FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI ai giovani, Loreto 2007

Messaggio della Regina della Pace del 25 Ottobre 2014

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/10/2014

virgin_and_child1355193268029

“Cari figli!

Pregate in questo tempo di grazia e chiedete l’intercessione di Tutti i Santi che sono già nella luce.

Loro vi siano d’esempio e d’esortazione di giorno in giorno, sul cammino della vostra conversione.

Figlioli, siate coscienti che la vostra vita è breve e passeggera.

Perciò anelate all’eternità e preparate i vostri cuori nella preghiera.

Io sono con voi ed intercedo presso il mio Figlio per ciascuno di voi, soprattutto per coloro che si sono consacrati a Me ed a mio Figlio.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(Fonte: http://medjugorje.org)

Posted in Messaggi della Regina della pace | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

La notte dei Santi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/10/2014

Qualche giorno fa avevo pubblicato un post dal titolo “Fuoco Vivo la Notte dei Santi”

Per ragioni pratiche il concerto della notte dei santi è stato spostato a Palestrina (non più quindi al teatro Orione).

Ecco la locandina per chi vi volesse vivere un “Halloween” davvero alternativo, partecipando al concerto dei SETTANTA VOLTE SETTE e assistendo a belle testimonianze di fede.

Presenta Beatrice Fazi.

altAoeArifxRZRMvSiuu4KxJ7M-2sHPKdy-w2EY6ReqWT4u

 

Chi sono i SETTANTA VOLTE SETTE?

 

Posted in Attualità, Festività Cattoliche | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

I quattro MAI della televisione

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/10/2014

TV_01…che secondo me vanno benissimo a anche per Internet e a tutti i moderni mass-media. Magari, insegnando ai nostri piccoli a rispettare questi quattro MAI, un giorno saranno adulti capaci di regolarsi anche con internet, cellulari e social.

 1 – MAI PRIMA DELLA SCUOLA

Sembra incredibile, eppure oggi vi sono genitori (non certo quelli che stanno leggendo…) che si servono della televisione per svegliare il bambino!

Non c’è risveglio peggiore!
Per dire subito pane al pane e bistecca alla bistecca, è del tutto inaccettabile iniziare un nuovo giorno senza neppure un attimo di silenzio, di tranquillità!

Subito avere gli occhi forati da immagini, le orecchie ripiene di rumore, disturba, stanca, affatica.

E’ come essere presi a schiaffi dentro. Molti insegnanti dicono che i bambini arrivano a scuola già ‘cotti’.

Un po’ di raccoglimento, una chiacchieratina, sono come tazzine spirituali che creano l’atmosfera giusta per attaccare la giornata.

E poi, chi ha detto che le vecchie semplici preghiere del mattino hanno perso il loro bel valore pedagogico, oltre che religioso? Lo scrittore Gaspare Barbiellini Amidei dice che “oggi i genitori non parlano esplicitamente di Dio ai figli perché hano paura di passare per matti”.

TV_02In realtà, più che matti, sono incoscienti: non sanno quanto perdono a rompere tutti i contatti con Dio. Lo proveremo più avanti.

2 – MAI TROPPA

La dottoressa inglese Sally Ward che ha studiato per anni l’influenza della televisione sui piccoli, avverte che nessun bambino sotto l’età di un anno deve essere esposto, neppure per un minuto, alla televisione.

Poi è sempre consigliabile sorvegliare il consumo televisivo del figlio. “Chi beve troppo la sera, si alza col mal di testa e non riesce a connettere; chi mangia troppa cioccolata ingrassa; chi ingurgita troppa televisione ingolfa la mente e grippa il cervello“: l’osservazione è del regista tedesco Daniel Helfer, autore di un film sul potere della televisione.

Quanto tempo, allora? Lasciamo la parola all’esperta Anna Oliverio Ferraris: “Tra i quattro e i sei anni è consigliabile che un bambino non superi un’ora ditelevisione al giorno, preferibilmente mezz’ora per volta, meglio se iltempo giornaliero è più breve. In età scolare è bene non superare le due ore”.

TV_033 – MAI DA SOLO

David, un ragazzino di 12 anni, una sera vede un servizio televisivo sulla pena di morte per fucilazione e impiccagione. Resta impressionato e incuriosito. Va dal papà e gli domanda: “Che cosa provano gli impiccati?”.

Poi per verificare, scende in lavanderia, si fa un cappio con la corda di nylon che serve per stendere i panni e si impicca ai tubi del riscaldamento. Il fatto è successo a Parma.

