FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Posts Tagged ‘pregare’

Uscire dall’illusione dell’autosufficienza

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/06/2019

«Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza – indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia.

Si capisce allora come la fede sia tutt’altro che un fatto naturale, comodo, ovvio: occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del “mio”, per darmi gratuitamente il “suo”.

Grazie all’azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia “più grande”, che è quella dell’amore, la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare.»

Benedetto XVI

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Invece di utilizzare creme, preghiamo!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/02/2019

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«Non è in nostro potere non sentire più e dimenticare l’offesa; ma…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/11/2018

“Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori.” Come cristiani la diciamo automaticamente, ma il loro peso meriterebbe più di una pausa. Abbiamo tutti bisogno di remissione del debito, ma offrire ciò ad altri ci sembra spesso al di sopra delle nostre forze. Questo è un argomento serio. Come possiamo essere perdonati se nemmeno impariamo a perdonare gli altri?

A tal proposito, il Catechismo ci offre una frase meravigliosa su come i cristiani possono imparare a perdonare gli altri:

«Non è in nostro potere non sentire più e dimenticare l’offesa; ma il cuore che si offre allo Spirito Santo tramuta la ferita in compassione e purifica la memoria trasformando l’offesa in intercessione.» <(CCC 2843)

Questo paragrafo è così ricco che ogni frase merita una riflessione.

«Non è in nostro potere non sentire più e dimenticare l’offesa…»

C’è libertà nell’accettare i propri limiti. Quando qualcuno ci ferisce, specialmente quando si tratta di una persona cara, ci fa male. Lo sentiremo e ce lo ricorderemo. Questi sentimenti e queste memorie andranno e verranno, ma è una trappola cercare di coprire i nostri sentimenti o di cercare di cancellare la memoria. Non farebbe che peggiorare le cose. Dobbiamo ammettere di non avere tale potere.

«…ma il cuore che si offre allo Spirito Santo…»

C’è sempre più libertà nell’offrire il nostro cuore allo Spirito Santo. Con qualunque ferita, restiamo sempre liberi di offrire i nostri cuori allo Spirito Santo dicendo: “Tutto ciò che sono appartiene a te!”. Pensate al Padre; saremo sempre dei neonati nelle sue braccia e nessuno ci può separare da questo abbraccio. Ogni volta che subiamo una ferita, è cosa buona rinnovare la nostra resa a Dio.

«…tramuta la ferita in compassione…»

Tra le braccia del Padre impariamo non solo quanto ci ami, ma anche quanto ami gli altri. Il Padre condivide questo amore con noi insegnandoci che non siamo soli nell’essere feriti. Ognuno è carico di lotte e ferite anche quando sembra essere perfettamente tranquillo e felice. Riempita con l’amore del Padre, la nostra ferita ci aiuta a empatizzare con gli altri, mostrando loro che non sono soli, indicando loro il Padre.

«…e purifica la memoria…»

Tra le braccia del Padre impariamo anche a pregare, parlando amorevolmente e ascoltando attentamente. Questo tipo di preghiera ha il potere di purificare la nostra memoria. Con fiducia infantile chiediamo a Dio – “Dov’eri quando accadeva questo? Io credo che tu sei sempre con me, ma aiutami a vederlo, a crederlo e ad amarlo.” Le memorie dolorose ritorneranno a galla, ma possiamo rispondere con calma – “Padre mio, tu eri lì, e tu sei sempre con me. Che la tua verità disperda ogni bugia e che il tuo amore disperda ogni paura.”

«…trasformando l’offesa in intercessione.»

Qui ricordiamo le ferite gloriose di Cristo. San Tommaso nella sua Summa Theologica, elenca molti motivi per cui Cristo risorto ancora porta i segni della passione. Tra questi, il fatto che Cristo usi le sue ferite per intercedere per noi presso il Padre. Noi a modo nostro possiamo intercedere per gli altri presso il Padre. Mostriamo al Padre le nostre ferite quando cerchiamo la guarigione, non solo per noi stessi ma per tutti coloro che sono feriti.

