FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Archive for the ‘Attualità’ Category

Preparazione di un altare?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/10/2019

Vado in pausa pranzo e, con ancora in bocca il sapore forte e deciso del caffè napoletano gustato al bar sotto l’ufficio, mi cade l’occhio sulla locandina del bar affianco.

Nella solita locandina che sponsorizza le solite feste per Halloween mi cade l’occhio su “inaugurazione dell’altare”.

Altare?

Apro – sia pur virtualmente – la Treccani:

Altare: s. m. [lat. volg. e tardo altare (class. altaria -ium), di origine incerta]. – Superficie piana, in genere elevata dal suolo (ma in alcune religioni appoggiata direttamente sul terreno), per lo più di pietra o marmo e di forma rettangolare, più raramente di altro materiale e d’altra forma, su cui si compiono sacrifici (semplici offerte, o immolazioni di vittime) alla divinità.

Innocue festicciole mascherate autunnali o preparazione di un altare per… per chi?

Al vostro buon senso la risposta. O meglio, pregateci su e cercate una risposta.

Ogni anno l’asticella si sposta un po’ più in là…

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Tradizionalisti, progressisti, indifferenti o piccolo resto?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/10/2019

San Luigi Maria Grignion de Montfort

Giacché post e commenti di “tradizionalisti” che accusano pubblicamente i cosiddetti “modernisti” (identificati anche con una parte della Chiesa) sono migliaia, spesso con toni sarcastici e avvelenati seppure talora condivisibili nei contenuti, si può a ben ragione dire che anche se fossimo in tempi decisivi, costoro non farebbero parte del «piccolo resto». Tantomeno chi si identifica in grossi movimenti politici.

Anche quelli che si riuniscono sotto l’etichetta di progressisti, che vorrebbero rompere ogni argine e buttare all’aria ogni tradizione in nome di una malcompresa libertà di spirito, sono troppi perché possano appartenere al «piccolo resto».

Gli indifferenti, sono ancor di più.

In generale, perciò, quando mi rendo conto che la mia opinione è troppo approvata, capisco che probabilmente in qualcosa ho torto.

D’altra parte quando Cristo era circondato da folle osannanti, si ritirava o talora le parole che pronunciava lo lasciavano infine con ben pochi “like”.

Il «piccolo resto» è come il sole: fa luce e dona la vita al mondo, mentre sulla terra gli uomini pensano ad altro.

(Post dell’amico Pierluigi Cordova, col suo permesso)

«Chi saranno questi servitori schiavi e figli di Maria? Saranno fuoco che brucia, ministri del Signore che porteranno ovunque il fuoco dell’amore divino. Saranno “come frecce in mano a un eroe”, frecce acute nelle mani della potente Maria per colpire i suoi nemici. Saranno figli di Levi, ben purificati dal fuoco di grandi tribolazioni e molto uniti a Dio, i quali porteranno l’oro dell’amore nel cuore, l’incenso della preghiera nello Spirito e la mirra della mortificazione nel corpo e saranno ovunque il buon odore di Gesù Cristo per i poveri e i piccoli, mentre risulteranno odore di morte per i grandi, i ricchi e gli orgogliosi del mondo.» (San Luigi maria Grignion de Montfort, Trattato sulla vera devozione a Maria, § 57)

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«Non togliete quel Crocifisso!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/10/2019

Non è la richiesta accorata di un prete o di un blogger cattolico ma il grido di una scrittrice che ho tanto amato in gioventù: Natalia Ginzburg, di religione ebraica ma che si professava atea, scrisse per L’Unità un articolo sul crocefisso che merita, oggi, di essere riletto.

Non togliete quel Crocefisso

«Il crocifisso non genera nessuna discriminazione.Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo?

Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo smettere di dire così?

Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo.

Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini.

Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente.

Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Il crocifisso fa parte della storia del mondo.»

L’Unità 22 marzo 1988

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Quattro chiacchiere con un’anima eroica

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 03/09/2019

Ieri ho scambiato quattro chiacchiere con una persona che non vedevo da tanto tempo.

