FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Dio vide e disse: “Bbeeello!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/08/2018

«Perché a chi fa il male va sempre bene?»

In quattro minuti che toccano il cuore don Paolo Sensi – un prete che vale la pena conoscere bene – dà delle risposte alla domanda che tutti, prima o poi, ci siamo posti.


«Qual è la ricompensa di aver fatto il bene? L’aver fatto il bene. E te pare poco?

Cerchiamo le ricompense immediate e il bene ti ricompensa immediatamente.

Dio vide e disse: “Bbeeello!”

Qual è la punizione del malvagio? “Poiché si sono allontanati da Dio nei loro pensieri, – [i malvagi] – Dio li ha abbandonati, li ha lasciati in balia dei loro pensieri corrotti…” (Rm 1, 28)

A me nun me importa niente della ricompensa futura, io ‘nce vojo esse così…»

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12 motivi biblici (+ 12 che vale la pena leggere e approfondire) per passare un’ora davanti al Santissimo Sacramento

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/08/2018

1. Lui è realmente lì!
“Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.” (Gv 6, 35)

2. Gesù dimora giorno e notte nel Santissimo Sacramento a causa del suo amore infinito per noi!
“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.” (Mt, 28-20) – perché – “Ti ho amato di amore eterno, per questo ti conservo ancora
pietà.” (Ger 31,3)

3. Il modo in cui Gesù ti chiede di riamarlo è quello di passare un’ora calma con lui nel Santissimo Sacramento.
“…là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.” (Mt 6, 21) – “Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?” (Mt 26, 40)

4. Quando volgi lo sguardo all’Ostia santa, volgi lo sguardo a Gesù. il Figlio di Dio.
“Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv
6, 40).

5. In ogni momento che passi alla Sua divina presenza aumenterà la sua vita divina in te nel profondo della tua relazione personale di amicizia con lui.
“Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.” (Gv 15, 5)

6. Ogni ora che passi con Gesù radicherà la sua divina presenza nel tuo cuore.
“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.” (Mt 11,28) – “Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.” (Gv 14, 17)

7. Gesù ti darà tutte le grazie di cui hai bisogno per essere felice!
“…l’Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi” (Ap 7, 17)

8. Gesù merita infinitamente la tua incessante gratitudine e adorazione per tutto ciò che ha fatto per la nostra salvezza.
“L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione.” (Ap 5, 12)

9. Per la pace nel tuo paese!
“…se il mio popolo, sul quale è stato invocato il mio nome, si umilierà, pregherà e ricercherà il mio volto, perdonerò il suo peccato e risanerò il suo paese.” (2 Cronache 7, 17)

10. Ogni ora passata con Gesù sulla terra renderà la tua anima per sempre più bella e gloriosa in paradiso!
“…chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato” (Lc 18, 14) – “E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore.” (Cor 3, 18)

11. Gesù benedirà te, la tua famiglia e il mondo intero per quest’ora di fede trascorsa con lui nel Santissimo Sacramento.
“In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato.” (Mc 11, 23) – “E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21, 5)

12. Ogni momento che passi davanti al Santissimo porta gioia, piacere e delizia per il suo sacro Cuore!
“…allora io ero con lui come architetto ed ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante; dilettandomi sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo. (Prov 8, 30-31).

Ed ecco dodici motivi tratti dall’insegnamento della Chiesa per motivarci a trascorrere un’ora santa davanti a Gesù nel Santissimo Sacramento.

