FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI ai giovani, Loreto 2007

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Col gommone in mare aperto, Gesù gli appare in sogno: “Ti proteggo io”. Alì si sveglia: i suoi piedi toccano terra

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/01/2017

ali_01Un sogno, un dialogo con Gesù durante la terribile traversata del Mar Egeo a bordo di un barcone fatiscente. È così che Alì Ehsani, profugo afgano originario di Kabul, ha scoperto la fede. Oggi vive a Roma, è un professionista del settore legale e si è battezzato, sacramento troppo rischioso per essere conferito nel suo Paese d’origine a maggioranza islamica sunnita.

La vicenda la racconta il settimanale Credere (agosto 2016) e prende forma in un Afganistan disastrato dalla guerra contro i talebani e i raid della Nato.

«Alì quando aveva otto anni, di ritorno da scuola aveva trovato un mucchio al posto della sua casa a Kabul. Era stato suo fratello Mohammed, di qualche anno più grande, a spiegargli che i loro genitori erano morti, e insieme, pochi giorni dopo, si erano messi in cammino verso una terra nella quale Alì avrebbe potuto studiare e Mohammed lavorare, sposarsi e avere dei figli».

IL DOLORE DEL FRATELLO

ali_02Quel sogno aveva provato a realizzarlo almeno il fratello, ma il suo sogno, si era infranto durante la traversata del Mediterraneo «quando aveva perso la vita in quelle stesse onde sul canotto che aveva comprato al centro commerciale per solcare le acque che separano la Turchia dalla Grecia».

IN BALIA DELLE ONDE

Ali stava per finire come suo fratello se non fosse stato per un serbatoio di plastica che galleggiava in mezzo al barcone fatiscente e prossimo ad affondare. La sua traversata del Mar Egeo notturna, verso l’isola di Lesbo è drammatica.

«Ha alle spalle la fatica di un viaggio lungo e doloroso: per anni ha camminato nel deserto e si è arrampicato sulle montagne, si è nascosto sui tetti dei furgoni e nei cassoni dei camion, è stato più volte derubato dai contrabbandieri, minacciato dai talebani, rinchiuso in un campo di prigionia nel quale ha assistito ad atroci torture. Dall’Afghanistan alla Turchia, passando per il Pakistan e l’Iran. E ora rischia di morire annegato pure lui».

Ti PROTEGGO IO”

In quel momento accade l’incredibile. Scrive Credere: «Mentre se la prende con Dio i suoi occhi si chiudono per la stanchezza. Sogna che Gesù lo abbraccia e apre sopra di lui un ombrello giallo: attorno, alcune persone tirano con gli archi delle frecce contro di loro, ma l’ombrello le respinge. Gesù ha il volto insanguinato e gli ripete: “Ti proteggo io”. Alì si sveglia: i suoi piedi toccano terra».

ali_03«Di ombrelli gialli e bianchi – prosegue il settimanale – Ali Ehsani ora ne vede spesso, in piazza San Pietro, sopra le teste dei sacerdoti che distribuiscono la Comunione. Dalla Grecia è riuscito ad arrivare a Roma, rimanendo aggrappato sotto a un camion e per ore».

LA NUOVA VITA DI ALÌ

Oggi Alì si definisce «proprio credente». Racconta: «Sono sopravvissuto agli anni di viaggio verso l’Italia grazie all’aiuto di tante persone», ricorda, «perché Dio ci ama nel momento e nel posto giusto».

Ha 26 anni, si è laureato in Giurisprudenza alla Sapienza e attualmente frequenta un master in Legislazione europea presso la stessa università, «per conoscere i miei diritti e difendere quelli degli altri».

