FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Archive for the ‘Attualità’ Category

Assisi… un prete, un vescovo, un ciclista e un nazista

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/10/2017

Dopo la festa di San Francesco, ieri 4 ottobre, oggi restiamo ancora un pò ad Assisi per scoprire una storia.

Don Aldo Brunacci è iscritto allo Yad Vashem (Israele) tra i Giusti delle Nazioni per la sua opera a favore degli ebrei durante la Shoah.

Nota: chi è iscritto allo Yad Vashem non lo è per “sentito dire” ma solamente dopo accurate ed incontrovertibili prove storiche delle azioni compiute.

Ad Assisi, con padre Rufino Niccacci, don Aldo collabora con il vescovo Giuseppe Placido Nicolini, il quale si trova a fronteggiare l’emergenza al momento dell’occupazione tedesca. Ad Assisi si affollano i profughi, tra i quali oltre 300 ebrei.

Travestiti da frati e da suore, nascosti nei sotterranei, mimetizzati tra gli sfollati, provvisti di documenti falsi, gli ebrei sono protetti da una vasta rete cattolica di solidarietà che si estende anche ad altre zone dell’Umbria ed ha contatti, anche attraverso il celebre ciclista Gino Bartali, con le centrali di resistenza e finanziamento della DELASEM in Liguria e Toscana.

Tra i rifugiati ci sono donne, bambini, vecchi, ammalati, che necessitano di cura e assistenza quotidiana.
Don Brunacci organizza anche una scuola dove i bambini ebrei possano ricevere istruzione religiosa ebraica. Grazie anche alla complicità dell’ufficiale tedesco Valentin Müller, che dichiarerà Assisi una zona franca ospedaliera, nessun ebreo sarà deportato da Assisi.

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Per chi volesse saperne di più sulla DELASEM e sulle relazioni con la Chiesa Cattolica, alcune informazioni di base le potete trovare su wiki: https://it.m.wikipedia.org/wiki/DELASEM

Fonte: http://credolachiesauna.blogspot.it un blog appena scoperto che vale la pena di seguire.

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«Qualunque sia il motivo sono contento che siate qui»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/09/2017

Un bel video in spagnolo con sottotitoli in italiano che vale la pena vedere…

«Quello che imparerete qui vi aiuterà per il resto della vostra vita.»

«Gli edifici più belli d’Europa nascono da quello che studieremo…»

«Quello che determina il futuro del paese non sono le persone ma quello che le persone mettono nel cuore, ciò in cui le persone mettono il cuore.»

«Questa materia vi aiuterà a vivere…»

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«No, voglio solo pregare. E mi diedero un minuto per farlo.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/09/2017

Abuna Nirwan è un sacerdote francescano originario dell’Irak. Prima di essere ordinato aveva studiato medicina.

Era in Terra Santa quando il Santo padre approvava il miracolo per la beatificazione della Madre María Alphonsin Ghattas. Si doveva riesumare il corpo della suora, compito del Vescovo locale che di solito affida il compito a dei medici; in quel caso venne designato Abuna Nirwan che si occupò della riesumazione e della redazione di un rapporto medico.

Le religiose donarono a Padre Nirwan una reliquia della santa e un rosario che aveva usato, e il religioso le teneva sempre con sé.

La storia che stiamo raccontando accadde il 14 luglio 2007 quando padre Abuna era in Irak per visitare la famiglia.

Aveva concordato con un tassista il passaggio della frontiera con la Siria, così come da lui stesso raccontato durante l’omelia di una Messa celebrata a Bet Yalla:

«Non potevo andare dalla mia famiglia in aereo, era vietato, l’unico mezzo possibile era l’automobile. Avevo pianificato di arrivare a Bagdad e da lì andare a Mossul dove vivono i miei genitori.

L’autista era spaventato per la situazione che c’era in Irak.

Una famiglia con padre, madre e una bambina chiese se poteva condividere il taxi con noi, erano musulmani, l’autista cristiano, accettammo di ospitarli nel taxi.

Ci fermammo in una stazione di servizio dove un uomo giovane ci chiese di salire fino a Mossul e venne accettato.

La frontiera tra Giordania e Irak non viene aperta se non all’alba, al sorgere del sole la barriera venne aperta e circa cinquanta, sessanta automobili in fila cominciarono ad avanzare lentamente tutte insieme.