1. Ne hai davvero bisogno!
“La Chiesa e il mondo hanno un grande bisogno di adorazione eucaristica.” (San Giovanni Paolo II, Dominicae Cenae)

2. C’è un invito personale per te da parte di Gesù. “Gesù ci aspetta in questo sacramento d’amore.” (San Giovanni Paolo II, Dominicae Cenae)

3. Gesù conta su di te perché l’Eucaristia è il centro della vita.
“Ogni membro della Chiesa deve vigilare sul fatto che il sacramento dell’amore dovrebbe essere al centro della vita del popolo di Dio, così che attraverso tutte le manifestazioni di adorazione a Lui dovute, restituiscano ‘amore per amore’ e diventare veramente la vita delle nostre anime.” (San Giovanni Paolo II, Dominicae Cenae)

4. La tua ora con Gesù nel Santissimo Sacramento riparerà il male nel mondo e porterà pace sulla terra.
“Siate generosi col vostro tempo nell’incontrare Gesù e siate pronti a riparare i grandi mali del mondo. Che la vostra adorazione non cessi mai.” (San Giovanni Paolo II, Dominicae Cenae)

5. Giorno e notte Gesù dimora nel Santissimo Sacramento perché tu sei la persona più importante del mondo per lui!
“Cristo è custodito nelle nostre chiese come centro spirituale del cuore della comunità, la Chiesa universale e tutta l’umanità, sebbene sotto il velo delle specie, Cristo è contenuto, Cuore invisibile della Chiesa, redentore del mondo, centro di tutti i cuori, per mezzo di Lui sono tutte le cose e da Lui noi sussistiamo.” (San Giovanni Paolo II, Dominicae Cenae)

6. Gesù vuole da te qualcosa in più che andare a Messa la domenica.
“La nostra adorazione comune alla Messa va insieme alla nostra adorazione personale di Gesù nel Santissimo Sacramento, affinché il nostro amore sia completo.” (San Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis)

7. In ogni momento che passi con Gesù tu cresci spiritualmente!
“Il nostro impegno essenziale nella vita è preservare e progredire costantemente nella vita eucaristica e nella pietà eucaristica e crescere spiritualmente nel clima della santa Eucaristia.” (San Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis)

8. Il modo migliore per passare il tuo tempo è con Gesù, il tuo migliore amico nel Santissimo Sacramento!
“Quanto è grande il valore della conversazione con Cristo nel Santissimo Sacramento, non c’è nulla di più consolante sulla terra, niente di più efficace per avanzare nella via della santità.” (San Giovanni Paolo II, Mysterium Fidei)

9. Così come non puoi esporti al sole senza riceverne i raggi, non potrai esporti a Gesù nel Santissimo Sacramento senza riceverne i suoi divini raggi della sua grazia, del suo amore, della sua pace.
“Cristo è davvero l’Emmanuele ovvero, Dio con noi, giorno e notte, egli è in mezzo a noi. Egli dimora con noi pieno di grazia e di verità. Egli restaura la moralità, nutre le virtù, consola gli afflitti, rafforza i deboli.” (San Giovanni Paolo II, Mysterium Fidei)

10. Se Gesù fosse visibile nella Chiesa, chiunque correrebbe ad accoglierlo, ma resta nascosto nell’Ostia santa sotto l’apparenza del pane, perché ci chiama alla fede, affinché molti vengano a lui in umiltà.
“Il Santissimo Sacramento è un ‘Cuore vivente’ in ognichiesa ed è nostro dolcissimo dovere adorare l’Ostia Santa, che i nostro occhi vedono, la Parola incarnata, che noi non possiamo vedere.” (San Giovanni Paolo II, Credo del popolo di Dio)

11. Con la trasformazione della misericordia, Gesù rende i nostri cuori un tutt’uno con lui.
“Egli propone il suo esempio a coloro che vengono a lui, affinché tutti imparino a essere come lui, mite ed umile di cuore, e a non cercare il proprio interesse ma quello di Dio.” (San Giovanni Paolo II, Mysterium Fidei)

12. Se il Papa in persona vi invitasse personalmente in Vaticano, questo onore sarebbe un nulla di fronte all’onore e alla dignità che Gesù stesso ci conferisce con l’invito a passare un’ora con lui nel Santissimo Sacramento. “La divina Eucaristia conferisce al popolo cristiano una dignità incomparabile” (San Giovanni Paolo II, Mysterium Fidei)

(Tradotto da: https://www.catholicnewsagency.com/resources/prayers/adoration-to-the-holy-sacrament/24-reasons-for-spending-a-holy-hour-before-the-blessed-sacrament)

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«Ecco Miss Italia!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/08/2018

Un giorno Padre Pio disse che in molti andavano da lui per chiedere che venisse loro tolta la Croce, ma pochi gli chiedevano di avere la grazia di saperla portare.

