FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Archive for the ‘Attualità’ Category

Il ritorno di Erode

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/06/2017

La decisione con cui la Corte europea dei diritti umani, disponendo il ritiro delle misure preventive per il piccolo Charlie Gard, ha approvato le decisioni prese dai tribunali britannici in base alle quali si possono sospendere le cure cui finora il piccolo – di appena dieci mesi e purtroppo gravemente malato – è stato sottoposto per essere tenuto in vita, è uno spaventoso concentrato di paradossi. A partire dal fatto che sia un tribunale dal nome tanto rassicurante – Corte europea dei diritti umani – a emettere un verdetto che, in sostanza, è la condanna a morte di un soggetto debole e del tutto innocente.

Un secondo paradosso della vicenda si annida poi nella sostanza di motivi per cui, mediante la sospensione di terapie per lui vitali, il piccolo Charlie verrà lasciato morire, riassumibile nella tesi secondo cui le cure attuali, se protratte, gli arrecherebbero «un danno significativo»; come se invece il decesso equivalesse, per un bambino che oltretutto non sta neppure soffrendo fisicamente, a un miglioramento delle condizioni. In questo caso d’ora in poi i malati, soprattutto inglesi, farebbero bene a rivolgersi prudenzialmente ai propri medici in questo modo: «Dottore, la prego, mi curi. Ma stia attento a non esagerare, mi raccomando».

La battuta può forse strappare un sorriso amaro, ma non è che la conseguenza logica dell’assurda vicenda. Un terzo paradosso sta poi – più in generale – nel drammatico rovesciamento che la storia di Charlie Gard sta determinando per il diritto, per la medicina e, più in generale, per la civiltà, ossia il passaggio dalla protezione del più debole alla sua eliminazione: un vero e proprio ritorno di Erode. Com’è possibile? Quali meccanismi possono aver determinato un così sconvolgente scenario? A un simile interrogativo il giurista, il medico e il filosofo morale di orientamento progressista avrebbero tutti, statene certi, la loro brava risposta.

Una risposta chiaramente ben condita di filantropia, tecnicismi e giri di parole tutti sapientemente finalizzati a nascondere l’evidente: e cioè che Erode è davvero tornato. In che modo? Grazie alla progressiva ritirata, in ambito occidentale, della cultura cristiana.

Proprio così. E’ stato difatti il Cristianesimo a introdurre e promuovere, storicamente, il rispetto per il più debole – e per il bambino – fino a quel momento sconosciuto. Al punto che erano i più illustri pensatori non cristiani a sentenziare che la medicina non avrebbe dovuto occuparsi di coloro che, come Charlie, versavano in condizioni gravi.

Platone, per esempio, ebbe ad affermare:«Allora, insieme con tale arte giudiziaria, codificherai tu nel nostro stato anche la medicina nella forma da noi detta? Così, tra i tuoi cittadini, esse cureranno quelli che siano naturalmente sani di corpo e d’anima. Quanto a quelli che non lo siano, i medici lasceranno morire chi è fisicamente malato» (Repubblica, 409e-410a). Ora, non saranno le stesse identiche parole dei giudici inglesi né di quelli Corte europea dei diritti umani ma la sostanza, oggettivamente, non è poi così diversa. Poi però, come si diceva, a correggere e migliorare la cultura greco-romana venne il Cristianesimo.

Un Cristianesimo – da subito – espressione di un messaggio di difesa della vita molto chiaro, che si tradusse nella condanna dell’aborto, dell’infanticidio e di tutte le forme di soppressione dei malati o degli indifesi. Oggi purtroppo la cultura cristiana, complice da una parte la secolarizzazione e, dall’altra, un inquinamento della stessa da parte di molti battezzati – distratti dalla causa immigrazionista, dalla difesa dell’ambiente e dell’animalismo – è in ritirata. Con tutte le conseguenza sociali, giuridiche e mediche del caso. A partire, come si diceva, dal ritorno in grande stile di Erode.

