FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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«Se vivessi in funzione del successo sarei infelice: la mia felicità sta principalmente in Gesù e nella preghiera»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/07/2018

Sono passati quattro anni dalla vittoria di suor Cristina Scuccia del talent The Voice. Ricordo gli incoraggiamenti, lo stupore e le critiche di cui la suore erano oggetto soprattutto sui social.

Le dedicai un post che, evitando facili entusiami come rigidi pregiudizi, terminava con un augurio e una preghiera.

«Noi di Fermenti Cattolici Vivi, consapevoli del fatto che Dio dia i talenti per usarli e non per nasconderli, facciamo il tifo per suor Cristina, con un’avvertenza e una richiesta che giriamo ai lettori. Nella speranza che non venga inghiottita dalle esigenze di audience del reality e che non venga strumentalizzata, svalutata o ridotta a macchietta, preghiamo per lei invitando i lettori a fare altrettanto affinché lo Spirito Santo la usi come strumento di Dio e la mantenga tale

Suor Cristina in gioiosa ubbidienza alla Chiesa, e alla sua bella vocazione, ha proseguito il suo cammino con saggezza, e Dio è stato fedele, come possiamo leggere nell’intervista rilasciata dalla suora a Famiglia Cristiana.

«Papa Francesco chiede una Chiesa in uscita», dice [Suor Cristina].

E lei lo ha preso in parola. Ha cantato a Tokyo, Buenos Aires, New York, a Cracovia per la Gmg…

«Se un giorno qualcuno mi avesse detto che avrei girato il mondo, l’avrei preso per matto. Ma il Signore ha scelto me per questa missione folle».

Papa Francesco è contento?

«L’ho incontrato tre volte. Nel 2014 per consegnargli il primo disco e poi a dicembre scorso ha ricevuto gli artisti del Concerto di Natale. Il vescovo che era accanto a lui ha detto: “Questa è la suora che canta”. Lui mi ha riconosciuto subito e ha risposto: “Avanti, avanti così suora”. Il 17 marzo scorso ero a San Giovanni Rotondo. Quando è passato con la papamobile una mamma gli ha dato il suo bimbo, lui lo ha baciato e lei si è messa a piangere. Commovente».

Francesco ha detto che la vita cristiana non è “mi piace”, ma “mi dono”.

«Ha un linguaggio semplice, diretto ed efficace. Può cambiare tanti cuori».

Che brano dell’album gli dedicherebbe?

«Quello sulla bellezza. Lui fa scoccare la scintilla della bellezza anche nella miseria. Mi ha scosso il cuore vederlo abbracciare i bimbi malati di Casa Sollievo della sofferenza».

Cos’è per lei la felicità?

«Se vivessi in funzione del successo sarei infelice. La mia felicità sta principalmente in Gesù e nella preghiera ma soprattutto nelle piccole cose semplici di ogni giorno. Per esempio, lavare i piatti».

Tocca sempre a lei farlo?

«Siamo solo in quattro, abbiamo tante attività, quando mancano le nostre collaboratrici diamo una mano».

Il brano più autobiografico?

«L’ombra che non ho più parla di me: “Non ci sono percorsi che non posso tracciare insieme a te, l’argento degli occhi tuoi sarà la mia forza. Sono quello che ho scelto, ogni giorno mi specchio dentro di te, nel buio si perderà l’ombra che non ho più”».

Dopo The Voice com’è cambiata la sua vita?

«Quella vittoria è stato un terremoto. Dopo sono maturata tanto artisticamente e nella fede. In questi quattro anni non mi sono mai fermata ma la vita religiosa mi ha protetta molto».

In che senso?

«Come succede a tanti ragazzi che vincono un talent show, il successo ti porta alle stelle, poi finisci nel dimenticatoio e vai in depressione. È fondamentale essere coscienti che il tuo valore non è dato dalla fama».

Com’è la sua giornata?

«Sveglia alle 6.30, lodi mattutine, Messa e poi inizio a lavorare. Abbiamo la scuola d’infanzia con 80 bambini, il pensionato universitario con 40 studentesse. Non è affatto un convento silenzioso. Poi ci sono le attività della parrocchia San Leone Magno. Alle 18.30 i vespri, la cena e la compieta».