Dobbiamo imparare a domandare a Gesù: “Signore, qual è il modo migliore per portare questa Croce?” e, quindi, dobbiamo smetterla di tormentarci chiedendoci “Perché, perché a me?”.

Ecco un racconto di Mons. Angelo Comastri che apre la mente e il cuore su queste domande non facili.

Oggi c’è il culto della bellezza, si fanno gare di bellezza… ma cos’è la bellezza?

Ve lo dico con un episodio accaduto nella Piazza del Santuario di Loreto. Un pomeriggio durante la processione eucaristica notai uno strano movimento in fondo alla Piazza.

La gente si voltava, sorrideva, era distratta. Non capivo cosa stesse succedendo.

Al termine della processione domandai al Padre Cappuccino presente in Piazza, che cosa era accaduto. Mi rispose: “Sono venute da San Benedetto del Tronto un gruppo di ragazze che partecipano al Concorso di Miss Italia! Ed è saltato tutto!”.

Rimasi stupito e anche un po’ amareggiato, però mi venne subito un’idea.

Chiesi prontamente il microfono e invitai tutti a restare in piazza perché dovevo presentare la nuova Miss Italia. L’attenzione fu subito altissima. Chiamai una mamma calabrese che da tanti anni veniva a Loreto, portando con sé i suoi due figli handicappati mentali.

Li accudiva come due gioielli e veniva in pellegrinaggio per chiedere alla Madonna di farla morire un quarto d’ora dopo i suoi figli.

Sul suo volto brillava la bellezza dell’amore non sfiorato da nessuna ombra di egoismo. Era la bellezza vera!

“Ecco Miss Italia!”, gridai.

Questa è la bellezza che brillava sul volto di Maria… e partiva dal suo cuore veramente bello, perché immacolato.

L’Angelo giustamente le aveva detto:

“Gioisci, tu che sei stata riempita di bellezza! Il Signore è con te”.

Se non recuperiamo questa bellezza, il mondo si popolerà di mostri… con maschere di bellezza.

(Il racconto di Mons. Comastri è tratto da http://pontificiaparrocchiasantanna.it/notizia/591)

Che il Signore ci conceda di vedere e di perseguire la bellezza che conta, quella che brillava sul volto di Maria…

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Il segno di Nagasaki

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/08/2018

Quando la bonba atomica “Fat Boy” (ragazzo grasso) quel 9 agosto del 1945 devastò Nagasaki, uno degli edifici ridotti in macerie era la cattedrale della città di Urakami, una delle più grandi cattedrali dell’Asia di quel tempo.

il bagliore accecante dell’esplosione nucleare che avrebbe annientato più di 70000 vite nella città, sconquassò le vetrate della chiesa, abbatté le sue mura, bruciò il suo altare e sciolse la sua campana di ferro.

Ma avvenne ciò che i fedeli poi definirono un miracolo; rinvennero la testa di una statua lignea della vergine Maria, statua superstite tra le colonne crollate, e i detriti bruciati della chiesa romanica ridotta in macerie il 9 agosto 1945.

L’apparizione dell’icona religiosa devastata dalla guerra era inquietante; degli occhi della Madonna non erano rimaste che delle cavità nere, la guancia destra era carbonizzata, e una fessura si faceva strada come una lacrima stridente sul suo volto.

Il resto della statua trovò dimora nella nuova chiesa dedicata a Santa Maria, che venne presto ricostruita a soli cinquecento metri dal “ground zero” della bomba.

(Tradotto dall’ingelse da: https://dirkdeklein.net/)

Un segno portentoso che ci viene donato per rafforzare la nostra fede, per dirci anche nelle più assurde e crudeli tragedie della follia umana, Dio non resta a guardare dall’alto della sua infinita lontananza ma c’è dentro, soffrendo con gli innocenti.