Un ritorno, si badi, di cui la drammatica decisione su Charlie non è che il suggello, dal momento che si è potuti arrivare a questo punto, chiaramente, è grazie delle significative premesse, la più grave delle quali sono i decenni, ormai, di aborto legale. Dopotutto, se è consentita l’eliminazione prenatale del nascituro non perfettamente sano, per quale motivo dovrebbe essere proibita quella del neonato che versa in condizioni analoghe? Perché l’aborto è legale solo se volontario mentre in questo caso, mi si obietterà, c’è la contrarietà dei genitori alla morte del piccolo. Vero.

Il punto però è che la cultura della morte, per anni, si è riempita la bocca di autodeterminazione e libertà non perché vi credesse, ma solo come mero pretesto per preparare culturalmente il terreno a quanto sta accadendo ora. Con la sentenza di morte a danno di un bambino che genitori vorrebbero poter tenere in vita – e per tentare di curare il quale hanno raccolto un milione di sterline -, ma contro cui, al momento, nessuno pare possa nulla. Perché Erode, gettata la maschera, ha ora preso il comando, pienamente consapevole di avere nell’Europa secolarizzata dell’accoglienza, dei «muri da abbattere» e dei diritti civili una nuova, formidabile alleata.

Giuliano Guzzo

(Fonte: http://www.giulianoguzzo.com)

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«Ma voi avete capito cosa finisce nel bidone delle garze sporche? O a pezzi nel bidone dell’aspiratore?»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/06/2017

«Era così giusto. Un diritto, che nessuna donna si tenesse nella pancia un figlio che non voleva. Anche io tifavo per la Bonino. E poi: tutte le donne morte di conseguenza dell’aborto. Che erano così tante. Bizzarro che in anni di pronto soccorso non ne avessi mai incontrata nemmeno una. Ma proprio nemmeno una. Se i numeri del partito radicale erano quelli che erano avremmo dovuto vederne nei nostri pronto soccorso almeno una al giorno e tre complicazioni, almeno. E invece nulla. Che quei numeri fossero orrendamente gonfiati?

Ma no. Era un caso. Noi non ne avevamo mai vista una per puro caso. Il fatto è che dato che l’aborto era vietato, la gente non lo faceva, lo percepiva come una barbarie. I mariti non spingevano le mogli all’aborto. Poi è diventato una cosa normale. E’ normale chiedersi “lo tengo o no?”.

Quando l’aborto fu legalizzato a me era sembrata una straordinaria vittoria.

Mia madre allora decise di raccontarmi una storia, la mia.

Quando scoprì di essere incinta di me, per lei e mio padre, fu una notizia terribile. La situazione economica era un disastro, non c’era posto per un altro bambino. Solo due mesi dopo si erano già abituati all’idea e quando la mamma ebbe minacce di aborto spesero tutti i pochi soldi che avevano perché le cure le permettessero di tenere quella stessa creatura che due mesi prima avevano avuto l’impressione di non volere. Se l’aborto fosse stato permesso e facile negli anni 50, io forse non esisterei.

Poi finalmente è arrivato il 1986: sono partita a fare il medico in Etiopia, e in quei paesi bisogna essere capaci di fare un po’ di tutto, e quindi prima di partire ho chiesto ai colleghi della ginecologia di frequentare per qualche ora il loro reparto.

Ho assistito a un paio di parti, aiutato un paio di cesarei (un’emozione indescrivibile), fortunatamente la manualità è la stessa delle chirurgia, e quindi il passaggio da una specialità all’altra è molto facile.

Dato che un medico deve saper fare anche i raschiamenti, indispensabili in caso di aborto spontaneo, e necessità di revisione della cavità uterina, ho assistito anche all’aborto e ne ho fatto uno.

Bene, è tutto qui. Aborto è una parola. Un ammasso di sillabe. Diritto. Autodeterminazione.

In nome di Dio, sono tutte sillabe.

Ma voi avete capito cosa finisce nel bidone delle garze sporche? O a pezzi nel bidone dell’aspiratore?