Dove trova il tempo per la musica?

«I miei collaboratori cercano di adattarsi ai miei ritmi, evitano di farmi fare troppo tardi la sera e quando viaggiamo “organizzano” la Messa quotidiana».

È vero che la Congregazione ha detto no alla sua partecipazione al Festival di Sanremo 2015?

«No. I giornali ne scrivono tante».

Ai tempi di The Voice molti l’hanno pure criticata bollando la sua partecipazione al talent come “un’operazione commerciale furbetta”.

«A me le critiche non arrivavano, appena entravo in convento le suore mi nascondevano i giornali. Credo che la Congregazione abbia fatto bene a rischiare e mandarmi in Tv».

Rifarebbe l’invito a recitare il Padre nostro in diretta Tv?

«Penso di sì, avevo ottenuto un grande successo e mi sembrava giusto rimandare tutto a Colui che aveva creato una cosa così grande. Il Padre Nostro fu la ciliegina sulla torta, come a dire: è tutto merito Suo. Anche la scelta del coach, J-Ax, fu spontanea perché volevo arrivare ai giovani che, si sa, amano il rap».

Che rapporti ci sono con J-Ax?

«Ci sentiamo ogni tanto. La Madre generale dell’epoca, suor Carmela Distefano, lo adora. A The Voice era molto premuroso con lei, si confidava e lei lo ha preso quasi come un figlio da custodire nelle preghiere. Lo aspetto in convento».

Com’è il suo rapporto con i fan?

«Attraverso i social tutti i giorni mi arrivano tanti messaggi, anche drammatici: chi chiede preghiere, ragazzi che scrivono che vogliono suicidarsi. Cerco di dare loro dei consigli, parlargli, è la mia missione. C’è una famiglia che ho incontrato perché il loro figlio, 16 anni, era mio fan. Si è ammalato di cancro ed è morto nel giro di pochi mesi. Sono stata vicina a loro e ho pregato tanto».

(Fonte della citazione: http://www.famigliacristiana.it/)

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«Ero caduta nella trappola della tentazione di Adamo: quando l’uomo si mette al posto di Dio!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/02/2018

La prima volta che conobbi le Clarisse di Borgo era l’estate del 2016. Un’amica, laica consacrata, stava cercando un monastero dove poter fare il suo periodo di esercizi spirituali personali e mi chiese se ne conoscessi uno in montagna: così mi ricordai che un giovane sacerdote Trentino mi aveva raccontato che a Borgo Valsugana vivevano delle monache: e fu così che grazie alla mia amica, scoprii il monastero!

Quell’estate stavo proprio cercando uno spazio e un tempo per pregare, ma le realtà che mi erano state indicate non andavano bene per i miei impegni di lavoro. Così lessi la locandina degli esercizi di Agosto e il periodo si incastrava alla perfezione! C´era una bella raffigurazione antica del volto di Santa Chiara, ma ciò che più mi colpì fu il titolo del ritiro: Chiara, donna libera!

Ne fui attratta: mi dava un senso di gioia e di pienezza…di vita realizzata! Da poco avevo concluso una relazione amorosa e desideravo approfondire la ricerca di me stessa come creatura femminile, donna, voluta e amata da Dio. Pensavo: se Dio Padre mi ha creata perché avessi la gioia – …e in abbondanza! -, come si immaginava una vita piena per Benedetta, come donna? Chiara poteva essere per me modello femminile secondo il desiderio di Dio Padre?

Così chiamai in monastero per presentarmi e motivare la mia iscrizione al ritiro e conobbi al telefono, il calore e l’accoglienza delle sorelle. Mi fece sentire subito di casa! Sr. Emmanuela mi inviò le indicazioni stradali del monastero spiegate molto bene (aveva ragione, il navigatore mi avrebbe fatto sbagliare strada!) e partii.

Là incontrai le mie prime amiche di cammino: “Lucia grande” e “Lucia piccola” e, proseguendo con i ritiri, queste amiche sono sempre aumentate, tutte diverse per età, origine, esperienze, ma accomunate dal desiderio e dalla gioia di camminare insieme.