FEDE “NASCOSTA”

La sua famiglia era cristiana in un Paese in cui non esistono chiese. Gliel’aveva spiegato suo padre, un giorno in cui Alì, incalzato dalla curiosità dei compagni di classe, gli aveva chiesto come mai lui non andasse mai in moschea. Una fede vissuta dai suoi genitori in modo del tutto riservato, «probabilmente perché temevano che, spiegandomi troppo, avrei raccontato tutto ai miei amici, mettendo così la nostra vita in serio pericolo. Forse», aggiunge pensieroso, «il mio destino era arrivare a Roma proprio per scoprire la fede in Gesù».

ali_04IL BATTESIMO AL LATERANO

Nel 2007, la notte di Pasqua, Ali è stato battezzato nella basilica di San Giovanni in Laterano. «In questa città», prosegue il giovane, «ho incontrato tante difficoltà, sopratutto ingiustizie da parte di persone che vogliono lucrare sulla povera gente. Ma nella preghiera ho trovato la forza per rialzarmi da ogni momento di sconforto, anche quando sembrava che tutti i miei sforzi non servissero a niente. Sono stato il primo della mia classe a laurearmi. Studiavo giorno e notte, mentre alla sera consegnavo pizze. Nei weekend facevo lo steward allo stadio e in estate il cameriere e il lavapiatti. Nessuno credeva che mi sarei laureato, ma il Signore è grande!».

La storia di Alì è raccontata nel libro “Stanotte guardiamo le stelle” (Feltrinelli editore).

(Fonte: http://www.adoramuste.net/)

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Preghiera alla Madonna del Terremoto

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/01/2017

mantovachiesamadonnadelterremoto_02Come sempre, quando realizzo che ogni commento suonerebbe stonato e fuori luogo, faccio l’unica cosa che sento sensata.

Prego.

O beatissima Regina del cielo e della terra,

che mentre stavi sotto la croce di Gesù, tuo Figlio,

e la spada del dolore ti trapassava l’anima

per diventare la Madre di tutti i viventi,

hai sentito sotto i tuoi piedi tremare la terra,

soccorri i tuoi figli che gemono spaventati dal terremoto.

La terra rimbomba di un sordo boato,

attorno a noi crollano il presente e il passato

e le nostre anime smarrite si chiedono:

che cos’è l’uomo, perchè Tu, o Signore, te ne ricordi?

Fatto a immagine e somiglianza di Dio e circondato di gloria,

eppure ha divorato come un figlio dissoluto i doni del Padre,

ha tradito l’Amore di Gesù, ha spento lo Spirito Santo,

fino a meritare il castigo di Dio.

O Madre Santissima, piena di Grazia e di Misericordia,

intercedi per noi presso tuo Figlio:

prendi le nostre mani e guidaci a Lui,

perchè converta i nostri cuori e perdoni i nostri peccati.

mantovachiesamadonnadelterremoto_01Liberi dall’inquetitudine e dalla disperazione,

seguiremo la via della salvezza e canteremo

in eterno con te le meraviglie di Dio-

Amen

(Fonte: http://www.ognissantisanbarnaba.it/)

[La chiesa dell’immagine è la piccola chiesa della Madonna del Terremoto in Mantova che fu edificata nel 1754 a ricordo della protezione data dalla Madonna in occasione del terremoto del 1693. Essa sorge in piazza Canossa una delle più caratteristiche piazze di Mantova.]

 

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“Sono fermamente convinta che nelle parole di Gesù ci sia la chiave di lettura più profonda della vita”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/01/2017

ogni_giorno_il_sole_01Ho appena finito di leggere un bel libro regalatomi da mia moglie per Natale:  “Ogni giorno il sole”, di Lorella Cuccarini. Gradevole, sincero, va giù come l’acqua e quando lo finisci ti sembra come quando parte un’amica e un po’ ti dispiace.

Che ci fa la Cuccarini in un blog come questo?

Da quando l’ho iniziato alla fine del 2011 dopo aver partecipato alle catechesi sui dieci comandamenti di don Fabio Rosini, ho applicato un’unica regola aurea, condividere ciò che mi edifica a Cristo, nella Chiesa Cattolica come “Ogni giorno il sole”, soprattutto le due pagine che condivido di seguito, col gentile permesso dell’autrice.

I genitori possono solo donare ai figli pennelli, colori e tavolozza per dipingere il quadro della propria esistenza: gli autori sono loro. Da credente, una delle tavolozze più preziose che ho consegnato ai miei figli è quella della fede. Sono convinta che il messaggio di Gesù e la Chiesa siano colori fondamentali per delineare una vita armoniosa e piena. Anche se oggi, purtroppo, la Chiesa viene spesso vissuta come un’istituzione anacronistica.