San Tommaso cita anche l’opinione di Sant’Agostino che anche i martiri possono portare le loro ferite: “Non c’è una deformità ma una dignità in essi, e una sorta di bellezza risplende in essi.” Nella nostra vita possiamo non sentire la dignità – figuriamoci lo splendore – delle nostre ferite, ma crediamo che un giorno la bellezza di Dio risplenderà attraverso di esse.

(Tradotto dall’originale inglese https://www.dominicanajournal.org/to-forgive-another/ Autore dell’articolo, Padre Joseph Martin Hagan, O.P.)

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Padre Nostro

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/11/2018

In questi giorni si affastellano le polemiche attorno alla traduzione del Padre Nostro che è stata approvata dalla Conferenza Episcopale Italiana.

C’è chi la loda e chi la critica, chi crea polemiche affermando che se è giusta una traduzione, per anni abbiamo pregato con quella sbagliata, chi afferma esattamente il contrario non accettando la traduzione che comparirà nella terza edizione del Messale Romano.

Secondo me – e qui espongo la mia personale opinione – chi critica non si rende pienamente conto di diventare strumento di divisione, quindi del Male, che crea ferite difficilmente sanabili nel Corpo di Cristo che è la Chiesa.

Un amico che stimo enormemente ha scritto su Facebook: «”Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. A me basterebbe prendere sul serio questa invocazione. Che tutto il clamore suscitato dalla nuova traduzione ci faccia riscoprire parole spesso pronunciate meccanicamente.»

Penso che abbia centrato il problema e spero anch’io che questa notizia ci spinga a meditare meglio nel cuore le parole che pronunciamo con le labbra

Quanto alla traduzione, già Sant’Ambrogio, padre della Chiesa, diceva “non permettere che cadiamo in tentazione”, per rendere meglio il significato in italiano, e in altre lingue il problema non si pone in quanto utilizzano da sempre traduzioni più vicine al senso originale.

No ho gli strumenti linguistici per entrare nel merito della traduzione ma, non osando improvvisarmi esegeta, accetterò la nuova traduzione che somiglia tanto a quella utilizzata da sempre dai miei fratelli spagnoli o di lingua portoghese, pensando a quanto è costata a Gesù la nostra unità e alla sua preghiera al Padre, struggente e piena di amore:

«[Padre santo,] non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.» (Gv 17, 20-21)

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Trova la lettera mancante

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/05/2018

Qualche tempo fa, mentre mi recavo al lavoro, non ho potuto fare a meno di osservare una pubblicità che troneggiava su di un cartellone “tre-metri-per-sei” con una frase che all’inizio mi infastidiva: “Io, la tua nuova religione”.

Più passava il tempo però e più quel fastidio lasciava il posto alla tristezza di vedere che viviamo in un’epoca che ha tolto quella preziosa “D” da tutto.

Potrei scrivere tanto, ma preferisco lasciare qui solo una breve riflessione che mi scaturisce dal cuore:

«TROVA LA LETTERA MANCANTE…

RIMETTICELA.

VEDRAI QUANTE COSE

TORNERANNO A POSTO DA SOLE.»

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La più grande cosa che tu possa fare è pregare

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/04/2018

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Stare fermi vuol dire vincere

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/10/2017

 

 

«Stare fermi vuol dire vincere.

Tempo per pregare.

Sento che se mi fermo è come perdere.

Stare fermi con il Signore significa alla fine vincere.»

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Ditelo a tutti!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/04/2017

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Permettiamo a Dio di salvare i nostri matrimoni…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/08/2015

Marriage_01Se qualcuno ti dicesse che c’è qualcosa che puoi fare per assicurare che il tuo matrimonio duri per tutta la vita e che ti richiede solo cinque minuti al giorno non lo faresti? Pregate insieme tutti i giorni, è tutto ciò che serve!

Il matrimonio non riguarda una coppia, ma una trinità. La terza persona è Dio, e dobbiamo permettere che Egli sia parte integrante del matrimonio perché questo sia in buona salute.

