FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI ai giovani, Loreto 2007

“Halloween (…) le imitazioni che vedo in Italia sono senza senso”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 31/10/2014

Halloween01

Sydne Rome che, nonostante i segni sul volto di un brutto incidente, continua sempre a lavorare dimostrando la sua bravura di attrice.

Un po’ lunghetto, ma vale la pena leggerlo fino alla fine. Se vi è interessato, vi consiglio di leggere il libro da cui l’ho tratto: Come Satana corrompe la società, di Annalisa Colzi, Città Ideale, Prato, 2009.

La festa di Halloween è un prodotto del mondo anglosassone, importata in italia dai mezzi di informazione e dal marketing, che non c’entra niente con la nostra cultura.

La showgirl Sydne Rome dice in un’intervista: “Halloween è una bellissima festa dei bambini, irripetibile fuori dalle tradizioni della Middle America: con questo voglio dire che le imitazioni che vedo in Italia sono senza senso. Halloween è fatta dagli scolaretti (a 14 anni si è già fuorigioco) che, mascherati, vanno di porta in porta a chiedere dolcetti. Si bussa e si dice: ‘Dolcetto o scherzetto?’. Io ho deliziosi ricordi di questa notte, di quando ero bambina al mio paese. Si andava in giro vestiti da fantasmi, pipistrelli, ragni e minuti di una busta di carta, e già si sapeva che tutto il vicinato, negli ingressi, teneva rifornimento di biscottini, lecca lecca, marshmallows. Tutto qui: Halloween non è una festa codificata, è un modo per scherzare con la morte. Non bisogna dimenticare che “Tutti i Santi” sono in realtà le anime dei morti. Poi c’è l’indispensabile decorazione col ‘pumpkin’ sulle finestre: Jack-o’-lantern, la zucca svuotata con le candeline dentro. Questo lo facciamo anche qui in Italia, io e le mie figlie, ma nessuna si traveste: qui ci sono altre tradizioni. Halloween è solo un’occasione commerciale in più. Non solo si mascherano gli adulti, e già questa è un’assurdità, ma usano travestimenti confezionati. Questo è Carnevale: a Ognissanti il mascheramento dei bambini è rigorosamente artigianale, si prepara a scuola con le forbici, pennarelli e fantasia. Il mio fantasma era un lenzuolo con tre buchi in faccia”. (Annalisa Colzi, Come Satana corrompe la società, Città Ideale, Prato, 2009, pag. 254, 255)

L’attuale festa che viene celebrata il giorno di Halloween, altri non è che una rivisatione della festa di Samhain (capodanno celtico), con l’aggiunta di nuovi ingredienti che nel corso dei secoli si sono inseriti.

Halloween02E’ probabile che per gli irlandesi trapiantati in America, la festa celebrata nel giorno di Halloween non sia stata altro che un modo per scherzare e far divertire i bambini. Esattamente come avviene per Babbo Natale e la Befana.

Il giorno di Natale è forse la festa di Babbo Natale? No! Si festeggia la nascita di Gesù.

Il giorno dell’Epifania è forse la festa della Befana? No! Si festeggia la manifestazione di Gesù.

Il giorno di Halloween è forse la festa della zucca? No! si festeggiano tutti i santi.

E allora cosa c’entrano Babbo Natale, la Befana e la zucca? Niente, mal a tradizione popolare li ha accostati a queste tre feste cattoliche e per anni hanno egregiamente convissuto, o meglio, le prime due continuano a convivere pacificamente (anche se non si sa ancora per quanto tempo), mentre la terza si è ammalata di occultismo.

E’ probabile che dei loschi figuri, guidati dall’eterno rivale del Creatore, abbiano intravisto in questa festa pagana un modo per guadagnare anime al loro signore. Fatto sta che l’innocua festa irlandese-americana è diventata un vero e proprio business del macabro.

All’iniziale dolcetto o scherzetto e alla simpatica zucca intagliata, sono subentrate tematiche dal sapore horror: e in questa notte oramai accade di tutto: dalla seduta spiritica alla lettura delle carte, dai sabba ai riti magici veri e propri, dalla tortura e uccisione di gatti neri alle profanazioni di cimiteri.

Non ci vuole molto a capire che l’intenzione principale di chi guida e trascina tutto il mondo mediatico all’evangelizzazione della zucca, ha come intento principale quello di soppiantare il ricordo dei Santi. E sapete perché? Perché i Santi sono scomodi. I Santi sono pericolosi. I santi evocano un mondo misterioso popolato da semplici uomini. Semplici creature che hanno avuto il coraggio di percorrere la via stretta del Vangelo.

Quindi conoscerli vuol dire amarli e amarli vuol dire emularli. E ciò provocherebbe una schiera di anime donate a Gesù. E questa prospettiva terrorizza il demonio. Ecco allora che i sudditi di satana, istigati dal loro padrone, si danno da fare per soppiantare la bellezza, la purezza e la gioia, con il brutto, l’impuro e la tristezza.