Io non mi aspetto che la Chiesa cambi. Il suo messaggio è immutabile. La Chiesa è la Chiesa. Se così non fosse, non sarebbe radicata e forte da oltre duemila anni.


E’ una forza che sento potente,
quando leggo di intere comunità cattoliche perseguitate in Asia o in Africa solo perché hanno deciso di non abiurare la loro fede. Ogni anno, migliaia di persone vengono uccise per la loro religione. Dei veri e propri martiri moderni. Al pensiero di quanto sia radicata la loro fede, mi sento inadeguata. Per noi è così facile essere cattolici.

ogni_giorno_il_sole_02Ai miei figli ho regalato questri colori. Ma il mio compito finisce qui. Spetterà a loro decidere se li useranno o meno.

La domenica, andare a messa insieme è un appuntamento consueto. Con i due gemelli di sedici anni, che ovviamente vivono ancora in casa, questo è ancora possibile. Gli altri due, che sono più grandi e vivono fuori, naturalmente fanno le loro scelte. Non sto certo a chiamarli per ricordargli di farlo. Non nascondo però che, qualche giorno fa mia figlia mi ha salutato velocemente al telefono per non tardare alla messa, ero felice. Felice per lei. Sono fermamente convinta che nelle parole di Gesù ci sia la chiave di lettura più profonda della vita. La Chiesa è viva. Anche in questi anni difficili per lei e per il mondo, la Chiesa è più viva che mai.

Essendo particolarmente affascinata e affezionata alla figura di Maria, sono legata ad alcuni dei luoghi in cui si è manifestata più evidentemente.

Il santuario di Fatima è stato il primo che ho visitato, molti anni fa. Ero insieme a mia madre, mia sorella e i miei figli più grandi, allora piccoli.

ogni_giorno_il_sole_03A Lourdes, ho accompagnato una mia amica malata: aveva espresso il desiderio di pregare nella grotta delle Apparizioni prima che fosse troppo tardi. Fu un viaggio faticoso ma profondamente toccante.

Medjugorje è stata l’ultima scoperta, fatta insieme a tutta la famiglia. Quando proposi il viaggio ai miei figli la prima volta, rimasi colpita dal fatto che avessero accettato di venire senza un fiato. Ero certa che sarebbero rimasti colpiti da qual luogo. E così è stato. Soprattutto quando hanno visto le migliaia di persone attratte lì ogni giorno. Di ogni età, di ogni nazionalità. Tantissimi giovani.

E pensare che ci si immagina siano luoghi solo per anziani o malati. In quei posti, c’è una bellezza indescrivibile e una forza spirituale immensa. Non serve vedere la “danza del sole” o uno dei tanti segni che lasciano a bocca aperta soprattutto i cattolici dell’ultima ora. E’ sufficiente osservare gli occhi delle persone che incontri scalando il Križevac, o pregare in piazza insieme a oltre centomila persone.

(Fonte: Lorella Cuccarini, “Ogni giorno il sole”, pagine 118, 119, 120, col gentile permesso dell’autrice, che ringrazio di vero cuore).

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“Penso che Dio abbia utilizzato la Vergine Maria per raggiungermi, un modo davvero brillante, che ha funzionato”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/01/2017

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Donald (detto Donnie), figlio di una famiglia di militari, ha dieci anni quando trasloca coi suoi dalla Virginia al Sud California

Allettato dallo stile di vita californiano, a tredici anni vive solo per il piacere, che lo trascinerà in una spirale verso il riformatorio, la prigione e pensieri suicidi.

Quando un giorno il padre annuncia l’imminente trasferimento in Giappone, Donnie prova grande rabbia al solo pensiero e una volta in Giappone cerca amici che avessero il suo stesso stile di vita.

Questi amici diventano i contatti per introdurlo all’ambiente della mafia giapponese, conosciuta come Yakuza.

Ero un ragazzo caucasico che non doveva fare altro che riempire lo zainetto di droga e soldi, correre tra un casinò e un altro della grande isola di Honshu” ricorda Donnie in un recente video.

donnie_02Donnie viene presto ricercato dal governo giapponese e da quello statunitense. Dice Donnie: “Venni letteralmente sbattuto fuori dal paese con due poliziotti e mani e piedi ammanettati, venni affidato alla custodia di mio padre”,

Viene trasferito in un centro di recupero ma una volta rilasciato ricade nella vita di prima. In quel periodo la felicità per lui è sentirsi bene che significa non scendere mai dallo sballo, e cerca di non essere mai sobrio.

