FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘beatrice fazi’

«Quel giorno sono caduto in ginocchio davanti al mio cuore»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/03/2019

Ventuno minuti e trenta secondi preziosi che vi consiglio di seguire con attenzione, in cui una garbata e attenta Beatrice Fazi (#BeatiVoi su #TV2000) intervista Tim Guénard, un uomo la cui vita dimostra che Dio tende la mano tante volte nella vita ma che bisogna avere l’umiltà e il coraggio di saperla afferrare.

Se vi ha toccato il cuore, suggerisco di leggere questo post pubblicato nel 2012 e quest’altro in cui racconta la sua storia con altri particolari sconvolgenti e meravigliosi.


«Mi sono strappato un capello e (…) ho capito di essere unico.»

«Dio ha messo davanti a me sette persone buone e io ho seguito il sentiero dell’amore.»

«I disabili sono i primi che mi hanno trattato in modo normale.»

«Quando mi dissero – Vieni a vedere Gesù – sono andato; pensavo che mi volessero presentare un muratore portoghese che si chiamasse Gesù…»

«Facevo 75km, andavo da quel prete ma non gli parlavo, lo guardavo negli occhi, era bello guardarlo pregare.»

«Quel giorno sono caduto in ginocchio davanti al mio cuore.»

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«Mi sono riconosciuta fragile come tutte quelle persone che nelle Scritture guariscono nell’incontro col Signore…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/05/2017

Un caro amico che intervista una cara amica e con gioia condivido le meraviglie che il Signore ha compiuto nella sua vita.

Don Francesco Cristofaro e Beatrice Fazi su Padre Pio TV, da guardare e ascoltare, fino alla fine…

“Ho messo in atto tante strategie che si sono rivelate fallimentari… Ho sperimentato quel male di vivere di cui parla Montale…

Vivere alla presenza del Signore ogni giorno della tua vita è il vero segreto della felicità

Mi sono riconosciuta fragile come tutte quelle persone che nelle Scritture guariscono nell’incontro col Signore…”

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Un cuore nuovo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/06/2015

Una sera una ragazza di Salerno delusa dalla vita, dalla gente, col cuore ferito al punto da essere congelato, passeggia per le vie del centro di Roma.

Questo cuore arroccato dopo le delusioni di una famiglia divisa, di alcuni incontri sbagliati e di qualche cavolata fatta a cuor leggero non credeva più in niente ma…

Una sera “passeggiando cogitabonda e senza meta” Beatrice, viene attratta da una chiesa aperta, a via del Corso, a Roma, dove entra giusto per trovare un po’ di riposo.

Il suo sguardo vagante si posa su “quella cialda rotonda e bianca vera protagonista della scena e, improvvisamente, inspiegabilmente”, la ragazza si sente nuda, indifesa, arresa.

Lascio le parole a Beatrice che descrive nel suo libro un incontro speciale:

01_uncuorenuovo

Il primo passo era fatto, l’esperienza dell’incontro con qualcuno vivo. “Vivo. Sì. Perché è difficile che un morto possa comunicare ciò che così fortemente provai”, sono le parole con cui Beatrice racconta l’esperienza.

Passa del tempo e una la ragazza salernitana, ora donna, incinta della prima figlia dall’uomo della sua vita, arriva davanti a un prete romano conosciuto per le sue catechesi infuocate con cui attira a Roma un sacco di gente a Gesù.

Don Fabio nella verità ma con carità, dice a Beatrice che se vogliamo essere felici dobbiamo osservare le “istruzioni per l’uso della vita”, i dieci comandamenti, le dice le cose come stanno ma allo stesso tempo l’accoglie.

Beatrice umilmente affida a Dio, nella Chiesa, la sua situazione ingarbugliata e

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04_uncuorenuovoUna Chiesa che accoglie ma dice la verità e una credente che umilmente si mette in gioco affidando a Dio nella Chiesa un matrimonio che nella Chiesa era stato celebrato. Questa dinamica virtuosa, l’unica – a mio avviso – percorribile, ha portato al lieto fine che leggerete nel libro.