Rimasi colpita subito dall’ospitalità delle Clarisse: dalle camerette preparate con cura, al cibo sempre abbondante e delizioso, alla puntualità del servizio e dal ricco materiale preparato per il ritiro. All’inizio, mi fu un po’ difficile abituarmi alla cadenza della preghiera comunitaria, ma presto gustai questo nuovo ritmo che mi permetteva di rallentare i pensieri e ascoltarmi nel profondo del cuore.

Quel primo ritiro fu per me un momento di grazia straordinario: il Signore agì in modo forte su di me facendomi capire improvvisamente, come se mi avesse tolto un velo dagli occhi, che stavo vivendo un´illusione pericolosa pensando che la mia libertà fosse un bene da gestire a mio piacimento sulla base dei miei soli desideri, senza particolari regole.

Ero caduta nella trappola della tentazione di Adamo: quando l’uomo si mette al posto di Dio! Piansi lacrime amare…le lacrime di Pietro. Ma le sorelle e le amiche di cammino mi consolarono e così ricominciai piano piano un nuovo cammino (difficile!! e che continua…), di conversione, ma soprattutto di misericordia.

Da quel primo ritiro, ne sono arrivati altri e sono sicura che tornerò ancora a Borgo. Ogni volta è per me un’occasione di stare in silenzio, mettermi in ascolto e condividere con nuove amiche di cammino la vita, i sentimenti, lasciandosi guidare dalla saggezza delle sorelle clarisse.

Se guardo indietro, da quel primo ritiro, il Signore ha fatto meraviglie nella mia vita. Posso dire a tutte le ragazze che si sentono incuriosite dal monastero di Borgo, di non esitare a provare un´esperienza di ritiro: il Signore troverà il modo di operare con la Sua Grazia, nella tua vita, in quell’occasione di ritiro…e quando si torna a casa il cuore ti dice: per fortuna che ci sono stata!!

(Testimonianza di Benedetta, dopo un ritiro al monastero delle Clarisse di Borgo Valsugana)

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“Ero felice di quello che avevo ma non si può paragonare alla felicità che Dio ha messo nel mio cuore.”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/05/2017

Mi  ritrovo spesso a pensare: “Sarebbe un buon prete, sarebbe una buona suora!”, osservando la gente intorno a me.

Lungi dal presumere di saper riconoscere una vocazione, questa cosa però mi fa riflettere sul fatto che in tempi come questi, siano sempre più le persone nel cui cuore Dio ha piantato la sua chiamata, che però non incontrano realtà che le aiutino a riconoscerla.

Condivido quindi con gioia testimonianze come questa della miss che ha trovato la vera felicità in convento.

Città del Messico: una giovane riempie le prime pagine dei giornali facendosi suora solo un anno dopo essere stata incoronata regina di bellezza nel suo paese nativo.

Esmeralda Solís Gonzáles recentemente è entrata a far parte delle Povere Clarisse Missionarie del Santissimo Sacramento in qualità di postulante. La storia di questa ventenne messicana è diventata virale dopo che è stata condivisa in un post della pagina Facebook dei fan di Miss Messico.

(…) Esmeralda è nata il 12 aprile 1997 a Valle de Guadalupe, nello stato messicano di Jalisco, in una famiglia cattolica. Ora risiede in un convento di Guernavaca, dopo aver lasciato il lavoro di nutrizionista.

“Non ti rendi conto di cosa sia realmente la vita religiosa fino a quando non ci sei dentro. Fino ad ora sono stata in grado di vederla da un’altra prospettiva, quella che ti offre il mondo”, ha dichiarato Esmeralda alla Catholic News Agency.

“Ero felice di quello che avevo ma non si può paragonare alla felicità che Dio ha messo nel mio cuore.”

La giovane postulante ha incontrato le suore a quattordici anni quando il suo interesse per una vocazione religiosa si stava risvegliando attraverso un campo vocazionale.

I tempi di Dio sono perfetti. Durante questo tempo di discernimento ho potuto fare delle esperienze come quella di venire eletta reginetta di bellezza e altre cose che hanno lasciato il loro segno e mi hanno permesso di imparare molto sulle cose che mi sarebbero successe dopo.”

