FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI ai giovani, Loreto 2007

Archive for the ‘Vocazioni’ Category

“Ho cercato la libertà ma l’ho trovata, vera e piena solo in Gesù Cristo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/10/2016

L’incredibile storia di Fra’ Paul Iorio.

Un americano a Roma figlio di una famiglia benestante comincia a ricercare il senso della vita, lo cerca nel teatro, poi sperimenta il mondo: la ricerca delle libertà nel vagabondaggio, la strada, la droga, i figli dei fiori, l’assenza di regole, le sostanze psichedeliche, i furti per la noia, il pericolo, il carcere negli States, le donne, fino a quando sperimenta la vera libertà, in Dio, e trova la sua vocazione, sulle orme di San Francesco, povero e veramente libero.

Una testimonianza da seguire fino in fondo.

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“Sentirmi amata da Dio mi ha permesso di vedere diversamente le cose”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/10/2016

Conversione di Suor Cristina Alfano, cantante lirica.

Quando una vita senza senso è il primo campanello di una vocazione…

“Sentirmi amata da Dio mi ha permesso di vedere diversamente le cose.

Le parole non possono rappresentare questa immensità.

E’ come se rientri in quel qualcosa per cui dici – Ecco, adesso io sono a casa.

Mi professavo non proprio atea ma lontanissima da Dio, fondamentalmente non mi interessava.

Il rapporto con la fede era inesistente. Questo mi permette di comprendere le persone che dicono che non sentono nulla, quando parlo della fede.

Cantavo, realizzavo i miei primi CD ,a c’era qualcosa che mi mancava.

Mi sentivo dentro uno schema, dentro un apparire.

Ho cominciato a credere in Dio guardando la mia vita.”

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“Santa Teresa mi ha aiutato a vivere il momento presente”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 31/10/2015

stephanie_01Dal sito http://it.aleteia.org/ Stéphanie, bella, talentuosa, lascia tutto per il convento…

Dopo alcuni anni di discernimento, la giovane professoressa Stéphanie, di 26 anni, ha preso la decisione della sua vita: offrire tutta la sua esistenza a Dio, entrando in convento. Abbiamo parlato con lei qualche giorno prima del suo ingresso nella comunità benedettina dell’Abbazia di Nostra Signora di Pesquié, ad Ariège (Francia).

Aleteia: Quando ha scoperto la fede?

Stéphanie: Non sono mai arrivata a “perdere la fede”. Dopo la morte di mia sorella la mia fede, che era mezzo addormentata, si è risvegliata. Ho iniziato a credere profondamente e a voler progredire a livello spirituale nella mia vita. Ho perso una sorella nel 2005, mentre stava andando alla Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia. Quell’evento è stato senz’altro cruciale per il mio discernimento. La sua morte è stata un vero punto di svolta nella mia vita spirituale. Mi sono resa conto dell’importanza della nostra vita; che stiamo sulla Terra per un tempo limitato, che veniamo da Dio e un giorno vorremmo tornare da Lui. Vengo da una famiglia cattolica molto religiosa, ma penso che fino a quel momento andavo in chiesa più per routine e mimetismo che altro.

stephanie_02Aleteia: Quando ha iniziato ad affacciarsi l’idea di entrare in convento?

Stéphanie: Qualche anno dopo, nel 2008, dopo un pellegrinaggio, ho sentito un’attrazione per Dio durante la Messa e un forte desiderio di amarlo. Da quel momento ho vissuto con la sete di assoluto. L’idea di dedicare la mia vita a Lui ed entrare in convento è diventata più pressante. Ho sentito un vero amore per Dio, come se mi innamorassi di Lui. Avevo bisogno di andare a Messa tutti i giorni, di trascorrere del tempo con Lui. Questo grande desiderio è durato solo qualche mese. Sono passati gli anni. Avevo messo da parte la questione, anche se di tanto in tanto ritornava. Ho iniziato a lavorare come professoressa e conducevo la mia bella vita parigina. Ero felice, ma non completa. Con il tempo, il desiderio di mettere Dio al centro della mia vita è aumentato. Ho iniziato a pregare tutte le mattine chiedendo a Dio di aiutarmi a orientare la mia vita. Poi ho fatto un ritiro, e il mio direttore spirituale mi ha chiesto perché non offrivo la mia vita a Dio. L’idea non mi aveva mai abbandonato del tutto, e dopo di allora è diventata evidente. Ma questa evidenza era vertiginosa! Avevo sete di Dio, ma la decisione di fronte a una scelta tanto radicale non è stata affatto facile.