Occasionalmente si fa domande sul senso della vita, ma solo per mantenersi sempre su di giri; non viveva in alcun contesto religioso.

Una notte, mentre il ventunenne Donnie è nella sua camera da letto, senza musica o distrazioni, viene sopraffatto dal panico e da pensieri suicidi. Non sapendo cosa fare, prende un libro a caso dalla libreria dei suoi, e trova un libro di apparizioni mariane.

Nonostante la madre fosse cattolica, aveva rigettato la sua fede per così tanto tempo che non aveva idea di cosa fossero le apparizioni mariane, ma comincia a leggere rimanendo rapito dalla lettura di quel libro.

“Parlava di una donna meravigliosa che era la madre di Gesù, che era bella, così bella che avrebbe fatto piangere i suoi figli, facendoli cadere in ginocchio a causa della sua bellezza, femminilità e amorevolezza. Questo mi affascinava.” dice Donnie in una sua intervista.

donnie_03“Penso che Dio abbia utilizzato la Vergine Maria per raggiungermi, un modo davvero brillante, che ha funzionato. Lessi l’intero libro in una nottata e lì iniziò il mio completo innamoramento per Gesù“.

Nel suo libro “Non si torna indietro: un testimone della misericordia”, Fra Donald ricorda cosa gli accadde la mattina successiva.

Riesce a balbettare a malapena qualcosa a sua madre della sua esperienza notturna, a causa del suo imbarazzo e della totale mancanza di vocabolario religioso, ma la convince che si trattava di una vera esperienza di fede. La mamma chiama immediatamente tutti i preti che conosce affinché incontrino suo figlio.

Ma alle sei del mattino, “…i preti non compresero l’urgenza della situazione – il bisogno di un appuntamento a quell’ora senza saperne di più; era così importante da non poter aspettare un paio d’ore? Mia madre non mollò fino a che un prete non trovo un prete che si sarebbe liberato dopo le nove”.

donnie_04“Mentre mia madre chiamava il terzo prete le dissi che lì dove vivevamo nell’aeroporto navale di Norfolk, ci poteva essere quel posto chiamato chiesa o cappella. Le dissi – Non c’è una cosa del genere vicino al cancello principale?” , ricorda Donald nel suo libro.

“Capendo al volo a cosa mi riferissi, la mamma mi disse: Si, Donnie, corriamo!”

Ed è così che Donnie riesce a incontrare un sacerdote che lo invita a partecipare alla Messa insieme a lui. Dopo la Messa il prete gli dà un’immagine di Gesù.

Ero scioccato del fatto che l’immagine non rappresentava un Gesù arrabbiato pronto a colpirmi ma un Gesù che aveva un gesto di benedizione. Cominciai a piangere realizzanzo che ero amato e cercato da Dio”.

donnie_05Alla fine Donald diviene prete nella congregazione dei Padri Mariani dell’Immacolata Concezione e Santissima Vergine Maria. Viaggia spesso raccontanto la sua incredibile storia.

Dico spesso alla gente che io sono la ‘prova provata’ della Divina Misericordia, e che funziona. Ho fatto così tante cose cattive, facendo male a così tanta gente, e c’è ancora misericordia per uno come me. E se questo è vero, e lo è, c’è un oceano di misericordia che aspetta il mondo intero!”

“Gesù ti ama, è venuto per te; è pazzamente innamorato di te, anela alla tua amicizia, ambisce al tuo cuore. Daglielo e credi in Lui!”.

(Tradotto da http://www.catholicnewsagency.com/news/he-was-a-runner-for-the-japanese-mafia-now-hes-a-catholic-priest-24027/)

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2017. “Cercate il Suo volto ed Egli si fa trovare!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/12/2016

2017_02In mezzo a tanti auguri vuoti e (diciamocelo) stonati per quanto accade intorno a noi, una cosa mi riempie il cuore di speranza in questo capodanno: è Natale!

Per la Chiesa il Natale non si esaurisce con la messa di mezzanotte del 24 dicembre ma termina con la festa del Battesimo del Signore la domenica successiva alla festa dell’Epifania.