La scoperta della vocazione era stata sempre presente nella sua vita come una “piccola spina”, dice Esmeralda.

Mi sono resa conto del fatto che dovevo fare spazio nella mia vita per scoprire ciò che Dio aveva previsto per me. Nel processo di discernimento vocazionale ho avuto anche paure e dubbi, ma l’amore che la Madonna mi mostrava ogni giorno mi ha permesso di superare ogni senso di scoraggiamento”.

Esmeralda ha scoperto che Dio la chiamava “a servirLo in modo radicale” che significa “cambiare la vita per abbracciare la Croce di Cristo e vivere più vicino a Lui”.

“Sono postulante da poco tempo ma posso dire di sentirmi veramente felice!”, dice Esmeralda che, per scoprire la vocazione ha passato molto tempo in preghiera e compiendo azioni di carità, “il cambiamento non è facile per la famiglia perché comporta il distacco, ma sono stata sempre appoggiata dai miei genitori, così come dai veri amici.

Sebbene fossi realizzata in molti settori, sentivo che il Signore aveva bisogno che io portassi frutto in modi differenti”.

“Ogni vocazione è difficile ma se vai e afferri la mano di Dio, sarai sempre capace di fare il passo successivo.”

Beata María Inés Teresa Arias

Nella vita religiosa ogni giorno è un nuovo inizio e una nuova opportunità di estendere il Regno di Dio. Questo comporta molti sacrifici che però sono sempre ricompensati con la felicità“.

La giovane novizia afferma anche che “la presunta felicità che il mondo offre è attraente” ma “è necessario fissare il nostro sguardo sulle cose che durano”.

“Non devi avere paura. Se Dio ti chiama, avrà cura di tutto, devo solo riceverLo con grande pace, gioia e fiducia. Penso che la paura sia la grande scusa responsabile di troncare la vera felicità che solo Dio può offrire“, dice Esmeralda.

Le Povere Clarisse Missionarie del Santissimo Sacramento sono un istituto di Diritto Pontificio fondato dalla beata María Inés Teresa Arias nel 1945 a Cuernavaca in Messico.

Lo spirito dell’istituto è eucaristico, mariano, missionario e centrato sul Santissimo Sacramento. Le missionarie lavorano in cliniche, gruppi giovanili, scuole, università, centri di esercizi spirituali, missioni. Sono presenti in Messico, Argentina, Costa Rica, USA, Spagna, Italia, Irlanda, Russia, Giappone, Corea, Indonesia, Sierra leone, Nigeria, Vietnam e India.

Tradotto da: http://mattersindia.com/2017/05/mexican-beauty-queen-decides-to-become-nun/

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«Un'”uniforme” diversa e un “capo” molto più misericordioso»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/03/2017

Don Ernesto Piraino che si è raccontato ai microfoni di Padre Pio Tv in una lunga intervista. A http://www.infooggi.it ha risposto a qualche domanda.

Diciotto lunghi anni nella Polizia di Stato.Cosa è significato per te essere un poliziotto?

Essere stato poliziotto rappresenta oggi, nel mio nuovo stato di vita, certamente un valore aggiunto. Aver potuto servire la gente indossando una divisa ha contribuito ad accrescere il mio bagaglio esperienziale dal punto di vista umano e perché no, anche spirituale.

La giustizia umana spesso può e deve coincidere con quella divina, pertanto la missione continua, con una “uniforme” diversa e un “capo” molto più misericordioso!

Quando hai avvertito le prime avvisaglie della vocazione?

Oggi, col senno di poi, posso dire che le prime avvisaglie si manifestarono sin dall’età infantile e poi adolescenziale. Nel 2006 , con l’inizio dell’adorazione Eucaristica perpetua nella mia parrocchia di allora, a Scilla in provincia di Reggio Calabria, il Signore iniziò a parlare al mio cuore in maniera sempre più chiara.

Eri fidanzato. L’amore per il Signore, però richiedeva l’esclusiva…

Dopo il secondo anno di fidanzamento, la mia ragazza, iniziando a notare in me una certa predisposizione alla vita spirituale, cominciò a fare delle battute sempre più insistenti, “se ti vuoi fare prete dimmelo chiaro!”.