Aleteia: Chi è stato il primo a conoscere la sua decisione?

stephanie_03Stéphanie: Sono andata a informare la direttrice della scuola, ancor prima di dirlo alla mia famiglia o al mio direttore spirituale! È rimasta a bocca aperta. I miei genitori hanno accolto la notizia con allegria ed emozione, pur sapendo che d’ora in poi ci vedremo di meno, ma ammiro il loro coraggio e la loro fede. Mia madre mi ha sempre detto che vedeva i figli come un dono di Dio e che alla fine dei conti i figli appartengono a Lui.

Aleteia: Qualche santo l’ha ispirata in questo percorso?

Stéphanie: Santa Teresa mi ha aiutato a vivere il momento presente. Con lei ho preso coscienza della mia piccolezza davanti all’amore di Dio. Anche San Benedetto mi ha guidato da quando ho preso questa decisione il giorno della sua festa. Mi piace particolarmente la preghiera di abbandono del beato Charles de Foucauld, e cerco di recitarla tutti i giorni.

Aleteia: Cosa pensa della vita che sta per lasciarsi alle spalle: il divertimento, la quotidianità, i rapporti affettivi… Non le mancheranno?

stephanie_04Stéphanie: No. E ad essere sincera mi sembrava tutto un po’ superficiale. Non è in questo che si trova la felicità, ma nelle relazioni profonde. La mia fede mi porta a non vivere in modo superficiale, perché non è in questo che è Dio. I momenti con la mia famiglia e i miei amici mi mancheranno e sono consapevole di rinunciare a molte cose, ma so che nell’abbazia troverò l’essenziale. È vero che agli occhi degli uomini abbandonare la vita in società forse è una follia, ma non lo è agli occhi di Dio.

Aleteia: A suo avviso, cosa offrono le religiose alla società?

Stéphanie: Le monache si allontanano dal mondo e allo stesso tempo sono molto presenti in esso. Si tengono aggiornate sull’attualità e non perdono l’occasione per pregare per tutta l’umanità. Le loro preghiere sono importanti. Sono vere sentinelle dell’Invisibile: nessuno le vede, ma anche così sono essenziali per la società. Viviamo in un mondo individualista, senza punti di riferimento, che ha bisogno più che mai della presenza spirituale e della preghiera dei religiosi.

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“Lui immaginava altro e chi sono io per dire di no a Dio?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/07/2015

Ricordate Cristina Acquistapace?

Nel 2009 ospite di “A sua immagine” spiazzava tutti con la frase: “Mamma, io sono fortunata ad essere nata nel ’72 perché se nascevo oggi l’amniocentesi mi fregava”.

Ne parlavamo anche qua, quando raccontavamo la sua storia di consacrata speciale con un’ala in più.

Cristina continua a spiazzarci con le sue frasi semplici e sapienti durante la sua partecipazione a Beati Voi.

 

Perché i puri di cuore vedranno Dio? – “Perché non avendo cattiveria nel loro cuore sono incapaci di vedere la cattiveria negli altri.”

Lui immaginava altro e chi sono io per dire di no a Dio?

L’uomo guarda l’apparenza, Dio guarda il cuore…”

Ed ora, le beatitudini di Cristina Acquistapace.

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Disagio, sconforto… E se fosse vocazione?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/06/2015

Biagio_01Una storia che ci insegna che quando un giovane benestante a cui non manca nulla, prova sconforto e niente lo soddisfa di quello che lo circonda…

Biagio Conte. Qualcuno avrebbe potuto dargli del folle, o avrebbe potuto pietosamente distoglierlo dal suo disagio con una buona psicoterapia.

Ci sono casi in cui questa naturalmente è necessaria, ma oggi, purtroppo, si prende sempre meno in considerazione l’ipotesi che sia la voce di Dio che chiama

Conte nasce in una famiglia benestante siciliana e aiuta il padre nell’azienda di famiglia. Una gioventù come quella di molti coetanei, poi i primi sintomi della crisi che lo porterà a una svolta radicale.