Esistono molti modi splendidi di pregare, ma vi offriamo una preghiera trasformatrice per le coppie sposate che spero vorrete prendere in considerazione. Ho visto risultati profondi in vari ritiri matrimoniali che ho avuto il privilegio di guidare. Considerate questa preghiera un regalo per voi e per la persona che amate. Vi invito a recitarla insieme.

Passi previ e consigli.

Assicuratevi di pregare lentamente, abbracciati o dandovi la mano, e di guardare l’altro negli occhi il più possibile durante la preghiera. Potete farlo! E non abbiate paura di parlare, prima o meglio ancora dopo aver pregato insieme. Parlate soltanto, e siate presenti l’uno per l’altro.

Suggerisco che durante la preghiera delle coppie sposate cerchiate di evocare il ricordo della prima volta in cui avete conosciuto il vostro coniuge e il giorno delle vostre nozze. Lui o lei continua ad essere la stessa persona.

Forse nella vita si sono presentate molte sfide che all’epoca non vi aspettavate, ma le avete affrontate insieme, e il fuoco provvidenziale delle vostre afflizioni e del vostro amore vi ha trasformati nell’unico corpo che formate ora, e questo è splendido.

La preghiera che trasforma i matrimoni:

Stimata Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, grazie per il profondo dono del sacramento del matrimonio. Grazie per il magnifico regalo che è il/la mio/a sposo/a, che Tu, perfetta provvidenza, hai progettato per me da tutta l’eternità. Permetti che lo/la tratti sempre come una regalità, con tutto l’onore, il rispetto e la dignità che merita.

Signore mio, aiutami ad essere disinteressato nel mio matrimonio, per dare tutto per il/la mio/a sposo/a, senza nascondere nulla, senza aspettarmi niente in cambio, riconoscendo e ringraziando per tutto ciò che egli/ella fa per me e per la nostra famiglia tutti i giorni. È tanto!

Per favore, rafforza e proteggi il nostro matrimonio, così come tutti gli altri. Aiutaci a pregare insieme tutti i giorni. Permettici di confidare in Te tutti i giorni, nel modo che meriti. Per favore, fa’ che il nostro matrimonio sia fecondo e aperto alla Tua volontà nel privilegio della procreazione e nella cura della vita. Aiutaci a costruire una famiglia forte, sicura, amorevole, piena di fede, una Chiesa domestica.

Stimata Santissima Vergine Maria, affidiamo a te il nostro matrimonio, difendi sempre la nostra famiglia sotto il suo manto. Abbiamo piena fiducia in Te, Signore Gesù, perché sei sempre con noi e cerchi costantemente il meglio per noi, apportando tutto ciò che è positivo, anche le croci che hai permesso nella nostra vita.

Marriage_03Caro/a (nome del coniuge): tu ed io siamo una cosa sola. Ti prometto di amarti sempre e di esserti sempre fedele. Non ti abbandonerò mai, darei la mia vita per te. Con Dio e con te nella mia vita ho tutto. Grazie, Gesù, Tu sei il grande servitore. Ti amiamo.

Il mondo ha bisogno della testimonianza di matrimoni forti e belli, anela disperatamente a quella luce. Dobbiamo creare una cultura che stimi il matrimonio e la famiglia. Queste parole devono essere pronunciate con reverenza: il matrimonio e la famiglia sono sacramenti sacri dell’Amore inestimabile di Dio per il mondo.

“L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto” (Mc 10, 9).

Non permettete mai che una persona o una cosa qualsiasi inferiore a voi vi separi dal vostro coniuge. Dio è una cosa sola con voi, Dio è amore, il matrimonio è amore, e l’amore persiste su tutto ciò che arriva, non finirà (cfr. 1 Cor 13, 7-8).

Siamo grati a Dio per il dono del nostro partner. Siamo chiamati ad essere una cosa sola con lui nel tempo e nell’eternità.

Il Signore vi benedica e vi renda un matrimonio santo nell’amore.