Dopo circa un’ora arrivammo a un posto di blocco, preparammo i passaporti, ci fermammo e il tassista ci disse: “Ho paura di questo gruppo”. In passato era un check-point militare ma un’organizzazione islamica aveva ucciso tutti i soldati prendendo il controllo del luogo.

Appena arrivati ci chiesero i passaporti facendoci uscire dall’auto e portando tutti i documenti in un ufficio.

Una persona tornò rivolgendosi a me dicendo: “Padre, continuiamo con l’ispezione, si diriga verso l’ufficio in quella direzione.” Ma in quella direzione era deserto. Mi dissi – Bene, se dobbiamo andare andiamo. Camminammo un quarto d’ora per arrivare a una cabina da loro indicata.

Appena arrivati uscirono due uomini col volto coperto; uno aveva una telecamera in una mano e un coltello nell’altra, l’altro con una lunga barba teneva un Corano. Si avvicinarono e uno di essi mi domandò: “Da dove viene padre? Mi dicono dalla Giordania.” – Poi lo domandò all’autista, in seguito al ragazzo che viaggiava con noi che venne afferrato da dietro e ucciso col coltello.

Mi legarono le mani alle spalle e mi dissero: “Padre, stiamo registrando questo per Al Jazeera, vuole dire alcune parole? Per favore non più di un minuto.” – “E io dissi: no, voglio solo pregare”, e mi diedero un minuto per farlo.

Mi spinsero quindi per le spalle finché non fui costretto a inginocchiarmi, e uno di loro mi disse: “Sei un chierico, non è possibile che il tuo sangue cada in terra, sarebbe un sacrilegio.” – Prese quindi un secchio e torno per decapitarmi.

Non so cosa pregai in quel momento. Provai molta paura, e lo dissi alla Madre María Alphonsin Ghattasnon può essere un caso se ti porto con me. Se è necessario che il Signore mi prenda giovane sono pronto, ma chiedo che non muoia nessun altro.

L’uomo col coltello afferrò la mia testa con le mani, mi strinse la spalla e sollevò il coltello.

Ci furono alcuni momenti di silenzio e all’improvviso disse: “Ma tu chi sei?” – risposi – “Un frate” – Replicò “E perché non riesco ad abbassare il coltello?”. Senza farmi nemmeno rispondere mi disse: “Tu e tutti gli altri, tornate subito in macchina!”, e noi fuggimmo dove avevamo lasciato l’auto.

Da quel momento ho smesso di aver paura della morte. So che un giorno morirò ma adesso ho chiaro che sarà nel momento in cui Dio vorrà. Da allora non ho più paura di niente e di nessuno. Ciò che mi accadrà sarà volontà di Dio, e sarà Lui a darmi la forza per accogliere la Croce. Dio si prende cura di coloro che credono in Lui.»

(Fonte: http://unsacerdoteentierrasanta.blogspot.it/2016/04/el-milagro-al-padre-nirwan.html?m=1)

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«L’adorazione eucaristica è la vera fonte di guarigione. Se non lo diciamo la gente si rivolgerà al New Age»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/09/2017

Da un’intervista a padre Ghislain Roy, sacerdote del Québec, della Società di Jean Marie Vianney, attivo nel movimento carismatico in numerosi Paesi del mondo tra cui, nelle ultime settimane, il Cile.

«Nella parrocchia dove mi trovo, a Bauceville in Canada, c’è una cappella per l’adorazione eucaristica perpetua, con più di duecento persone che si danno il turno giorno e notte, tutte le settimane.

Sono loro che testimoniano liberazioni, guarigioni, soluzione di problemi fra le coppie, guarigioni dei cuori, di giovani che vivevano grandi difficoltà.

Qualcuno è stato liberato da pensieri di suicidio.

Una signora con un tumore è venuta a chiedermi un consiglio e io le ho risposto: “Vada di fronte a Gesù nel Santissimo Sacramento per essere guarita”.

Se noi non proponiamo questo, la gente cercherà la propria guarigione nel New Age, nel reiki, nello yoga, quando la Chiesa ha tutto ciò di cui hanno bisogno.

Siamo noi che lo dobbiamo proporre e che dobbiamo convertirci in adoratori.

Se non sono uno che fa adorazione, sarà molto difficile parlare di tutto ciò e convincere gli altri».