Qualcosa di simile è capitato a un bambino di Cremona. Stava guardando i cartoni animati di Bugs Bunny quando, visto un personaggio che cadeva nel vuoto, si è tuffato dalla finestra. Ha fatto un volo di quattro metri, grazie a Dio, questa volta è andata bene: è piombato al suolo senza farsi neppure un graffio.

Due episodi eloquenti! I piccoli non possono essere lasciati soli davanti al televisore. La presenza dell’adulto è indispensabile per chiarire, per attutire momenti di tensione emotiva che immagini e parole possono evocare.

Il bambino accetta tutto, a condizione che sia filtrato, che sia ‘mammizzato’.

A proposito, si racconta un fatto, ormai classico: una mamma camminava per strada con la figlioletta, alla periferia di Londra, durante la seconda guerra mondiale. Improvvisamente, a poche centinaia di metri, cadde una bomba. “Hai visto che bella fiamma?”, esclamò con prontezza la mamma: la bambina non si mostrò per nulla spaventata!

TV_044 – MAI LA TELEVISIONE PERSONALE IN CAMERA

Dei quattro MAI, questo è quello del quale siamo più convinti.

E’ vero che comprandogli la televisione personale, il figlio potrà non ‘rompere’ più, però potrà ‘rompersi’ la vita.

Due semplici riflessioni per spiegare come sia inaccettabile che si permetta la televisione in camera del figlio.

Se questi trascorresse il pomeriggio per strada, girovagando con ragazzi sconosciuti, non ci preoccuperemmo di sapere cosa fa, con chi va?

Dargli la televisione (e il computer aggiungo io autore del blog) è non preoccuparsi di ciò che vede, di ciò che impara (di chi incontra in chat aggiungo io autore del blog) il che può essere ben peggio della compagnia di certi compagni.

Ha ragione il proverbio: “Solo chi è matto, da in custodia il lardo al gatto!”.

La seconda riflessione ce la offre, ancora una volta, Anna Oliverio Ferraris: “Il genitore che concede ai propri figli di avere il televisore in camera da letto, dovrebbe domandarsi se nella stessa stanza lascerebbe, con uguale disinvoltura, un frigorifero permettendo loro di mangiare qualsiasi cosa a qualsiasi ora”.

(Tratto da “La pedagogia controcorrente dei genitori salmoni di padre Pino Pellegrino, Astegiano Editore, pagg. 38-41)

Posted in Attualità, Famiglia | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

NOVENA A TUTTI I SANTI

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/10/2014

ognissanti_01Per prepararci alla bella festa di Ognissanti, il 1° Novembre

Dal 23 ottobre al 31 ottobre

Naturalmente la Novena si può compiere quando si desidera o se ne ha bisogno per chiedere qualche speciale grazia.

+ Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

- O Dio, vieni a salvarmi.
- Signore vieni presto in mio aiuto.
- Gloria al Padre.

O Regina di tutti i Santi, la più potente mediatrice fra Dio e gli uomini, e arbitra Sovrana di tutte le grazie, volgete sopra di noi gli sguardi della vostra misericordia, e fate che, camminando dietro le orme da voi segnate nella strada della virtù, meritiamo il favore del vostro potentissimo patrocinio, e ci assicuriamo la partecipazione alla vostra gloria nel paradiso.

3 Ave Maria…

ognissanti_02Spiriti Celesti, che fin dal principio del mondo assistete al trono dell’Altissimo, voi la cui continua occupazione è cantare le sue Lodi, eseguire i suoi ordini, e zelare la sua gloria, ottenete a noi tutti la grazia di fare nostra delizia l’osservanza dei divini comandamenti e la pratica fedele di tutto ciò che voi per celeste commissione suggerite al cuor nostro, onde meritiamo un qualche giorno di occupare qualcuna delle tante sedi rimaste vuote per la ribellione dei vostri compagni.

3 Angeli Dei… ANGELI DI DIO, CHE SIETE I NOSTRI CUSTODI, ILLUMINATECI, CUSTODITECI, REGGETE E GOVERNATE NOI, CHE VI FUMMO AFFIDATI DALLA PIETA’ CELESTE. AMEN.

Fedelissimi Patriarchi, Santissimi Profeti, zelantissimi Apostoli, invitti Martiri, integerrimi Confessori, Vergini e Santi. Voi tutti che regnate con Cristo nel Paradiso, dai seggi luminosi della vostra beatitudine volgete uno sguardo di pietà sopra di noi.