Ci traghetta quindi dal vecchio al nuovo anno, e oltre, se lo accogliamo nel cuore sul serio.

Scrive uno dei miei preti preferiti:

” Il mio cuore è pieno di speranza. Quest’anno ci lascia nella speranza.

Davanti alla distruzione che dilaga c’è qualcosa di timido che nasce, e non sarà come prima.

2017(…) L’uomo vuole incontrare Dio, vuole essere figlio per incontrare il Padre…

(…) Nella bellezza di un incontro dove Creatore e creatura si guardano con gli occhi dello Spirito Santo.

Cercate il Suo volto ed Egli si fa trovare. E’ il mio augurio per il nuovo anno” (Don Giuseppe, parroco di San Giuseppe Cottolgneo a Roma).

E anche il mio!

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Disegna una piramide…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/12/2016

piramide_01Per donne  troppo oberate che lavorano… (ma anche per uomini che hanno capito quanto sia bello esserci in famiglia…)

Da uno dei miei blog preferiti, tradotto per voi.

Sono arrivata a credere che uno dei segreti per mantenere la pace nella nostra vita sia imparare a discernere cosa sia urgente da cosa sia importante. Ne parlano molti esperti; si tratta di capire cosa fare quando si pensa alle incombenze del giorno.

Ma qui è il punto.

Quando sono nel bel mezzo di una settimana folle, cercando di gestire vari progetti, in mezzo al caos generato da sei figli in una casa con tre camere da letto, è davvero dura per me capire cosa sia urgente da cosa sia importante.

Ciò che conta di più.

Finire di rassettare le camere dei ragazzi o dedicarmi alla pianificazione autunnale della scuola? Occuparmi dei progetti importanti del produttore della mia radio o dell’Associazione proprietari immobiliari? Organizzare una serata coi miei figli davanti a un bel film o aprire la montagna di lettere che stanno sulla mia scrivania?

piramide_02Quando mi ritrovo a girare come una trottola nel vortice di queste decisioni, mi blocco. Inizio con un compito, poi lo abbandono per cominciarne un altro e, in un baleno mi ritrovo a rialzare lo sguardo da Instagram chiedendomi come abbia fatto ad arrivare così in fretta l’ora di cena.

Pensavo a questo mentre ero nella Cappella dell’Adorazione l’altro giorno, e mi è venuta questa idea: disegna una piramide.

Da qualche parte, nel gran caos di pensieri che affollavano la mia mente, ho capito le priorità della mia vita. Sapevo che avrei dovuto valutare alcune cose tra tutta quell’accozzaglia di impegni, ma le cose non mi erano ancora chiare perché tante cose urgenti (ma non necessariamente importanti) attiravano la mia attenzione.

Lì in cappella ho avuto l’ispirazione di afferrare una penna e qualcosa su cui scrivere – in quel caso una vecchia ricevuta pescata dalla tesca posteriore della borsa – e di disegnare una piramide che riflettesse le mie priorità.

In ordine di priorità, i livelli della piramide che ho disegnato sono:

piramide_03DIO: Trovare tempo per la preghiera, i sacramenti, la relazione con Dio.

FAMIGLIA: Tutto ciò possa essere legato al benessere di mio marito e dei miei figli, e della mia relazione con loro. Anche assicurarmi che la mia casa non sembri troppo il luogo dell’esplosione di un Toys Center.

SALUTE: Verificare che mi stia occupando dei miei bisogni fisici e mentali. Scavarsi del tempo per correre o per guardare la puntata di quello stupido telefilm che mi piace tanto, potrebbero stare bene in questa categoria. (Sarei tentata di mettere questo punto prima della famiglia visto che me ne potrei occupare meglio se fossi in forma, ma sarebe difficile trovare tempo per l’esercizio fisico mentre la mia famiglia sta cadendo a pezzi).

LAVORO: Lavoro, ufficio, e tutte le attività di volontariato o creative che comportino sfide esterne alla vita personale e familiare.