Tutto era diventato per lui motivo di sconforto. A 26 anni ecco il grande passo: una lettera ai genitori e una nuova vita da eremita per le montagne dell’entroterra siciliano.

Il giovane dorme nelle grotte, mangia quel che la natura offre. Nella zona di Raddusa chiede ospitalità a una famiglia di pastori che lo accolgono come un figlio e lì comprenderà l’importanza del lavoro duro con le pecore, senza sapere ancora, che un domani sarebbe diventato pastore di uomini.

Biagio_015A un tratto intuisce che il suo viaggio sarebbe dovuto continuare e parte per un lungo pellegrinaggio a piedi, l’unica compagnia, un cane che chiamerà Libertà, per arrivare al suo santo preferito, Francesco d’Assisi.

Ormai ha deciso: si dedicherà totalmente, e per sempre, ai poveri della sua città, Palermo, dove ritorna e va a vivere sotto i portici della stazione centrale, insieme ai suoi nuovi fratelli e sorelle, il popolo di quelli che chiamiamo barboni, alcolisti, sbandati, ex detenuti, stranieri, extracomunitari, prostitute.

Fa come l’Abbé Pierre: chiede l’elemosina per i poveri, per comprare pane e latte, vestiti, coperte, un fornello elettrico per cucinare la pasta.

I senzatetto aumentano e Biagio ottiene un vecchio rudere abbandonato, un ex “disinfettatoio” comunale.

Col sudore e con la fatica dei fratelli che prima vivevano alla stazione (circa 60), insieme all’instancabile don Pino Vitrano, restaura l’edificio. Inizia così una gara di solidarietà cittadina e non solo per la ricostruzione della fatriscente struttura.

Il missionario laico palermitano Biagio Conte (s), ricevuto dal papa, Palermo, 3 ottobre 2010. Il pontefice e' vicino ai siciliani, a chi non ha lavoro, vive nell'incertezza del futuro o soffre a causa della criminalit?? organizzata e li invita a non aver paura di testimoniare i valori umani e cristiani. ANSA / FRANCO LANNINO

Arrivano da ogni parte d’Italia volontari per dare un aiuto a quella che sarà chiamata la Missione di Speranza e Carità di via Archirafi.

Dopo quest’opera, verranno la Cittadella del povero e della speranza nell’ex caserma dell’aeronautica di via Decollati e il Centro di accoglienza femminile dell’ex convento di Santa Caterina, che oggi accoglie circa mille persone fra musulmani, indù, cristiani, perseguitati dalle dittature, donne incinte senza futuro, bambini che chiedono semplicemente di vivere la loro infanzia.

A tutti offre un tetto, un pasto caldo, l’assistenza medica e farmaceutica.

A tutti viene anche insegnato un mestiere, perché il riscatto della persona possa essere totale.

[Tratto da Frate Indovino, Maggio 2015]

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“Mi accorgevo che mancava sempre un pezzo. Il cuore delle persone lo raggiunge solo Cristo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/06/2015

Non sprizzano gioia e serenità da tutti i pori? Come Maria hanno scelto la parte migliore…

<<Lavoravo con persone che avevano perso la vista durante la guerra. Il cuore di queste persone, il loro bisogno affettivo che dimostravano e mostravano era una cosa che non riuscivo a colmare.

Un bel giorno sono venuta ad Assisi da turista. Ero ospite di un monastero di clausura, delle clarisse. Perché stanno qui? Come fanno ad amare? Cos’è il loro modo di amare e come fanno ad essere presenti nella vita delle persone?

Sono tornata a casa. Per quanto cercassi di aiutare queste persone mi accorgevo che mancava sempre un pezzo. Il cuore delle persone lo raggiunge solo Cristo.>>

 

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Sei felice di fare il sacerdote?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/04/2015

Ricordate l’intervista delle Iene a Padre Maurizio Botta?

Eccolo adesso alle prese con le domande dei bambini…

L’educazione è una questione di stare, di stare, di stare, di stare ore con questi bambini, e non è una questione di esperti (…) non c’è niente che può sostituire il permanere, lo stare con loro…

Sei felice di essere sacerdote?

Sacerdoti felici generano vocazioni.

Genitori appassionati (con fatica con sofferenza) ma appassionati di educare i loro figli, di essere padre e madre, genereranno una fiducia nella vita dei figli incredibile che a loro volta quando cresceranno sentiranno un desiderio anche loro di essere papà e mamma.