Voi godete ora l’ampia messe di gaudio che meritata vi siete seminando nelle lacrime in questa terra di esilio. Niente meno che Dio è adesso il premio delle vostre fatiche, il principio, l’oggetto e il fine dei vostri godimenti. O Anime beate, intercedete per noi! Otteneteci di camminare fedeli dietro le vostre orme, di seguire animosi i vostri esempi, di ricopiare in noi stessi le virtù vostre, affinché da imitatori che siamo attualmente delle grandi virtù, diventiamo un giorno partecipi della vostra gloria immortale.

3 Gloria…

Angeli Dei: ANGELI DI DIO, CHE SIETE I NOSTRI CUSTODI, ILLUMINATECI, CUSTODITECI, REGGETE E GOVERNATE NOI, CHE VI FUMMO AFFIDATI DALLA PIETA’ CELESTE. AMEN.

Posted in Festività Cattoliche, Preghiera, Spiritualità | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Dall’ateismo alla fede cattolica, attraverso la musica

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/10/2014

Jaqueline Chew, una pianista californiana, ex atea guidata dal suo amore per la musica alla conversione alla fede cattolica, racconta la sua esperienza.

Jacqueline_Chew_01Quanti anni avevi quando hai cominciato a suonare il piano, e cosa ti ha spinto a scegliere questo strumento?

Mi ricordo di un giorno in cui i miei genitori comprarono un piano e lo portavano a casa. In questo modo questo strumento è arrivato a me. L’unico libro di musica che avevamo a casa era un libro di inni di chiesa; l’ho aperto e ho trovato la “dossologia”. Non so come ma ho semplicemente iniziato a suonare la dossologia al pianoforte, senza aver ricevuto alcuna lezione. Non ricordo quindi di aver chiesto di suonare il piano, semplicemente è arrivato a casa e ho iniziato a suonarlo.

Quando e dove hai debuttato come pianista professionista?

Ho iniziato non solo in California ma anche a New York, Boston, Florida e Canada. A quindici anni vinsi una gara per solisti per la San Francisco Symphony e in un certo senso questo è stato il mio debutto, sebbene non fossi ancora che una studentessa.

Sei cresciuta in una famiglia cristiana ma durante il college sei diventata atea. Potresti spiegare ai lettori le ragioni di questa scelta?

I miei genitori erano presbiteriani e sono cresciuta con questa fede. Al college ho cominciato ad avere dei dubbi su Dio. Ero turbata soprattutto dal fatto che Dio permettesse cose negative nel mondo e alla fine ho semplicemente concluso che non esistesse.

Così per un po’ ho vissuto da atea ma cercavo comunque di fare del mio meglio per vivere una vita degna, per fare le cose giuste, le giuste scelte. Questo processo continuò fino a quando a un certo punto nel mio ateismo ho cominciato a dubitare del mio credere nella non esistenza di Dio, così sono tornata sui miei passi, prendendo in considerazione l’ipotesi ditornare a credere in Dio.

Ho letto nelle tue note biografiche che la musica di Olivier Messiaen ti ha ispirato a seguire un cammino di fede, com’è accaduto?

Jacqueline_Chew_012Ero atea quando ho ascoltato per la prima volta la musica di Olivier Messiaen, un devoto cattolico romano. Immediatamente ho sentito di dover suonare subito la sua musica che ebbe subito un effetto profondo sul mio intero corpo. Questa musica risultò essere “Vingt regards sur l’Enfant Jesus” (venti contemplazioni sul bambino Gesù).

Mi sono così appassionata a questa musica e non mi dava noia che il protagonista fosse Gesù.

Nella ricerca degli iscritti che hanno influenzato Messiaen a scrivere questa musica, ho cominciato a leggere “Storia di un’anima” di Santa Teresa di Lisieux. La sua vita, che all’inizio sembrava strana, a un’atea con formazione protestante, non avrebbe più abbandonato la mia coscienza più profonda, finendo con influenzarmi nel prendere diverse decisioni nella mia vita.

“Vingt regards” fu scritto nel 1944 per la pianista Yvonne Loriod che divenne in seguito la seconda moglie di Olivier Messiaen. E’ un brano di due ore che esplora Gesù da venti diverse prospettive; il Padre, gli angeli, i profeti, i pastori, i Magi, le stelle, la Vergine, il silenzio, lo spirito della gioia ecc. Mi sono così immersa nella spiritualità della musica di “Vingt regards” che sono stata ricondotta a Dio, e quindi alla Chiesa Cattolica.