E affinché la festa di tutti i Santi muoia al più presto, si rispolverano antiche pratiche pagane e stregonesche. (Annalisa Colzi, Come Satana corrompe la società, Città Ideale, Prato, 2009, pag. 257, 259)

HALLOWEEN, UNA FESTA ANCHE PER I SATANISTI

ognissanti_01Ebbene sì, anche i satanisti amano festeggiare la notte di tutti i Santi, naturalmente a modo loro.

Racconta un’ex-satanista: “Tra fine ottobre e inizio novembre, ossia nelle notti precedenti Halloween (31 ottobre) e la memoria dei Defunti (2 novembre), c’era poi l’unico appuntamento inun cimitero, dove profanavamo le tombe e ne rubavamo le ossa, facendo uno specifico rituale che alla fine le distruggeva” [Michela, Fuggita da satana, Piemme, Casale Monferrato, 2007, p. 109].

I rituali satanici celebrati in questa notte, non sono niente di più e niente di meno di quelli che vengono celebrati durante le altre feste religiose: “Mi ha colpito quanto i satanisti conoscessero tutte le feste della Chiesa e come fossero riusciti a elaborare dei riti che si opponevano in diretta ed evidente opposizione alla liturgia cattolica. (…) I riti si svolgevano ogni sabato, per dissacrare la domenica, ma anche nelle vigilie di numerose feste cattoliche. (…) Numerose feste di Santi erano momenti fortissimi della nostra anti-liturgia, come accadeva ad esempio la vigilia dei Santi Pietro e Paolo e in quelle degli altri apostoli. Particolare accanimento c’era nelle vigilie di quelli che in vita erano stati più attivi nella lotta contro il demonio. (…) I Santi venivano osteggiati in quanto erano persone che avevano suscitato avversione in satana” [Michela, Fuggita da satana, Piemme, Casale Monferrato, 2007, p. 105-107].

Quindi i satanisti agiscono tutto l’anno in opposizione alla Chiesa Cattolica. Nella notte di Halloween avviene qualcosa di spaventoso, di terribile: il demonio utilizza tutte le sue frecce velenose per far morire le anime alla Grazia. Purtroppo ci riesce assai bene, perché in questa notte, dove tutto sembra essere concesso, le difese si abbassano e i giovani tendono ad essere molto più esposti agli attacchi del maligno.

Colzi

Come Satana corrompe la società, di Annalisa Colzi, Città Ideale, Prato, 2009

Cartomanti, chiromanti, medium si trovano dovunque: dalle discoteche alle feste paesane. Divengono l’attrazione principale, perché nella notte in cui due mondi si avvicinano, si crede essere più facile interagire coi morti o sapere che cosa riserva il futuro. Quindi il 31 ottobre alcune discoteche propongono ai giovani “notti magiche”, pubblicizzandole su internet. Ecco, ad esempio, che cosa si legge in uno dei tanti siti che seguono questa moda: “Festa medioevale con incensi, candele, astrologia, tarocchi e consulti gratuiti”.

Un’altra pagina di internet presenta un locale dove, intorno alla mezzanotte, un mago farà un rito incentrato sulla “conquista e riconquista della persona amata” [Carlo Climati, Il popolo della notte, San Paolo, Milano 2002, pag. 87]

(Tratto da Annalisa Colzi, Come Satana corrompe la società, Città Ideale, Prato, 2009, pag. 263, 265).

Sicuramente non c’è niente di male a consentire ai propri figli di chiedere ai vicini o nel condominio qualche dolcetto – soprattutto se, quando rientrano in casa trovano una bella candela accesa davanti a un’icona di un santo e la famiglia disposta a raccogliersi in preghiera –  ma se assecondiamo il “must” del momento e non proteggiamo i nostri figli da questa ondata esoterica , chi ci assicura che non saranno degli adulti incapaci di difendersi dalle insidie del demonio?

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“Il più forte sarà sempre chi mette le mani giunte”…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/10/2014

happy-family-praying-together-01…diceva Kierkegaard. Ecco perché sarebbe da incoscienti escludere la preghiera dall’educazione dei nostri figli.

Sulla preghiera girano tanti pregiudizi che la mettono in pessima luce.

Alcuni pensano che sia un gargarismo di parola, altri un guasto senile. I più raffinati la considerano un trucco psicologico, la maggioranza sostiene che sia la cosa più noiosa al mondo!

I genitori ‘egregi’ (fuori dal gregge), invece, si AGGRAPPANO alla preghiera perché hanno sperimentato (sta qui la forza della loro argomentazione!) che la preghiera è una forza che ha il potere di risolvere crisi di nervi, momenti di depressione, noie, malumori

Questa loro esperienza diretta li porta a dar ragione al grande filosofo danese Soeren Kierkegaard il quale non aveva dubbi: “Il più forte sarà sempre chi mette le mani giunte”.