Per ricordare, affidare, e se Dio ne concede la grazia, perdonare.

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19 modi per far sapere ai sacerdoti quanto li apprezziamo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/08/2018

Ecco 19 consigli utili (soprattutto il quindicesimo), per sostenere i nostri sacerdoti.

I nostri parroci sono tra i membri più lavoratori della Chiesa. Il tipico sacerdote parrocchiale lavora il weekend e durante le vacanze, vive nello stesso posto in cui lavora e ha solo un giorno di riposo a settimana, senza parlare del fatto che al giorno d’oggi gli si chiede di curare più anime e di assumere più responsabilità e funzioni che in qualsiasi altra epoca.

Abbiamo chiesto ad alcuni parroci come potremmo far sapere loro che siamo grati per tutto il lavoro che svolgono per noi. Ci hanno dato queste risposte, senza alcun ordine particolare:

1. Prega per il/i tuo/tuoi sacerdote/i.

“La cosa più importante che il fedele può fare per il suo sacerdote è pregare per lui. Preghiamo sempre per qualcuno, e dobbiamo offrire la Messa tutte le domeniche e i giorni di precetto a beneficio della comunità. È bello sapere che anche i fedeli pregano per noi tutti i giorni”.

(…) “Offri le tue preghiere per il sacerdote e il suo lavoro pastorale. È una grande gioia per me perché so che più la mia comunità prega per me, più efficaci saranno i frutti del mio ministero sacerdotale”.

2. Preparargli un pasto, soprattutto nei giorni di eccessivo lavoro.

“Sarebbe bene che qualcuno si assicurasse che il parroco abbia cibo ben preparato la domenica e i giorni festivi della Chiesa, quando c’è più attività. Spesso non abbiamo chi cucini per noi, e dopo una lunga giornata sarebbe piacevole tornare a casa e mangiare qualcosa che non abbiamo dovuto cucinare da soli”.

“Scopri il suo piatto preferito e preparaglielo”.

3. Festeggia i suoi giorni speciali.

“È una buona idea festeggiare il compleanno del sacerdote o il giorno della sua ordinazione”.

“È bello che mi ricordino il giorno della mia ordinazione sacerdotale”.

4. Prega di più, lamentati di meno.

“La gran parte delle interazioni che abbiamo sembra ruotare intorno a una lamentela sul sacerdote, la parrocchia, un’altra persona della comunità, la musica, la temperatura in chiesa, una lampadina fulminata, una decisione, ecc., e raramente sulle realtà spirituali soprannaturali”.

5. Offri il tuo aiuto.

“Non aspettare che ti chiedano se puoi fare qualcosa, offriti! Noi sacerdoti abbiamo la vocazione di dare e servire, per noi è difficile chiedere cose”.

“Offrire volontariamente il tuo tempo alla parrocchia è un segno di sostegno e di servizio”. (…)

6. Partecipa alla Messa e/o alla confessione.

“Nulla farà più felice un sacerdote”.

“Scegli un giorno per andare alla Messa che sta celebrando, ed esorta la gente a sedersi nelle prime file. Quando il sacerdote dopo la Messa chiederà perché lo hai fatto, digli che stavi offrendo la tua partecipazione alla Messa in rendimento di grazie per il suo sacerdozio”.

7. Scrivi un biglietto esprimendo la tua riconoscenza.

(…) “La mia attività preferita è ricevere lettere dalle persone. Ma non un biglietto con un paio di parole. Anche questi sono piacevoli, ma adoro ricevere una lettera o un biglietto che contenga un messaggio significativo. È molto potente sentire qualcuno descrivere esattamente come quello che ho detto o fatto è stato fruttuoso. È un promemoria del fatto che Gesù è molto più grande di me, e che può fare grandi cose con il poco che ho da offrire”.

8. Ringrazia.

“Ringrazia il sacerdote per ogni Messa. Anche se il sacerdote non ti piace particolarmente, la Messa ruota sempre intorno alla presenza di Gesù”.

