamma. Se toccasse a me, vorrei sapere. Per decidere cosa fare con i miei bimbi”.

Ma Francesca ha già capito. Chiama Vincenzo vicino al suo letto, lo guarda con una tenerezza grande. “Vincè – gli dice – io sono tranquilla. Non ho paura perché c’è Gesù”. “Ma non sei triste?”, le chiede Vincenzo, e lei: “No, non sono triste. Sono certa di Gesù. Anzi sono curiosa di quello che il Signore mi sta preparando. Mi spiace solo che la tua prova è più grande della mia. Sarebbe stato meglio il contrario…”. “E’ vero. Soprattutto per i bimbi”.

Francesca mostra una serenità ed una forza straordinaria. Chiede di vedere i figli: Cecilia di 11 anni, Carlo di 8 e Sofia di 4. Li vede uno per volta per 15 minuti e gli dice: “Guardate, io vado in Paradiso. E’ un posto bellissimo, non vi dovete preoccupare. Avrete nostalgia, lo so. Ma io vi vedrò e vi curerò sempre. E mi raccomando, quando vado in Paradiso dovete fare una grande festa”. Vincenzo era lì e la guardava con gli occhi spalancati, senza parole.

“Ha fatto una cosa – ha spiegato – che vale cinquant’anni di educazione di una mamma”. Così accade che il taxista che accompagna una amica al funerale di Francesca non ci voleva credere. Era sceso a domandare pensando che la cliente avesse sbagliato chiesa: “Ma davvero c’è un funerale qui? No, sa, tutta questa gente elegante, le facce… Io pensavo a un matrimonio”.

Quando Mariachiara, la mamma di Francesca, aveva parlato con la dottoressa che la curava, questa le ha detto: “Una fede come quella di sua figlia non l’ho mai vista. Mi sarebbe piaciuto conoscerla un po’ di più. Le chiedo un piacere: se può, le dica che quando sarà in Paradiso si ricordi dell’ultimo medico che l’ha curata”.

E Gianguido che aveva partecipato ai funerali, ha raccontato: “Sono rimasto impressionato dal funerale della Chicca (diminutivo in cui veniva chiamata Francesca, ndr). Io non credo in Dio. Ma non si può negare che lì c’era qualcosa. Qualcosa di straordinario che io non so spiegare”.

Due zii di Francesca, lui ingegnere, lei bibliotecaria all’università di Pisa, sposati da 33 anni erano 40 anni che non andavano in Chiesa. Poi, saputo della malattia di Francesca, hanno iniziato a pregare. Hanno vissuto tutto il tragitto di Francesca dalla sofferenza alla morte. Ed hanno ritrovato la fede. Alla domanda chi è Francesca per voi, hanno risposto: “Un esempio, un faro. Un desiderio di essere così, un segno di croce tutte le mattine”.

Un uomo aveva una parente in ospedale negli stessi giorni di Francesca, malata terminale come lei. Una sera rimane stupito perché vede nella camera di Francesca una tavolata di persone che mangiano la pizza, scherzano e ridono. All’inizio si irrita, perché non può essere, poi viene contagiato dalla gioia di quelle persone. Ha raccontato: “Qualcosa come un inno alla vita mi entrava nel cuore, nell’anima e nella mente”. Al termine della pizza i presenti pregano insieme, e solo al momento dei saluti quell’uomo capisce chi è l’ammalata: è l’unica che rimane in ospedale.

Nel libro, Io non ho paura quest’uomo racconta che l’immagine di quella donna di 38 anni madre di tre bambini, che si appresta a lasciare consapevolmente il mondo, sorridente e divertita di fronte ad una pizza con intorno i propri cari è come se gli avessero piantato “un chiodo nel cuore. Un chiodo come un seme che ha fatto germogliare una pianticella che è e sarà il mio inno alla vita”.

Un’amica che ha incontrato Vincenzo al bar gli ha detto: “Francesca mi ha colpito per il commosso coraggio con cui ha abbracciato la croce, per essere in Paradiso. Questa roba da Santi e di Santi abbiamo bisogno, in questa ordinaria vita comune. Francesca ha sofferto ma ha anche scommesso su Dio. E in ciò è la sua grandezza semplice, da madre e da sposa. Non siamo soli. Non saremo mai soli. Per questo Francesca non aveva paura”.

Lorenza, amica della famiglia di Vincenzo, gli ha girato un tema fatto dalla figlia Letizia di tredici anni. Le era stato chiesto di fare un tema su “una persona che ti ha fatto crescere”. Lorenza ha scritto: “la persona che non dimenticherò mai è la mamma di tre bambini con cui andavamo in vacanza da piccoli. (…) è mancata a soli 38 anni. L’avevo incontrata al mare ed in montagna. Era contenta e allegra, era forte”.