I genitori-salmoni non solo si aggrappano alla preghiera ma la difendono anche, con la forza!

happy-family-praying-together-02La difendono perché la preghiera è una grande riserva di valori pedagogici.

- La preghiera ricorda che esiste il ‘grazie!’ (pregare non è chiedere l’elemosina a Dio, è, soprattutto, ringraziarlo).

- La preghiera tiene desta la meraviglia (pregare è stupirci, complimentarci con Dio).

- La preghiera dilata l’io (pregare è aprire le persiane: se non si fa bontà, è segno che c’è qualcosa che non va!).

- La preghiera cura, guarisce, tonifica (il grande protagonista dell’indipendenza indiana Gandhi, ha confidato: “Più volte sarei diventato pazzo se non avessi avuto la preghiera!”).

Ecco quattro preziosi doni che ci vengono dalla preghiera!

  1. Sarebbe da incoscienti escluderla dall’educazione! I genitori-salmoni non sono incoscienti! Sono sapienti: per questo riservano al verbo pregare un capitolo importante della loro arte di educare. Sanno che, fin dalla prima infanzia, si può educare alle mani giunte e conoscono bene alcune strategie.
  2. Accettano il modo di pregare del bambino perché non associ mai ‘preghiera’ e ‘noia’. Sarebbe rovinare tutto! Accettano quindi che il bambino preghi con tutto se stesso, anima e corpo (che allunghi le braccia, che alzi le mani, che mandi un bacio…); accettano che le sue preghiere siano semplici (‘Grazie, Gesù, perché oggi ho visto due farfalle!’…); accettano che abbiamo un’attenzione lunga quanto un francobollo e che quindi non possa pregare a lungo…
  3. Qualche volta portano il piccolo nella chiesa silenziosa e grande, gli sussurrano una preghiera brevissima, gli fanno accendere un cero alla Madonna (tutte esperienze che hanno per il bambino il fascino del mistero e gli fanno intuire la trascendenza: l’esistenza, cioè, di realtà che superano la nostra capacità mentale).
  4. Alcuni genitori sono così convinti dell’importanza delle mani giunte che allestiscono nella loro casa un bel ‘punto-preghiera’, ove andare per fermarsi, raccogliersi, parlare con Dio.

happy-family-praying-together-03Soprattutto, per educare alla preghiera, padre e madre si fanno sorprendere a pregare dai figli!

E’ impossibile, infatti, che un piccolo, vedendo papà e mamma che stanno pregando raccolti, attenti, concentrati, non venga contagiato e si metta, lui pure, a pregare.

Allora la scena diventa stupenda:

una famiglia unita nella preghiera…

Una famiglia in pace…

Una famiglia intelligente: ha capito che chi prega cresce più in fretta; ha capito che per innalzarsi, l’uomo deve inginocchiarsi!

(Tratto da “La pedagogia controcorrente dei genitori salmoni di padre Pino Pellegrino, Astegiano Editore, pagg.114-116)

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Messaggio della Regina della Pace del 25 Ottobre 2014

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/10/2014

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“Cari figli!

Pregate in questo tempo di grazia e chiedete l’intercessione di Tutti i Santi che sono già nella luce.

Loro vi siano d’esempio e d’esortazione di giorno in giorno, sul cammino della vostra conversione.

Figlioli, siate coscienti che la vostra vita è breve e passeggera.

Perciò anelate all’eternità e preparate i vostri cuori nella preghiera.

Io sono con voi ed intercedo presso il mio Figlio per ciascuno di voi, soprattutto per coloro che si sono consacrati a Me ed a mio Figlio.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(Fonte: http://medjugorje.org)

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La notte dei Santi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/10/2014

Qualche giorno fa avevo pubblicato un post dal titolo “Fuoco Vivo la Notte dei Santi”

Per ragioni pratiche il concerto della notte dei santi è stato spostato a Palestrina (non più quindi al teatro Orione).

Ecco la locandina per chi vi volesse vivere un “Halloween” davvero alternativo, partecipando al concerto dei SETTANTA VOLTE SETTE e assistendo a belle testimonianze di fede.

Presenta Beatrice Fazi.

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Chi sono i SETTANTA VOLTE SETTE?

 

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I quattro MAI della televisione

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/10/2014

TV_01…che secondo me vanno benissimo a anche per Internet e a tutti i moderni mass-media. Magari, insegnando ai nostri piccoli a rispettare questi quattro MAI, un giorno saranno adulti capaci di regolarsi anche con internet, cellulari e social.

 1 – MAI PRIMA DELLA SCUOLA

Sembra incredibile, eppure oggi vi sono genitori (non certo quelli che stanno leggendo…) che si servono della televisione per svegliare il bambino!

Non c’è risveglio peggiore!
Per dire subito pane al pane e bistecca alla bistecca, è del tutto inaccettabile iniziare un nuovo giorno senza neppure un attimo di silenzio, di tranquillità!

Subito avere gli occhi forati da immagini, le orecchie ripiene di rumore, disturba, stanca, affatica.