È un padre di famiglia che in questi ultimi anni è sopravvissuto alla perdita di una figlia, e (contro ogni previsione medica) a un tumore maligno, a un ictus, a un coma prolungato e a una riabilitazione estenuante durata anni e che dura ancora.

Con un sorriso sulle labbra disarmante ringraziava Dio con gioia – senza un’ombra di tristezza o rassegnazione ma con gioia e gratitudine vere – di essere tornato al lavoro perché troppo giovane per la pensione.

Commosso, edificato e onorato di queste quattro chiacchiere dietro alle quali ho visto Dio all’opera, non ho potuto fare a meno di pensare che, forse, questo mondo storto e ingiusto si regge sull’offerta di queste piccole grandi anime eroiche.

(La foto è stata presa dalla rete)

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La croce e l’altare

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/04/2019

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Quando chi ti sta accanto avvelena le tue intenzioni più belle…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/04/2019

Chi di noi non ha mai subìto almeno un giudizio come questi?

«”In realtà hai lasciato il tuo lavoro non per me, ma perché ti fa comodo cambiare città”.

“Mi avevi perdonato per amore? In realtà non avevi alternative a me, ecco tutto”.

“Dì la verità, hai aiutato quel tuo amico per arrivare a sua sorella”.

“Va in Chiesa perché è uno sfigato, non si spiega diversamente”.

“Tu fai miracoli perché hai il demonio addosso e operi in suo nome, evidentemente”.

Cristo conosceva anche questo dolore. Quello di vedersi avvelenate le intenzioni più belle da parte di chi gli stava accanto.

Si può dunque trasformare anche questo dolore in amore.»

Si può, si, affidandolo a Colui che lo conosce meglio di tutti.

(La parte tra virgolette è presa dall’Account Facebook dell’amico Pierluigi Cordova.)

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«Ti amo! Dio ti amo!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/03/2019

Preghiera infervorata di una mistica conventuale del Quattrocento?

No! È l’urlo, grato e di cuore di un adolescente dei giorni nostri.

Con l’augurio che tu possa conoscere sempre di più questo Dio a cui hai urlato dal cuore tutta la tua gratitudine, condivido con gioia e commozione questa toccante reazione.

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Marchiati come le mucche?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/02/2019

«A Barcellona volontario si fa impiantare chip sottopelle», titola l’Ansa, raccontando che l’impavida cavia mostrava l’evento su di un palco all’interno della fiera della telefonia del Banco Sabadell a Barcellona, felice di poter finalmente aprire la porta della sua casa informatizzata, limitandosi ad avvicinare la mano impiantata a un lettore.

L’articolo dell’Ansa continua decantando l’utilità della tecnologia R.F.I.D (chip di identificazione a radio frequenza), incoraggiandone l’uso, spiegando che un altro volontario ne ha sperimentato i benefici per effettuare i pagamenti, senza correre alcun rischio per un eventuale deterioramento del dispositivo.

Sempre dall’Ansa leggo che nel mondo sono dalle trenta alle cinquantamila le persone “taggate” con un microchip sottocutaneo; c’è chi lo fa per timbrare in ufficio senza dover cercare il badge e chi per effettuare pagamenti senza il rischio di perdere la carta di credito e pare che i punti più adatti per l’impianto siano l’attaccatura dei capelli e il polso.

Come sempre, quando accade qualcosa di nuovo, apro la Bibbia per cercare una risposta.

«Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome.» (Apocalisse 13,16-18).

Un chip come tutti i supporti informatici contiene numeri, numeri binari in cui vengono ridotte tutte le informazioni che contiene. Si tratterà quindi di un microchip con un numero che ci identifica, un numero per comprare e vendere.

L’esagerato allarmismo della mia mente complottista corre troppo? Forse, ma correndo correndo non posso non notare un’altra coincidenza.

Da anni tutti utilizziamo un codice numerico che indica il prezzo in maniera unificata, il codice a barre che tutti conosciamo. Ogni numero è indicato con delle barre leggibili da uno scanner. Il numero sei è rappresentato due barrette sottili come in figura.

Ogni codice a barre contiene, come delimitatore per il lettore, il numero sei all’inizio, uno a metà e uno alla fine di ogni codice di ogni prezzo di ogni paese del mondo come si vede chiaramente nell’immagine, ma fate la prova con qualunque codice di un prodotto che avete sotto mano.