“Può significare molto una cosa semplice come dire al sacerdote dopo la confessione: ‘Grazie per il suo ministero, pregherò per lei’”.

9. Elogia.

“Cerca opportunità per lodare i sacerdoti. Anche quelli che non ti piacciono particolarmente”.

10. Preoccupati per il benessere del sacerdote.

Esorta il sacerdote a fare una pausa nel lavoro (in genere sono così occupati da dimenticarsi che devono anche riposare e curare la propria salute, fino ad ammalarsi).

11. Evita i drammi e i pettegolezzi in parrocchia. Tieni queste cose per te.

“Evita e ferma i pettegolezzi su sacerdoti e parrocchie”.

“Non spettegolare e non criticare, offriti invece per aiutare e costruire. Mi chiedo quante vocazioni si sono rovinate quando i giovani con inquietudini religiose hanno sentito gli adulti criticare e distruggere i sacerdoti, in genere per qualche piccola disputa in parrocchia”.

12. Fa sapere al sacerdote che lo sostieni.

Quando sei testimone di una situazione in cui qualcuno è scortese o ingiusto con il sacerdote, fagli sapere che lo hai notato ed esprimigli vicinanza.

13. Stabilisci un rapporto prima di correggerlo.

“Non dirgli quello che non ti piace o quello che ti dà fastidio se è la prima volta che ti sei scomodato a rivolgerti a lui”.

“Salutalo prima di dirgli quello che non ti sembra corretto”.

14. Nutri aspettative realistiche e utili.

“Probabilmente non è un idraulico, per cui non pretendere che risolva problemi di tubi. Puoi però senz’altro chiedergli se crede che ci sia una perdita” (ovvero sii realista, il sacerdote NON ha tutte le risposte a tutte le possibili situazioni della tua vita, ma se hai un problema puoi andare da lui e chiedergli la sua opinione).

15. Non accaparrarti il sacerdote.

“Non credere di avere il sacerdote solo per te, soprattutto la domenica. Non aspettarti di essere il miglior amico del sacerdote. È il tuo pastore e il tuo servitore, e ha bisogno di mantenere le cose a un livello professionale. Non vantarti davanti agli altri membri della comunità, perché crea rivalità e gelosie, e questo suscita molte tensioni nei sacerdoti”.

16. Sii solidale.

“Ogni volta che in parrocchia c’è qualcosa di stressante o un momento difficile, si apprezza molto il sostegno. Non ne ho avuto molto in questi miei primi cinque anni, ma ricordo alcuni momenti estremamente difficili in cui le persone hanno inviato un bel biglietto. Ricordo di aver scoperto una montagna di biglietti custoditi qui a Santa Maria risalenti a 23 anni fa, quando venne chiusa la scuola. I giornali e poche persone molto rumorose hanno attaccato il sacerdote accusandolo di essere ‘razzista’ e ‘trascurato’. Egli ha tenuto le dozzine di messaggi di persone che gli hanno offerto la propria comprensione per la difficilissima decisione che ha dovuto prendere”.

17. Lasciagli il suo spazio.

“A volte è anche bene stare da soli e in pace. Tieniti lontano da una ‘bontà ansiosa’ che presume che il sacerdote possa essere depresso, stressato, triste, solitario, ecc., quando a volte ha semplicemente bisogno di un po’ di tempo per rilassarsi da solo”.

18. Invitalo alle attività.

“È bello quando la gente tiene conto di me invitandomi alle riunioni familiari: compleanni speciali o anniversari, cene nei giorni festivi – in generale non posso andare perché sto con la mia famiglia, ma è bello essere invitato”.

19. Cerca la santità.

“La cosa più importante che desidera Dio è che siamo santi. Non c’è nulla di più emozionante per un sacerdote che essere testimone della santità nella vita delle persone che assiste. Non è solo un’esperienza di grazia del fatto che il suo lavoro sta portando frutti, ma è anche estremamente edificante per la propria ricerca di santità”.