E’ come essere presi a schiaffi dentro. Molti insegnanti dicono che i bambini arrivano a scuola già ‘cotti’.

Un po’ di raccoglimento, una chiacchieratina, sono come tazzine spirituali che creano l’atmosfera giusta per attaccare la giornata.

E poi, chi ha detto che le vecchie semplici preghiere del mattino hanno perso il loro bel valore pedagogico, oltre che religioso? Lo scrittore Gaspare Barbiellini Amidei dice che “oggi i genitori non parlano esplicitamente di Dio ai figli perché hano paura di passare per matti”.

TV_02In realtà, più che matti, sono incoscienti: non sanno quanto perdono a rompere tutti i contatti con Dio. Lo proveremo più avanti.

2 – MAI TROPPA

La dottoressa inglese Sally Ward che ha studiato per anni l’influenza della televisione sui piccoli, avverte che nessun bambino sotto l’età di un anno deve essere esposto, neppure per un minuto, alla televisione.

Poi è sempre consigliabile sorvegliare il consumo televisivo del figlio. “Chi beve troppo la sera, si alza col mal di testa e non riesce a connettere; chi mangia troppa cioccolata ingrassa; chi ingurgita troppa televisione ingolfa la mente e grippa il cervello“: l’osservazione è del regista tedesco Daniel Helfer, autore di un film sul potere della televisione.

Quanto tempo, allora? Lasciamo la parola all’esperta Anna Oliverio Ferraris: “Tra i quattro e i sei anni è consigliabile che un bambino non superi un’ora ditelevisione al giorno, preferibilmente mezz’ora per volta, meglio se iltempo giornaliero è più breve. In età scolare è bene non superare le due ore”.

TV_033 – MAI DA SOLO

David, un ragazzino di 12 anni, una sera vede un servizio televisivo sulla pena di morte per fucilazione e impiccagione. Resta impressionato e incuriosito. Va dal papà e gli domanda: “Che cosa provano gli impiccati?”.

Poi per verificare, scende in lavanderia, si fa un cappio con la corda di nylon che serve per stendere i panni e si impicca ai tubi del riscaldamento. Il fatto è successo a Parma.

Qualcosa di simile è capitato a un bambino di Cremona. Stava guardando i cartoni animati di Bugs Bunny quando, visto un personaggio che cadeva nel vuoto, si è tuffato dalla finestra. Ha fatto un volo di quattro metri, grazie a Dio, questa volta è andata bene: è piombato al suolo senza farsi neppure un graffio.

Due episodi eloquenti! I piccoli non possono essere lasciati soli davanti al televisore. La presenza dell’adulto è indispensabile per chiarire, per attutire momenti di tensione emotiva che immagini e parole possono evocare.

Il bambino accetta tutto, a condizione che sia filtrato, che sia ‘mammizzato’.

A proposito, si racconta un fatto, ormai classico: una mamma camminava per strada con la figlioletta, alla periferia di Londra, durante la seconda guerra mondiale. Improvvisamente, a poche centinaia di metri, cadde una bomba. “Hai visto che bella fiamma?”, esclamò con prontezza la mamma: la bambina non si mostrò per nulla spaventata!

TV_044 – MAI LA TELEVISIONE PERSONALE IN CAMERA

Dei quattro MAI, questo è quello del quale siamo più convinti.

E’ vero che comprandogli la televisione personale, il figlio potrà non ‘rompere’ più, però potrà ‘rompersi’ la vita.

Due semplici riflessioni per spiegare come sia inaccettabile che si permetta la televisione in camera del figlio.

Se questi trascorresse il pomeriggio per strada, girovagando con ragazzi sconosciuti, non ci preoccuperemmo di sapere cosa fa, con chi va?

Dargli la televisione (e il computer aggiungo io autore del blog) è non preoccuparsi di ciò che vede, di ciò che impara (di chi incontra in chat aggiungo io autore del blog) il che può essere ben peggio della compagnia di certi compagni.

Ha ragione il proverbio: “Solo chi è matto, da in custodia il lardo al gatto!”.

La seconda riflessione ce la offre, ancora una volta, Anna Oliverio Ferraris: “Il genitore che concede ai propri figli di avere il televisore in camera da letto, dovrebbe domandarsi se nella stessa stanza lascerebbe, con uguale disinvoltura, un frigorifero permettendo loro di mangiare qualsiasi cosa a qualsiasi ora”.

(Tratto da “La pedagogia controcorrente dei genitori salmoni di padre Pino Pellegrino, Astegiano Editore, pagg. 38-41)

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NOVENA A TUTTI I SANTI

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/10/2014

ognissanti_01Per prepararci alla bella festa di Ognissanti, il 1° Novembre

Dal 23 ottobre al 31 ottobre

Naturalmente la Novena si può compiere quando si desidera o se ne ha bisogno per chiedere qualche speciale grazia.

+ Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

- O Dio, vieni a salvarmi.
- Signore vieni presto in mio aiuto.
- Gloria al Padre.