Una volta fatto questo promemoria tangibile su cosa conti davvero nella vita, ho cominciato a lavorare su quella piramide, dal basso verso l’alto, e a ogni livello mi sono posta domande come:

  • Come sto andando in questo settore?
  • Sto inserendo a questo livello della piramide le giuste quantità dei miei obbiettivi?
  • Di quali cambiamenti ho bisogno per assicurarmi che quel livello assorba la quantità di tempo ed energie che merita?

In ogni gradino, non facevo un passo nella piramide fino a quando non avevo completa pace per stare in carreggiata sul livello in cui stavo.

Uso questo sistema da alcune settimane e ha cambiato la mia vita (…) è il modo per mantenermi in carreggiata quando sono troppo oberata.

Ma la chiave di tutto è questa:

piramide_04Devo prendere una penna e disegnare una piramide ogni giorno.

Non basta pensarci. Non basta guardare alla piramide disegnata ieri. Ogni mattina, quando penso alla mia giornata, devo riscrivere la struttura delle mie priorità (…).

Riassumendo, ecco il sistema:

1. Disegna una piramide.

2. Comincia dal basso e a ogni livello poniti le seguenti domande:

Come sto andando in questo settore?
Sto inserendo a questo livello della piramide le giuste quantità dei miei obbiettivi? Troppi? Troppo pochi?
Di quali cambiamenti ho bisogno per assicurarmi che quel livello assorba la quantità di tempo ed energie che merita?

3. Non andare al livello successivo fino a quando non senti pace nel livello in cui sei.

(…) Questo semplice esercizio quotidiano ha portato molta pace nella mia vita; spero che faccia altrettanto nella vostra.

(Tradotto da http://jenniferfulwiler.com/2015/07/feeling-overwhelmed-draw-the-pyramid/)

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Rosemary, la suora che ricuce le borse, e le ferite delle bimbe soldato

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/12/2016

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Per 25 anni Joseph Kony e la sua Lord’s Resistance Army (LRA) hanno terrorizzato l’Uganda del nord. Rapivano i bambini per riempire il proprio esercito e farne degli omicidi, forzandoli a mutilare i membri delle loro stesse famiglie. Ragazzini e ragazzine venivano sottratti alle loro famiglie, ma le ragazzine soprattutto venivano ricercate dai ribelli perché oltre ad essere usate come bimbe soldato, venivano rese schiave sessuali per gli ufficiali di Koni.

Ora la guerra è finita ma decenni di questo brutale conflitto hanno segnato profondamente gli ugandesi. I bambini soldato, sono tornati alle comunità contro cui avevano commesso crimini violenti, le ragazze inoltre col ricordo costante del loro abuso, i figli dei loro rapitori. Queste ragazze, oggi giovani donne, sono spesso emarginate dalle loro comunità. Esse non solo hanno commesso crimini efferati, ma portano con sé i figli degli uomini che hanno distrutto così tante vite, comprese le loro. Molte di loro hanno perso le famiglie in guerra. Nessuna ha avuto l’opportunità di studiare. Dove potrebbero andare? Ce l’hanno un futuro?

rosemary_02[Ma c’è una donna che] sta ristabilendo la speranza nella sua nazione; Suor Rosemary, che abita presso la Scuola Vocazionale Saint Monica a Gulu, in Uganda. Lei ha vissuto nell’orrore della guerriglia di Koni e adesso lavora per guarire le ferite che lui ha inflitto alla sua gente.

Dalla sua infanzia Suor Rosemary ha appreso il valore del lavoro duro. Suo padre era un abile falegname, e sua madre le ricordava sempre che nessuno sarebbe morto per il lavoro in quel villaggio. A dieci anni va a vivere con sua sorella maggiore, col compito di occuparsi dei suoi nipoti. Sviluppa quindi la passione per la cura degli altri, che si porterà sempre dietro in tutta la sua vita.

E’ stata questa passione a portare la teenager Suor Rosemary a unirsi alle Suore del Sacro Cuore. Vedendo il loro ministero di compassione desiderava dare la propria vita per gli altri. In convento impara a fare molte cose che le torneranno utili in futuro. Studia da ostetrica ma dovrà interrompere gli studi per assistere un chirurgo. Come addetta alle suture il chirurgo le diceva spesso: “Quanto ti sto insegnando ti preparerà ad aiutare la gente in tempo di bisogno.” Le sue predizioni si sarebbero presto rivelate vere.

rosemary_03La guerra comincia quando la suora era a Gulu come coordinatrice di un piccolo gruppo di suore che vivevano nella via principale. Suor Rosemary veniva chiamata così tante volte a ricucire le ferite provocate dai ribelli.