Probabilmente tutte queste coincidenze non sono che il frutto della mia mente iperattiva e forse non dovremmo farci suggestionare troppo da tutte queste coincidenze ma… io ve le butto là per ben riflettere quando sarà (se ci sarà) il momento opportuno, trovando il coraggio di decidere secondo verità. 

Ecco il video in cui il sorridente volontario mostra il momento dell’impianto.

 

«Faceva sì che tutti,

piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi

ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte;

e che nessuno potesse comprare o vendere

senza avere tale marchio,

cioè il nome della bestia

o il numero del suo nome.»

(Apocalisse 13,16-18).

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«Ho messo Dio e la famiglia al primo posto e me stesso al secondo»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/01/2019

Edificato dal comportamento di uomo coerente con la scelta d’amore fatta, che rispetta la propria moglie come propria carne, non posso che condividere questa testimonianza edificante che insegna che il vero uomo è colui che sa dire di no per ciò che conta davvero, colui che para i colpi e che li prende al posto della famiglia e non gli sciupafemmine “usa-e-getta” che ci propongono i reality.

Neal McDonough, attore che ha partecipato a note produzioni cinematografiche e televisive come Capitan America, Minority Report e Desperate Housewives, è sposato da 15 anni con la modella Ruvé Robertson, con la quale ha avuto cinque figli.

In un’intervista recente ha riferito al sito Closer Weekly che nel 2010 è stato licenziato perché, in segno di rispetto nei confronti della moglie e per via delle sue convinzioni religiose, ha rifiutato di girare scene di sesso con l’attrice Virginia Madsen durante le riprese della serie Scoundrels, prodotta dal canale ABC.

“Non bacerò un’altra donna, perché queste labbra sono già impegnate”, ha dichiarato.

McDonough è stato sostituito tre giorni dopo l’inizio delle riprese, e in base ad alcune stime del sito Deadline.com, ha perso circa un milione di dollari per via di questa decisione.

Il licenziamento lo ha sorpreso: “Non trovavo più lavoro perché tutti pensavano che fossi un fanatico religioso”.

I problemi momentanei non lo hanno però abbattuto, e alla fine sono stati ampiamente superati.

“Ho messo Dio e la famiglia al primo posto e me stesso al secondo. È così che vivo. È per questo che vado in chiesa tutti i giorni e ringrazio Dio per tutto ciò che mi ha dato. E lo ringrazio soprattutto per avermi dato Ruvé, perché senza di lei non starei sicuramente raccontando questa storia. Dopo quasi 20 anni, 5 figli e una vita meravigliosa, siamo partner in tutto e sono la persona più benedetta del mondo”.

È interessante osservare che questo tipo di testimonianze non appare nei titoli dei grandi portali di notizie, anche se questi riportano ogni giorno informazioni sul modo delle celebrità.

(Fonte: Aleteia)

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Quante parole soffocate, ricacciate in gola perché pensiamo che basti un messaggio su Whatsapp…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/01/2019

 

Quante parole scriviamo senza riflettere. Le pensiamo (ma le pensiamo veramente?), le scaraventiamo nella casellina e TAP! MESSAGGIO INVIATO!

E rimangono lì a testimoniare che non sappiamo più riflettere, formulare un pensiero dal profondo del cuore, aspettare, e condividerlo quando siamo sicuri.

Vi sono parole che sono proiettili, altre che sono carezze; parole che sono pietre e altre che danno la scossa nell’anima.

Quante parole soffocate, ricacciate in gola perché pensiamo che basti un messaggio su Whatsapp…

Da quanto tempo non diciamo più a chi ci è affianco – aspettando e ascoltando davvero la risposta – frasi come queste?

Ti voglio bene.

Mi stai simpatico.

Mi piaci quando ridi.

6108-06907303Come ti senti? 

Raccontami.

Cosa ne pensi?

Mi piaci come sei.

Che cosa ti ha fatto arrabbiare?

Dimmi se ho sbagliato.

La prossima volta andrà meglio.

Amico mio ti vedo sgualcito, come stai? Si ma come stai davvero?

 

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