[Fonte: http://www.pildorasdefe.net/ via http://m.aleteia.org/%5D

 

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La ricchezza più rara…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/04/2015

Bollettino_Salesiano_01Ritengo che i giornaletti parrocchiali, spesso ignorati nei tavolinetti in fondo alle chiese, nascondano, a volte, delle perle preziose che meritano di essere riscoperte, come questa, scovata questa mattina, dopo la mezz’oretta che solitamente dedico a Dio, in una parrocchia a un paio di chilometri dal Vaticano…

C’era una volta, tanto tempo fa, un uomo semplice e buono. Era un buon marito, un papà tenero, un vicino generoso, un contadino onesto. E moglie e figli lo circondavano di tenerezza. Tuttavia l’uomo trovava che il destino era stato duro con lui. Non faceva che lamentarsi della sorte che gli era toccata. Invano la moglie cercava di farlo riflettere: «Dio sa quello che fa, fidati!». «Hai ragione. Dio sa il perché di tutto questo. Posso fare una cosa sola: andare a cercarlo e chiederlo a Lui».

Così, un bel giorno, l’onesto padre di famiglia che non era mai uscito dal suo villaggio, si mise in cammino alla ricerca di Dio. Una sera, sentì la gelida lama di un coltello appoggiata alla gola. Era un bandito, dagli occhi di fiamma. «Dammi i soldi! Ho già rapinato novantanove persone e tu sei la centesima!». Il pover’uomo vuotò il sacco e le tasche, dicendo tremante: «Se vuoi, prendimi tutto, ma lasciami andare. Voglio incontrare Dio per chiedergli perché l’uomo onesto è così spesso povero e il disonesto ricco». Il bandito cambiò atteggiamento e gli disse: «Ti chiedo solo un favore. Uno solo. Quando troverai Dio, chiedigli se un uomo che ha assalito novantanove volte il suo prossimo, ma ha sentito pietà per il centesimo, merita ancora il suo perdono». «Non mancherò», disse l’uomo, e ripartì.

Bollettino_Salesiano_02Dopo alcuni giorni, fu coperto dalla polvere sollevata da un superbo cavallo. Il cavaliere dagli abiti sfarzosi chiese al polveroso viandante: «Dove vai?». «Vado a cercare Dio», spiegò l’uomo un po’ intimidito. «Devi farmi un favore», proseguì il ricco a bassa voce. «Quando incontrerai Dio non dimenticare di raccontargli che io sono molto ricco ma anche molto pio e buono. Chiedigli se, per questo, mi riserva un buon posto in cielo». Il pellegrino promise e riprese il cammino.

Finché una strana figura gli venne incontro. Era un vecchio, o meglio un uomo senza età, scarno e miseramente vestito. «Fermati e riposati un po’», disse il vecchio. L’uomo si sentì avvolto dalla dolcezza che emanava da quel vecchio e si fermò. «Sono io colui che cerchi…», gli disse sorridendo il vecchio. «Guardami bene: io ho creato tutto e non possiedo niente. Perfino tu sei più ricco di me, come vedi».

Bollettino_Salesiano_03Il pellegrino si buttò in ginocchio e vuotò il suo cuore, con tutti i suoi dubbi e tutti i suoi perché. «Tu sei ricco, tanto ricco», gli disse Dio abbracciandolo dolcemente. «Io ti ho dato un’altra ricchezza, quella del cuore, che il ricco non possiede, perché neanche sa che esiste. È quella che ti fa indignare di fronte alle ingiustizie del mondo. Io ti ho evitato il fardello della fortuna che corrompe e rende l’uomo cieco nel cuore e nello spirito. Ti ho donato il coraggio di cercarmi, e anche l’occasione di trovarmi. Ora ti dò un’ultima ricchezza, la più rara: la felicità di accettare ciò che si è. E ora, torna a casa e vivi in pace. Tornando, dirai al ricco che il mio Paradiso non si compra con l’oro e al bandito che è perdonato perché ha scoperto la via giusta. Vai, quando sarà il momento verrò a prenderti e ti terrò con me per sempre».

E il vecchio svanì, come una brezza calma, serena, limpida, immensa.

(Fonte: Bollettino Salesiano, Marzo 2014)

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