(Fonte: http://www.iltimone.org/30773,News.html#)

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«Tu visiti la terra e la disseti: la ricolmi delle sue ricchezze.» (Dal Salmo 65)

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/07/2017

In passato c’era la sana consuetudine di pregare per l’arrivo della pioggia. Non si trattava di superstizione; la Chiesa accompagnava il popolo di Dio nella difficile sfida di affidare a Lui tutto, soprattutto le cose che non si possono controllare.

Interessante, in proposito è quanto rispose Vittorio Messori in un’intervista rilasciata al quotidiano “La Repubblica” nel 2003 di cui riporto alcuni stralci.

«Per oltre mille anni la Chiesa due volte all’anno, prima di Pasqua e al tempo dell’ Ascensione, ha sempre celebrato nelle campagne le Rogazioni, cioè delle liturgie che si svolgevano all’aperto, con processioni, Messe e con invocazioni a Dio e tutti i santi perché scendesse la benedizione sulla terra, perché tutti i frutti venissero salvati con l’arrivo della pioggia, al momento opportuno, e del sole, quando era necessario. (…)»

«Nella Bibbia si fa riferimento alla pioggia almeno duecento volte, soprattutto nell’Antico Testamento. La pioggia nella prospettiva giudaico-cristiana è un simbolo altamente religioso perché è qualche cosa che scende dal cielo sulla terra dopo esservi arrivata dalla terra sotto forma di nubi. Quindi, per la tradizione giudaico-cristiana, viene direttamente da Dio per dissetare gli uomini. Nella essenza biblica, quindi, la pioggia ha una simbologia altissima: è il simbolo del legame tra Dio e l’ uomo. (…)»

«Nella prospettiva cristiana, Dio è nostro padre e noi siamo suoi figli. Per cui ogni figlio ha il diritto-dovere di chiedere al padre di essere aiutato, anche nei bisogni quotidiani, come appunto è l’ acqua. Siccome la pioggia riguarda direttamente la vita delle persone non si vede perché non si debba pregare Dio per averla. (…)»

«Nella Lettera di Giacomo c’è un invito specifico a pregare per l’ acqua con queste parole: “Molto vale nella preghiera del giusto fatta con insistenza. Elia pregò che non piovesse e non piovve. Poi, pregò affinché piovesse e il Cielo diede la pioggia e la terra dette i suoi frutti”.»

Sono molte le preghiere che si possono elevare a Dio con questa intenzione, in primis celebrare una Messa, ma anche pregare un Rosario, un salmo, stare in adorazione davanti al Santissimo Sacramento.

E’ importante, a mio modesto avviso, al netto delle polemiche sulle incurie o sulle malefatte umane, imparare di nuovo ad affidare a Dio oltre alle cose su cui abbiamo potere, per farle secondo la sua volontà, anche quelle su cui non ne abbiamo, rimettendoci al nostro posto, quello delle creature, amate dal Creatore.

Salmo 65

Al maestro del coro. Salmo. Di Davide. Canto.

A te si deve lode, o Dio, in Sion;
a te si sciolga il voto in Gerusalemme.

A te, che ascolti la preghiera,
viene ogni mortale.

Pesano su di noi le nostre colpe,
ma tu perdoni i nostri peccati.

Beato chi hai scelto e chiamato vicino,
abiterà nei tuoi atrii.
Ci sazieremo dei beni della tua casa,
della santità del tuo tempio.

Con i prodigi della tua giustizia,
tu ci rispondi, o Dio, nostra salvezza,
speranza dei confini della terra
e dei mari lontani.

Tu rendi saldi i monti con la tua forza,
cinto di potenza.

Tu fai tacere il fragore del mare,
il fragore dei suoi flutti,
tu plachi il tumulto dei popoli.

Gli abitanti degli estremi confini
stupiscono davanti ai tuoi prodigi:
di gioia fai gridare la terra,
le soglie dell’oriente e dell’occidente.

Tu visiti la terra e la disseti:
la ricolmi delle sue ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu fai crescere il frumento per gli uomini.
Così prepari la terra:

Ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle,
la bagni con le piogge
e benedici i suoi germogli.

Coroni l’anno con i tuoi benefici,
al tuo passaggio stilla l’abbondanza.

Stillano i pascoli del deserto
e le colline si cingono di esultanza.