O Regina di tutti i Santi, la più potente mediatrice fra Dio e gli uomini, e arbitra Sovrana di tutte le grazie, volgete sopra di noi gli sguardi della vostra misericordia, e fate che, camminando dietro le orme da voi segnate nella strada della virtù, meritiamo il favore del vostro potentissimo patrocinio, e ci assicuriamo la partecipazione alla vostra gloria nel paradiso.

3 Ave Maria…

ognissanti_02Spiriti Celesti, che fin dal principio del mondo assistete al trono dell’Altissimo, voi la cui continua occupazione è cantare le sue Lodi, eseguire i suoi ordini, e zelare la sua gloria, ottenete a noi tutti la grazia di fare nostra delizia l’osservanza dei divini comandamenti e la pratica fedele di tutto ciò che voi per celeste commissione suggerite al cuor nostro, onde meritiamo un qualche giorno di occupare qualcuna delle tante sedi rimaste vuote per la ribellione dei vostri compagni.

3 Angeli Dei… ANGELI DI DIO, CHE SIETE I NOSTRI CUSTODI, ILLUMINATECI, CUSTODITECI, REGGETE E GOVERNATE NOI, CHE VI FUMMO AFFIDATI DALLA PIETA’ CELESTE. AMEN.

Fedelissimi Patriarchi, Santissimi Profeti, zelantissimi Apostoli, invitti Martiri, integerrimi Confessori, Vergini e Santi. Voi tutti che regnate con Cristo nel Paradiso, dai seggi luminosi della vostra beatitudine volgete uno sguardo di pietà sopra di noi.

Voi godete ora l’ampia messe di gaudio che meritata vi siete seminando nelle lacrime in questa terra di esilio. Niente meno che Dio è adesso il premio delle vostre fatiche, il principio, l’oggetto e il fine dei vostri godimenti. O Anime beate, intercedete per noi! Otteneteci di camminare fedeli dietro le vostre orme, di seguire animosi i vostri esempi, di ricopiare in noi stessi le virtù vostre, affinché da imitatori che siamo attualmente delle grandi virtù, diventiamo un giorno partecipi della vostra gloria immortale.

3 Gloria…

Angeli Dei: ANGELI DI DIO, CHE SIETE I NOSTRI CUSTODI, ILLUMINATECI, CUSTODITECI, REGGETE E GOVERNATE NOI, CHE VI FUMMO AFFIDATI DALLA PIETA’ CELESTE. AMEN.

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Dall’ateismo alla fede cattolica, attraverso la musica

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/10/2014

Jaqueline Chew, una pianista californiana, ex atea guidata dal suo amore per la musica alla conversione alla fede cattolica, racconta la sua esperienza.

Jacqueline_Chew_01Quanti anni avevi quando hai cominciato a suonare il piano, e cosa ti ha spinto a scegliere questo strumento?

Mi ricordo di un giorno in cui i miei genitori comprarono un piano e lo portavano a casa. In questo modo questo strumento è arrivato a me. L’unico libro di musica che avevamo a casa era un libro di inni di chiesa; l’ho aperto e ho trovato la “dossologia”. Non so come ma ho semplicemente iniziato a suonare la dossologia al pianoforte, senza aver ricevuto alcuna lezione. Non ricordo quindi di aver chiesto di suonare il piano, semplicemente è arrivato a casa e ho iniziato a suonarlo.

Quando e dove hai debuttato come pianista professionista?

Ho iniziato non solo in California ma anche a New York, Boston, Florida e Canada. A quindici anni vinsi una gara per solisti per la San Francisco Symphony e in un certo senso questo è stato il mio debutto, sebbene non fossi ancora che una studentessa.

Sei cresciuta in una famiglia cristiana ma durante il college sei diventata atea. Potresti spiegare ai lettori le ragioni di questa scelta?

I miei genitori erano presbiteriani e sono cresciuta con questa fede. Al college ho cominciato ad avere dei dubbi su Dio. Ero turbata soprattutto dal fatto che Dio permettesse cose negative nel mondo e alla fine ho semplicemente concluso che non esistesse.

Così per un po’ ho vissuto da atea ma cercavo comunque di fare del mio meglio per vivere una vita degna, per fare le cose giuste, le giuste scelte. Questo processo continuò fino a quando a un certo punto nel mio ateismo ho cominciato a dubitare del mio credere nella non esistenza di Dio, così sono tornata sui miei passi, prendendo in considerazione l’ipotesi ditornare a credere in Dio.

Ho letto nelle tue note biografiche che la musica di Olivier Messiaen ti ha ispirato a seguire un cammino di fede, com’è accaduto?

Jacqueline_Chew_012Ero atea quando ho ascoltato per la prima volta la musica di Olivier Messiaen, un devoto cattolico romano. Immediatamente ho sentito di dover suonare subito la sua musica che ebbe subito un effetto profondo sul mio intero corpo. Questa musica risultò essere “Vingt regards sur l’Enfant Jesus” (venti contemplazioni sul bambino Gesù).