Non sarò io a dirvi come finisce, leggete “Un cuore nuovo“, un libro che, non appena cominci a leggerlo ne resti subito rapito; è talmente onesta, senza maschere, Beatrice che non puoi non metterti subito dalla sua parte, anche e soprattutto quando racconta le caXXate, le debolezze, la sua umanità fragile, ferita, come la nostra.

Man mano che vai avanti scopri che, sebbene racconti se stessa, il protagonista della vita di questa ragazza salernitana è Gesù, un Gesù che irrompe prepotentemente nel suo cuore, dall’ostensorio posto su un altare di una chiesa romana ma che sa aspettare i suoi tempi affinché ogni aspetto della sua vita venga riordinato nell’ordine dell’amore.

03_uncuorenuovoA proposito…

In questa storia di grazia, verso la fine, abbiamo il privilegio di esserci anche noi… 😉

[Tutte le parti tra virgolette sono tratte dal libro “Un cuore nuovo”, di Beatrice Fazi, Piemme Incontri]

 

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La notte dei Santi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/10/2014

Qualche giorno fa avevo pubblicato un post dal titolo “Fuoco Vivo la Notte dei Santi”

Per ragioni pratiche il concerto della notte dei santi è stato spostato a Palestrina (non più quindi al teatro Orione).

Ecco la locandina per chi vi volesse vivere un “Halloween” davvero alternativo, partecipando al concerto dei SETTANTA VOLTE SETTE e assistendo a belle testimonianze di fede.

Presenta Beatrice Fazi.

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Chi sono i SETTANTA VOLTE SETTE?

 

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“Sperimentavo la mia libertà, mi sentivo forte (…). Chi era Dio per dirmi cosa potessi fare?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/08/2013

Un’ispirata Beatrice Fazi racconta la sua vita trasformata dall’incontro con Cristo

Dopo 21 anni di matrimonio i miei genitori non hanno retto alla “catechesi del mondo”… e si sono separati…

Avendo sempre saputo che i figli sono il frutto dell’amore tra i genitori, se questo amore viene a mancare, s’insinua il tarlo che sei nato per sbaglio, che sei frutto di un errore…

Sperimentavo la mia libertà, mi sentivo forte, ero giovane, potevo autodeterminarmi. Chi era Dio per dirmi cosa potessi fare?

Poco tempo dopo mi sono resa conto che questa libertà non ha fatto altro che rovinarmi, perché ho sperimentato la libertà di autodistruggermi.

Per un gran pezzo della mia vita ho inseguito dei cattivi maestri, che sono quelli che oggi ti bombardano coi messaggi in televisione… E’ un mondo pieno di menzogne e noi ci lasciamo ingannare, e io così ho fatto…

Anche avendo successo ero triste, riuscivo a raggiungere degli obbiettivi ma quella fame di vita, di verità, di pace, non s calmava…

Stavo agendo da persona che si riteneva libera. Questo è l’inganno più grande di cui dobbiamo parlare ai giovani.

Nonostante avessi distrutto tutto quello che mi aveva dato, il Signore è stato così misericordioso… Se io sono qua a dirmi cristiana, c’è posto per me nella santità, c’è posto per tutti noi tutti siamo chiamati alla santità.

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Beatrice Fazi, la Melina del “Medico in famiglia”, racconta il suo incontro con Gesù e la sua conversione

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 26/02/2012

Era l’estate del 2000 e io ero appena tornata dalla mia prima vacanza in montagna con il mio fidanzato nuovo di zecca. Uno che finalmente piaceva a mia madre. Giravamo a bordo della sua moto per una Roma che, dato l’Agosto inoltrato, avrebbe dovuto essere abbastanza deserta e, invece, era zeppa di ragazzi che se ne andavano a zonzo, con i loro foulard e cappellini gialli, cantando in varie lingue canzoni di chiesa e pregando ad alta voce con i rosari che facevano capolino tra le mani. Era l‘invasione dei Papa-boys!!!

Ma non solo! Anche un sacco di adulti sembravano in preda ad una meravigliosa febbre. Una stranissima malattia contagiosa i cui sintomi sembravano essere gioia, comunione, speranza, gratitudine!!! Che belli! Che atmosfera fantastica! Seduta sul sellino posteriore della moto, attenta a non farmi scoprire da Pierpaolo, cominciai a piangere in silenzio, senza un motivo preciso. Cioè, un motivo c’era: li invidiavo, avrei voluto essere una di loro, camminare con loro verso quella meta che prometteva pace, avrei voluto non sentirmi esclusa, sentirmi anche io parte di quell’Amore verso cui andavano tutti insieme come fratelli, entrare nel riposo.