Il conflitto cresceva così intensamente che la notte le sorelle erano costrette a rifugiarsi nel corridoio più interno e nascosto; sedevano, ascoltando gli spari e aspettando la luce del giorno. Suor Rosemary incontrava sovente i ribelli; una volta una donna arrivò perché inseguita da due di loro, la suora la nascose. Non avrebbe rivelato il suo rifugio nemmeno con una pistola puntata contro.

Il conflitto divenne così intenso che le suore dovettero lasciare Gulu. Dopo aver completato gli studi da ostetrica, i superiori chiesero alla suora di tornare a Gulu per coordinare la scuola vocazionale Saint Monica. Lì la suora dovette affrontare le sfide per cui era stata preparata durante tutta la sua vita.

Arrivata a Saint Monica, i ribelli ancora terrorizzavano la città. Non erano rimaste che trenta studentesse ma centinaia di persone cercavano rifugio lì la notte. La vocazione dell’istituto era quella di dare una formazione di qualità a persone con difficoltà economica ma stava diventando qualcosa di più.

rosemary_04Rosemary capì che queste ragazze erano state rapite e che avevano passato anni coi ribelli, perdendo ogni opportunità e senza alcuna istruzione. La suora allora ha ideato un corso pratico di taglio e cucito in cui le ragazze che non avevano avuto nemmeno un’istruzione base, avrebbero potuto imparare un mestiere aiutando se stesse e le loro famiglie. A quel corso si segnò un terzo delle ragazze.

La suora fece un annuncio alla radio offrendo quel corso a tutte le ragazze ritornate dalla prigionia. Arrivarono in centinaia. La scuola Saint Monica era di nuovo in fermento. La suora insegnava a quelle ragazze e diventare indipendenti ma soprattutto dava loro l’opportunità di guarire. Con amore, ascoltando quelle giovani donne, mostrando loro compassione, donando loro tempo per guarire, le suore alla scuola Saint Monica riportavano la speranza nelle vite di queste donne.

Adesso le suore hanno aperto un’altra scuola ad Atiak, a 90 km a nord di Gulu, entrambe le scuole sono autonome producendo uniformi scolastiche, cucina per eventi, producendo originali borse create cucendo le linguette delle lattine che adesso vendono in tutto il mondo.

Il sogno di suor Rosemary è quello di stabilire scuole del genere nel nord dell’Uganda e in Sud Sudan. Lei cuce un futuro brillante per il suo popolo e dice alle sue ragazze: “Il passato non può essere recuperato, ma c’è il futuro. La mia speranza parte adesso. Possiamo camminare, domani, nella speranza”

(Tradotto da http://www.prosforafrica.com/sewinghope)

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“Nando mi fai schifo!”, mi dissi, “ma poi ho scoperto che Dio vuole bene anche a me…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/12/2016

Nando Bonini, ex chitarrista di Vasco Rossi, musicista di successo, nel 1996, durante una turnée rimane colpito dal comportamento approfittatore di alcune persone, e vi rivede se stesso.

“Nando mi fai schifo!”, si disse ma poi capì: “Ho scoperto che Dio vuole bene anche a me…”

Un anno dopo si ritrova inginocchio a urlare a Dio di liberarlo da un evento familiare drammatico che, dopo poche settimane si risolve.

Ora Nando, membro dell’Ordine Francescano Secolare è un uomo felice e gira l’Italia portando in scena i suoi concerti testimonianza.

bonini<<Una vita spericolata e poi un incontro che cambia il corso della nostra esistenza…

Questo modo di fare musica è unito al mio cammino di conversione e di fede. Adesso cerco di capire più possibile dove trovare Dio.

Ora incontro la gente in modo diverso; prima approfittavo delle persone, mi vantavo, adesso ricerco Dio e di togliere in qualche modo, col mio modo di essere, il male che ho fatto alla gente.