 

 

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“E’ Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/01/2015

Suor Fulvia, monaca di clausura che ha ascoltato la sete di felicità che Gesù mette nel cuore di molti giovani, accogliendo l’invito di un Papa santo.

<<Io credo di aver solo intuito che dietro questa forma di vita si racchiudeva un segreto, una possibilità di una vita piena, un po’ come le acque dei fiumi che vengono raccolte dagli argini, se sono lasciate disperse non hanno potenza; le acque raccolte fluiscono con maggior forze.

Papa-Wojtila-Giornata-mondiale-della-gioventùLa vita claustrale è un generatore di energia per la vita della Chiesa.

La Giornata Mondiale della Gioventù del 2000 a Tor Vergata, Giovanni Paolo II, vecchio e stanco, e che comunque mi è sempre sembrato un uomo felice, felice della sua vita, un testimone verace, parlando a questa folla sterminata che eravamo noi disse:

“In realtà è Gesù che cercate, è Gesù che cercate quando sognate di felicità.

E’ Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate.

E’ Lui la bellezza che tanto vi attrae.

E’ Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso.”

E io gli ho creduto, profondamente ho capito che tra quei due milioni di persone stava parlando a me.>>

 

 

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“Parti alla scoperta di Dio senza carta stradale, sapendo che egli è sulla via e non al termine” (M. Delbrêl)

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/12/2014

wpid-1402209739055.jpgSuor Sandra racconta la sua vocazione nata, come una scintilla, a Medjugorje.

La mia vocazione come quella di ogni uomo e di ogni donna, ha origini molto remote. Dall’eternità Dio aveva già preparato un piano per me da realizzare nel tempo: si trattava di scoprirlo. “Quando Dio posava su di me il suo sguardo e mi predestinava, la gioia che provava per me era perfetta; in quella gioia non v’era alcun timore che il suo disegno potesse non compiersi.” (S. Agostino)

Mentre mia madre era in mia attesa, aveva partecipato ad un corso di esercizi spirituali insieme a papà. Se è vero che i bambini “assorbono” l’atmosfera che si respira fuori ancora prima di nascere, penso di poter dire che quelli sono stati i miei primi esercizi! Ho ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana nella mia parrocchia, e intanto il Signore lavorava…

A 15 anni, durante un corso estivo lontana da casa, presi con me un Vangelo tascabile e iniziai a familiarizzare con la Parola di Dio. La domenica la Parola ci viene spezzettata, ma lì il “pane” era tutto intero e aveva un sapore nuovo. Ricordo che mi colpì particolarmente la frase “vi sono degli eunuchi che si sono fatti tali per il regno dei cieli, chi può capire, capisca” (Mt 19,12).

L’anno seguente (era il 1984), sempre durante le vacanze, partecipai ad un pellegrinaggio a Medjugorje e nel mio cuore si accese una “scintilla”. Per la prima volta vedevo tanta gente in ginocchio per ore. Tornai a casa con un gran desiderio di preghiera nel cuore.

Mi recai altre volte in quel luogo di fede e trovavo sempre nuovo impulso per fare qualcosa di più… per Dio: Lui era morto in Croce per me! Riflettevo: “Forse mi farò suora”, ma era un pensiero ancora vago, finché un giorno una persona mi provocò con questa domanda: “Non hai mai pensato di consacrarti?” Risposi di sì! In quell’istante scattò la molla che, cammina, cammina, mi avrebbe portata in convento.

Un pezzetto di strada era fatto, ma ora… dove andare? Non conoscevo religiose. Mi fu consigliato da un sacerdote di fare qualche esperienza: nella vita attiva e in quella contemplativa. Scelsi la seconda perché mi sentivo più portata a questo stile di vita: era quello che cercavo!

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Madeleine Delbrêl – mistica francese, serva di Dio

Avevo sempre sentito il desiderio di fare qualcosa per gli altri e ho capito che, con una vita dedita alla preghiera, potevo essere vicina a tutti i drammi del mondo. “Parti – scrive Madeleine Delbrel alla scoperta di Dio senza carta stradale, sapendo che egli è sulla via e non al termine. Non cercare di trovarlo con ricette originali, ma lasciati trovare da lui, nella povertà di una vita banale”.