Dopo un certo tempo, per poter andare di tanto in tanto in chiesa a pregare, fui costretto ad utilizzare l’alibi della palestra. Non sentivo la chiamata al sacerdozio, semplicemente desideravo ricavarmi dei tempi di silenzio e meditazione. Oggi so che quelle battute erano in realtà delle profezie.

Quando hai preso la decisione di abbandonare tutto e seguire Gesù?

Una sera di febbraio, siamo nel 2010, mentre mi trovavo nella cappella del seminario, dove di tanto in tanto mi recavo per preparare degli esami con alcuni seminaristi, miei colleghi di facoltà, avvertii forte il desiderio di lasciare tutto per donare la mia vita al Signore nel sacerdozio.

Il giorno dopo andai immediatamente dal mio padre spirituale.

Dal primo tuo si al Signore, tutto si è stravolto nella tua vita…

Le difficoltà non sono mancate, il Signore però ha fatto sì che diventassero dei trampolini di lancio. Oggi vivo il dono del sacerdozio anche grazie a quelle difficoltà iniziali, che hanno rafforzato la chiamata e il desiderio di non mollare.

Cosa ti senti di dire ai giovani che avvertono la vocazione?

Dico ai giovani che dovessero avvertire la chiamata del Signore, di non avere paura, di aprire le porte del loro cuore con fiducia.

Il Padre desidera la felicità per ciascuno dei Suoi figli, e vi assicuro donare la vita a Lui riempie il cuore di gioia, quella vera!

Fonte: https://www.infooggi.it/

In questo video, un bel servizio su Padre Pio TV

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«Prega si, e cambierà il finale! (…) Riprenditi quest’arma!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/03/2017

Una parodia di Occidentalis Karma che vale la pena di sentire…

Nel video che segue, don Roberto Fiscer racconta il suo passato da disc jokey che dava felicità agli altri ma non la trovava.

Poi l’incontro con Giovanni Paolo II, la vocazione e…

“Nella vita spirituale, quando il signore ti chiama, bisogna buttarlo via lo specchietto retrovisore, non bisogna guardarsi più indietro.”

“Dio non sceglie quelli capaci, rende capaci quelli che sceglie.”

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«Oggi sono molto più sereno rispetto a quando giocavo»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/03/2017

L’ex calciatore del Manchester United diventa frate domenicano

Il centrocampista Philip Mulryne ha condiviso maglia e spogliatoio con le stelle del Manchester United: David Beckham, Ryan Gigg, Nicky Butt, Paul Scholes, Andy Cole e Ole Gunnar Solskjaer. Oggi, invece, condivide il saio con san Domenico di Guzmán, fondatore dell’ordine dei Domenicani.

Nordirlandese, ha debuttato in Nazionale l’11 febbraio 1997 (segnando un gol) e nei Red Devils il 14 ottobre 1997. Nel 1999 è passato al Norwich City, contribuendo a portare il club inglese in Premier League nel 2004. Si è infine ritirato nel 2008, tornando a Belfast.

Ma proprio lì, nel Nord Irlanda, l’inaspettato incontro con mons. Noel Treanor, vescovo della diocesi di Down e Connor, che diventa suo confidente e confessore, coinvolgendosi in attività caritatevoli. E’ qui che Mulryne sente la chiamata alla vocazione: dopo 4 anni di studio (filosofia e teologia) nel Pontificio Collegio Irlandese, il 29 ottobre 2016 è stato ordinato diacono dall’arcivescovo di Dublino e nel 2017 riceverà l’ordinazione sacerdotale, divenendo frate domenicano.


«Oggi sono molto più sereno rispetto a quando giocavo»
, ha dichiarato. L’ex calciatore Paul McVeigh, suo amico, ha rivelato: «Con mio grande stupore, e molto probabilmente quello di tutto il mondo calcistico, Phil ha deciso di allenarsi per diventare un prete cattolico. Sono ancora in contatto con lui e sapevo che stava trasformando la sua vita, dedicandosi alla beneficenza e aiutando i senza tetto. Eppure è stato uno shock completo sentire che aveva scelto questa come sua vocazione. Sono venuto ad incontrarlo a Roma e l’ho trovato davvero molto contento».