In Dio ho sempre creduto ma il peggio era che lo rifiutavo, gli voltavo le spalle. Ma grazie a questa “tragedia” Lui mi ha ripreso; mi sono ritrovato in ginocchio a invocare questo Dio che ho sempre rifiutato.>>

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17 Dicembre – Cinque anni di Fermenti Cattolici Vivi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/12/2016

compleanno_01Sono un cercatore di interventi di Dio, e il bello è che non faccio alcuna fatica a trovarli, basta alzare le antennine per capire che sono ovunque, nel quotidiano, nelle persone che ci circondano, nella Chiesa, in un libro, un sito, una storia raccontata, un post, un banchetto in fondo alla chiesa parrocchiale.

Se vivi con occhi e orecchi attenti, saranno loro a cercarti o meglio, sarà Dio a lasciarsi trovare da chi lo cerca con animo curioso e filiale.

E così, un un sabato 2011, il 17 dicembre per la precisione, e decisi di condividere su di un blog tutte le cose interessanti ed edificanti che in qualche modo mi parlassero di Gesù.

compleanno_02Fermenti Cattolici Vivi è nato così,

Tutto qua.

E oggi sono cinque anni.

Grazie a chiunque lo legga, lo apprezzi, lo critichi con gentilezza (non sparate sul pianista…).

Non è che un blog personale di un cristiano che cerca di condividere cose che ritiene buone.

Grazie ancora, e pregate per me.

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Sperimentiamo un isolamento protettore ma viviamo un’esposizione assoluta, e restiamo fregati…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/12/2016

social_03

Il sociologo polacco Zygmunt Bauman afferma che viviamo in un tempo che ci scorre tra le mani, un tempo liquido in cui nulla è fatto per persistere.

Non c’è nulla di così intenso che riesca a permanere e a diventare veramente necessario. Tutto è transitorio.

Non c’è un’osservazione lenta di quanto sperimentiamo, e dobbiamo fotografare, filmare, commentare, tagliare, mostrare, comprare e paragonare.

Il desiderio abita nell’ansia e si perde nel consumismo immediato. La società è segnata dall’ansia, e regna un’incapacità di sperimentare profondamente ciò che arriva a noi; ciò che importa è il poter descrivere agli altri ciò che si sta facendo.

Ai tempi di Facebook e Twitter non ci sono dispiaceri; se non mi piace una dichiarazione o un pensiero, cancello, disconnetto, blocco. Si perde la profondità delle relazioni; si perde la conversazione che rende possibile l’armonia e anche l’andar fuori dal coro.

social_02Nelle relazioni virtuali non esistono discussioni che finiscono con un vivo abbraccio, le discussioni sono mute, distanti. Le relazioni iniziano e terminano senza alcun contatto. Analizziamo l’altro per le sue foto e per le frasi ad effetto. Non c’è uno scambio vissuto.

Nello stesso tempo in cui sperimentiamo un isolamento protettore, viviamo un’esposizione assoluta. Non c’è privato, tutto è in piazza: quello che mangiamo, quello che compriamo, quello che ci tormenta e quello che ci rallegra.

L’amore è più parlato che vissuto. Viviamo un tempo di segreta angoscia. Filosoficamente l’angoscia è il sentimento del nulla. Il corpo si inquieta e l’anima soffoca. C’è una vertigine che permea le relazioni, tutto diventa vacillante, tutto può essere cancellato, anche l’amore e gli amici.

“Stiamo tutti e allo stesso tempo nella solitudine e nella moltitudine” (Zygmunt Bauman).

social_01Fonte: Luciana Chardelli (Revista Pazes, 11/11/2016) http://www.revistapazes.com

Anch’io sono preso da tutto questo filmare, commentare, tagliare, mostrare. Cerco di convincermi di esserne parzialmente immune perché decido cosa condividere, perché non metto foto mie o di familiari nei social, perché uso la rete per evangelizzare ma alla fine, davvero tutto è transitorio, tutto passa, e anche il circo dei Social e della rete perde senso…

E quel senso lo ritrovo nella relazione vera, reale con le persone e con l’unica Persona che da quando ho coscienza, riesce a dare pace e gioia alla mia vita.

Siamo in Avvento, il periodo giusto per rallentare e favorire le relazioni vere con le persone e quella con il grande assente del 25 dicembre.

Torniamo alla preghiera, torniamo ai sacramenti, non ce ne pentiremo.

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