Quello che la signora Bonino aspirava con la sua pompa era una creatura viva con un cuore che batteva, che viene smembrata e aspirata a pezzi.

Quello che io ho buttato nel bidone delle garze sporche era un bimbo con gambe e braccia, e una testa e un cuoricino che avrebbe continuato a battere, se io non lo avessi fermato.

Forse è giusto che una donna decida del suo corpo, ma deve essere altrettanto sacrosanto che la società le chieda di non farlo.

Questa sola frase “Signora, ci ha pensato bene? Questo è il suo bambino!” mi ha permesso di fermare decine di donne.

Tutte mi hanno ringraziato. Il maledetto consenso informato che si firma per abortire non contiene la verità.

Non c’è scritto “Lei potrebbe rimpiangerlo. E quando lo rimpiangerà sarà troppo tardi, sarà troppo tardi, questo era il suo bambino unico e irripetibile e invece di proteggerlo lei lo ha ucciso”.

Il consenso informato non dice nulla della depressione post aborto (ma guarda un po’) dell’aumento del rischio di sterilità.

Perché l’aborto è sotto censura?

Perché siamo bersagliati dalle immagini degli animali scuoiati per le pellicce, o della macellazione, ed è sotto censura l’immagine del feto ucciso, con le sue manine chiuse a pugnetto, e il suo cuoricino che stupidamente batte perché il piccolo idiota non ha capito che è spazzatura, che il suo ruolo è di riempire il bidone della spazzatura con le garze sporche.

È stato abortito per un sospetto di un difetto esofageo (che non c’era) un feto che è nato vivo , di quasi sei mesi ed ha impiegato 10 ore a morire di disidratazione, una morte atroce.

Pare che il piccolo idiota si sia permesso anche di piangere alla sua nascita, un lamento flebile e atroce che risuona normalmente nelle cliniche USA dove si abortisce fino al nono mese. Pensate, il piccolo idiota ha pianto, non ha capito che la VOLONTÀ della proprietaria dell’utero era di non metterlo al mondo e questa volontà è tutto.

Nessuno si faccia illusioni.

L’aborto è un suicidio differito, una donna normale il suo bambino lo mette al mondo, una donna che si odia lo uccide. E il rimpianto arriva. Io passo il mio tempo [la De Mari è anche psicoterapeuta, ndR]ad ascoltare il dolore del rimpianto, queste voci di donne, che nessuno consola, perché non è consolabile».

Tratto dall’account Facebook della Dottoressa Silvana De Mari

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«Sperimentiamo un isolamento protettore ma viviamo un’esposizione assoluta», e restiamo fregati…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/06/2017

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Il sociologo polacco Zygmunt Bauman afferma che viviamo in un tempo che ci scorre tra le mani, un tempo liquido in cui nulla è fatto per persistere.

Non c’è nulla di così intenso che riesca a permanere e a diventare veramente necessario. Tutto è transitorio.

Non c’è un’osservazione lenta di quanto sperimentiamo, e dobbiamo fotografare, filmare, commentare, tagliare, mostrare, comprare e paragonare.

Il desiderio abita nell’ansia e si perde nel consumismo immediato. La società è segnata dall’ansia, e regna un’incapacità di sperimentare profondamente ciò che arriva a noi; ciò che importa è il poter descrivere agli altri ciò che si sta facendo.

Ai tempi di Facebook e Twitter non ci sono dispiaceri; se non mi piace una dichiarazione o un pensiero, cancello, disconnetto, blocco. Si perde la profondità delle relazioni; si perde la conversazione che rende possibile l’armonia e anche l’andar fuori dal coro.

social_02Nelle relazioni virtuali non esistono discussioni che finiscono con un vivo abbraccio, le discussioni sono mute, distanti. Le relazioni iniziano e terminano senza alcun contatto. Analizziamo l’altro per le sue foto e per le frasi ad effetto. Non c’è uno scambio vissuto.