I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di grano;
tutto canta e grida di gioia.

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Dal passato una lezione per noi uomini

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/07/2017

«La chiave per conoscere la psicologia della donna è costituita prevalentemente dalla ricchezza del suo cuore, dalla sua vita sentimentale e dalla sua sensibilità psichica spiccata (…).

La sua forza è il suo cuore. Essa possiede una capacità di sentimento particolarmente sveglia, perciò reagisce anche in modo straordinariamente intenso a tutte le impressioni.

Un contegno gentile e premuroso nei suoi riguardi, le prove tangibili di affetto le recano una vivida gioia (…). Una donna che ama conosce mille possibilità per essere premurosa, mostrare delicatezze e recare piacere. In quest’arte è straordinariamente ingegnosa. (…)

[Lo sposo] dovrà ricordarsi che farà felice la moglie innanzi tutto e soprattutto quando la circonderà di un amore ricco di sentimento e che sgorga dal cuore, di quell’amore che rimane il primo sogno di una fidanzata. (…)

Senza amore, la sua anima s’atrofizza. Certamente da suo marito si attende fermezza, però una fermezza amorevole. In lui ricerca forza, però una forza unita alla delicatezza. Vuole forza maschia, che però deve essere intessuta di amore e di affetto.

Allorché si sforza di scoprire cautamente la natura della propria moglie, l’uomo deve preoccuparsi di possedere tutte le qualità veramente maschili, però senza i difetti concomitanti.

Sia calmo, padrone di sé, dotato di carattere, sicuro ed energico nel suo contegno. Con il suo comportamento risoluto nelle vicende e difficoltà della vita, egli infonde alla moglie un rasserenante sentimento di sicurezza e di fiducia. (…)

Chi ha capito il segreto della vera autorità, saprà pure unire fermezza e delicatezza, forza e dolcezza. Ma allora riuscirà anche a scoprire la natura della moglie e farla felice. (…)

A contatto della donna amata l’uomo ha trovato quei tesori del cuore che nessun’altra creatura umana offrirà mai più. Perciò è obbligato a tollerarne con indulgenza le debolezze del carattere. (…)

II marito non perda mai la calma, neppure per reagire alla vita emotiva della moglie. In questo caso è necessario un valido aiuto e non un acerbo biasimo, poiché non vi è alcuna disposizione cattiva.

Lo sposo premuroso deve assumere il compito che lo destina ad essere sostegno e protezione della propria moglie. Con fermezza, commista a dolcezza, ne guidi la sensibilità, che costituisce il tratto fondamentale della sua natura e ne fa un essere incantevole».

(Fonte: “L’uomo nel matrimonio”, di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline, 1957)

E’ forse un po’ datato nella forma, ma ci dice molto di quanto abbiamo perso noi uomini da quando è stato scritto il libro da cui è tratto il pezzo.

Se poi la coppia prega anche insieme, non sarà lontana dal liberarsi da tanti problemi tipici della nostra epoca.

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Il peggior despota della modernità

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/06/2017

Suor Emmanuel Maillard ce ne rivela il nome e, alla fine dell’articolo, colui che lo può annientare per noi.

Esiste un demonio talmente potente e seduttore che farebbe crollare, se potesse, anche l’uomo più virtuoso. Non ha bisogno di agire, per riuscire nel suo intento, basta pronunciare il suo nome ed è fatta.

Il suo nome è più lungo di quelli che solitamente vengono citati, ma viene detto con una tale frequenza che ormai è nel vocabolario di tutti, soprattutto dei giovani. E’ considerato inoffensivo.

Viene sussurrato all’orecchio o gridato dai tetti. Si vanta di aprire ogni porta e legalizzare ogni strada. Ha già fatto migliaia di vittime e sembra che la sua popolarità aumenti di giorno in giorno.

Si adopera affinché gli si renda culto e gli si riservino gli onori degni di un re. Si nasconde dietro un’apparenza bonaria, ma in realtà ha già ottenuto il lasciapassare in moltissimi ambienti, persino in certi confessionali.

E’ un nome che ha in sé l’inganno e la giustificazione del male. E’ un serpente dal veleno mortale, dalle sembianze di una tenera colomba compassionevole.

Volete sapere qual è il suo nome?

Eccolo, si chiama: “Lo-fanno-tutti!”.

