FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

“Dobbiamo cambiare la mentalità, non possiamo disporre della vita, non ci appartiene”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/05/2013

Riflessioni sulla vita, la disabilità e intervista a James Parker, coordinatore dei giochi paraolimpici

Disabilita01

Ho sempre avuto molti amici disabili, coi quali relazionarmi nella più completa libertà, proprio perché da sempre sono abituato a vivere la disabilità semplicemente come una caratteristica della persona. C’è chi ha gli occhi azzurri e chi neri, chi cammina con le gambe e chi con le ruote, chi legge con gli occhi e chi con le dita perché cieco, e così via…

Al di là dei discorsi etici e teorici, che condivido pienamente peraltro, il solo pensiero che la mia amica Santina con problemi di deambulazione, potesse essere stata abortita, mi fa stare così male, è inconcepibile.

Non riesco a vedere la mia infanzia e la mia giovinezza senza Marisa, cieca dalla nascita, davanti alla cui porta passavo Disabilita02mille volte al giorno e che dicendomi  – Mi ha detto mamma che ti sei tagliato i capelli, fa vedere un po’ come stai? – mi toccava la testa. A Carnevale passavo mascherato e non era Carnevale se non suonavo alla sua porta per farle “vedere” la maschera dell’anno appena cucita da mia zia. Marisa è cieca per una malattia contratta dalla mamma in gravidanza. Adesso non la farebbero nascere in nome del diritto all’aborto presumendo che sarebbe infelice mentre Marisa è una donna pienamente appagata sotto tutti gli aspetti.

Sono stato sempre a favore della vita, anche prima della mia conversione. Sarà per questo che mi attirano tanto, storie come quella di James Parker, coordinatore dei giochi paraolimpici di cui riporto con gioia l’intervista rilasciata al giornale Scienza e Vita.

Scienza e Vita – Cosa le ha insegnato l’esperienza olimpica e paraolimpica?

James Parker – Entrando nel villaggio olimpico durante i due diversi eventi sportivi, vedevi che l’atmosfera dei giochi olimpici era di egocentrismo, di attenzione esasperata al risultato. Contava solo la vittoria. Invece al villaggio al tempo delle Paraolimpiadi era un’altra cosa, i disabili non erano in gara per vincere, era già una vittoria essere vivi e poter gareggiare.

Scienza e Vita – Chi l’ha colpita tra gli atleti delle paraolimpiadi?

Parker01James Parker – La vostra Annalisa Minetti, che ha ringraziato l’atleta che l’ha guidata in pista, e ha detto che la cosa più importante per lei era il Rosario. Una splendida metafora della vita: non riesci a correre se qualcuno non ti guida e senza la preghiera che ti dà forza.

Scienza e Vita – Lei ha rilevato una contraddizione: la società che seguiva con inedito interesse gli atleti alle paraolimpiadi accetta, però, che possano essere abortiti.

James Parker – Ho detto le cose come stanno: oggi in molti paesi occidentali le donne possono abortire feti con lesioni cerebrali, con malformazioni fisiche o col labbro leporino. Dobbiamo cambiare la mentalità, non possiamo disporre della vita, non ci appartiene.

Scienza e Vita – Questo vale anche per l’eutanasia?

London Paralympic Games - Day 8James Parker – Certo, il desiderio di morire viene dalla mancanza di amore. Ho provato questa mancanza perché l’essere abbandonato dalla nascita ti segna per tutta la vita. E l’aver trovato l’amore di Cristo mi ha aiutato ad arrivare fino al matrimonio con mia moglie dopo essere stato attivista gay. Ma noi non possiamo disporre del genere o della natura creando leggi ‘ad hoc’. Pensate ai figli nati da procreazione artificiale: da adulti sentiranno quel senso di abbandono che ho sentito io.

Scienza e Vita – In Inghilterra fa parte del gruppo Courage cui partecipano gay cattolici. Come lavorate?

James Parker – L’importante è accettarsi e perdonarsi. Da lì devi domandarti se credi o no in Dio. In molti gay ed etero, c’è un senso di incompiutezza e lacerazione. Una Chiesa tenera e accogliente prova a colmare questo vuoto. Da lì si può ridefinire la propria identità o decidere di vivere rapporti profondi di amicizia anche senza sesso. L’importante è amare e accogliere, senza mai condannare nessuno

[Da “Scienza e Vita” di Giovedì 21 Marzo 2013]

2 Risposte to ““Dobbiamo cambiare la mentalità, non possiamo disporre della vita, non ci appartiene””

  1. La vita non è nostra, ma un fantastico dono…. I bambini che vogliono nascere sono un fantastico dono, perché buttarli?

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