Mi sono così appassionata a questa musica e non mi dava noia che il protagonista fosse Gesù.

Nella ricerca degli iscritti che hanno influenzato Messiaen a scrivere questa musica, ho cominciato a leggere “Storia di un’anima” di Santa Teresa di Lisieux. La sua vita, che all’inizio sembrava strana, a un’atea con formazione protestante, non avrebbe più abbandonato la mia coscienza più profonda, finendo con influenzarmi nel prendere diverse decisioni nella mia vita.

“Vingt regards” fu scritto nel 1944 per la pianista Yvonne Loriod che divenne in seguito la seconda moglie di Olivier Messiaen. E’ un brano di due ore che esplora Gesù da venti diverse prospettive; il Padre, gli angeli, i profeti, i pastori, i Magi, le stelle, la Vergine, il silenzio, lo spirito della gioia ecc. Mi sono così immersa nella spiritualità della musica di “Vingt regards” che sono stata ricondotta a Dio, e quindi alla Chiesa Cattolica.

Jacqueline_Chew_03Hai poi incontrato Messiaen e sua moglie ad Amsterdam; cosa ricordi di questa esperienza?

(…) Messiaen era già una celebrità all’epoca ma era molto umile; rispettava profondamente i musicisti che eseguivano le sue opere. Rimasi profondamente colpita da come, una persona così famosa e che ammiravvo davvero molto, potesse essere così umile.

Quando hai deciso di convertirti al cattolicesimo?

Mi iscrissi a un ritiro al Santa Sabina Center (California), guidato da suore dominicane. Non avevo idea di cosa fosse un ritiro contemplativo, allora cercai subito di farmi delgi amici. Sebbene i partecipanti parlassero davvero poco, mi resi subito conto di quanto involontariamente sia stata segnata da quel ritiro silenzioso.

Cominciai a star bene in luoghi silenziosi, immersa nella liturgia contemplativa, e cominciai graduelmente a scoprire che stavo tornando a casa. Era la mia prima esperienza di introduzione a un modo di essere contemplativo.

All’inizio pensavo di diventare suora. Nel 2005, dopo un anno di discernimento, sono diventata un’oblata del New Camaldoli Hermitage a Santa Lucia Mountains of Big Sur, California. Essere un’oblata mi permette di restare associata alla comunità delle Benedettine Camaldolesi, ma allo stesso tempo vivere e lavorare ‘nel mondo’ come musicista professionista, insegnando e dando concerti.

Potresti spiegarci cosa sia un’oblata?

Le oblate Benedettine Camaldolesi, sono persone, laiche o appartenenti al clero, normalmente inserite nella società, che, non professe come le suore o i frati ma in quanto associate, affiliate a una comunità monastica (in USA, Italia, India, Brasile o Tanzania). Facciamo una promessa pubblica alla comunità di seguire le regole delle oblate Benedettine Camaldolesi. Non è un ordine religioso separato, ma siamo considerate come un’estensione nel mondo della comunità monastica camaldolese.

Diventare un’oblata ha cambiato la mia vita. Mi ha dato un’opportunità di essere più vicina a Dio e di mettere Dio al primo posto nella mia vita. La mia vita come oblata significa vivere il carisma benedettino camaldolese, avere una continua vita di preghiera, che sia a casa o in convento.

Jacqueline_Chew_04Prima andavo a messa ogni giorno ma diventare oblata mi permette di avere una relazione costante con Dio. Adesso vado in chiesa ogni giorno, e mi impegno a fondo per essere in continua comunione con Dio e con la nostra comunità estesa.

L’ordine camaldolese non è tanto grande, non contando più di un centinaio di suore. Gli oblati (e le oblate), oltre 700, mantengono in contatto tramite internet e la preghiera reciproca i frati e le suore.

(…) Dopo un periodo di convalescenza per un intervento ha cominciato a fare una cosa che hai sempre desiderato, danzare. Perché danzare è così importante per te?

Ho cominciato a studiare piano forte a 5 anni ma a 3 amavo danzare. Era uno dei miei primi desideri. Volevo studiare danza ma mi venne detto che ero troppo piccola. Poi presi delle lezioni ma avevo più talento per il pianoforte, cosìì i miei genitori mi indirizzarono alla musica e fu così che terminarono le mie lezioni di danza classica.

Da adulta presi lezioni per diletto, ma dopo un intervento decisi di iscrivermi a un gruppo di danza liturgica, i “Dancer Circle”. Danziamo per la liturgia.

Potresti darci una tua definizione personale di Dio?

Una volta feci questa domanda a qualcuno al College e la risposta che mi venne data fu: Dio è relazione. Credo che questa definizione sia vera. Sio ha a che fare con la relazione, Dio è amoree l’amore è ciò che ci motiva. Sento la presenza di DIo nella mia vita e il mio obbiettivo è di essere in comunione con Dio ogni minuto della mia vita. Questa relazione d’amore con Dio è espressa anche nelle comunità. Dio viene a me attraverso la comunità, e io gli rispondo interagendo con la mia comunità.