Esso fa credere che il male sia un bene, e senza che lo faccia capire, maledice la sua vittima. Così sta scritto: “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene” (Is 5,20).

Faccio degli esempi.

Una donna incinta vuole abortire? I suoi amici immediatamente le dicono: “Non preoccuparti, tanto ‘lo-fanno-tutti’!

Un giovane esce con gli amici e si accorge che si ubriacano, ma lui esita a farlo? I suoi ‘amici’ gli dicono: “Dai, non essere stupido, ‘lo-fanno-tutti’!”.

Una ragazza ostenta un décolleté provocante e glielo fanno notare. “E allora? Tanto ‘lo-fanno-tutti’!”.

A un adolescente, che non ha mai fumato, viene proposta della droga e lui rifiuta? Qualcuno riesce a convincerlo, poiché dopo tutto, tanto ‘lo-fanno-tutti’.

Una giovane coppia è invitata da un’altra coppia: “Venite con noi domani. Ci scateneremo al Festival di Satana nella città di Vattelappesca!”. Ma la giovane coppia esita, perché Satana non è affatto il loro ideale! Tuttavia, con la scusa di provare cose nuove e di mettersi al passo coi tempi, iniziano a borbottare: “Beh, effettivamente, ci saranno migliaia di persone, ci andranno tutti!”.

Ma perché gridi: “Barabba, Barabba!”? Vuoi liberare un criminale perché possa uccidere i tuoi bambini? E perché gridi: “Crocifiggilo!” a Gesù, Colui cioè che ha ridato la vista a tuo marito? “OK, ma come vedi, ‘lo-fanno-tutti’!”.

“Ma come? Non hai mai fatto esperienza di scambio di coppia? Ma da dove vieni? ‘lo-fanno-tutti’!”.

Quante giovani hanno svenduto la loro verginità per onorare questo demonio, il quale le ha consumate e ferite per lunghi anni!

Potrei continuare con gli esempi poiché sono molto numerosi, ma dalle conseguenze sempre più tragiche: angosce, vite spezzate, depressioni, tormenti interiori di ogni sorta, fratture familiari, difficoltà nel vivere e nel lavorare normalmente, la perdita del semplice gusto di vivere, i tentativi di suicidio, i crimini… Il nome di ‘lo-fanno-tutti’ contiene già una grande menzogna, perché in realtà non tutti lo fanno!

Assistiamo a un’ecatombe soprattutto presso i giovani e i più deboli, coloro cioè che, ignari di amare conseguenze, si mettono alla sequela del peggiore despota della modernità: il signor ‘lo-fanno-tutti’.

In questa situazione, chi li avverte, li mette in guardia e li protegge con amore e pazienza? Chi trascorre del tempo con loro, ascoltando i desideri dei loro cuori, aiutandoli a crescere bene in un mondo che li bombarda?

La risposta è per chiunque Gesù! Gesù conosce l’unicità delle sue creature, per questo,m con la sua infinita dolcezza, viene a salvarci dalla noiosa uniformità, mostrando loro come diventare se stessi, insostituibili, particolari e speciali!

Gesù porta in sé la nostra immagine segreta, amandola teneramente. Così, più noi la guardiamo, più diventiamo noi stessi dinanzi a lui e agli uomini.

“Guardate a Lui e sarete raggianti. Non saranno confusi i vostri occhi” (Sal 34,6). Gesù non ha mai detto: “Fate come tutti e sarete felici!”.

Ma ci dà una risposta che non lascia spazio ad equivoci e ci indica una via che esclude ogni vicolo cieco: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime” (Mt 11,29).

E ancora: “Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita!!” (Gv 8,12). Perché dunque cercare la felicità laddove non c’è, quando invece Gesù è “la via, la verità e la vita”? (Gv 14,6).

(Tratto da: “La pace avrà l’ultima parola, Suor Emmanuel Maillard, SugarCo Edizioni, pagg.149-151)

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Il ritorno di Erode

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/06/2017

La decisione con cui la Corte europea dei diritti umani, disponendo il ritiro delle misure preventive per il piccolo Charlie Gard, ha approvato le decisioni prese dai tribunali britannici in base alle quali si possono sospendere le cure cui finora il piccolo – di appena dieci mesi e purtroppo gravemente malato – è stato sottoposto per essere tenuto in vita, è uno spaventoso concentrato di paradossi. A partire dal fatto che sia un tribunale dal nome tanto rassicurante – Corte europea dei diritti umani – a emettere un verdetto che, in sostanza, è la condanna a morte di un soggetto debole e del tutto innocente.