A 20 anni varcai la soglia del monastero delle agostiniane di Locarno (Svizzera italiana) per scoprire Dio nel silenzio e nella preghiera, insieme alle sorelle della mia comunità. Questa è la mia storia, ma so che il “puzzle” non è ancora completo, c’è ancora tanta strada da percorrere. Ciascuno ha il suo dono da Dio, ossia la sua vocazione specifica, ma la cosa più importante, è ” la risposta che noi diamo, la dedizione totale con cui abbracciamo questa vocazione, con cui le siamo fedeli. Quello che fa la santità non è la vocazione, ma la tenacia con cui l’abbiamo vissuta.”

Nel nostro “villaggio globale”, dove impegnarsi per sempre suscita una certa apprensione, i cristiani devono rendere visibile nella loro esistenza la fedeltà di Dio al suo progetto di amore.

Oggi, dopo 15 anni dal felice giorno della mia entrata fra le monache agostiniane di Locarno, ringrazio il Signore e la Madonna per il grande dono della vocazione e chiedo a Maria che altri giovani possano donare tutta la propria vita a servizio del Regno e per la gloria di Dio.

Suor Sandra

(Fonte: http://medjugorje.altervista.org/index.php/archivio/sezione/testimonianze)

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“Chi di voi vuole diventare un ragazzo buono?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/09/2014

Don_Ivan_01Storia di Ivan che grazie alla Comunità Cenacolo e alla Misericordia di Dio si è liberato dalla dipendenza della droga e ora è sacerdote

Sono contento purché posso testimoniare a voi tutti la “risurrezione” della mia vita. Tante volte, quando si parla di Gesù vivo, Gesù che si può toccare con le mani, che cambia le nostre vite, i nostri cuori sembra tutto così lontano, nelle nuvole, ma io posso testimoniare che ho sperimentato tutto questo e che l’ho visto realizzarsi anche nella vita di tanti, tanti ragazzi. Ho vissuto per molto tempo, circa 10 anni, prigioniero della droga, nella solitudine, nell’emarginazione, immerso nel male. Iniziai ad assumere marijuana quando avevo solo quindici anni. Tutto cominciò con la mia ribellione verso tutto e tutti, dalla musica che ascoltavo che mi spingeva verso una libertà sbagliata, iniziai facendo, ogni tanto, una canna, poi passai all’eroina, infine all’ago! Dopo la scuola superiore non riuscendo a studiare a Varazdin, Croazia, andai in Germania senza un obiettivo ben preciso. Iniziai a vivere a Francoforte dove lavoravo come muratore, ma ero insoddisfatto, desideravo di più, desideravo essere qualcuno, avere molti soldi. Cominciai a spacciare eroina. I soldi iniziarono a riempire le mie tasche, vivevo una vita di classe, avevo tutto: macchine, ragazze, bei momenti – il classico sogno americano.

Intanto, l’eroina si impossessava sempre di più di me e mi spingeva sempre più in basso, verso l’abisso. Facevo un sacco di cose per denaro, rubavo, mentivo, ingannavo. In quell’ultimo anno trascorso in Germania, vivevo letteralmente per le strade, dormivo nelle stazioni dei treni, fuggivo dalla polizia, che ormai mi stava cercando. Affamato com’ero entravo nei negozi, afferravo pane e salame e mentre scappavo mangiavo. Dirvi che nessun cassiere mi bloccava più e’ sufficiente per farvi capire che aspetto io potessi avere. Avevo solo 25 anni, ma ero così stanco della vita, della mia vita, che desideravo solo morire. Nel 1994 fuggii dalla Germania, ritornai in Croazia, in queste condizioni mi trovarono i miei genitori. I miei fratelli mi hanno subito aiutato ad entrare in Comunità, prima a Ugljane vicino a Sinji e poi a Medjugorje. Io, stanco di tutto e desideroso solo di riposarmi un po’, sono entrato, con tutti i miei bei progetti su quando uscire.