Campi prestigiosi, fama mediatica, stipendi faraonici, auto di lusso e tante donne: lo stereotipo della vita da sogno del calciatore. Eppure, evidentemente, nulla di ciò che può offrire il “mondo” riesce davvero a soddisfare l’animo umano, che è misteriosamente in costante ricerca dell’Infinito. La storia di padre Philip insegna.

 Qui, la vestizione e la professione solenne di padre Philip.

(Fonte: http://www.uccronline.it, pubblicato il 14 gennaio 2017)

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“Ho cercato la libertà ma l’ho trovata, vera e piena solo in Gesù Cristo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/10/2016

L’incredibile storia di Fra’ Paul Iorio.

Un americano a Roma figlio di una famiglia benestante comincia a ricercare il senso della vita, lo cerca nel teatro, poi sperimenta il mondo: la ricerca delle libertà nel vagabondaggio, la strada, la droga, i figli dei fiori, l’assenza di regole, le sostanze psichedeliche, i furti per la noia, il pericolo, il carcere negli States, le donne, fino a quando sperimenta la vera libertà, in Dio, e trova la sua vocazione, sulle orme di San Francesco, povero e veramente libero.

Una testimonianza da seguire fino in fondo.

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“Sentirmi amata da Dio mi ha permesso di vedere diversamente le cose”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/10/2016

Conversione di Suor Cristina Alfano, cantante lirica.

Quando una vita senza senso è il primo campanello di una vocazione…

“Sentirmi amata da Dio mi ha permesso di vedere diversamente le cose.

Le parole non possono rappresentare questa immensità.

E’ come se rientri in quel qualcosa per cui dici – Ecco, adesso io sono a casa.

Mi professavo non proprio atea ma lontanissima da Dio, fondamentalmente non mi interessava.

Il rapporto con la fede era inesistente. Questo mi permette di comprendere le persone che dicono che non sentono nulla, quando parlo della fede.

Cantavo, realizzavo i miei primi CD ,a c’era qualcosa che mi mancava.

Mi sentivo dentro uno schema, dentro un apparire.

Ho cominciato a credere in Dio guardando la mia vita.”

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“Santa Teresa mi ha aiutato a vivere il momento presente”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 31/10/2015

stephanie_01Dal sito http://it.aleteia.org/ Stéphanie, bella, talentuosa, lascia tutto per il convento…

Dopo alcuni anni di discernimento, la giovane professoressa Stéphanie, di 26 anni, ha preso la decisione della sua vita: offrire tutta la sua esistenza a Dio, entrando in convento. Abbiamo parlato con lei qualche giorno prima del suo ingresso nella comunità benedettina dell’Abbazia di Nostra Signora di Pesquié, ad Ariège (Francia).

Aleteia: Quando ha scoperto la fede?

Stéphanie: Non sono mai arrivata a “perdere la fede”. Dopo la morte di mia sorella la mia fede, che era mezzo addormentata, si è risvegliata. Ho iniziato a credere profondamente e a voler progredire a livello spirituale nella mia vita. Ho perso una sorella nel 2005, mentre stava andando alla Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia. Quell’evento è stato senz’altro cruciale per il mio discernimento. La sua morte è stata un vero punto di svolta nella mia vita spirituale. Mi sono resa conto dell’importanza della nostra vita; che stiamo sulla Terra per un tempo limitato, che veniamo da Dio e un giorno vorremmo tornare da Lui. Vengo da una famiglia cattolica molto religiosa, ma penso che fino a quel momento andavo in chiesa più per routine e mimetismo che altro.

stephanie_02Aleteia: Quando ha iniziato ad affacciarsi l’idea di entrare in convento?