Un secondo paradosso della vicenda si annida poi nella sostanza di motivi per cui, mediante la sospensione di terapie per lui vitali, il piccolo Charlie verrà lasciato morire, riassumibile nella tesi secondo cui le cure attuali, se protratte, gli arrecherebbero «un danno significativo»; come se invece il decesso equivalesse, per un bambino che oltretutto non sta neppure soffrendo fisicamente, a un miglioramento delle condizioni. In questo caso d’ora in poi i malati, soprattutto inglesi, farebbero bene a rivolgersi prudenzialmente ai propri medici in questo modo: «Dottore, la prego, mi curi. Ma stia attento a non esagerare, mi raccomando».

La battuta può forse strappare un sorriso amaro, ma non è che la conseguenza logica dell’assurda vicenda. Un terzo paradosso sta poi – più in generale – nel drammatico rovesciamento che la storia di Charlie Gard sta determinando per il diritto, per la medicina e, più in generale, per la civiltà, ossia il passaggio dalla protezione del più debole alla sua eliminazione: un vero e proprio ritorno di Erode. Com’è possibile? Quali meccanismi possono aver determinato un così sconvolgente scenario? A un simile interrogativo il giurista, il medico e il filosofo morale di orientamento progressista avrebbero tutti, statene certi, la loro brava risposta.

Una risposta chiaramente ben condita di filantropia, tecnicismi e giri di parole tutti sapientemente finalizzati a nascondere l’evidente: e cioè che Erode è davvero tornato. In che modo? Grazie alla progressiva ritirata, in ambito occidentale, della cultura cristiana.

Proprio così. E’ stato difatti il Cristianesimo a introdurre e promuovere, storicamente, il rispetto per il più debole – e per il bambino – fino a quel momento sconosciuto. Al punto che erano i più illustri pensatori non cristiani a sentenziare che la medicina non avrebbe dovuto occuparsi di coloro che, come Charlie, versavano in condizioni gravi.

Platone, per esempio, ebbe ad affermare:«Allora, insieme con tale arte giudiziaria, codificherai tu nel nostro stato anche la medicina nella forma da noi detta? Così, tra i tuoi cittadini, esse cureranno quelli che siano naturalmente sani di corpo e d’anima. Quanto a quelli che non lo siano, i medici lasceranno morire chi è fisicamente malato» (Repubblica, 409e-410a). Ora, non saranno le stesse identiche parole dei giudici inglesi né di quelli Corte europea dei diritti umani ma la sostanza, oggettivamente, non è poi così diversa. Poi però, come si diceva, a correggere e migliorare la cultura greco-romana venne il Cristianesimo.

Un Cristianesimo – da subito – espressione di un messaggio di difesa della vita molto chiaro, che si tradusse nella condanna dell’aborto, dell’infanticidio e di tutte le forme di soppressione dei malati o degli indifesi. Oggi purtroppo la cultura cristiana, complice da una parte la secolarizzazione e, dall’altra, un inquinamento della stessa da parte di molti battezzati – distratti dalla causa immigrazionista, dalla difesa dell’ambiente e dell’animalismo – è in ritirata. Con tutte le conseguenza sociali, giuridiche e mediche del caso. A partire, come si diceva, dal ritorno in grande stile di Erode.

Un ritorno, si badi, di cui la drammatica decisione su Charlie non è che il suggello, dal momento che si è potuti arrivare a questo punto, chiaramente, è grazie delle significative premesse, la più grave delle quali sono i decenni, ormai, di aborto legale. Dopotutto, se è consentita l’eliminazione prenatale del nascituro non perfettamente sano, per quale motivo dovrebbe essere proibita quella del neonato che versa in condizioni analoghe? Perché l’aborto è legale solo se volontario mentre in questo caso, mi si obietterà, c’è la contrarietà dei genitori alla morte del piccolo. Vero.