Spero che questo elenco ti abbia ispirato a fare qualcosa per il tuo sacerdote. Ricorda che ogni sacerdote ha le proprie preferenze. Ad alcuni piacerebbe davvero che li invitassi a cena, mentre altri sacerdoti potrebbero preferire recuperare le forze cenando da soli. Tutti i sacerdoti che contattiamo apprezzano molto le lettere ben pensate, in cui le persone manifestano loro i modi specifici in cui sentono di essere state aiutate da loro. Può essere un modo per iniziare. Facciamo sapere ai nostri sacerdoti quanto ci preoccupiamo per loro.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

(Fonte: https://www.comepecoreinmezzoailupi.com/)

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«Mi sono trovata nella chiesa a seguire i 10 comandamenti di don Fabio Rosini e pensavo di avere accanto 1999 cretini…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 31/07/2018

Giorgia Petrini, racconta la sua vita, il lavoro, il successo, l’autodeterminazione, prima e dopo la conversione.


«Ero molto convinta che la ricerca dell’autonomia economico finanziaria, dell’indipendenza, della lontananza dalla famiglia d’origine, fossero tutti elementi che in qualche modo determinassero l’individuo.

Questa vita lavorativa che mi portava fuori di casa dalle 15 alle 18 ore al giorno, vitata al lavoro, alla carriera…, mi sono trovata nella convinzione che la vita fosse quello.

All’apice del successo, in quell’esatto momento, è arrivata la batosta, rispetto alla quale non ho saputo cosa fare…

E mi sono trovata nella chiesa di San Marco Evangelista a seguire i dieci comandamenti di don Fabio Rosini e pensavo di avere accanto 1999 cretini…

Ho cominciato a seguire queste catechesi come uno che andava al cinema la domenica sera. Andavo, seguivo ma aspettavo sempre il momento buono per dire che nessuno ci aveva capito nulla.

Per me quella è stata la via che ha risolto, o per lo meno che risolve ogni giorno della mia esistenza.

Avere quella serenità che ti consente di vivere ogni giorno della vita secondo quello che ti succede, non con intento fatalista ma come un Dono di Dio.»

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«Passare dal “mi piace” al “mi fa bene” al “fa bene agli altri.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/07/2018

Don Maurizio Mirilli ci spiega la virtù della temperanza.

 

«La virtù che ci permette di moderare le passioni. Le passioni sono cose positive, (…) ma quando non sono più libero, quando divento schiavo…

Devo passare dal “mi piace” al “mi fa bene”.

Il confine di una passione è proprio il criterio del bene. Questa cosa la sto facendo solo perché mi piace o anche perché mi fa bene e fa del bene anche agli altri?»

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«Tutti e due sbagliano»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/07/2018

In perfetto accordo con l’autrice del post che segue, invito tutti i fratelli e le sorelle cattolici ad avere tanta prudenza nella carità e nell’obbedienza alla Chiesa. Lasciamoli andare per le loro strade, seguendo Gesù, nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana, e preghiamo per loro.

Pochi giorni fa scrissi un articolo contro le eresie di don Paolo Scquizzato, un sacerdote che reputa gran parte delle verità di fede della Chiesa Cattolica, inutili e false. Don Scquizzato, nonostante gli enormi errori teologici con cui infarcisce le sue conferenze, non è stato ancora, ahimè, allontanato dalla Chiesa. Spero che al più presto venga posto fuori dalla Chiesa cattolica come è stato fatto per don Alessandro Minutella.

Le catechesi di don Alessandro Minutella sono completamente opposte a quelle di don Paolo. Possiamo senz’altro dire che a livello teologico don Minutella è in linea con il Magistero e il Catechismo della Chiesa Cattolica, eppure è stato messo fuori dalla Chiesa e non senza ragione. Il sacerdote siciliano è stato sospeso a divinis sostanzialmente perché attenta alla comunione ecclesiale. Don Minutella, infatti, non riconosce Papa Francesco come il vero Papa, anzi lo reputa il falso profeta: “Questo dragone infernale, la bestia nera, il falso profeta. Il falso profeta è Bergoglio”. Parole che don Minutella ripete spesso.