Nello stesso tempo in cui sperimentiamo un isolamento protettore, viviamo un’esposizione assoluta. Non c’è privato, tutto è in piazza: quello che mangiamo, quello che compriamo, quello che ci tormenta e quello che ci rallegra.

L’amore è più parlato che vissuto. Viviamo un tempo di segreta angoscia. Filosoficamente l’angoscia è il sentimento del nulla. Il corpo si inquieta e l’anima soffoca. C’è una vertigine che permea le relazioni, tutto diventa vacillante, tutto può essere cancellato, anche l’amore e gli amici.

“Stiamo tutti e allo stesso tempo nella solitudine e nella moltitudine” (Zygmunt Bauman).

social_01Fonte: Luciana Chardelli (Revista Pazes, 11/11/2016) http://www.revistapazes.com

Anch’io sono preso da tutto questo filmare, commentare, tagliare, mostrare. Cerco di convincermi di esserne parzialmente immune perché decido cosa condividere, perché non metto foto mie o di familiari nei social, perché uso la rete per evangelizzare ma alla fine, davvero tutto è transitorio, tutto passa, e anche il circo dei Social e della rete perde senso…

E quel senso lo ritrovo nella relazione vera, reale con le persone e con l’unica Persona che da quando ho coscienza, riesce a dare pace e gioia alla mia vita.

Siamo in estate, un periodo giusto per dedicare tempo alle cose che contano.

Torniamo alla preghiera, torniamo ai sacramenti, non ce ne pentiremo.

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Quando inizia la Messa?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/06/2017

#TV2000 ha posto questa domanda ad alcuni fedeli e i risultati sono interessanti.

Segue una piacevole conversazione con don Maurizio Mirilli che rivela quanto ognuno di noi abbia bisogno di una continua formazione cristiana per vivere profondamente la relazione con Dio.

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«Vuoi dimostrare di essere coraggioso? Migliora il mondo invece di distruggerlo»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 31/05/2017

Milano.

Parrocchia di San Michele Arcangelo e Santa Rita.

Qualcuno imbratta i muri della chiesa con una scritta anonima:

Don Andrea, senza retorica né inutile indignazione ma con l’amorevole fermezza di un padre, risponde col coraggio della verità.

«Caro scrittore anonimo di muri,

Mi dispiace che tu non abbia saputo prendere esempio da tua madre. Lei ha avuto coraggio. Ti ha concepito, ha portato avanti la gravidanza e ti ha partorito.

Poteva abortirti. Ma non l’ha fatto. Ti ha allevato, ti ha nutrito, ti ha lavato e ti ha vestito. E ora hai una vita e una libertà. Una libertà che stai usando per dirci che sarebbe meglio che anche persone come te non ci dovrebbero essere a questo mondo.

Mi dispiace ma non sono d’accordo. E ammiro molto tua mamma perché lei è stata coraggiosa. E lo è tutt’ora, perché, come ogni mamma, è orgogliosa di te, anche se ti comporti male, perché sa che dentro di te c’è del buono che deve solo riuscire a venire fuori.

L’aborto è il “non senso” di ogni cosa.

È la morte che vince contro la vita.

È la paura che vince su un cuore che invece vuole combattere e vivere, non morire.

È scegliere chi ha diritto di vivere e chi no, come se fosse un diritto semplice.

É un’ideologia che vince su un’umanità a cui si vuole togliere la speranza. Ogni speranza.

Io ammiro tutte quelle donne che pur tra mille difficoltà hanno il coraggio di andare avanti. Tu evidentemente di coraggio non ne hai. Visto che sei anonimo.

E già che ci siamo vorrei anche dirti che il nostro quartiere è già provato tanti problemi e non abbiamo bisogno di gente che imbratta i muri e che rovina il poco di bello che ci è rimasto.

Vuoi dimostrare di essere coraggioso? Migliora il mondo invece di distruggerlo.

Ama invece di odiare.

Aiuta chi è nella sofferenza a sopportare le sue pene.