Il punto però è che la cultura della morte, per anni, si è riempita la bocca di autodeterminazione e libertà non perché vi credesse, ma solo come mero pretesto per preparare culturalmente il terreno a quanto sta accadendo ora. Con la sentenza di morte a danno di un bambino che genitori vorrebbero poter tenere in vita – e per tentare di curare il quale hanno raccolto un milione di sterline -, ma contro cui, al momento, nessuno pare possa nulla. Perché Erode, gettata la maschera, ha ora preso il comando, pienamente consapevole di avere nell’Europa secolarizzata dell’accoglienza, dei «muri da abbattere» e dei diritti civili una nuova, formidabile alleata.

Giuliano Guzzo

(Fonte: http://www.giulianoguzzo.com)

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«Ma voi avete capito cosa finisce nel bidone delle garze sporche? O a pezzi nel bidone dell’aspiratore?»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/06/2017

«Era così giusto. Un diritto, che nessuna donna si tenesse nella pancia un figlio che non voleva. Anche io tifavo per la Bonino. E poi: tutte le donne morte di conseguenza dell’aborto. Che erano così tante. Bizzarro che in anni di pronto soccorso non ne avessi mai incontrata nemmeno una. Ma proprio nemmeno una. Se i numeri del partito radicale erano quelli che erano avremmo dovuto vederne nei nostri pronto soccorso almeno una al giorno e tre complicazioni, almeno. E invece nulla. Che quei numeri fossero orrendamente gonfiati?

Ma no. Era un caso. Noi non ne avevamo mai vista una per puro caso. Il fatto è che dato che l’aborto era vietato, la gente non lo faceva, lo percepiva come una barbarie. I mariti non spingevano le mogli all’aborto. Poi è diventato una cosa normale. E’ normale chiedersi “lo tengo o no?”.

Quando l’aborto fu legalizzato a me era sembrata una straordinaria vittoria.

Mia madre allora decise di raccontarmi una storia, la mia.

Quando scoprì di essere incinta di me, per lei e mio padre, fu una notizia terribile. La situazione economica era un disastro, non c’era posto per un altro bambino. Solo due mesi dopo si erano già abituati all’idea e quando la mamma ebbe minacce di aborto spesero tutti i pochi soldi che avevano perché le cure le permettessero di tenere quella stessa creatura che due mesi prima avevano avuto l’impressione di non volere. Se l’aborto fosse stato permesso e facile negli anni 50, io forse non esisterei.

Poi finalmente è arrivato il 1986: sono partita a fare il medico in Etiopia, e in quei paesi bisogna essere capaci di fare un po’ di tutto, e quindi prima di partire ho chiesto ai colleghi della ginecologia di frequentare per qualche ora il loro reparto.

Ho assistito a un paio di parti, aiutato un paio di cesarei (un’emozione indescrivibile), fortunatamente la manualità è la stessa delle chirurgia, e quindi il passaggio da una specialità all’altra è molto facile.

Dato che un medico deve saper fare anche i raschiamenti, indispensabili in caso di aborto spontaneo, e necessità di revisione della cavità uterina, ho assistito anche all’aborto e ne ho fatto uno.

Bene, è tutto qui. Aborto è una parola. Un ammasso di sillabe. Diritto. Autodeterminazione.

In nome di Dio, sono tutte sillabe.

Ma voi avete capito cosa finisce nel bidone delle garze sporche? O a pezzi nel bidone dell’aspiratore?

Quello che la signora Bonino aspirava con la sua pompa era una creatura viva con un cuore che batteva, che viene smembrata e aspirata a pezzi.

Quello che io ho buttato nel bidone delle garze sporche era un bimbo con gambe e braccia, e una testa e un cuoricino che avrebbe continuato a battere, se io non lo avessi fermato.

Forse è giusto che una donna decida del suo corpo, ma deve essere altrettanto sacrosanto che la società le chieda di non farlo.

Questa sola frase “Signora, ci ha pensato bene? Questo è il suo bambino!” mi ha permesso di fermare decine di donne.

Tutte mi hanno ringraziato. Il maledetto consenso informato che si firma per abortire non contiene la verità.

Non c’è scritto “Lei potrebbe rimpiangerlo. E quando lo rimpiangerà sarà troppo tardi, sarà troppo tardi, questo era il suo bambino unico e irripetibile e invece di proteggerlo lei lo ha ucciso”.

Il consenso informato non dice nulla della depressione post aborto (ma guarda un po’) dell’aumento del rischio di sterilità.

Perché l’aborto è sotto censura?