Don Minutella è fuori dalla chiesa. Le messe di don Minutella non sono autorizzate.

Recentemente don Minutella, pur essendo fuori dalla Chiesa cattolica, ha ricominciato a celebrare la Santa Messa. L’obiettivo sembra quello di procurare uno scisma all’interno della Chiesa. Di fatto chi segue don Alessandro Minutella rischia di essere estromesso dalla comunione ecclesiale.

Basta leggere il comunicato dell’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, per rendersene conto. Ecco le parole del monsignore:

“A seguito del comunicato comparso sulla pagina web di “Radio Domina Nostra”, con cui si annuncia un pellegrinaggio della statua della Madonna di Fatima scortata da don Minutella e che avrà luogo nella borgata palermitana di Boccadifalco, si precisa che tale iniziativa non ha alcuna autorizzazione da parte dell’Autorità Ecclesiastica, vigendo ancora il divieto per lo stesso don Minutella di esercitare pubblicamente il ministero. La partecipazione all’evento o altri simili, compromette gravemente la comunione ecclesiale, con le conseguenze previste dall’ordinamento canonico, fino all’interdizione dai sacramenti e per coloro che esercitano un servizio ecclesiale istituito o di fatto la revoca del ministero”.

Dispiace dirlo ma questi sacerdoti, don Minutella e don Scquizzato, procurano un grande danno alla Chiesa Cattolica e soprattutto destabilizzano i fedeli. Tutti e due sbagliano. Il primo si classifica come un tradizionalista la cui verità esce solo dalla sua bocca, il secondo si classifica come un modernista la cui verità esce solo dalla sua bocca. A questo punto ci conviene lasciarli andare per la loro strada, pregare per loro ma seguire la sana dottrina che da secoli si chiama Cattolica Apostolica Romana e comprende il Catechismo e la Sacra Scrittura interpretata dal Magistero.

(Fonte dell’articolo: Blog di Annalisa Colzi)

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Amen si, amen no?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/07/2018

Se è corretto terminare le preghiere con “amen”, perché dopo il Padre Nostro nella Messa non si dice?

La parola “amen” è uno dei vocaboli più usati dai cristiani ed è difficilmente traducibile nel suo senso più profondo, per questo è stata mantenuta la forma ebraica originaria, che è quella usata nella relazione con Dio.

Pronunciare questa parola significa che si ritiene vero ciò che si è appena detto, con l’obbiettivo di ratificare una proposta, di unirsi ad essa o a una preghiera.

Per questo, esprimere in gruppo nell’ambito del servizio divino o dell’ufficio religioso, significa “essere d’accordo” con quanto appena detto.

La parola “amen” conclude le preghiere, anche quella del Padre Nostro, ma non il Padre Nostro recitato durante la Messa. (…)

E’ semplice, non si dice “amen” perché la preghiera non è ancora terminata.

Dopo aver pregato il Padre Nostro, alle parole “…ma liberaci dal male”, al posto di “amen”, il sacerdote continua a pregare da solo.

La liturgia definisce questa cosa “embolismo” ovvero la preghiera che il celebrante fa da solo raccoglie e consegna la preghiera precedente.

Il sacerdote sviluppa l’ultima petizione del Padre Nostro (“liberaci dal male”) dicendo:

Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni, e con l’aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo.”

E il popolo risponde:

“Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli.”

Così il Padre Nostro è totalmente integrato nella liturgia eucaristica, non come un’aggiunta ma come una sua parte fondamentale.

(Tradotto dall’originale portoghese: http://cleofas.com.br/por-que-na-missa-nao-se-diz-amem-no-final-do-pai-nosso/)

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«La mia vita era un fallimento: Gesù Cristo ha colmato quel senso di vuoto che avevo.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/07/2018

Lorenzo della comunità Nuovi Orizzonti racconta con una sincerità e un’onestà disarmanti, la sua storia di conversione.

 

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