Steve Jobs citava un poeta che diceva “vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo” e Lorenza ha commentato, forse Francesca non aveva mai sentito queste parole, “ma viveva ogni secondo in modo speciale, un modo che mi ha cambiato le vacanze e ora penso, la vita”.

“Per me – conclude Lorenza – è stata una grande testimonianza, (…) mi ha fatto capire di vivere la vita, viverla veramente secondo per secondo, e ora quando penso a lei mi chiedo se sto dando tutto quello che posso dare”.

Alcuni hanno detto a Vincenzo: “Scusa se ti facciamo parlare di Francesca, lo sappiamo che è dura perché ogni volta la ferita si riapre”. E Vincenzo ha risposto: “Molti pensano che per superare bisogna dimenticare, ma per me è l’esatto contrario: più ripercorro quella esperienza più mi da pace”.

(Fonte: http://www.santiebeati.it/)

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Ci uniamo anche noi?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/10/2017

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I migliori amici

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/10/2017

Un padre narrò un giorno a’ suoi figlioli giovinetti questa storia:

Il governatore di una terra lontana fu richiamato un dì dal suo governo a rendere minuto conto della sua amministrazione. Pareva, e fors’anche era, un atto di sfiducia verso di lui.

Fra’ molti suoi amici, quelli su cui contava di più lo lasciarono partire senza muovere un dito in suo favore.

Altri, dai quali pure sperava molto, perch’egli s’era sempre adoperato per essi, lo accompagnarono solo fino alla stazione.

Alcuni altri invece, dai quali non sperava nulla, tutt’al più qualche indizio di benevolenza, lo accompagnarono per tutto il viaggio.

Anche l’uomo, figlioli miei, ha tre specie d’amici: ed egli non li impara a conoscere che nel momento in cui è chiamato da Dio a rendere conto delle sue azioni.

I primi sono le ricchezze e gli onori che al punto estremo lo abbandonano del tutto.

I secondi sono i parenti e gli amici, i quali non lo accompagnano che sino al cimitero.

I terzi sono le opere buone: queste fanno con lui il grande tragitto dal tempo all’eternità.

Quest’ultimi sono dunque gli amici che egli deve prediligere sopra tutti.

(Da “200 racconti di Cristoforo Schmid” per ragazzi, Editrice “La Scuola”, 1920, pag. 291)

 

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Assisi… un prete, un vescovo, un ciclista e un nazista

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/10/2017

Dopo la festa di San Francesco, ieri 4 ottobre, oggi restiamo ancora un pò ad Assisi per scoprire una storia.

Don Aldo Brunacci è iscritto allo Yad Vashem (Israele) tra i Giusti delle Nazioni per la sua opera a favore degli ebrei durante la Shoah.

Nota: chi è iscritto allo Yad Vashem non lo è per “sentito dire” ma solamente dopo accurate ed incontrovertibili prove storiche delle azioni compiute.

Ad Assisi, con padre Rufino Niccacci, don Aldo collabora con il vescovo Giuseppe Placido Nicolini, il quale si trova a fronteggiare l’emergenza al momento dell’occupazione tedesca. Ad Assisi si affollano i profughi, tra i quali oltre 300 ebrei.

Travestiti da frati e da suore, nascosti nei sotterranei, mimetizzati tra gli sfollati, provvisti di documenti falsi, gli ebrei sono protetti da una vasta rete cattolica di solidarietà che si estende anche ad altre zone dell’Umbria ed ha contatti, anche attraverso il celebre ciclista Gino Bartali, con le centrali di resistenza e finanziamento della DELASEM in Liguria e Toscana.

Tra i rifugiati ci sono donne, bambini, vecchi, ammalati, che necessitano di cura e assistenza quotidiana.
Don Brunacci organizza anche una scuola dove i bambini ebrei possano ricevere istruzione religiosa ebraica. Grazie anche alla complicità dell’ufficiale tedesco Valentin Müller, che dichiarerà Assisi una zona franca ospedaliera, nessun ebreo sarà deportato da Assisi.

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Per chi volesse saperne di più sulla DELASEM e sulle relazioni con la Chiesa Cattolica, alcune informazioni di base le potete trovare su wiki: https://it.m.wikipedia.org/wiki/DELASEM

Fonte: http://credolachiesauna.blogspot.it un blog appena scoperto che vale la pena di seguire.

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O alto e glorioso Dio

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/10/2017

Un rimedio contro ansia, angoscia, stress, ma anche semplici paturnie?