E dai la vita, invece di toglierla!

Questi sono i veri coraggiosi!

Per fortuna il nostro quartiere, che tu distruggi, è pieno di gente coraggiosa! Che sa amare anche te, che non sai neanche quello che scrivi!

Io mi firmo:

don Andrea»

Dal profilo Facebook della Parrocchia di San Michele Arcangelo e Santa Rita.

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“L’anticristo si scaglia contro gli innocenti, così come si è scagliato contro Gesù”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/04/2017

“I copti sono egiziani (“copto” vuol dire esattamente “egiziano”, con i passaggi fonetici avvenuti nei secoli egyptos-kyptos-coptos) e chiamano Dio “Allah” come i loro confratelli (perché “Allah” è il nome non del Dio di qualcuno, ma vuol dire semplicemente “Id-Dio”, “Il Dio”).

Pregano dicendo: “Allah mahaba”, cioè “Dio è amore”. Hanno conservato la fede cristiana che l’Egitto aveva prima dell’invasione islamica e l’hanno conservata umilmente, trasmettendola di padre in figlio.

Hanno sempre incentivato la cultura, creando scuole e centri di studio che aiutassero tutti gli egiziani, non solo quelli copti, e la loro visione più aperta della donna e della vita ha contribuito e contribuisce alla vita degli egiziani.

Sono stati uccisi mentre pregavano come Gesù. Sono stati uccisi nel giorno in cui la Chiesa ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme per essere ucciso come un innocente e salvare i peccatori con il suo sacrificio.

Chi conosce Dio, ama come Gesù ha amato. Chi non ama, non conosce Dio. L’antiCristo si scaglia contro gli innocenti, così come si è scagliato contro Gesù.

I copti sono stati ancora una volta colpiti come innocenti e noi sappiamo che Allah è dalla parte degli innocenti. Ora ci sono orfani e vedove e noi sappiamo che Allah è dalla parte degli orfani e delle vedove.

Che il loro martirio – ne siamo certi – illumini le menti e i cuori a comprendere che Dio è amore e dal cielo intercedano per l’Egitto e per tutti noi.”

Dal profilo Facebook di don Andrea Lonardo direttore dell’Ufficio catechistico e del Servizio per il catecumenato della diocesi di Roma.

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Cambiano i tempi, ma non i problemi, perché l’umanità è sempre mista di grano e zizzania

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/03/2017

1. “Zaccheo scendi. Voglio essere tuo ospite oggi.” Così Gesù ad un pubblicano, che per vederlo si era arrampicato su un albero. Zaccheo era tra i più odiati tra gli ebrei. I pubblicani riscuotevano le tasse, si arricchivano a danno della gente e per di più erano servitori dei dominatori pagani. Come finì? Zaccheo chiamò i suoi amici, offrì un bel pranzo a Gesù e agli Apostoli e concluse: “Ecco, Signore, dò la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto.” Da pubblicano a santo!

La-sede-della-Banca-centrale-europea_h_partb2. Saltiamo al 1231. S. Antonio da Padova, che conosceva bene ladri e ladruncoli, “tratteneva ladri famosi dal mettere gli artigli sulle cose altrui e faceva restituire ciò che era stato rapinato con l’usura e la violenza.” Sue parole: “I ricchi e i potenti di questo mondo sottraggono ai poveri la loro misera sostanza, conquistata con il sangue, con la quale in qualche modo si proteggono. La tolgono ai poveri, che essi chiamano “i nostri villani”, cioè i servi della campagna, mentre proprio essi, i ricchi, sono i servi del diavolo.” Chiaro?