Certo, tutto questo in quel momento non seppi dirmelo. Non seppi capire che in qualche modo il Signore stesse chiamando anche me, stesse offrendo anche a me quel ristoro che solo abbandonata tra le Sue braccia misericordiose avrei potuto assaporare più tardi. Avevo da poco compiuto i 28 anni e, sebbene così giovane, ne avevo già passate tante.

Sono nata in una famiglia normale con altri due fratelli e ho ricevuto un’educazione cattolica in seno ad una parrocchia che ho frequentato assiduamente fino alla prima comunione. Addirittura, per un certo periodo, in casa nostra si recitava il Rosario ogni sera. Poi si cambiò casa, finalmente di proprietà. Altro quartiere, nuove tentazioni. I miei genitori cominciarono ad avere problemi tra loro sempre più seri e alla fine si separarono. La ferita più grande: il tradimento di mio padre. La famiglia che fino ad allora, bene o male, ci aveva offerto un rifugio, cominciò a sgretolarsi: mio fratello e le sue cattive amicizie, l’approccio sbagliato alla sessualità, gli insuccessi scolastici, le frustrazioni della crescita, portavano lentamente noi figli verso una inesorabile perdita di senso.

Il primo idolo cominciò a farsi strada in me e, se non altro, a impedire che mi perdessi completamente: mi sarei riscattata assecondando quello che pareva essere un mio vero talento: volevo diventare un’attrice. Cominciai a fare esperienza in un piccolo teatro della mia città ma, appena conseguita la maturità scientifica, partii per Roma sicura che con una ferrea volontà e qualche sacrificio avrei potuto realizzare il mio sogno. In realtà ho fatto molto più la cameriera nei locali che l’attrice vera e propria pur di mantenermi e non gravare su mia madre.

In ogni caso ho cominciato a vivere in un disordine totale sia dal punto di vista emotivo che alimentare. Tiravo tardi la notte e studiavo male di giorno, mangiavo e vomitavo, uscivo, andavo a ballare, ero piena di amici o mi rintanavo in casa come fosse una tomba e non rispondevo al telefono per giorni. Non ero riuscita a concludere nulla all’università e collezionavo una delusione dopo l’altra sebbene in certi periodi dominasse l’euforia per il raggiungimento di qualche obbiettivo. In qualche modo, infatti, ero anche riuscita a ottenere bei lavori sia in teatro che in televisione e la gente cominciava pure a riconoscermi per strada. Con i miei risparmi, inoltre, avevo comprato un buco di casa ed ero riuscita a conquistare quel certo ragazzo che per lavoro faceva il cantante famoso e finalmente sarebbe stato meglio con lui che con quello di prima che addirittura era un tossicodipendente eroinomane e mi aveva fatto quasi ammalare per stargli dietro.

Ho fatto talmente tanto su e giù da avere le vertigini. E siccome ho sempre creduto che il merito dei miei successi fosse mio e che la causa delle mie frustrazioni fossero sempre gli altri, vivevo in un totale vittimismo ma alla continua ricerca di qualcosa che saziasse quella fame che  comunque non riuscivo a smettere di avere.

Quanto ero lontana dalla Verità! Quanto lontana da Lui!!! Ma più quella fame cresceva e più finalmente mi avvicinavo. In fondo stavo cercando amore. Sebbene cercassi nei posti sbagliati desideravo solo e disperatamente essere amata. Invece subii un altro feroce tradimento e sopportai un altro terribile periodo di depressione.

Cominciai ad interessarmi alla filosofia buddista e, in qualche modo, la pratica della meditazione mi aiutò a lenire le mie ferite. Accadeva però un fatto strano: ogniqualvolta cercavo di concentrarmi svuotando la mente per meditare, mi appariva, ondeggiando sul muro bianco che fissavo, il volto di Gesù che fissava me. Mi attraeva, mi commuoveva. Una sera, durante uno dei miei vagabondaggi, entrai in una chiesa di via del Corso in cui esponevano il Santissimo e lo adoravano. Caddi seduta, sfinita, in un banco e, ancora una volta cominciai a sciogliermi in un pianto silenzioso, una disperata richiesta di aiuto. Credo che da quella sera abbia avuto inizio, in un certo qual modo, la mia conversione.