Stéphanie: Qualche anno dopo, nel 2008, dopo un pellegrinaggio, ho sentito un’attrazione per Dio durante la Messa e un forte desiderio di amarlo. Da quel momento ho vissuto con la sete di assoluto. L’idea di dedicare la mia vita a Lui ed entrare in convento è diventata più pressante. Ho sentito un vero amore per Dio, come se mi innamorassi di Lui. Avevo bisogno di andare a Messa tutti i giorni, di trascorrere del tempo con Lui. Questo grande desiderio è durato solo qualche mese. Sono passati gli anni. Avevo messo da parte la questione, anche se di tanto in tanto ritornava. Ho iniziato a lavorare come professoressa e conducevo la mia bella vita parigina. Ero felice, ma non completa. Con il tempo, il desiderio di mettere Dio al centro della mia vita è aumentato. Ho iniziato a pregare tutte le mattine chiedendo a Dio di aiutarmi a orientare la mia vita. Poi ho fatto un ritiro, e il mio direttore spirituale mi ha chiesto perché non offrivo la mia vita a Dio. L’idea non mi aveva mai abbandonato del tutto, e dopo di allora è diventata evidente. Ma questa evidenza era vertiginosa! Avevo sete di Dio, ma la decisione di fronte a una scelta tanto radicale non è stata affatto facile.

Aleteia: Chi è stato il primo a conoscere la sua decisione?

stephanie_03Stéphanie: Sono andata a informare la direttrice della scuola, ancor prima di dirlo alla mia famiglia o al mio direttore spirituale! È rimasta a bocca aperta. I miei genitori hanno accolto la notizia con allegria ed emozione, pur sapendo che d’ora in poi ci vedremo di meno, ma ammiro il loro coraggio e la loro fede. Mia madre mi ha sempre detto che vedeva i figli come un dono di Dio e che alla fine dei conti i figli appartengono a Lui.

Aleteia: Qualche santo l’ha ispirata in questo percorso?

Stéphanie: Santa Teresa mi ha aiutato a vivere il momento presente. Con lei ho preso coscienza della mia piccolezza davanti all’amore di Dio. Anche San Benedetto mi ha guidato da quando ho preso questa decisione il giorno della sua festa. Mi piace particolarmente la preghiera di abbandono del beato Charles de Foucauld, e cerco di recitarla tutti i giorni.

Aleteia: Cosa pensa della vita che sta per lasciarsi alle spalle: il divertimento, la quotidianità, i rapporti affettivi… Non le mancheranno?

stephanie_04Stéphanie: No. E ad essere sincera mi sembrava tutto un po’ superficiale. Non è in questo che si trova la felicità, ma nelle relazioni profonde. La mia fede mi porta a non vivere in modo superficiale, perché non è in questo che è Dio. I momenti con la mia famiglia e i miei amici mi mancheranno e sono consapevole di rinunciare a molte cose, ma so che nell’abbazia troverò l’essenziale. È vero che agli occhi degli uomini abbandonare la vita in società forse è una follia, ma non lo è agli occhi di Dio.

Aleteia: A suo avviso, cosa offrono le religiose alla società?

Stéphanie: Le monache si allontanano dal mondo e allo stesso tempo sono molto presenti in esso. Si tengono aggiornate sull’attualità e non perdono l’occasione per pregare per tutta l’umanità. Le loro preghiere sono importanti. Sono vere sentinelle dell’Invisibile: nessuno le vede, ma anche così sono essenziali per la società. Viviamo in un mondo individualista, senza punti di riferimento, che ha bisogno più che mai della presenza spirituale e della preghiera dei religiosi.

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“Lui immaginava altro e chi sono io per dire di no a Dio?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/07/2015

Ricordate Cristina Acquistapace?

Nel 2009 ospite di “A sua immagine” spiazzava tutti con la frase: “Mamma, io sono fortunata ad essere nata nel ’72 perché se nascevo oggi l’amniocentesi mi fregava”.

Ne parlavamo anche qua, quando raccontavamo la sua storia di consacrata speciale con un’ala in più.

Cristina continua a spiazzarci con le sue frasi semplici e sapienti durante la sua partecipazione a Beati Voi.

 

Perché i puri di cuore vedranno Dio? – “Perché non avendo cattiveria nel loro cuore sono incapaci di vedere la cattiveria negli altri.”

Lui immaginava altro e chi sono io per dire di no a Dio?

L’uomo guarda l’apparenza, Dio guarda il cuore…”

Ed ora, le beatitudini di Cristina Acquistapace.

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