Jacqueline_Chew_03Hai poi incontrato Messiaen e sua moglie ad Amsterdam; cosa ricordi di questa esperienza?

(…) Messiaen era già una celebrità all’epoca ma era molto umile; rispettava profondamente i musicisti che eseguivano le sue opere. Rimasi profondamente colpita da come, una persona così famosa e che ammiravvo davvero molto, potesse essere così umile.

Quando hai deciso di convertirti al cattolicesimo?

Mi iscrissi a un ritiro al Santa Sabina Center (California), guidato da suore dominicane. Non avevo idea di cosa fosse un ritiro contemplativo, allora cercai subito di farmi delgi amici. Sebbene i partecipanti parlassero davvero poco, mi resi subito conto di quanto involontariamente sia stata segnata da quel ritiro silenzioso.

Cominciai a star bene in luoghi silenziosi, immersa nella liturgia contemplativa, e cominciai graduelmente a scoprire che stavo tornando a casa. Era la mia prima esperienza di introduzione a un modo di essere contemplativo.

All’inizio pensavo di diventare suora. Nel 2005, dopo un anno di discernimento, sono diventata un’oblata del New Camaldoli Hermitage a Santa Lucia Mountains of Big Sur, California. Essere un’oblata mi permette di restare associata alla comunità delle Benedettine Camaldolesi, ma allo stesso tempo vivere e lavorare ‘nel mondo’ come musicista professionista, insegnando e dando concerti.

Potresti spiegarci cosa sia un’oblata?

Le oblate Benedettine Camaldolesi, sono persone, laiche o appartenenti al clero, normalmente inserite nella società, che, non professe come le suore o i frati ma in quanto associate, affiliate a una comunità monastica (in USA, Italia, India, Brasile o Tanzania). Facciamo una promessa pubblica alla comunità di seguire le regole delle oblate Benedettine Camaldolesi. Non è un ordine religioso separato, ma siamo considerate come un’estensione nel mondo della comunità monastica camaldolese.

Diventare un’oblata ha cambiato la mia vita. Mi ha dato un’opportunità di essere più vicina a Dio e di mettere Dio al primo posto nella mia vita. La mia vita come oblata significa vivere il carisma benedettino camaldolese, avere una continua vita di preghiera, che sia a casa o in convento.

Jacqueline_Chew_04Prima andavo a messa ogni giorno ma diventare oblata mi permette di avere una relazione costante con Dio. Adesso vado in chiesa ogni giorno, e mi impegno a fondo per essere in continua comunione con Dio e con la nostra comunità estesa.

L’ordine camaldolese non è tanto grande, non contando più di un centinaio di suore. Gli oblati (e le oblate), oltre 700, mantengono in contatto tramite internet e la preghiera reciproca i frati e le suore.

(…) Dopo un periodo di convalescenza per un intervento ha cominciato a fare una cosa che hai sempre desiderato, danzare. Perché danzare è così importante per te?

Ho cominciato a studiare piano forte a 5 anni ma a 3 amavo danzare. Era uno dei miei primi desideri. Volevo studiare danza ma mi venne detto che ero troppo piccola. Poi presi delle lezioni ma avevo più talento per il pianoforte, cosìì i miei genitori mi indirizzarono alla musica e fu così che terminarono le mie lezioni di danza classica.

Da adulta presi lezioni per diletto, ma dopo un intervento decisi di iscrivermi a un gruppo di danza liturgica, i “Dancer Circle”. Danziamo per la liturgia.

Potresti darci una tua definizione personale di Dio?

Una volta feci questa domanda a qualcuno al College e la risposta che mi venne data fu: Dio è relazione. Credo che questa definizione sia vera. Sio ha a che fare con la relazione, Dio è amoree l’amore è ciò che ci motiva. Sento la presenza di DIo nella mia vita e il mio obbiettivo è di essere in comunione con Dio ogni minuto della mia vita. Questa relazione d’amore con Dio è espressa anche nelle comunità. Dio viene a me attraverso la comunità, e io gli rispondo interagendo con la mia comunità.

Trovi facile parlare di Dio alla gente soprattutto ai non credenti?

Non è un problema parlare di Dio alla gente, anche se non sono credenti. In effetti, essendo stata atea, mi sento portata verso chi non crede o è alla ricerca di Dio.

Nel mio processo di conversione non ho avuto una guida, guardando indietro vedo che è stato Dio a guidarmi, un passo alla volta.