Imparatela a memoria e recitatela come una giaculatoria durante il giorno, imbastiteci gli strappi della giornata, calatela nei luoghi, negli stati d’animo e con le persone che ci stancano o sfidano…

E’ efficace e senza controindicazioni. Provate per credere…

PREGHIERA DAVANTI AL CROCIFISSO

O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre de lo core mio.
Et dame fede dricta,
speranza certa
e carità perfecta,
senno e cognoscemento,
Signore, che faccia
lo tuo santo e verace comandamento.
Amen.

San Francesco d’Assisi

E poi, chi canta prega due volte…

 

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7 cose da sapere sugli Angeli Custodi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/10/2017

Non dei paffuti cherubini che suonano l’arpa su una nuvola, ma esseri spirituali potenti che lottano per la tua anima. Ecco come evitare di seguire credenze sbagliate sugli angeli custodi.

Quanto spesso ci fermiamo a riflettere su quanto sia una benedizione aver ricevuto il dono un angelo che ci guida e che veglia su di noi?

Molti di noi da bambini hanno pregato la preghiera dell’angelo custode, ma da adulti tendiamo a dimenticare l’importanza e la potenza che gli angeli possono avere sulle nostre vite.

La spiritualità New Age ha lasciato molta confusione su cosa siano davvero gli angeli, su come possiamo comunicare con loro e sul potere che esercitano nelle nostre vite. È importante sapere cosa dice la tradizione della Chiesa Cattolica riguardo agli angeli custodi.

Ecco una lista di cose da sapere sugli angeli custodi per evitare di seguire credenze sbagliate:

1. Sono reali.

La Chiesa Cattolica non ha inventato gli angeli custodi per far addormentare i bambini. Gli angeli custodi sono reali. “L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione“ (Catechismo della Chiesa Cattolica, 328). Ci sono innumerevoli esempi di angeli nelle Scritture. Hanno ministrato a chiunque, dai pastori a Gesù stesso.

“Quando siete tentati, invocate il vostro angelo. Lui vuole aiutare voi più di quanto voi vogliate essere aiutati! Ignorate il diavolo e non abbiate paura di lui; trema e fugge alla vista del vostro angelo custode.” (Giovanni Bosco)

2. Tutti ne abbiamo uno.

“Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore per condurlo alla vita” (San Basilio Magno). Non dobbiamo condividere gli angeli custodi. Sono così importanti per il nostro benessere spirituale che Dio ci ha benedetti con un angelo custode personale.

“Grande è la dignità dell’anima degli uomini, perché ognuno di essi ha dall’inizio della vita un angelo incaricato di proteggerlo”. (S. Girolamo)

3. Ci conducono in Cielo (se noi lo permettiamo).

“Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?” (Ebrei 1:14).

I nostri angeli custodi ci proteggono dal maligno, ci assistono nella preghiera, ci spingono verso decisioni sagge, ci rappresentano davanti a Dio. Sono in grado di agire sui nostri sensi e sul nostro pensiero, ma non sulla nostra volontà. Non possono scegliere per noi, ma ci incoraggiano in ogni modo possibile a scegliere la verità, la bontà e la bellezza.

4. Non ci abbandonano mai.

“Cari amici, il Signore è sempre vicino e operante nella storia dell’umanità, e ci accompagna anche con la singolare presenza dei suoi Angeli, che oggi la Chiesa venera quali ‘Custodi’, cioè ministri della divina premura per ogni uomo. Dall’inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro incessante protezione” (Papa Benedetto XVI).

Non c’è motivo per disperarsi e sentirsi soli, perché ci sono angeli che camminano al nostro fianco per intercedere del continuo per le nostre anime. Neanche la morte ci separerà dal nostro angelo. Sono continuamente al nostro fianco sulla terra, e di certo resteranno con noi nel cielo.

5. Il tuo angelo custode non è il tuo trisavolo.

A differenza di quanto spesso si crede e si dice per consolare chi è in lutto, gli angeli non sono persone morte.

Gli angeli sono creature spirituali con un’intelligenza e una volontà, creati da Dio per glorificare Lui e servire Lui per l’eternità.

6. Dà un nome ai tuoi gattini, non al tuo angelo custode.

“La pietà popolare verso i santi Angeli, legittima e salutare, può tuttavia dare luogo a deviazioni, ad esempio, è da riprovare l’uso di dare agli Angeli nomi particolari, eccetto Michele, Gabriele e Raffaele che sono contenuti nella Scrittura” (Direttorio su pietà popolare e liturgia, 217).

7. Non sono dei teneri cherubini che suonano l’arpa su una nuvola. Sono esseri spirituali potenti che lottano per la tua anima.

“Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono i suoi angeli: ‘Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli…“ (Catechismo Chiesa Cattolica, 331). Gli angeli sono superiori agli uomini perché anche se mandati qui per servirci, sono costantemente alla presenza di Dio. Hanno molti poteri spirituali e capacità che gli uomini non hanno. Non pensare al tuo angelo custode come al personaggio di un cartone animato. Sono al tuo fianco per proteggerti, difenderti e vegliare su di te.

“Sei stupito dal fatto che il tuo angelo custode ti abbia aiutato così tanto. Non dovresti, è per questo che Nostro Signore ne ha messo uno al tuo fianco” – S. Josemaria Escriva

Puoi chiedere al tuo angelo custode di intercedere per conto tuo, e dovresti! Molti non si rendono conto degli aiuti ricevuti attraverso queste creature spirituali.

Ricordate, il nostro Padre celeste vuole fare ogni cosa possibile per aiutarci a passare l’eternità nel Suo Regno. Però dobbiamo scegliere di usare tutto ciò che Lui ci dona per ottenere pienamente le grazie necessarie per accedere al Cielo.

Che il vostro angelo custode possa condurvi più profondamente nella pienezza della misericordia di Dio, del suo amore e della sua bontà.

Angelo di Dio, mio caro custode, a cui l’amore di Dio mi lega, qui, ogni giorno, sii al mio fianco, per illuminarmi e proteggermi, per regnare e guidarmi. Amen.

(Fonte: https://it.aleteia.org/)

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«Quando andai via e la vidi sorridere, mi sentivo felice, come lo ero stata ben poche volte nella mia vita.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/09/2017

«La prima volta che mi è stato chiesto di andare a fare compagnia agli anziani, io non capivo davvero cosa significasse in quanto ero convinta non servisse a niente passare un’ora a settimana con loro, per renderli davvero felici.

Perciò quando la mia migliora amica Tiffany mi “obbligò” (quasi) ad accompagnarla dai “vecchietti” io ero molto impacciata e non sapevo come comportarmi con loro anche perché, come ho già detto, la reputavo una cosa inutile.

Poi, però, mi misi a guardare gli occhi e i visi di quei vecchietti: quando la mia amica dava loro un bacio o quando raccontava le sue avventure e disavventure quotidiane erano felici, anche se solo per un momento, lo erano perché si sentivano voluti bene, capiti, ascoltati.

Così, quando tornai a casa, riflettei su quanto avevo visto e soprattutto pensai al modo in cui una ragazzina di quindici anni aveva potuto rendere felici per cinque minuti quei vecchietti.

La seconda volta che ci andai la mia amica non c’era, quindi io non sapevo esattamente come comportarmi.

Ad un certo punto vidi una signora seduta da sola, che guardava in basso e che tratteneva a stento le lacrime. Così andai da lei e cominciammo a parlare come se ci fossimo conosciute anni prima, come se fossimo state amiche da tempo.

Lei si fidava di me, mi raccontava i suoi sentimenti, le sue emozioni, i suoi dispiaceri ed io non facevo altro che ascoltare, dirle qualche parola di conforto, spiegarle che io ero vicina a lei.

Parlammo per quasi mezz’ora e alla fine, quando andai via e la vidi sorridere, mi sentivo felice, come lo ero stata ben poche volte nella mia vita. Così cominciai a frequentare molto spesso l’ambiente, con la mia amica, tanto che divenne quasi un impegno, un impegno preso con me stessa.

Quando entro nella Casa delle Piccole Sorelle dei Poveri e faccio una partita a carte con Lina o chiacchiero con Rossana o cerco di far sorridere Francesca o ascolto le barzellette del “cavaliere”, mi sento meglio, più completa, come se cercando di rendere felici quelle persone diventassi io stessa più felice.» (Elisa Fanizza)

(Fonte: http://www.psdp.it/testimonianze)

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«Là sentii il soddisfacimento totale di tutto quello che potessi desiderare»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/09/2017

L’abbé de Robert, sacerdote francese, racconta la sua esperienza con l'”aldilà” dopo la fucilazione in Algeria.

«Conobbi la felicità perfetta, poi bruscamente mi ritrovai con il naso in terra.»

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«Qualunque sia il motivo sono contento che siate qui»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/09/2017

Un bel video in spagnolo con sottotitoli in italiano che vale la pena vedere…

«Quello che imparerete qui vi aiuterà per il resto della vostra vita.»

«Gli edifici più belli d’Europa nascono da quello che studieremo…»

«Quello che determina il futuro del paese non sono le persone ma quello che le persone mettono nel cuore, ciò in cui le persone mettono il cuore.»

«Questa materia vi aiuterà a vivere…»

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«Padre Mike è sbagliato farsi i tatuaggi? Ottima domanda…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/09/2017

Le risposte del sacerdote, tutt’altro che scontate e banali per cui vale la pena perdere qualche minuto.

 

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