Quel piccolo spiraglio che si apriva ha permesso a Dio di entrare nella mia vita e trasformarla, piano piano, con tempi che solo Lui poteva perfettamente stabilire. Da lì è cominciata la “rivoluzione della Misericordia” che mi ha portato fin qui.

Non ero ancora pronta a dire il mio Amen e Dio ha rispettato i miei tempi: ha messo nel mio cuore un desiderio di Lui sempre più forte che pian piano ho imparato a riconoscere in varie circostanze, non ultima quell’estate del 2000. A quella GMG non ho partecipato ma di lì a poco, ho cominciato seriamente a cercare Dio e, quale posto migliore per cercarlo se non tornare in Chiesa?

Nella mia parrocchia c’era un viceparroco che teneva un ciclo di catechesi per giovani e adulti e richiamava tanta gente le domenica con le sue belle omelie. Me ne aveva parlato una mia vecchia compagna di università rincontrata per caso. Per caso? Mi domando oggi. Ah! Come non affermare che il Creatore è soprattutto un “creativo”! Andai a parlare con lui mossa soprattutto dal desiderio di “mettermi a posto con la coscienza”: la storia con Pierpaolo stava funzionando e io ero incinta della nostra prima bambina. Quello fu il primo doloroso incontro con la Verità! Quel sacerdote mi disse che non poteva assolvermi perché convivevo more uxorio con Pierpaolo che era divorziato ma che non per questo avrei dovuto scoraggiarmi: la Chiesa mi avrebbe accolta. Se ero arrivata fin lì era sicuramente per volontà di Dio, il quale ha, su ognuno di noi, un progetto meraviglioso da realizzare. Avrei dovuto obbedire astenendomi dal sacramento dell’eucarestia fintanto che la mia posizione fosse rimasta “irregolare” e andare a messa ogni domenica e, se volevo, cominciare a frequentare questo catechismo che mi avrebbe sicuramente aiutato e messo in ascolto.

Obbedii, seppur soffrendo, e quell’obbedienza spalancò le porte alle innumerevoli Grazie che Dio ha voluto donarmi fino ad oggi.

Per farla il più breve possibile, l’ordine che pervade la vita di chi si orienta verso Cristo cominciò ad illuminare tutte le scelte della mia vita. Cominciai ad essere circondata da nuove amicizie, da persone piene di Fede e, dopo circa un anno e tante mie suppliche anche Pierpaolo, che si professava ateo, cominciò a frequentare la parrocchia. Abbiamo cominciato insieme un percorso di conversione molto serio guidati dai santi sacerdoti che via via il Signore ci ha donato. Abbiamo avuto un altro maschietto e una lunga serie di piccoli e grandi miracoli quotidiani che ci hanno permesso di gustare fin da quaggiù il sapore della vita eterna, la vita piena, quella “parte migliore che nessuno potrà toglierci”.

Ma il dono più grande che abbiamo ricevuto e che, in qualche modo si ricollega alle GMG, il Signore lo ha dato al mio matrimonio. Per anni Pierpaolo ed io abbiamo obbedito alla Chiesa non accostandoci alla Comunione, e più mi innamoravo di Gesù, più soffrivo nel non poter ricevere il Suo Corpo Santo. Ho sofferto tanto da desiderare,sebbene amassi anche lui, che Pierpaolo non fosse mai entrato nella mia vita. Soprattutto perché all’inizio, quando ancora affermava di non credere, lo vedevo come unico ostacolo tra me e il Signore, e soprattutto, perché affermava anche che mai e poi mai avrebbe chiesto l’annullamento del suo primo matrimonio celebrato in chiesa.