Da atea avevo molte domande e sentimenti per cui, se oggi vedo qualcuno che passa per lo stesso processo, sono felice di assisterlo e incoraggiarlo. La mia esperienza da atea mi ha dato la comprensione della differenza che c’è tra vivere una buona vita senza Dio e viverla con Dio. Penso che i miei anni da atea mi abbiano reso capace di parlare con la gente che non crede.

Si parla tanto oggi di nuova evangelizzazione. Che opinione hai in proposito?

Una cosa buona che ho imparato nella Chiesa Presbiteriana è l’importanza della testimonianza e della missione. Dobbiamo essere testimoni ovunque andiamo, quando andiamo a fare la spesa e in ogni altro aspetto della nostra vita quotidiana.

Penso che sia importante raggiungere la gente ed evangelizzare.

(Tradotto dalla rivista “Messenger of Ct. Anthony, March 2014)

Posted in Testimonianze | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , | 1 Comment »

In Uganda… 1.100 bambini riportati a casa, grazie ai missionari

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/10/2014

Visitando coloro che vivono nei bassifondi della storia, dimenticati da tutto e da tutti, un video ci racconta “Periferie cuore della missione”.

VI PREGO DI GUARDARLO FINO IN FONDO!

(In particolare ai minuti 6.00 e 19.10)

“Se troviamo qualcosa possiamo comprare da mangiare (…) Ogni giorno dormiamo qui in 35 adulti, ognuno coi propri bambini. Io dormo fuori, dormo qui intorno”

“Siamo andati a chiedere l’elemosina, ma la polizia ci ha fermati, ha portato via il mio bambino e mi ha riportato qui con un camion; sono tornata indietro a cercare mio figlio ma non sono riuscita a trovarlo, poi alla fine sono dovuta tornare a casa, eravamo disperati, pensavamo anche che Adomè potesse essere morto”

I missionari glielo hanno riportato!!! (Clicca sul minuto 6.00 per vedere la gioia della mamma che riabbraccia il figlio rapito)

Come lui, 1.100 bambini riportati a casa…

Il mondo missionario non sta alla finestra a guardare il PIL che cresce a dismisura, insieme al numero dei poveri tra i più poveri…

In Uganda, i missionari costruiscono ponti tra la polizia e il popolo, questo è uno dei miracoli più grandi.

Vi suggerisco uno sguardo particolare al minuto 19.10 per capire da dove vengono gli immigrati che cercano rifugio nel nostro paese…

Posted in Attualità, missioni | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

“Mi sono sempre aggrappato alla fede, levando gli occhi verso l’Alto”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/10/2014

DJANGO.1966. Franco Nero.Trdublaj 217Franco Nero è uno degli attori italiani più conosciuto in tutto il mondo.

Protagonista dei cosiddetti spaghetti western, ma anche di colossal come La Bibbia del 1966 in cui recita la parte di Abele, continua in una carriera solida e costante fino ai giorni nostri con film di successo tanto nel cinema quanto nelle fiction televisive.

Franco Nero, classe 1941, è stato definito “una bellezza maschile molto americana” (Le Garzantine – L’Universale Cinema, 2006, p. 828), ha ricevuto un David di Donatello nel ’68 per “Il giorno della civetta” e un Golden Globe nel 2006.

Sex symbol amato dal pubblico femminile, attore apprezzato a livello internazionale, lo conosciamo qui in una veste insolita, per la sua testimonianza di fede, scoperta e vissuta grazie a un sacerdote speciale.

Primi bambini ospitati nel Villaggio Don Bosco di Tivoli

Bambini ospitati nel Villaggio Don Bosco a Tivoli in una foto dei primi anni

Ma lasciamo la parola al celebre attore.

“Nella mia vita so di aver ricevuto molto. E nelle tante difficoltà mi sono sempre aggrappato alla fede, levando gli occhi verso l’Alto.

Cerco tutt’oggi di non mancare a Messa e da cinquant’anni sono volontario nel Villaggio degli Orfani a Tivoli, alle porte di Roma.

Nel tempo è diventato sempre più importante per me la sera, prima di andare a dormire, fare un esame di coscienza e il giorno dopo non vergognarmi di andare a chiedere scusa per i miei errori, perché la fede ci rende liberi e umili.

La mia esperienza nel centro tiberino è legata all’incontro con il fondatore, don Nello del Raso: cappellano medico durante la Seconda Guerra Mondiale, don Nello, dopo il conflitto cominciò ad accogliere giovani orfani. E’ nato così il villaggio ‘Don Bosco’.