Perché siamo bersagliati dalle immagini degli animali scuoiati per le pellicce, o della macellazione, ed è sotto censura l’immagine del feto ucciso, con le sue manine chiuse a pugnetto, e il suo cuoricino che stupidamente batte perché il piccolo idiota non ha capito che è spazzatura, che il suo ruolo è di riempire il bidone della spazzatura con le garze sporche.

È stato abortito per un sospetto di un difetto esofageo (che non c’era) un feto che è nato vivo , di quasi sei mesi ed ha impiegato 10 ore a morire di disidratazione, una morte atroce.

Pare che il piccolo idiota si sia permesso anche di piangere alla sua nascita, un lamento flebile e atroce che risuona normalmente nelle cliniche USA dove si abortisce fino al nono mese. Pensate, il piccolo idiota ha pianto, non ha capito che la VOLONTÀ della proprietaria dell’utero era di non metterlo al mondo e questa volontà è tutto.

Nessuno si faccia illusioni.

L’aborto è un suicidio differito, una donna normale il suo bambino lo mette al mondo, una donna che si odia lo uccide. E il rimpianto arriva. Io passo il mio tempo [la De Mari è anche psicoterapeuta, ndR]ad ascoltare il dolore del rimpianto, queste voci di donne, che nessuno consola, perché non è consolabile».

Tratto dall’account Facebook della Dottoressa Silvana De Mari

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«Sperimentiamo un isolamento protettore ma viviamo un’esposizione assoluta», e restiamo fregati…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/06/2017

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Il sociologo polacco Zygmunt Bauman afferma che viviamo in un tempo che ci scorre tra le mani, un tempo liquido in cui nulla è fatto per persistere.

Non c’è nulla di così intenso che riesca a permanere e a diventare veramente necessario. Tutto è transitorio.

Non c’è un’osservazione lenta di quanto sperimentiamo, e dobbiamo fotografare, filmare, commentare, tagliare, mostrare, comprare e paragonare.

Il desiderio abita nell’ansia e si perde nel consumismo immediato. La società è segnata dall’ansia, e regna un’incapacità di sperimentare profondamente ciò che arriva a noi; ciò che importa è il poter descrivere agli altri ciò che si sta facendo.

Ai tempi di Facebook e Twitter non ci sono dispiaceri; se non mi piace una dichiarazione o un pensiero, cancello, disconnetto, blocco. Si perde la profondità delle relazioni; si perde la conversazione che rende possibile l’armonia e anche l’andar fuori dal coro.

social_02Nelle relazioni virtuali non esistono discussioni che finiscono con un vivo abbraccio, le discussioni sono mute, distanti. Le relazioni iniziano e terminano senza alcun contatto. Analizziamo l’altro per le sue foto e per le frasi ad effetto. Non c’è uno scambio vissuto.

Nello stesso tempo in cui sperimentiamo un isolamento protettore, viviamo un’esposizione assoluta. Non c’è privato, tutto è in piazza: quello che mangiamo, quello che compriamo, quello che ci tormenta e quello che ci rallegra.

L’amore è più parlato che vissuto. Viviamo un tempo di segreta angoscia. Filosoficamente l’angoscia è il sentimento del nulla. Il corpo si inquieta e l’anima soffoca. C’è una vertigine che permea le relazioni, tutto diventa vacillante, tutto può essere cancellato, anche l’amore e gli amici.

“Stiamo tutti e allo stesso tempo nella solitudine e nella moltitudine” (Zygmunt Bauman).

social_01Fonte: Luciana Chardelli (Revista Pazes, 11/11/2016) http://www.revistapazes.com

Anch’io sono preso da tutto questo filmare, commentare, tagliare, mostrare. Cerco di convincermi di esserne parzialmente immune perché decido cosa condividere, perché non metto foto mie o di familiari nei social, perché uso la rete per evangelizzare ma alla fine, davvero tutto è transitorio, tutto passa, e anche il circo dei Social e della rete perde senso…

E quel senso lo ritrovo nella relazione vera, reale con le persone e con l’unica Persona che da quando ho coscienza, riesce a dare pace e gioia alla mia vita.

Siamo in estate, un periodo giusto per dedicare tempo alle cose che contano.

Torniamo alla preghiera, torniamo ai sacramenti, non ce ne pentiremo.

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