Non dimenticherò mai il giorno in cui, per la prima volta, ho incontrato Madre Elvira: avevo tre mesi di Comunità e mi trovavo a Medjugorje. Parlando in cappella a noi ragazzi, all’improvviso ci ha rivolto questa domanda: “Chi di voi vuole diventare un ragazzo buono?” Tutti attorno a me hanno alzato la mano con gioia nei loro occhi, sui volti. Io invece ero triste, arrabbiato, avevo già i miei progetti in testa che non avevano nulla a che fare col diventare buono. Quella notte però non riuscii a dormire, sentivo un grande peso dentro di me, ricordo di aver pianto di nascosto nei bagni ed al mattino, durante la preghiera del rosario, ho capito di voler diventare buono anch’io. Lo Spirito del Signore aveva toccato il mio cuore in profondità, grazie a quelle semplici parole pronunciate da Madre Elvira. All’inizio del cammino comunitario ho sofferto tanto a causa del mio orgoglio, non volevo accettare di essere un fallito.

Don_Ivan_03Una sera, nella fraternità di Ugljane, dopo aver raccontato molte bugie sulla mia vita passata per apparire diverso da come ero realmente, con sofferenza ho capito quanto male mi fosse entrato nel sangue, vivendo tanti anni nel mondo della droga. Ero arrivato al punto che non sapevo nemmeno più quando dicevo la verità e quando mentivo! Per la prima volta nella mia vita, seppur a fatica, ho abbassato l’orgoglio, ho chiesto scusa ai fratelli e subito dopo ho provato una grande gioia per essermi liberato dal male. Gli altri non mi hanno giudicato, anzi, mi hanno voluto ancora più bene; ho sentito “fame” di questi momenti di liberazione e di guarigione e ho cominciato ad alzarmi la notte per pregare, a chiedere a Gesù la forza di vincere le mie paure, ma soprattutto di donarmi il coraggio di condividere con gli altri le mie povertà, i miei stati d’animo ed i miei sentimenti. Lì davanti a Gesù Eucarestia la verità ha iniziato a farsi strada dentro di me: il desiderio profondo di essere diverso, di essere amico di Gesù. Oggi ho scoperto quanto è grande e bello il dono di una amicizia vera, bella, pulita, trasparente; ho lottato per riuscire ad accettare i fratelli così come erano, con i loro difetti, accoglierli nella pace e perdonarli. Ogni notte chiedevo e chiedo a Gesù di insegnarmi ad amare come Lui ama.

Ho trascorso tanti anni nella Comunità di Livorno, in Toscana, li, in quella casa, ebbi modo di incontrare tante volte Gesù e di andare più in profondità nella conoscenza di me stesso. In quel periodo, inoltre, soffrii molto: i miei fratelli, cugini, amici erano in guerra, mi sentivo colpevole per tutto quello che avevo fatto alla mia famiglia, per tutte le sofferenze arrecate, per il fatto che io me ne stavo in Comunità e loro in guerra. Inoltre mia madre, in quel periodo, si ammalò e mi chiese di ritornare a casa. Fu una scelta molto combattuta, sapevo cosa stava passando mia madre, ma nello stesso tempo sapevo, che per me uscire dalla Comunità sarebbe stato un rischio, era troppo presto e sarei stato un peso grosso per i miei. Pregaii per notti intere, chiedevo al Signore di fare capire a mia madre che io non ero solo suo, ma anche dei ragazzi con i quali vivevo. Il Signore ha fatto il miracolo, mia madre ha compreso e oggi lei e tutta la mia famiglia sono molto contenti della mia scelta.

Passati quattro anni di Comunità, era arrivato il momento di decidere che cosa fare della mia vita. Mi sentivo sempre più innamorato di Dio, della vita, della Comunità, dei ragazzi con cui condividevo le mie giornate. All’inizio, pensai di studiare psicologia, ma più mi avvicinavo a questi studi, più le mie paure aumentavano, avevo bisogno di andare al fondamento, alla essenzialità della vita. Decisi, allora, di studiare teologia, tutte le mie paure sparivano, mi sentivo sempre più riconoscente verso la Comunità, verso Dio per tutte le volte che mi e’ venuto incontro, per avermi strappato dalla morte e avermi risuscitato, per avermi ripulito, vestito, per avermi fatto indossare il vestito della festa. Più procedevo negli studi, più la mia ‘chiamata’ diventava chiara, forte, si radicava dentro di me: volevo diventare sacerdote! Desideravo donare la mia vita al Signore, servire la Chiesa dentro la Comunità Cenacolo, aiutare i ragazzi. Il 17 luglio 2004 sono stato ordinato sacerdote.

(Per ogni approfondimento http://www.comunitacenacolo.it/)

In questo video don Ivan racconta la sua storia a TV2000

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