Durante il mio servizio militare, alla fine del 1963, incontrai questo sacerdote. Lo chiamavo ‘piccolo grande uomo’ e lo ammiravo enormemente.

Una volta gli dissi: “Caro don Nello, io sono ancora senza un lavoro, ma se il Signore mi aiuta ti assicuro che ti starò sempre vicino“. Così è stato, ho mantenuto la promessa, collaborando poi con il suo successore, don Benedetto Serafini, un altro prete molto significativo per me.

Franco Nero 02Oggi il ruolo dei sacerdoti è importantissimo. Devono avere profonda attenzione verso gli altri, soprattutto gli ultimi, e diventare padri spirituali delle anime, amici delle persone che incontrano. Per questo sono un punto di riferimento di una società intera.

Nella vita non è mai troppo tardi per convertirsi. L’ho visto con mio figlio: all’improvviso, a 36 anni, ha deciso di ricevere i sacramenti della Prima Comunione e della Cresima. E oggi con lui non possiamo iniziare a mangiare senza prima una preghiera.

Oggi anche sua madre (l’attrice Vanessa Redgrave) sta facendo un cammino di avvicinamento alla fede. Sono gli esempi quotidiani ad alimentarla.

Ed è così anche quando ci spendiamo in aiuto degli altri. In questo mezzo secolo il Villaggio degli Orfani è diventato la mia seconda casa; lo considero la mia ‘casa spirituale’.

Per questo dico a chi può, di aiutare i sacerdoti e sostenere le opere dell’8xmille, specie se sono interventi vicini a dove viviamo, realtà concrete che vediamo coi nostri occhi.”

(Il virgolettato è tratto da “Sovvenire”, trimestrale di informazione sul sostegno economico alla Chiesa, Anno XIII, numero 3, settembre 2014)

Posted in Attualità, Don Bosco, Testimonianze | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Apri quella porta!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/10/2014

stoallaportaebusso01UN QUADRO…

C’è un quadro famoso che rappresenta Gesù in un giardino buio. Con la mano sinistra alza una lampada che illumina la scena, con la destra bussa a una porta pesante e robusta.

Quando il quadro fu presentato per la prima volta a una mostra, un visitatore fece notare al pittore un particolare curioso. “Nel suo quadro c’è un errore. La porta è senza maniglia”.

“Non è un errore”, rispose il pittore, “Quella è la porta del cuore umano. Si apre solo dall’interno”.

stoallaportaebusso02UNA STORIA…

L’aeroporto di una città dell’Estremo Oriente venne investito da un furioso temporale. I passeggeri attraversarono di corsa la pista per salire su un DC3 pronto al decollo per un volo interno.

Un missionario, bagnato fradicio, riuscì a trovare un posto comodo accanto al finestrino. Una graziosa hostess aiutava i passeggeri a sistemarsi.

Il decollo era prossimo e un uomo dell’equipaggio chiuse il pesante portellone dell’aereo.

Improvvisamente si vide un uomo che correva verso l’aereo, riparandosi come poteva, con un impermeabile.

Il ritardatario bussò energicamente alla porta dell’aereo, chiedendo di entrare. L’hostess gli spiegò a segni che era troppo tardi. L’uomo raddoppiò i colpi contro lo sportello dell’aereo. l’hostess cercò di convincerlo a desistere. “Non si può… E’ tardi… Dobbiamo partire”, cercava di farsi capire a segni attraverso l’oblò.

Niente da fare: l’uomo insisteva e chiedeva di entrare. Alla fine, l’hostess cedette e aprì lo sportello. Tese la mano e aiutò il passeggero ritardatario a issarsi nell’interno.

E rimase a bocca aperta. Quell’uomo era il pilota dell’aereo. (Storie tratte dalla rivista dei padri Dehoniani “Presenza cristiana”, n. 1/2014)

Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”, dice Gesù in Apocalisse 3,20.

Ogni giorno apriamo la porta del nostro cuore a un sacco di realtà che bussano… Nel migliore dei casi rimaniamo delusi, disorientati, e quante volte restiamo così feriti da non volere o non riuscire più ad aprile quella porta a nessuno?

stoallaportaebusso03“Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”, dice Gesù in Apocalisse 3,20.

Lui non si stanca mai di bussare.

Se apriamo sarà l’unico che non delude, l’unico che non lascerà disorientati, l’unico che porterà vita nel nostro cuore.

“Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6) dice Gesù all’apostolo Tommaso.

Le poche volte che riesco ad aprirgli quella porta, la luce, la pace, l’amore, il senso di tutto, entra, ve lo assicuro, posto testimoniare che è così…

Che aspettiamo ad aprire la porta del nostro cuore all’unico veramente in grado di pilotarlo verso la mèta più giusta?

L’unica condizione che pone Gesù è quella di ascoltare prima la sua voce. la Sua, non quella di altri, di quegli altri che ci lasciano spesso con l’amaro in bocca… Oggi che è domenica, quale situazione migliore della Messa festiva per dargli e darci questa possibilità?

Posted in Chiesa, Riflessioni personali | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 Comment »

Tutti a contemplare bei surrogati di Dio…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/10/2014

01

 

Come ogni giorno, anche stamattina, immerso nel lento traffico della capitale, mi recavo in ufficio pregando il Rosario. Mi aiuta ad affrontare meglio la giornata e a non arrabbiarmi con la guida a dir poco spregiudicata dei miei concittadini.

Stamattina però qualcuno ha esagerato; ero in una viuzza a senso unico, quando un ciclista contromano con lo sguardo incollato al suo smartphone, rischiava di spiaccicarsi con violenza sul cofano della mia Dacia seminuova. Ho frenato suonando sperando di attirare la sua attenzione. Ha alzato gli occhi accostando per evitare il frontale, per continuare subito dopo – subito! – a contemplare il suo cellulare, contromano, come se nulla fosse accaduto.

Col cuore in gola per lo scampato omicidio colposo e grato al mio angelo custode (e anche a quello del ciclista), sono arrivato al semaforo di Via Gregorio VII. Davanti a me un ragazzo in scooter – indovinate un po’ – con lo sguardo perso in chissà cosa di irrimandabile del suo cellulare. 02Arriva il verde e il pischello resta immobile. Suono – delicatamente – perché so che molti la prendono come se fosse il peggiore degli insulti – il ragazzo all’improvviso torna in sé, si gira, mi manda vistosamente a quel paese e se ne va sgommando.

Queste scene diventano sempre più normali; un mio amico tempo fa, scherzando diceva che oggi non sono più gli anziani a dover essere aiutati dai ragazzi ad attraversare, ma i ragazzi rapiti dai loro mini schermi che dovranno essere aiutati dagli anziani che ancora riescono a essere presenti al qui ed ora

03A parte gli scherzi e al netto di facili moralismi che non mi appartengono, non posso non notare che questa gente (ma anch’io, a volte quando “devo controllare i tweet dei miei follower”) in realtà, non fa altro che soddisfare un bisogno dell’uomo, quello di passare del tempo fuori di sé.

“L’estasi (da ἐξίστημι «mettere fuori», «uscire di sé») è una forma particolare di esperienza psicologica, il cui nucleo centrale è costituito dall’impressione che la mente abbandoni il corpo ed entri in altre dimensioni.” Recita la prestigiosa enciclopedia Treccani.

04Il poeta Kahlil Gibran in un suo aforisma dice: “La brama di comodità, che furtiva entra in casa da invitata, poi diventa un’ospite e poi padrona”. E con questi onnipresenti schermetti siamo diventati tutti un po’ schizofrenici. Stiamo qua ma in realtà stiamo altrove, con qualcun altro, fuori di noi, in “estasi” a contemplare un qualcosa che ci chiederà di ripetere la contemplazione e ripeterla e ripeterla, perché alla fine, alla fin fine, ci lascia sempre un po’ insoddisfatti.

Il problema quindi non è nell’estasi, nel bisogno di stare fuori da sé, ma nell’oggetto. “L’uomo è nato per contemplare Dio; la facoltà della contemplazione è insita nella natura dell’uomo, e quindi l’uomo non può togliere questa sua naturale tendenza a contemplare Dio” (Lettera a Diogeneto, anonimo)

“Il cristiano contempla il cielo perché in esso dimora Dio”, continua l’anonimo autore; è vero e almeno per quanto mi riguarda, sperimento ogni giorno la differenza, la terribile, drammatica differenza che c’è tra il vuoto che ti lasciano le cose che oggi ci permettono di stare in estasi (dai moderni smartphone, a tutto ciò che ci riempie con emozioni e piaceri forti) e quel senso di Pace piena che dà solo la preghiera del cuore, la preghiera sincera di chi, così come sta, si mette davanti alla presenza di Dio.