Mi vedevo costretta a vivere per sempre come monca, incompleta, a metà. Altro che ostacolo!! Che dono è stato mio marito! Innanzitutto, l’espressione concreta di quell’Amore gratuito di chi ti ama così come sei, ti accetta imperfetta e ti lascia libera e poi, la persona con cui scoprire che è proprio vero che Dio fa nuove tutte le cose ed è capace di scrivere tra le righe storte una meravigliosa storia d’amore. Di questo infatti si tratta: di una meravigliosa storia d’amore in tre. Mano  a mano che anche Pierpaolo veniva conquistato dall’Amore Misericordioso di Gesù, desiderò mettere nelle mani della Chiesa il suo precedente matrimonio perché venisse giudicato. Nello stesso tempo, in seguito ad un pellegrinaggio, sentimmo forte il desiderio di vivere un periodo di castità da offrire al Signore senza comunque accedere alla Comunione.

Come sempre accade quando, con la Sua Grazia, ci si spinge un po’ oltre noi stessi, Dio ricompensò questo nostro gesto con un periodo di rinnovato fidanzamento nel quale riscoprimmo le tenerezze di un amore trepidante di desiderio inespresso, pieno di emozioni adolescenziali, ricco di ciò che a suo tempo ciascuno di noi due aveva sprecato: ci stava offrendo intonso quel vasetto di miele che avevamo sperperato.

Ricordo che durante quel pellegrinaggio mediante il quale ci si stava preparando alla GMG di Colonia, io espressi un desiderio che però in quel momento ritenevo irrealizzabile. Avevamo già due bambini e sapevamo che alla GMG di Colonia non saremmo potuti andare e allora io chiesi al Dio Onnipotente che avevo imparato a considerare mio Padre, di permettere che la richiesta di riconoscimento di nullità del precedente matrimonio di Pierpaolo fosse accolta e che riuscissimo a sposarci in chiesa in tempo per partecipare alla futura GMG, quella del 2008. Dopo un anno di castità, però, cominciammo a entrare in crisi. Interrompemmo il voto. Continuavamo il nostro cammino e, anzi, addirittura, impazienti di regolarizzare la nostra posizione almeno davanti agli uomini e dopo aver partecipato al  “Family day” , ci sposammo in Campidoglio civilmente ma ribadendo la speranza di poter al più presto celebrare lo stesso rito nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Credo che Dio ci abbia benedetti ancora quel giorno: dopo qualche tempo mi accorsi di aspettare Giovanni, il nostro terzo figlio. Un altro grandissimo dono. Un altro capitolo a parte. Ma, sorpresa delle sorprese!, dopo circa sei mesi dalla sua nascita, nella primavera del 2008, arriva la dichiarazione dal Vicariato che il matrimonio di Pierpaolo era considerato nullo e che finalmente avremmo potuto sposarci!

Quale gioia! Si può forse descrivere? Quanto era fedele il Signore! E io per poco non avevo fatto caso a qualcosa di molto importante!

Scegliemmo, consultando le letture dei giorni, di sposarci lunedì 7 Luglio. Si proclamava, in quel giorno, il vangelo dell’emorroissa che fu una delle prime Parole a guarire il mio cuore e, solo dopo aver quasi finito di organizzare il tutto, mi resi conto che,senza nemmeno pensarci, avrei fatto in tempo a partire in viaggio di nozze proprio nei giorni in cui avrebbe avuto luogo la GMG di Sidney! Ma vi rendete conto???? Dio è stato veramente fedele. Io no. Cioè, ho fatto di tutto per convincere mio marito ad andare ma il piccolo Giovanni aveva meno di otto mesi e si nutriva ancora quasi esclusivamente del mio latte. Avrei potuto portarlo con me ma ho avuto paura.

Mi basta sapere che Dio Onnipotente opera veramente nella mia vita sempre e sempre realizza quei desideri santi che pone mediante il Suo Spirito nel cuore nuovo che mi ha donato.

Resta il fatto che ho mancato un appuntamento importante con Lui e che, prima che sia troppo tardi, desidero partecipare a una GMG che resterà sicuramente un altro memoriale di questa meravigliosa storia d’amore.

(Ringrazio di vero cuore Beatrice, che ho avuto la gioia di conoscere grazie a Twitter, per aver condiviso con noi la sua bella testimonianza raccontata con coraggio e verità, e per avermi permesso di pubblicarla sul blog Fermenti Cattolici Vivi. Dio benedica lei e la sua bella famiglia e naturalmente la sua carriera di attrice!)

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