3. Anno del Signore 2010. Pochissimi ricchissimi e miliardi poverissimi. “Il 10% è usura” sentivo da sacerdoti nel 1950. Manca chi dice: “Oggi la banca è usura.” Si può dire: “Il sistema esattoriale è usura.” Toglie ai poveri, ma non tocca i ricchi. Manca un Sant’Antonio da Padova, che salvi i poveri dalla distruzione e i ricchi dall’inferno. Ma mancano cattolici che facciano sentire la loro voce a salvezza di tutti. Perché, se piomba il castigo dell’Apocalisse, non risparmierà né chi ha rubato i beni che Dio ha messo nel mondo per tutti i suoi figli, né chi ha taciuto. Cambiano i tempi, ma non i problemi, perché l’umanità è sempre mista di grano e zizzania.

(Tratto da “Epifania” di don Argeo Acciaroli pag. 592 con titolo “Novità Antiche” – MISSIONE MONDO ONLUS – Via Sotto le Campane, 6 84030 Casalbuono, Salerno)

Anno del Signore 2017. Le cose non sono migliorate, tutt’altro, ma dà speranza poter aggiungere che un moderno Sant’Antonio da Padova, quattro anni fa, il 22 Settembre 2013, a Cagliari, ha avuto il coraggio di tuonare:

<<[La crisi] è la conseguenza di una scelta mondiale… di un sistema economico che ha al centro un idolo che si chiama denaro!>>

DI CHI SI TRATTA? CLICCA SULLA SUA FRASE PER SCOPRIRLO.

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Aprite le porte!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/03/2017

Qualche giorno fa un BLOG AMICO – che consiglio di seguire – pubblicava questa notizia bella e incoraggiante.

Un’affluenza così non se la aspettavano in diocesi, con gli organizzatori che all’ultimo hanno dovuto trovare una sede più capiente: i 150 posti previsti per gli incontri di preghiera a Mantova organizzati in pausa pranzo dal vescovo, monsignor Marco Busca, si sono rivelati ben presto troppo pochi.

All’ultimo degli appuntamenti che si ripetono ogni venerdì per la Quaresima i presenti erano ben 400. Lo riferiscono i giornali locali.

Fonte: FRATELLO CIBO

Un bell’atto di fede del Vescovo, premiato dall’affluenza di fedeli che mi fa pensare a quei pochi (speriamo per poco), coraggiosi parroci e rettori che, con un pugno di parrocchiani, hanno osato iniziare l’ADORAZIONE EUCARISTICA PERPETUA a cui piano piano si sono aggregate le persone necessarie per portarla avanti.

Parroci e rettori che hanno fatto un atto di fede, contro ogni ragionevole previsione di fallimento, atto che il Signore premia sempre realizzando la pesca miracolosa promessa a chi chiama ad essere pescatore di uomini.

Parroci! Aprite, anzi spalancate le porte delle vostre chiese, durante la pausa pranzo, la sera – non è una critica ma una richiesta filiale e accorata – e la Provvidenza vi manderà la gente che mai come in questo periodo storico, è assetata di Dio.

A noi laici, chiediamo senza criticare ma offrendo il nostro tempo e la nostra preghiera affinché si possano spalancare le porte delle nostre chiese.

Un atto di fede.

Coraggio!

E il Signore farà il resto.

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Dal Carmelo… Prove generali di Cielo…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/03/2017

Mettete la cuffia e ascoltate attentamente…

Novantatre Carmelitane Scalze, ognuna dal proprio monastero, da tutte le parti del mondo, hanno cantato insieme, in un coro virtuale, in onore di Santa Teresa d’Avila per il cinquecentesimo anniversario della sua nascita.

Questa unione di voci è stata possibile grazie alla creatività delle Carmelitane di Reno (Nevada, USA), il risultato è stato questo video creato da Scott Haines, nativo del Kansas.

Il coro virtuale canta “Nada te turbe” (niente ti spaventi) dal testo di una celebre preghiera di Santa Teresa d’Avila, in una composizione originale delle carmelitane di Reno.

Da tutto il mondo, senza spostarsi, lodano Dio cantando…

A me sembrano le “prove generali” del Paradiso…

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“Kevin condivise il Corpo di Cristo con Sid e con me e fluttuammo nella cabina di volo…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/03/2017

Secondo il sito ACI Digital (06/03/2017), qualche anno fa, un gruppo di astronauti in missione attorno alla Terra, hanno avuto l’opportunità di ricevere la Comunione a bordo della nave spaziale che li trasportava.