Ce l’abbiamo scritto dentro il desiderio di Dio, e contemplare lui, non i surrogati, per quanto belli e attraenti, conviene a noi, e la Pace, la pace vera, arriva. Poi, potremo usare serenamente e con buon senso anche gli smart phone e tutte le cose buone e belle che danno piacere.

Posted in Attualità, Riflessioni personali | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

“All’inizio volevo dirgliene quattro (…) poi ho capito che Lui ‘carica’ la croce su chi può sopportarla”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/10/2014

Filippo02
La storia è semplice e drammatica. Filippo, 30 anni, sposato con Anna, in attesa di un bambino, impegnato nelle Sentinelle del Mattino, attivissimo nell’Oratorio, se ne va in un mese per un tumore fulminante all’addome.

“Una storia drammatica, emozionante, sconvolgente” scrive nella sua prefazione il vescovo Franco Brambilla. Una storia che Ilaria Nava ha ricostruito attraverso le voci, gli SMS, i messaggi su Facebook dei protagonisti: i parenti, gli amici, i ragazzi che Filippo seguiva e di cui era confidente e sostegno; e soprattutto Anna, la moglie di Filippo, che ha dato alla luce Luca un mese dopo che Filippo se ne era andato.

Filippo01“La prima volta che sono arrivata a Verbania, inviata dal settimanale Credere, che mi aveva chiesto di scrivere un articolo su questa storia avevo un po’ di timore di incontrarti” scrive l’autrice nei ringraziamenti. “Mai mi sarei aspettata di trovare una persona così sorridente e accogliente, ti sei subito aperta con me, una perfetta sconosciuta anche se ti costava”.

Credo sia difficile leggere questo libro (“Volevo dirgliene quattro…” , San Paolo, 120 pag. € 10.00) senza commuoversi. Chi scrive non c’è riuscito. Perché sono toccanti l’eroismo, la fede, la semplicità dell’accettazione di un evento così apparentemente ingiusto e crudele. Mi sono venuti in mente i versi di Ada Negrini “Atto d’amore”:

“Or Dio – che sempre amai – t’amo sapendo di amarti;
e l’ineffabile certezza che tutto fu giustizia,
anche il dolore,
tutto fu bene, anche il mio male,
tutto tu fosti e sei per me,
mi fa tremante di una gioia più grande della morte”.

Un’accettazione dolorosa, un abbandono totale.

Filippo03All’inizio non fu così. In ospedale Filippo ricevette la visita di don Fabrizio, sacerdote e amico. Gli portò l’ostia; ma la lasciò sul comodino, affinché Filippo potesse fare l’adorazione eucaristica. E poi gli chiese, via messaggio: “Come è andata la chiacchierata con il capo?”. La risposta è il titolo del libro: “All’inizio volevo dirgliene quattro…”. Il messaggio continua: “Poi ho capito che Lui ‘carica’ la croce su chi può sopportarla (anche se ne facevo a meno :-)). Quindi gli ho affidato tutto me, il piccolo e Anna”.

E c’è un’altra mail, misteriosa, in questa storia. La trova Anna, tornando a casa una sera dall’ospedale; e la stampa e la porta a Filippo la mattina seguente.

“Chiedervi il perché di quello che vi sta succedendo il più delle volte vi farà impazzire. Non avrete mai una risposta ai vostri perché, almeno finché siete su questa terra. Alcune cose sono più grandi di noi. Quello che vi consiglio è di chiedere a Dio di accettare e di accogliere nella vostra vita questo cammino che avete davanti, ovunque vi porterà, e io pregherò per voi perché riusciate a compiere questo passo”.

Filippo e Anna decidono di seguire il consiglio, e cominciano a pregare insieme, in ospedale, come facevano prima del ricovero. “Anna non riesce ancora oggi a ricordare chi sia stato il mittente di quella mail. Non troverà mai più il foglio su cui l’aveva stampata, né riuscirà a rintracciarne il testo cercando nella sua casella di posta elettronica”, scrive Ilaria Nava.

Un storia semplice, di una santità estrema, vissuta come diceva Benedetto XVI: “I santi semplici, cioè le persone buone che vedo nella mia vita, non saranno mai canonizzate, sono persone normali, per così dire, senza eroismo visibile, ma nella loro bontà di ogni giorno vedo la verità della fede”.

(di M. Tosatti)

Posted in Santi dei giorni nostri, Testimonianze | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

 
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 180 follower