Trovi facile parlare di Dio alla gente soprattutto ai non credenti?

Non è un problema parlare di Dio alla gente, anche se non sono credenti. In effetti, essendo stata atea, mi sento portata verso chi non crede o è alla ricerca di Dio.

Nel mio processo di conversione non ho avuto una guida, guardando indietro vedo che è stato Dio a guidarmi, un passo alla volta.

Da atea avevo molte domande e sentimenti per cui, se oggi vedo qualcuno che passa per lo stesso processo, sono felice di assisterlo e incoraggiarlo. La mia esperienza da atea mi ha dato la comprensione della differenza che c’è tra vivere una buona vita senza Dio e viverla con Dio. Penso che i miei anni da atea mi abbiano reso capace di parlare con la gente che non crede.

Si parla tanto oggi di nuova evangelizzazione. Che opinione hai in proposito?

Una cosa buona che ho imparato nella Chiesa Presbiteriana è l’importanza della testimonianza e della missione. Dobbiamo essere testimoni ovunque andiamo, quando andiamo a fare la spesa e in ogni altro aspetto della nostra vita quotidiana.

Penso che sia importante raggiungere la gente ed evangelizzare.

(Tradotto dalla rivista “Messenger of Ct. Anthony, March 2014)

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In Uganda… 1.100 bambini riportati a casa, grazie ai missionari

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/10/2014

Visitando coloro che vivono nei bassifondi della storia, dimenticati da tutto e da tutti, un video ci racconta “Periferie cuore della missione”.

VI PREGO DI GUARDARLO FINO IN FONDO!

(In particolare ai minuti 6.00 e 19.10)

“Se troviamo qualcosa possiamo comprare da mangiare (…) Ogni giorno dormiamo qui in 35 adulti, ognuno coi propri bambini. Io dormo fuori, dormo qui intorno”

“Siamo andati a chiedere l’elemosina, ma la polizia ci ha fermati, ha portato via il mio bambino e mi ha riportato qui con un camion; sono tornata indietro a cercare mio figlio ma non sono riuscita a trovarlo, poi alla fine sono dovuta tornare a casa, eravamo disperati, pensavamo anche che Adomè potesse essere morto”

I missionari glielo hanno riportato!!! (Clicca sul minuto 6.00 per vedere la gioia della mamma che riabbraccia il figlio rapito)

Come lui, 1.100 bambini riportati a casa…

Il mondo missionario non sta alla finestra a guardare il PIL che cresce a dismisura, insieme al numero dei poveri tra i più poveri…

In Uganda, i missionari costruiscono ponti tra la polizia e il popolo, questo è uno dei miracoli più grandi.

Vi suggerisco uno sguardo particolare al minuto 19.10 per capire da dove vengono gli immigrati che cercano rifugio nel nostro paese…

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“Mi sono sempre aggrappato alla fede, levando gli occhi verso l’Alto”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/10/2014

DJANGO.1966. Franco Nero.Trdublaj 217Franco Nero è uno degli attori italiani più conosciuto in tutto il mondo.

Protagonista dei cosiddetti spaghetti western, ma anche di colossal come La Bibbia del 1966 in cui recita la parte di Abele, continua in una carriera solida e costante fino ai giorni nostri con film di successo tanto nel cinema quanto nelle fiction televisive.

Franco Nero, classe 1941, è stato definito “una bellezza maschile molto americana” (Le Garzantine – L’Universale Cinema, 2006, p. 828), ha ricevuto un David di Donatello nel ’68 per “Il giorno della civetta” e un Golden Globe nel 2006.

Sex symbol amato dal pubblico femminile, attore apprezzato a livello internazionale, lo conosciamo qui in una veste insolita, per la sua testimonianza di fede, scoperta e vissuta grazie a un sacerdote speciale.

Primi bambini ospitati nel Villaggio Don Bosco di Tivoli

Bambini ospitati nel Villaggio Don Bosco a Tivoli in una foto dei primi anni

Ma lasciamo la parola al celebre attore.

“Nella mia vita so di aver ricevuto molto. E nelle tante difficoltà mi sono sempre aggrappato alla fede, levando gli occhi verso l’Alto.

Cerco tutt’oggi di non mancare a Messa e da cinquant’anni sono volontario nel Villaggio degli Orfani a Tivoli, alle porte di Roma.

Nel tempo è diventato sempre più importante per me la sera, prima di andare a dormire, fare un esame di coscienza e il giorno dopo non vergognarmi di andare a chiedere scusa per i miei errori, perché la fede ci rende liberi e umili.

La mia esperienza nel centro tiberino è legata all’incontro con il fondatore, don Nello del Raso: cappellano medico durante la Seconda Guerra Mondiale, don Nello, dopo il conflitto cominciò ad accogliere giovani orfani. E’ nato così il villaggio ‘Don Bosco’.