Nell’aprile del 1994, l’astronauta Thomas D. Jones era a bordo dell’astronave Endeavour in missione per studiare i cambiamenti attorno alla Terra; con lui viaggiavano altre cinque persone.

Insieme a loro c’erano i due astronauti che hanno ricevuto la Comunione: il comandante Sidney “Sid” Gutierrez e il pilota Kevin Chilton. Per entrambi era il secondo viaggio mentre per Jones era il primo.

Nel suo libro “Sky walking, An Astronaut’s Memoir” (Passeggiando nel cielo, memoria di un astronauta), Jones ricorda: “Ero consapevole del fatto che ogni giorno nello spazio fosse un regalo speciale, sapevo che mi era stato concesso un privilegio unico.”

“Ogni notte, prima di dormire, ringraziavo Dio per quelle meravigliose viste della Terra e per la riuscita della nostra missione. Pregavo in continuazione per la sicurezza della nostra squadra e affinché finisse tutto con un felice incontro con le nostre famiglie.”

Nel testo Jones racconta che Kevin Chilton, che era ministro straordinario dell’Eucaristia, aveva portato con sé nel viaggio alcune ostie in un porta viatico d’oro.

La domenica trascorsa nello spazio, due settimane dopo Pasqua, i tre si riunivano nella cabina di volo per comunicarsi. In quel momento, “noi tre ringraziammo Dio per la vista del Suo universo, per la buona compagnia e per l’esito che avevamo avuto fino a quel momento”, ricorda Jones.

“Kevin condivise il Corpo di Cristo con Sid e con me e fluttuammo nella cabina di volo, riflettendo in silenzio in questo momento di pace e di vera comunione con Cristo”, racconta l’astronauta.

Mentre meditavamo tranquillamente nell’oscurità della cabina, una magnifica luce bianca sorse dallo spazio entrando nella cabina. La luce radiante del sole, penetrava attraverso le finestre anteriori dell’Endeavour, infondendo calore. Quale altro segno avremmo potuto chiedere se non quello? Era la dolce affermazione da parte di Dio della nostra unione con Lui”.

Commosso fino alle lacrime, Jones si allontanò dai suoi compagni. Vide l’alba attraverso le finestre e l’oceano Pacifico la cui superficie azzurra risplendeva con la luce del sole.

L’astronauta racconta che chiamò i colleghi perché apprezzassero la meravigliosa vista insieme a lui. “Ammirando quell’acqua viva, gustammo delle tonalità non paragonabili al quadro del miglior pittore del mondo.

“Dopo quel momento Kevin disse – E’ lo stesso colore del manto della Vergine, Tom – e aveva ragione. Aveva trovato la forma perfetta per dire quello che stavamo contemplando dalla finestra”.

Dieci anni dopo quel viaggio, Jones dichiarò: “Siamo fatti per sorprenderci nello spazio. Se la nostra specie imperfetta è riuscita a trovare tali lampi di delizia nel suo primo tentativo col cosmo, allora davvero abbiamo trovato un Dio affettuoso e generoso”.

Oggi i tre astronauti sono in pensione. Jones ha partecipato a quattro missioni speciali, Chilton a tre e Gutierrez a due. Tutti hanno ricevuto premi e riconoscimenti da parte della NASA.

Quella di Jones è stata la prima volta in cui qualcuno si è comunicato nello spazio. Nel 2013 l’astronauta Mike Hopkins venne autorizzato a portare con sé sei ostie divise in quattro, col permesso della Diocesi di Galveston-Houston. L’Eucaristia venne comsumata durante tutte le ventiquattro settimane trascorse nello spazio.

Tradotto dal portoghese da http://cleofas.com.br/astronauta-revela.que.recebeu-a-eucaristia-no-espaco/

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