Durante il mio servizio militare, alla fine del 1963, incontrai questo sacerdote. Lo chiamavo ‘piccolo grande uomo’ e lo ammiravo enormemente.

Una volta gli dissi: “Caro don Nello, io sono ancora senza un lavoro, ma se il Signore mi aiuta ti assicuro che ti starò sempre vicino“. Così è stato, ho mantenuto la promessa, collaborando poi con il suo successore, don Benedetto Serafini, un altro prete molto significativo per me.

Franco Nero 02Oggi il ruolo dei sacerdoti è importantissimo. Devono avere profonda attenzione verso gli altri, soprattutto gli ultimi, e diventare padri spirituali delle anime, amici delle persone che incontrano. Per questo sono un punto di riferimento di una società intera.

Nella vita non è mai troppo tardi per convertirsi. L’ho visto con mio figlio: all’improvviso, a 36 anni, ha deciso di ricevere i sacramenti della Prima Comunione e della Cresima. E oggi con lui non possiamo iniziare a mangiare senza prima una preghiera.

Oggi anche sua madre (l’attrice Vanessa Redgrave) sta facendo un cammino di avvicinamento alla fede. Sono gli esempi quotidiani ad alimentarla.

Ed è così anche quando ci spendiamo in aiuto degli altri. In questo mezzo secolo il Villaggio degli Orfani è diventato la mia seconda casa; lo considero la mia ‘casa spirituale’.

Per questo dico a chi può, di aiutare i sacerdoti e sostenere le opere dell’8xmille, specie se sono interventi vicini a dove viviamo, realtà concrete che vediamo coi nostri occhi.”

(Il virgolettato è tratto da “Sovvenire”, trimestrale di informazione sul sostegno economico alla Chiesa, Anno XIII, numero 3, settembre 2014)

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Apri quella porta!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/10/2014

stoallaportaebusso01UN QUADRO…

C’è un quadro famoso che rappresenta Gesù in un giardino buio. Con la mano sinistra alza una lampada che illumina la scena, con la destra bussa a una porta pesante e robusta.

Quando il quadro fu presentato per la prima volta a una mostra, un visitatore fece notare al pittore un particolare curioso. “Nel suo quadro c’è un errore. La porta è senza maniglia”.

“Non è un errore”, rispose il pittore, “Quella è la porta del cuore umano. Si apre solo dall’interno”.

stoallaportaebusso02UNA STORIA…

L’aeroporto di una città dell’Estremo Oriente venne investito da un furioso temporale. I passeggeri attraversarono di corsa la pista per salire su un DC3 pronto al decollo per un volo interno.

Un missionario, bagnato fradicio, riuscì a trovare un posto comodo accanto al finestrino. Una graziosa hostess aiutava i passeggeri a sistemarsi.

Il decollo era prossimo e un uomo dell’equipaggio chiuse il pesante portellone dell’aereo.

Improvvisamente si vide un uomo che correva verso l’aereo, riparandosi come poteva, con un impermeabile.

Il ritardatario bussò energicamente alla porta dell’aereo, chiedendo di entrare. L’hostess gli spiegò a segni che era troppo tardi. L’uomo raddoppiò i colpi contro lo sportello dell’aereo. l’hostess cercò di convincerlo a desistere. “Non si può… E’ tardi… Dobbiamo partire”, cercava di farsi capire a segni attraverso l’oblò.

Niente da fare: l’uomo insisteva e chiedeva di entrare. Alla fine, l’hostess cedette e aprì lo sportello. Tese la mano e aiutò il passeggero ritardatario a issarsi nell’interno.

E rimase a bocca aperta. Quell’uomo era il pilota dell’aereo. (Storie tratte dalla rivista dei padri Dehoniani “Presenza cristiana”, n. 1/2014)

Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”, dice Gesù in Apocalisse 3,20.

Ogni giorno apriamo la porta del nostro cuore a un sacco di realtà che bussano… Nel migliore dei casi rimaniamo delusi, disorientati, e quante volte restiamo così feriti da non volere o non riuscire più ad aprile quella porta a nessuno?

stoallaportaebusso03“Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”, dice Gesù in Apocalisse 3,20.

Lui non si stanca mai di bussare.

Se apriamo sarà l’unico che non delude, l’unico che non lascerà disorientati, l’unico che porterà vita nel nostro cuore.

“Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6) dice Gesù all’apostolo Tommaso.

Le poche volte che riesco ad aprirgli quella porta, la luce, la pace, l’amore, il senso di tutto, entra, ve lo assicuro, posto testimoniare che è così…

Che aspettiamo ad aprire la porta del nostro cuore all’unico veramente in grado di pilotarlo verso la mèta più giusta?

L’unica condizione che pone Gesù è quella di ascoltare prima la sua voce. la Sua, non quella di altri, di quegli altri che ci lasciano spesso con l’amaro in bocca… Oggi che è domenica, quale situazione migliore della Messa festiva per dargli e darci questa possibilità?

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